Dott. Giulio Perrotta
Dott. Giulio Perrotta

    From 2 May 2012 ...

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LA "RASSEGNA STAMPA QUOTIDIANA" (IX PARTE)

Tutte le notizie da "Il Giornale" in tema di politica, attualità, cronaca, economia e cultura

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IlGiornale.it - Politica

​Regionali Calabria, il candidato 5 stelle apre al Pd: “L'obiettivo è fermare Salvini” (Sat, 07 Dec 2019)
Aiello si dice disponibile all'alleanza con Callipo per “impedire alla Lega di andare al governo”. Ma Di Maio e i parlamentari hanno già chiuso la porta ai dem Il candidato alla presidenza della Calabria del Movimento 5 stelle apre a un'alleanza civica con il Pd. Con un obiettivo: “Impedire che la Lega vada al governo regionale”. Le ultime dichiarazioni di Francesco Aiello stanno facendo discutere e scaraventano nel caos tutto il Movimento calabrese, finora concorde nel chiudere la porta a qualsiasi accordo con il Pd. Il docente universitario, in risposta a una domanda di alcuni attivisti riuniti a Rende per scrivere il programma delle Regionali, ha spiazzato tutti e lasciato qualche spiraglio per una trattativa. Aiello non ha parlato espressamente del Pd, ma del suo candidato, Pippo Callipo, alla guida di una coalizione civica di cui fanno parte anche i dem. “Apertura a Callipo? Devo confrontarmi con il gruppo parlamentare che mi sta sostenendo”, ha detto il prof di Economia politica, convinto che “la sfida di questa campagna elettorale” sia arrestare l'avanzata di Salvini e dunque “minimizzare la presenza della Lega in consiglio regionale”. “C'è un gruppo di parlamentare – ha spiegato – che sta spingendo con una forza d'urto massiccia sul mio nominativo. Devo ragionare con loro e in particolare con colui che sta coordinando questa campagna elettorale, Paolo Parentela. Non posso decidere da solo”. Aiello però non si sottrae dal dare un suo giudizio sulle alleanze possibili: “Dovremmo tentare di organizzare gruppi per impedire che la Lega vada al governo regionale. La frammentazione non paga nessuno. So che ci sono stati tavoli romani molto importanti per una soluzione unitaria su di me. Negli ultimi giorni ci sono stati nuove scelte, devo capire bene cosa è successo. Ma certamente se ci fosse nell'alveo delle possibilità alleanze civiche molto più ampie, ben volentieri le accoglierei. Il tema è: facciamo unità”. L'apertura di Aiello, tuttavia, sembra un'uscita più estemporanea che ragionata. Il gruppo parlamentare calabrese, che conta 17 rappresentanti, a larghissima maggioranza si è infatti espresso contro qualsiasi accordo con sigle di partito e, nello specifico, con il Pd. In secondo luogo, la dichiarazione di Aiello non chiarisce quali dovrebbero essere gli assetti di questa ipotetica alleanza elettorale. La sensazione è che il tentativo di dialogo arrivi fuori tempo massimo. Proprio ieri il segretario del Pd Nicola Zingaretti è volato a Lamezia Terme per tenere a battesimo la candidatura di Callipo, definita “un atto d'amore per la Calabria”. L'imprenditore del tonno, in realtà, era stato per molto tempo la prima scelta del Movimento. Poi Callipo aveva deciso di ritirarsi temporaneamente dalla corsa e i 5 stelle erano stati costretti a virare su Aiello. Ieri l'ex presidente regionale di Confindustria ha tentato comunque di tendere una mano ai pentastellati: “Se decidono che questo progetto gli sta bene, devono solo farmi una telefonata, c'è posto anche per loro”. Aiello sembra pure d'accordo. Ma chi dei due, eventualmente, sarebbe disposto a cedere la candidatura all'altro? In ogni caso, le scelte finali saranno prese a Roma. E il capo politico del Movimento, Luigi Di Maio, ha già detto a chiare lettere di non voler replicare il (fallimentare) modello umbro. Speciale:  Elezioni Regionali 2020 focus
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Un contestatore urla "Buffone". E Salvini: "Ti voglio bene fratello" (Sat, 07 Dec 2019)
In piazza Cairoli, a Milano, un contestatore gli urla "Buffone". E il leader della Lega Matteo Salvini lo gela così: "Ti voglio bene fratello" In piazza Cairoli, a Milano, un contestatore gli urla "Buffone". E il leader della Lega Matteo Salvini lo gela così: "Ti voglio bene fratello" Persone:  Matteo Salvini 
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Il governo blinda la manovra: la Camera è tagliata fuori (Sat, 07 Dec 2019)
Il deputato leghista attacca il governo sulla manovra: “La Camera tagliata totalmente fuori dalla legge di Bilancio” Apportare tutte le modifiche alla manovra al Senato, così da silenziare la Camera e procedere a Montecitorio soltanto con un voto confermativo in Aula. È questo lo scenario sinistro evocato dal leghista Claudio Borghi, presidente della commissione di Bilancio alla Camera. Durissimo lo sfogo del deputato del Carroccio su Twitter: “Come volevasi dimostrare. Uno scandalo. Uno schifo. Platealmente incostituzionale. La Camera tagliata totalmente fuori dalla legge di Bilancio. Ci vediamo alla Consulta”. Nel caso in cui dovesse verificarsi quanto ipotizzato, il governo giallorosso farebbe in modo che la manovra eviti l’esame nella commissione presieduta dallo stesso Borghi. La situazione rischia di essere alquanto paradossale. L’accordo è stato trovato e la manovra può essere chiusa con due letture senza il rischio di ritrovarsi con l’acqua alla gola. Il testo approderà in aula giovedì 12 dicembre, per poi essere licenziato venerdì 13 dopo aver incassato la fiducia. Dovrebbero dunque esserci due letture, anche se in realtà ci sarà un vero e proprio esame, dal momento che in Senato si chiuderanno anche "le istanze della Camera", bloccando così ogni tipo di modifica. L’ira di Borghi Questo è l’iter auspicato dall’esecutivo, anche se le opposizioni non sono affatto d’accordo. Ieri è stato ancora Borghi a incalzare Roberto Fico affinché “le prerogative di questa Camera siano rispettate. Non vorrei che sulla manovra il governo voglia procedere con un maxi emendamento al Senato, chiudere lì il testo e farlo arrivare qui con la fiducia. Se succedesse non ci sarebbero precedenti e allora altro che l'intervento della Consulta dell'anno scorso". In altre parole, il forte ritardo sulla manovra causato dal negoziato in seno alla maggioranza costringerà la Camera a non toccare palla. Il testo, blindato con la fiducia al Senato, passerà sì a Montecitorio, ma quest’ultimo avrà modo solo di applicare un timbro sui provvedimenti già approvati. Non c’è infatti tempo per la terza lettura. Le parole di Conte e Misiani Nel frattempo, a margine del Med2019, Giuseppe Conte ha parlato con soddisfazione del risultato ottenuto sulla manovra: “Non c'erano premi in palio, abbiamo vinto tutti. Ci siamo seduti al tavolo per discutere nell'interesse degli italiani. Iv ha dato un contributo come tutte le forze politiche, alcune cose sono state accolte, altre no, come non sono state accolte proposte del Pd, del Movimento. È normale”. Intano il viceministro dell’Economia, Antonio Misiani, ha detto che sulla manovra le cose “vanno bene” e che lunedì verranno ripresi gli approfondimenti sugli emendamenti: “Sono convinto che termineremo il lavoro di discussione venerdì in aula. Ieri abbiamo raggiunto un buon accordo sulla revisione fiscale e sulle risorse aggiuntive ai comuni che segnano una svolta". Tag:  manovra Persone:  Claudio Borghi Giuseppe Conte Antonio Misiani
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"Il Papa ha acceso le Sardine". Arriva l’appoggio dei Papaboys (Sat, 07 Dec 2019)
La dichiarazione scioccante di Daniele Venturi lancia nella mischia politica di sinistra delle Sardine l'associazione nazionale cristiana dei Papaboys. Polemiche nel mondo cattolico Papa Francesco "ha acceso le Sardine". Con questa affermazione Daniele Venturi ha lanciato nella mischia politica di sinistra, l'ambiente nel quale sono nate le Sardine, l'associazione nazionale cristiana dei Papaboys. Intervistato dall'AdnKronos, il presidente del movimento che è sorto sotto il pontificato di San Giovanni Paolo II in occasione della XV Giornata Mondiale della Gioventù (che ha avuto luogo dal 15 al 20 agosto dell'anno 2000 a Roma), ha spiegato che le Sardine sarebbero "un movimento straordinario che parte dai giovani". Venturi, dopo aver auspicato una crescita numerica delle Sardine ("Crescano sempre più sardine e facciano cose alte"), ha fatto, senza peli sulla lingua, il proprio endorsement al movimento, tanto pubblicizzato sui media vicini al centrosinistra, spiegando che si recherà in Piazza San Giovanni a Roma per la manifestazione nazionale del movimento prevista per il prossimo 14 dicembre, un evento che, nelle intenzioni degli organizzatori, porterà in una delle piazze "politiche" più importanti d'Italia circa 200 mila persone e servirà a "nazionalizzare" le Sardine. Sono quanto meno discutibili le affermazioni di Venturi in merito alla genesi delle Sardine. "Bergoglio ha ricevuto Greta, ha messo insieme i movimenti popolari dell'America latina: i giovani se ne sono accorti. Con appena 25 gruppi su Whatsapp hanno messo insieme un movimento di massa, e a costo zero!", ha spiegato il leader dei Papaboys. "Excusatio non petita, accusatio manifesta", si dice nell'ambito giuridico per una scusa non richiesta che manifesta un'accusa. E sembra proprio ciò che ha pensato Venturi quando, nel corso dell'intervista con Elena Davolio dell'AdnKronos, si è messo in guardia dalle critiche che la sua presa di posizione ha già scatenato sui social, spiegando che tra i detrattori delle Sardine "c'è chi dice che sono politicizzati e strumentalizzati ma da quello che sto vedendo non mi pare per niente vero". Concludendo l'intervista Venturi ha sostenuto che il movimento delle Sardine direbbe "cose che la politica non è riuscita a dire ai giovani" e sostiene che "sono 'per', non 'contro'". Se a molti è sfuggito il "per", basta leggere gli insulti rivolti ai due leader politici che rappresentano il 43 percento degli elettori italiani, cioè Matteo Salvini e Giorgi Meloni, secondo Venturi le Sardine meriterebbero grande attenzione perchè avrebbero "una visione sempre più grande e più bella per il Paese". Fino ad ora erano stati singoli cristiani ad impegnarsi con le Sardine ma non erano ancora successo che un intero gruppo laicale cristiano si schierasse politicamente in questo modo. Nei giorni scorsi una suora, Giuliana Galli, aveva espresso il suo gradimento per il "pensiero di questi giovani che vogliono contrastare un certo modo di pensare pugnace e violento". Ieri sera, venerdì 6 settembre, nel corso della trasmissione Propaganda Live su La7, Diego Bianchi, in arte Zoro, ha intervistato a Castelnovo ne' Monti (Bologna) una suora carmelitana delle Case della Carità, tale suor Michela (vedi qui), che ha espresso il proprio sostegno alle Sardine. Tag:  sardine Persone:  Papa Francesco
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Berlusconi-Salvini-Meloni fumata bianca al vertice: "Intesa sulle candidature" (Sat, 07 Dec 2019)
I tre leader si riuniscono ad Arcore. In vista delle Regionali c'è "grande spirito di coesione" Convinti di poter dare alle Regionali del 2020 la spallata finale al governo, Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni cercano, in un vertice ad Arcore, i candidati vincenti. Ma per i nomi rinviano alla prossima settimana. I tre leader, tra un piatto di pesce e un flan al tartufo, ricompattano il centrodestra nell'opposizione comune ad una maggioranza vicina a «liquefarsi», che propone «una manovra disastrosa a base di tasse e manette». I giallorossi non reggeranno, ragionano e Salvini spiega di avere segnali dai grillini vicini ad esplodere. Serve coesione nella coalizione, per prepararsi alla svolta. «Abbiamo creato un coordinamento sulla situazione Italia - spiega Salvini - con le nuove tasse sono a rischio 50 mila posti di lavoro». Nella nota congiunta di Lega, Fi e Fdi si parla di «crescente preoccupazione» e di un centrodestra «largamente in testa in tutti i sondaggi e che governa la maggioranza delle Regioni». Per «riportare alla guida del Paese il buon governo», saranno determinanti i voti locali. «Confermeranno che sinistre e M5s non godono più della fiducia degli italiani». Sembra scoppiata una grande armonia tra Salvini, Berlusconi e Meloni, che non si incontravano da tempo e anche la scelta di Villa San Martino ha il suo significato. Lo dicono anche i termini: «grande spirito di coesione e di collaborazione», «lungo e costruttivo confronto», accordo «raggiunto sui profili dei candidati governatori e sulla composizione delle liste per le Regioni». Sui nomi tutto «sarà perfezionato nei prossimi giorni». Il Cavaliere si preoccupa poi di smentire le voci su un accordo con Salvini, facendo suo il tweet del vicepresidente Antonio Tajani: «L'ipotesi di una adesione di Fi ad una ipotetica Lega Italia è totalmente fuori dalla realtà. Siamo favorevoli ad un centrodestra unito e plurale non al partito unico». Una nota Fininvest riporta le dichiarazioni dei figli Marina e Pier Silvio che smentiscono «le fantasiose ricostruzioni di Repubblica», ribadendo l'impegno «alla vita delle imprese del gruppo, non a disegnare strategie politiche». Lo schema delle Regioni è pressoché confermato. La Lega ha la candidata governatore Lucia Borgonzoni in Emilia Romagna per il 26 gennaio e sceglierà chi far correre in primavera in Toscana, probabilmente Susanna Ceccardi, mentre in Veneto il grande consenso di Luca Zaia gli assicurerebbe la conferma. Su Marche e Puglia deve decidere Fdi. In Liguria si ripresenterà «fuori sacco» Giovanni Toti, ex azzurro filoleghista ora con il suo movimento. I nodi ci sono per le due Regioni attribuite a Fi: Calabria e Campania. Salvini e Meloni hanno posto il veto in Calabria (che voterà a gennaio) a Mario Occhiuto e anche all'ipotesi di sostituirlo con il fratello Roberto Occhiuto, vice capogruppo alla Camera. Si potrebbe raggiungere un'intesa sulla coordinatrice Jole Santelli o sul sindaco di Catanzaro Sergio Abramo. Per la Campania i problemi sono interni a Fi, con la fronda antisovranista che fa capo a Mara Carfagna contro l'ex governatore Stefano Caldoro. Berlusconi aveva offerto di correre alla vicepresidente della Camera, ma non trovandola interessata un mese fa ha lanciato Caldoro. Ieri, però, mentre si teneva il vertice ad Arcore, sette parlamentari campani e l'ex ministro Clemente Mastella incontravano a Montecitorio la Carfagna, lamentandosi di una decisione del leader «non condivisa». Mara ha poi telefonato a Napoli al coordinatore Domenico De Siano per riferire le perplessità. «Berlusconi ha indicato Caldoro, poi sarà il vertice tra i leader a dare il via libera. È un nome di grande prestigio, ha dimostrato di saper governare», taglia corto Tajani.
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Non bastano le piazze Dite cosa volete fare (Sat, 07 Dec 2019)
I l giovane Santori, leader del movimento delle Sardine, in un dibattito tv ha detto che io ho «gli occhi foderati di prosciutto», immagino intendendo che non vedo questo fenomeno a suo dire epocale. È vero che qualche problema di vista ce l’ho, ma non al punto da non accorgermi delle sue piazze spesso piene. È che non ho capito che diavolo vuole tutta ’sta gente oltre la morte del Centrodestra, cosa legittima, ma priva di un senso politico, a maggior ragione visto che Salvini, Berlusconi e la Meloni si trovano al momento all’opposizione. Cancellare l’opposizione è una fobia delle dittature che vivono di pensiero unico e di zero dissenso. In democrazia chi non la pensa come te lo si batte alle urne e qui non è chiaro verso quali urne le sardine ci vorrebbero indirizzare. Quelle del Pd? Se così è basta dirlo, ma ancora non lo fanno e un motivo ci sarà. Verso quelle di un nuovo partito ittico? Può essere, ma in tal caso servirebbe una proposta politica chiara sui principali temi economici e sociali che ancora manca. Europa, tasse, immigrazione: che cosa voglia il popolo delle Sardine è un mistero che genera solo sospetto. Caro Santori, la questione non è «non vedere», è «non sapere». E se non sai è difficile prendere posizione. Dite: «Siamo in tanti». Bello, ma inutile fino a che non gettate la maschera e vi schierate da qualche parte (oltre, ovviamente, essere contro Salvini). Sono in tanti anche quelli che vanno allo stadio o che si affollano a un concerto, ma non per questo sono una proposta politica. Sono in tanti anche i giovani che sfilano per Greta, ma nessuno di loro potrebbe mai viaggiare in catamarano come fa la paladina dell’ecologismo, illudendo i suoi fan che quella è l’unica strada percorribile per l’umanità. Le Sardine possono riempire tutte le piazze d’Italia ogni santo giorno, ma fino a che non ci diranno chi sono e cosa vogliono in concreto rimarranno un fenomeno di costume, una moda. E faccio una scommessa. Il giorno che ce lo diranno perderanno inevitabilmente molto del fascino e della simpatia attuale. Diventeranno una parte del sistema, come lo sono diventati i grillini più velocemente di quanto si pensasse. Perché un conto è sbraitare contro il nemico di turno, altro è essere capaci di risolvere i non pochi problemi degli italiani.
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Tassano pure i "gratta e vinci". E spostano la legnata a luglio (Sat, 07 Dec 2019)
Cresce il prelievo sulle lotterie per ridurre le imposte su plastica e bevande dolci, che forse slittano in autunno Una nuova tassa per sostituirne solo parzialmente due altre. L'accordo politico del lunghissimo vertice di maggioranza d ieri ha sostanzialmente partorito l'introduzione della tassa sulla fortuna anche per i «gratta e vinci» in modo tale da rinviare a luglio la plastic tax depotenziata a 0,40 euro al chilo e la sugar tax sulle bevande analcoliche dolcificate (che potrebbe addirittura slittare a ottobre). Insomma, i vari tira e molla tra renziani e grillini ha prodotto una soluzione identica a quella adottata con la Robin tax (l'aumento del 3% dell'Ires sui concessionari di sevizi pubblici) che ha consentito una riduzione delle tre micro-tasse che hanno portato l'esecutivo Conte sull'orlo della crisi. L'intervento allo studio prevede che dal primo gennaio 2020 i concessionari trattengano il 15% delle vincite eccedenti i 25 euro per le lotterie a distanza «Win for life», «Win for Life Gold» e «SiVinceTutto SuperEnalotto» nonché sulle lotterie istantanee, i cosiddetti «gratta e vinci». Nella versione iniziale della misura, contenuta in un emendamento M5s, il prelievo veniva quantificato nel 15% sulle vincite superiori a 500 euro a decorrere da maggio. Tale inasprimento dovrebbe compensare il minor gettito della plastic tax (scesa dal miliardo della versione iniziale a 300 milioni che diventano 150 con l'applicazione dimezzata), della sugar tax (200 milioni che potrebbero scendere a 100 o a 50 milioni) e del maggior prelievo Irpef sulle auto aziendali (rimodulata nel «minimaxiemendamento» da 347 a 16 milioni). Considerato che la Robin tax sui concessionari dovrebbe portare in cassa circa 670 milioni, la nuova imposizione sulla fortuna dovrebbe produrre un gettito di circa 250-300 milioni. Per il ministro dell'Economia Gualtieri si tratta di un ulteriore tassello in un puzzle difficile da ricomporre. Le trattative politiche hanno fatto slittare anche i tempi di approvazione della manovra. La commissione Bilancio del Senato voterà gli emendamenti da lunedì 9 dicembre con l'obiettivo di chiudere entro mercoledì e di arrivare al via libera in Aula entro venerdì prossimo. I relatori presenteranno oggi un primo pacchetto di emendamenti mentre un secondo dovrebbe arrivare lunedì e dovrebbe includere «anche le istanze della Camera», in modo tale che il provvedimento sia approvato direttamente in seconda lettura a Montecitorio, ossia senza modifiche che farebbero proseguire la navetta. Intanto, l'Aula della Camera ha approvato il decreto legge fiscale collegato al ddl Bilancio con 248 sì e 87 no (la fiducia chiesta dal governo aveva ricevuto l'ok giovedì sera con 310 voti favorevoli e 199 contrari). Il provvedimento, che scade il 25 dicembre, passerà ora all'esame del Senato. Varato a copertura della manovra di Bilancio (solamente dalle misure antievasione è atteso il recupero di circa un miliardo di euro), il decreto si è arricchito nel primo passaggio parlamentare di una serie di interventi che spaziano dal rilancio dei Pir alla cosiddetta rc auto familiare. Mentre è uscito dall'articolato il nuovo prestito da 400 milioni erogato per garantire la continuità aziendale di Alitalia in vista della cessione. La «ciambella di salvataggio», che tiene conto del nuovo scenario per la compagnia, è contenuta in un decreto ad hoc che dovrebbe essere inserito nella manovra.
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Morto Sossi, rapito dalle Br. Con lui le idee divennero armi (Sat, 07 Dec 2019)
Era il '74 e fu la prima sfida allo Stato, che allora non si faceva intimidire. A sinistra si capì chi stava con chi Correva l'anno 1974, era l'anno in cui una banda già circondata da un'aura di odio ma anche di ammirazione nascosta, che si definiva comunista, armata e pronta ad uccidere (e ne avrebbe uccisi di innocenti, tutti colpiti alle spalle) rapì un giudice di nome Mario Sossi, nemico giurato di quell'eversione che già nuotava nell'acquario rivoluzionario domestico dei salotti buoni milanesi sulla scia del Sessantotto. Io ero al lavoro su una Olivetti Lettera 34 e ascoltavo i notiziari con una radiolina a transistor Sharp, dorata e con una lunga antenna. I televisori erano in bianco e nero e davano i notiziari soltanto all'ora di cena. Interruppero le trasmissioni: il giudice Sossi lui, la bestia nera degli eversori era stato nientemeno che rapito. Ci fu in giro, palpabile, un moto di ammirazione in tutta la sinistra, e poiché io allora fossi un socialista ricordo il mio sentimento di spavento e di ammirazione: questi sono dei geni diabolici, questi possono tutto, questi sfidano lo Stato. Perché allora, quando correva l'anno 1974, lo Stato c'era. E la magistratura era considerata dalle sinistre tutte, spesso con ragione, una organizzazione di destra: i magistrati arrestavano gli eversori e li sbattevano in galera, e talvolta sentendosi minacciati come nel caso del giudice Mario Sossi non facevano mistero di avere in tasca un revolver. Molti di noi ci armammo, precauzione soltanto romantica ma inutile e anzi dannosa. Allora lo Stato era una cosa chiara: era la legge e non l'interpretazione politica della legge. I terroristi della banda «XXII Marzo» si tennero Sossi per un mese, lo pestarono per pubblicare le sue foto ammaccate davanti il drappo sudicio dei loro simboli con stella, falce, martello, fucile e altra ferraglia. Di lì a due anni Bettino Craxi avrebbe conquistato all'hotel Midas di Roma la segreteria del Psi, procedendo subito all'eliminazione degli stessi simboli dalla bandiera Psi. Fu allora che si fece chiarezza a sinistra: chi stava con chi. Sossi fu poi liberato senza che fossero state accolte le richieste di scambio dei prigionieri anche per la determinazione del procuratore generale di Genova Coco che per questo sarà poi assassinato alle spalle. Ma quel primo gesto violento, eversore, clamoroso, potente e angosciante, dette la misura del fatto che le idee si erano trasformate in armi ed era cominciato l'equivoco balletto dell'arma delle idee e dell'idea delle armi che fu la pietra sacrificale di centinaia di vittime. Sossi subì anche quel processo umano che è noto come «sindrome di Stoccolma»: l'ostaggio allaccia un rapporto anche umano con i propri carnefici succederà quattro anni dopo ad Aldo Moro prima di essere soppresso come un cane nel portabagagli di una Renault 4 rossa - anche se Sossi restò segnato da quell'esperienza e si tirò silenziosamente fuori dalla prima linea di fuoco, avendo già dato molto. Tutti i movimenti e i partiti di sinistra faticarono spesso a ritrovare la linea di confine fra legge ed eversione, lecito e illecito. Ma a quei tempi la magistratura era un corpo di servitori dello Stato silenziosi, con la schiena dritta e incutevano rispetto: non si davano alla pazza gioia mediatica e non si spacciavano per legislatori o arcani interpreti ma servi della legge. Per questo, anche, è utile oggi onorare sia la memoria del giudice Sossi sia la memoria di un'epoca in cui lo Stato era una grande fortezza che sosteneva l'assedio di tutte le forme di eversione truccate da rivoluzione e non si lasciava intimidire, né si proponeva di intimidire se non con lo stile dei servi della legge. Erano i tempi che oggi vanno nella fossa comune della memoria, ma di cui ricordiamo i confini netti fra bene e male, legalità e illegalità, legge e ordine.
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Dalle Ong all'Anpi alle star: ecco chi c'è dietro le sardine (Sat, 07 Dec 2019)
Tutti pazzi a sinistra per il movimento, endorsement pure da Carola. In campo anche De Niro e Cunningham Tutti pazzi per le sardine, il movimento che va tanto di moda. Per non parlare dell’asse sardine-Ong, che è passato in secondo piano. Il 3 dicembre, in occasione della manifestazione a Milano del giorno prima, i talebani dell’accoglienza di Sea watch Italy hanno scritto: “Ieri a Milano c’era il mare. Grazie” e accanto un cuore rosso. Sotto era postato il video di piazza del Duomo a Milano gremita di sardine fatto girare dalla Rete Italiana Antifascista. E il seguente proclama: “Milano non si lega. Sulle note di Bella ciao. La dedichiamo a (…) @CaroRackete @SeaWatchItaly e a tutti quelli che credono nei valori della costituzione e dell’antifascismo”. Magari un po’ meno nelle leggi come la capitana Rackete che non ha esitato a sfidare il divieto ad entrare in un porto e schiacciato una motovedetta della Guardia di Finanza pur di sbarcare i migranti recuperati al largo della Libia. Non è un caso che l’ “eroina” tedesca, sempre indagata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e le sue spericolate manovre, ha appoggiato pubblicamente le sardine. Il 30 novembre la capitana coraggiosa commentava su twitter il filmato della manifestazione di Firenze inviando un cuoricino viola a chi “si sta organizzando contro l'estrema destra e si oppone alla loro ideologia”. Francesca Totolo ha scoperto che fra gli organizzatori delle sardine di Milano spicca Fabio Cavallo, “un attivista della Rete nazionale antifascista”. Lo scorso giugno “ha aperto una raccolta fondi a favore della speronatrice Carola Rackete e della Ong Sea Watch, che ha raggiunto quasi 300mila euro”. I primi sostenitori delle sardine sono i partigiani dell’Anpi. Carla Nespolo, presidente nazionale, ha annunciato che l’associazione parteciperà alla manifestazione nazionale delle sardine il 14 dicembre a Roma. "Si tratta di un movimento fortemente popolare con una dichiarata passione democratica e costituzionale. Ne condividiamo la natura antiautoritaria, il ripudio dell'odio e di ogni linguaggio offensivo, la spontanea vocazione antifascista che si manifesta anche nel frequente canto di "Bella ciao”” ha dichiarato la presidente dell’Anpi. Mario Monti e Romano Prodi sono due ex presidenti del Consiglio, un po’ decotti, che appoggiano le sardine. Ieri il fondatore dell’Ulivo ha dichiarato: “Mi piace molto il modo in cui le sardine si esprimono, ragionando sui problemi senza attacchi violenti. Rappresentano un formidabile passo avanti”. Fra i sostenitori dello spettacolo il più aggressivo c’è Liam Cunningham, attore del Trono di spade, che ha condiviso un video delle sardine a Modena. Il commento in inglese, che ritwitta, non lascia dubbi: “Incredibile. Migliaia di antifascisti (…) in Italia, che cantano l’inno dei partigiani “Bella ciao”” scritto in italiano. A chi osava opporsi criticandolo ha risposto a muso duro: “Tu ritwitti Salvini. Vai a farti fottere”. Francesco Guccini prima lo definisce il movimento dei Boy scout e poi si dice pronto a dare il suo contributo, se richiesto. La cantautrice americana, Patti Smith, a 72 anni è salita mercoledì sul palco di Ravenna con una sardina di cartone cucita sulla giacca. In piazza Duomo a Milano con le sardine c’era ovviamente Roberto Saviano e a Ferrara ha sfilato Ilaria Cucchi. Il vignettista Vauro Senesi è un altro fan. Gad Lerner cinguetta chiedendosi “chissà che la gente non stia cominciando a distinguere tra #Sardine e Squali” in riferimento al leader della Lega, Matteo Salvini. Lilli Gruber è scoppiata in un “bravo” in diretta rivolto a Mattia Santori, uno dei fondatori del movimento. --- Aggiornamento delle 14.41 del 7 dicembre 2019: Una prima versione di questo articolo articolo apparsa sull'edizione cartacea di oggi citava, tra i tanti esempi di sostenitori delle sardine, anche Robert De Niro, il cui endorsement si è poi rivelato infondato. Ci scusiamo con i lettori e con l'attore.
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Roberta Lombardi critica Di Maio: "Meno tweet e più mediazione" (Sat, 07 Dec 2019)
La capogruppo grillina in regione Lazio si dichiara fieramente rompiscatole e critica la politica muscolosa messa in campo nel movimento dal capo politico Nessuna deroga ai due mandati. Meno tweet e più dialogo. E, per finire: un appoggio esterno al Pd in Emilia Romagna solo dopo una nuova votazione sulla piattaforma Rousseau. Il Movimento Cinque Stelle rischia di implodere e i mal di pancia al suo interno si moltiplicano giorno dopo giorno. Ora dopo ora. Questa teoria viene confermata anche dalla capogruppo grillina in regione Lazio, Roberta Lombardi, ospite oggi de L’Intervista di Maria Latella su Sky Tg24. Non le manda certo a dire al capo politico, Luigi Di Maio. E si rende protagonista di un attacco contro il nostro ministro degli Esteri. “Io so che Di Maio sta cercando di porre all’attenzione del governo dei punti di vista tipici del movimento, ma preferirei ci fosse molto meno la ricerca del tweet e molto più la voglia di conciliare punti di vista diversi che però hanno pari dignità e devono trovare una forma di mediazione”. Cerca una sintesi, forse rimpiangendo i vecchi mettup. Lombardi ricorda come anche Beppe Grillo abbia sempre detto che ci sono dei temi su cui Pd e M5S possono trovare un punto di caduta. Ma non si ferma qui. “Sono fieramente rompiscatole, me lo ha insegnato Grillo. Se non ti sta bene la politica, ci disse, c’è la possibilità di cambiare le cose”. Questo punto lo rivendica con orgoglio. Poi aggiunge che più che parlare di una fronda, parlerebbe del fatto che come Movimento Cinque Stelle hanno fatto un investimento su questo governo. Volevano fare delle cose utili per il Paese. “Quindi sicuramente questo modo continuo di porre dei distinguo, anche semplificando il messaggio politico alla ricerca sempre del titolo o dell’agenzia che ti ponga più in evidenza, è stancante”, spiega sempre lei. “L’atteggiamento di Di Maio - conclude la Lombardi - è quello del capo politico di una forza che sta cercando di mantenere la propria identità all’interno del governo”. Ma lo farebbe in una modalità molto muscolare che non condivide. Lei, in soldoni, preferisce la mediazione. Poi chiosa su un tema molto sentito all’interno dei cinque stelle: il limite del doppio mandato. “Lo vede come un limite?”, chiede la giornalista. Lei risponde tranquillamente di no. È la regola e i buoni cinque stelle le regole cercano di rispettarle. “La regola è questa e io trovo che sia molto sana per tutti. Anche io sono al secondo mandato”, spiega. La conduttrice chiede, nello specifico, se sia possibile derogare al limite dei due mandati per permettere a Virginia Raggi di ricandidarsi a sindaco di Roma. La risposta è scontata: “Nessuna deroga per nessuno. Si può fare politica anche fuori dalle istituzioni”. Anzi un ricambio generazionale sarebbe sano e salutare. L’ex parlamentare grillina, insomma, non si discosta troppo dalla linea ufficiale del suo movimento. È una rompiscatole, vero. Ma quello che vorrebbe trasmettere ai suoi è unità e trasparenza. Prima che sia troppo tardi. Prima di un eventuale implosione. Tag:  M5S Persone:  Luigi Di Maio Roberta Lombardi
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IlGiornale.it - Cronache

La forza speciale anti sbarchi: chi sono i cacciatori di scafisti (Sat, 07 Dec 2019)
Non appena le imbarcazioni di migranti arrivano in Italia, i cacciatori di scafisti si mettono subito alla ricerca dei trafficanti migranti  Url redirect:  https://it.insideover.com/migrazioni/ecco-chi-sono-i-cacciatori-di-scafisti.html?utm_source=ilGiornale&utm_medium=article&utm_campaign=article_redirect La forza speciale anti sbarchi: chi sono i cacciatori di scafisti
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Papa Francesco è stato soprannominato "Terminator". Ecco perché (Sat, 07 Dec 2019)
Il Papa appellato in Santa Sede come "Terminator": questa è una delle ultime voci che arrivano da ambienti vaticani. Ma i motivi non sono pochi Jorge Mario Bergoglio - il Papa - ha un soprannome. Si tratta di una voce che deve ancora trovare conferma, ma che inizia a circolare. Uno di quei "nomi da prete", che non raffigurano degli "scherzi", ma che tendono ad identificare il carattere e le opere sacerdotali di un consacrato. In questo caso, a dire il vero, vanno tenute in considerazioni le opere pastorali, quelle magisteriali, e quelle di governo. Se non altro perché l'ex arcivescovo di Buenos Aires è il vertice della Chiesa di Roma, dunque di quella universale. Il soprannome in questione - come ventilato dal Venerdì di Repubblica, in un articolo ripreso pure da Dagospia, è "Terminator". E il perché è abbastanza deducibile. Il gesuita argentino non è incline ad assecondare certe tradizionali logiche curiali: uno dei prefetti della Santa Sede è laico; quello della Segreteria per l'Economia non è neppure vescovo: il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede è divenuto cardinale dopo essere stato nominato e così via. Ma non è solo una questione di gerarchie ecclesiastiche. Non si tratta di mettersi a spulciare le diocesi per comprendere quali siano state dimenticate o bypassate nei concistori (Milano è esemplificativa). Papa Francesco sarebbe appellato come "Terminator" soprattutto per una serie di vicissitudini contemporanee al suo pontificato: il sequestro di documenti in alcuni uffici della Segreteria di Stato, che è avvenuta di recente, è uno degli episodi - in termini di scandalo - che possono essere utilizzati per comprendere il perché del presunto nomignolo. Ma la fonte sopracitata elenca una serie di pilastri vaticani - tutti connotati da una spiccata storicità - che sarebbero precipitati sotto il regno di Bergoglio. Si va dalla Rota romana al capitolo di San Pietro, passando per l'Università lateranense e per gli organi che si occupano di finanze vaticane. Poi ci sono gli scandali, quelli che hanno accompagnato parecchi pontificati, ma che sembrano aumentare di numero: dal cardinale George Pell, che Jorge Mario Bergoglio aveva scelto come numero 3 del Vaticano e che ora si trova in carcere in Australia per abusi, a mons. Gustavo Oscar Zanchetta, che il Papa ha nominato all'Apsa, ossia presso l'ente che si occupa di amminsitrazione del patrimonio della Sede apostolica, ma che è finito nella bufera in Argentina per via di accuse inerenti anche abusi sessuali. Negli ambienti ecclesiastici, dove gli appellativi sono abbastanza diffusi, Bergoglio sarebbe diventato "Terminator", cioè un distruttore. Tag:  Vaticano chiesa cattolica Persone:  Jorge Mario Bergoglio
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Marocchino trovato in Spagna. Era già stato condannato per droga e immigrazione clandestina (Sat, 07 Dec 2019)
Il giovane è stato arrestato grazie a un mandato europeo. La pena che deve scontare si riferisce alla somma di più condanne dei tribunali di Genova e Trieste, anche per ricettazione Era stato condannato per droga, immigrazione clandestina e ricettazione ed è stato trovato a Ceuta, in Spagna, grazie a un mandato di arresto europeo. Si tratta di un cittadino marocchino di 34 anni, che deve scontare una pena di quattro anni e tre mesi. L’operazione è stata portata a termine dalla polizia di stato, in collaborazione con la polizia di frontiera di Roma Fiumicino. Le forze dell’ordine hanno dato esecuzione all’ordine di carcerazione stabilito dalla procura generale di Trieste a fine gennaio. Come riporta Il Friuli, la pena che deve scontare il giovane si riferisce alla somma di più condanne pronunciate dai tribunali di Genova e del capoluogo giuliano per detenzione di sostanze stupefacenti, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e ricettazione. I crimini sono stati commessi tra il 1998 e il 2014 a Sanremo, Ventimiglia e Trieste. Così, lo scorso 18 novembre il marocchino è stato rintracciato a Ceuta ed è stato portato in carcere a Civitavecchia. Un rumeno di 33 anni è stato invece identificato a Dettelbach, un piccolo comune tedesco che si trova in Baviera. Il giovane deve scontare una pena di sette anni e quattro mesi emessa dal Tribunale di Udine. Nel 2013, infatti, durante una lite in casa per motivi banali, aveva colpito un connazionale con alcuni fendenti. L’uomo era rimasto ferito in modo lieve. L’episodio era accaduto a Latisana, nella Bassa Friulana. Il cittadino rumeno aveva quindi trascorso un periodo di custodia cautelare in carcere e poi si era reso irreperibile. Dopo il provvedimento di condanna, le indagini della polizia di stato hanno consentito di ritrovarlo e arrestarlo in Germania, grazie anche all’aiuto della direzione centrale della polizia criminale. Un altro episodio ha riguardato un cittadino di origine rumena. Una giovane latitante di 34 anni è stata rintracciata a Valces, in Romania, grazie a un mandato di arresto europeo. La donna è stata estradata nel nostro Paese e condotta nel carcere romano di Rebibbia. Deve scontare una pena di quattro anni e sei mesi emessa dal tribunale di Udine per furto in abitazione, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Nel 2015 la giovane aveva rubato insieme a un complice una catenina e un orologio d’oro a un anziano invalido di 73 anni. I due malviventi erano fuggiti a bordo di un auto ma sono stati fermati per un controllo. Mentre gli agenti procedevano all’identificazione, sono riusciti a risalire in macchina e a svignarsela percorrendo l’autostrada verso il confine di Stato con l’Austria, facedo un tratto in contromano. Tag:  marocchino arrestato Spagna
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Imponeva prestiti con tassi usurai, arrestato serbo per estorsione (Sat, 07 Dec 2019)
Applicava tassi usurai anche superiori al 50 per cento. Le indagini sono partite dopo la denuncia di una delle sue vittime Un altro usuraio finisce in manette. Bastava chiedere anche un piccolo prestito e si entrava in un tunnel senza fine. I carabinieri di Trapani, con l'accusa di estorsione e usura hanno fermato Agron Ajetovic originario della Serbia ma residente a Trapani. I militari avevano raccolto la denuncia di un uomo il quale, trovandosi in un momento di difficoltà economica, si era rivolto ad Ajetovic in più occasioni per avere del denaro contante. Fin da subito l'arrestato "aveva applicato arbitrariamente ai prestiti erogati un tasso di interesse usuraio, nella prima occasione nella misura del 50 per cento, fino ad arrivare a chiedere 5mila euro a fronte del prestito di appena 800 euro". La vittima, che fino a quel momento, pur con grosse difficoltà aveva saldato tutti i propri debiti per evitare ritorsioni, si "trovava impossibilitato a corrispondere l'ennesima richiesta pressante di denaro. Ajetovic aveva deciso così di minacciare i familiari della vittima. Ed è stato proprio il timore che potesse essere fatto del male alla propria famiglia che aveva spinto l'uomo a vincere le proprie paure e a rivolgersi ai carabinieri". Le indagini svolte dai militari dell'Arma hanno permesso di ottenere riscontri oggettivi a quanto dichiarato dall'uomo. E così dopo una serrata indagine è stato scoperto che Ajetovic prestava soldi ad usura. L'uomo è stato dichiarato in stato di arresto in flagranze di reato e sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, così come disposto dell'Autorità Giudiziaria competente. Nel frattempo nel settore dell'usura qualcosa si muove. Al ministero dell'Economia si è concluso il primo tavolo di confronto per il potenziamento dell'operatività del Fondo per la prevenzione dell'usura e del Fondo per le vittime dei reati di tipo mafioso. "Sono in comunione d'intenti con il collega Carlo Sibilia e lavoreremo sinergicamente per migliorare l'operatività di entrambi i Fondi. Nello specifico è nostro obiettivo modificare la modalità di gestione delle risorse al fine di garantire il pieno utilizzo delle medesime e assicurare una maggiore capillarità in termini di assegnazione". Così il sottosegretario all'Economia, Alessio Villarosa. "Al tavolo di confronto ha partecipato anche una delegazione di 'Sos Impresa - Rete della legalita" rappresentando importanti proposte di modifica del sistema. Il Fondo per la prevenzione dell'usura - aggiunge - garantisce in media 2.500 finanziamenti annui che, negli ultimi cinque anni, sono stati pari ad un valore di circa 470 milioni, mentre per il Fondo per le vittime dei reati di tipo mafioso si riscontra una disponibilità complessiva di 120 milioni". Tag:  usura Luoghi:  trapani
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Maxi-risarcimento ai migranti: 15mila euro per quelli respinti (Sat, 07 Dec 2019)
Lo Stato Italiano dovrà sborsare 15.000 Euro a testa per ciascuno degli 89 migranti respinti il 27 giugno 2009 verso la Libia: ecco i dettagli della sentenza emessa nei giorni scorsi dal tribunale di Roma Per le casse dello Stato costerà più di un milione di Euro la sentenza del tribunale di Roma che, nei giorni scorsi, ha dichiarato illegali i respingimenti. Questo perché, secondo i giudici capitolini, ad ogni migrante respinto va riconosciuto un indennizzo. I fatti su cui il tribunale è intervenuto, riguarda il respingimento operato da una nostra nave militare il 27 giugno del 2009. In particolare, in quell’occasione 89 migranti sono stati soccorsi all’interno delle nostre acque territoriali e rispediti, nel giro di poche ore, in Libia. Con il paese africano pochi mesi prima l’Italia aveva stipulato un trattato di amicizia, il quale prevedeva uno specifico capitolo anche sul contrasto all’immigrazione clandestina. In questa ottica, era espressamente prevista la possibilità di rispedire verso la Libia i migranti soccorsi in acque italiane. Negli anni poi, a causa della guerra esplosa al di là del Mediterraneo, i respingimenti non sono più stati attuati se non dalla stessa Guardia Costiera libica. Come detto, secondo il tribunale di Roma questa pratica è illegale. In tal modo, i giudici hanno accolto le richieste di alcune associazioni, tra cui Amnesty International, che avevano fatto uno specifico ricorso con riguardo proprio al caso del 27 giugno 2009. La sentenza è stata resa nota nei giorni scorsi, ma solo nelle scorse ore sono trapelati alcuni dettagli non indifferenti. In particolare, già si sapeva che ciascuno degli 89 migranti aveva diritto ad un indennizzo. L’ammontare di tale indennizzo è di 15.000 Euro per ciascun soggetto interessato e dunque per ogni migrante che si trovava, il 27 giugno 2009, a bordo del gommone respinto in Libia. A conti fatti, lo Stato italiano deve sborsare 1.335.000 Euro. Ma non solo: tutti gli 89 protagonisti di questa vicenda, oltre all’indennizzo, hanno diritto a rientrare nel territorio italiano. La sentenza infatti, ha previsto che al di là del risarcimento patrimoniale, i migranti devono poter entrare in Italia ed una volta nel nostro paese hanno il diritto di presentare domanda di protezione internazionale o di protezione speciale. La causa in questione andava avanti dal 2016, quando Amnesty International ed Asgi hanno avanzato un ricorso per ribadire la linea di principio poi fatta propria anche dai giudici, ossia che i respingimenti devono essere considerati illegali. Per l’Italia, oltre all’esborso da effettuare, la sentenza rappresenta anche un importante precedente per eventuali futuri governi che, con altri Stati dell’altra sponda mediterranea, vorrebbero introdurre nuovamente la pratica dei respingimenti. Tag:  immigrati immigrazione respingimenti Amnesty International
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Uccise l'ex moglie e si suicidò. L'Inps chiede alle figlie minorenni 124 mila euro (Sat, 07 Dec 2019)
Nel 2013 Marco Loiola ha inoltre ferito con sei colpi di pistola un uomo, che è sopravvissuto. Per la sua indennità di malattia e per l’assegno di invalidità, l’Inps ha chiesto il pagamento dell’indennizzo Un risarcimento di 124mila euro è stato chiesto dall’Inps alle due figlie minorenni di una coppia morta a Marina di Massa. Si tratta di Marco Loiola, l’uomo di 40 anni che il 28 luglio 2013 uccise l’ex moglie e madre delle due ragazzine, Cristina Biagi e poi si tolse la vita. Loiola aveva inoltre ferito con sei colpi di pistola un altro uomo che oggi ha 54 anni ed è riuscito a sopravvivere. Proprio per la sua indennità di malattia e per l’assegno di invalidità, l’Inps ha chiesto il pagamento dell’indennizzo. Come spiega Il Tirreno, la vicenda è stata resa nota da Francesca Galloni, l’avvocato di fiducia della famiglia Biagi. Il legale ha sottolineato che l’obiettivo è di non aprire un contenzioso legale con l’Inps. Allo stesso ha auspicato che l’Istituto di previdenza rinunci alla sua richiesta oppure che abbatta la cifra avanzata e la renda consona alla situazione di questa famiglia. “Purtroppo, su questo tema lo Stato è un Giano Bifronte - ha evidenziato l’avvocato -. Da una parte lavora per costituire un fondo per i risarcimenti ai familiari delle vittime di femminicidio, come nel caso di Cristina Biagi, dall’altro c’è un istituto nazionale direttamente riferibile allo Stato, che chiede dei soldi agli stessi familiari”. Inoltre, Biagi ha detto che è stata contattata dai deputati Riccardo Ricciardi del Movimento 5 Stelle e Martina Nardi del Partito democratico, i quali hanno espresso vicinanza e hanno chiesto maggiori informazioni su quanto accaduto. Il legale ha precisato che i due politici massesi cercheranno in tutti i modi di sostenere la famiglia in questa vicenda. “L’interessamento dei nostri rappresentanti istituzionali è un ottimo inizio - ha sottolineato l’avvocato - e speriamo che porti a qualcosa di concreto soprattutto per le due minori”. Alessio Biagi, zio delle due ragazzine, si è rivolto su Facebook anche al Capo dello Stato Sergio Mattarella parlando di questo caso, definendolo “umanamente orribile” perché l’Inps ha chiesto alle sue nipoti minorenni di “pagare colpe non loro”. Alessio Biagi ha ricordato che spesso ci si dimentica ciò che queste tragedie producono: figli minorenni affidati alla cura di nonni e zii che hanno l’arduo compito di educarli e crescerli, cercando di colmare il loro dolore. "Questa la battaglia che stiamo affrontando e affronteremo per le nostre nipoti - scrive lo zio - fino ad una soluzione definitiva che restituisca loro un futuro. Dignità significa restare con la schiena diritta e mostrare la propria ferita come una bandiera". Tag:  Inps risarcimento minorenni
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Minorenne salva anziana dalla truffa e il romeno lo massacra di botte (Sat, 07 Dec 2019)
La giovane vittima si trovava in compagnia della fidanzata nel pieno centro di Trieste quando ha visto l'anziana in balia di 2 romeni, che cercavano di estorcerle firma e soldi in favore di un finto ente benefico. Quando il 17enne ha tentato di dissuadere la donna è stato colpito da un pugno violentissimo partito da uno dei due stranieri, che gli ha procurato fratture all'orbita ed al setto nasale Un minorenne ieri pomeriggio è stato pestato brutalmente da un romeno con precedenti nel pieno centro di Trieste solamente perchè intervenuto in difesa di un'anziana signora, che stava finendo vittima di una truffa perpetrata dallo stesso straniero in combutta con un suo connazionale. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti il giovane, di appena 17 anni, si trovava a passeggio con la fidanzata in via delle Torri, quando si è accorto che i due romeni stavano circuendo l'anziana, tentando di estorcerle una firma e dei soldi in favore di un ente benefico naturalmente inesistente. Il ragazzo è così intervenuto in difesa della donna, fermandola nel momento stesso in cui l'anziana stava per apporre la propria firma su di un foglio. Ma il suo intervento non è stato gradito dal romeno, il quale ha chiesto aiuto al socio che ha così colpito con un violentissimo pugno in pieno volto il 17enne, facendolo crollare al suolo dolorante e grondante di sangue. E' solo a questo punto che gli altri passanti sono accorsi in difesa del ragazzo, chiamando la polizia locale che è intervenuta ed ha tratto in arresto l'aggressore, risultato in seguito già noto alle forze dell'ordine per via di alcuni precedenti. Il minorenne è stato condotto in ospedale, dove i medici hanno riscontrato delle fratture all'orbita ed al setto nasale ed hanno redatto per lui una prognosi di 40 giorni. Il giovane ha rilasciato un'intervista telefonica al quotidiano locale Trieste Prima, nella quale ha spiegato in modo molto dettagliato la sconcertante vicenda che l'ha visto coinvolto suo malgrado: "È successo tutto in pochi secondi, alla fine lui mi ha detto 'non potevo far altro che difendere il mio amico'. Il punto è che io, sul suo amico, non ho mai alzato le mani. Questa esperienza non mi ha provato emotivamente – aggiunge - io spero solo che, grazie a questa notizia, la città si accorga di ciò che fanno queste persone e non si faccia più ingannare“. Anche la fidanzata del minorenne ha voluto dire la sua in merito all'accaduto: "Accompagnavo il mio ragazzo a casa dopo la scuola quando ci siamo imbattuti in uno di questi truffatori che, fingendo di raccogliere firme per orfani, profughi o carcerati rubano soldi alle persone anziane. Era già capitato a qualcuno che conoscevamo e non volevamo che quella signora incappasse nello stesso tranello. A quel punto io ho iniziato a parlare con lei mentre il mio fidanzato cercava di dissuadere il 'venditore'. La ragazza ha poi puntato l'indice sull'indifferenza mostrata dagli altri passanti, intervenuti solamente dopo la brutale aggressione: "Ricordo spintoni e parolacce, poi lui a terra con il sangue sul viso, che urlava per il dolore, così ho iniziato anch'io a gridare e a insultare l'aggressore. Purtroppo devo dire che solo a questo punto la gente ha iniziato a intervenire numerosa“ - ha concluso infine la giovane, non senza nascondere una punta di amarezza. Tag:  minorenne romeno truffa Luoghi:  Trieste
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Il camion della raccolta differenziata si ribalta nel torrente a Sanremo (Sat, 07 Dec 2019)
Il conducente era appena uscito ed aveva fermato il mezzo sul ciglio della strada, quando per cause in fase di accertamento, il camion ha cominciato a indietreggiare, finendo nella scarpata Si è sfiorata la tragedia, oggi, a Sanremo, dove un camion (di marca “Isuzu”) appartenente alla ditta Amaie, appaltatrice del servizio di igiene urbana nella città dei Fiori e adibito alla raccolta differenziata, è rotolato in una scarpata, finendo nel sottostante torrente. Il conducente è rimasto illeso, grazie al fatto che era appena uscito dall’abitacolo, per mettere in azione il dispositivo di sollevamento dei cassonetti. Stando ai primi accertamenti, l’operatore ecologico - come da lui stesso dichiarato - avrebbe azionato il freno a mano, ma qualcosa evidentemente non ha funzionato. Potrebbe trattarsi di un guasto al sistema frenante, ma non si esclude il classico errore umano. Un’altra possibilità è che il mezzo si sia ribaltato, durante il sollevamento dei contenitori. L’unica certa è che, dopo aver chiuso il portellone, il camion ha cominciato a indietreggiare in maniera preoccupante e improvvisa. Impossibile fermarlo, se non mettendo a repentaglio la propria vita. In pochi istanti è così finito nel torrente, che si trova in una traversa di via Padre Semeria, la strada che porta verso l’Autofiori, alla periferia ovest della città. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, che hanno dovuto lavorare a lungo, con l'ausilio dell’autogru, prima di rimettere il veicolo in carreggiata. Ul caso indagano gli agenti della polizia municipale. [[gallery 1795830]] Tag:  incidente raccolta differenziata Luoghi:  Sanremo (Imperia)
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Camion della nettezza urbana si ribalta nel torrente (Sat, 07 Dec 2019)
Fonte foto:  Fabrizio Tenerelli Camion nettezza urbana si ribalta nel torrente a Sanremo 1 Sezione:  Cronache Un camion della nettezza urbana si è ribaltato, oggi, a Sanremo, finendo nel sottostante torrente. Illeso il conducente, in quanto l'incidente è avvenuto, dopo che l'operatore era uscito dal mezzo. Indagini sono in corso sulle cause Un camion della nettezza urbana appartenente alla ditta Amaie, di Sanremo, adibito alla raccolta differenziata, si è ribaltato in un torrente, oggi, da una traversa di via Padre Semeria, per cause in fase di accertamento da parte della polizia municipale. Illeso il conducente, che era appena uscito dal mezzo e, pare, che avesse azionato il comando per sollevare i cassonetti. Non è ancora chiaro, tuttavia, cosa sia successo. E' probabile, che ci sia stato qualche problema con il freno a mano, ma non si escludono altre ragioni all'origine dell'incidente, come una manovra errata o un guasto tecnico. Quando l'operatore è sceso, il camion avrebbe iniziato a indietreggiare, ribaltandosi e finendo nel corso d'acqua. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, che hanno dovuto utilizzare un'autogru per sollevare il veicolo, che ha subito danni abbastanza ingenti. Sul caso sta indagando la polizia municipale della città dei Fiori. Luoghi:  Sanremo (Imperia)
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Il sindaco Pd e il sistema Bibbiano: ora spuntano le intercettazioni (Sat, 07 Dec 2019)
Nelle carte della procura di Reggio Emilia tra le storie dei bambini di Bibbiano spuntano le intercettazioni tra il sindaco e gli altri indagati Adesso tutti parlano di Bibbiano. Nel vortice di chiacchiere e discussioni opinabili, nel bel mezzo degli editoriali che, in barba alla legge, già sentenziano sull’esistenza o meno del sistema di affidi illecito denunciato dalla procura di Reggio Emilia c'è un particolare che sfugge ed è forse l’unico che bisognerebbe sottolineare. Cosa c'è davvero nell'ordinanza? Nelle carte le intercettazioni captate dai carabinieri smentiscono, parola dopo parola, la difesa del sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti. Tra i racconti dettagliati delle indagini la valutazione del gip del Tribunale di Reggio Emilia Luca Ramponi. "Non è vero che l'indagato non sapesse nulla, piuttosto sapeva e coprì politicamente l'iniziativa amministrativa illegittima, compartecipando nella agevolazione fattiva della stessa anche a fronte di specifiche richieste di altri componenti dell' organo di indirizzo politico". Si legge. Ramponi accusa senza mezzi termini l’indagato di esser stato non solo complice di tutto, ma in maniera del tutto lucida e consapevole. E per gli scettici diventa più facile da credere se si vanno a rileggere le telefonte tra Carletti e alcuni degli indagati, tra cui Federica Anghinolfi. La responsabile del Servizio Sociale dell'Unione Val d'Enza finita al centro degli scandali sui bambini di Bibbiano. Ma partiamo dalla storia. I protagonisti dell’inchiesta “Angeli e Demoni” stavano lavorando all’apertura di una comunità per minori. Un'operazione in grande. La casa avrebbe accolto bambini provenienti da tutto il nord Italia e non solo minori del reggiano. Di questo progetto Anghinolfi, Carletti, ma anche Foti e altri parlarono a lungo. In una telefonata con con Marcello Cassini, legale rappresentante della società cooperativa “Si può fare”, la capa dei servizi della Val d'Enza racconta di essersi mossa per trovare una sede che potesse ospitare il centro. "Loro hanno cercato sta benedetta casa su a Bibbiano e ne avevano trovata una in affitto, ma per come è articolata non si riesce a suddividere", dice l'assistente sociale. A questo punto l’interlocutore tira in mezzo il sindaco. Come riportano i carabinieri, "Marcello dice di aver già avvisato Carletti di questa cosa, in quanto quest'ultimo gli aveva detto di conoscere una grande casa in cui i proprietari volevano fare un caseificio". Carletti avrebbe, dunque, contribuito alla ricerca del centro inconsapevole di cosa stesse andando a fare? Senza sapere di cosa si trattasse veramente? Ignaro di come queste persone stessero lavorando con i minori? Ma andiamo avanti. Per il progetto era tutto pronto. Persino il nome era già stato deciso. “Rompere il silenzio”. Secondo la procura a spingere per creare il centro nelle sue zone era proprio Carletti. Le cure secondo il sindaco dovevano essere, ovviamente, affidate alla onlus di Claudio Foti. Per il sindaco i metodi dello psichiatra Torinese erano eccellenti. Come dimostra una telefonata registrata tra la Anghinolfi e Carletti. Dopo il convegno Rinascere dal trauma: il progetto La Cura i due si sentono per scambiarsi opinioni su come fosse andato l’incontro volto a celebrare il sistema Bibbiano. Federica Anghinolfi: "Secondo me è arrivato un messaggio molto chiaro, anche di natura scientifica". Carletti d’appoggio: "Io l'ho ribadito apposta in fondo...". Carletti era persino intervenuto per sottolineare il messaggio di natura scientifica senza essere al corrente di come funzionasse tutto il sistema? Ciò che è certo è che il sindaco era molto legato alla Anghinolfi e agli altri. Li conosceva. Aveva un rapporto stretto tanto da scambiarsi consigli, pareri e perplessità. Secondo il gip "il suo ruolo di copertura si è anche estrinsecato facendo valere espressamente la propria competenza e il proprio peso politico per superare le perplessità di altri componenti della giunta dell' Unione proprio con riguardo alle modalità di affidamento del servizio di psicoterapia e della sua retribuzione di fatto". Tra le tante, un’altra telefonata è utile a chiudere le fila del discorso e rendere più chiara la posizione del sindaco santificato dopo aver ottenuto la revoca dell’obbligo di dimora. A parlare sono Claudio Foti e Francesco Monopoli uno degli assistenti sociali che collaboravano con Federica Anghinolfi. Questa volta si parla di cifre. Il nuovo centro di accoglienza per minori doveva fissare un costo per i bambini che venivano accolti. A tal proposito Monopoli racconta: "Ho provato a sondare per il discorso della retta e… fra i 250 e i 260 euro... è un po' un discorso di lana caprina... nel senso che fino a 250 nessuno dice niente". Dunque sembrerebbe che fosse già tutto deciso. Mancavano solo le cifre. Ma sarebbe stata la "Hansel e Gretel" ad occuparsi della psicoterapia ai minori. Eppure non era stata indetta nessuna gara pubblica. Tutto in amicizia e senza rispettare i dovuti step legali. Come riporta La Verità a confermare il modus operandi di Andrea Carletti è stato anche l'ex sindaco di Gattatico in provincia di Reggio Emilia, Gianni Maiola. Secondo quanto emerso dalle sue segnalazioni sembrerebbe che "per un verso la gratuità del servizio non era emersa nella discussione di giunta e che vi era una precisa consapevolezza della onerosità del servizio, tanto che egli pose il problema e segnalò le proprie perplessità, e sia Carletti che Anghinolfi e Campani rassicurarono gli altri componenti della giunta dell'esistenza di un formale affidamento alla Hansel e Gretel". Adesso, per qualcuno, dopo che il sindaco del Pd è tornato libero, “Bibbiano” è diventata tutta una farsa mediatica strumentalizzata dalla destra populista. Ma oltre i discorsi, in cui per di più andrebbe intanto sottolineato che la decisione dei pm non rende ancora Carletti innocente, ci sono delle indagini trascritte in un’ordinanza della Procura che parlano di fatti. Che mettono nero su bianco perchè di Bibbiano si doveva parlare. E che fanno pensare che, forse la sinistra prima di pretendere le “scuse” dovrebbe aspettare i processi. Tag:  Bibbiano affidi illeciti minori Speciale:  I bambini di Bibbiano focus Persone:  Andrea Carletti Claudio Foti Luoghi:  Reggio Emilia Bibbiano
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IlGiornale.it - Economia

"Offerte non chiare". L'Antitrust sanziona Vodafone e Wind Tre (Sat, 07 Dec 2019)
Secondo l'Autorità le due compagnie telefoniche avrebbero indicato agli ex clienti solo prezzo e traffico incluso dell'offerta, omettendo i costi aggiuntivi Una multa complessiva di oltre 10 milioni di euro: 6 milioni a Vodafone e 4,3 milioni a Wind Tre. Sono le sanzioni inflitte dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato alle due compagnie telefoniche, al termine delle due istruttorie avviate nei loro confronti. L’Antitrust ha infatti accertato delle violazioni al Codice del consumo commesse dai due colossi della telefonia, in particolare all’articolo 22 della legge in materia di diritti del consumatore. In sostanza, l’Autorità ha rilevato che da giugno 2018 Vodafone e Wind Tre non hanno fornito informazioni chiare e immediate nella promozione di offerte “personalizzate” di winback per i servizi di telefonia mobile rivolte ad ex clienti. Questi ultimi sono stati contattati quasi esclusivamente tramite un sms. Le due compagnie telefoniche si sono limitate a indicare solo le condizioni del piano tariffario relative a prezzo e traffico incluso. Nel messaggio hanno invece omesso di comunicare al cliente ulteriori costi e vincoli di fruizione delle offerte. In questo modo, Vodafone e Wind Tre hanno indotto il consumatore a non avere un quadro ben definito della proposta. Quindi il cliente ha preso una decisione su offerte che altrimenti non avrebbe accettato. Inoltre, l’Antitrust ha accertato una violazione dell’articolo 65 del Codice del Consumo nella fase di adesione dei consumatori a tutte le offerte di telefonia mobile. A tal proposito, i due colossi delle telefonia hanno attivato diversi servizi e opzioni aggiuntive rispetto all’offerta principale, con un sovraccarico di costi e senza il preventivo ed espresso consenso del consumatore. Dopo le sanzioni dell’Autorità è arrivata la replica di Vodafone. In una nota, l’azienda ha fatto sapere che “ha posto in essere molteplici iniziative volte a rendere più consapevole il consumatore di tutte le componenti dell'offerta e dei relativi costi, sin dal primo sms ricevuto, oltre che al momento della sottoscrizione del contratto in negozio”. Vodafone ha precisato che i messaggi inviati ai clienti destinatari delle offerte personalizzate, contengono un link che consente al consumatore di accedere direttamente ai dettagli dell’offerta e dei costi. Inoltre, ha aggiunto che sul sito web si può accedere a una specifica sezione che indica anche i costi aggiuntivi. La compagnia telefonica ha detto "di aver implementato misure di trasparenza complete ed adeguate, che sono anche state proposte come impegni che l'Autorità non ha voluto accettare, e confida di poter dimostrare la correttezza del proprio operato nelle sedi opportune". Tag:  Vodafone Wind 3 antitrust sanzioni
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I fondi Usa puntano sul calcio Ora il business è la Superlega (Sat, 07 Dec 2019)
Cvc tratta con la Fifa sui diritti tv del Mondiale per Club in Cina. E sponsorizza il Real sulla nuova Champions La finanza nel pallone. Dopo l'acquisto del 10% del Manchester City da parte del fondo Silver Lake che ha fatto decollare il valore del club inglese a quasi cinque miliardi di dollari, un altro big americano del private equity, Cvc, si muove sui campi di calcio. Ma con due obiettivi ancora più ambiziosi: finanziare la prima edizione in Cina nel 2021 della Coppa del mondo per club allargata a 24 squadre e fare da pivot alla creazione di nuovi tornei che sfideranno i campionati più popolari. Gli americani avrebbero già mosso i primi passi con la Fifa sul «Mondiale a 24» per un accordo che includa anche l'acquisizione dei diritti televisivi delle partite da vendere in seguito alle emittenti di tutto il mondo. Non solo. Secondo il Financial Times, Cvc sarebbe stato contattato dal Real Madrid per finanziare il progetto della Superlega. Il presidente dei Blancos, Florentino Perez, ha in mente il progetto da tempo e lo ha anche illustrato al presidente della Fifa, Gianni Infantino: creare una competizione riservata ai club più ricchi del mondo per l'intera stagione. Il piano prevedrebbe due divisioni a 20 squadre, composte quasi esclusivamente da club dei cinque maggiori campionati d'Europa: Inghilterra, Spagna, Francia, Germania e Italia. Promozioni e retrocessioni verrebbero mantenute, ma solo tra le due divisioni. L'idea per le società di calcio è allettante (potrebbero raddoppiare i loro ricavi lasciando i rispettivi campionati nazionali) ma la sfida è temeraria anche perché leghe nazionali - così come l'Uefa e anche l'Eca, l'associazione dei club europei si sono già espresse contro la Superlega. E nel 2018 lo stesso Infantino della Fifa aveva già dichiarato che qualunque giocatore che avrebbe partecipato ad una competizione non approvata dalla federcalcio mondiale sarebbe stato automaticamente escluso dalla rispettiva nazionale. Di certo, lo sguardo è rivolto al 2024 quando scadrà l'attuale format della Champions League. Ne seguirà un nuovo calendario internazionale. Che potrebbe quindi tradursi in un peso maggiore dei tornei internazionali, in una riduzione del format di quelli nazionali e nella creazione di leghe regionali per i tornei meno importanti. Con questa rivoluzione, ispirata a un modello simile a quello dell'Nba nel basket. O alla nuova Coppa Davis sponsorizzata dal fondo Kosmos del difensore del Barcellona, Gerard Piquè, con un investimento di 2,5 miliardi di dollari: 18 squadre divise in 6 gironi che si sfidano nel giro di una settimana a Madrid. L'ipotesi di un Mondiale extra-large in autunno e di una Champions d'élite nel weekend spaventa chi gestisce i tornei nazionali, destinati all'estinzione, ma anche i puristi del calcio appassionati di storia e bandiere, non di match tra fondi e big corporation. Nel frattempo, i colossi del web non stanno a guardare. Amazon Prime ha infatti sperimentato questa settimana la prima trasmissione in streaming di un turno della Premier League, il massimo campionato calcistico inglese. Battendo il suo precedente record di iscrizioni giornaliere nel Regno Unito e diventando il terzo incomodo tra Sky e British Telecom. Per comprare diritti tv di venti partite il colosso di Jeff Bezos ha pagato 105,5 milioni di euro.
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Ecco il "super-Fisco" dei 5S per controllare spese e conti (Sat, 07 Dec 2019)
I grillini preparano il piano per intensificare i controlli anti-evasione del Fisco: "Strumenti tecnologici nuovi per incrociare tutti i dati" Il Fisco si prepara alla grande offensiva. La legge di Bilancio che sta per prendere forma in queste settimane ha un obiettivo chiaro: dare una stretta ai controlli del Fisco per recuperare risorse dalla caccia agli evasori. Un piano quello voluto dai giallorossi che di fatto va a rivisitare le procedure per la lotta al nero e intensifica le verifiche e gli accertamenti fiscali. Come è noto le Entrate potranno usare diversi strumenti, dal risparmiometro al redditometro fino alle banche dati di Aci e motorizzazione per monitorare i tributi che riguardano proprio i veicoli. A questo piano va aggiunto anche l'accesso alle banche dati da parte della Guardia di Finanza. Insomma i giallorssi puntano forte sul recupero dell'evasione per reperire quelle risorse che difficilmente riescono a reperire da altre voci della manovra. Ma i 5 Stelle vogliono fare un altro passo in avanti e inasprire ancora di più i controlli. E vogliono farlo a modo loro: usando al massimo la tecnologia informatica per "spiare" le tasche degli italiani. In questa direzione non va sottovalutato un ordine del giorno approvato ieri alla Camera a firma grillina con Raffaele Trano, Giovanni Currò e Paolo Giuliodori. L'Odg si focalizza su un aspetto cruciale in materia di finanze: l'evasione fiscale. "Abbiamo chiesto al governo - spiegano i deputati - maggiore incisività nel contrasto all'evasione e alle frodi fiscali, un problema annoso che affligge il tessuto economico e sociale del Paese, andando a migliorare i livelli di sicurezza, stabilità e semplificazione in favore dei contribuenti e degli operatori del settore economico. Maggiore certezza e procedure più semplificate per i cittadini". Ed è a questo punto che prende forma il piano per una super-Fisco che di fatto dovrà dare la caccia a chi evade: "Serve una piena condivisione nella pianificazione e lo svolgimento delle attività istruttorie. Serve un coordinamento strategico e tecnico-operativo, tra i vari enti e nelle attività ispettive. La tecnologia ce lo consente, vogliamo sfruttarne meglio le potenzialità". A questo punto prende piede sempre di più la battaglia fiscale dei grillini contro il nero e contro gli evasori. I 5 Stelle arrivano al punto e svelano il piano per un Fisco sempre più invadente: "Bisogna applicare le tecnologie informatiche - affermano i deputati - può offrire un supporto notevole alle attività di analisi delle banche dati provenienti dalle varie amministrazioni. Banche dati integrate e opportunamente elaborate per costruire un sistema strutturato di scambio di informazioni, ottimizzare l'efficacia e il coordinamento tra enti e strutture nella pianificazione e nello svolgimento delle attività istruttorie. Questo è l'obiettivo". In questa direzione i grillini suggeriscono la creazione di un super-Fisco con una convergenza di azione da parte dell'Agenzia delle Entrate, della Guardia di Finanza e l'Ispettorato del Lavoro. I 5S chiedono un sistema integrato per uno scambio immediato di dati, documenti e informazioni per perseguire in modo più efficace chi evade, ma anche, tra le righe, per controllare ogni singola spesa degli italiani. Tag:  fisco Agenzia delle Entrate
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Dalla Francia all'Italia scoppia la guerra delle pensioni (Sat, 07 Dec 2019)
 Url redirect:  https://www.nicolaporro.it/dalla-francia-allitalia-scoppia-la-guerra-delle-pensioni/ Dalla Francia all'Italia è guerra delle pensioni
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Ecco il vero inganno del Mes: così ci toglieranno la sovranità (Sat, 07 Dec 2019)
L'articolo 34 prevede grande segretezza sull'operato del board. Ma non solo: ecco tutti i trabocchetti dell'Europa mes  Url redirect:  https://it.insideover.com/economia/perche-il-mes-danneggia-lautonomia-e-la-sovranita-degli-stati.html?utm_source=ilGiornale&utm_medium=article&utm_campaign=article_redirect Il vero inganno del Mes: così ci tolgono sovranità Persone:  Giuseppe Conte Roberto Gualtieri
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Controlli, pagamenti e multe: l'auto diventa un bancomat del Fisco (Sat, 07 Dec 2019)
Bollo auto e spese per le pratiche da versare solo con PagoPa: salasso sulle commissioni. All'Aci i dati del Fisco Il governo fa finta di brindare: "Non abbiamo aumentato le tasse e non ci sarà il balzello sulle auto aziendali". Parole e musica di un sempre più decadente Giuseppe Conte. Ma tra un annuncio tassarolo e una smentita subito dopo, l'auto diventa sempre più il bancomat preferito dal governo. Il mezzo su quattro ruote ha sostituito il fortino sicuro di imposte che finora era stato individuato nella casa. E i motivi di questa virata su strada sono tanti. L'esecutivo ha bisogno di risorse in tempi brevi. E così il mezzo più usato dagli italiani diventa un bersaglio perfetto per il Fisco. Innanzitutto va sottolineata la stretta sul bollo auto. Dall'1 gennaio del 2020 infatti scatterà l'obbligo di pagamento della tassa auto con l'uso dello strumento PagoPa. L'imposta dunque potrà essere paagata solo con una transazione elettronica. Si tratta di un sistema di pagamento che è stato adottato già da diverse regioni e dalle province autonome di Bolzano e Trento. Botta sulle commissioni E questa procedura molto probabilmente porterà degli aumenti non da poco sulle imposte dato che le commissioni dei prestatori di servizio faranno lievitare il costo della tassa. Come sottolinea ad esempio il Messaggero, il costo di esazione per il pagamento del bollo auto è aumentato di 50 centesimi, passando da 1,87 a 2,37 euro. Per chi invece usa i canali di Poste Italiane la commissione ammonta a 1,50 euro, mentre chi decide di versare in tabaccheria deve pagare un balzello di 1,87 euro. Ma il salasso sugli automobilisti non finisce qui. Da qualche giorno le pratiche automobilistiche dovranno passare da PagoPa e anche qui arriva una nuova batosta. Queste pratiche richiedono un doppio pagamento, uno per l'imposta di bollo e l'altro indirizzato al Pubblico registro automobilistico, e dunque comportano una doppia commissione da versare. Le associazioni di categoria sono sul piede di guerra come Confarca che rappresenta il mondo delle autoscuole: "Risultato, oggi per un passaggio di proprietà gli oneri aggiuntivi ammontano nella migliore delle ipotesi a 1,60 euro, ma possono arrivare anche a sforare i 5 euro: l' extra-costo varia a seconda dell' agenzia di pratiche auto nella quale ci si reca e in base al prestatore di servizio di pagamento a cui quest' ultima si affida", spiega al Messaggero Paolo Colangelo. Ma attenzione: attraverso Pago Pa verranno pagate anche le multe, le tasse universitarie, Imu, Tasi e anche le quote associative per gli ordini professionali. Il tutto accompagnato da costi di commissioni. Banche dati all'Aci In questo quadro va anche sottolineato un altro aspetto. Il Fisco metterà sotto la lente tutti i mezzi con un piano che prevede l'uso delle banche dati sui mezzi e sui proprietari anche da parte di Aci. I dati poi passeranno dalle Entrate alle Regioni e alle province autonome per i relativi accertamenti. Dunque ci sarà un soggetto in più a fare da controllore per recuperare una fetta di evasione nel piano anti-nero che il governo sta varando con la legge di Bilancio. Insomma dalle parti di Palazzo Chigi c'è poco da festeggiare. La stangata, ancora una volta, è servita. Tag:  bollo auto tasse
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Prestito di 1 miliardo alla Cina Usa contro la Banca Mondiale (Sat, 07 Dec 2019)
I fondi annuali, fino al 2025, per le riforme. Ma Trump è il primo azionista della World Bank e prova a opporsi Via della Povertà è l'indirizzo della Banca Mondiale. Di miseria e miserabili si occupano dal lontano 1946, lì a Washington, da quando hanno ricevuto quel mandato da missionari della finanza in seguito ai progetti di ricostruzione post-bellica messi nero su bianco a Bretton Woods. Per decenni, un fiume di denaro si è riversato sui Paesi sottosviluppati e su quelli in via di sviluppo. Quattrini quasi regalati, anche quando i tassi erano a doppia cifra. Poi capita, proprio ora, che la banca apra l'ombrello per elargire 1-1,5 miliardi di dollari l'anno, fino al giugno 2025, alla Cina nell'ambito del cosiddetto programma «Country Partnership Framework». Che ci fa Pechino a braccetto con chi ha le casse vuote come, per esempio, la Papua Nuova Guinea, uno dei beneficiari degli aiuti? La domanda l'ha posta Donald Trump, «primo azionista» della World Bank (gli Usa hanno il 17,25%, l'Italia il 2,71%), quando ha cercato di bocciare il piano di finanziamenti al Dragone. Inutilmente. Respinto con perdite. A nulla è valso ricordare, come ha fatto personalmente il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin, che l'ex Impero Celeste sta prestando centinaia di miliardi di dollari ai Paesi poveri attraverso la sua infrastruttura «Belt and Road». E' la nuova Via della Seta, e da molti è considerata l'arma con cui la Cina tiene in ostaggio - attraverso un indebitamento crescente - buona parte dell'Africa. Per The Donald si tratta di un duplice smacco: non solo il denaro dei contribuenti americani finisce nelle tasche del rivale più ostico nella partita a scacchi sul commercio, ma viene concesso nonostante al vertice della banca sieda David Malpass, un trumpiano di ferro, colui che già un paio di anni fa puntava l'indice contro Pechino accusandola di essere il più grande debitore della Banca Mondiale. Invitata a chiudere i rubinetti perché «la Cina ha abbondanza di risorse, e non ha senso prestarle soldi degli Usa, usando la garanzia del governo Usa». Ma né il peso dell'America in seno alla World Bank, né la risolutezza anti-cinese del suo presidente sono bastate. Se non a ridurre le erogazioni rispetto alla media quinquennale precedente, pari a 1,8 miliardi. La Banca Mondiale è del resto convinta che quel denaro servirà ai cinesi per far avanzare le riforme di mercato e fiscali, combattere l'inquinamento e aumentare l'accesso dei cittadini ai servizi sanitari e sociali. La decisione rischia però di invelenire ulteriormente i rapporti fra Pechino e Washington. Nei giorni scorsi la Casa Bianca ha punito con tasse del 100% le importazioni di metalli da Argentina e Brasile. Motivo ufficiale, la svalutazione di peso e real. Motivo vero, gli acquisti di soia e di carne di maiale fatti dalla Cina nei due Paesi sudamericani per non soggiacere ai dazi Usa. Al di là dei ripetuti messaggi da entrambe le parti che un «accordo è molto vicino», la guerra continua.
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La profezia inquietante del fondo Bridgewater: "A marzo crisi mondiale delle borse" (Fri, 06 Dec 2019)
Il fondo di investimenti con maggiore liquidità al mondo prevede un cruch per la primavera prossima Una previsione che non trova riscontro nelle proiezioni e negli indicatori finanziari ma che preoccupa gli analisti. La Bridgewater, il più grande fondo di investimenti al mondo, tema una crisi delle borse a livello globale ed è così convinta che ciò possa accadere che Ray Dalio, il suo fondatore, ha versato 1,5 miliardi di dollari per sottoscrivere polizze assicurative che proteggano il portafoglio della più grande hedge fund al mondo. La cifra investita rappresenta solo un centesimo del portafogli di Bridgewater (150 miliardi di dollari in azioni o financial investments). La decisione di Dalo, pur non avendo avuto immediate ripercussioni sulle borse però ha generato qualche interrogativo tra gli analisti finanziari che si chiedono quali possano essere le motivazioni di tale scelta o se il tutto rientri in una "partita a scacchi". Da quanto si apprende dal Wall Street Journal, pare che lo stesso fondatore della società di investimenti abbia dichiarato che la sua decisione non nasca da una reale previsione della crisi, ma da una tattica difensiva Difatti l'economia globale. Però, poco tempo fa lo stesso Dalo attraverso un post su linkedin aveva dichiarato che "The world has gone mad and the system is broken". Difatti, sempre il giornale di Wall Street poco dopo aveva diffuso la notizia relativa a un posizionamento a ribasso sui listini azionari mondiali da parte del fondo di investimenti. Insomma, per Bridgewater qualcosa è in arrivo e questa possibilità non è così remota. Da un lato è vero che l'economia mondiale e quella statunitense sembra dare dei segnali incoraggianti con il prodotto interno lordo degli United States che cresce intorno al 2% nonostante le scelte commerciali di Donald Trump. Però l'anno prossimo, proprio in primavera, inizierà la campagna elettorale per le nuove presidenziali e ciò potrebbe portare a notevoli turbolenze da un punto di vista finanziario. Anche in Europa si potrebbe assistere a un incremento di volatilità e tensione sui mercati anche causato dagli eventuali cambiamenti di colore politico di alcune regioni trainanti l'economia dell'Ue, come l'Emilia Romagna. Tag:  crisi finanziaria
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Alitalia, arriva Leogrande, neo commissario unico (Fri, 06 Dec 2019)
L'avvocato Giuseppe Leogrande è il nuovo super commissario unico di Alitalia​ L'avvocato Giuseppe Leogrande è il nuovo super commissario unico di Alitalia. Lo rende noto il Mise dopo il passo indietro dei tre commissari straordinari della ex compagnia di bandiera, Enrico Laghi, Stefano Paleari e Daniele Discepolo, che incontrano nel pomeriggio proprio al Ministero dello Sviluppo economico il titolare Stefano Patuanelli. "Voglio ringraziare i tre commissari per il lavoro svolto in una situazione di criticità e per la sensibilità istituzionale dimostrata in questi mesi nella gestione di un dossier complesso, che purtroppo non ha portato ad una soluzione di mercato definitiva per la compagnia", commenta Patuanelli, che con Leogrande spera di risolvere il dossier. "Assieme a lui lo Stato dovrà agire per permettere il rilancio definitivo di Alitalia", precisa il ministro. Intanto l'azienda chiede al governo di poter beneficiare di nuova cassa integrazione straordinaria per 1.180 dipendenti con una nuova scadenza fissata al 23 marzo 2020. Nel dettaglio la richiesta di prolungamento della Cigs, che prima interessava 1.075 addetti, riguarderà 80 comandanti, 350 assistenti di volo e 750 addetti del personale di terra. La precedente cassa è in scadenza il 31 dicembre 2019. Ieri la ministra dei Trasporti, Paola De Micheli, aveva detto di aver concordato con Patuanelli la nomina di un super commissario per traghettare la compagnia fino a maggio, con il sostegno del nuovo prestito ponte da 400 milioni per gestire la ristrutturazione e una successiva possibile alleanza con i tedeschi di Lufthansa. Intanto Atlantia, che si è tirata indietro dopo aver tentato di formare una cordata con Fs, Tesoro e gli statunitensi di Delta, potrebbe essere rimasta alla finestra. "Siamo ancora disponibili ma serve un vero piano di rilancio", ha detto il presidente della holding del gruppo Benetton, Fabio Cerchiai, intervistato da Il Messaggero. Di sicuro c'è che la tensione attorno al dossier resta alta. I dipendenti di Alitalia hanno proclamato uno sciopero per il 13 dicembre contro i possibili tagli al personale. "Non siamo disponibili a sacrifici sul lavoro e sul costo del lavoro perché i lavoratori hanno già dato", ha dichiarato la Filt Cgil. "È davvero grave che il ministro Patuanelli esulti quando migliaia di dipendenti di Alitalia sono ancora in bilico in cassa integrazione e l'azienda sarà tenuta in vita con l'ossigeno dallo Stato. Il suo pseudo piano di rilancio della nostra compagnia di bandiera è molto preoccupante. Non è certo la nomina di un super commissario a risolvere la situazione. In questo modo si rischia davvero di far fallire definitivamente Alitalia e di lasciare a casa migliaia di lavoratori. Per questo annuncio che già dalla prossima settimana come Lega incontreremo i lavoratori e i sindacati a Fiumicino per trovare una linea comune che possa rappresentare una base per ripartire", ha tuonato il deputato della Lega Claudio Durigon, già sottosegretario al Lavoro. Tag:  Alitalia
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Pace fiscale, lunedì è l'ultimo giorno per pagare (Fri, 06 Dec 2019)
L'Agenzia delle entrate-riscossione ha dato inizio settimana entrante la data finale per pagare le rate delle cartelle Ultimo giorno di pace fiscale. Stavolta per davvero. Lunedì prossimo, 9 dicembre, i contribuenti che hanno aderito alla rottamazione-ter e al saldo e stralcio dovranno pagare la rata delle misure con cui veniva stabilito, per coloro i quali ne avevano fatto richiesta, della definizione agevolata delle cartelle esattoriali da pagare. La cosiddetta tolleranza per i versamenti effettuati in ritardo era prevista per il 2 dicembre scorso, e attraverso i cosiddetti 5 giorni di tolleranza previsti dalla normativa vigente, la data slittava 7 dicembre che però, cadendo di sabato, ha fatto slittare tutto, appunto, a lunedì 9 dicembre. In una nota dell'Agenzia delle entrate-riscossione, si ricorda che il mancato, insufficiente o tardivo pagamento della rata determina l'inefficacia della definizione agevolata: il debito non potrà essere più rateizzato e riprenderanno le azioni di recupero. La misura del saldo e stralcio (Legge n. 145/2018) prevede, per i contribuenti persone fisiche che versano in una situazione di grave e comprovata difficoltà economica (come, ad esempio, l'aver dichiarato un isee del nucleo familiare inferiore a 20 mila euro) di poter accedere alla rateizzazione delle cartelle per agevolarne il pagamento. La misura del rateo varia dal 16 al 35% dell’importo dovuto ed è già scontato di sanzioni e interessi. Per quanto riguarda la rottamazione-ter la scadenza di presentazione della domanda con il modulo DA-2018 era fissata al 30 aprile 2019 con successiva riapertura fino al 31 luglio 2019. Il provvedimento, introdotto con il Decreto Legge n. 119/2018, prevede invece l’annullamento esclusivamente delle sanzioni e degli interessi di mora delle cartelle. Per effettuare il pagamento delle cartelle di pace fiscale i contribuenti non dovranno necessariamente recarsi agli sportelli ma potranno anche utilizzare altri canali, tra cui quelli telematici, anche nelle giornate di sabato e domenica. Si potrà pagare in banca, agli sportelli bancomat (ATM) abilitati ai servizi di pagamento Cbill, attraverso l'utilizzo del proprio internet banking, agli uffici postali, nei tabaccai aderenti a Banca 5 SpA e tramite le ricevitorie dei circuiti Sisal e Lottomatica. Inoltre, sarà possibile effettuare il pagamento possibile anche sul portale www.agenziaentrateriscossione.gov.it e con l'App Equiclick tramite la piattaforma PagoPa. Tag:  pace fiscale Agenzia delle Entrate
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La Lazio vince in rimonta contro la Juventus: finisce 3-1 all'Olimpico (Sat, 07 Dec 2019)
La Lazio batte 3-1 in rimonta la Juventus grazie ai gol di Luiz Felipe, Milinkovic-Savic e Caicedo. Bianconeri in dieci per l'espulsione di Cuadrado, con il Var, dal 70'. Immobile si fa parare un rigore da Szczesny. Biancocelesti terzi, l'Inter ringrazia La Lazio di Simone Inzaghi compie l'impresa e batte in rimonta la Juventus di Maurizio Sarri al primo ko stagionale tra campionato e Champions League. I gol della vittoria portano la firma di Luiz Felipe, Milinkovic-Savic e Felipe Caicedo che hanno reso vano l'iniziale vantaggio siglato da Cristiano Ronaldo al 25'. Le reti dello spagnolo, a fine primo tempo, e di Milinkovic-Savic, con una grande prodezza al 74', portano in vantaggio la Lazio che poi la chiude definitivamente al 95' con Caicedo. La partita è svoltata in favore dei padroni di casa al 70' grazie all'espulsione di Juan Cuadrado, tramite il Var, per il fallo su Lazzari. Al 79' Immobile si fa anche parare un rigore da Szczesny, conquistato da Correa. Con questa vittoria la Lazio consolida il terzo posto e accorcia proprio sulla Juventus seconda a quota 36 e l'Inter che resta così prima a quota 38 e ringrazia i ragazzi di Simone Inzaghi che le permettono di restare ancora in vetta alla classifica di Serie A. Nel primo tempo De Ligt al 5' salva in scivolata e mette in corner il tentativo di Immobile. All'11 Dybala ci prova con un gran sinistro che chiama alla parata in angolo Strakosha. Juventus vicina al gol al 15' con Bernardeschi che la mette fuori di testa da ottima posizione su assist di CR7. Al 25' bianconeri in vantaggio con Bentancur che la mette rasoterra per CR7 che batte Strakosha per l'1-0. Immobile sfiora il pareggio al 35' e al 43' il portiere albanese della Lazio compie miracolo su Cristiano Ronaldo. Al 45' con Luiz Felipe però trova l'insperato pareggio con un bello stacco di testa su assist di Luis Alberto. Nella ripresa Luis Alberto ci prova con un tiro dalla distanza ma Szczesny blocca in due tempi. Al 66' Acerbi non controlla un pallone facile servitogli da Strakosha e spalanca la strada a Dybala che calcia di prima intenzione trovando però il miracolo dell'estremo difensore biancoceleste. Al 70' Cuadrado fa un fallo su Lazzari e Fabbir lo ammonisce ma avendo poi rivisto l'azione al Var torna sui suoi passi ed espelle il colombiano. Passano quattro minuti e Sergej Milinkovic-Savic sigla il sorpasso con un gran gol: assist di Luis Alberto e aggancio al cashmere del serbo che controlla e bate Szczesny. Correa salta Szczesny al 78' con il polacco che lo atterra: è rigore. Immobile si fa parare due volte la conclusione dall'estremo difensore della Juventus che si fa perdonare. Al 95' Caicedo segna il gol del definitivo 3-1 segnando il tap-in dopo che Szczesny ha respinto il tiro di Lazzari. Il tabellino Lazio: Strakosha; Luiz Felipe, Acerbi, Radu; Lazzari, Milinkovic-Savic (90' Caicedo), Leiva, Luis Alberto (76' Parolo), Lulic; Immobile (85' Cataldi), Correa Juventus: Szczesny; Cuadrado, Bonucci, De Ligt, Alex Sandro; Bentancur (41' , Pjanic, Matuidi; Bernardeschi (71' Danilo); Dybala (80' Higuain), Ronaldo. Reti: 25' Cristiano Ronaldo (J), 45' Luiz Felipe (L), 74' Milinkovic-Savic (L), 94' Caicedo (L) Immobile si fa parare un rigore al 79' Segui già la pagina di sport de ilGiornale.it? Tag:  SS Lazio Juventus
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Pellegrini beffata nel finale: solo argento nei 200 stile libero (Sat, 07 Dec 2019)
Sfuma di un soffio la vittoria per la Divina nei 200 stile libero. Trionfa la 18enne inglese Anderson Niente medaglia d'oro: Federica Pellegrini conquista soltanto l'argento nei 200 stile libero agli Europei in vasca corta di Glasgow. Una beffa atroce per Federica Pellegrini negli amati 200 stile libero. La Divina era la grande favorita per la conquista della medaglia d’oro, ma a sorpresa manca un obiettivo che sembrava davvero a portata di mano alla vigilia della gara. La veneta si era presentata sui blocchi di partenza con grandi speranze, durante l’ultima vasca è riuscita a superare la grande rivale Femke Heemskerk ma all’esterno è sbucata la sorprendente britannica Freya Anderson (ieri oro sui 100 sl) che ha beffato la campionessa azzurra per un soffio. La Divina parte subito forte, vira in testa ai 50 metri in 26"44, costretta a guardare la vicina olandese, ai 50 era seconda in 55"46, ai 150 ancora seconda in 1'24"47 ma la piccola Freya Anderson, classe 2001 e campionessa Mondiale juniores dei 100 sl, spara un ultimo 25 da 27"31 e sorprende Federica che impiega invece 28"41. Si tratta di una sconfitta insolita per l'azzurra, che conquista comunque la medaglia numero 52 in carriera. Oggi non era in condizioni perfette, come lei stessa ha svelato. ''Faccio i complimenti ad Anderson - ha dichiarato a bordovasca a fine gara - non l’ho vista, ho vomitato prima delle gara ma non è una scusa. Il tempo va bene, se l’avessi vista vicina avrei fatto qualcosa di diverso. (Lei era in corsia 6 mentre l’azzurra era alla terza, ndr). Il decimo non cambia la vita''. Una delusione da archiviare in fretta per la Pellegrini, inserita pochi giorni fa tra i 30 atleti per cui gli atleti olimpici voteranno a Tokyo 2020 per l’accesso alla stanza dei bottoni del Comitato Internazionale Olimpico. La campionessa azzurra da Glasgow aveva commentato la sua scelta: ''Sarebbe la giusta continuazione: troncare di netto con il mio mondo dello sport sarebbe uno sbaglio; voglio rimanere vicina al mio sport, pure non facendolo, così quando Giovanni Malagò me l’ha proposto ho detto sì. Gli atleti sanno cosa serve agli atleti specie alle Olimpiadi. Non possono votarmi quelli che stanno a casa, però votatemi lo stesso''. Nel frattempo la concentrazione si sposterà sulla preparazione per le Olimpiadi di Tokyo 2020 che sono lontane ormai soltanto sette mesi, l'ultimo appuntamento di una carriera leggendaria. Segui già la nuova pagina Sport de IlGiornale.it? Tag:  europei di nuoto Persone:  Federica Pellegrini
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Il Napoli non esce dalla crisi: 1-1 in casa dell'Udinese (Sat, 07 Dec 2019)
Il gol di Zielinski ha rimontato la rete siglata da Lasagna a fine primo tempo. Il Napoli sale così a quota 21 punti ma non vede ancora la luce in fondo al tunnel Il Napoli di Carlo Ancelotti non riesce proprio ad uscire dalla crisi e non riesce a tornare alla vittoria. Gli azzurri pareggiano 1-1 in casa dell'Udinese di Gotti che esce meritatamente dalla Dacia Arena con un punto che muove la classifica. La gara è stata equilibrata dal primo all'ultimo minuto con il Napoli che ha tentato un assedio finale non andato a buon fine. Ancelotti ha schierato a sorpresa tutti i suoi tenori, i giocatori di qualità come Mertens e Callejon che nelle ultime settimane erano finiti un po' nel dimenticatoio. Il Napoli con questo pareggio sale così a quota 21 punti, sempre a meno 17 dall'Inter di Antonio Conte capolista mentre l'Udinese di Gotti sale a quota 15 punti in 15 partite. Per gli azzurri questo è l'ennesimo passo falso in campionato e ora Ancelotti si giocherà tutto in casa con il Genk mercoledì: il mancato passaggio del turno in Champions League, molto difficile a dire il vero, potrebbe far propendere De Laurentiis per un esonero con Gattuso che sarebbe pronto a subentrare al suo mentore. Il Napoli parte aggressivo ma è l'Udinese a prendere in mano il pallino del gioco e la prima grande occasione la costruisce Fofana con un sinistro che sibila vicino al palo della porta difesa da Meret. Koulibaly salva tutto in scivolata su Lasagna al 28' che due minuti dopo calcia male da ottima posizione. Al 32' i bianconeri passano in vantaggio con Lasagna che riceve palla da uno scatenato Fofana e solo davanti a Meret non sbaglia. Nella ripresa il Napoli stacca di testa al 61' su assist di Fabian Ruiz ma la palla esce di molto. La partita è equilibrata e al 70' Zielinski trova il pareggio con una rasoiata di sinistro che non lascia scampo a Musso. Mertens al 72' ci prova con un tiro a giro che finisce fuori di poco. Lasagna la mette fuori al 76' e due minuti dopo Musso è miracoloso sul colpo di testa di Llorente su assisti di Di Lorenzo. Gli azzurri tentano l'assedio nel finale ma non produce niente dalle parti di Musso che mantiene inviolata la porta fino al 95: finisce 1-1 alla Dacia Arena. Il tabellino Udinese: Musso, Trost-Ekong, De Maio, Nuytinck, Stryger Larsen, Mandragora, De Paul (85' Barak), Fofana, ter Avest (74' Pussetto), Lasagna (90' Becao), Okaka Napoli: Meret, Di Lorenzo, Manolas, Koulibaly, Mario Rui, Callejon, Fabian Ruiz, Zielinski, Insigne (46' Llorente), Mertens, Lozano (63' Younes) Reti: 32' Lasagna (U), 70' Zielinski (N) Segui già la pagina di sport de ilGiornale.it? Tag:  Napoli Calcio Udinese Calcio
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Europei in vasca corta, doppietta Carraro-Castiglioni nei 100 rana (Sat, 07 Dec 2019)
Martina Carraro trionfa nei 100 rana, argento per Arianna Castiglioni e l'Italnuoto raggiunge 200 medaglie agli Europei Una fantastica doppietta: Martina Carraro conquista l'oro e Arianna Castiglioni è d'argento nei 100 rana: e l’Italia fa 200 agli Europei in vasca corta a Glasgow. Dopo le imprese di ieri di Gregorio Paltrinieri e Margherita Panzieri, la quarta giornata di gare si apre con un'altra doppietta azzurra, firmata Carraro- Castiglioni prima e seconda nei 100 rana. Un risultato storico perché grazie queste due medaglie l'Italia sale a quota 200 nella sua storia negli Europei in vasca corta. Partivano con grandi ambizioni le due azzurre e sono riuscite a concretizzarle in una gara tutt’altro che semplice. La Carraro era la grande favorita della vigilia e anche oggi è riuscita a fare festa sulla distanza in cui in estate era riuscita a vincere il bronzo ai Mondiali in vasca lunga. La fidanzata di Fabio Scozzoli ha conquistato la sua prima grande vittoria internazionale e si candida così per un ruolo da protagonista alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Partenza saggia della 26enne genovese che lascia sfogare la temutissima irlandese Mona McSharry nelle prime vasche e prende il comando della gara al momento giusto. La McSharry dopo i primi cinquanta metri non riesce a tenere il ritmo delle due italiane mentre Martina accelera e tocca per prima quando arrivano i 100 metri con il tempo di 1’04”51. Secondo posto per la Castiglioni in 1’05”01. Terzo posto per la finlandese Jenna Laukkanen (1'05''12) che nell'ultima vasca ruba il bronzo alla McSharry. Finalmente un oro per la Carraro, che era già salito sul podio in grandi manifestazioni, ma non sul gradino più alto. “L’oro è speciale” dice Martina Carraro raggiante dopo la vittoria mentre la varesina Castiglioni festeggia con questo argento la prima medaglia europea in vasca corta dopo le due a Glasgow in vasca lunga. Segui già la nuova pagina Sport de IlGiornale.it? Tag:  europei di nuoto
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L'Atalanta vince in rimonta contro il Verona: finisce 3-2 al Gewiss Stadium (Sat, 07 Dec 2019)
L'Atalanta ribalta il Verona grazie ai gol di Malinovskyi, Muriel su rigore e Djimsiti. Per gli ospiti in rete Di Carmine con una doppietta. Nerazzurri quinti a quota 28 punti con il Cagliari L'Atalanta di Gian Piero Gasperini, forse con la testa a Donetsk dove mercoledì affronterà lo Shakhtar nel delicato match di Champions League che vale gli ottavi di finale, va sotto per due volte contro l'ottimo Hellas Verona di Ivan Juric, frutto della doppietta di Samuel Di Carmine, ma alla fine riesce a ribaltarla con la prodezza di Malinovskyi, il rigore di Luis Muriel e la rete al 93' di Djimsiti che fa esplodere il Gewiss Stadium. La gara è stata equilibrata con gli scaligeri che hanno provato a fare la partita al pari dei nerazzurri che hanno recriminato sul gol dell'1-0 del Verona per una serie di irregolarità dei giocatori del Verona. Ingenua espulsione di Dawidowicz che lascia in dieci la squadra all'85 che crolla in pieno recupero. Con questo successo l'Atalanta vola a quota 28 punti al pari del Cagliari di Maran quinto, mentre il Verona resta fermo a quota 18 come il Parma. Dopo 10 minuti di equilibrio e ritmi alti, Muriel all'11' si divora il vantaggio che calcia centrale: blocca Silvestri. Muriel è ancora impreciso e al 23' il Verona punisce oltremisura la Dea: rimessa laterale lunga di Faraoni che pesca Di Carmine che fretta un incerto Gollini. Nerazzurri furiosi con arbitro e Var perché l'esterno del Verona ha battuto la rimessa laterale in un punto più avanzato e con un compagno di squadra con un altro pallone in mano. L'Atalanta però reagisce e con Hateboer e Gomez costruisce tre opportunità tra il 35' e il 40'. Il pareggio arriva al 44' con Malinovskyi che di sinistro a giro batte Silvestri per l'1-1. Nella ripresa il Verona passa in vantaggio al 58' ancora con Di Carmine che riceve palla da Lazovic e insacca in spaccata alle spalle di Gollini. Passano 4 minuti e Faraoni stende in area di rigore Castagne e Di Bello indica il rigore. Muriel dagli undici metri non sbaglia. Gomez chiama due volte alla parata Silvestri che salva il risultato e all'83' Barrow corre tutto solo davanti a Silvestri ma gli calcia addosso. All'85' Dawiidowicz viene ammonito per la seconda volta e lascia in dieci uomini il Verona per gli ultimi scampoli di match. Gomez al 90' sollecita ancora Silvestri che è attento e sventa il tiro del Papu. Gomez chiama ancora alla parata in angolo Silvestri al 92'. L'Atalanta la ribalta al 93' con Djimsiti che riceve palla da Toloi e fredda l'incolpevole Silvestri. Il tabellino Atalanta: Gollini, Toloi, Djimsiti, Palomino, Hateboer, Freuler (55' de Roon), Pasalic, Castagne, Ilicic (27' Malinovskyi), Gomez, Muriel (78' Barrow) Verona: Silvestri, Rrhamani, Dawidowicz, Bocchetti (46' Empereur), Faraoni, Miguel Veloso, Amrabat, Lazovic, Pessina (80' Verre), Zaccagni, Di Carmine (86' Adjapong) Reti: 23' e 58' Di Carmine (V), 44' Malinovskyi (A), 64' Muriel (A), 93' Djimsiti (A) Espulso Dawidowicz all'85' Segui già la pagina di sport de ilGiornale.it? Tag:  Atalanta Calcio hellas verona
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Pioli pensa solo ai 3 punti: "Ibra? Babbo Natale arriva il 25 dicembre" (Sat, 07 Dec 2019)
L'allenatore del Milan, Stefano Pioli non pensa al calciomercato ma focalizza il suo pensiero solo alla vittoria contro il Bologna, mettendo da parte anche l'ipotesi dell'arrivo di Ibrahimovic Stefano Pioli vuole vincere. A 20 giorni dal Natale e a ventiquattro ore dal match contro il Bologna di Siniša Mihajlović, l'allenatore rossonero pensa solo a portare il Milan ai 3 punti. La partita con i rossoblù si gioca in campo e fuori: le due squadre si scontrano anche sul calciomercato, entrambre stanno tentando di accaparrarsi Zlatan Ibrahimović. Il prepartita Vincere non è facile, come non lo è perdere se giochi al Milan, una delle squadre più titolate d'Europa. Pioli lo sa. Ma anche allenare è un bel lavoraccio. E Pioli sa anche questo. Lo dimostra nella conferenza stampa prima del match che chiuderà la 15esima giornata di Serie A, Milan e Bologna, quando ammette: "Allenare è facile quando sei a casa". Ma i ritmi e il gioco sono in crescita e tutto lascia ben sperare. E Pioli sa anche questo. E infatti spiega: "Guardando le statistiche siamo a buon punto. Sul piano del gioco stiamo migliorando, ma dobbiamo lavorare ancora molto". L'obiettivo, anche se è molto distante è l'Europa: "Non sono venuto qui per fare un lavoro normale, chi viene al Milan deve per forza puntare all'Europa. Poi a fine stagione faremo i conti e vedremo dove siamo arrivati". Per puntare all'Europa serve vincere. E a poche settimane dal Natale, l'allenatore ha solo un desiderio: "Se devo chiedere un regalo, io penso ai tre punti da prendere a Bologna". E ai giornalisti che parlano dell'arrivo di Zlatan Ibrahimovic, risponde: "Se mi sentirei più tranquillo con Ibrahimovic? Babbo Natale arriva il 25 dicembre, voi da ottobre parlate di queste situazioni". E il caso Piatek? Su Ibra si scherza. Le due parti stanno trattando. Ma in casa Milan c'è un altro attaccante che è stato pagato tanto e che ora sta vivendo un momento non troppo prolifico: Krzysztof Piątek. Pioli ha parlato anche di lui: "Non esiste un caso di un singolo giocatore in un gioco di squadra. Per me esiste il caso del Milan. Vinciamo e perdiamo tutti insieme. Alternative a Piatek? Se giocherà è perché lo ritengo funzionale al gioco di squadra. Piatek è più un centravanti di area, Leao una punta di movimento. L'importante è che la squadra che giochi da squadra: non abbiamo Messi né Ronaldo, ma tanti buoni giocatori che con il gioco collettivo possono diventare ottimi. Non c'è un problema Piatek", come riporta La Gazzetta dello Sport. Tag:  AC Milan Bologna calcio Persone:  Stefano Pioli Zlatan Ibrahimovic
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Milan, incidente per Romagnoli: tamponata un'auto sulla Pontida (Sat, 07 Dec 2019)
L'incidente che ha coinvolto il difensore del Milan, Alessio Romagnoli, si è verificato sulla Pontina, lunedì mattina poco dopo le 7, all'indomani del match contro il Parma Il capitano del Milan Alessio Romagnoli è stato protagonista di un tamponamento sulla Pontina, la strada statale 148 che collega Roma a Terracina, lunedì mattina poco dopo le 7, all'indomani del match contro il Parma. Il calciatore non ha riporato ferite, nonostante l'impatto violento con un Fiat Doblò, guidata da due fratelli, rimasti feriti lievemente. Lo scontro Secondo quanto riporta Il Messaggero, l'ex difensore giallorosso e titolare nella Nazionale italiana di Roberto Mancini si trovava alla guida di una Smart di colore scuro, di proprietà di un suo "conoscente ristoratore", con a bordo un amico, mentre viaggiava sulla Pontina in direzione Aprilia. Probabilmente, a causa delle forte velocità, il milanista avrebbe perso il controllo della piccola autovettura finendo contro una Fiat doblò, che trasportava due operai romani. Lo scontro, secondo quanto riferisce il quotidiano romano, che ha pubblicato le foto dei danni subiti dal furgone, sarebbe stato molto violento. Infatti, il Doblò sarebbe uscito di strada, andando prima a finire contro un muro e poi contro il guardrail. Le due persone a bordo hanno riportato ferite e traumi lievi. Romagnoli, invece, è rimasto illeso. La testimonianza dei feriti A confermare la dinamica dell'incidente è Antonio, uno dei due operai rimasti feriti, che racconta: "L’urto è stato violento noi andavamo a 50 chilometri orari, visto anche i continui cantieri che sono disseminati lungo quell’arteria pericolosa, a un certo punto poco prima dello svincolo per Aprilia abbiamo sentito un gran colpo e il furgone andava per conto suo così siamo andati a sbattere prima contro un cordolo di cemento e poi contro il guardrail. Il mezzo è andato completamente distrutto e ora è da demolire". L'operaio inoltre precisa: "Avevo la testa piena di sangue a un certo punto ho sentito anche i sensi venir meno. Poi mi sono risvegliato in ospedale. Ora non posso andare al lavoro e dovrò stare fermo a casa". Romagnoli, invece, ha spiegato che la causa dell'incedente sarebbe dovuta a "una distrazione". Tag:  AC Milan incidente auto Persone:  Alessio Romagnoli
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F1, Alonso punge Vettel e Leclerc: ''Io davo la scia, loro si urtano'' (Sat, 07 Dec 2019)
L’ex ferrarista, al gala Fia organizzato a Parigi per i campioni mondiali parla della rivalità tra i due piloti della Rossa ''La reputazione si basa sui fatti e ogni anno vedo piloti che si sbattono fuori a vicenda'' ha commentato così Fernando Alonso la rivalità sempre più acerrima tra i piloti della Ferrari, Vettel e Leclerc. E' stato l'ultimo ad aver sfiorato il titolo mondiale con la Rossa e continua a collezionare vittorie anche lontano dalla Formula Uno. Il pilota di Oviedo, in occasione della cerimonia di premiazione della Fia a Parigi alla quale ha partecipato insieme ai compagni di squadra nel Wec Sebastien Buemi e Kazuki Nakajima, si è espresso sugli screzi in pista tra i due piloti della Ferrari Sebastian Vettel e Charles Leclerc: ''La reputazione si basa sui fatti. E ogni anno vedo in giro piloti che si sbattono fuori a vicenda, mentre mi viene in mente quando lasciavo la scia a Monza o a Spa, per spirito di collaborazione. Non è mai facile cedere il volante, ma non è mai stato un problema perché in Toyota ero io quello che chiedeva consigli ai colleghi con cui ho condiviso un’annata intensa sui circuiti di tutto il mondo (altro riferimento allo screzio fra Leclerc e Vettel nelle qualifiche del GP d’Italia, ndr)''. Una rivalità sempre più forte tra i piloti della Scuderia di Maranello, deflagrata in Brasile con il contatto sulla Reta Oposta che ha messo fuori dai giochi emtrambi i ferraristi. Il pilota monegasco in ogni modo, all’esordio in Ferrari, ha battuto il quattro volte iridato Vettel, ed è proprio il tedesco il pilota con le quotazioni più in ribasso al termine del 2019. Nel 2020 sarà rivincita in Ferrari tra il monegasco e il tedesco, con l'auspicio che gli interessi personali dovranno essere subordinati a quelli del team. Problemi che per fortuna non sfiorano il pilota spagnolo. Il nuovo anno comincerà per lui con una sfida estrema, la Dakar 2020 al volante di una Toyota Hilux insieme a Marc Coma. L'ex ferrarista ha aggiunto: ''Ovviamente ora l'obiettivo principale è la Dakar. Poi mi concentrerò sulla 500 Miglia di Indianapolis. Questo è quello che voglio vincere ora, la priorità principale per me''. Ma non mancano i rumors riguardo un suo futuro prossimo in Formula Uno: "Fernando Alonso mi ha assicurato che vuole tornare in F1 nel 2021, probabilmente con la Renault", ha dichiarato l'ex pilota Martin Brundle a Fox Sports. Segui già la nuova pagina Sport de IlGiornale.it? Tag:  F1 Ferrari Persone:  Fernando Alonso Charle Leclerc Sebastian Vettel
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GregOro si riprende l'Europa dei 1500 La Panziera regina nei 200 dorso (Sat, 07 Dec 2019)
Paltrinieri re come nel 2015. E Margherita centra il record italiano Nella Scozia di combattenti e cuori impavidi in stile Braveheart, due leoni come Gregorio Paltrinieri e Margherita Panziera vincono magistralmente le rispettive battaglie. Grazie all'ennesima prova di forza, Greg Paltrinieri torna re nei suoi amati 1500 stile libero - l'ultimo successo internazionale del carpigiano risaliva a 26 mesi fa, a Budapest nel 2017 -, mentre la leonessa Margherita Panziera da Montebelluna torna a ruggire in quel di Glasgow dove un anno e mezzo fa si era già laureata campionessa d'Europa in vasca lunga. Non è mai stato uno che accetta le sconfitte, il mai arrendevole Paltrinieri. A maggior ragione dopo che per tanto tempo il re dei 1500, tra una gara e l'altra nel nuoto in acque libere, era rimasto nudo nella sua gara. Stavolta però non finisce come agli Europei di Glasgow del 2018, quando Greg si dovette accontentare di un argento e di un bronzo nelle gare del mezzofondo. Stavolta il tanto atteso successo è arrivato. Sorridi alla vita e la vita ti sorriderà. Centotrentatré giorni dopo la delusione mondiale, Margherita Panziera si riscatta vincendo il suo primo oro europeo in vasca corta, il secondo della carriera dopo quello continentale vinto nell'estate del 2018 sempre lì a Glasgow ma in vasca lunga. Centotrentatré giorni dopo il quarto posto di Gwangju, dove arrivava con il miglior crono dell'anno, Margherita finalmente torna a sfoggiare il suo più bel sorriso. Era ora. Una prova sensazionale quella della Panziera, la quale saluta la compagnia al passaggio dei 100 e tocca in 2'0145, migliorando di un decimo il primato italiano che già le apparteneva. Ma la sorpresa di giornata la regala Ilaria Bianchi, in grado di andare a medaglia nei 200 farfalla, invece che nei più congeniali 100 metri. Nient'affatto male per un'atleta navigata che il prossimo 6 gennaio compirà 30 anni. Il che fa sorridere, se la si paragona a una ragazzina come Benedetta Pilato che ha esattamente la metà degli anni della Bianchi. Trentenne o quasi come Federica Pellegrini, ieri sesta nella finale dei 100 stile (5230) ma vicina al suo primato italiano di 5210. Comunque sia, il record non le sarebbe bastato per il podio. Oggi Fede sarà in acqua nei suoi amati 200 per le batterie ed eventualmente nella finale di stasera. C'è possibilità di arricchire il bottino della spedizione che, al momento, conta 4 ori, 2 argenti e 5 bronzi dopo solo tre giornate. Risultati 100 dorso m.: Kolesnikov (Rus) 4909, Diener (Ger) 4994, Glinta (Rou) 5030, 4. Sabbioni 5033, 8. Mora 5061. 200 sl f.: Anderson (Gb) 5149, Gastaldello (Fra) 5185, Heemskerk (Ola) 5188, 6. Pellegrini 5230. 200 dorso f.: Panziera 2'0145, Zevina (Ucr) 2'0225, Toussaint (Ola) 2'0304. 200 farfalla f.: Hosszu (Ung) 2'0321, Bianchi 2'0420, Jakabos (Ung) 2'0500. 100 misti f.: Hosszu (Ung) 5736, Kameneva (Rus) 5759, Laukkanen (Fin) 5862, 7. Cocconcelli 5951. 1500 sl m.: Paltrinieri 14'1714, Christiansen (Nor) 14'1815, Aubry (Fra) 14'2566, 8. Acerenza 14'5149. 50 sl m.: Morozov (Rus) 2040, Manaudou (Fra) 2066, Lobanovskii (Ung) 2076, 6. Miressi 2129, 7. Bocchia 2135. Oggi Batterie (ore 10.30): 100 sl m. (Miressi), 200 sl f. (Pellegrini), 100 misti m. (Orsi), 200 misti f. (Cusinato). Finali (ore 18): 100 rana f. (Carraro, Castiglioni), 200 sl f., 200 misti f., 100 rana m. (Scozzoli, Martinenghi). Dirette su RaiSport.
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L'effetto Sarri sbagliato: nuova Juve inseguitrice al crocevia con la Lazio (Sat, 07 Dec 2019)
Il tecnico fiuta il pericolo: «Sono punti pesanti» Un'altra frenata alimenterebbe i venti contrari Ai più giovani, forse, il nome di Francesco Ciccio Graziani non dirà più di tanto. In settimana, comunque, l'ex centravanti del Toro e della Nazionale campione del mondo nel 1982 ha detto a chiare lettere che «i tifosi della Juventus rimpiangeranno Allegri: con lui i bianconeri rischiavano poco e avevi l'impressione che il gol prima o poi arrivasse». Drastico, sicuramente. Comunque sia, è stata una settimana strana per chi ha il bianconero nel cuore. Aspettando la Lazio, il pareggio contro il Sassuolo ha fatto storcere il naso a tanti. Così come l'affermazione del tecnico toscano secondo cui «in campionato la squadra, vincendo da tanti anni, potrebbe avere meno motivazioni». Affermazione quasi blasfema, per chi frequenta il mondo bianconero. Scopertosi adesso inseguitore dell'Inter, quasi inaspettatamente. E magari anche un po' preoccupato, conoscendo Conte e la sua capacità di affrontare volate lunghissime fino al trionfo finale. Ecco: con queste premesse, la Juve stasera renderà visita alla Lazio, probabilmente la squadra più in forma del campionato. Vero che Sarri, negli scontri diretti con Simone Inzaghi, ha vinto tre volte pareggiando una (12 gol fatti, 3 subiti). E vero anche che in campionato la Juve non perde a Roma contro i biancocelesti dal preistorico 2003: però, per dirla proprio con il tecnico bianconero, «ci aspetta una partita palesemente difficile. La Lazio ha grande qualità: riesce a portare bene la squadra a ridosso dell'area avversaria, è la migliore in Italia nei passaggi filtranti negli ultimi 25 metri. E si difende bene anche in Europa. Potrebbe inserirsi nella lotta scudetto? Sì». Occhio, allora. Perché distrarsi potrebbe risultare fatale. Idem cominciare la gara in maniera blanda: «Mi aspetto un approccio violento da parte loro, perché sono in un momento molto positivo. Ci sarà da reggere questo impatto, poi venire fuori e prendere in mano la partita, cercando di tenerli lontani dalla nostra area di rigore». Juve avvisata e con quel che segue, insomma. Con qualche patema di troppo legato agli indisponibili nella zona centrale del campo (Ramsey, Khedira, Costa) e il dubbio se schierare Bernardeschi (favorito) o Bentancur nel ruolo di trequartista. Vista la classifica, però, stavolta le motivazioni dovrebbero esserci: «Si trattava di una delle ipotesi, visto che abbiamo più difficoltà nell'approcciare gli impegni di campionato dopo le partite di Champions. Magari, invece, è solo un calo di energie mentali e nervose. Avendo visto gli allenamenti di questa settimana, sono comunque fiducioso: come sempre, risponderà il campo». Dove ovviamente ci sarà Ronaldo, con Dybala partner. «Spero che avere una squadra come l'Inter davanti a noi sia un grande stimolo per fare tanti punti». E allora si torna a ragionare sulle motivazioni, sulla voglia di essere ancora i primi. Anche perché la partita di mercoledì sul campo del Leverkusen varrà zero ai fini della classifica del girone di Champions, già vinto e archiviato. Adesso, insomma, la testa va messa solo sulla lotta tricolore.
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IlGiornale.it - Cultura

Nove opere dell'Art Basel Miami 2019 (Sat, 07 Dec 2019)
Fonte foto:  Clelia Patella Nove opere dell'Art Basel Miami 2019 1 Sezione:  Cultura 250 le gallerie internazionali presenti, per una fiera che - a detta di molti critici - tende ad avere sempre meno concetto e sempre più mercato. Ecco le nove opere che vale la pena raccontare di questo Art Basel Miami 2019
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Ecco le nove opere che vale la pena raccontare del Art Basel Miami 2019 (Sat, 07 Dec 2019)
250 le gallerie internazionali presenti, per una fiera che - a detta di molti critici - tende ad avere sempre meno concetto e sempre più mercato La diciottesima edizione americana di Art Basel, ovvero la fiera d’arte contemporanea Art Basel Miami Beach, conferma definitivamente il fatto che la manifestazione sia ormai senza dubbio alcuno la più importante al mondo di questo genere. 250 le gallerie internazionali presenti, per una fiera che - a detta di molti critici - tende ad avere sempre meno concetto e sempre più mercato. I concetti però, a ben cercare, ci sono. Con una particolare attenzione a tematiche assolutamente attuali, il “segno dei tempi” che l’arte deve possedere, insomma: questioni come la migrazione umana, l’ecologia e l’ambiente, e l’identità di genere sono ricorrenti tra gli stand della fiera. Abbiamo selezionato nove opere che vale la pena raccontare di questo Art Basel Miami 2019 (guarda la gallery). Maurizio Cattelan – Comedian, 2019. Perrotin (Paris) Dopo il giro di boa completato da Cattelan qualche mese fa con “America”, il suo cesso in oro massiccio (regolarmente funzionante), la sensazione che il cerchio si sia chiuso si fa ancora più forte. Cattelan ci sta trollando, questo è chiaro: e ci riesce benissimo, visto che la banana - destinata a diventare la seconda più famosa dell’arte, dopo quella di Andy Warhol sulla copertina dei Velvet Underground - è stata già venduta DUE volte per 120000 dollari cadauna. Non poco, considerata tra l’altro la deperibilità dell’oggetto. Perrotin, oltre a offrirci in vendita l’ultima copia (a un prezzo maggiorato: 150000 dollari) si rende complice del trolling ricordandoci che l’opera è serissima: “le banane sono un simbolo del commercio globale e un dispositivo classico dell’umorismo, e hanno quindi un doppio significato”. Martin Wong – Untitled, c. 1986. P.P.O.W (New York City) L’opera di Martin Wong è particolarmente significativa perché utilizza due dei simboli più frequenti nell’immaginario dell’artista, ovvero il cuore e i mattoni. Le scritte al centro dell’opera, in linguaggio dei segni (altro elemento ricorrente nelle sue opere), compongono la frase “Love for Sale”, ennesimo tentativo di Wong di inserire un afflato romantico all’interno delle sue rappresentazioni della crudezza della vita underground americana degli anni ottanta, fortemente vissuta in prima persona dall’artista cino-americano dai tempi del movimento hippie a Haight- Ashbury fino al periodo newyorkese, tra conflitti razziali e sociali, droga e scena queer dell’epoca. Portia Munson – Her Coffin, 2016. P.P.O.W (New York City) Ventidue anni dopo il suo Pink Project del 1997, l’opera di Portia Munson insiste nell’utilizzo di materiali plastici rosa di recupero decontestualizzati, e se all’epoca le indagini sull’identità di genere e sull’ambientalismo implicite nelle sue opere erano decisamente all’avanguardia, oggi sono più che mai attuali, rendendo giustizia a questa pervicace e coerente insistenza stilistica. L’opera, che prende spunto dalla pink ribbon campaign dedicata alla raccolta di fondi per la ricerca sul cancro al seno, intende rappresentare - tramite l’accumulazione di oggetti rosa che, dalle bambole ai dildi, indicano l’aspetto commerciale di questo colore - gli effetti cancerogeni delle materie plastiche: un’accumulazione quasi strabordante di oggetti che fanno di questa “bara” una capsula del tempo in cui ritrovare la bellezza e l’orrore dei nostri giorni. Tatsuo Mjyajima – Pile up Life No.2. SCAI The Bathhouse (Tokyo) Formazione da pittore, esordi come artista performativo, dal 1988 Miyajima fa della scultura e dell’installazione di LED la sua riconoscibilissima e originale forma espressiva primaria, indagando sul tempo, lo spazio, la natura e i mutamenti (naturali e non), visti da un punto di vista fortemente influenzato dal pensiero buddista. La serie “Pile Up Life” fa riferimento ad antichi monumenti commemorativi presenti in numerose aree tra l’Asia orientale e i continenti americani, associati al concetto buddista di vita eterna. L’opera, composta da pietre e LED, intende osservare come i grandi disastri naturali influiscano sulle vite umane, e rappresenta un requiem silenzioso per le anime perdute in queste catastrofi. Teresa Margolles – Estorbo (Obstruction), 2019. Galerie Peter Kilchmann (Zurich) L’installazione di Teresa Margolles è il risultato di una ricerca e di un percorso creativo peculiare: dopo essersi recata nelle zone di confine tra San Antonio de Tàchira (Venezuela) e San Josè de Cùcuta (Colombia) e aver intervistato centinaia di venezuelani in fuga dal loro paese alla ricerca di lavoro o sicurezza, l’artista ha acquistato le loro t-shirt, sporche e sudate a causa del loro lavoro presso la frontiera come “carretilleros”, e l’atto dellla svestizione è raffigurato nelle fotografie abbinate a ciascuno dei novanta blocchi di cemento presenti nell’istallazione. Le magliette vennero poi inserite nei blocchi di cemento nel contesto di una performance al Museo di Arte Moderna di Bogotà, dopo essere state utilizzate per sporcarne i vetri delle finestre, e le iniziali dei nomi dei profughi vennero scolpite in ognuno dei blocchi. Cosmo Whyte - The Enigma Of Arrival, Carry On, 2017. (Los Angeles) Con la serie The Enigma Of Arrival, Cosmo Whyte racconta la complessità della migrazione, attingendo anche alle personali esperienze da immigrato. Il suo particolare utilizzo di media differenti legati a culture e tempi diversi, giustapposti nelle singole opere, riflette la sua capacità di far dialogare differenti identità culturali, quasi si trattasse di un pidgin, una sorta di creolizzazione realizzata nelle sue opere. D’altronde l’autore è un nero del sud degli Stati Uniti, le cui origini sono però da ricercarsi nei Caraibi (è nato in Giamaica): i contesti storici delle due regioni hanno in comune una storia di oppressione coloniale europea e di tratta transatlantica degli schiavi. L’opera qui presente, costituita da sedili di aereo a rappresentare il viaggo intercontinentale e/o la migrazione, vede i medesimi rivestiti da antichi tessuti di epoca coloniale; sugli schienali si trovano dei centrini, caratteristici della cultura della Spagna Imperialista, e piatti di ceramica inglese vittoriana rotti (perché ogni invasione e conseguente migrazione porta alla perdita e alla distruzione) sono poggiati a terra, su un pallet da trasporto. Simone Leigh – Cupboard IX, 2019. Luhring Augustine (New York City) Conosciuta per le sue sculture, videoinstallazioni e performance sociali, Simone Leigh fa però della ceramica il suo media principale, per cui è particolarmente conosciuta. Combinando i suoi studi sulla ceramica americana con il forte interesse per i lavori tradizionali in argilla tipici dei paesi africani, di cui utilizza anche i motivi rileggendoli in chiave modernista, l’artista indaga sull'anatomia femminile come sull'architettura, e tende a vedere il corpo femminile stesso come un'architettura, in cui la donna è casa, o è vaso. Anche in quest’opera gioca su questi stereotipi - in questo caso con il vaso, che rappresenta la testa della figura - e rafforza il riferimento all’Africa e alla sua diaspora tramite l'utilizzo della rafia tipica dei cappelli africani per la creazione della gonna. Molto particolare il fatto che osservando l’opera di profilo il vaso perda di riconoscibilità, trasformandosi in una capigliatura afro: forme archetipali tipiche di una cultura che cambiano totalmente senso e contesto pur restando uguali a sé stesse. Betye Saar – Gliding Into Midnight, 2019. Roberts Projects (Los Angeles) Betye Saar, leggendaria assemblage artist afroamericana, rende omaggio con le sue mani di 93 anni alle mani degli antenati. Dal blu cobalto (colore ricorrente nella sua opera, il cui doppio significato in inglese relativo anche al dolore è all'origine della parola blues e dei canti del popolo afroamericano sfruttato) in cui è immersa la canoa rappresentata nell’opera, che riflette sul pavimento uno schema di un'antica nave adibita al trasporto di schiavi, si stagliano verso il cielo le braccia degli avi. La coerenza nel discorso politico e sociale della Saar non conosce limiti, e come sempre sfugge del tutto al ricorso allo stereotipo nel raccontare la storia degli afroamericani. George Segal – American, 1924-2000. Templon (Paris) Le sculture di George Segal danno quasi l’impressione paradossale di essere dei tableaeu vivant pur essendone di fatto l’opposto, pietrificando senza pietà le figure umane rappresentate. Probabilmente è il ricorso alla rappresentazione di environment, quasi fossero dei diorami, associata al fatto che si tratta di calchi al vero di persone realizzate tramite la tecnica delle bende ingessate, a rendere questo effetto. Scultura pop situazionale che rende eterni gli istanti quotidiani come in una moderna, metafisica Pompei in cui al dolore dell’ultimo istante di vita si sostituisce il malessere del perpetuo quotidiano, fatto di un infinito momento di solitudine e straniamento. L’opera qui presente, che raffigura semplicemente una donna distesa nel suo letto all’alba, con tutta la fragilità che la tecnica usata dell’artista rende alla scultura (del tutto opposta alla solida plasticità delle sculture classiche), rappresenta la quintessenza della routine. Passiamo un terzo della nostra vita a non viverla, distesi nel letto, comunque e sempre soli, anche quando accanto a noi ci dovesse essere qualcuno. [[gallery 1795794]] Tag:  Art Basel Miami Persone:  Maurizio Cattelan
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Tosca, Netrebko Milano: tre dive per una "prima" (Sat, 07 Dec 2019)
 Alla prima gli applausi per Mattarella e la Segre Opera "travagliata" ricca di grandi melodie Anna Netrebko, la star soprano Meyer è già sul pezzo: Scala al top nel mondo Verdi & C., quanti capolavori in scena Una Tosca telegenica: ritmi da scene d'azione Il sipario di S.Ambrogio si alza oggi sul gioiello del maestro Puccini, sul fascino della soprano superstar e una città che corre al passo dell’Europa Mai come di questi tempi di sciacque che si beano, ancheggiando anoressiche, di impalpabili carriere da blogger o influencer, c'è bisogno di divine. Ma di quelle vere, quelle che ti appiccicano al muro con uno sguardo e nel loro incedere nemmeno toccano terra con i loro passi quasi sovrannaturali. E allora benvenuta sia la prima di sant'Ambrogio di quest'anno alla Scala che di divine in cartellone ne ha messe (almeno) tre. La prima è quell'immortale e primigenio archetipo del femminile e dell'amore-passione, dipinto dal maestro Giacomo Puccini nel personaggio senza tempo di Floria Tosca. Donna capace di amare, tradire e perfino dare la morte per alimentare quel fuoco che le arde nel petto: uccidendo quel mostro del barone Scarpia, un #MeToo del 1600, ma anche se stessa al cospetto del sangue dell'amato Cavaradossi. E chi meglio di un'altra divina come Anna Netrebko potrebbe oggi portare in scena un tale groviglio di elementi primigeni che scuotono l'animo umano. Bellissima, bravissima, capricciosa forse, ma superba quando c'è da cantare, lei sì e a ragione super social, aggiunge con Tosca la quarta prima scaligera al suo collier dopo Andrea Chénier, Giovanna d'Arco e Don Giovanni. E allora è lei stessa a evocare Maria Callas e Rajna Kabaivanska da raggiungere nell'Olimpo. E poi c'è la terza divina, quella Milano mai così rilucente dei suoi gioielli. Diventata talmente bella, da essere costretta a forza ad abbandonare (malvolentieri) quella sua genetica modestia di fronte ai frutti copiosi del suo rito ambrosiano. I grattacieli, i nuovi quartieri, ma soprattutto le industrie e i servizi che marciano al passo delle più veloci regioni d'Europa. E tutto questo, anche nel sant'Ambrogio delle tre divine, per chi ha occhi per vedere, si vedrà bene. Speciale:  Prima della Scala focus
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Verdi & C., quanti capolavori in scena (Sat, 07 Dec 2019)
Opera, sinfonia e balletto: un 2019-20 tra celebrazioni, riscoperte e nuove pagine Belcanto, sinfonica e balletto: ecco in pillole la stagione 2019/2020 del Teatro alla Scala, il tempio della lirica. Opera Si inizia dal belcanto: a parte la pucciniana Tosca (fino all'8 gennaio) ecco Roméo et Juliette (dal 15 gennaio al 16 febbraio): sul podio Lorenzo Viotti, cast straordinario. Poi il Trovatore di Verdi (dal 6 al 29 febbraio). Spettacolo con regia di Alvis Hermanis, direzione di Nicola Luisotti. Titolo successivo Il turco in Italia di Rossini (22 febbraio-22 marzo); direttore Diego Fasoli, artisti in scena come Rosa Feola, Alex Esposito, Edgardo Rocha e Mattia Olivieri. Altra pagina: Salome (dall'8 al 31 marzo). Riccardo Chailly per Strauss ha scelto la squadra formata da Damiano Michieletto alla regia, Paolo Fantin per le scene e Carla Teti per i costumi. Avanti così fino a Pelléas et Mélisande, di Debussy (dal 4 al 24 aprile), sul podio Daniele Gatti. Con Tannhäuser (nella foto) - dal 23 aprile al 27 maggio - torna Wagner riprendendo l'allestimento di «Tannhäuser» firmato da Carlus Padrissa. L'amore dei tre re è previsto dal 17 maggio al 10 giugno; è il titolo più conosciuto di Italo Montemezzi. Della serie altre «opere da riscoprire» segue Fedora di Umberto Giordano (dal 3 al 30 giugno); poi Un ballo in maschera di Verdi (20 giugno al 16 luglio), sul podio Zubin Mehta, nuovo allestimento di Salvadores: La traviata (dall'11 luglio al 25 novembre) Mehta alla direzione, versione firmata Cavani; e ancora Il viaggio a Reims di Rossini, dal primo al 25 settembre, col ritorno sul podio di Paolo Carignani, regia di Ronconi, scene di Gae Aulenti. Gran finale in autunno -: Agrippina (dal 17 al 30 ottobre) di Haendel, allestimento di Robert Carson; Erwartung/Intolleranza 1960 di Nono (dal 29 ottobre all'11 novembre), La Gioconda (dal 10 al 29 novembre) di Amilcare Ponchielli. Sinfonica Si parte a gennaio 2020, dal 7 al 10: il direttore Gianandrea Noseda (foto in mezzo) affronta Gabriel Fauré «Pelléas et Mélisande, suite op. 80» e Igor Stravinskij «Le baiser de la fée» e ancora «Divertimento dal balletto» e di Camille Saint-Saëns «Sinfonia n. 3 in do min. op. 78 con organo». Dal 16 al 19 gennaio - sarà Riccardo Chailly si occuperà di Beethoven: «Egmont, ouverture in fa min. op. 84», «Sinfonia n. 8 in fa magg. op. 93» e «Sinfonia n. 5 in do min. op. 67». Dal 10 al 14 febbraio Eliahu Inbal si presenta per condurre la «Sinfonia n. 5 in si bem. magg» di Bruckner. Altro appuntamento dal 7 al 12 marzo: Zubin Mehta per un grande Mahler della «Sinfonia n. 3 in re min»; Daniela Sindram, contralto. Con la Filarmonica Iván Fischer dirige Mozart (da «Die Zauberflöte Ouverture») e la Sinfonia n. 39 in mi bem. magg. K 543; poi Bartók con il «Concerto per orchestra». E ancora 8-12 giugno: Riccardo Chailly, programma: Luciano Chailly «Sonata tritematica n. 4 op. 206» e Beethoven «Sinfonia n. 9 in re min. op. 125». Dal 27 giugno al 1° luglio Chung dirige di Haydn la «Sinfonia n. 44 in mi min» «Trauer-Symphonie» Hob. I/44 e di Gioachino Rossini lo «Stabat Mater». Balletto Una stagione con nove titoli: si comincia con Sylvia (dal 17 dicembre), ispirato al dramma di Torquato Tasso. Accanto alla tradizione - Il lago dei cigni (dal 24 giugno) e Lo schiaccianoci ( dal 3 ottobre), c'è il balletto contemporaneo Madima (dal 22 marzo), con musiche di Fabio Vacchi. Speciale:  Prima della Scala focus
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Il baritono Salsi diventa Scarpia: "Io cattivo, ma solo in scena" (Sat, 07 Dec 2019)
Scarpia è «orrido» spiega Riccardo Chailly, direttore pucciniano per eccellenza. Di fatto, è uno dei personaggi più loschi della storia dell'opera. «Bramo. La cosa bramata perseguo, me ne sazio e via la getto volto a nuova esca», dice di sé a proposito di Tosca, l'ultima sua «esca». I tre accordi laceranti con cui esordisce l'opera sono il ritratto di Scarpia, barone e capo della polizia. Non c'è nulla di positivo in quest'uomo spiega Luca Salsi, alla Scala per la sua seconda inaugurazione. A lui il compito di mettersi nei panni di un uomo di cui «non si salva niente. Lo descrive benissimo Cavaradossi che ne parla come di un bigotto satiro che affina la foia libertina, fa il confessore e il boia. Lui è proprio così», dice Salsi. Finire nella sua pelle è sgradevole per un cantante... «Infatti ruoli come Scarpia o Jago sono lontanissimi dalla mia natura. Se mi vengono abbastanza bene è solo perché studio tanto. Sono questi i casi in cui, come dice Canio nei Pagliacci, arte e vita si dividono». Perché se sei baritono o fai il padre oppure il cattivo? Non vi sono alternative? «Nei ruoli paterni posso infatti proiettare aspetti della mia personalità, penso a Simon Boccanegra o ai Due Foscari. Ma in questo caso: nulla». Sta costruendo questo personaggio con il direttore pucciniano di riferimento. Su che cosa avete lavorato? «La parola d'ordine è: Cantare le note scritte da Puccini. Seguiamo scrupolosamente la partitura, didascalie comprese. Proprio come Verdi, anche Puccini scrive tutto quello che vuole. Facendo così ne esce un personaggio nobilitato». Dopotutto un barone... «Penserei a un barone siciliano, quindi non grida, non è mai sopra le righe, ha un bel portamento. E soprattutto non è mai volgare». Perché questo potrebbe essere il rischio? «Sì, perché la scrittura è talmente densa e forte che ti porta a esagerare, però se segui ogni indicazione non cadi nella trappola. Il mio sforzo è quello di cercare un canto nobile». I suggerimenti del regista? «Vuole un personaggio sempre risoluto, sulle sue. Un po' gelido, salvo quando - nel secondo atto - s'arrabbia con Tosca». Il fatto che vi saranno riprese per cinema e tv che cosa comporta per un cantante? «Lavorare ancora di più sugli sguardi. Mai far cadere la tensione anche quando non si canta». Speciale:  Prima della Scala focus
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Anna Netrebko la star soprano: bruna e volitiva "sosia" di Tosca (Sat, 07 Dec 2019)
È la superstar Anna Netrebko (1971) la protagonista di questo Sant'Ambrogio scaligero, il suo quarto dopo Don Giovanni, Giovanna d'Arco e Andrea Chenier. Soprano che non si cala nel ruolo di Tosca. Più semplicemente: lei è Tosca. Si parte dall'aspetto: bruna, occhio moresco, sguardo profondo. Anche se la identifichiamo con San Pietroburgo, cui deve il lancio di carriera, Netrebko è nata e cresciuta nel profondo Sud della Russia, in una regione stretta fra il Mar Nero, Caspio e d'Azov. Il suo temperamento ci ricorda quello di Tosca, è volitiva, determinata, indomabile e anticonformista. E come Tosca, si spende per il proprio uomo. Al fianco di Anna Netrebko c'è il tenore Yusuf Eyvazov, conosciuto in una Manon a Roma e sposato l'anno dopo fra una recita e l'altra di Giovanna d'Arco (era la prima scaligera del 2015). Quando può, Netrebko condivide il palcoscenico con il marito, così accadde nell'Andrea Chenier del 7 dicembre 2017. E così accadeva ancora quando faceva coppia con Erwin Schrott, baritono la cui carriera si è fortemente ridimensionata ora che Anna è uscita dalla sua vita. Da questa relazione nacque Tiago. Appurato che il bimbo era autistico e compresa quanto è scarsa la conoscenza di questa malattia, la cantante ha iniziato a battagliare via media, promuovendo campagne di sensibilizzazione e guidando associazioni. Non è donna, insomma, che si nasconda. Anzi, si espone, va e gioca la sua partita. Attitudine che, unita a corde vocali speciali e a una intelligente gestione della carriera, ha contribuito a farne il soprano numero uno. È lei in cima alla piramide delle cantanti (dunque donne) liriche. Basta digitare il nome su Google Trends per comprendere che nessuna le sta al passo. È influencer, regina di Instagram, diva, e professionista con pochi pari. «Quando entra in sala prove, lascia fuori dalla porta l'aspetto divistico. E fa la musicista: serissima e curiosa», assicura il direttore d'orchestra Riccardo Chailly che con questo soprano condivide ben tre inaugurazioni di stagione. Scarpia è presenza fortissima in quest'opera di Puccini, e c'è chi ha sostenuto che potrebbe intitolarsi Scarpia. Ma Chailly non ha dubbi: «Il titolo prescelto è quello giusto perché la bellezza e la forza dell'amore di Tosca sono la parte più nobile dell'opera. La sua fierezza e nobiltà d'animo sono tali da portarla all'omicidio». E infine al suicidio con quel volo nel vuoto sui cala il sipario. Speciale:  Prima della Scala focus
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Il sogno di avere Pascoli come autore del libretto (Sat, 07 Dec 2019)
Il compositore lo scrisse al critico Cordara: "Se il poeta ha delle idee, io lo contatto..." «Noi maestri compositori siamo come l'api, si sugge dove si trova il dolce e il buono». Giacomo Puccini scriveva al compositore e critico musicale torinese Carlo Cordara in merito ad un'eventuale collaborazione con Giovanni Pascoli: «io ho Tosca per le grinfie e per un anno e forse più non posso né devo occuparmi d'altro. E dopo? Lo sa Iddio! Solo le dirò che abbandonerò difficilmente i miei collaboratori Illica e Giacosa Però se il Sig. Pascoli avesse delle idee () con tutto il piacere mi metterò in comunicazione con lui». Il suo miele Puccini lo trovò, anche per la successiva opera Madama Butterfly, nel duo Illica-Giacosa, evitando collaborazioni blasonate con D'Annunzio e Grazia Deledda. Con loro formò un trio, anzi un quartetto tumultuoso (c'era anche l'editore Giulio Ricordi), che lasceranno non pochi risentimenti, soprattutto con Illica, irritato dalla soppressione nel finale del cosiddetto Inno Latino, rifatto innumerevoli volte, di cui Puccini musicò soltanto un lacerto («Trïonfal di nova speme l'anima freme»). Si trattava di uno slancio retorico i cui accenti collegavano Tosca e Cavaradossi allo spirito dell'antica Roma. Illica era il responsabile dell'impianto drammaturgico e non voleva rinunciare alle sue quasi sempre ottime idee. La sua sintesi del dramma originale di Sardou è mirabile: sopprime l'eccesso di racconti che narravano il passato dei suoi personaggi: «Mario Cavaradossi, pittore dalle simpatie liberali, nato a Parigi da padre romano e madre francese, allievo dell'artista rivoluzionario Jacques-Louis David, richiamato a Roma un anno prima per sistemare gli affari relativi all'eredità del padre defunto e trattenuto dal suo amore per Tosca; Cesare Angelotti, console dell'effimera Repubblica Romana del 1798, da poco evaso da Castel Sant'Angelo, dove era stato imprigionato su istigazione di Emma, Lady Hamilton, che lui aveva «protetto» quando le faceva la prostituta nei Vauxhall Gardens; il barone Vitellio Scarpia, capo della polizia per metà bigotto e per metà satiro, che rischia la vita se non sarà capace di riacciuffare il fuggiasco (nel libretto stupendamente descritto dal declamato di Cavaradossi: Bigotto satiro che affina colle devote pratiche la foia libertina e strumento al lascivo talento fa il confessore e il boia!); e finalmente Floria Tosca. Un tempo guardiana di capre sulle colline nei dintorni di Verona, poi accolta ed educata da suore benedettine. Cimarosa, in visita al convento, aveva udito la sua voce nel coro e aveva ottenuto il nullaosta papale per farle studiare canto» (così il biografo pucciniano Julian Budden). Vinto il braccio di ferro con Illica per evitare che «l'ultima trionfalata» diventasse una delle «solite sbrodolature amorose», a Puccini servirono altre «mani». Una ecclesiastica: l'amico sacerdote don Pietro Panichelli gli fornì «qualche verso da brontolar nel Te Deum» (gli ultimi versi dell'Angelus, che il Capitolo e la Folla giaculano «con voce parlata» alla benedizione del cardinale). L'effetto del vociare chiesastico «parlato» di contrasto al fortissimo cantato da Scarpia che si abbandona al desiderio carnale nel profumo d'incenso: illanguidir d'amore è formidabile. All'amico d'infanzia Alfredo Vandini che lavorava alle Privative del Ministero delle Finanze, Puccini chiese di reperire un poeta vernacolare - essendo Cesare Pascarella assente in America - perché «nell'ultimo atto ci ho un ragazzo pastore che colle pecore passa (non si vede, si finge) sotto il castello» Luigi Zanazzo, scovato da Vandini, sarà l'autore dei versi romaneschi («Io de' sospiri, te ne rimanno tanti», ecc.) cantati dal Pastore-voce bianca, prima di una delle più belle pagine dell'opera, l'alba su Roma, fra i rintocchi delle campane che suonano il mattutino a varie distanze spaziali. Speciale:  Prima della Scala focus
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Opera lirica "travagliata" ricca di grandi melodie (Sat, 07 Dec 2019)
La genesi di Tosca, seconda opera nata dalla collaborazione di Puccini con il poeta-librettista Luigi Illica e con il drammaturgo Giuseppe Giacosa, fu complessa. Basta leggere il secondo volume dell'Epistolario pucciniano (1897-1901), pubblicato quest'anno per la cura di Gabriella Biagi Ravenni e Dieter Schickling. Le missive del compositore, liberate dalle censure degli ultimi eredi, offrono la narrazione di quelle difficoltà che Puccini dissimulava con giochi di parole: «Tosca che m'attosca», con riferimento al personaggio del malvagio Barone Scarpia, accostato allo Jago operistico di Verdi e Boito che insuffla la gelosia a Otello («è un'idra fosca, livida, cieca, col suo veleno se stessa attosca»). La composizione fu contrappuntata dai continui spostamenti richiesti al compositore per assistere alle varie prime importanti di Bohème, che iniziava il suo inarrestabile «giro» nei maggiori teatri nazionali ed europei. A Parigi Puccini conosce Émile Zola, Victorien Sardou (l'autore del dramma da cui è tratta Tosca) e Alphonse Daudet, tutti suoi ammiratori. Scriverà agli amici lucchesi: «Chi l'avrebbe detto, eh? Al guitto organista di Mutigliano», riferendosi a quando era un oscuro organista di una collegiata al di là del Serchio, oggi frazione di Lucca. Viaggi che pesavano come macigni per un uomo che soffriva la malinconia di casa, di quella Torre del Lago che da Parigi descrive, «paese tranquillo, con macchie splendide fino al mare, popolate di daini, cignali, lepri, conigli, fagiani, beccacce, merli, fringuelli e passere. Padule immenso. Tramonti lussuriosi e straordinari. Aria (...) splendida di primavera e di autunno. Vento dominante, d'estate il maestrale, d'inverno il grecale o il libeccio». L'anelito del cacciatore appassionato «al bosco olezzante con relativi profumi, al libero ondeggiare del ventre in largo calzone con assenza di gilet il vento che libero e olezzante mi giunge dal mare con le nari dilatate il salso jodico spirare», si unisce a quello di sistemarsi in case confortevoli. Nell'estate del 1898, prese in affitto Villa Mansi a Monsagrati (dieci chilometri a Nord-Est di Lucca), località solitaria nella quale lavorava «fino alle 4 di mattina dalle 10 (...). Un luogo noioso dove l'essere umano è l'eccezione». Mentre «il mio cervello si distilla nel silenzio per colorire l'eroina Romana», i proventi di Bohème davano l'esca alla mai placata brama di mattone, iniziandosi i lavori di ristrutturazione della Villa di Torre del Lago e di quella di Chiatri, sopra il lago di Massacciuccoli, che diverrà residenza saltuaria. La passione per costruire sarà un contrappunto costante sia che il compositore si trovasse sui cantieri, sia che passasse parte dell'inverno nell'appartamento di via Verdi a Milano. La metropoli lombarda diventava spesso luogo di segregazione per il compositore che ardeva «dal desio della macchia», dalla voglia di partecipare a una partita di caccia, alle cene con gli amici pittori Fanelli e Nomellini, alle gite sulla fiammante automobile De Dion-Bouton, alle scorrazzate in motoscafo sul lago e agli incontri amorosi. Milano diventava «misera», una «città schifosa, sudicia, merdosa, putrida, caliginosa, infame, scureggialla, bifolca, bianca di grappa (almeno fosse di quella fina) con quel Duomo che pare un panforte di Siena ammuffito in cantina... con quei risotti che paiono cacca gialla di bimbi, con quelle cotolette che paiono guance di parroci rifiorite dai ponci (...) quel parlare poi! Pare un rutto dopo una sbornia da giovedì grasso». Tutti quei luoghi ispirarono un capolavoro per decenni additato dai detrattori di Puccini come saturo di «effettacci» truculenti e plateali. Oggi nessuno confuterebbe il giudizio dello scrittore-poeta-critico musicale Giorgio Vigolo, scritto nel 1956, anni in cui Puccini era fra le bestie nere della critica ideologica: «La partitura è stringata e rapida, di una perfetta funzionalità drammatica. Musica e scena procedono sempre di stretto accordo, senza un indugio o una divagazione. Ciò che più conta è che Puccini sa tirare su dalla sua anima temi melodici di grande potere evocativo. Con pochi tratti crea atmosfere». Speciale:  Prima della Scala focus
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Il diavolo si è globalizzato e ci renderà tutti uguali (Sat, 07 Dec 2019)
Ne «Il dio mercato, la Chiesa e l'Anticristo» una convincente critica dei tempi moderni «S e l'uomo può decidere da solo, senza Dio, ciò che è buono e ciò che è cattivo, egli può anche disporre che un gruppo di uomini possa essere annientato». Quella di Papa San Giovanni Paolo II è una delle numerose citazioni di cui si sostanzia il nuovo libro di Antonio Socci (Il Dio mercato, la Chiesa e l'Anticristo, Rizzoli, pagg. 250, euro 18), citazioni fondamentali per articolare il discorso del libro, una riflessione sulla figura dell'Anticristo oggi. E già ci immaginiamo i sorrisetti ebeti dei progressisti, di quelli che si considerano moderni, ma anche dei «cattolici adulti», tutti a parlare di «medioevo». Ma se avessero studiato più profondamente, tutti loro saprebbero che la riflessione filosofica e letteraria sull'Anticristo si diffonde proprio nei secoli della modernità. Anzi, i due secoli successivi alla Rivoluzione francese sono stati i più pregni di romanzi distopici, di profezie, in cui la figura dell'Anticristo ha fatto da padrone. Ovviamente, nel secolo dei totalitarismi, spesso l'Anticristo è stato identificato con Hitler o con Stalin, ma in realtà per Socci si tratta di una interpretazione superficiale. Poggiando su una ricca letteratura esegetica dei testi sacri, egli mostra che l'Anticristo non è una persona o figura storica e che neppure è mosso da obiettivi politici. Il primo scopo dell'Anticristo è infatti quello di dividere la chiesa dei fedeli e di sostituirsi ad essa. Come nelle varie profezie, qui ampiamente citate, solo dopo la venuta dell'Anticristo ci sarà la salvezza. Cosa è oggi l'Anticristo? È il Dio Mercato come titola il libro? Più che il mercato, per Socci l'Anticristo sembra essere il globalismo, cioè la tendenza del mondo a diventare, da plurale, uno, a uniformarsi livellando differenze e peculiarità. Qui viene in soccorso Solovev, che è un po' la guida di tutto il libro, quando scrive che l'Anticristo, tra le altre cose, porterà anche all'unificazione dell'Europa. Ovviamente questa unificazione avverrà nel nome di principi e di valori del tutto estranei a quelli cristiani, anche se sembrano mimarne il senso, e che piuttosto costituiscono una continuazione del paganesimo e della eresia gnostica: tutta la retorica dei diritti individuali, ad esempio, fondata come è sul superamento della natura umana e sulla supremazia della legge positiva su quella naturale, ha più un fondamento gnostico che Cristiano. Per molto tempo la chiesa, forza frenante (Katechon) alla venuta dell'Anticristo, come scrivono l'Apocalisse di San Giovanni e San Paolo, ha svolto questa funzione, e il volume è ricco di passaggi di San Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI contro la mondializzazione del mondo, a favore della nazione e dell'identità. Poi però il gesto di Benedetto ha prodotto una rottura. Qui Socci analizza, con l'ausilio di teologi ma anche di filosofi laici come Giorgio Agamben e già marxisti come Massimo Cacciari e Mario Tronti, le dimissioni di Benedetto, dando all'evento il carattere di atto non di rinunzia ma di consapevolezza della immensità della sfida. Cosi il gesto di Benedetto è al tempo stesso una denuncia che anche l'Anticristo sarebbe entrato nella chiesa e premessa per la sua sconfitta. Un messaggio, secondo Socci, non recepito da Papa Francesco, che invece di disporre la chiesa come forza frenante, sembra l'abbia trasformata in una forza accompagnante la deregulation antropologica che, con formula felice, Socci considera inseparabile dalla deregulation economica. Nonostante il volume pulluli di rilievi critici verso Bergoglio, Socci però non lo considera certo incarnazione dell'Anticristo: al massimo, l'attuale pontefice non farebbe nulla per combatterlo (ma non è un rilievo da poco). Il libro, straordinariamente ricco di riferimenti e di spunti, è una cavalcata nei nostri tempi, una spada acuminata contro l'ideologia madre dell'oggi, il globalismo progressista, una spada forgiata con i ferri della teologia politica - ennesima dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, che la politica va sempre inquadrata in una cornice teologica e che, come scriveva Carl Schmitt, del resto qui ampiamente citato, essa è scontro teologico secolarizzato. Non occorre essere troppo ferrati in materia per accorgersi, ad esempio, di come gli europeisti utilizzino, forse senza saperlo, un linguaggio teologico secolarizzato, anche se si tratta prevalentemente di teologia protestante, luterana in particolare. Il libro non si chiude tuttavia su note di disperazione: per Socci è possibile un ravvedimento di Francesco, magari sostituendo il suo cerchio magico di consiglieri. Ma la vera nota di speranza è che in realtà la globalizzazione, incarnazione del l'Anticristo, sta finendo, e anzi, secondo molti, sarebbe già finita. E allora forse non si entrerà nel secondo tempo dell'avvento, ma certamente la battaglia contro la sfida antropologica posta dalla modernità ha oggi più speranza che in passato di essere vinta.
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Dalla musica ai ritratti perfetti. Il genio di Leonardo a Milano (Thu, 05 Dec 2019)
Vittorio Sgarbi ci racconta come Da Vinci trovò alla corte degli Sforza il luogo ideale per creare il suo stile inimitabile Nel 1483 Leonardo viene chiamato a Milano. È uno dei pochi artisti che hanno una doppia identità di cultura e formazione, perché è prettamente toscano, ma negli anni di soggiorno in Lombardia crea uno stile, un gusto legati al suo nome. Leonardo vive diciotto anni di felicità, in dialogo con il duca Francesco Sforza e con Ludovico il Moro. Va detto che, anzitutto, Leonardo non viene chiamato perché è un grande pittore, ma per il diletto che può procurare al duca: «Fu condotto a Milano con gran riputazione Lionardo a 'l Duca Francesco, il quale molto si dilettava del suono de la lira, perché sonasse: e Lionardo portò quello strumento, ch'egli aveva di sua mano fabricato d'argento gran parte, accioché l'armonia fosse con maggior tuba e più sonora di voce» quindi Leonardo aveva fabbricato una specie di tromba, uno strumento purtroppo perduto. «Laonde superò tutti i musici che quivi erano concorsi a sonare; oltra ciò fu il miglior dicitore di rime a l'improviso del tempo suo». Ho già raccontato di questa attitudine ancora propria dei toscani, e Leonardo è, tra i toscani, il «miglior dicitore di rime a l'improviso». «Sentendo il duca i ragionamenti tanto mirabili di Lionardo, talmente s'innamorò de le sue virtù che era cosa incredibile». Leonardo instaura con il duca un rapporto non di cortigiano ma alla pari, e gioca con lui; saranno anni di divertimento, i suoi, e il duca di Milano non potrà imporre nulla a Leonardo, potrà solo pregarlo di fare qualcosa per lui. Vasari lascia intendere che il duca richieda a Leonardo un'opera quasi con soggezione: «E pregatolo, gli fece fare in pittura una tavola d'altare, dentrovi una Natività che fu mandata dal duca a l'imperatore». Nella Vergine delle Rocce Leonardo, in parte, sembra continuare le meditazioni iniziate con San Girolamo, eppure quella grotta appena accennata e quel paesaggio incompiuto sono qualcosa di nuovo, un'architettura di stalattiti e rocce, un antro scomodo e impervio, dove è posta la Madonna, rigorosamente senza Giuseppe che, dei tre componenti della Sacra famiglia, è parso forse inutile a Leonardo. Osservando il quadro è evidente che Maria deve aver compiuto un percorso piuttosto difficile, si è avventurata su per le montagne, ha attraversato fiumi, come una speleologa, accompagnata da due bambini: uno è suo figlio Gesù seduto a terra, una terra fertile, con l'erba e i fiori e l'altro è san Giovannino. Maria li protegge; san Giovannino avvolgendolo nella sua veste e coprendolo con la mano, ma ha un'aria pensosa e circospetta. Viceversa è sublime, meraviglioso, l'angelo: un angelo che non ha uguali nell'iconografia angelica di ogni tempo, un angelo di puro spirito e beatitudine quasi ineffabile. Questo angelo è il compimento di un percorso iniziato quasi dodici anni prima, se è vero che siamo nel 1484-85, come io credo qualcuno data quest'opera anche più tardi. L'angelo della Vergine delle Rocce ha gli occhi trasparenti, i ricci dorati, il volto morbido, ed è il coronamento dell'angelo dipinto nel quadro di Verrocchio. In questa pittura si avverte il desiderio di rappresentare il mistero della natura, il mistero dello spirito, che Leonardo tiene insieme in un unico respiro compositivo. Come doveva essere l'uomo che ha dipinto quest'opera? Ce lo dice il dipinto conservato alla Pinacoteca Ambrosiana, del 1485 circa, il Ritratto di Musico, che non credo possa essere riferito per intero a Leonardo. Il volto, lo sguardo sono di Leonardo, mentre non credo sia di Leonardo la veste. Il musico tiene in mano lo spartito, il volto è fiero. Potrebbe essere un ritratto di Leonardo trentenne, sfrontato che, senza timori reverenziali, guarda negli occhi il potente che ha davanti e gli parla alla pari, potremmo ravvisare il volto di Leonardo davanti a Francesco Sforza e Lodovico il Moro. Nessun dubbio che sia di Leonardo il capolavoro fra i suoi ritratti, cioè La Dama con l'ermellino. Quale diversa luce, quale spiritualità emanano dal dipinto; e quale capacità di restituire uno stato d'animo molto particolare, che io per primo individuai. È uno dei pochi ritratti, salvo quelli di profilo, in cui il soggetto rappresentato non guarda in camera, non guarda il pittore o lo spettatore, ma guarda di lato. È il ritratto di Cecilia Gallerani, la donna amata da Ludovico il Moro, una donna che vuol essere la donna di un solo uomo, vuole indicare la sua dedizione, e sta guardando dalla parte dove idealmente dovrebbe esserci il ritratto dell'amato Ludovico il Moro. Si è ipotizzato che il ritratto di Cecilia fosse parte di un dittico come il Doppio ritratto dei duchi di Urbino di Piero della Francesca. Ma il ritratto di Ludovico non è mai stato compiuto, né mai Leonardo pensò di dipingerlo, perché l'immagine di Ludovico il Moro è dentro di lei; la forza di questo quadro è di far sentire che lei vive per lui. È il ritratto di un amore assoluto, di una dedizione totale. Lei non vive per nessun altro e perciò non ci guarda, non ci considera: non è di nessuno se non dell'uomo che ama. Il fondo nero evidenzia la concentrazione di questo stato d'animo, di questa dedizione. Anche la perfezione del disegno delle spalle concorre a esprimere la tensione interiore di questa donna che con determinazione manifesta la sua devozione a un solo uomo; il suo amore, la sua totale disponibilità soltanto per lui. In riferimento alla Dama con l'ermellino, ho pensato che c'è un precedente religioso di questa dedizione laica dipinta da Leonardo, l'Annunciata di Antonello da Messina, e le due tavole vanno messe in relazione. Anche l'Annunciata è una donna intensamente concentrata, su un fondo nero, senza elementi architettonici o spaziali, solo un pensiero, assoluto: il pensiero di Dio. Con Antonello, per la prima volta, l'annunciazione manca dell'angelo. L'angelo è sempre presente come chi è invitato a una cerimonia in tutte le annunciazioni, da Giotto a Simone Martini, accolto dalla Madonna, più o meno intimidita, comunque fisicamente coinvolta dalla presenza di un messaggero di Dio. Antonello invece, come Leonardo, non ha mai pensato di dipingere un altro scomparto come accade talvolta, cioè un dittico con l'angelo da una parte e la Madonna dall'altra. Anche in questo dipinto, come Ludovico nell'opera di Leonardo, l'angelo è dentro di lei e lei fa sentire che l'alito di lui le parla da dentro, come l'angelo custode del catechismo. Non è un angelo fisico, è un angelo interiore. Lei sente la sua parola e gli risponde, e si concentra per poter corrispondere a quello che Dio le chiede. Il volto, perfetto, è incorniciato dal velo, che a Palermo indicava, in una tradizione viva sino a cinquant'anni fa, una consonanza fra la devozione cristiana e islamica. Questo chador non nasconde ma sottolinea l'ovale del volto con una forza formidabile, ed è come una corazza, protegge. Se non ci fosse il leggio gotico, la tavola non avrebbe una collocazione temporale, potrebbe essere un'opera del Trecento, del Quattrocento, del Cinquecento, del Seicento, dell'Ottocento, di Tamara de Lempicka, perché è senza tempo, un'immagine assoluta, di purezza assoluta. E senza lo spigolo di traverso e la mano che conquista lo spazio, non avremmo il senso della profondità. L'Annunciata di Antonello è una donna perfettamente contemporanea, come è perfettamente contemporanea La Dama con l'ermellino. Le mani dell'Annunciata parlano, esprimono il mistero della sua condizione interiore: una mano sembra allontanare e delimitare il proprio spazio che nessuno può occupare, neppure l'angelo; è un gesto che chiede rispetto per il proprio spazio; l'altra mano al contrario chiude il velo per pudore, per non mostrare il corpo ma anche per proteggere quello che porta dentro, che è il Figlio di Dio.
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© Dott. Giulio Perrotta (2012)