Dott. Giulio Perrotta
Dott. Giulio Perrotta

    Dal  2 Maggio 2012 ...

 ___________________

 

 

         Contatti 

    ________________

 

 ___________________

 

LA "RASSEGNA STAMPA QUOTIDIANA" (IX PARTE)

Tutte le notizie da "Il Giornale" in tema di politica, attualità, cronaca, economia e cultura

_________________________________________________________

 

 

 

IlGiornale.it - Politica

La legge sulle zone rosse? ​Ecco perché il governo mente (Mon, 01 Jun 2020)
La chiusura della Val Seriana a chi spettava? La pm di Bergamo: "Decisione governativa". Palazzo Chigi prova a difendersi Per quanto nascoste da tutti i media (a parte lodevoli eccezioni), le dichiarazioni di due giorni fa della pm di Bergamo che indaga sulla mancata zona rossa in Val Seriana sono di una dirompenza politica incredibile. E forse inattesa. "Da quel che ci risulta era una decisione governativa”, ha detto Maria Cristina Rota. Una lettura che smonta le convinzioni di chi è convinto che se la Bergamasca non è stata chiusa come Codogno, la colpa sia tutta da addossare alla Regione. E che ha costretto il governo ad una preoccupata contro-offensiva auto assutoria. In vista, probabilmente, di una convocazione di fronte ai magistrati. Palazzo Chigi ha fatto trapelare via Corriere la presenza di un “dossier” (?) sul tavolo di Giuseppe Conte. La linea difensiva resta quella già tracciata a suo tempo da Francesco Boccia, ministro degli Affari regionali e grande fustigatore dei governatori. Il piddino aveva riesumato una vecchia legge del 1978 secondo cui “anche la Regione poteva istituire la zona rossa” in “piena autonomia”. L’articolo 32 della legge 23 dicembre 1978 n.833 dice che spetta al ministro della Sanità emettere ordinanze in materia di igiene e sanità pubblica, ma anche che “nelle medesime materie sono emesse dal presidente della giunta regionale e dal sindaco ordinanze di carattere contingibile ed urgente, con efficacia estesa rispettivamente alla regione o a parte del suo territorio comprendente più comuni e al territorio comunale”. Insomma: Fontana poteva fare di testa sua. Ma è davvero così? I ragionamenti da fare sono due. Uno di tipo pratico-giuridico, l’altro di natura politica. Iniziamo dal principio. Sabino Cassese, giudice costituzionale emerito, ha già spiegato in tv che “l'errore è stato ritenere che questo intervento fosse un intervento normale in materia di sanità, mentre riguarda un'epidemia diventata pandemia, e le profilassi internazionali sono indicate come materie di competenza esclusiva dello Stato”. Il riferimento è agli articoli 117 e 120 della Costituzione, secondo cui in casi di “profilassi internazionale” è il governo centrale a dover sbrogliare la matassa. Non le Regioni. Se ci trovassimo di fronte ad una lotta tra fonti del diritto, a prevalere sarebbe ovviamente la Carta fondamentale e non la legge del '78. Va detto inoltre che lo stesso Boccia, pochi giorni fa, per evitare che la Sardegna bloccasse gli ingressi ai turisti lombardi, ha ricordato “l’articolo 120 della Costituzione" secondo cui "la Regione non può istituire provvedimenti che ostacolino la libera circolazione delle persone”. È l'esatto contrario di quanto sostenuto per la zona rossa nella Val Seriana, dunque la domanda sorge spontanea: se Solinas non può bloccare i turisti, perché Fontana avrebbe potuto chiudere in autonomia Nembro e Alzano Lombardo? Infine c’è da tener conto del contesto politico del momento. Primo: le “zone rosse” di Vo', Codogno e Medicina sono state istituite "di concerto con la prefettura" e comunque grazie all’impiego della forza pubblica garantita dal governo. Secondo: in quei giorni Roma chiedeva alle Regioni di non fare di testa propria e di seguire la rotta segnata da Roma. Quando Luca Ceriscioli, governatore Pd delle Marche, decise di chiudere le scuole in barba alle indicazioni di Palazzo Chigi, il governo decise addirittura di impugnare l’ordinanza. E le dichiarazioni dell’esecutivo in quei giorni seguivano la stessa identica litania. Ecco alcuni esempi. Speranza: “È indispensabile che ci sia un solo centro di coordinamento per la gestione dell’emergenza in cui siano pienamente coinvolte tutte le regioni e con la guida del nostro coordinamento scientifico. Non servono scelte unilaterali di singoli territori”. Conte: “Non è possibile che tutte le Regioni vadano in ordine sparso perché le misure rischiano di risultare dannose”. Boccia: “Ogni amministrazione territoriale, prima di emanare qualsiasi tipo di ordinanza, deve raccordarsi con l’autorità nazionale al lavoro in maniera permanente presso la sede della Protezione Civile. Agire in maniera autonoma, senza un raccordo nazionale, rischia soltanto di creare caos e disinformazione”. Davvero c’è chi pensa che Fontana avrebbe potuto agire da solo, senza subire l’ira funesta del Consiglio dei ministri? Tag:  zona rossa Speciale:  Coronavirus focus Persone:  Giueppe Conte Attilio Fontana Luoghi:  Bergamo nembro
>> Continua a leggere

La satira del giorno: le migliori battute del 2020 (Mon, 01 Jun 2020)
Fonte foto:  Giovanni Zola La satira del giorno: le migliori battute del 2020 1 Sezione:  Politica
>> Continua a leggere

Crisi economica, Delrio risponde a Bonomi: "Pensi ad evasione fiscale" (Mon, 01 Jun 2020)
Ieri il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, aveva attaccato il governo sui provvedimenti messi in campo per fronteggiare la crisi economica affermando che "la politica dello struzzo alla lunga non paga e può fare peggio del Covid". È scontro tra il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, e governo. Ieri, il capo degli industriali, parlando a Repubblica, ha lanciato numerose accuse all’esecutivo in merito ai provvedimenti messi in campo per affrontare la crisi economica provocata dall’emergenza coronavirus. Il numero uno di viale dell’Astronomia aveva affermato che "la narrazione secondo cui una volta passata la pandemia tutto tornerà come prima è una falsità bella e buona. La realtà è un’altra. Questo è un Paese che si è abituato ad essere anestetizzato. Io non sto cercando le polemica, non sono contro a priori. Sto cercando di mettere tutti davanti alla realtà: gli imprenditori sono fortemente preoccupati. In autunno molte imprese non riapriranno, altre dovranno ridimensionarsi. Non sappiamo cosa succederà domani, che ne sarà delle commesse, degli ordini, dei fornitori". Secondo Bonomi, e questo forse è il passaggio che più ha suscitato clamore, "la politica dello struzzo alla lunga non paga e può fare peggio del Covid. Lo si vedrà quando scopriremo che il Pil è caduto di dieci punti, allora dovremo faremo tutti i conti con la realtà". Parole che non sono piaciute ai membri del governo. Il primo a rispondere al presidente di Confindustria è stato il capogruppo del Pd alla Camera, Graziano Delrio, che ospite della trasmissione "Circo Massimo" su Radio Capital ha affermato: "Non credo, come dice Bonomi che la politica possa fare più danni del Covid. La politica rischia di non assolvere completamente il suo compito, ovvero di ricostruire il Paese". Per questo, ha aggiunto, bisogna "stimolare la politica a fare le scelte giuste, anche coraggiose. Mettiamo insieme le forze migliori e ricostruiamo questo Paese". L’esponente dem non sono ha pensato a difendere l’azione dell’esecutivo ma ha contrattaccato: "Vorrei che Bonomi ogni tanto parlasse di quanto l'evasione fiscale sia un cancro per il Paese". Nella prima fase dell'emergenza, ha spiegato il capogruppo dem, "il governo ha dovuto tamponare, ma adesso abbiamo bisogno di scelte strutturali per rendere più competitivo il nostro Paese". Secondo Delrio il premier Conte, fino ad oggi "è stato impegnato in un'emergenza senza precedenti e mi pare abbia dato dimostrazione di aver riportato il Paese sulla strada giusta". Adesso, ha concluso il deputato, "ci vuole determinazione e mettere in campo proposte molte radicali. Ci vuole un piano di rinascita con il contributo di tutti". Sulla stessa linea anche il vicesegretario dem Andrea Orlando, che su Facebook ha definito "rozzo" il parallelo fatto da Bonomi tra politica e coronavirus. "Ma davvero è accettabile che la politica (tutta) sia accostata a un virus da un rappresentante economico? Non credo ci sia altro paese in Europa (compresi i paesi che hanno reagito assai peggio dell’Italia al Covid) nel quale un parallelo così rozzo e generico sarebbe accettato. A parte la sensibilità di assumere come termine di paragone un fenomeno che ha provocato decine di migliaia di morti in Italia, è il segno di quanta strada abbia fatto l’antipolitica nel nostro Paese, o meglio, di quanta strada abbia fatto la politica che si traveste da antipolitica. È un processo che va avanti da anni e non mi pare ci abbia consegnato ne’ istituzioni più solide ne’ una politica migliore. Una politica, peraltro, tanto debole da accettare il parallelo quasi in silenzio.". Tag:  Confindustria Speciale:  Coronavirus focus Persone:  Graziano Delrio Carlo Bonomi
>> Continua a leggere

Le sardine insultano gli italiani: "Il Paese più ignorante d'Europa" (Mon, 01 Jun 2020)
Il post di Jasmine Cristallo, leader calabrese delle sardine: "Dodicesima posizione a livello mondiale” Ecco. Alla fine sono riusciti a dirlo chiaro e tondo. “L’Italia è il Paese più ignorante d’Europa”. Buzzurri, cattivoni e attenti alle sirene del generale Pappalardo quando non seguono quell’altro puzzone di Matteo Salvini. Gli italiani visti con gli-occhiali-molto-chic delle sardine appaiono più o meno così: dei pirla cui occorrono babbo Giuseppi e i suoi Dpcm per rigare dritto. L’autore (o autrice, se preferite) dell’ultima uscita delle sardine è Jasmine Cristallo, leader calabrese del movimento, ideatrice della rivolta (ma de che?) dei balconi anti-leghisti, grande sostenitrice di Domenico “Mimì” Lucano da Riace e ora una dei portavoce più ascoltati dei pesciolini. Sul suo profilo Jasmine si è scagliata contro gli “intellettuali (o pseudo tali…) indignati per il tono ‘paternalistico’ di Conte durante l’emergenza sanitaria”. A loro intende ricordare “che l’Italia è il Paese più ignorante d’Europa e che si piazza in dodicesima posizione a livello mondiale”. Voleva dire “ai signori de ‘Non si può trattare gli italiani come bambini’ che in Italia ci sono i Pappalardo e che i Pappalardo riescono ad essere ascoltati”. Il centro della questione è ovviamente la gestione della crisi coronavirus da parte del Governo. Ricorderete di quando è andato in onda a reti unificate per elargire in maniera misericordiosa (“vi concediamo, vi concediamo”) autorizzazioni ad uscire dal focolare domestico? Oppure di quella fantasiosa definizione di “congiunto”, particolare classe sociale evidentemente meno contagiosa degli amici, trattati fino a una settimana fa come dei pària? O ancora della bulimia regolatrice in cui è lo Stato a decidere chi incontrare e chi tenere a debita distanza sociale? Ecco. Se tutto questo (e molto altro) vi è sembrato strano, paternalista (Calenda dixit) o a suo modo populista (Renzi copyright), allora evidentemente fate parte di quella fetta di italiani che abbassano la media intellettuale del Paese e lo lanciano in cima alla classifica dell’ignoranza mondiale. Abbiamo semplificato, ma il ragionamento della Cristallo ci pare essere questo. In realtà fa sorridere leggere tanto snobismo radical-sardinesco in poche righe. Pensare che un centinaio di gilet arancioni e un capopopolo bastino a giustificare il paternalismo inaugurato dal premier ci pare superficiale (per non dire di peggio). In fondo di sciocchezze se ne dicono a bizzeffe e pure le sarde non ne sono esenti. Qualche esempio? Il primo manifesto sosteneva che i populisti non avessero il “diritto” di essere ascoltati. In tv Santori sostenne che “in un Paese normale” Bonaccini non avrebbe dovuto neanche fare campagna elettorale, come se il voto fosse un giochino e non la base della democrazia. E sempre in tv, sempre Santori disse qualcosa sui bambini autistici e i palloni da basket che ancora aleggia incomprensibile nell’etere. Le grandi menti unite dal simbolo del pesce, per dire, hanno prodotto punti programmatici di tale calibro che nessuno se ne ricorda neppure uno. Se non quella sciocchezza del Daspo social, citato sì ma solo per riderci su. Insomma: i geni non stanno tutti su una sponda del fiume, come non tutti i deficienti galleggiano sull’altra. Si può criticare Conte pur non avendo il QI sotto zero, così come si può essere sardine anche senza tre lauree e un paio di master. Vorremmo infatti ricordare alle intellettuali sardine (o presunte tali…) che l’Italia è il Paese più ignorante d’Europa e che si piazza in dodicesima posizione a livello mondiale. Vorremmo dire ai signori del “Benvenuti in mare aperto” che in Italia ci sono le sardine e che le sardine riescono ad essere ascoltate. O pensate che solo “gli studiati” siano scesi in piazza con pesce in mano? Tag:  sardine Persone:  Jasmine Cristallo Mattia Santori Giueppe Conte
>> Continua a leggere

Le sparate di De Luca non piacciono ai campani: così crolla nei sondaggi (Mon, 01 Jun 2020)
Dall’analisi di "Spin Factor" emerge anche che i governatori sono visti come l'istituzione più prossima da ascoltare e seguire o contestare Michele Emiliano, Luca Zaia e Marco Marsilio sono i governatori di Regione che oggi possono vantare il "sentiment" più alto. A certificarlo è una analisi condotta da "Spin Factor", società leader nella consulenza strategica politica e aziendale, attraverso "Human", la propria piattaforma di web e social listening sviluppata in collaborazione con Osservatorio social, che ha analizzato il gradimento in rete dei presidenti di Regione stilando una top ten. Con la fine del lockdown e la graduale ripartenza, infatti, sembra che si sia aperta una "fase 2" anche in politica. Sembrano lontani i giorni in cui Vincenzo De Luca con le sue frasi ad effetto (si ricorda che il governatore voleva mandare i carabinieri con i lanciafiamme per non permettere feste di laurea, ndr), era riuscito a catalizzare intorno a sé consenso e ammirazione. Oggi il governatore della Campania è solo al decimo posto della classifica stilata da "Spin Factor". Al vertice di questa graduatoria vi è Michele Emiliano, governatore della Puglia, con il 42% seguito a ruota da Luca Zaia, governatore del Veneto, che ottiene un ottimo 41,50%. Il secondo, però, ha un negativo molto più basso, 4,04% contro il 10,87% del dem. Buone anche la performance del governatore dell'Abruzzo, Marco Marsilio, che si piazza al terzo posto e del collega dell'Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, al quarto con un "sentiment" positivo superiore al 40%. Al settimo posto figura Attilio Fontana, con un gradimento del 36,25%. Clamorosa battuta d'arresto per Vincenzo De Luca che con il 35,26% di positivo e con il negativo più alto della top ten, 13,22%, si piazza in fondo alla top ten. Dati che non devono sorprendere più di tanto. "Quello che è accaduto nella fase1 e all'inizio della fase2 non vale più adesso che andiamo verso la riapertura totale. Alla richiesta di sicurezza sanitaria si è sostituita quella della sicurezza economica", ha spiegato Tiberio Brunetti, fondatore e amministratore di Spin Factor. Per questo motivo ora l’effetto De Luca tende ad evaporare. Brunetti sottolinea che nei gradimenti salgono quei "Presidenti che hanno attuato soluzioni concrete ed efficaci mentre calano quelli che si sono dedicati di più all'esposizione mediatica e alla polarizzazione polemica con determinate categorie". Non è un caso che il maggiore apprezzamento riguardi Emiliano e Zaia che, secondo il fondatore e amministratore di Spin Factor,"sono l'esempio di governatori coraggiosi che nell'immediato non hanno pensato al consenso veloce, ma si sono dedicati a mettere in campo politiche economiche efficaci che hanno trovato nel medio periodo riscontro positivo nei propri cittadini". Lo stesso Brunetti precisa che il dato generale emerso dallo studio che accomuna tutti i Presidenti è molto alto. "Il sentiment positivo dei leader politici difficilmente supera il 30%, mentre dai nostri dati abbiamo 16 governatori su 20 che superano abbondantemente la cifra. 12 su 20 superano il 35% e 4 addirittura il 40%". Ciò sarebbe il segno che in questa fase il Presidente di Regione è visto come l'istituzione più prossima da ascoltare e seguire o contestare. Ma la situazione è piuttosto fluida e il quadro può cambiare nel giro di poco tempo. "Questi dati ci fanno capire come il consenso evolva in maniera molto veloce. Da qui capiamo bene che le Regionali saranno una partita a sé, sia che si voti a luglio sia, in misura ancora maggiore, che si voti a settembre. Il tema centrale della campagna sarà la mancanza di soldi e un peso molto forte lo avrà la forza nazionale delle coalizioni che si rispecchieranno sul territorio", ha concluso Brunetti. Tag:  governatori Persone:  Michele Emiliano Luca Zaia Vincenzo De Luca
>> Continua a leggere

"Bravo Ciccio, sei bravissimo..." Così è partito l'attacco a Salvini (Mon, 01 Jun 2020)
Già dai tempi del caso Diciotti si pensava di attaccare Matteo Salvini, anche se vi era il forte timore di renderlo una “vittima” ed incrementare il gradimento degli italiani nei suoi confronti. Felice dell'offensiva scagliata contro l'allora ministro dell'Interno, Palamara si congratula con Minisci Passano i giorni e la posizione dei magistrati anti-Salvini non fa che aggravarsi. La pubblicazione delle chat su Whatsapp ha scatenato una vera e propria bufera, arrivata a far traballare lo stesso Consiglio superiore della magistratura (Csm) del quale il leader della Lega ha addirittura chiesto lo scioglimento rivolgendosi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Se l'organo costituzionale rimane in ogni caso blindato, lo stesso non si può dire del magistrato Luca Palamara che, nonostante le frettolose scuse, continua ad essere nell'occhio del ciclone. Stando all'ultimo articolo de “La Verità”, gli attacchi indirizzati all'ex vice-premier erano ben studiati e mirati. Non si sarebbe trattato di un malinteso. I magistrati coinvolti volevano attaccare Matteo Salvini, ma si erano accorti di quanto i cittadini italiani fossero vicini al loro ministro dell'Interno, fin dal caso della nave Diciotti (estate 2018). Finito al centro del dibattito mediatico, Luca Palamara si ritiene una vittima, e l'altra sera ha cercato di difendersi durante la trasmissione “Non è l'Arena” di Giletti: “Ho anticipato il Covid: chi ha attuato il distanziamento sociale con me si è salvato”, ha infatti dichiarato, come riportato da “Huffington post”. “Io il male assoluto? Potrebbe fare comodo a qualcuno farlo pensare. Certo non ho inventato io il sistema della correnti nella magistratura”, ha continuato. E, per quanto riguarda le parole contro Salvini:“Si vuole sintetizzare in maniera frettolosa e sbagliata un ragionamento. Quella è una frase decontestualizzata”. Eppure che Luca Palamara si trovasse coinvolto in una sorta di macchinazione finalizzata a danneggiare il leader del Carroccio pare fin troppo evidente dai messaggi. Impegnato a preparare un comunicato stampa per il Consiglio superiore della magistratura volto ad attaccare Matteo Salvini, il 25 agosto 2018 Palamara si confida con Francesco Cananzi, attuale segretario generale Unicost, senza trovare il suo appoggio. Il collega, infatti, si mostra titubante:“Ma non avevamo detto che non era il caso?”. “Anche io ho timore a creare un martire ma un ministro dell'Interno non può permettersi di dire a qualsiasi procuratore della Repubblica quello che deve o non deve fare. A prescindere se il procuratore sbaglia o meno. Mina i fondamentali dello stato di diritto”, replica Palamara. “Mi sembra che così non solo lo facciamo vittima, ma depotenziamo e inquiniamo l'indagine”, continua però Cananzi. Malgrado i dubbi ed i tentennamenti, si decide comunque di procedere contro Salvini, e partono gli strali. Lo stesso giorno dei messaggi a Cananzi, sul telefono di Palamara arrivano anche i whatsapp di Francesco Minisci, presidente dell'Associazione nazionale magistrati. “Ho fatto comunicato. Fra un po' lo trovi in rete”, scrive il magistrato, riferendosi ad un documento piuttosto pesante, che porta le firme di tutta la giunta esecutiva centrale. Un documento che contiene una durissima arringa contro l'allora ministro dell'Interno, accusato, fra le altre cose, di aver “rilasciato dichiarazioni tendenti a orientare lo sviluppo degli accertamenti con riguardo ai soggetti potenzialmente responsabili”, come riportato da “La Verità”. “Nessun altro soggetto può sostituirsi ai magistrati”, si legge ancora nel comunicato. “Né suggerire o dettare le strade giudiziarie da percorrere, neanche un membro del governo, che ha il dovere istituzionale di rispettare le prerogative costituzionali della magistratura”. Il documento rilasciato dal presidente dell'Anm esalta Luca Palamara, che si mostra decisamente soddisfatto. Le sue dichiarazioni, del resto, sono scritte nero su bianco:“Bravo Ciccio... Bravissimo”. Tag:  WhatsApp Persone:  Matteo Salvini Luca Palamara
>> Continua a leggere

Virus, il mistero sulla clorochina. Gli scienziati sbugiardano l'Oms (Mon, 01 Jun 2020)
 La lettera dei 120 scienziati a Lancet sull'idrossiclorochina Oltre 120 scienziati criticano lo studio pubblicato su Lancet che ha spinto l'Oms a bloccare l'uso dell'idrossiclorochina contro il Covid-19. Tutti i dubbi Che ci fosse qualcosa di strano si era capito dalla rapidità con cui l'Organizzazione mondiale della sanità si è scagliata contro l’uso della clorochina e dell’idrossiclorochina nella lotta contro il Covid-19. È bastata una ricerca pubblicata su Lancet per sospenderne l’uso nei trial clinici e spingere le autorità nazionali, da quella francese all’Aifa italiana, a seguire a ruota la decisione di Ginevra. Eppure non tutti sono propensi a demonizzare i farmaci anti-malarici. Nei giorni scorsi, ilGiornale.it vi aveva raccontato la perplessità di Luigi Cavanna, primario di oncologia e padre del “Metodo Piacenza”, sulla decisione dell’Oms. “Anche tanti medici l'hanno assunta - aveva detto - Non farà testo, ma vuol dire che credevano in questo farmaco. E poi ci sono centinaia se non migliaia pazienti che l’hanno presa". Nessuna complicanza particolare, un medicinale conosciuto “da decenni” e già utilizzato sia contro il lupus che l’artrite reumatoide, poco costoso (sarà un caso?) e a quanto pare in grado di spegnere l’infiammazione prodotta dal coronavirus. Insomma, un prodotto “molto più sicuro di quanto non si voglia far credere”. Presto Cavanna pubblicherà una ricerca per raccontare gli effetti dell’idrossiclorochina sui suoi pazienti e su quelli di altri ospedali italiani, anche per cercare di convincere l’Aifa a rivedere le proprie posizioni. Ma intanto ci si concentra sul perché, e su come, sia nata l’avversione dell’Oms contro il farmaco anti-malarico. Come detto il punto zero di questa vicenda è una ricerca pubblicata su Lancet che avrebbe rivelato “un aumento di rischio per reazioni avverse” su chi assume clorochina “a fronte di benefici scarsi o assenti” . "La prima osservazione è questa - aveva spiegato Cavanna - Lancet è certamente una rivista prestigiosa ed affidabile, tuttavia quello pubblicato è uno studio di registro. Ha cioè analizzato i dati di 671 ospedali di 6 continenti e valutato gli effetti del farmaco sui malati, però ha molti limiti dal punto di vista procedurale. In genere i governi e gli enti preposti si basano su studi randomizzati di fase 3 e da lì traggono conclusioni per mettere in commercio o meno un farmaco. E quello di Lancet non è uno studio randomizzato di fase 3”. Anche l’Aifa, nel comunicato in cui spiegava i motivi per cui si è adeguata alle scelte dell'OMS, ammetteva di trovarsi di fronte a “studi osservazionali o trial clinici di qualità metodologica non elevata”. Ma adesso ci sono anche 120 ricercatori e medici di tutto il mondo a criticare la ricerca in questione, dando spinta a chi invece vorrebbe continuare ad utilizzare il medicinale. Lo studio finito su Lancet ha osservato 15mila pazienti con Covid-19 che hanno assunto il farmaco, confrontandoli con oltre 81mila malati che invece non l’hanno ricevuto. Le conclusioni dicono che con la clorochina si muore di più e si rischiano complicazioni cardiache. Tuttavia già giovedì scorso il Guardian Australia aveva sottolineato che i dati pubblicati nella ricerca non combaciavano con quelli in possesso al dipartimento sanitario. Poi dalla Columbia University erano arrivate critiche alla modellizzazione statistica. E infine i 120 studiosi firmatari della lettera aperta a Lancet ora sollevano “preoccupazioni sia metodologiche che di integrità dei dati”. ”Gli autori non hanno aderito alle pratiche standard della comunità di machine learning e di statistica", si legge nella lettera. Le critiche sono queste: "Non hanno rilasciato il loro codice o i loro dati”; "Non c'è stata una revisione etica”; "Non c'è stata alcuna menzione dei Paesi o degli ospedali che hanno contribuito alla fonte dei dati e nessun riconoscimento ai loro contributi”. E poi non mancano dubbi sui dati dall’Africa, sulle dosi medie di idrossiclorochina somministrata (di 100mg superiori a quelle raccomandata dalla Fda, sebbene il 66% dei dati provengano da ospedali nordamericani), sui “rapporti non plausibili tra clorochina e idrossiclorochina in alcuni continenti” e su quegli intervalli di confidenza al 95% che appaiono “incompatibili con i dati”. Insomma: troppe incognite per uno studio che ha influenzato così tanto i media e le scelte di politica sanitaria mondiale, preoccupando - tra l’altro - anche i pazienti che partecipano agli studi randomizzati controllati. Non si può allora che tornare a quel dubbio sollevato da Cavanna, e cioè che sulla idrossiclorochina si stia giocando una partita più politica che medica. Non solo la decisione di Trump di assumerlo a scopo preventivo e le relative proteste degli anti-trumpiani. Ma anche il fatto che si tratta di un farmaco già conosciuto, e poco costoso. “In un sistema in cui tutto è basato sul costo - diceva l'oncologo - magari si spinge su farmaci che hanno un prezzo diverso...”. Tag:  clorochina idrossiclorochina Covid-19 Organizzazione mondiale della sanità (OMS) Speciale:  Coronavirus focus Persone:  Luigi Cavanna
>> Continua a leggere

Non solo gilet arancioni: dalla cultura agli asili c'è un'Italia che protesta (Mon, 01 Jun 2020)
Si moltiplicano flash mob e manifestazioni pacifiche dei settori dimenticati dal governo Le grida di dolore del mondo dello spettacolo sono arrivate sabato in numerose piazze d'Italia, soffocate dalla teatralità dei gilet arancioni a Milano. Gli artisti piangono mentre è in sofferenza un altro settore fondamentale per la cultura: scuole paritarie e asili privati, spina dorsale del servizio ai bambini, si effondono in flash mob. La pandemia colpisce con l'enorme tragedia dei morti e dei malati, ma anche con posti di lavoro perduti e con l'arte in agonìa. Sabato scorso le proteste dello spettacolo da Roma a Milano a Venezia a Bologna a Firenze a Napoli e Torino, per citare le principali città, perché le manifestazioni sono state oltre una decina. Gli aiuti del governo al settore, vitale in un Paese nutrito di cultura, non sono mancati ma non bastano. Il 15 giugno gli spettacoli ripartiranno ma non tutti. Le inevitabili distanze riducono ulteriormente il numero di biglietti staccati e cioè le risorse per chi faticava a far quadrare i conti. A Venezia la protesta ha coinvolto lavoratori della Fenice, a Milano si sono visti coristi e musicisti della Scala. Come ricostruito dall'Ansa, hanno manifestato attori, lirici, ballerini, comici, coreografi, cantanti, deejay, doppiatori, sceneggiatori e registi, sarti e truccatori, orchestrali, acrobati, stunt-man, giocolieri e trampolieri. A Bologna è intervenuto l'attore Alessandro Bergonzoni: «Devono ripartire le compagnie. Non creiamo le distanze tra chi lavora e chi deve dare dei fondi. Prima di tutto la salute, poi però c'è la cultura, c'è lo spettacolo, che fanno parte dell'istruzione e non si possono dimenticare». È soprattutto lo spettacolo dal vivo, teatri e concerti, a soffrire, ma difficoltà gravi serpeggiano nel cinema. A fare il punto la «Rivista del Cinematografo» che racconta «set chiusi, festival saltati, film mai visti, sale sbarrate, professionisti senza impiego». Spiega il produttore Fulvio Lucisano: «Stiamo studiando le alternative provvisorie alla sala cinematografica, come le arene all'aperto o i drive-in». Aggiunge che «la maggior parte dei film italiani vengono girati in estate, quindi il tema dei set interrotti appartiene alle serie». Dal palcoscenico oltre tremila firme per la petizione «Il teatro privato non può riaprire», lavoratori sconosciuti ma anche volti noti come Cristina Comencini, Ferzan Ozpetek, Maurizio De Giovanni, Maurizio Costanzo, Carlo Conti, Glauco Mauri, Stefano Accorsi, Ale & Franz, Raoul Bova, Nancy Brilly, Sergio Castellitto, Pierfrancesco Favino, Sabrina Ferilli, Beppe Fiorello, Anna Foglietta, Claudia Gerini, Massimo Ghini, Corrado Guzzanti, Alessandro Haber, Luigi Lo Cascio, Claudia Pandolfi e Alessandro Preziosi. Tra le richieste «un ristoro per le imprese del comparto», il prolungamento della cassa integrazione e la sospensione di tributi. Il Movimento per la Musica scrive al responsabile dei Beni culturali Dario Franceschini: «Ministro, ci riceva! La musica chiede un suo intervento». Tra i sostenitori Pippo Baudo, Al Bano e Vittorio Sgarbi. Nella lettera aperta si lancia un grave allarme: «I tempi della ripresa della musica sono quanto mai incerti, sicché il nostro mondo è al collasso. Migliaia di lavoratrici e lavoratori dello spettacolo sembrano essere invisibili e senza alcun tipo di tutela e sostegno economico. Occorre riconoscere che, senza gli artisti, l'universo perde il suo motore creativo e la sua poesia». Tag:  proteste flash mob Fase 2 Covid-19 governo
>> Continua a leggere

Gira la ruota anche per Conte. Ora pensa solo a difendersi (Mon, 01 Jun 2020)
Le decisioni del premier nel mirino di procure e Corte dei conti. Il governo rischia di sfilare davanti ai pm Si attenua la pandemia, iniziano le inchieste su quel che è successo in questi tre mesi. Con la ripresa delle attività anche negli uffici giudiziari le Procure stanno aprendo fascicoli sui molti casi da chiarire, specie nella mancate zone rosse in Lombardia. E le indagini stanno arrivando a toccare il premier Giuseppe Conte, finora mai impensierito dalle procure, anzi indirettamente spalleggiato dalle richieste di processo arrivate contro il suo ex ministro ora avversario politico, Matteo Salvini. Da qualche giorno invece l'aria a Palazzo Chigi si è fatta pesante. Il dossier più delicato è quello che riguarda Nembro e Alzano, due dei paesi più colpiti dal Covid 19. La Procura di Bergamo ha aperto un'inchiesta per chiarire le responsabilità sulla decisione di non isolare le due cittadine come invece era successo nei casi di Codogno e Vo Euganeo. Il premier e i ministri più coinvolti in queste vicende hanno tenuto finora una linea molto chiara: la colpa è di Attilio Fontana e della Regione Lombardia. Peccato che i magistrati siano di diverso avviso. «Da quello che ci risulta» la decisione di istituire una zona rossa «è una decisione governativa» ha detto Maria Cristina Rota, procuratore facente funzione di Bergamo. Dunque, diversamente da quanto sostiene il dossier preparato dallo staff del presidente del Consiglio, la responsabilità va cercata nel governo. Ed è lì che i pm stanno indirizzando le indagini. Secondo le indiscrezioni sarebbero pronti gli inviti a comparire come persone informate dei fatti per il premier Conte e i ministri Speranza (Salute) e Lamorgese (Interno). A quanto pare però non ci sono ancora decisioni in merito, l'altra ipotesi in campo è quella di trasferire il fascicolo alla Procura di Roma per competenza territoriale. Ma è evidente che in entrambi i casi una sfilata di ministri in un'ufficio giudiziario sarebbe un durissimo colpo all'immagine del governo, la certificazione della corresponsabilità (o forse di quella principale) nella mala gestione dei focolai di coronavirus al nord, finora scaricati addosso ai governatori, e in qualche caso anche ai singoli ospedali. Soprattutto per Conte, smettere i panni di presidente amico degli italiani nelle dirette Facebook, e indossare quelli più scomodi di «persona informata sui fatti» davanti ad un pm, sarebbe un problema. Per questo il premier è indaffarato a costruire la difesa. L'appiglio sarebbe una legge del 1978 (citata non a caso dal ministro Boccia) per cui anche le regioni possono istituire zone rosse. Peccato che, come ricorda un contro-dossier della Lega, sia stata proprio una circolare del governo dell'8 marzo a vietare espressamente alle Regioni di farlo. Ma poi ci sono altre gravi lacune su cui qualche procura potrebbe accendere i fari: le mascherine mai fornite dallo Stato, i medici mandati allo sbaraglio senza protezioni, i decreti anticipati facendo scatenare il panico. La Corte dei conti, nel suo ultimo documento sullo stato della finanza pubblica, accusa direttamente il governo: «La mancanza di un efficace sistema di assistenza sul territorio ha lasciato la popolazione senza protezioni adeguate», si legge nella relazione, racconta il Tempo. Un'attenzione da parte di pm e magistrati contabili non certo piacevole per Conte. Se Salvini è stato accusato di sequestro di persona per le decisioni prese da ministro, quali accuse si potrebbe sollevare dopo un'epidemia da 33mila morti? Tag:  Fase 2 Covid-19 inchieste Persone:  Giuseppe Conte
>> Continua a leggere

Pressing dei governatori. "Dpcm per aprire i confini" (Mon, 01 Jun 2020)
A 48 ore dall'ok agli spostamenti una scelta definitiva non c'è ancora. Spinta delle Regioni per frenare la Lombardia Data attesissima, ma molto discussa, quella del 3 giugno. Dopodomani dovrebbe essere il giorno del «liberi tutti», in cui in un'Italia finalmente liberata dal lockdown potremo muoverci tra regioni senza vincoli. Anche se si sta facendo largo tra chi è meno convinto, l'ipotesi di uno slittamento di una settimana. Una decisione definitiva, a poche ore dal d-day, non è stata ancora presa. La pressione altissima su Palazzo Chigi e gli ultimi dati del monitoraggio dell'epidemia, avrebbero convinto il governo a un via libera generalizzato. Ma c'è un fronte di governatori del Centro-Sud, capeggiati da quelli di Campania e Toscana, che avrebbe preferito una maggiore cautela in attesa di indici di contagio più uniformi. Se ci sarà un rinvio, a livello normativo sarà necessario un nuovo decreto. Il governatore del Veneto, Luca Zaia, preme perché ci sia comunque un intervento del governo anche per riaprire. «Siamo in attesa di un provvedimento nazionale. Ci vorrà un Dpcm che interrompa il precedente blocco», dice. Il premier Giuseppe Conte sta discutendo il tema con i capi delegazione delle forze di governo e il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, da sempre contrario alle aperture a macchia di leopardo o a ipotesi di «passaporti sanitari» come quella avanzata dal governatore sardo Christian Solinas. Quello della Sicilia, Nello Musumeci, si limita a voler tracciare i turisti in vacanza nella sua isola. Invoca cautela tra le righe il ministro della Salute, Roberto Speranza: «I dati sono incoraggianti. Dobbiamo continuare sulla strada intrapresa con gradualità e cautela». Cautela invocata anche dall'Istituto superiore di Sanità: «L'incidenza settimanale rimane molto eterogenea nel territorio nazionale». I presidenti delle Regioni aspettano di essere convocati dal governo. Tra chi accoglierebbe con favore la notizia di uno slittamento per le Regioni più a rischio, c'è il governatore della Campania. «Davvero non si comprende dice Vincenzo De Luca quali siano le ragioni che possono motivare un provvedimento di apertura generalizzata e la non limitazione della mobilità nemmeno per le province ancora interessate pesantemente dal contagio». Nel mirino c'è la Lombardia, anche se il presidente Attilio Fontana ribadisce da giorni che i numeri della sua Regione sono in regola. Non ne è convinto il collega della Toscana, Enrico Rossi, pur pronto ad adeguarsi nonostante le perplessità. «Mi chiedo perché la Lombardia, che ha un livello di positivi molto più alto di altre Regioni - scrive su Facebook - debba essere trattata come le altre, con il rischio di mettere nuovamente in giro i contagi. Più prudenza forse sarebbe stata opportuna per i lombardi e per tutti gli italiani. Io non sono uno sceriffo, né voglio raccontare sciocchezze su patenti sanitarie impossibili, ma vedere Fontana e anche Sala così spinti verso le riaperture, dopo il disastro che proprio in Lombardia ha avuto il suo epicentro, mi lascia sbalordito e contrariato. Chissà se si sarebbe fatto lo stesso se al posto della Lombardia ci fossero state altre Regioni, magari del Sud». Chi non vuole sentire parlare di aperture differenziate è Zaia, che ritiene fondamentale rimuovere i blocchi senza alcuna distinzione pur «capendo le preoccupazioni di alcuni colleghi». Anche il presidente dell'Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, auspica un'apertura completa e senza lo scambio di accuse tra Regioni. Conflitti che ci sono e con i quali bisogna fare i conti. «Poiché i governatori non hanno il potere di chiudere le proprie Regioni, io per garantire libertà di movimento non posso chiedere una regola che non sia imposta dal dcpm», osserva. Tag:  regioni Lombardia Fase 2 Covid-19
>> Continua a leggere

 

 

 

IlGiornale.it - Cronache

L'App Immuni è in arrivo, ma attenzione alle truffe (Mon, 01 Jun 2020)
L'App Immuni è quasi pronta e sarà testata in quattro Regione. Ma una campagna di virus informatici sta già investendo l'Italia La tanto discussa App Immuni è stata caricata sugli store di Google e Apple e potrebbe essere disponibile per gli utenti già oggi anche se ci sono ancora dei punti in sospeso. Nel frattempo, bisogna fare attenzione alle truffe. Il team di sviluppo ha completato la messa a punto della piattaforma, ma mancano gli ultimi passaggi per il via libera da parte del Garante della Privacy. Senza una decisione definitiva, Immuni debutterà domani, martedì 2 giugno. Ad ogni modo, l'App sarà disponibile per il download in tutta Italia, anche se le sue funzione verranno attivate in un primo momento solo in quattro regioni a partire dal 3 giugno: Liguria, Puglia, Abruzzo e Marche. Nella lista manca il Friuli Venezia Giulia visto che pochi giorni fa il governatore Massimiliano Fedriga ha deciso di ritirare la disponibilità della regione. Come spiega il Corriere della Sera, non si possono ancora fare ipotesi circa la durata della fase di test. Tutto dipenderà da eventuali problemi di utlizzo anche se l'obiettivo è quello di accorciare i tempi il più possibile (l'attesa per l'App è stata già molto lunga). "Non ho dubbi che tecnicamente la App funzionerà, questo credo che dobbiamo darlo per scontato perché sono settimane che ci stanno lavorando. Quello che non sappiamo e che rappresenta un punto di domanda è quante persone la utilizzeranno, essendo su base volontaria. Ma d'altra parte non c'era alternativa, non si poteva rendere obbligatoria", ha commentato Luca Richeldi, componente del Comitato tecnico scientifico, ospite di 24Mattino su Radio24. Le truffe L'App sarà scaricabile forse già nelle prossime ore, tutto dipende dalle ultime riunioni di oggi. Intanto però bisogna fare attenzione a non installare sui propri dispositivi App fasulle o cadere vittima di pericolosi attacchi hacker. Immuni non è ancora disponibile, ma in questi ultimi giorni sono stati segnalati diversi tentativi di truffa. Agid-Cert, la struttura del governo che si occupa di cybersicurezza, ha lanciato l'allarme: una campagna di virus informatici sta investendo l'Italia nelle ore in cui sta per essere resa disponibile l'app Immuni. Il virus si chiama FuckUnicorn e diffonde un ransomware (virus che prende in ostaggio i dispositivi e poi chiede un riscatto): con una mail l'utente veniva invitato a scaricare un file denominato Immuni e indirizzato su un sito contraffatto simile a quello della Federazione Ordine Farmacisti Italiani. Il risultato? Tutti coloro che hanno scaricato il file indicato si sono visti criptare i file presenti nel dispositivo utilizzato. Unico modo per recuperare i dati, spiega il quotidiano, è quello di pagare 300 euro in bitcoin ai propagatori del ransomware. Attenzione quindi alle truffe che possono causare gravi e costosi danni. Il lancio dell'App Immuni (nelle prossime ore o, al massimo, nei prossimi giorni) sarà di sicuro accompagnato da comunicazioni istituzionali. In questo modo verranno indicati tutti i link sicuri per procedere al download dell'applicazione senza imbattersi in truffe. Tag:  app immuni Speciale:  Coronavirus focus
>> Continua a leggere

La supercazzola del sindaco di Avellino: "Ragazzi ubriachi, li calmavo..." (Mon, 01 Jun 2020)
Il sindaco di Avellino Gianluca Festa, intervenuto a "Live Non è la D'Urso", ha spiegato di essere intervenuto per far rispettare le norme e riportare l'ordine Quanto accaduto ad Avellino nella notte tra sabato e domenica ha ormai assunto rilievo nazionale scatenando indignazione tra gli italiani che in questi mesi hanno fatto sacrifici per rispettare le norme anti-coronaviurs. Il maxi assembramento, in barba alle indicazioni per il contenimento dell’epidemia creatosi in via De Conciliis, pieno centro della città, e i cori da stadio lanciato da alcuni dei presenti contro Salerno, località a cui è storicamente legato il governatore della Campania Vincenzo De Luca, continuano a far discutere soprattutto perché tra le persone in strada vi era anche il sindaco Gianluca Festa. Il primo cittadino, che alcuni giorni fa aveva emesso un'ordinanza per prolungare l'orario di apertura dei locali fino all'una del mattino in contrasto con le decisioni della scorsa settimana della Regione, si trovava in mezzo alla folla per far rispettare le misure per contenere il coronavirus. Travolto nelle scorse ore da una valanga di critiche, Festa ospite di "Live Non è la D'Urso" su Canale 5 ha spiegato di essersi imbattuto "in quella movida 300 ragazzi che erano abbastanza euforici, c'era molto entusiasmo, qualcuno aveva anche alzato il gomito". Vista la situazione, il sindaco ha spiegato di aver chiamato "la municipale e la questura. Io non potevo girarmi dall'altra parte, ho deciso di intervenire". Quando la D'Urso gli ha chiesto in che modo avesse agito per riportare l’ordine, visto che dal video si evincono i selfie del primo cittadino con i giovani, il sindaco del capoluogo irpino ha risposto:"Se non avessi parlato quel linguaggio a quei ragazzi...fare il selfie in quel momento ha significato per i primi 50 ragazzi allontanarsi, la seconda scena che si vede (in cui il sindaco è accerchiato a distanza dai giovani, ndr) è figlia della prima: sono riuscito a distanziarli e a calmare gli animi. Ho evitato un problema peggiore e c'ho messo la faccia". [[video 1866965]] Sui video, per chiare la vicenda, ora punterà l'attenzione anche la Prefettura, su invito dell'Unità di Crisi della Regione Campania che ha definito "grave" quanto accaduto ad Avellino. Le immagini sono ora al vaglio della Digos della Questura di Avellino. Acquisiti anche i filmati degli impianti di videosorveglianza presenti in via De Conciliis e quelli in rete sui social. Lo scopo è verificare se vi siano stati assembramenti e altri comportamenti contrari alle norme anti contagio. Saranno identificati i presenti per accertare eventuali responsabilità. Anche la posizione del sindaco Festa sarà verificata dagli investigatori che presenteranno un'informativa alla Procura di Avellino per i risvolti penali e al prefetto Paola Spena per eventuali provvedimenti amministrativi che riguarderebbe anche lo stesso primo cittadino. Già ieri, quando il caso stava montando, attraverso un post su Facebook Festa aveva difeso il suo operato."C'è chi i giovani li demonizza senza ottenere risultati. Con loro sono a mio agio. Per questo ho deciso ieri sera di fare un sopralluogo per assicurarmi che la ripresa della movida avvenisse nel pieno rispetto delle regole. In un clima allegro e tranquillo, ho stimolato i giovani alla responsabilità e a continuare ad osservare le regole. Mi sono trattenuto con loro con fare scherzoso e goliardico". Tag:  assembramento Speciale:  Coronavirus focus Luoghi:  Avellino
>> Continua a leggere

L'Eurojackpot premia l'Italia con una vincita 33 milioni di euro (Mon, 01 Jun 2020)
Terza per importanza nella storia del gioco nel nostro Paese con 5+2 punti: Quick Pick da 4 euro in una ricevitoria Sisal a Rionero in Vulture Terza vincita nella storia di Eurojackpot in Italia con 5+2 punti, dopo le precedenti del 2013 e del 2018: l’estrazione fortunata è quella di venerdì 29 maggio, quando il gioco numerico a totalizzatore con un montepremi comune in Europa, ha baciato l’Italia con la vincita da 33.290.606,90 euro realizzata a Rionero in Vulture (PZ) presso il punto vendita Sisal Tabacchi Archetti situato in via Fiera 64, con una giocata Quick Pick da 4 euro. Eurojackpot - la cui prima estrazione in Italia si è tenuta venerdì 6 aprile 2012 – coinvolge milioni di persone in un confronto internazionale. Ogni venerdì sera, infatti, i giocatori di tutti i 18 Paesi partecipanti hanno la possibilità di vincere un jackpot sempre milionario che cresce velocemente da 10 a 90 milioni di euro. Il jackpot in palio nella prossima estrazione di venerdì 5 giugno sarà di 10 milioni di euro. Sono 18 i Paesi europei in cui è possibile giocare a Eurojackpot: Italia, Germania, Spagna, Finlandia, Danimarca, Svezia, Croazia, Olanda, Slovenia, Estonia, Norvegia, Islanda, Lettonia, Lituania, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia. Giocare è semplice, basta scegliere 5 numeri su 50 e 2 Euronumeri su 10 e la giocata minima è di 2 euro, pari ad una combinazione; si aggiudica il super premio milionario chi indovina la combinazione dei 5 numeri e i 2 Euronumeri. Il ha anche sempre a disposizione 12 categorie di vincita, dal 5+2 al 2+1e la probabilità di vincere almeno un premio è di 1 su 26 (considerando tutte le categorie); si può giocare in uno dei 45.000 punti vendita della rete Sisal su tutto il territorio nazionale. Tag:  giochi eurojackpot Sisal Luoghi:  Rionero in Vulture
>> Continua a leggere

Dal 3 giugno ci controlleranno Ecco come potremo spostarci (Mon, 01 Jun 2020)
Il governo potrebbe concedere alle Regioni la possibilità di registrare i turisti che entrano nel territorio Dal 3 giugno, le Regioni riapriranno le porte e i cittadini potranno spostarsi in tutta Italia. Ma con alcuni accorgimenti, che potrebbero permettere al singolo territorio il tracciamento dei turisti. Alcune Regioni si erano espresse contro la riapertura totale dell'Italia, tanto che c'era chi aveva ipotizzato il controllo di un "patentino di immunità" prima dell'ingresso. Ma a rassicurare i cittadini ci aveva già pensato il ministro agli Affari regionali, Francesco Boccia: "L'articolo 120 della Costituzione dice che una Regione non può adottare provvedimenti che ostacolino la libera circolazione delle persone- aveva spiegato- E inoltre se gli scienziati dicono che non ci sono passaporti sanitari, non ci sono". Ma nella mediazione coi singoli territori, Boccia avrebbe trovato un compromesso, secondo quanto riporta il Corriere della Sera: spostamenti sì, ma con la possibilità di tracciare i turisti in entrata, conservando i dati per due settimane. Le Regioni potrebbero cioè registrare gli ingressi, invitado i turisti ad effettuare i test sierologici, su base volontaria. Infatti, come ha ricordato il ministro della Salute, Roberto Speranza, "il rischio c' è e sarebbe sbagliato non riconoscerlo, quindi lo stiamo assumendo, provando a gestire una fase diversa". Tra i governatori c'è chi si aspetta l'ennesimo Dpcm, che regoli la riapertura. "Sembra che dal 3 giugno non ci sia più il limite del confine regionale negli spostamenti- ha osservato ieri il presidente del Veneto, Luca Zaia-Questo va a consolidarsi solo dopo l'adozione di un provvedimento a livello nazionale. Ci vorrà un Dpcm che interrompa il blocco". E ha aggiunto: "Auspico che si possa pensare a un'apertura in sicurezza dal 3 giugno". Ma il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, potrebbe intervenire prima di mercoledì con un appello rivolto ai cittadini, puntando sulla responsabilità individuale per la gestione di questa nuova fase. E potrebbe non essere necessario u ulteriore Dpcm, dato che la libertà di spostamenti era già indicata nel decreto legge entrato in vigore lo scorso 18 maggio. Per potersi muovere, le regole restano le stesse imposte nelle singole regioni, dal mantenimento della distanza sociale, all'uso della mascherina, fino al divieto di assembramento. É possibile che, a partire dal 3 giugno, vengano effettuati controlli nei porti e negli aereoporti, dove si prevede la misurazione della temperatura e il possibile tracciamento delle generalità dei viaggiatori, in modo da poterli contattare in caso della scoperta di un contagiato a bordo dell'aereo o della nave. All'arrivo, invece, le Regioni potranno richiedere di compilare un modulo, in cui verranno chieste le generalità, il luogo di residenza e un' autodichiarazione di negatività al nuovo coronavirus. Nessuna imposizione, però, del test sierologico, che rimane una possibilità volontaria. Speciale:  Coronavirus focus
>> Continua a leggere

I virologi e la fine del virus: "Bomba Zangrillo? Ecco la verità" (Mon, 01 Jun 2020)
Ora il Covid-19 è meno aggressivo e ci sono dei dati solidi a dimostrarlo. È una sintesi di alcune dichiarazioni di medici in seguito alla parole di ieri del primario Alberto Zangrillo Ora il Covid-19 è meno aggressivo e ci sono dei dati validi a dimostrarlo. Allo stesso tempo non si può escludere una seconda ondata. È una sintesi dei concetti espressi da alcuni medici in seguito alla parole di ieri di Alberto Zangrillo, primario e direttore di Terapia intensiva all’ospedale San Raffaele di Milano. L’esperto ha sottolineato che “il virus clinicamente non esiste più”. Silvestri Secondo il virologo Guido Silvestri, sulle affermazioni del professor Zangrillo “si può discutere”. Il docente alla Emory University di Atlanta ha detto di non voler commentare troppo le dichiarazioni pubbliche dei colleghi. Poi ha precisato un aspetto per cui il primario del San Raffaele lo ha chiamato in causa, ovvero l’osservazione che la carica virale nei tamponi naso-faringei positivi per coronavirus è più bassa adesso che a inizio epidemia. Silvestri ha rilevato su Facebook che “si tratta di dati di laboratorio molto solidi e in corso di pubblicazione”. Sulla previsione dei 150 mila ricoveri in terapia intensiva entro l'8 giugno, lo scienziato ha evidenziato che “sarebbe utile usare questa vicenda come un'opportunità per spiegare al pubblico, con onestà e umiltà, i limiti concettuali dei modelli epidemiologici”. Clementi Una ricerca condotta dal San Raffaele di Milano ha dimostrato che tra marzo e maggio la quantità di virus presente nei soggetti positivi è calata in modo notevole. Lo studio è stato curato da Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia del nosocomio milanese. "Abbiamo analizzato 200 nostri pazienti - ha spiegato il medico al Corriere della Sera-, paragonando il carico virale presente nei campioni prelevati con il tampone. Ebbene i risultati sono straordinari: la capacità replicativa del virus a maggio è enormemente indebolita rispetto a quella che abbiamo avuto a marzo. E questo riguarda pazienti di tutte le età, inclusi gli over 65". L’esperto ha precisato che ora il virus si sviluppa di meno ma non ci sono certezze sulle origini del fenomeno. Sull’ipotesi di nuove ondate, Clementi ha ipotizzato dei focolai locali. “Sarà determinante il modo in cui sapremo reagire, isolandoli, individuando i contatti e affidando i pazienti alla medicina di territorio - ha proseguito il virologo - per lasciare gli ospedali solo a eventuali casi gravi”. Le Foche Sulla stessa linea d’onda anche Francesco Le Foche, immunologo clinico, responsabile del Day hospital di Immunoinfettivologia del Policlinico Umberto I di Roma. L’esperto ha sottolineato che il Covid-19 è mutato e l’isolamento ha diminuito la carica virale. “Il virus si è indebolito - ha evidenziato Le Foche in un'intervista a Libero -. Facciamo sempre più tamponi e troviamo sempre meno malati: a volte la carica virale è talmente bassa che i test non rilevano nemmeno più il Covid”. Infine, ha detto che non ci sono evidenze scientifiche sul fatto che l'epidemia tornerà a colpirci in autunno. "Ciò che sappiamo - ha concluso Le Foche - è che normalmente, quando di mezzo ci sono virus pandemici, si verificano delle seconde ondate, ma per la Sars e la Mers non è accaduto". Speciale:  Coronavirus focus Persone:  Alberto Zangrillo
>> Continua a leggere

A giugno meteo stravolto: prime ferie "rovinate" (Mon, 01 Jun 2020)
Piogge previste per venerdì 12 giugno Oggi inizia l'estate meteorologica ma il meteo fa i capricci tipici di altre stagioni: nubi, temporali e fenomeni anche intensi ci accompagneranno almeno fino a metà mese, soprattutto al Centro-Nord. Avremo almeno due fasi di maltempo, ecco quando Oggi, 1° giugno, è l'nizio dell'estate meteorologica. Gli scenari previsti dai modelli matematici, però, hanno ben poco di estivo, soprattutto in termini di precipitazioni e perturbazioni: almeno fino alla metà del mese saranno possibili temporali, nubifragi e potenziali cicloni in sede mediterranea. Giugno inizia con i temporali Se la Festa della Repubblica trascorrerà con tempo discreto ed un generale ma breve miglioramento, le condizioni meteo sono destinate nuovamente a cambiare già dal giorno successivo, il 3 giugno, inizialmente soltanto sulle zone alpine e prealpine ma in estensione al Nord Italia da giovedì quando una sventagliata di temporali impegneranno tutte le regioni da ovest ad est. La causa è da attribuire ad aria fresca ed instabil in arrivo dal Nord Europa che, a contatto con l'aria più calda pre-esistente, creerà un mix per fenomeni localmente forti ed intensi. Come dicono gli esperti, infatti, non sono da escludere nubifragi e grandinate. Soprattutto venerdì, il maltempo si estenderà anche al Sud Italia con acquazzoni e temporali sparsi soprattutto durante le ore pomeridiane. Le temperature massime subiranno un calo durante i fenomeni, rimarranno stazionarie nelle situazioni soleggiate ed il caldo non sarà mai eccessivo o afoso, almeno per il momento. All'orizzonte, infatti, non si vede nessun anticiclone africano come avvenuto spesso in primavera e, addirittura, quest'inverno. [[fotonocrop 1867124]] 8-15 giugno, altro maltempo in arrivo Ma le sorprese non sono finite qui: l'inizio del primo mese estivo sarà piuttosto turbolento anche ad oltranza. Sul medio termine, infatti, nessuna alta pressione sembra in grado di garantire stabilità al Mediterraneo ed al nostro Paese ed ecco pronta un'intensa perturbazione che, da lunedì 8, potrebbe anche creare i presupposti per la formazione di un'area ciclonica sui nostri mari. È chiaro che si tratta di una tendenza, lo ripetiamo, ma i modelli matematici indicano ad oggi una fase di marcato maltempo con frequenti piogge e temporali, soprattutto al Centro-Nord. La perturbazione durerebbe almeno fino al 10 giugno creando i presupposti per una nuova fase molto instabile da venerdì 12, bersagliato soprattutto il Nord Italia e marginalmente anche il Centro, più al riparo il Sud e le Isole Maggiori. Queste "ferite", una dietro l'altra, faranno sì che l'anticiclone non si riprenderà tanto facilmente. Fino alla metà del mese potremmo essre in balìa di correnti fresce ed instabili da nord che daranno vita a continui acquazzoni e temporali soprattutto durante al pomeriggio. Per il vero debutto dell'estate dovremo aspettare, probabilmente, il 15-20 giugno quando l'alta pressione sembra potersi insediare definitivamente sul Mediterraneo, provocando stabilità atmosferica ed un generale aumento delle temperature. [[fotonocrop 1867128]] QUI TUTTE LE PREVISIONI Tag:  meteo
>> Continua a leggere

"Il virus adesso è scomparso". Ecco lo studio che lo dimostra (Mon, 01 Jun 2020)
Le parole del professor Zangrillo hanno agitato il mondo scientifico. Ma una ricerca spiega bene cosa sta succedendo Polemiche su polemiche dopo le parole pronunciate dal professor Alberto Zangrillo durante il suo intervento televisivo nella giornata di ieri, domenica 31 maggio. Il primario del San Raffaele aveva infatti sostenuto che, dal punto di vista clinico, il coronavirus non esiste più. Apriti cielo. Immediata è scoppiata la polemica, perché quelle dette sono state considerate da molti come parole fuorvianti, portatrici di un messaggio sbagliato che potrebbe portare comportamenti sbagliati da parte della popolazione. Anche Zangrillo ha replicato in serata, spiegando il suo punto di vista e asserendo che gli italiani meritano di sapere la verità, e cioè che l'evidenza clinica dice che il virus non esiste più. Lo studio del San Raffaele Tutto deriva da uno studio condotto dall’Ospedale San Raffaele di Milano, prossimo alla pubblicazione su una rivista scientifica, secondo cui tra marzo e maggio la quantità di virus presente nei soggetti positivi si sia ridotta notevolmente. Come riportato dal Corriere, Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia del San Raffaele e professore all’Università Vita-Salute, oltre che curatore del lavoro, ha spiegato: “ Abbiamo analizzato 200 nostri pazienti paragonando il carico virale presente nei campioni prelevati con il tampone. Ebbene i risultati sono straordinari: la capacità replicativa del virus a maggio è enormemente indebolita rispetto a quella che abbiamo avuto a marzo. E questo riguarda pazienti di tutte le età, inclusi gli over 65”. Adesso è una malattia diversa Ciò non sta però a significare che il virus sia mutato, su questo non vi sono prove cerete. Quella che però è cambiata è la manifestazione clinica. Questo cambiamento potrebbe essere dovuto anche alle condizioni climatiche, adesso più favorevoli. Clemeti ha aggiunto che “ora assistiamo a una malattia diversa da quella che vedevamo nei pazienti a marzo-aprile. Lo scarto è abissale ed è un dato che riteniamo importantissimo. Confermato peraltro dalla pratica: non solo non abbiamo più nuovi ricoveri per Covid in terapia intensiva, ma nemmeno in semi-intensiva. Nelle ultime settimane sono arrivati pochi pazienti e tutti con sintomi lievi”. Si può stabilire la quantità di virus presente in un soggetto positivo attraverso tecniche quantitative, utilizzate in passato anche per l’Aids. Questi sistemi permettono di misurare gli acidi nucleici, nel caso specifico l’Rna di Sars-CoV-2, ovvero le copie del virus rilevabili nel rino-faringe del paziente. Lo studio ha analizzato 200 tamponi e il risultato è stato univoco: uno scarto estremamente rilevante tra il carico virale dei pazienti ricoverati a marzo e quelli di maggio. Le cause dell’indebolimento del virus sono ancora un mistero. Una delle ipotesi è che sia avvenuto un co-adattamento all'ospite. Questo avviene spesso quando un virus entra a contatto con l’uomo. Il virus vuole vivere, se il suo ospite invece muore, anche per lui è finita. E adesso cosa ci aspetta? Ancora incertezza su cosa potrà accadere con l’arrivo dell’autunno. Clementi ha infatti precisato che “nessuno può sapere con certezza se ci sarà una nuova ondata di contagi, la temevamo anche per la Sars ma non si è verificata e, anzi, il virus è scomparso. Per quanto riguarda Sars-CoV-2, ci potranno essere dei focolai locali e sarà determinante il modo in cui sapremo reagire, isolandoli, individuando i contatti e affidando i pazienti alla medicina di territorio per lasciare gli ospedali solo a eventuali casi gravi”. Guido Silvestri, virologo e docente alla Emory University di Atlanta, parlando dello studio del San Raffaele ha definito i dati di laboratorio molto solidi. Tag:  studio virus spiegazione Speciale:  Coronavirus focus Persone:  Alberto Zangrillo
>> Continua a leggere

Quella "lista nera" dell'Agenzia che isola il Nord Italia dal resto d'Europa (Mon, 01 Jun 2020)
Indica solo le zone maggiormente a rischio in un dato momento. Ogni settimana il bollettino viene modificato in base all’evolversi dell’epidemia La Grecia ha utilizzato una black list per sviluppare una serie di restrizioni nei confronti di turisti italiani che intendono trascorrere le prossime vacanze estive nel Paese ellenico. Non è una black list Quello a cui ha fatto affidamento il governo greco è Il bollettino dell'Agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa), che racchiude in quattro pagine un elenco delle zone in cui vi è un alto rischio di trasmissione del Covid-19. Si tratta di un bollettino che viene modificato settimanalmente, a seconda dell’evolversi dell’epidemia. Nell’ultimo aggiornamento erano quattro le Regioni italiane, e i relativi aeroporti, a cui fare attenzione: Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia. A marzo c’erano anche Toscana e Marche, poi rimosse. Alessio Quaranta, direttore generale del nostro Ente nazionale per l' aviazione civile (Enac) e membro del board direttivo dell' Easa, ha spiegato al Corriere che non si tratta di una black list, e che non prevede l’interdizione dei collegamenti da e per il Nord del nostro Paese. Ha precisato inoltre che “quella lista nasce per raccogliere le informazioni provenienti dagli Stati e per indicare quelle che in un dato momento sono le zone più a rischio: tutto questo viene poi comunicato alle compagnie e agli aeroporti perché possano fare le loro valutazioni”. Imparziale e autonomo Quaranta ha tenuto poi a sottolineare che la sua compilazione è del tutto imparziale e autonoma. Quindi non è frutto della negoziazione con i Paesi. Al massimo può suggerire di prestare maggiore attenzione ai passeggeri che arrivano da alcune specifiche zone. Un apposito comitato tecnico si occupa di creare il documento, in base all’analisi di dati scientifico-statistici e incrociando alcuni indicatori. Come per esempio il numero di casi attivi in relazione alla popolazione, i guariti, il numero di nuove infezioni, i decessi, il numero dei tamponi eseguiti o ancora l’incidenza sulle aree urbane e su quelle extraurbane. Tanto per precisare, nella lista valida dal 29 maggio, non vi sono solo gli aeroporti delle quattro Regioni italiane ormai note, ma anche tutti quelli del Belgio, della Capitale francese, di Amsterdam, Madrid e Barcellona per quanto riguarda la Spagna, Londra e Stoccolma. Oltre ai Paesi terzi dall'Afghanistan agli Stati Uniti. Una parte della Germania è stata inserita ad aprile, ma è comunque fuori dalla soglia di attenzione. Quaranta ha infine tenuto a sottolineare che “sulla questione coronavirus la decisione di aprire o meno gli spazi aerei dipende dalle autorità sanitarie locali, non da quelle aeronautiche”. Non previene comunque le triangolazioni. Basta infatti che un viaggiatore faccia scalo in una zona non a rischio, e da Milano arriva tranquillamente ad Atene. Tag:  lista nera aeroporti virus Speciale:  Coronavirus focus
>> Continua a leggere

Il grido dei musulmani d'Italia: "Mancano i cimiteri islamici" (Mon, 01 Jun 2020)
Con la chiusura delle rotte aeree e marittime nel periodo della pandemia è aumentata la richiesta di sepoltura nei cimiteri islamici. Ma solo una settantina di Comuni offre questa possibilità "Abbiamo fatto domande per aprire nuovi spazi nei cimiteri comunali". É la richiesta di una recente generazione di musulmani che vorrebbe seppellire i propri cari nei cimiteri islamici in Italia: "Ma qui sono pochi", denunciano parlando con Repubblica. Nel nostro Paese, i musulmani sono 2,6 milioni, pari al 4,3% della popolazione, secondo i dati del 2018, riportati dal quotidiano. La maggior parte ha cittadinanza straniera, ma il 44% della comunità è italiana. Ed è proprio in questa parte della popolazione che sta maturando un cambiamento, che vede i defunti di fede musulmana sepolti in Italia, piuttosto che riportati nel proprio Paese di origine. Ma l'emergenza causata dal nuovo coronavirus ha creato difficoltà anche in questo senso. "A causa della chiusura delle rotte aeree e marittime del nostro Paese con l' estero, i corpi dei deceduti musulmani per coronavirus o altro non possono più essere trasportati nei luoghi di origine come accadeva nella maggior parte dei casi", ha spiegato a Repubblica Abdallah Redouane, segretario del centro islamico della Grande Moschea di Roma. Una situazione che ha causato un'ulteriore emergenza, che ha visto numerose persone costrette a lasciare i propri cari negli obitori per diversi giorni, a causa della difficoltà di trovare cimiteri islamici per seppelirli. Secondo i dati dell'Unione delle comunità islamiche d'Italia (Ucoii), su un totale di 8mila comuni italiani, i cimiteri islamici in Italia sono 76, situati spesso all'interno dei cimiteri comunali o adiacenti ad essi. Quello di Trieste è il primo ad essere stato istituito, nel 1856. Gli altri si trovano sparsi in diverse regioni, spesso anche distanti tra loro. "Il Cimitero Flaminio qui a Roma è stato tra i primi, nel 1974, grazie alla convenzione tra il Comune e il nostro centro islamico - spiega Abdellah Redouane - ma oggi questo spazio è limitato, anche perché in questi mesi, sono aumentati i decessi insieme alle richieste di sepoltura, che un anno fa erano impensabili. Per questo, se ne sono aggiunti uno a Frosinone e un altro a Rieti". Ma, secondo la comunità musulmana, non basta. Yassine Lafram, presidente dell' Ucoii, ha spiegato a Repubblica la corsa per cercare di dare una sepultura ai musulmani deceduti in questi mesi: "Abbiamo fatto domande per aprire nuovi spazi nei cimiteri comunali, siamo riusciti ad averne 18 ma abbiamo fatto più di 150 richieste in tutta Italia per aprirne altri, perché siamo in emergenza dentro un' altra emergenza. Aspettiamo fiduciosi, anche se molti nemmeno ci rispondono". La situazione è cambiata proprio negli ultimi mesi: la pandemia, infatti, ha costretto i musulmani a seppellire in Italia i propri defunti, perché impossibilitati a trasferirli all'estero. Dall'altra parte, però, c'è una fetta della comunità islamica con radici forti anche in Italia. Tag:  musulmani cimiteri
>> Continua a leggere

"Non segnaliamo alle Asl i positivi". È bufera sui test sierologici (Mon, 01 Jun 2020)
Riuscire a nascondere il risultato non è difficile: "Basta non firmare il consenso alla segnalazione prima del prelievo". Ecco come l'Igiene pubblica viene lasciata all'oscuro Dividono la scienza e creano delle vere e proprie fazioni: da una parte c'è chi - come il virologo dell'Università di Padova Andrea Crisanti - pensa che possano essere "uno spreco di finanze, soldi buttati"; dall'altra c'è la convinzione che abbiano una notevole importanza epidemiologica. I test sierologici restano nel calderone delle incognite per quanto riguarda la fase 2: tutti sono consapevole che non posso sostituirsi al tampone in quanto non hanno valenza diagnostica, ma i risultati - come affermato dal ministro della Salute Roberto Speranza - possono consentire agli scienziati "di avere un'arma di conoscenza in più sull'epidemia". In questi giorni sono migliaia le persone che hanno deciso di sottoporsi all'esame, sia a quello col pungidito sia a quello con il prelievo. Il test in questione è utile per sapere se, ora o in precedenza, siamo venuti a contatto con il Coronavirus. Gli anticorpi cercati sono le Immunoglobuline M (IgM) e le Immunoglobuline G: le prime si manifestano entro una settimana dalla comparsa dei sintomi e consentono di confermare con precisione la diagnosi di infezione; le seconde invece vengono prodotte dopo 14 giorni e costituiscono una sorta di "memoria immunitaria". I dubbi che permangono sono molteplici: possiamo utilizzarli come primo screening per poi indirizzare la diagnostica mediante tampone? La posizione di Giovanni Rezza, direttore generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute, è chiara: "Io non sono chiuso a nessuna prospettiva, ma al momento questa mi lascia perplesso. Il problema maggiore è essere in grado di fare subito il test molecolare, il tampone, altrimenti lasciamo abbandonate le persone in un limbo, con un punto interrogativo". Risultati nascosti alle Asl Ma in tutto ciò vi è un altro problema che rischia seriamente di allargare il contagio e dunque di farci tornare nuovamente nelle condizioni estenuanti del lockdown: in molte Regioni potrebbe esserci chi continua ad andare in giro nonostante abbia tracce di immunoglobuline nell'organismo. Come? Grazie a un "sistema" che risulta essere tutt'altro che complicato. Quasi tutti conoscono ormai bene il metodo del test sottobanco: "Se preferisce che non informiamo la Asl basta non firmare il consenso alla segnalazione prima del prelievo. E comunque noi preferiamo inviare direttamente al paziente il referto. Poi sta a lei decidere". Non essendoci un protocollo unico a livello nazionale, ogni Regione decide quali sono le regole da seguire. Ma non è raro trovare laboratori compiacenti: servono solamente poche telefonate. Per riuscire a nascondere all'Igiene pubblica l'eventuale risultato positivo dei test sierologici non serve inventarsi chi sa quali strategie: bisogna sfruttare il caos delle regole e il gioco è fatto. Come riportato da La Stampa, la situazione è molto simile quasi dappertutto. In una clinica di Firenze ribadiscono che l'esame può essere fatto da privati o con la tariffa regionale calmierata. E se il risultato è positivo? "Il nostro unico obbligo è fornirle un numero verde da chiamare. Entro 48 ore le faranno un tampone. Ma è a sua totale discrezione". Le vedute sono completamente opposte a Massa-Carrara: "La clinica non ha opzioni, deve tassativamente comunicare la positività all'Asl". Ma a Livorno già si ritorna sui passi della riservatezza: "Il referto viene trasmesso via mail solo al paziente. Non inviamo segnalazioni. Capiamo la preoccupazione del paziente". Anche il responsabile di un centro di Verona non si nasconde: "C'è uno schemino e il paziente decide. Noi comunque consegniamo la risposta soltanto a lei". Pure a Salerno non si fanno scrupoli: "L'esito si vede solo sul nostro sito e le credenziali vengono assegnate a ciascun cliente. Non le vede nessun altro". Una metodologia diversa è stata studiata e attuata a Caserta, dove il risultato viene fatto arrivare al medico di famiglia ma non alla Asl: "Poi sarà lui a decidere cosa fare". Tag:  Asl test sierologici Speciale:  Coronavirus focus
>> Continua a leggere

 

 

 

IlGiornale.it - Economia

In arrivo la nuova Imu: ecco cosa cambia dal 16 giugno (Mon, 01 Jun 2020)
Dal 16 giugno scatta la nuova Imu: accorpa anche la Tasi, non cambia nulla per le scadenze sui pagamenti. Rimane l'esenzione per la prima casa ed i proprietari delle case vacanze non dovranno versare acconti. Ecco cosa accade Martedì 16 giugno sarà il giorno del debutto della nuova Imu: la novità dell'Imposta municipale è l'accorpamento tra la vecchia Imu e la Tasi (che è stata abolita). Per questo motivo non ci saranno sconti, l'aliquota di base è stata aumentata di un punto per assorbire l'imposta cancellata. E non cambia nulla nemmeno per i pagamenti, le cui scadenze sono fissate per il 16 giugno (acconto) ed il 16 dicembre (saldo o conguaglio). Inoltre, il governo ha istituito il "Fondo salva Comuni" con una dotazione di 74,90 milioni di euro per l’anno in corso. La buona notizia è che i proprietari di appartamenti che vengono affittati stagionalmente non dovranno versare alcun acconto. Esenzione per la prima casa Per la prima casa valgono le regole del passato: viene esentato dal pagamento l'immobile nel quale il proprietario abita ed è anagraficamente residente. Non viene conteggiato il numero delle case possedute ma viene valutato l'uso diretto, fin quando un proprietario non va ad abitare in una casa che ha acquistato dovrà comunque pagare l'imposta. Sono valutate come prima casa anche le abitazioni delle Forze armate anche se non residenti, gli appartamenti degli anziani che si trovano nelle case di cura se non sono affittati ad altri, come si legge su Repubblica. Nessun acconto per le case vacanze Il Decreto Rilancio prevede che, oltre alle strutture turistiche, anche i proprietari di case vacanze, bed & breakfast ed appartamenti destinati alle locazioni stagionali o agli affitti brevi non dovranno versare la rata di acconto. L'unico vincolo è che dovrà essere il proprietario ad occuparsi direttamente dell'appartamento. Non è prevista alcuna rata anche per i gestori dei campeggi. Rinvio a dicembre per chi ha comprato quest'anno Dal momento che la prima rata vale la metà di quanto versato per Imu e Tasi nel 2019, non è possibile calcolare correttamente l'importo che il nuovo proprietario dovrà versare. Per questo motivo, se ne riparlerà a dicembre. Invece, come viene specificato dal Ministero dell'Economia, chi ha comprato una casa nel 2020 potrà evitare la prima rata e versare direttamente tutto a saldo. Lo stesso vale per chi avesse ereditato una casa nell'anno in corso, non dovrà versare nulla perché lo scorso anno l'immobile non si possedeva. Nel caso specifico dell'eredità, comunque, l'Imu non è mai dovuta quando si tratta dell'ex casa di famiglia abitata dal coniuge superstite: in questo caso, infatti, è previsto il diritto di abitazione sull'immobile, a prescindere dal fatto che ci siano anche altri eredi. Tag:  Imu
>> Continua a leggere

Arriva la tassa virus sulle ferie (Mon, 01 Jun 2020)
Spese di sanificazione e distanziamento sociale hanno fatto sì che nelle vacanze estive venga applicato un rincaro del 20%, aumenti che vengono applicati in ogni settore: dalla ristorazione ai trasporti Il Codacons aveva già avvertito che con la fase 2 ci sarebbero stati degli aumenti di prezzi su tutti i prodotti alimentari mentre i dati elaborati questa volta dall'associazione dei consumatori riguardano le vacanze dell'estate 2020 degli italiani. Distanziamento sociale, costi di sanificazione e soprattutto turisti che molto probabilmente non arriveranno potrebbero far scattare un aumento delle vacanze fino al 20% in più rispetto all'anno precedente: "Una vacanza che nel 2019 costava 736 euro quest'anno potrebbe arrivare fino a 883 euro" si scrive. Il Codacons nella sua proiezione avverte che nessun settore è risparmiato: ci saranno rincari ovunque. Si parte dalla ristorazione con un aumento del 9% passando per le strutture ricettive con un ritocco alle tariffe dell'8% fino ad arrivare ai trasporti: "Il trasporto aereo subirà un aumento del 12% mentre quello navale del 15%". Gli operatori proprio a causa della crisi del coronavirus saranno molto probabilmente tentati di rifarsi sulla clientela. Il presidente dell'Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona spiega che: "Gli aumenti riguardano anche costi collaterali come la benzina. È troppo comodo far scendere i prezzi mentre gli italiani erano costretti a restare a casa mentre in questi giorni abbiamo visto un aumento, seppur di pochi centesimi al litro". "Aumenti inevitabili", si legge su Repubblica per il presidente del Sindacato Balneari (Sib) Antonio Capacchione che afferma: "Noi calcoliamo che solo il 20 per cento degli italiani andrà in vacanza e non sappiamo ancora quanti stranieri arriveranno. E cosa succederà? Le strutture che godono di ampi spazi, come quelle venete o romagnole, pur avendo i costi di sanificazione, potranno permettersi di non ritoccare le tariffe. Mentre là dove le spiagge non sono molto profonde, in Salento, Liguria, sulla costa tirrenica, le postazioni si ridurranno del 50%, e per forza ci saranno aumenti. Ma contenuti al 10 per cento ritengo: non ci si può permettere di perdere la clientela". Differenze tra Nord e Sud Italia secondo il presidente del Centro Consumatori Itali che ha infatti spiegato come moltissimi bar della parte settentrionale italiana hanno effettuato dei rincari del 10 o 15 per cento mentre la situazione sembra non essere cambiata nel Centro e Sud Italia. In questo periodo poi è stato registrato un aumento delle richieste di case in affitto con piscina con una consistente spostamento della domanda da alberghi a case vacanza. Luca Dondi di Nomisma spiega: "Il turista che si rivolgeva di preferenza a mete straniere e quest'anno rimane in Italia opta per la soluzione abitativa rispetto all'albergo per una maggiore sensazione di salvaguardia. È prematuro dire se si tradurrà in un aumento dei prezzi. È più probabile che avvenga per la fascia alta, che può permettersi dotazioni superiori alla media, per esempio la piscina". Il Codacons ha inoltre avvertito che parrucchieri ed estetisti hanno aumentato i prezzi del 20 o anche 25 per cento con denunce che arrivano dai consumatori stessi: "Ho dovuto pagare 10 euro in più dall'estetista per un kit usa e getta". Confartigianato ha chiesto a gran voce a tutti gli esercenti di non aumentare i costi per rifarsi del periodo di lockdown: "Utilizzate questo periodo per consolidare la fidelizzazione dei clienti". Un'estate di aumenti che purtroppo non risparmia neanche il settore alimentare vedendo aumenti che vanno dal 12,8% della frutta fresca fino ad arrivare 4,4% delle patate. I prodotti surgelati, con aumenti che vanno dal 5% per i vegetali fino al 3,1% per i piatti pronti. Un carrello della spesa che ha aumentato la velocità nonostante un impercettibile 0,1% di inflazione. Tag:  vacanze
>> Continua a leggere

Perché la crisi che sta per arrivare sarà peggio di quella del 2008 (Mon, 01 Jun 2020)
 Url redirect:  https://it.insideover.com/economia/subprime-gli-usa-ci-sono-ricascati.html?utm_source=ilGiornale&utm_medium=article&utm_campaign=article_redirect Perché la crisi che è in arrivo sarà peggio di quella del 2008
>> Continua a leggere

"Ci servono le risorse europee per far ripartire le imprese" (Mon, 01 Jun 2020)
Il presidente Confcooperative: "L'alternativa è usare il risparmio privato: M5s, Lega e Fdi devono capirlo" «Abbiamo bisogno del Mes» per sbloccare altre risorse da dedicare alle imprese. Questa l'opinione di Maurizio Gardini, presidente di Conserve Italia (maggiore coop agroalimentare italiana) e di Confcooperative, nonché co-presidente dell'Alleanza delle Cooperative che con Confindustria, Abi e altre sei sigle ha rivolto al governo un appello a non cincischiare sui fondi Ue e a rilanciare gli investimenti. L'alternativa è mettere le mani sul risparmio degli italiani Presidente Gardini, avete invitato il governo a sfruttare tutti i fondi europei. Qual è il punto di vista di Confcooperative? «Siamo molto, molto preoccupati. I provvedimenti, pur importanti, che il governo ha messo in campo tardano a concretizzarsi. Il nostro è un grido di allarme perché cogliamo nelle nostre imprese la difficoltà non solo di ripartire ma di adottare politiche aziendali che consentano di guardare avanti. Ecco perché abbiamo bisogno di avere a disposizione tutte le risorse. Il Recovery Fund arriverà nel tardo autunno e quindi abbiamo bisogno del Mes che, finanziando gli investimenti necessari nella sanità, consentirebbe di dedicare altre risorse alle imprese attraverso investimenti pubblici, soprattutto nelle infrastrutture, e di concentrarsi di più sui settori più sensibili come quello del turismo». M5s al governo e all'opposizione Lega e Fdi sono contrari. Per voi, senza Europa non ci sono prospettive? «Siamo in una situazione drammatica perché il debito pubblico è elevato. O accogliamo le risorse dell'Europa, ed è chiaro che nessuno invoca la Troika o commissariamenti vari. Oppure, se non vogliamo i soldi dell'Europa, c'è solo una strada: chiedere agli italiani un sacrificio. Noi siamo contro la patrimoniale e quindi, visto che nelle banche ci sono 1.400 miliardi di risparmi, andrebbero investiti in titoli del debito pubblico a lunga scadenza. Se non vogliamo soldi dall'Europa, qualcuno deve tirarli fuori perché non si fanno le nozze coi fichi secchi». La politica economica anticrisi è stata piuttosto sbilanciata sui sussidi. Cosa pensa in proposito? «Fino al decreto Rilancio gli interventi sono stati molto sbilanciati sugli ammortizzatori sociali. L'intento era di non lasciare indietro nessuno ma è necessaria una politica per l'impresa perché sono le imprese che creano posti di lavoro, Ci vuole un nuovo patto sociale avendo bene in mente qual è il modello di sviluppo da seguire. Quando finiranno le risorse in autunno, rischiamo di trovarci con una marea di licenziati, la situazione sarà insostenibile ed esploderà la rabbia sociale. I gilet arancioni sono un primo segnale». In tema di «nuovo contratto sociale», come ha detto il governatore Visco, la flessibilità dei contratti di lavoro sembra accantonata. «Ritengo che siano maturi i tempi per affrontare una visione contrattuale diversa che rilanci produttività e flessibilità. Bisogna in qualche misura superare certi schemi. Flessibilità e defiscalizzazione dei premi di risultato sono obiettivi che consentono di salvaguardare il lavoro, rilanciare le imprese e mettere più soldi in tasca ai dipendenti, penalizzati da un cuneo fiscale elevatissimo. Sono maturi i tempi per rilanciare la discussione su previdenza e fiscalità. Ma questi temi arrivano dopo il rilancio industriale del Paese». Il presidente di Confindustria Bonomi ha detto che la politica potrebbe fare più danni del Covid. Lo pensa anche lei? «Ho coltivato la speranza che la crisi potesse portare le forze di maggioranza e di opposizione ad accordarsi su questioni utili per il Paese, ma non si è concretizzata. Abbiamo bisogno di trovare un interlocutore forte nella politica e abbiamo bisogno di una politica che litighi di meno. Ecco perché l'abbiamo sollecitata». Tag:  risorse economiche Unione europea (Ue)
>> Continua a leggere

A rischio chiusura il 28% delle aziende "riaperte" (Mon, 01 Jun 2020)
La maggioranza degli esercenti denuncia un calo del fatturato tra il 50 e il 70 per cento Per il 28% delle imprese che hanno riaperto, rimane elevato il rischio di chiudere definitivamente a causa delle difficili condizioni di mercato, dell'eccesso di tasse e burocrazia, della carenza di liquidità: è quanto emerge da un'indagine di Confcommercio, in collaborazione con Swg, svolta sulle prime due settimane di riapertura per le aziende dei settori ristorazione e bar, abbigliamento, altre attività del commercio al dettaglio e dei servizi. Delle quasi 800mila imprese del commercio e dei servizi di mercato che sono potute ripartire, a due settimane esatte dalla Fase2, l'82% ha riaperto l'attività, il 94% nell'abbigliamento e calzature, l'86% in altre attività del commercio e dei servizi e solo il 73% dei bar e ristoranti, a conferma delle gravi difficoltà delle imprese impegnate nei consumi fuori casa. I dati dell'indagine, riporta un comunicato, riferiti ad un universo di 759mila imprese (prevalentemente micro-imprese fino a 9 addetti), evidenziano un segnale negativo: il 18% delle aziende che potevano riaprire non l'abbia ancora fatto, percentuale che sale al 27% nell'area bar e ristoranti. I motivi della mancata riapertura riguardano soprattutto l'adeguamento dei locali ai protocolli di sicurezza sanitaria. Le note dolenti emergono dall'autovalutazione degli intervistati sul giro d'affari: già nella prima settimana la media dei giudizi si collocava largamente al di sotto della sufficienza. Nella settimana successiva questi timori si confermano: il 68% degli imprenditori dichiara che i ricavi delle prime due settimane sono inferiori alle aspettative, quando già le aspettative stesse erano piuttosto basse. La stima delle perdite di ricavo rispetto ai periodi «normali» per oltre il 60% del campione è superiore al 50%, con un'accentuazione dei giudizi negativi nell'area dei bar e della ristorazione, segmento dove si concentrano maggiormente perdite anche fino al 70%. Se nella prima settimana solo il 6% degli intervistati indicava un'elevata probabilità di chiusura dell'azienda, nella seconda ondata di interviste, a fronte di un ragionamento più articolato, il 28% degli intervistati afferma che, in assenza di un miglioramento delle attuali condizioni di business, valuterà la definitiva chiusura dell'azienda nei prossimi mesi. A corroborare questa suggestione, dice Confcommercio, intervengono i timori che nel prossimo futuro si dovrà comunque richiedere un prestito (50% del campione), non si sarà in grado di pagare i fornitori (40%) né di sostenere le spese fisse (43%). «Gli imprenditori hanno volontà di riaprire nonostante le difficoltà, ma c'è il rischio di una tempesta perfetta: da una parte i pesanti costi della Fase 2 e le poche entrate, dall'altra una crisi di liquidità che persiste e si aggrava e che richiede che le misure previste dal dl Rilancio siano attuate al più presto», ha commentato il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ribadendo che «serve meno burocrazia e una accelerazione delle iniziative anticrisi». Tag:  Fase 2 Covid-19 aziende chiusura
>> Continua a leggere

La borsa italiana? La più brutta del reame (Sun, 31 May 2020)
Il nostro mercato è davvero asfittico con il Ftse All Share che dopo il rimbalzo si è posizionato dentro una congestione orizzontale composta da un numero notevole di V rovesciate, segno che proprio il nostro mercato ha le idee poco chiare Le Borse vivono di aspettative. E ora l’aspettativa che le guida è il ritorno ad una normalità che in realtà non esiste. Tra poco infatti all’aspettativa del ritorno alla normalità si sostituirà l’aspettativa di quanti siano in effetti i danni che il Covid ha creato all’economia, e questa non è una aspettativa allettante come quella precedente. L’Italia si troverà di fronte al problema del debito pubblico e questo sarà un dramma che condizionerà le nostre vite per gli anni a venire. Stanno uscendo previsioni su previsioni su come andrà il ciclo economico nei prossimi mesi: per l’immobiliare residenziale la ripresa di prezzi e transazioni è rinviata al 2023 con una perdita massima in termini di prezzi di circa il -10%. Per il PIL i più audaci vedono il ritorno ai livelli pre-Covid alla fine del 2022 ma tutti sappiamo che in realtà molti analisti preferiscono edulcorare le loro previsioni. In una intervista Yanis Varoufakis, ex ministro delle finanze greco durante la crisi del 2015, che di nemici ne ha a milioni nell’establisment, ha detto apertamente che il debito / PIL dell’Italia arriverà a sfiorare il 200% come quello greco. E il nostro ex ministro di peli sulla lingua ne ha davvero pochi. I fondi dell’Unione Europea arriveranno quando forse il danno sarà fatto perché sono inseriti nel bilancio 2021 – 2027 e sono comunque noccioline rispetto alla dimensione del problema soprattutto perché in parte sono debito ed in parte è vero sono elargizioni a fondo perduto. Interessante il grafico che segue con la ripartizione dei fondi del piano Eu Next Generation da dove si evince che non sarà certo l’Italia a fare la parte del leone: [[fotonocrop 1866970]] Il Nasdaq vola spinto da un aumento della M3 (moneta liquida e “quasi” moneta liquida ovvero la più ampia definizione di moneta liquida che include M2 e M1) che non ha pari nella storia del dopoguerra negli USA, Trump vuole farsi rieleggere e con quella elasticità dolorosa della economia americana sta spingendo sull’acceleratore. Ma è anche vero che il Nasdaq USA è il futuro del mondo, lì ci sono le innovazioni, lì ci sono gli uomini che cambiano quotidianamente il nostro modo di agire con le loro scoperte tecnologiche. Quindi ci sta che anche i prossimi massimi storici vengano infranti. Se pensi al futuro devi pensare al Nasaq. Di seguito il grafico della M3 negli USA, anche senza avere vinto il Nobel per l’economia è evidente come siamo in una situazione senza precedenti a livello di politica monetaria: [[fotonocrop 1866971]] Pubblico di seguito un’immagine che vi dà il polso del mercato azionario USA. Ecco la domanda di mutui per l’acquisto di case negli USA: siamo su un massimo storico spinti appunto da un incremento della M3 che non ha pari nella storia. Con i tassi di interesse quasi a zero se devi comprare casa questo è il momento. [[fotonocrop 1866972]] Ma veniamo alle azioni da comprare in Italia. Diciamo subito che il nostro mercato è davvero asfittico con il Ftse All Share che dopo il rimbalzo si è posizionato dentro una congestione orizzontale composta da un numero notevole di V rovesciate, segno che proprio il nostro mercato ha le idee poco chiare. [[fotonocrop 1866974]] L’indicatore numero di titolo al rialzo / numero di titoli al ribasso McClellan si è riportato alla normalità ma a livello settoriale quello che manca è il recupero del prezzo dei titoli bancari. Se notate dall’inizio della crisi il prezzo relativo delle banche sull’indice si è affossato e solo nell’ultima settimana si è portato al di sopra di tutte le 6 settimane precedenti. L’ultimo tentativo di breakout della fascia di congestione dell’indice potrebbe quindi essere quello buono. [[fotonocrop 1866975]] Purtroppo la rosa di titoli da seguire è davvero limitata, a differenza del Nasdaq dove ogni titolo è papabile per un buy. Tra i titoli che si sono apprezzati di più sulla media mobile a 4 settimane troviamo in ordine decrescente: DIGITAL360 ASCOPIAVE DIGITAL BROS FALCK RENEWABLES ERG CULTI MILANO SESA ITAL WINE BRANDS ZIGNAGO VETRO REPLY Tra queste azioni segnaliamo come fondamentali e come analisi tecnica Falk Renewables, Zignago e Reply. Tag:  Borsa
>> Continua a leggere

Cattolica, l'Authority detta le condizioni (Sun, 31 May 2020)
L'Ivass chiede aumento da 500 milioni e nuovo piano. Domani il cda del gruppo Sarà Cattolica a dare inizio alle ricapitalizzazioni post Covid-19. Lo impone l'Ivass. L'istituto di vigilanza sulle assicurazioni ha chiesto al gruppo veneto di rafforzare entro settembre il proprio livelli di patrimonializzazione (solvency) sceso il 22 maggio al 103%, a un passo dai livelli di guardia stabiliti dalle autorità europee (100%), dal 175% di dicembre e attualmente tornato, secondo fonti vicine al gruppo intorno al 130-135 per cento. In particolare, l'Authority si aspetta che l'aumento di capitale da 500 milioni di euro recentemente deliberato dal cda di Cattolica per avere la flessibilità di cogliere eventuali occasioni di mercato e da attuarsi entro il 2025, sia invece subito destinato a puntellare l'indice di patrimonializzazione. L'operazione è destinata a ridurre fortemente il peso degli attuali soci (tra cui Berkshire Hathaway al 9% del capitale) posto che il gruppo capitalizza 761 milioni, all'incirca la metà rispetto ai livelli di ottobre quando furono revocate le deleghe all'ad Alberto Minali (che avrebbe già aperto un contenzioso) in seguito a disaccordi sorti con la ultradecennale presidenza di Paolo Bedoni. Il maxi-aumento di capitale potrebbe comunque non bastare, così come non è risultata sufficiente la decisione del cda di congelare lo stacco dei dividendi sull'esercizio 2019. La missiva sollecita quindi la compagnia assicurativa ad adottare le ulteriori iniziative necessarie a ripristinare l'indice di solvibilità in linea con le soglie di propensione al rischio definite dal gruppo che prevedono un solvency ratio compreso tra il 160 e il 180 per cento. Entro il 25 luglio la società è così chiamata a presentare un piano in cui delinea le azioni da intraprendere e le relative tempistiche. Più in dettaglio, l'Ivass spiega come la richiesta di a richieste di intervento sia riconducibile al deterioramento delle condizioni di solvibilità del gruppo e di alcune sue controllate, in particolare sulla joint venture con Iccrea, Bcc Vita (su cui da Verona precisano che sono già stati decisi interventi a supporto del capitale per 50 milioni complessivi) e Vera Vita, la partnership con Banco Bpm, i cui indici di solvibilità erano scesi rispettivamente a metà maggio al 25% e al 65 per cento. A penalizzare gli indici di patrimonializzazione sarebbe da un lato la struttura investimenti in portafoglio che, a fine marzo, registravano la preponderanza di titoli governativi (pari al 74,4% del portafoglio), oltre al 18,3% di corporate bond e il 4,3% di asseti immobiliari. Fonti vicine alla compagnia veronese si focalizzano sull'esposizione ai Btp (14 miliardi su un portafoglio titoli 26 miliardi) che renderebbe il gruppo vulnerabile all'aumento dello spread sui titoli di stato italiani vissuto in queste ultime settimane. È probabile che la richiesta dell'Authority infiammi ancora di più gli animi degli azionisti in vista dell'appuntamento assembleare del 27 giugno chiamato a deliberare, oltre al bilancio e all'aumento di capitale, una serie di piccoli passi nella governance del gruppo, frutto di una trattativa nella ricerca con i piccoli azionisti per una soluzione di compromesso, che, almeno nelle intenzioni, avrebbero dovuto modernizzare la società cooperativa. La risposta all'Ivass dovrebbe esser decisa nel pomeriggio quando è stata fissata una riunione del cda di Cattolica anche se, stando a fonti vicine al gruppo, l'eventuale comunicazione societaria dovrebbe arrivare lunedì mattina a mercato chiuso. Tag:  cattolica coronavirus Speciale:  Coronavirus focus
>> Continua a leggere

"Ora i clienti saranno più selettivi" (Sun, 31 May 2020)
"È aumentata l'attenzione per servizi digitali, ma se funzionano" I dati trimestrali di Fineco sono buoni, come se uscisse dal lockdown più forte di prima. Paolo Di Grazia, vicedirettore generale di FinecoBank: è il segno che per le banche fintech è iniziata una nuova era? «Noi siamo nati digitali già 20 anni fa, cavalcando un trend che si sarebbe imposto negli anni. Il successo di Fineco deriva da questo, da un trend che diventa realtà. In questo periodo è avvenuto un salto notevole, negli ultimi due mesi tutti hanno iniziato a usare la tecnologia più di prima accelerando ancor di più la tendenza a nostro favore. In due mesi sono stati fatti passi avanti che altrimenti avrebbero richiesto anni. Lo vediamo nei nuovi clienti che arrivano, perché si può fare tutto a distanza». Cosa ha insegnato il lockdown? «È aumentata l'attenzione verso i servizi digitali, ma per quelli che funzionano. La differenza la fa la qualità e le persone sono attente. I motivi per cui aprono un conto Fineco e sono soddisfatti sono due: la semplicità e la stabilità della piattaforma, che non deve avere disservizi. E in questo periodo non abbiamo mai avuto problemi». Nei momenti in cui la Borsa impazziva avete rafforzato la piattaforma? «Non c'è stato bisogno. Possiamo gestire flussi molto superiori alla media e lo abbiamo dimostrato. In alcuni momenti siamo arrivati a 5 volte la media, mantenendo un livello di servizio pari al 99,9% dell'operatività complessiva. E il successo lo abbiamo misurato con il passaparola: sui disservizi di altre piattaforme si sono visti commenti di ogni tipo sui forum online». Cos'ha di speciale la vostra piattaforma? «In questi mesi abbiamo incassato il dividendo della nostra politica che è sempre stata quella di investire molto su una tecnologia proprietaria: la nostra piattaforma è tutta fatta in casa. Così abbiamo tre vantaggi: la possiamo disegnare sempre sulla base di quello che vogliamo dare ai clienti; risparmiamo sui costi fino a 20-30 volte rispetto a chi deve esternalizzare il software; risparmiamo sui tempi, che per sviluppare un servizio o un prodotto si accorciano a giorni o settimane rispetto a mesi o anni». Non sempre Fineco offre i nuovi servizi molto trendy, tipo quelli di Apple. Ci mette un po' o li ignora: perché? «Valutiamo una tecnologia o un sistema di pagamento solo quando dietro c'è una massa importante di volumi. Spesso il numero di utilizzatori è troppo basso, anche se la sensazione diffusa è un'altra». Al contrario offrite servizi meno noti ma preziosi. Dica del multicurrency. «Con una grande semplicità d'uso, sul conto si può scegliere tra oltre 20 valute sia per investimento, sia per pagamento. È un concetto unico: il conto multivalute. Nessuno offre questo servizio». E la partita del fintech? Chi la vincerà? «Noi siamo fintech da quando non esisteva ancora il nome. Per avere successo bisogna avere tre caratteristiche: facilità d'uso, qualità, ottimo rapporto di prezzo. Noi crediamo di averle tutte. E di essere molto diversi dalle fintech di ultima generazione» In cosa? «In due aspetti: il primo è la sostenibilità del nostro modello, capace di generare utili a differenza di molte nuove piattaforme. E poi la tecnologia: le fintech attuali sono mono prodotto ed efficaci nel semplificare tecnologie esterne. Il loro utilizzo ha però un costo, che aumenta insieme alla gamma dei servizi offerti. E questo complica la possibilità di raggiungere economie di scala». Tag:  coronavirus servizi digitali Fineco Speciale:  Coronavirus focus
>> Continua a leggere

Sanità, Corte dei conti: "Italiani lasciati indifesi davanti al Covid" (Sat, 30 May 2020)
Oltre 9mila medici formati in Italia che negli ultimi 8 anni sono andati a lavorare all'estero. La Corte sottolinea anche la mancanza di un efficace sistema di assistenza sul territorio italiano La Corte dei conti ha messo a nudo il sistema sanitario italiano con un'analisi accurata. Sono oltre 9mila i medici formati in Italia che, negli ultimi 8 anni, secondo i dati Ocse, sono andati a lavorare all'estero in cerca di occupazione o di una retribuzione più adeguata. Le mete più gettonate? Regno Unito, Germania, Svizzera e Francia. Queste e altre rilevazioni sono contenute nel "Rapporto 2020 sul coordinamento della finanza pubblica". La Corte sottolinea il fenomeno "pur deponendo a favore della qualità del sistema formativo nazionale rischia di rendere le misure assunte per l'incremento delle specializzazioni poco efficaci se non accompagnate da un sistema di incentivi che consenta di contrastare efficacemente le distorsioni". Non è finita qui. Come fa notare l'agenzia AdnKronos, la magistratura contabile ha anche sottolineato che spesso non si tratta di veri e propri trasferimenti stabili, ma di richieste temporanee . "Come osservato dal ministero della Salute - si legge nel Rapporto citato - l'aumento delle certificazioni rilasciate ogni anno dall'amministrazione ai fini della libera circolazione dei medici e dei medici specialisti laureati in Italia verso i Paesi dell'Unione Europea non corrisponde necessariamente al numero dei medici che effettivamente si trasferiscono stabilmente all'estero". Bisogna infatti considerare che questi medici "che per la stragrande maggioranza dei casi continuano a rimanere iscritti ad un Ordine italiano, possono chiedere tali certificazioni esclusivamente per effettuare prestazioni occasionali e saltuarie in uno Stato membro, come accade nel caso dei medici residenti in Regioni limitrofe al confine italiano". In alcuni casi, "le certificazioni non vengono utilizzate, venendo meno l'ipotesi di un lavoro all'estero e in altri sono utilizzate per seguire percorsi formativi all'estero con l'intento di fare rientro in Italia". Covid e sistema di assistenza sul territorio Nel medesimo rapporto la Corte si sofferma anche sulla concentrazione delle cure nei grandi centri ospedalieri, un altro fenomeno, assieme alla fuga dei medici all'estero, che avrebbe provocato l'impoverimento del sistema sanitario nazionale, diventato sempre più inefficiente. In un contesto del genere, e di fronte all'emergenza provocata dalla pandemia di Covid-19, la popolazione italiana è rimasta "senza protezioni adeguate". Scendendo nel dettaglio, l'analisi si fa più dettagliata: "Se aveva sicuramente una sua giustificazione a tutela della salute dei cittadini la concentrazione delle cure ospedaliere in grandi strutture specializzate riducendo quelle minori che, per numero di casi e per disponibilità di tecnologie, non garantivano adeguati risultati di cura, la mancanza di un efficace sistema di assistenza sul territorio ha lasciato la popolazione senza protezioni adeguate". Sempre a detta della Corte appare evidente che "una adeguata rete di assistenza sul territorio non è solo una questione di civiltà a fronte delle difficoltà del singolo e delle persone con disabilità e cronicità, ma rappresenta l'unico strumento di difesa per affrontare e contenere con rapidità fenomeni come quello che stiamo combattendo". Tag:  medici Corte dei Conti sanità
>> Continua a leggere

Tasse? Impossibile incassarle. Ecco quali possono "saltare" (Sat, 30 May 2020)
Almeno 400 miliardi di imposte potrebbero non arrivare mai nelle casse dell'Erario. E così si fa strada l'ipotesi "condono" L’interno Parlamento è alla ricerca di una giusta ricetta per varare una maxi riforma fiscale. I tempi sembrano maturi per dare un vestito tutto nuovo a un sistema tributario vecchio di quasi 50 anni. Lo stralcio delle tasse non più esigibili dallo Stato ne costituirà, probabilmente, una parte importante. Si tratta della cancellazione di una quota dei vecchi debiti degli italiani con il fisco. Un nuovo stralcio delle cartelle esattoriali dopo quello che, negli anni scorsi, ha portato all'eliminazione dei debiti inferiori a mille euro. Ma questa volta il progetto potrebbe essere più ambizioso. Sul tavolo c’è una somma di denaro che può avvicinarsi ai 400 miliardi. Lo ha spiegato il direttore dell’Agenzia delle entrate, Ernesto Ruffini. Secondo le Entrate ci sono 954 miliardi di euro di tasse ancora da riscuotere. Il 40% di queste, circa 400 miliardi di euro, sono ormai da considerare non più incassabili. Ci sono 153 miliardi dovuti da soggetti falliti, quasi 119 miliardi che andrebbero chiesti a persone decedute, 109 miliardi di crediti verso nullatenenti. Per Ruffini tenere questi crediti inesigibili ha un costo. Meglio sarebbe, insomma, cancellarli e ripulire il bilancio pubblico da questi rifiuti tributari. Ma c’è un nodo da sciogliere su questo punto: per farlo sarebbe necessario trovare delle coperture. Una delle strade percorribili è quella di un qualche tipo di sanatoria sulla parte di crediti non del tutto inesigibili. Però in questo caso è parte della politica a mettersi di traverso. Il termine condono è per molti uno spettro. Un’entità da tempo bandita dal Palazzo. Questo sostantivo è stato via via sostituito negli anni da rottamazioni o emersioni volontarie. Bisognerà capire che forma potrà prendere questa nuova ipotetica pace fiscale. Poi c’è il decreto Rilancio che al suo interno prevede diverse novità in campo fiscale. Ce n’è una, in particolare, che lancia una sorta di salvagente nei confronti dei contribuenti che, scrive il Messaggero, pur avendo aderito alla rottamazione ter e al saldo e stralcio, non sono poi riusciti a pagare le rate in scadenza entro il 31 dicembre 2019. Il dl Rilancio dà la possibilità di pagare il debito accedendo alla rateizzazione delle tasse. Quindi non ci saranno più sconti sulla cartella, ma almeno si potrà dilazionare il pagamento nel tempo. Chi invece è in regola può stare tranquillo. C’è tempo fino al 10 dicembre per versare le rate 2020 della rottamazione-ter e del saldo e stralcio, non pagate alle relative scadenze. Altra data centrale è il 31 agosto: fino ad allora sono sospesi i termini per i versamenti derivanti da cartelle di pagamento, avvisi di addebito e avvisi di accertamento affidati all’Agente della riscossione in scadenza dall’8 marzo. I versamenti sospesi dovranno essere effettuati entro il 30 settembre. Resta invece fissata al 16 giugno la prima rata Imu. Tag:  tasse Agenzia delle Entrate dl rilancio fisco
>> Continua a leggere

 

 

 

IlGiornale.it - Sport

Caso Floyd, lo sfogo di Hamilton: ''F1 dominata dai bianchi...'' (Mon, 01 Jun 2020)
Il pilota britannico punta l’incide contro i vertici della F1 per il loro silenzio sull'omicidio Floyd a Minneapolis "Dalla Formula Uno nessun segnale, mondo dominato dai bianchi", Lewis Hamilton esprime così il proprio disappunto per il silenzio del mondo a quattro ruote sulla vicenda di George Floyd, l'uomo ucciso da un agente a Minneapolis. Dilaga la protesta, anche nel mondo dello sport, per la morte di George Floyd, 46enne afroamericano morto soffocato dal poliziotto Derek Chauvin a Minneapolis. A prendere posizione nelle ultime ore è Lewis Hamilton, campione del mondo in carica di F1, che critica anche i colleghi e il silenzio del circus sul grave fatto avvenuto negli Stati Uniti. "Dalla F1 nessun segnale, il mio è uno sport dominato dai bianchi - l'accusa lanciata sui social dal pilota britannico d'origine caraibica - Vedo quelli di voi che stanno zitti. Alcuni sono anche molto famosi ma preferiscono tacere dinanzi a questa ingiustizia. Io sono uno dei pochi di colore in questo mondo e sono solo. Avrei potuto pensare che avresti capito perché questo accadesse e che avresti detto qualcosa al riguardo, ma non puoi stare al nostro fianco. Solo ora so chi sei e ti vedo". Tuttavia il mondo dei motori ha risposto con tacita indifferenza. E al pilota inglese, proprio non va a genio l'idea che si possa tacere dinanzi ad ingiustizie simili. "Questo è il mondo in cui viviamo, chi pagherà per quanto accaduto?", disse poco dopo aver appreso la notizia, sconvolto da quel filmato. Questa volta rincara la dose, rilanciando un messaggio chiaro: il potere esercitato dai "bianchi" in F1 è tale che di un episodio del genere non si deve parlare. Il pilota della Mercedes ricorda di essere ''l’unico di colore lì e sono solo'', e pur prendendo le distanze dalle violenze consumate durante le manifestazioni, sostiene ''coloro i quali stanno protestando in modo pacifico. Ma non può esserci pace se i nostri cosiddetti leader non fanno dei cambiamenti, non solo in America ma anche nel Regno Unito, in Spagna, in Italia, dovunque. Il modo in cui vengono trattate le minoranze deve cambiare: non siamo nati con i cuori pieni di razzismo e odio, ci sono stati trasmessi da quelli a cui guardiamo con ammirazione''. Dopo le sue parole, sono arrivate immediate le reazioni degli altri piloti. Charles Leclerc, pur ribadendo il disagio di intervenire via social su certi temi, scrive di faticare a trovare le parole "per descrivere l’atrocità di alcuni video che ho visto. Il razzismo va combattuto con le azioni, non col silenzio. E’ nostra responsabilità parlare contro le ingiustizie. Non restiamo in silenzio". Anche Daniel Ricciardo si è schierato, definendo la morte di Floyd "una disgrazia". "Il razzismo è tossico e va affrontato non con la violenza o col silenzio ma con unità e azioni", ha scritto l’australiano. E altri piloti come Lando Norris, Sergio Perez e Nicholas Latifi hanno approfittato dei social per rispondere all’appello di Hamilton. Insomma meglio tardi che mai. Segui già la nuova pagina Sport de IlGiornale.it? Tag:  F1 Persone:  Lewis Hamilton George Floyd
>> Continua a leggere

La partita "nera" del Mestalla: cosa rivela il volto di Gasperini (Mon, 01 Jun 2020)
"Ho avuto il coronavirus", le parole pronunciate da Gasperini e che hanno lasciato il segno con il Valencia che ha risposto piccato al tecnico dell'Atalanta: "Siamo sorpresi dalle sue affermazioni" Gian Piero Gasperini ha scatenato l’inferno con le sue dichiarazioni rilasciate alla Gazzetta dello Sport: "Il giorno prima della partita di Valencia stavo male, il pomeriggio della partita peggio. In panchina non avevo una bella faccia. Era il 10 marzo. Le due notti successive a Zingonia ho dormito poco. Non avevo la febbre, ma mi sentivo a pezzi come se l’avessi avuta a 40”, queste le parole del tecnico dell’Atalanta che ha poi concluso:“Dieci giorni fa i test sierologici hanno confermato che ho avuto il Covid-19. Ho gli anticorpi, che non vuol dire che ora sono immune". Valencia irritato Il club spagnolo non ha preso affatto bene le parole dell’allenatore dell’Atalanta e ha risposto con un comunicato piccato: "Viste le dichiarazioni dell'allenatore dell'Atalanta Gian Piero Gasperini che è apparsa sulla stampa italiana questa domenica, il Valencia CF desidera esprimere pubblicamente la sua sorpresa per il fatto che l'allenatore della squadra rivale negli ottavi di finale di Uefa Champions League riconosce che sia il giorno prima che il giorno della partita giocata il 10 marzo a Mestalla era a conoscenza, almeno riguardo a se stesso, di avere sintomi presumibilmente compatibili con il coronavirus senza prendere misure preventive, mettendo a rischio, se quello fosse stato il caso, numerose persone durante il loro viaggio e soggiorno a Valencia". COMUNICADO OFICIAL https://t.co/OlzIhxhz5f pic.twitter.com/emJplqAsyc — Valencia CF #AMUNTDesdeCasa (@valenciacf) May 31, 2020 Il Valencia ha poi concluso con un affondo deciso: "Va ricordato che questa partita si è tenuta a porte chiuse, protetta da misure rigorose al riguardo, per l'obbligo delle autorità sanitarie spagnole di prevenire il rischio di contagio da parte di Covid-19, proprio in presenza di persone provenienti da un'area già in quella data valutata pubblicamente a rischio". A dire il vero la trasferta fu vietata giustamente dall’Uefa ai tifosi dell’Atalanta ma oltre 2000 tifosi spagnoli occuparono l’esterno dello stadio Mestalla per sostenere la squadra di Celades in una rimonta mai riuscita. La bomba atomica Bergamo è stata dopo Milano e Brescia la zona più colpita dalla pandemia da coronavirus e in molti pensano, addetti ai lavori e non, che la partita Atalanta-Valencia disputata il 19 febbraio allo stadio San Siro sia stata una vera bomba biologica per la diffusione di questo virus che ha fatto diverse vittime in tutta Italia e particolarmente a Bergamo. Il professor Fabiano Di Marco, responsabile Pneumologia dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, qualche settimana fa aveva dato la sua opinione in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera: "Atalanta-Valencia a San Siro è stata una bomba biologica, quarantamila bergamaschi che hanno viaggiato in pullman, auto, treno. E con la stessa passione stanno cercando di salvare la città, nonostante condizioni drammatiche". Lo scorso 16 marzo lo stesso Valencia aveva annunciato come il 35% della squadra e dello staff avessero contratto il covid-19: “Nonostante le rigide misure adottate dal Club dopo aver giocato una partita di UEFA Champions League a Milano il 19 febbraio 2020, un'area che giorni dopo è stata confermata ad alto rischio dalle autorità italiane, allontanando il personale dall'ambiente di lavoro e dal pubblico in generale, gli ultimi risultati mostrano che l'esposizione ha causato circa il 35% dei casi positivi", il club aveva poi spiegato come fossero tutti asintomatici. Secondo il Valencia, dunque, il contagio avvenne proprio nella sfida del 19 febbraio allo stadio San Siro quando oltre 45.000 tifosi bergamaschi e tanti supporter spagnoli avevano occupato gli spalti della Scala del calcio dando vita ad un match spettacolare che vide per la vittoria della Dea per 4-1. Le metro milanesi affollate, i fiumi di birra scorsi e il clima di festa di quella sera potrebbero aver di certo dato il via all'esplosione del virus. Tra l’altro il primo decesso in Spagna per coronavirus è avvenuto proprio a Valencia all'ospedale Arnau de Vilanova il 13 febbraio. Più di due settimane dopo, è diventato la prima vittima spagnola da coronavirus. A confermare ciò il ministro della Salute della Comunità Valenciana, Ana Barceló, ha infatti confermato in conferenza stampa che una seconda analisi ha rilevato la presenza di coronavirus in questo paziente, di esso maschile, deceduto con una polmonite inizialmente catalogata come di origine sconosciuta ma poi rivelatasi covid-19 dopo l’autopsia. Le date però non coincidono con il match Atalanta-Valencia del 19 febbraio ed è dunque da escludere che il primo decesso in terra spagnola sia collegato a quella partita. COMUNICADO OFICIAL https://t.co/5WeiVEPE8U#QuédateEnCasa #EsteVirusLoParamosUnidos pic.twitter.com/x1ugWy6Ker — Valencia CF #AMUNTDesdeCasa (@valenciacf) March 16, 2020 Il ritorno avvelenato La sfida di ritorno, come detto, si è poi giocata 20 giorni dopo, il 10 marzo in uno stadio Mestalla rigorosamente a porte chiuse ma con oltre 2000 tifosi del Valencia fuori dall’impianto a dare manforte ai loro calciatori. Nei giorni antecedenti alla partita, però, dalla Spagna avevano addirittura gettato ombre sul fatto che gli stessi calciatori nerazzurri potessero disputare la sfida di ritorno in quanto Bergamo era una delle città lombarde ed italiane più colpite. La vicedirettrice di Epidemiologia della Generalitat Valenciana, Hermenegilda Vanaclocha, si era sbilanciata dando la sua opinione in merito: "Non sappiamo sinceramente se i giocatori dell'Atalanta potranno muoversi e venire a Valencia. Bergamo è in Lombardia. Da qui al 10 marzo passeranno molti giorni, se me lo aveste chiesto la settimana scorsa avrei risposto molto diversamente. Ma non sappiamo sinceramente se potranno muoversi e venire qui", le sue parole ripresa da Marca. Il quotidiano spagnolo aveva anche parlato del contagio di un giornalista iberico di 44 anni che aveva contratto il coronavirus dopo la trasferta di Milano: “Sto bene, ho i sintomi dell'influenza, ma niente di più sono tranquillo, i sintomi non mi impedirebbero di lavorare, ho fatto il test per senso di responsabilità", le sue parole pronunciate a Las Provincias. I giornalisti iberici poi risultati positivi risultarono in tutto tre. Alla fine l’Atalanta volò senza problemi a Valencia per disputare il suo ritorno degli ottavi di finale di Champions League e in quell’occasione fu Marco Sportiello a difendere i pali della porta nerazzurra vista l’indisponibilità del portiere titolare Pierluigi Gollini. Qualche settimana dopo l’ex numero uno di Fiorentina e Frosinone è risultato positivo al coronavirus, l’unico giocatore in casa Atalanta. Gasperini, dunque, può essere considerato il secondo caso di covid-19 avvenuto in casa nerazzurra che ha comunque contenuto i danni vista la tragedia che ha dovuto subire Bergamo. La dignità di Bergamo Bergamo ha vissuto in silenzio e con grande dignità un vero e proprio dramma ma ora la città e la squadra nerazzurra sono pronti a ripartire, parole di Gasperini: "L’Atalanta può aiutare Bergamo a ripartire, nel rispetto del dolore e dei lutti. Ci vorrà tempo per la gioia in piazza e all’aeroporto, ma i bergamaschi sono brace sotto la cenere. Piano piano tornerà tutto. Non c’è un giocatore che si sia allontanato dalla città. Più di uno ha perso peso, che può anche essere la spia di un disagio psicologico. Difficile intuire il sommerso emozionale di tutti. Qualcuno aveva la famiglia lontana. Di sicuro la squadra è rimasta connessa con la sofferenza di Bergamo e la porterà in campo". Tifosi nerazzurri in prima linea La curva Nord dell'Atalanta si è fin da subito messa a disposizione della collettività in questa emergenza che ha travolto l'Italia e il mondo intero. La parte più calda del tifoso bergamasco si è adoperata alla costruzione in tempi da record dell’ospedale da campo trasformato in semi-permanente nell’area Fiera di Bergamo. Una struttura inaugurata ad aprile e messa in piedi in una settimanache ha permesso di ospitare 53 posti letto tra terapia intensiva e sub-intensiva. I tifosi dell'Atalanta ricevettero anche i complimenti da parte del sindaco Giorgio Gori: Pochi giorni e l’ospedale da campo di #Bergamo sarà pronto, con 140 posti letto di cui 72 di terapia intensiva. Si lavora h24. Alpini, protezione civile, artigiani volontari, tecnici di Emergency, ultrà della curva Nord. Sono grato ad ognuno di loro e fiero d’essere #bergamasco! pic.twitter.com/VBGsFKlMuu — Giorgio Gori (@giorgio_gori) March 28, 2020 "Non serve pubblicità. Abbiamo fatto quello per cui tutti i cittadini vengono chiamati in causa, che siano tifosi, che siano della bocciofila o artigiani comuni: abbiamo fatto quello che era giusto fare, perché ce n'era bisogno", le parole ai microfoni di AdnKronos di Claudio Bocia Galimberti, leader degli ultrasdell'Atalanta: Le due partite incriminate Atalanta-Valencia (19 febbraio 2020) Valencia-Atalanta 3-4 (10 marzo 2020) Segui già la pagina di sport de ilGiornale.it? Tag:  Atalanta Calcio Valencia CF Champions League Speciale:  Coronavirus focus Persone:  Gian Piero Gasperini
>> Continua a leggere

"Quarantena da fenomeno del Web. Ora torno Squalo, voglio un altro Giro" (Mon, 01 Jun 2020)
Durante il lockdown, ha divertito i tifosi sui social. Adesso ha ripreso gli allenamenti con vista sull'anno prossimo: "Sogno anche Tokio..." Il lockdown ci ha restituito un Vincenzo Nibali nuovo e ai più inedito, che è sbucato fuori dai social, con la forza di un Bobo Vieri o di un Francesco Totti. Un Nibali che in questi mesi di inattività forzata si è messo a nudo e si è raccontato parlando di famiglia più che di ciclismo, di biciclette più che di allenamenti, di passioni più che di impegni. Un Nibali guascone, divertente e divertito, che ha stuzzicato e si è lasciato stuzzicare da colleghi-amici, ma che è stato soprattutto al gioco, con il gusto di chi ama da sempre giocare. Un Nibali scattante e imprevedibile, come quello di Sheffield al Tour 2014 o alla Sanremo 2018: una stoccata e via. Fulmineo, repentino e letale come pochi. È lo Squalo, anche davanti al suo computer, tutto estro e sregolatezza, talento e simpatia. Ospite inaspettato che in questi mesi tutti aspettavano e cercavano nelle dirette Instagram, soprattutto quelle organizzate dall'ex professionista Raffaele Ferrara, che con il suo Lello Show si è scoperto a sua insaputa provetto anchorman. «È tutto nato per caso racconta il siciliano, che in questi giorni ha definito e ufficializzato il suo programma agonistico, con il Giro in cima ai suoi pensieri - Il blocco per il Covid, anche se a Lugano dove vivo da anni era molto meno rigido che in Italia, ci ha portato ad esplorare cose nuove e io e mia moglie abbiamo scoperto Instagram, soprattutto la finestra delle 21 di Lello Ferrara, di una simpatia contagiosa. Così, quasi per scherzo, sono entrato nella sua comunità e da lì non mi sono più mosso. Non ho fatto nulla per risultare più o meno simpatico, sono stato il Vincenzo di sempre, che ama ridere e scherzare, come mi succede a casa o con gli amici. Chi mi conosce lo sa, io sono uno che ama divertirsi, anche se molti mi giudicano solo per come sono alle corse. Ma lì è tutta un'altra storia. Lì c'è la competizione, lo stress, la pressione. Quello è il mio lavoro, ed è chiaro che sia mentalizzato diversamente. Davanti ad una webcam, invece, sono rilassato: lì sono quello che sono». Pensava di diventare un fenomeno del web? «Non esageriamo, però è vero che quando entravo gli ascolti crescevano in maniera esagerata e spesso mandavo in crash il sistema tanti erano gli sportivi che si collegavano. Però mi è piaciuto un sacco, così come vedere tanti colleghi e amici, da Fabio Aru ad Alberto Bettiol, per arrivare a Domenico Pozzovivo e altri che ci tenevano ad essere con me: ci siamo fatti compagnia a vicenda, facendo compagnia. Credo che agli appassionati abbia fatto piacere». È arrivato anche a fare un balletto in pigiama... «L'ho detto, sono un po' matto e un po' artista: quando arriva il momento ignorante non vedo perché non concederselo...». Gli appassionati hanno avuto modo di conoscere anche il suo nucleo familiare, sua moglie Rachele e la piccola Emma Vittoria. E poi le sue innumerevoli passioni. «Diciamo che io non amo mai stare con le mani in mano, quindi quando sono a casa, una volta che mi sono allenato, sistemo tutto quello che c'è da sistemare. Lavatrice rotta? Si aggiusta. Tapparella? Anche quella la mettiamo a posto. Anche la bicicletta la sistemo in prima persona e se posso sistemo anche quella di qualche mio collega svizzero. E poi mi piace l'elettronica, la playstation e le macchine fotografiche. E anche tra i fornelli me la cavo: la pizza mi viene molto bene». Ora però si torna a pedalare... «Come ho detto, noi in Svizzera non abbiamo mai smesso, però adesso abbiamo i calendari e anche degli obiettivi. Strade Bianche il 1° agosto, poi tutta una serie di corse, con il Giro d'Italia ad ottobre (dal 3 al 20, ndr). La tripletta rosa? Certo che ci penso, così come al mondiale che spero si possa correre in Svizzera a Aigle-Martigny. È perfetto per me, anche se stanno pesando ad uno spostamento (a novembre, in Oman) e la cosa non mi rallegra neanche un po'. E poi c'è Tokio. L'oro olimpico di Rio mi è rimasto lì, dopo quella caduta nel finale che mi ha tagliato le gambe quando ero lanciato verso il traguardo». Potrebbe essere anche un bel modo di concludere una carriera pazzesca, ricca di Giro Tour e Vuelta, Sanremo e Lombardia... «Se mi sentirò come adesso, con la stessa voglia e lo stesso entusiasmo tiro dritto. Altro che ritirarmi!». Tag:  ciclismo Persone:  Vincenzo Nibali
>> Continua a leggere

Icardi "dimezzato" al Psg. Primo effetto del coronavirus (Mon, 01 Jun 2020)
L'anno scorso valeva 100 milioni, se ne va per 50 più bonus. I prezzi stratosferici del mercato tornano reali Contenta Wanda Nara, contenti tutti: Mauro Icardi, il Psg, l'Inter e la stragrande maggioranza dei suoi tifosi. La telenovela è insomma giunta al termine, in piena pandemia e con cifre certamente più umane rispetto alle follie cui il calcio si era abituato. Intendiamoci: nemmeno in questo caso si parla di bruscolini, però il covid ha riportato tutti sulla terra. E quindi: il Psg ha sborsato meno di 60 milioni (50 di parte fissa, più 7 abbondanti di bonus) risparmiandone un'abbondante dozzina rispetto a quanto pattuito la scorsa estate, mentre l'Inter realizza una plusvalenza mica male avendo pagato l'attaccante nel 2013 13 milioni, oggi del tutto ammortizzati a bilancio. Per di più, nel caso in cui l'argentino dovesse ceduto in futuro alla Juventus, la Beneamata ne incasserebbe altri 15: se non è un trionfo, poco ci manca. Essendosi per di più liberata dall'ingombrante presenza di Wanda Nara - «Felice di realizzare i tuoi sogni. Avanti tutta. Ne abbiamo tanti altri da inseguire: grazie Psg, insieme li realizzeremo» -, l'Inter potrà adesso dedicarsi al resto del mercato senza dovere ricorrere ad altre cessioni importanti. Marotta, il quale secondo alcune voci (smentite) che circolavano ieri sarebbe pronto a lasciare la società nerazzurra per presunte tensioni, ha insomma di che essere soddisfatto. Quanto a Maurito guadagnerà fino al 2024 dieci milioni netti a stagione, quasi il doppio rispetto a quanto prendeva a Milano, dove ha realizzato 124 reti in 219 presenze vincendo per due volte la classifica cannonieri del campionato: numeri significativi, che però non sono stati sufficienti per cementare un rapporto con la piazza che si era fatto sempre più difficile, fino alla revoca della fascia di capitano e una separazione di fatto prima ancora che terminasse la passata stagione. In attesa che si ricominci davvero a giocare, l'ufficialità del trasferimento di Icardi ha intanto il merito di rimettere il pallone al centro del villaggio. E il prezzo pagato dal Psg potrebbe anche tracciare una strada per il futuro: in pratica, nello spazio di una decina di mesi e complice il virus, i cartellini dei giocatori potrebbero costare circa il 30% in meno. Un deprezzamento che riguarderebbe anche i top player, con un trend tanto marcato quanto più è elevata la loro età. Secondo uno studio proposto dalla società di revisione Kpmg, il valore di Mbappè potrebbe essere sceso dai 225 milioni di febbraio a una cifra compresa tra i 177 e i 188 milioni, quello di Neymar da 175 a circa 140, quello di Messi da 175 a 130, quello di Pogba (in scadenza nel 2021) da 65 a 47 e via di questo passo. Secondo Kpmg, il valore aggregato dei 4183 calciatori delle prime dieci leghe europee prese in considerazione potrebbe in definitiva calare di 6,6 miliardi (meno 17,7%): di conseguenza, calerebbero anche gli stipendi e le percentuali destinate ai procuratori. Così come si ridurrebbero momentaneamente i fatturati delle società, alle prese con stadi vuoti o semivuoti, oltre che con un'utenza meno propensa a spendere. Mentre Buffon è sempre più vicino al rinnovo con la Juventus. Tag:  calcio prezzi Persone:  Mauro Icardi
>> Continua a leggere

La confessione di Gasp e la bacchettata del Valencia (Mon, 01 Jun 2020)
Gasperini ha rivelato di aver avuto il Covid-19 a marzo sollevando una serie di interrogativi Ci mancava anche la confessione. Gian Piero Gasperini ha provveduto a sistemare la faccenda. Nell'intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport ha rivelato di avere avuto il Covid-19, di avere sofferto, di avere perso il gusto, non del football ma proprio uno dei cinque sensi. Nessuno ha saputo nulla, dico stampa e addetti ai lavori di altri club, nessuno ha informato del fatto. Nel rispetto della propria vita, dicesi privacy ma in questo caso è il silenzio che, spesso, avvolge le cose del calcio. Possiamo allora presumere che ci siano stati altri casi Gasperini in serie A? Dobbiamo aspettarci altre confessioni e altre interviste rivelatrici di calciatori, allenatori arbitro e dirigenti? O, forse, non c'è il pericolo, come appunto preannunciato su queste pagine, che il mondo del football possa giocare con le tre carte e mettere un altro tipo di mascherina ad altri tesserati colpiti dal virus? Gasperini ha aggiunto di avere osservato tutte le disposizioni ma anche detto di avere avvertito i primi sintomi il 9 marzo, alla vigilia della partita di Champions contro il Valencia (tanto che gli spagnoli hanno attaccato: «Se era a conoscenza di avere sintomi, senza prendere misure preventive ha messo a rischio numerose persone»), di avere definitivamente compreso di essere infetto cinque giorni dopo, assaggiando la colomba pasquale e bevendo una coppa di champagne, entrambe anonime, prive di sapore e di gusto. Dopo essere rimasto tre settimana a Zingonia si è trasferito nella sua casa di Torino dove ha rispettato il distanziamento dai famigliari. Gasperini avrebbe dunque abbandonato la zona rossa lombarda per raggiungere il Piemonte e ci si augura che tutte le persone entrate in contatto con lui si siano sottoposte ai controlli medici da protocollo. La vicenda solleva una serie di interrogativi e si trascina un alone oscuro, anche perché non è chiaro se nel periodo, subito successivo al trionfo di Valencia, l'allenatore dell'Atalanta abbia effettuato uno o più test del tampone. È un problema che non riguarda soltanto il tecnico torinese ma tutto il mondo del calcio e i privilegi di cui gode, anche a livello sanitario. L'unica notizia certa è positiva: Gian Piero Gasperini sta bene, ha superato il virus ed è pronto a giocarsi la Champions e il campionato. Tag:  coronavirus Atalanta Calcio Valencia Speciale:  Coronavirus focus Persone:  Gian Piero Gasperini
>> Continua a leggere

Il calcio già nella fase 3 con i tifosi negli stadi. Ma c'è chi dice ancora no (Mon, 01 Jun 2020)
I club per la riapertura. Il Sassuolo: altrove lo faranno al 10 o 25%. Ma gli ultrà fanno muro Da oggi il calcio italiano ha aperto un nuovo dossier: riaprire, parzialmente, gli stadi al pubblico, con una scadenza non immediata, a luglio. Parole e idee di Andrea Agnelli, presidente della Juve, cui ha fatto da sponda Giovanni Carnevali, ad del Sassuolo. Ha detto il primo: «Altrove lo faranno con la percentuale del 10 o 25%». Ha aggiunto il secondo: «È un argomento da affrontare velocemente, servono programmazione e piani, non dobbiamo arrivare sempre in ritardo rispetto alla concorrenza». Con i recuperi fissati (sabato 20 Torino-Parma e Verona-Cagliari, domenica 21 Atalanta-Sassuolo e Inter-Sampdoria), nel giorno in cui conosceremo, nel dettaglio, il calendario della serie A preparato dagli uffici della Lega di Dal Pino, sarà questo il dibattito di maggiore interesse. Probabilmente servirà anche a mettere il silenziatore ai malumori degli ultrà che si sono schierati contro la riapertura e hanno intenzione addirittura di manifestare il 6 giugno. Con le porte chiuse negli stadi, si sa, il mercato dei biglietti delle curve in particolare, è saltato. Dinanzi agli striscioni dei giorni scorsi inneggianti alla chiusura, ha alzato la voce e si è schierato Gian Piero Gasperini, allenatore dell'Atalanta, reduce dalla terribile esperienza del Covid-19. «Giocheremo la Champions per Bergamo» ha promesso a un certo punto dopo aver raccontato il suo calvario. Evidente che questa è materia, ancora una volta, del Governo che ha inserito la materia in un decreto. Ed è da palazzo Chigi che si attendono le risposte in merito. L'altro pomo della discordia calcistica è quello sollevato dal sindacato calciatori a proposito degli orari. Damiano Tommasi, il presidente a fine mandato, è tornato alla carica ieri. «Mi auguro che si giochi in tarda serata» ha ripetuto ignorando gli aspetti contrattuali televisivi. Gli ha fatto da contro canto una firma autorevole, quella di Marco Tardelli, candidato alla carica, con una dichiarazione molto asciutta e pungente. «Saranno 12 partite al massimo sulle 124 da giocare alle 17.15: vogliamo discutere di questo? Non facciamoci ridere dietro» la stroncatura. E d'altro canto nel piano preparato dagli uffici della Lega addirittura le partite da giocare alle 17.15 sono diventate soltanto 10, mai da disputare negli stadi più a Sud, cioè Lecce e Napoli per evitare le temperature più calde, e solo nel fine settimana. Il blocco più consistente di partite, 114 quindi, si giocheranno quindi tra le 19.15 e le 21.30. Quanto alle date, è prevista la conclusione del torneo tra sabato 1 agosto e domenica 2 agosto, il termine fissato dall'Uefa. Altra curiosità: la sfida forse decisiva per l'assegnazione dello scudetto, tra Juve e Lazio, andrà in onda lunedì 20 luglio in notturna quindi, come posticipo della giornata. Per le due semifinali di coppa Italia, l'attesa è dovuta al via libera da parte del Governo. Si sa che nel decreto ultimo del premier Conte, era stata indicata la data del 14 giugno come fine del divieto per l'organizzazione di eventi sportivi, quindi anche le partite di calcio. Per accontentare le richieste dell'Inter in particolare (a proposito: Conte ha deciso d'incrementare il numero della rosa convocando alcuni esponenti della primavera che ha interrotto l'attività definitivamente) è stata chiesta l'autorizzazione a giocare venerdì 12 e sabato 13. Tag:  calcio ultra Fase 2 Covid-19 stadi
>> Continua a leggere

Pergolettese, il dg Fogliazza: "Sì alla riforma del calcio, ma la Figc lo sta rovinando" (Mon, 01 Jun 2020)
La riforma dei campionati di calcio italiani è tema caldo che fa discutere. L'intervista al deus ex machina della Pergolettese, Cesare Fogliazza "Smettiamola, lo dico a chi siede a Roma in Figc, di fare il male del calcio". Cesare Fogliazza, ex presidente e attuale direttore generale della Pergolettese, è un fiume in piena contro la Federazione italiana giuoco calcio e il suo presidente Gabriele Gravina. Fogliazza è nel mondo del calcio da quarant’anni: spirito battagliero, incarna l’essenza del pallone "pane e salame" ed è l’anima di una bella e sana realtà sportiva quale la Pergolettese. Al telefono ci spiega che la riforma dei campionati – riduzione da 100 a 60 delle società professionistiche, con la creazione di due B e di 3 C "dilettantistiche"– non gli dispiace, ma non è abbastanza: "“La prima grande riforma la dobbiamo fare in primis tra noi società, perché i danni li fa chi amministra male…". Bocciata, invece, l’idea di far concludere la Lega Pro con i Play off e i Play out: "Che senso ha? Solo quello di venire incontro alle squadre che non hanno i soldi per portare a termine la stagione, ma non è giusto nei confronti di tutte le altre". E intanto il consiglio federale che dovrà decidere sul futuro della C è stato spostato dal 3 all’8 giugno... Presidente, cosa ne pensa di questa volontà di ridisegnare i campionati di B e di C? "È una riforma che ha senso, però alt: prima c’è da finire un campionato, o sbaglio? Mi spiego: le riforme ci possono essere ed è giusto che ci siano, ma – parlo per me – non è che la Lega Pro così com’è mi spaventa" Però la C attuale è, diciamo, problematica... "La C è ‘vittima’ di chi fa investimenti non consoni alla categoria, facendosi delle aspettative sui soldi che deve mettere la federazione o qualcun altro. Ma se una società o un presidente fa le cose ponderate, programma bene il budget e lo rispetta, dov’è il problema?" Che non tutte le società di Lega Pro sono virtuose, ecco.. "Vero. Le società sane sono quelle credibili e viceversa. Infatti ci possono, anzi, devono essere dei correttivi che possono fare del bene al movimento, come – giusto per fare un esempio – la defiscalizzazione per i tesserati under23. Però, per il resto, francamente non capisco cosa vogliono inventarsi, come vogliono fare diventare questo calcio..." Nel merito della riforma, la sua posizione quindi qual è? Favorevole, ma prima vuole concludere regolarmente il campionato? "Certo, per correttezza e credibilità verso noi stessi e le persone che fanno andare avanti il movimento ogni anno. Poi, ovvio, l’eventuale defiscalizzazione sugli introiti e gli sponsor darebbe un aiuto. Però io vorrei capire una cosa..." Quale? "Perché in tutta Europa le terze serie sono state cancellate e l’unico Paese in cui la federazione è andata contro il 95% delle proposte dalla Lega Pro è stata la Figc di Gravina? Perché? Poi, quando in palio ci sono ancora 33 punti, sono venuti fuori i playout e i playoff, ma questi ultimi sono facoltativi: che senso ha? Solo quello di venire incontro alle squadre che non hanno i soldi per portare a termine la stagione, ma non è giusto nei confronti di tutte le altre! Le regole devono valere per tutti e non le si può cambiare in corsa, peraltro in questo modo. Se portano a termine la A e la B, noi che siamo professionisti perché dobbiamo essere da meno? Allora, piuttosto, blocchiamo il campionato e facciamo valere i meriti sportivi" Che non sarebbe una brutta idea..." "Certo che no. Ragazzi, siamo nel mezzo di una pandemia mondiale che ha ucciso quasi 35mila persone in Italia, di cui 16mila nella nostra Lombardia: io ho perso mio nipote di 37 anni. Di che cosa stiamo parlando? Rendiamoci bene conto del contesto drammatico nel quale siamo: cerchiamo di essere trasparenti, corretti credibili e di portare rispetto per i morti. E smettiamola, lo dico a chi siede a Roma, di fare il male del calcio. Se il campionato non può concludersi non è colpa di nessuno, se non del maledetto Covid: mi dispiace tantissimo per tutti, ma stoppiamolo dalla Serie A alla "serie Z". Come facciamo a giocare ogni tre giorni tra tamponi e tamponcini? Dai, per favore..." Insomma, questa riforma? "Io dico che la vera macro riforma la dobbiamo fare in primis tra noi società, perché i danni li fa chi amministra male: succede nelle aziende, succede ovviamente anche nelle società di calcio" Tag:  Serie B Lega Pro Calcio Italiano
>> Continua a leggere

Il presidente del Foggia: "Riforma calcio necessaria e da fare subito" (Sun, 31 May 2020)
Rivoluzione in arrivo per il calcio italiano: pronta la riforma che ridurrebbe da 100 a 60 le società professionistiche, creando due gironi di B e tre di C retrocessi al semiprofessionismo. L’intervista al presidente del Foggia Roberto Felleca Piazza storica del calcio italiano, Foggia ha vissuto un anno fa il fallimento societario, incubo per la città e per tutti i tifosi dei "satanelli". La rinascita parte dai dilettanti, dove i rossoneri allenati da Ninni Corda e del nuovo presidente Roberto Felleca si fanno valere: allo stop imposto dalla pandemia di Covid, il Foggia è secondo in classifica nel girone H della D, dietro al Bitonto. La riforma dei campionati di calcio italiano sul tavolo della Figc potrebbe ridare d’ufficio la C alla città. Abbiamo chiesto anche al presidente del Foggia Felleca cosa ne pensa del progetto che andrebbe a ridisegnare il pallone tricolore e lui ci ha risposto così: "Bisogna mettere in atto la rivoluzione dei campionati e farla il prima possibile. E non lo dico solamente perché il mio Foggia, in caso, sarebbe automaticamente ripescato in C, ma perché è una riforma sensata che aiuterebbe davvero – e molto – l’intero movimento del calcio italiano". Presidente, le piace il progetto di riforma dei campionati italiani di calcio? "Mi piace e sono favorevole, perché penso sia giusto ridurre il numero delle squadre professionistiche da cento a sessanta. Mi piacerebbe soprattutto se si potesse vararla fin da subito, anche se lo scenario effettivamente non è dei migliori: vediamo un po’ come andrà il consiglio direttivo in federazione il 3 di giugno..." Quindi le piace e vorrebbe accelerare... "Sì, sono favorevole in tutto. La riforma, anche se declassa la C al semi-professionismo, la mantiene come terza serie, andando incontro economicamente a tutti quegli imprenditori e presidenti che fanno fatica a sostenere gli oneri fiscali degli attuali contratti professionistici di Lega Pro, soprattutto in questi tempi duri causa pandemia. Ecco, per questo dico che fin da subito sarebbe bene procedere a passo spedito: visto il coronavirus, la riforma potrebbe evitare tante problematiche e tanti ricorsi che verrebbero fuori. E penso che questo sia il pensiero di tutti i presidenti. Però c’è un però…" [[foto 1866779]] Dica. "C’è bisogno di qualcuno che si sieda al tavolo, lavori e velocizzi l’iter di questa riforma per metterla in atto già a partire dal prossimo campionato. E non lo dico solamente perché il mio Foggia, in caso, sarebbe automaticamente ripescato in C, ma perché è una riforma sensata che aiuterebbe davvero – e molto – l’intero movimento del calcio italiano" Ecco, a proposito del suo Foggia che potrebbe salire in C, guardando ancora un po’ più in là verso un futuro forse non così lontano per i rossoneri, questa nuova B a quaranta squadra divise in due gironi la convince come formula? "Decisamente sì: mi piace come idea anche perché permette a due squadre di vincere il campionato, cosa che ovviamente spetta solo a una con il girone unico" Foggia, si sa, è una piazza importante e calda: cosa significherebbe, dopo il recente fallimento, tornare subito in C? "Significherebbe moltissimo per la città e i tifosi, reduci dal fallimento: poterlo dimenticare subito sarebbe una cosa fantastica. E per me sarebbe un’enorme soddisfazione dare loro, nell’anno del centenario, questa 'rinascita' e il ritorno nella categoria che è il minimo che gli compete" Tag:  Foggia calcio
>> Continua a leggere

I 10 colpi di tacco indimenticabili: ecco perché hanno fatto la storia (Sun, 31 May 2020)
Da Zola a Crespo passando per Roberto Mancini fino ad arrivare ad Ibrahimovic e Suarez: quando il gol di tacco diventa un vero colpo da maestro Il calcio è fatto di diversi fondamentali ma uno di quelli che ha sempre fatto impazzire i tifosi e gli appassionati di questo fantastico sport è sicuramente il colpo di tacco che al pari della rovesciata è una delle acrobazie più apprezzate e difficili da mettere in atto da parte dei calciatori. Nella storia tanti giocatori si sono messi in luce con questo fondamentale e ilgiornale.it ha cercato di raggruppare i 10 più belli, o quantomeno, i più recenti che hanno fatto la storia. Quasi certamente qualcuno rimarrà fuori da questa classifica ma una scelta andava fatta. Di seguito non ci sarà una classifica ma i 10 migliori colpi di tacco in rigoroso ordine cronologico Hernan Crespo Juventus-Parma 2-4 (stagione 1998-99) Un giovane Hernan Crespo alla sua terza stagione con la maglia del Parma segna una fantastica tripletta in casa della Juventus. La prima di destro ad anticipare i difensori bianconeri, il secondo con un marchio di fabbrica, l’incornata di testa, il terzo con un meraviglioso colpo di tacco che lasciò a bocca aperta tutti i tifosi presenti al Delle Alpi. Quello del Valdanito resta uno dei più belli mai ammirati in Serie A. Roberto Mancini Parma-Lazio 1-3 (stagione 1998-99) Roberto Mancini, sul finire della carriera, era ancora capace di grandi giocate e di regalare grandi emozioni ai suoi tifosi. La sfida del Tardini contro il Parma rimase negli annali grazie allo strepitoso colpo di tacco siglato dal fuoriclasse ex Sampdoria e Bologna. Angolo di Mihajlovic e tacco volante senza guardare la porta da parte dell’attuale ct della nazionale italiana. Gianfranco Zola Chelsea Norwich 2002-2003 (FA Cup) Sei anni e mezzo per Magic Box, così fu soprannominato Gianfranco Zola dai tifosi del Chelsea, con 311 presenze e 80 reti al suo attivo. Nella sua ultima stagione l’ex attaccante di Parma, Cagliari e Napoli incantò i tifosi Blues con un gol di tacco contro il Norwich in Fa Cup che fu alla fine anche decisivo sulle sorti del risultato finale per la squadra londinese che staccò il pass per il turno successivo. Amantino Mancini Roma-Lazio 1-0 (stagione 2007-2008) Il gol di tacco è bello, come detto, ma lo è ancora di più se si riesce a farlo in un derby come quello di Roma ha un sapore ancora più dolce. Amantino Mancini se lo ricorda bene il suo gol di tacco nella stracittadini “casalinga” vinta proprio per 1-0 dalla Roma in virtù di un suo colpo di tacco volante su un calcio di punizione battuto da Cassano. Zlatan Ibrahimovic Inter-Bologna (stagione 2008-2009) Psg-Bastia (2013-2014) e Italia-Svezia Il gigante svedese nonostante la grande mole fisica ha sempre deliziato i suoi tifosi con gol e giocate davvero pazzesche. Nel 2008-2009 in Inter-Bologna regalò ai tifosi uno splendido colpo di tacco che sbloccò la partita vinta poi 2-1 dai nerazzurri. Cross di Adriano da sinistra e tacco volante dello svedese che realizzò uno dei gol più belli della sua carriera. Il 38enne di Malmo si è poi ripetuto nel 2014 con la maglia del Psg con un gol strepitoso contro il Bastia. Ovviamente Ibra ha segnato di tacco anche in nazionale e proprio contro l'Italia con una rete di tacco che eliminò di fatto gli azzurri. CR7 Real-Valencia 2-2 (stagione 2013-2014) Il Real Madrid è sotto di una rete in casa contro il Valencia e chi ci pensa a pareggiare i conti per i blancos se non lui: Cristiano Ronaldo. Cross dalla sinistra e acrobazia di tacco volante per il fuoriclasse di Funchal non nuovo a questi colpi di genio. Jeremy Menez Parma-Milan 4-5 (stagione 2014-15) Jeremy Menez è stato spesso sregolatezza che genio ma al Tardini di Parma nel 2014-2015 segnò forse il suo gol più bello della carriera con un grande colpo di tacco a siglare il gol del provvisorio 3-5 in favore del Milan che vinse poi quella partita per 4-5. L’ex Roma superò con un dribbling sulla linea di porta il portiere dei ducali e mentre sia l’estremo difensore che altri due difendenti stavano per ritornare ecco la beffa con un colpo di tacco geniale. Olivier Giroud (Arsenal-Crystal Palace stagione 2016-2017) L'attaccante tanto corteggiato da Inter e Lazio e oggi in forza al Chelsea, segna un gran gol quando vestiva la maglia dell'Arsenal e lo fa nel derby contro il Crystal Palace con un bel colpo dello scorpione che rimarrà negli annali della Premier League. Fabio Quagliarella Sampdoria-Napoli 3-0 (2018-2019) Fabio Quagliarella ha spesso cercato di evitare di giocare contro il suo grande amore: il Napoli. L’attaccante della Sampdoria, però, chiuse alla grande un’ottima partita dei blucerchiati contro gli azzurri: i ragazzi di Giampaolo vinsero per 3-0 contro il partenopei di Carlo Ancelotti. Il suo colpo di tacco a battere il portiere del Napoli è una delle sue tante perle da cineteca con i suoi tantissimi gol siglati al volo da centrocampo che rimarranno per sempre nella storia. Luis Suarez Barcellona-Maiorca 5-2 (stagione 2018-2019) Luis Suarez si è reso protagonista di un grandissimo gol di tacco nella sfida interna, vinta per 5-2 dai blaugrana, al termine di una grandissima azione corale da parte dei catalani che con pochi tocchi, tutti di prima, hanno mandato in porta il Pistolero che si è inventato letteralmente una rete da cineteca. Segui già la pagina di sport de ilGiornale.it? Tag:  gol di tacco Serie A Premier League calcio Persone:  Gianfranco Zola Luis Suarez Zlatan Ibrahimovic
>> Continua a leggere

Serie A stile Premier. Ecco come il fondo CVC vuole rivoluzionarla (Sun, 31 May 2020)
La Lega ha sei settimane per decidere sull'offerta ricevuta da due miliardi per il 20% del business Decreto ingiuntivo, risarcimento danni, la possibilità di oscurare il segnale a Sky come extrema ratio. La guerra di logoramento tra la Serie A e i suoi principali clienti, vale a dire le televisioni, continua a tenere in scacco il calcio italiano. Eppure dietro l'angolo potrebbe esserci la svolta per liberare il sistema dalla dipendenza da broadcaster: il comitato ristretto dei presidenti della Lega di A sta vagliando l'offerta lanciata nelle ultime settimane dal fondo paneuropeo Cvc Capital Partners, che sul tavolo ha messo circa due miliardi di euro e un impegno garantito nel medio termine, dai 5 ai 10 anni, a seconda degli esiti dell'operazione. L'obiettivo è rifare il look alla Serie A, per farne un prodotto attraente anche all'estero, all'altezza dei principali campionati europei e sulla scia della ricchissima Premier League. Fonti raggiunte dal Giornale confermano l'esistenza d'un piano che prevede la creazione di una società di scopo finalizzata a valorizzare gli aspetti commerciali della Lega Serie A, puntando su progetti ben definiti e che darebbero una marcia in più a tutto il sistema. In programma ci sono il potenziamento del marchio, lo sviluppo dei vivai, gli investimenti sugli stadi (nuovi o da ristrutturare) e una valorizzazione più redditizia dei diritti tv proprio a causa della stimata crescita di appeal rispetto all'élite europea. Cvc è pronta a prendere in mano fino al 20% delle quote e il cospicuo investimento sarebbe linfa vitale perché finirebbe in parte nelle casse della Lega Serie A e in parte direttamente ai club, a sostegno della parte sportiva proprio per sviluppare i progetti menzionati. A spingere per una nuova internazionalizzazione, nella cogestione con la Lega, è previsto anche l'ingresso mirato di nuovi manager per rilanciare l'immagine di un calcio italiano che all'estero sappia ricollocarsi, vendendo di più e meglio. Non soltanto i match di cartello in Cina o in Medio Oriente, non soltanto il merchandising dei club e dei campioni più blasonati. Oltre a una radicata presenza a livello globale, sul mercato italiano il fondo in questione ha già esplorato il mondo dell'entertainment, passando dal parco divertimenti di Gardaland al rilancio delle palestre Virgin Active, ma si è esteso fino al settore farmaceutico con Recordati e ai servizi finanziari con Cerved. Tra le altre cose, ha già investito nel nostro Paese due miliardi di capitale nelle aziende in cui è presente e ora la stessa cifra la mette per intero sul piatto di via Rosellini. Il massiccio investimento, con fondi raccolti tra investitori istituzionali e grandi ricchi, certifica l'enorme portata del progetto, soprattutto in un periodo di crisi dettato dalla pandemia, con l'industria del pallone messa a dura prova e assetata di nuovi capitali. Ovviamente per Cvc non c'è solo il forte piano industriale, su cui ha spuntato l'esclusiva con la Lega per valutare la proposta entro sei settimane, ma anche il risvolto finanziario e l'annessa plusvalenza da realizzare. Come da prassi, nei piani del fondo british c'è una valorizzazione dell'investimento da fare al momento opportuno, idealmente nell'arco di 10 anni, con un'uscita di scena che prevede la quotazione in borsa della società creata ad hoc o la rivendita della propria fetta alla stessa Lega. L'offensiva sferrata all'inizio di maggio era già stata confezionata qualche mese fa, gli effetti della crisi da Covid-19 hanno accelerato il dialogo, così com'è successo nei giorni scorsi con l'acquisizione, sempre da parte di Cvc, del 28% della Superlega del rugby, il Guinness Pro14. Ora il radar è puntato dritto sul nostro calcio, la rivoluzione potrebbe essere epocale. Anche per il destino delle televisioni. Tag:  Serie A fondo CVC coronavirus Speciale:  Coronavirus focus
>> Continua a leggere

 

 

 

IlGiornale.it - Cultura

Per questa Italia ipocrita ci vorrebbe la dignità del Conte di Montecristo (Sun, 31 May 2020)
Coraggio e disinteresse contro i maneggi, i compromessi al ribasso, la politica meschina Ah, se il conte di Montecristo fosse fra noi! Quanti teoremi giudiziari smonterebbe, quante Finanziarie aggiusterebbe, quante finte facce della politica smaschererebbe... Hai voglia a insistere sul «Paese normale», sulle virtù della moderazione, sulla serietà dell'esecutivo, sulla imparzialità della magistratura. Basta che dallo schermo ti piombi in casa Edmond Dantès in veste di vendicatore e subito ti accorgi che la vita vera è quella lì, amori e odii, passioni e rinunce, vendette e ricompense, parole date e offese ricevute. Dicono: ma allora, vuoi il ritorno allo stato di natura, all'uomo che si fa giustizia da sé, all'avversario trasformato in nemico da abbattere... Non ciurliamo nel manico, allo stato di natura ci siamo già, basta intendersi sulla parola: vecchi contro giovani, garantiti contro non garantiti, indigeni contro immigrati. Abbiamo l'ingiustizia fai da te, con i suoi tempi biblici, gli abusi della legge, lo scempio del più debole. E quanto al rispetto dell'altro, di chi la pensa diversamente, è questione di carità pelosa: se «l'altro» non si adegua lo si sega, e poi si fa anche gli sdegnati, un po' costernati: non rispondeva al telefono, non si faceva trovare, difendeva i suoi interessi, non voleva ragionare Nella società del politicamente corretto trionfa l'ipocrisia e si falsano i sentimenti, si finge la bontà e si persegue la cattiveria. Col risultato che tutto si annacqua, sfugge, si stinge e si restringe: il baciapile democristiano di ieri diviene il garante della Costituzione dell'oggi, il trinariciuto un libero pensatore, il portaborse un pilastro delle istituzioni, Alessandro Baricco uno scrittore. Evviva Alexandre Dumas, allora, genio assoluto della letteratura che aveva capito tutto. La monarchia meschina e vanagloriosa di Luigi Filippo, il Re tronfio e borghese del suo tempo, non lo appassionava: con il conte di Montecristo la fustigò e per la trilogia dei moschettieri cercò rifugio nella Francia del Seicento dove si intrigava e si soffriva ma, vivaddio, soffiava la grandezza e il senso dell'onore. Parole vuote per l'Italia, dove la storia ripetendosi finisce in farsa. La prima Repubblica era già cadavere, ma a forza di belletti e rossetti l'hanno tenuta in piedi: perde pezzi, ma ci si ostina a mandarla avanti. S'invoca l'emergenza, si grida all'urgenza, ci si accontenta della sussistenza. Una nomenclatura che non vede al di là del proprio naso concentra i suoi sforzi in una guerra intestina: D'Alema al posto di Prodi, Cossiga al posto di Bertinotti, Scalfaro al posto di sé stesso... È la via italiana alla stabilità. La cucina della politica da noi è sempre più fatta di avanzi. Dumas ci ha insegnato: l'inciucio non paga, il tradimento va punito, la lealtà va premiata. Non pensate che siano romanticismi, fisime da intellettuali. Non fatevi ingannare dal nichilismo straccione di chi fa di tutto un mazzo e ti dice che il mondo è sempre andato così, che i ladri e i corrotti la sfangano comunque, gli incapaci governano, i mascalzoni prosperano e quindi non bisogna prendersela più di tanto, anzi, conviene approfittarne. Parlano così perché sguazzano nei bassifondi della mediocrità e pensano che quello sia il salotto dei potenti. Ma se si guarda all'indietro si vede che la storia ingrana la marcia delle realizzazioni allorché si incarna in un progetto, modella una civiltà, sceglie dei protagonisti coerenti con l'uno e con l'altro, alfieri di un'idea e non di un privato tornaconto. È tipico delle età di decadenza stare a sottilizzare, a teorizzare, a trovare qualsiasi giustificazione, a esaltare qualsiasi mediazione. Quando l'unico obiettivo è durare, ogni elemento di conflitto va smontato, ogni asperità levigata, ogni compromesso perseguito. Si fa la voce grossa se qualcuno minaccia di sconvolgere lo status quo, e ci si coalizza per blandirlo prima, impaurirlo poi. Se è il caso si può essere anche brutali, ma senza dignità, è la forza che nasce dalla debolezza. Bisogna stare con Dantès, contro i maneggi dell'arrivista Danglars che per cupidigia sparge veleno e costruisce le sue fortune infamando chi lo può ostacolare. Con Dantès contro l'infame giudice Villefort, l'angelo sterminatore della giustizia asservita all'ambizione personale e politica. Con Dantès contro il signore di Morcerf, traditore di tutti, anche del suo onore. Bisogna stare, se è il caso, con il visconte di Bragelonne, quest'altro dumasiano monumento letterario alla nobiltà della sconfitta, alla fierezza del comportamento allorché la vittoria è solo sopraffazione e ha in sé il germe che la divorerà. Si soffre, ma alla fine si è ricompensati. È il trionfo della cavalleria d'animo sulla bramosia di contare. Bisogna leggere Dumas per capire che la commedia umana è fatta di rinunce e successi, fedeltà e tradimenti, ideali e compromessi, premi e punizioni. Si può scegliere l'una o l'altra parte e recitarla di conseguenza. Non è lecito però mischiarle. Siamo stanchi di boiardi che sembrano parroci, politici che sembrano questurini, magistrati che sembrano gruppettari, postcomunisti che sembrano democristiani... Rivogliamo i caratteri di una volta, quelli che Dumas aveva dipinto così bene e che oggi ci si affanna a nascondere nel gioco delle convenienze. Un po' di coraggio che diamine, anche il male ha il suo fascino. Purché non se ne vergogni. Tag:  Conte di Montecristo Speciale:  Controcultura focus
>> Continua a leggere

"L'Atlante" necessario di Stenio Solinas (Sun, 31 May 2020)
Due anni di lavoro, ottocento pagine, decine di articoli rivisti e antologizzati, dal 1993 a... poche settimane fa. Questo è l'Atlante ideologico sentimentale di Stenio Solinas Due anni di lavoro, ottocento pagine, decine di articoli rivisti e antologizzati, dal 1993 a... poche settimane fa. Questo è l'Atlante ideologico sentimentale (GOG, pagg. 840, euro 27) di Stenio Solinas, firma del Giornale, a lungo caporedattore della Cultura e poi inviato. Questo immenso Zibaldone, di cui vi offriamo in queste pagine due assaggi dal sapore molto diverso, prova che Solinas è una colonna della cultura italiana, senza limitazioni di genere. Semplicemente è il migliore. Lo so, sono di parte, ma dico la verità. E adesso spiego perché. Guido Piovene, il fondatore della Terza pagina di questo quotidiano, una volta scrisse che c'è solo una regola per essere validi giornalisti culturali: non essere troppo giornalisti. Intendeva dire, come poi ha spiegato, che seguire spasmodicamente i fenomeni del momento porta quasi sempre alla incapacità di dare giudizi obiettivi e fondati. Ecco, se voi sfogliate l'Atlante, diviso in cinque sezioni (Italia, Francia, Donne, Vite e Orientalismi, Esotismi, Snobismi), scoprite subito che l'agenda di Solinas è attenta all'attualità senza esserne condizionata. Per questo può legare i Finzi Contini alla contestazione o Il conte di Montecristo all'epoca post Tangentopoli ricavando sempre chiavi di lettura del tutto originali. Viaggiatore innamorato di Chateaubriand, passa con occhio occidentale (ma sinceramente curioso) su Beirut e il Medio Oriente. Quando scrive di letteratura, sfodera un acume critico di gran lunga superiore a quello di molti critici d'accademia. Sugli scrittori francesi, da Céline a Montherlant, da Morand a Chardonne, fa testo. Nell'Atlante incrocerete spesso nomi «maledetti» dalla cultura italiana: Robert Brasillach, Maurice Bardèche, Lucien Rebatet e molti altri. E qui torniamo da dove siamo partiti. Da Piovene: «Prima di tutto la cultura deve dire che non esistono, mai e in nessun caso, idee scandalose; inoltre, da qualunque parte provenga, dovrebbe essere tutta insieme una terza forza, una terza forza critica sulla parte avversaria, ma ancora di più sulla propria, a cui dovrebbe stare addosso». Altrimenti si lascia spazio al vuoto critico (come oggi in Italia) con l'aggiunta, scrive ancora Piovene, di «poter imporre in quel vuoto, a un pubblico disorientato, alcuni valori arbitrari». Nel Candide di Voltaire (1759) il senatore veneziano Pococurante pronuncia la frase: «In tutta la nostra Italia, si scrive solo quello che non si pensa». Vi è una persistente tendenza a ricascarvi. Non nel caso di Solinas. Tag:  Stenio Solinas Speciale:  Controcultura focus
>> Continua a leggere

L'innocenza dell'eros e il peccato della politica (Sun, 31 May 2020)
Solinas mappa il Novecento e oltre: stili, miti e mode Ottocento pagine di goduria. Eccone un "assaggio" «Non bisogna far piangere gli operai di Boulogne-Billancourt» diceva Jean-Paul Sartre per giustificare i suoi silenzi riguardo ai disastri del «socialismo reale»... Esistessero ancora, il filosofo e la classe operaia, avrebbero di che rallegrare il cuore e la mente di fronte alla mostra che nel locale museo intitolato agli Anni Trenta celebra il volto, il corpo e l'anima di Brigitte Bardot... Lungo un chilometro quadrato d'esposizione si allineano i cimeli che contribuirono a fare dell'attrice il simbolo stesso della Francia: il busto scolpito da Aslan come moderna Marianne, incarnazione della Repubblica, le foto di Robert Doisneau, Richard Avedon, Sam Levin che ne catturavano il fascino infantile e carnale, i multipli di Warhol, il ritratto di Van Dongen, gli abiti metallici di Paco Rabanne, le ballerine Repetto tagliate su misura per i suoi alluci ai tempi di Et Dieu... créa la femme, le affiches di Sénéquier, il caffè di Saint-Tropez, che grazie a lei si assicurò fama e ricchezza, i set che proprio negli stabilimenti cinematografici di questa cittadina della banlieue la videro diretta da grandi registi, René Clair per Le grandi manovre, Julien Duvivier per Femmina e La sposa troppo bella... E ancora: lettere, gioielli, automobili, abiti di scena, canzoni e colonne sonore per un omaggio che abbina il suo nome a un'epoca e lo fa all'insegna della spensieratezza (Brigitte Bardot, les années «insouciance»). Per l'occasione, «Paris Match» esce con un'edizione speciale tirata a un milione di copie, «Beaux Arts Magazine» con un omaggio da altre centomila, Henri-Jean Servat, il curatore della mostra, con un libro, Brigitte Bardot, la légende (Editions Hors Collection) intriso di nobile nostalgia, mentre il regista Joan Sfarr è alle prese con un film in cui Laetitia Casta ha l'ingrato compito di impersonarla. «Brigitte Bardot sta al cinema francese come Dostoevskij al romanzo russo» ha sintetizzato il settimanale di moda «Elle»... L'affermazione può apparire azzardata, ma la rivista in questione se la può permettere. Fu proprio un suo numero speciale del maggio 1950, con la quindicenne Brigitte in veste di modella-mascotte, a suscitare l'interesse del regista Marc Allégret. Lì per lì, un consiglio di famiglia optò per non dar seguito alla cosa. Borghesi bene, i Bardot padre e madre vedevano male il mondo del cinema, pericoloso, peccaminoso. Fu il nonno materno a vincere le resistenze: «Se pensate che questa ragazzina sarà una puttana, accadrà con o senza il cinema; se invece pensate di no, non sarà il cinema a cambiarla. Lasciamola libera di scegliere, non abbiamo il diritto di decidere il suo destino»... L'assistente di Allégret si chiamava Roger Vadim: tre anni dopo sarebbe stato suo marito e di lì a poco l'artefice del suo mito. In vent'anni sì e no di carriera, la Bardot girò nemmeno cinquanta film e di questi se ne salvano appena una mezza dozzina. Eppure in quell'arco di tempo lei fu la Francia sullo schermo e da Autant-Lara a Godard, da Malle a Clouzot, da Christian-Jaque a Duvivier ci si rese conto che con lei in scena non c'era posto per nient'altro. Non era questione di pura e semplice bellezza, perché ci sono state e ci sono attrici più belle, e con più fascino; né di bravura, perché quanto a recitazione la sua non brillò mai e quando accadde fu quasi per caso e come controvoglia. È che nessuna come lei è riuscita a incarnare il senso panico di un erotismo amorale e impudico, naturale e innocente. Era un qualcosa che aveva a che fare con la felicità e l'indolenza, una punta appena di malinconia, l'allegra sfrontatezza di chi si offre perché così le va, senza sadismi e senza masochismi. Che prendesse il sole senza costume sul terrazzo di una casa, che ballasse scalza su un tavolo, che si presentasse al proprio ricevimento di nozze in accappatoio a riempirsi un piatto di cibo per poi ritornarsene a letto, l'impressione che se ne aveva era quella di una divinità pagana per la quale fosse doveroso perdersi, senza colpa e senza espiazione se non per la sofferenza che il successivo abbandono avrebbe provocato. Si dirà che era una immagine e non la realtà, e che l'insouciance, la spensieratezza di cui la mostra qui raccontata ne fa il simbolo per eccellenza, nasconde, come il tempo e la vita avrebbero dimostrato, una donna fragile, piena di ansie e di pulsioni suicide, a disagio con i sentimenti e il suo stesso corpo. Può darsi, ma in realtà l'una non esclude l'altra e in ogni pessimismo attivo si spalancano abissi di tragedia, albergano solitudini e pensieri neri, trova spazio l'insensatezza del vivere, la sua gratuità, il suo peso a volte insopportabile. La libertà si paga, e a caro prezzo: «Sono sempre stata una ribelle e sono sempre stata troppo lucida per poter essere mai stata felice». Lo scandalo e il fascino della Bardot non derivavano dall'aver consapevolmente infranto dei tabù, quanto dalla naturalezza con cui li infrangeva, perché non la riguardavano, non erano un suo problema. Due immagini della mostra aiutano a spiegare meglio. La prima, tratta dal Disprezzo di Godard la vede sdraiata a prendere il sole sulla terrazza di villa Malaparte, vestita solo di un libro che le copre le natiche, la bellezza più indifesa e più inquietante del nostro Novecento. Immersa nella luce e nella natura a picco sugli scogli di Punta Massullo, la casa si rivelava per quello che è, un tempio pagano, e Brigitte la sua divinità. Nel film Michel Piccoli, sceneggiatore in crisi sentimentale e creativa, salita la scalinata a trapezio che porta alla sommità dell'edificio, si sedeva, cappello in testa, vestito di tutto punto, a fianco della passiva e nuda sacerdotessa. «Disturbo?» chiedeva. «No» era la risposta. Poi, sollevato il libro da quel tabernacolo profano, cominciava a leggere. Al mistero del potere femminile opponeva la sua sterilità d'intellettuale. «Beauty is difficult» dice un verso di Pound. La seconda è uno scatto del 1965: bocconi su un divano, due rose rosse nei capelli e un braccialetto al polso come unici indumenti-ornamenti, è in piena luce nella penombra della stanza. Una principessa barbara, inerme eppure invincibile... Tag:  Brigitte Bardot Speciale:  Controcultura focus
>> Continua a leggere

L’Ambasciata d’Italia a Lisbona nel libro “Il Palazzo dei Conti di Pombeiro” dell’Ambasciatore Gaetano Cortese. (Sun, 31 May 2020)
 Url redirect:  http://blog.ilgiornale.it/franza/2020/05/31/lambasciata-ditalia-a-lisbona-nel-libro-il-palazzo-dei-conti-di-pombeiro-dellambasciatore-gaetano-cortese-il-prezioso-volume-incornicia-la-sede-diplomati/ L’Ambasciata a Lisbona nel volume di Cortese
>> Continua a leggere

La strabiliante teoria del Quasi Tutto (Sun, 31 May 2020)
Dagli elettroni fino ai quark. Quali sono le particelle elementari della materia? Viaggio tra la tavola di Mendeleev, lo "zoo di particelle" e il Modello standard Nel 1969 l’accademia svedese insignì Murray Gell-Mann con il premio Nobel per la fisica “per i suoi contributi e scoperte nella classificazione delle particelle elementari e delle loro interazioni”. Proprio questo tema è stato il focus principale dell’ultimo articolo in cui abbiamo introdotto i “quark”, alcuni degli ingredienti di cui sono composte le particelle che compongono la materia (leggi qui). Quello era solo un assaggio: oggi la ricetta completa. Vi avevamo raccontato come tutti gli elementi conosciuti nel ‘800 potessero essere ordinati secondo le loro proprietà nella tavola periodica di Mendeleev e che quest’ordine scaturisse dal fatto che tutti gli elementi sono costituiti da sole tre particelle fondamentali: elettroni, protoni e neutroni. La soddisfazione per aver individuato i componenti essenziali della materia non durò a lungo: a partire dagli trenta vennero scoperte decine e decine di nuove particelle ritenute “fondamentali”. [[fotonocrop 1865258]] Ci eravamo quindi lasciati al fatto che i pattern triangolari che emersero mettendo ordine in questo “zoo” di nuove particelle, portò alla teorizzazione di tre nuove particelle ancora più fondamentali, chiamate quark “up” (“sù”), quark “down” (“giù”) e quark “strange” (“strano”). Ai tre quark iniziali ne vennero successivamente aggiunti altri tre: il “charm” (“bello”), il “top” (“sopra”) e il “bottom” (“sotto”). Ve l’avevamo detto che ne avremmo incontrati di nomi bizzarri. Quello che non abbiamo ancora detto è quali sono le caratteristiche usate per organizzare tali particelle. Come abbiamo visto la scorsa settimana, Mendeleev nella sua tavola periodica degli elementi ordinò questi ultimi secondo il peso atomico e secondo alcune caratteristiche chimiche come il fatto di essere metalli o gas. Per un mazzo di carte, ad esempio, potremmo usare il colore, il seme e il numero. Nel caso dello “zoo di particelle”, invece, per organizzarle ci fu bisogno di usare caratteristiche come la carica elettrica e altre per le quali è necessario un intero corso di fisica quantistica avanzato per comprenderne le origini. “Stranezza” e “bellezza” sono solo due dei nomi evocativi che sono stati usati per chiamare queste caratteristiche che in termini tecnici vengono identificati come “numeri quantici”. [[fotonocrop 1865261]] La cosa interessante è che per formare protoni e neutroni c’è bisogno solo di due tipi di quark, l’up e il down. Un protone è infatti composto da due quark up e uno down, ed il neutrone da un quark up e due down. Insieme all’elettrone, up e down sono quindi sufficienti a formare tutti gli atomi della tavola periodica e, più in generale, tutta la materia stabile che conosciamo. Ancora più interessante è il fatto che gli altri quattro tipi di quark sono, in termini di proprietà quantistiche, una copia dei quark up e down, solo più pesanti. Sono necessari a spiegare l’esistenza di particelle che vivono così poco da poter essere osservate solo in esperimenti ad alte energie (come al CERN) o nei raggi cosmici. Pensate che la particella “lambda” è considerata la Matusalemme di questo tipo di particelle, e sopravvive in media solo un miliardesimo di secondo. Come per i quark, esistono anche due copie più pesanti e instabili dell’elettrone, chiamati “muone” e “taone”. Se aggiungiamo i neutrini (ai quali ci dedicheremo in un articolo futuro), ecco che abbiamo nominato tutte le particelle elementari di materia ad oggi conosciute. Il fatto che anche i neutrini esistono a loro volta in tre versioni, neutrino elettronico, muonico e tauonico, fa emergere anche a livello sub-sub-atomico, il più elementare che conosciamo oggi, una struttura organizzativa: tre famiglie (dette generazioni) di quattro particelle ognuna (vedi l'infografica). L’ordine nella tavola periodica scaturiva dalla presenza di allora sconosciute particelle subatomiche, così come l’ordine tra le particelle dello “zoo” portò alla scoperta delle particelle ancora più fondamentali che abbiamo descritto in questo articolo. La domanda può quindi sorgere spontanea: si cela qualcosa anche dietro la struttura organizzativa di queste particelle elementari, dietro l’esistenza di due versioni più pesanti ed instabili, ma altrimenti identiche, delle particelle della prima colonna? Siamo veramente arrivati agli “atomi” democritei nel senso stretto del termine, ovvero agli elementi indivisibili, o il nostro viaggio può continuare? Anche se al momento non abbiamo alcuna evidenza sperimentale del fatto che queste particelle che abbiamo descritto possano essere a loro volta composte da elementi più elementari, come potete immaginare non siamo i primi a porci queste domande. Diversi gruppi di ricerca lavorano già da decenni per trovare la risposta. Avrete sicuramente sentito parlare, per esempio, della Teoria delle Stringhe. Fra le tante cose che cerca di fare come “teoria del tutto” c’è quella di descrivere tutte le particelle presentate in questo articolo come oscillazioni di elementi più fondamentali, le stringhe appunto. Metti ora caso che la teoria delle stringhe sia corretta e possa essere testata (siamo molto lontani per ora), troveremmo un ordine, un’organizzazione tra le stringhe a suggerire un ulteriore step di divisione? Insomma, l’enigma di Aristotele e Democrito è lungi dall’essere risolto (se mai potrà essere risolto), ma continua da più di 2000 anni a spingerci verso nuove scoperte, verso nuovi livelli di comprensione di ciò che ci circonda. [[fotonocrop 1866603]] [[nodo 1865268]] Un’ultima precisazione: se tornate un attimo all’immagine qui sopra noterete che alle tre famiglie descritte in questo articolo, ci sono altre cinque particelle fondamentali. Non temete, le affronteremo più in dettaglio in articoli dedicati. Basti sapere che trasportano le interazioni che tengono insieme le particelle e danno loro massa. Infine, per ogni particella va considerata la sua antiparticella (ne abbiamo parlato qui), così da completare la moderna “tavola periodica” delle particelle elementari. Queste ultime, insieme alle loro interazioni, sono racchiuse in una teoria dal nome noioso, il “Modello Standard”, ma che per completezza e quantità di conferme sperimentali andrebbe forse chiamata, come suggerito da Glenn Starkman, professore universitario in Ohio, “la Strabiliante Teoria del Quasi Tutto”. Quasi, appunto, perché c’è una grande esclusa tra le interazioni che questo modello è capace di descrivere, la forza con la quale siamo più familiari: la forza di gravità. Beh, se trovate un modo per farcela stare il prossimo Nobel è vostro. Vuoi che un articolo tratti un tema che ti interessa? Scrivi a spaziocurvo@ilgiornale-web.it Tag:  modello standard quark particelle Speciale:  Spazio curvo focus
>> Continua a leggere

Santa Lucia rinascerà e dal Mart tornerà a casa (Sun, 31 May 2020)
A Rovereto la tela verrà restaurata ed esposta Poi sarà collocata a Siracusa. E nella sede adatta «Abbiamo bisogno di un turismo di prossimità, in cui siano innanzitutto i siracusani e i siciliani a riscoprire il nesso tra la dolentissima, silenziosa Santa Lucia di Caravaggio e le pietre bianche della loro incantata città. Magari decidendosi a riportare quel quadro nel suo contesto d'origine: quella fascinosa chiesa di Santa Lucia al Sepolcro, fuori dalle mura urbane, sul cui altare la volle il Senato di Siracusa nel 1608. Un luogo periferico e struggente, una chiesa intorno alla quale, al tramonto, giocano a palla i ragazzi poveri del quartiere: una situazione che sembra condensare l'idea di Pasolini (e di Roberto Longhi) del Caravaggio popolare, e rivoluzionario. È un nesso determinante, quello tra il quadro e lo spazio che lo ospita». Proprio così: devo ringraziare l'amico Tomaso Montanari per avere interpretato perfettamente lo spirito di piena collaborazione tra un grande museo di arte contemporanea come il Mart di Rovereto (che nel 2014 ospitò la grande mostra su Antonello da Messina, curata da Ferdinando Bologna), e la città di Siracusa che, dopo averlo segregato nel museo di Palazzo Bellomo, ha precariamente esposto il Caravaggio nella chiesa di Santa Lucia alla Badia nel centro di Ortigia. Situazione comoda ma provvisoria perché, come forse non sa il Montanari, il dipinto è prepotentemente sovrammesso a una notevole pala di Deodato Guinaccia, ed è esposto a una umidità talora del 100 per cento. Per questo, in un incontro di circa un anno fa tra il presidente della Regione Siciliana, Musumeci, e il presidente della Provincia di Trento, Fugatti, io, da assessore alla cultura della Regione Siciliana diventato presidente del Mart, ho ritenuto di affrontare la questione, tanto a lungo dibattuta, della manutenzione e della messa in sicurezza del dipinto per ricollocarlo, proprio come auspica il Montanari, nella sede originaria di Santa Lucia al Sepolcro, la basilica fuori le mura nel rione della Borgata. Ritrovare Caravaggio dove Caravaggio pensò la sua opera. Così, fin da quel giorno lontano proposi un contributo all'ente proprietario, il Fec, Fondo edifici di culto del ministero dell'Interno, convocando l'allora sottosegretario Stefano Candiani. Proprio per questo l'opera, non essendo patrimonio della Regione, ma dello Stato, non è nell'elenco delle 23 inamovibili. Ora la procedura, lenta e laboriosa, è arrivata alla conclusione, con la condivisione dell'importante obiettivo da parte del Fec e della Curia di Siracusa, in armonia con la sovrintendenza diretta dalla sensibilissima Donatella Aprile. L'illuminato vescovo ha espresso parere favorevole al prestito, osservando che il restauro «non è più procrastinabile e diversamente non finanziabile». Questi complessi rapporti, sigillati dal Prefetto di Siracusa (che lucidamente considera il Caravaggio «patrimonio del mondo: gemellaggi e scambi sono sempre occasione di arricchimento»), non includono il Comune di Siracusa che non ha alcuna competenza sul patrimonio del Fec, così come non l'ha il sindaco di Firenze sugli Uffizi, museo di Stato. Tra l'altro Fabio Granata, che fu un tempo, prima di me, valoroso assessore della cultura della Regione, ruolo or ora assunto da Alberto Samonà, ha sempre condiviso l'obiettivo di riportare, con una teca climatizzata, il capolavoro di Caravaggio a Santa Lucia al Sepolcro: un'impresa alta e nobile. La evocata «cassetta» è rovesciata: i danari, per compiere l'impresa, vanno alla Sicilia, con vantaggio del potere civile e del potere religioso, per l'esposizione dell'opera e per il culto della santa. In questo punto il Comune diventa attore protagonista, per garantire sicurezza rispetto alla criminalità, in un'area periferica che dovrà offrirsi a un turismo nuovo e sofisticato. Proprio in questa prospettiva, la sovrintendenza di Siracusa, in accordo con la direzione generale dell'Assessorato alla cultura della Regione Siciliana, ha ritenuto di acquisire l'autorevole parere dell'Icr, Istituto centrale del restauro. Da assessore ai Beni culturali della Sicilia, avevo incaricato Silvia Mazza, seria studiosa, di predisporre già allora, come componente dell'Ufficio di Gabinetto, la formale richiesta di consulenza. La proposta del Mart di Rovereto, città natale del grande archeologo Paolo Orsi (cui è dedicato il museo di Siracusa), in un dialogo fertile fra le due città, si qualifica come una mecenatesca sponsorizzazione che, caso più unico che raro in Italia, viene offerta da un'istituzione culturale. È forse la prima volta che un museo finanzia indagini diagnostiche e un intervento conservativo, reso necessario per le vernici alterate, per le modalità di stesura di queste ultime, per la presenza di una macchia di incerta origine sul retro, e anche solo perché sono trascorsi decenni dall'ultimo restauro, con la certezza che l'opera sia rimasta a lungo in condizioni microclimatiche proibitive, anche nella inopportuna sede attuale, come da indagini Crpr. Se i musei italiani escono duramente provati dalla chiusura imposta per le misure di contenimento del Covid-19, il Mart è in grado di mantenere il suo impegno a favore, prima di tutto, dell'opera nella città che la custodisce. Con il coinvolgimento e le autorizzazioni di tutti gli attori, e un preventivo approvato di 350mila euro, che contempla il restauro e la teca, il Mart intende, come previsto da circolari e linee guida del Mibact, utili strumenti di indirizzo in tema di prestiti anche nella Regione autonoma, per un bene non di proprietà regionale, esporre il dipinto nei propri spazi museali, assumendolo a parametro della contemporaneità dell'arte, in dialogo con Alberto Burri (autore, in Sicilia, del Grande Cretto di Gibellina) e con Pier Paolo Pasolini. Nessun momento, per lo spostamento e la manutenzione del dipinto, poteva essere più propizio di questo, per l'inevitabile contrazione del turismo internazionale: è in previsione infatti tra il 26 settembre e il 15 ottobre 2020 quando, anche in tempi normali, la stagione turistica estiva sarà arrivata alla fine. Mentre si levano ingiustificate polemiche, con interventi rozzi come quello del consigliere regionale Giovanni Cafeo, passato con Italia Viva a miglior vita, la provincia di Trento e il Mart hanno garantito un intervento concreto. Anche perché il presupposto dell'operazione non è la mostra a Rovereto. È proprio la manutenzione, al più alto livello, con la revisione del restauro, del dipinto di Caravaggio. Nella prospettiva, con la ricollocazione, di un grande rilancio della stagione turistica nel 2021. In questo, corrispondendo pienamente con le buone intenzioni, legate alla tutela, del sempre vigile, anche se non sempre ben informato, Tomaso Montanari che, in merito al trasferimento di opere, ha legato il suo nome all'esportazione abusiva in America, al Metropolitan Museum di New York, dell'Adone di Antonio Corradini, di cui 2.500 cittadini italiani hanno chiesto la restituzione. Da Rovereto il Seppellimento di Santa Lucia tornerà trionfante a Siracusa. Da New York l'Adone non tornerà mai. Tag:  Caravaggio santa lucia Speciale:  Controcultura focus
>> Continua a leggere

L'Ungaretti poeta nacque in trincea e fece esplodere un nuovo linguaggio (Sun, 31 May 2020)
L'esperienza della prima guerra mondiale lo portò a scavare nelle parole per ricavare l'abisso del dolore, una forza espressiva vergine. Cinquant' anni fa, ottantaduenne, reduce da un viaggio negli Stati Uniti che l'aveva affaticato e fatto ammalare, dopo un soggiorno di convalescenza a Salsomaggiore e un'avventurosa fuga in taxi sino a Milano, moriva Giuseppe Ungaretti, il girovago, il nomade, l'esule, il poeta fedele sino alla fine alla sua convinzione espressa da giovane: «In nessuna parte / di terra / mi posso / accasare». Oggi, all'inizio del terzo decennio del XXI secolo, il suo vagabondaggio tra paesi, lingue e culture, la sua concezione di un primato spirituale della poesia, la sua anarchica energia vitale, la sua difesa dell'umano, la sua fede generosa nell'amore, nell'invisibile, in un cristianesimo palpitante, «incarnato dell'umane tenebre», rendono Ungaretti il più contemporaneo dei poeti del Novecento. Che si può leggere tutto, poesie, traduzioni, saggi, epistolari, nelle edizioni di Mondadori, che per l'anniversario manda in libreria nella collana dello Specchio la sua traduzione più significativa, Visioni di William Blake. Ungaretti, nato nel 1888, si forma nella Alessandria d'Egitto cosmopolita, febbrile, sordida dove nelle taverne scriveva le sue poesie d'amore sensuale Kavafis e dove nelle vie risuonavano le nenie dei muezzin. È figlio di immigrati dalla Lucchesia: il padre, morto precocemente, lavorava come sterratore nel taglio del Canale di Suez, la madre, alla cui memoria verrà dedicata una poesia colma di una altissima commozione, aveva un forno alla periferia della città, i cui proventi consentirono al giovane Ungaretti di studiare in un prestigioso Liceo francese. Lasciato l'Egitto, la sua prima meta naturale fu Parigi, dove entrò in contatto con Apollinaire e Breton, Picasso e Modigliani, Soffici e Palazzeschi. In Italia arrivò in tempo per sostenere l'interventismo e arruolarsi come fante semplice allo scoppio della prima guerra mondiale. L'esperienza della trincea fu lancinante. La poesia sorse da lì, e fece a pezzi con gli effetti di una granata tutta le polverose incrostazioni letterarie che si erano accumulate sul linguaggio poetico italiano dopo Carducci, Pascoli, D'Annunzio, e perfino con i crepuscolari. Ungaretti prese la parola come scavandola da un abisso e la circondò di silenzio, restituendole una forza espressiva vergine. Testi come Vanità, Veglia, Italia, Fratelli vanno recitati mentalmente lasciando tra un verso e l'altro uno spazio sospeso, vuoto, bianco, che liberi «il limpido stupore dell'immensità». Tra D'Annunzio che esaltava la propria figura di autore come eroe, e Gozzano che pudicamente, ironicamente finiva per vergognarsi di scrivere poesia, Ungaretti recupera l'orgoglio doloroso di essere poeta in quanto «grido unanime» e «grumo di sogni», figlio di un popolo e di un'Italia nella cui uniforme di soldato si riposava, come se fosse la «culla» di suo padre. Era inevitabile che aderisse al fascismo, in quel momento storico: meno inevitabile che Benito Mussolini firmasse la prefazione alla seconda edizione del 1923 di Il porto sepolto. Questo fatto, da cui non mi risulta che il poeta avesse tratto grandi benefici - campò di collaborazioni giornalistiche e di piccoli impieghi ministeriali - più tardi fu invece un macigno che si interpose tra lui e il Nobel. Che lui desiderava soprattutto, come si legge nelle strepitose lettere a Bruna Bianco, la sua innamorata italo-brasiliana di tantissimi anni più giovane, per comperare una casetta a Capri e farne un rifugio d'amore. Dopo la deflagrazione della metrica tradizionale, già alla fine dell'Allegria ma soprattutto nel Sentimento del tempo, nel Dolore, sino a La terra promessa, Ungaretti ricostruisce con straordinari endecasillabi la musica della grande tradizione lirica italiana, liberata da incrostazioni e impacci, di una bellezza totalmente nuova: «Scade flessuosa la pianura d'acqua», o «Bel momento, ritornami vicino», «Tornano in alto ad ardere le favole», «E il cuore quando d'un ultimo battito». Ma ricostruendo, Ungaretti non spegne il suo fuoco: la sua vita conosce dolori insopportabili, come la morte del figlio Antonietto durante gli anni passati in Brasile, umiliazioni brucianti, come la sospensione nel 1944 dall'università di Roma dove insegnava dopo essere tornato in Italia, con la riabilitazione definitiva arrivata soltanto due anni dopo grazie anche all'intervento di un grande intellettuale comunista come il Sapegno, ma il poeta non cede mai a disperazione e disincanto. Guarda ai giovani con spirito di apertura e di complicità. Tra i suoi allievi, quello destinato a una carriera più illustre, Leone Piccioni, diventa anche un amico insostituibile. Nel 1968, vecchio, oracolare, delirante, legge sue traduzioni dall'Odissea in apertura di uno sceneggiato televisivo tratto dal poema omerico. È il massimo della fama, in un Paese che non conosce i suoi poeti. E nel mondo, lui, il girovago, così italiano e così «meticcio», diventa un'icona della poesia. Ho sentito parlare di lui come del suo maestro il più grande e influente dei poeti in Turchia, Ilhan Berk, e ho incontrato giovani intellettuali in Colombia, e persino una giovane poetessa guatemalteca che ne recitavano i testi a memoria. Intanto, Montale, che aveva teorizzato di vivere al cinque per cento, come continua a piacere agli intellettuali italiani, diventa senatore a vita, e Ungaretti, che si fa chiamare familiarmente «Ungà», sillaba chissà in quale trattoria romana e in compagnia di chi, se non è una leggenda, quel distico felicemente anarchico e irridente qualunque potere: «Montale senatore / Ungaretti fa l'amore». Già, Ungaretti invecchiò bene: continuò ad amare, ebbe quella bellissima storia testimoniata dalle lettere a Bruna Bianco, che, a conoscerla - io ne ho avuto la fortuna - mantiene intatto ancora oggi un fervore di vita così squisitamente ungarettiano, ebbe infine un'ultima fiamma in Dunja, la giovane croata. Sapeva che l'amore cambiava nelle stagioni della nostra esistenza, ma anche che era l'unico faro che guida, il faro verso cui, dopo le tempeste, le notti di insonnia e le smanie, ora «va tranquillo / il vecchio capitano».ª Tag:  Giuseppe Ungaretti Speciale:  Controcultura focus
>> Continua a leggere

L'Ungaretti "politico" fu sempre fedele al suo mussolinismo ma non servo del fascismo (Sun, 31 May 2020)
La prefazione firmata dal Duce alla sua raccolta "Il porto sepolto" e l'"autocandidatura all'Accademia d'Italia non gli sono stati perdonati nell'arroventato clima del dopoguerra. Ardengo Soffici ha raccontato un suo incontro con Giuseppe Ungaretti e Benito Mussolini nell'ufficio di quest'ultimo a Palazzo Chigi. Era l'estate del 1924, alla vigilia del delitto Matteotti. I tre si ritrovarono a parlare di Piero Gobetti, il giovane intellettuale liberale che proprio quell'anno aveva dato alle stampe il libro La Rivoluzione liberale. Saggio sulla lotta politica in Italia ed era stato fatto oggetto di aggressioni e perquisizioni domiciliari. Soffici, che pure apparteneva al fascismo «strapaesano» e intransigente, prese le difese di Gobetti mentre il poeta, tra una smorfia e un risolino, se ne uscì con una battuta: «Ma Gobetti è un imbecille». Battuta infelice alla quale Mussolini, stando al racconto di Soffici, replicò dicendo: «Niente affatto. Gobetti non è un imbecille: tutt'altro!». L'episodio, in sé e per sé, non avrebbe poi grandissima importanza e rimarrebbe nel campo della aneddotica letteraria e dei contrasti fra intellettuali, se non fosse per il fatto che, di lì a poco, il 30 agosto, una quindicina di giorni dopo il ritrovamento del corpo di Matteotti e in piena bagarre contro il governo, Ungaretti decise di iscriversi al Partito nazionale fascista. Una scelta di campo, in quel momento storico, che la dice lunga sulle idee politiche del giovane poeta e lo fa annoverare tra i fascisti della prima ora. Del resto Mussolini aveva, per così dire, «battezzato» Ungaretti come poeta. Nel 1923 aveva vergato una prefazione alla raccolta di liriche Il porto sepolto, definendole «una testimonianza profonda della poesia fatta di sensibilità, di tormento, di ricerca, di passione e di mistero». A quell'epoca i due non avevano stretti rapporti, ma Ungaretti era stato corrispondente da Parigi per Il Popolo d'Italia durante i lavori della Conferenza di pace e si era poi ritrovato Mussolini, dopo la marcia su Roma, al ministero degli Esteri dov'egli lavorava (per la verità poco e svogliatamente) all'ufficio stampa. Una conoscenza superficiale, insomma senza particolari occasioni di frequentazione. Il che fa ritenere che la prefazione al libro, sollecitata con una lettera dal poeta, fosse davvero sincera. Anni dopo, conversando con un interlocutore, Mussolini, ormai all'apice della parabola politica, rivendicò senza mezzi termini la sua scoperta letteraria: «Mi glorio di essere il responsabile di due scoperte: Ungaretti e Sironi. Il porto sepolto di Giuseppe Ungaretti rimarrà nella storia della poesia europea. Le opere scavate nella roccia, rilevate dal buio di tempi dimenticati, dovute a Sironi, costituiscono il fondale di poesia della mia rivoluzione». In altra occasione, poi, il duce ebbe a lamentarsi con Marinetti per il fatto che, a quanto gli risultava, Ungaretti non era stato presente al convegno di Bologna del 1925 dal quale sarebbe poi scaturito il manifesto degli intellettuali fascisti. Ma si sbagliava: «Marinetti mi disse che ero in errore. Ungaretti era stato presente in quell'assise bolognese. Ne era stato uno dei protagonisti propugnando la necessità di esportare la cultura del fascismo. Questa pagina dell'attività intellettuale di Ungaretti mi era ignota. Ne presi atto con soddisfazione. Il poeta tornava a me caro quanto caro mi era stato ai giorni in cui m'ero fatto editore e presentatore di Il porto sepolto». Più volte Ungaretti ebbe occasione di manifestare la sua ammirazione per Mussolini con dediche e articoli elogiativi. E a lui non esitò a rivolgersi, da «devotissimo milite», per autocandidarsi all'Accademia d'Italia. Tuttavia, a sentire Mussolini, a convincerlo a concedere spadino e feluca al poeta non fu l'autocandidatura, ma il «consiglio di Marinetti». I segni di benevolenza da parte di Mussolini, peraltro, non mancarono, al punto che il poeta finì regolarmente sovvenzionato (1.500 lire al mese) dal Minculpop. Sulla natura del rapporto fra il poeta e il duce c'è una pagina, come sempre, illuminante di Giovanni Ansaldo il quale, nell'ottobre 1932, non ancora divenuto «il giornalista di Ciano», ebbe Ungaretti ospite a colazione. Ungaretti aveva un «viso bruttissimo o sfavillante» con «occhi fauneschi e infantili», differiva «da tutta la schiera dei piccoli letterati lecchini», era «un uomo» con «della ispirazione, del temperamento, della strafottenza e dell'energia», insomma con «un carattere»: «Vede la vita, vede gli uomini, non vede solo i versi, si entusiasma per Mussolini». E ancora: «Quanto alla politica, non sa neppure lui cosa pensi; ammira Mussolini, ma poi, in fondo, è sempre uno sbandato, la sua indipendenza e la sua strafottenza si fanno risentire in tutti i suoi giudizi». Il ritrattino in punta di penna coglie bene la dimensione «politica» di Ungaretti negli anni del regime. Ne mette in luce il «mussolinismo» più che il «fascismo», ma esagera nell'attribuire al poeta un «carattere». In realtà, Ungaretti, ebbe sempre il complesso di questa ammirazione segreta per il duce, per i suoi trascorsi fascisti, per le sue amicizie d'altri tempi. Un esempio ce lo offre il suo comportamento durante il procedimento di epurazione avviato nei suoi confronti per togliergli la cattedra universitaria assegnatagli per chiara fama, quando egli fece tentativi goffi per separare il proprio nome da quello di Mussolini e dal fascismo. Li stigmatizzò, questi tentativi, una poesiola satirica di Giuseppe Villaroel che gioca, mettendoli in corsivo, su tre testi ungarettiani: «Secondo la famosa procedura, / Ungaretti, chiamato alla Censura, / si sbrigò del processo in un momento. / Avete scritto all'epoca fascista / Sentimento del tempo?/ Il sentimento / è d'ogni tempo disse e non si acquista. / Morto sepolto? Or ch'è sepolto il morto / è bene, amici, che tagliate corto. / Allegria di naufragi? Era allegria; / oggi è naufragio e non più per colpa mia». Debolezze umane, quelle di Ungaretti, ma comprensibili nell'arroventato clima da resa dei conti dell'immediato dopoguerra. La «prefazione» di Mussolini pesava come un macigno. Meno comprensibili, invece, certi atteggiamenti ungarettiani che contraddicono il ritrattino di uomo coraggioso che ne fece Ansaldo. Nel 1968, per esempio, egli giunse a dire in un contraddittorio, agli studenti che lo contestavano, di non ricordare chi fosse al governo all'inizio degli anni Quaranta o che gli era stata assegnata per chiara fama la cattedra di letteratura italiana. Detto questo va però aggiunto, ad onor del vero, che Ungaretti, nel suo intimo, rimase sempre, sia pure attraverso il velo della nostalgia, un «mussoliniano». Tant'è che, ancora negli anni Sessanta, scrivendo al suo vecchio amico Jean Paulhan, si lasciò scappare questa battuta: «Ah Mussolini. Certamente l'ho amato tanto». Una voce dal sen fuggita, certo, che getta uno sprazzo di luce sul «mussolinismo», più che sul «fascismo», di tanti intellettuali che si trovarono a vivere e operare durante il regime. Tag:  Giuseppe Ungaretti Speciale:  Controcultura focus
>> Continua a leggere

Il Novecento da riassaporare "in pillole" (Sun, 31 May 2020)
Terreno minato, quello del documentario tra storia e attualità. Primo rischio, una certa interpretazione dei dati e degli eventi lascia spazio a troppe ambiguità. Siamo alla ricerca della corretta informazione o della presunta verità? Terreno minato, quello del documentario tra storia e attualità. Primo rischio, una certa interpretazione dei dati e degli eventi lascia spazio a troppe ambiguità. Siamo alla ricerca della corretta informazione o della presunta verità? Seconda trappola: il documentarista ha una sua idea e come tale deve trasmettercela, confondendosi così con il giornalista di inchiesta che però fa un altro mestiere. Senza considerare questioni meramente stilistiche: spesso si tratta di prodotti sciatti, mal eseguiti, o al contrario eccessivamente patinati. I primi risultano noiosi, i secondi poco credibili. Eppure la domanda e l'attenzione verso questo genere di meta-spettacolo cresce, sia nel cinema che in tv. Approfittando di un tempo in cui siamo tutti più disponibili e curiosi verso l'intrattenimento intelligente, Netflix ha lanciato la versione italiana di History 101, originale serie britannica con il titolo accattivante di Storia contemporanea in pillole. Racconti brevi, intorno ai 20 minuti, tra post produzione di materiali d'archivio e accattivanti grafiche, che affrontano alcuni temi molto urgenti del nostro tempo. Ogni argomento viene trattato da almeno due punti di vista diversi, che talora si elidono a vicenda per dimostrare che non esiste mai una sola verità e che «farsi un'opinione» senza tener conto delle sfumature e delle angolazioni può risultare comunque pericoloso. Ecco alcuni esempi. Il fast food ha dato lavoro a milioni di persone nel mondo, uniformando il gusto dell'alimentazione globalizzata - Andy Warhol sosteneva che McDonald fosse il miglior ristorante di Firenze - e diffondendo l'obesità nelle giovani generazioni, soprattutto in America, obbligando poi le principali catene alimentari a utilizzare materie più healty. La corsa allo spazio, cominciata negli anni della Guerra fredda, è stata decisiva nello sviluppo tecnologico e oggi, dopo le aspre divisioni tra Usa e Urss, vede impegnate diverse nazioni pacificate. Eppure c'è chi ha sempre sostenuto che tanti soldi avrebbero potuto essere spesi per i servizi essenziali sulla Terra. L'esplosione incontenibile della Cina ha liberato, almeno parzialmente, un popolo dal giogo del comunismo permettendo a molti di diventare ricchi, ma nel contempo ha drogato il mercato, sfruttato i lavoratori, prodotto tonnellate di merci contraffatte, contribuito tragicamente all'inquinamento del pianeta. La plastica, che negli anni '60 rappresentava il materiale nuovo per eccellenza, pratico, pulito, infrangibile, accattivante, impiegata nella tecnologia - per esempio nella medicina - ha consentito di curare e guarire tante persone, eppure al contempo viene considerata il peggior nemico dell'ecosistema, non si riesce a smaltire, provoca danni irreversibili negli oceani e in genere nell'ambiente. Questo primo assaggio, otto episodi, di Storia contemporanea in pillole, oltre a risultare assolutamente gradevole, andrebbe utilizzato come strumento didattico. Ora che si fa lezione in remoto, da impartire agli studenti delle medie e dei licei. Tag:  novecento Netflix History 101 Speciale:  Controcultura focus
>> Continua a leggere

Serve un "Vocabolario" per leggere i desideri (Sun, 31 May 2020)
Alla lettera "D" c'è un cagnolino che si chiama Desiderio, come il tram di Tennessee Williams e, in effetti, la malinconia del racconto ricorda un po' l'opera teatrale: il "Desiderio" Alla lettera «D» c'è un cagnolino che si chiama Desiderio, come il tram di Tennessee Williams e, in effetti, la malinconia del racconto ricorda un po' l'opera teatrale: il «Desiderio», la parola di cui si parla, come quel cagnolino - detto Desi - rimane tronco, sospeso fra lui e lei; e questo per il fatto, pare, che lei prenda una pillola contro la tristezza, che le lascia la tristezza e, in cambio, si prende anche il desiderio (che poi sia colpa della pillola, che una pillola possa fare davvero tutto questo, sarebbe un altro discorso, forse per la lettera «P», di «Pillola»). «Desiderio» è la parola centrale, il racconto al cuore degli altri, per due motivi: primo, perché la raccolta si intitola Vocabolario dei desideri (Neri Pozza, ogni lemma è accompagnato da una tavola di Pax Paloscia); secondo, perché Eshkol Nevo, che ne è l'autore, anni fa ha scritto un romanzo bellissimo, La simmetria dei desideri, storia di quattro amici che mostra come siano proprio i desideri a muovere il nostro destino, anzi come essi siano il nostro destino, come siano i nostri «burattinai», in senso positivo, non meccanicistico, bensì primario, radicale, umano. Eshkol Nevo sembra credere ancora alla libertà; e così, in questo Vocabolario, che è nato come una rubrica su Vanity Fair (ogni settimana un racconto, brevissimo, per ogni lettera dell'alfabeto), i desideri sbocciano dalla «A» di «Amore» alla «Z» di «Zehu» (che, spiega l'autore, «nella mia lingua vuol dire basta»), e dicono di come siamo liberi di amare, o di non amare, di rimanere incastrati nel passato o di affrontare la verità (alla «V»), perfino di essere felici, se riconosciamo di essere stati così fortunati da avere vissuto «anche una sola notte d'amore». Questo parlare di desideri, e d'amore, è tutt'altro che sdolcinato, poiché il filo conduttore, che rende questo Vocabolario quasi un unico racconto, è l'ironia, una leggerezza profonda (alla «I» c'è «Italo Calvino»): le vite degli altri in cui Nevo si cala non girano mai come nei romanzi rosa, sono vite di persone normali, a cui capitano cose sconcertanti, oppure cose normalissime che però mettono in discussione l'esistenza intera, da una proposta di matrimonio all'acquisto dei mobili all'Ikea, dal sesso come vendetta a un tentativo (letterario, e mai riuscito) di tradimento, dal trauma infinito di un prigioniero di guerra a un piccolo incidente al supermercato. La migliore è la lettera «Q», comunque. Tag:  Vocabolario dei Desideri Eshkol Nevo Speciale:  Controcultura focus
>> Continua a leggere

 

 

 

Stampa Stampa | Mappa del sito
© Dott. Giulio Perrotta (2012)