Dott. Giulio Perrotta
Dott. Giulio Perrotta

    Dal  2 Maggio 2012 ...

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LA "RASSEGNA STAMPA QUOTIDIANA" (IX PARTE)

Tutte le notizie da "Il Giornale" in tema di politica, attualità, cronaca, economia e cultura

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IlGiornale.it - Politica

Conte cede la delega ai servizi. Ecco perché ha vinto Renzi (Fri, 22 Jan 2021)
Il premier passa la palla all'ambasciatore Benassi, uomo di fiducia. Ma è un segnale importante sul futuro del governo Mentre è in corso la riunione di Italia Viva, Matteo Renzi ottiene la sua prima vittoria: il premier Giuseppe Conte ha lasciato la delega ai servizi all'ambasciatore Pietro Benassi. Benassi, già ambasciatore d'Italia a Tunisi e a Berlino, è stato al fianco di Conte nelle trattative a Bruxelles per il Next Generation, o Recovery fund. Si tratta, indubbiamente, di un uomo di fiducia del premier, ma quello di stasera è un segnale importante in vista degli sviluppi futuri del governo. Il duo Conte-Casalino era sicuro di riuscire a trovare facilmente i 'volenterosi', pronti a sostituirsi ai senatori renziani, ma le trattative, soprattutto dopo le dimissioni di Lorenzo Cesa, si sono complicate ulteriormente. Il ministro Luigi Di Maio, parlando di fatto a nome del M5S, ha chiuso ogni porta all'Udc. Ma non solo. In molti, dentro il Pd, sarebbero favorevoli a un riavvicinamento tra i giallorossi e i renziani e questa di stasera potrebbe essere una mossa importante in vista di una riconciliazione tra le due parti. A ben vedere, infatti, questa sarebbe la seconda vittoria per l'ex premier fiorentino, dal momento che, già prima che Italia Viva ritirasse la sua delegazione nel Conte-2, il Recovery Fund era stato radicalmente cambiato rispetto all'impostazione originaria. [[nodo 1918396]] D'altronde neanche tra i dem c'era un grande entusiasmo per l'eccessivo accentramento di poteri da parte del premier e, persino, il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, in più occasioni, aveva espresso perplessità sull'azione di governo. “Si deve cambiare passo”, è stata una delle dichiarazioni più frequenti tra gli esponenti del Partito Democratico che, almeno inizialmente, hanno assecondato le bordate lanciate da Matteo Renzi nei confronti di Palazzo Chigi. Il gruppo di Italia Viva, almeno per il momento, non ha subìto defezioni in Senato, ad eccezione del voto favorevole del socialista Riccardo Nencini (non propriamente un renziano). “Visto e considerato che il tempo stringe, piuttosto che raccattare Ciampolillo di qua o di là, allora perché non tendere un ramoscello d'ulivo al senatore di Scandicci?”. È la domanda che, probabilmente, è iniziata a balenare nella testa dell'Avvocato del popolo che non intende assolutamente mollare lo scranno di Palazzo Chigi per paura di doverlo lasciare per sempre. L'operazione “volenterosi” imporrebbe, infatti, la nascita di Conte Ter e la ridefinizione di tutte le varie caselle di governo, alla luce della nuova maggioranza che andrebbe a formarsi. Meglio, dunque, non rischiare, fare mea culpa e riaccogliere l'alleato riottoso concedendo qualche posizione di potere. Le prossime ore e i prossimi giorni saranno decisivi, anzi cruciali per capire se Conte ricadrà nell'abbraccio mortale di Renzi oppure (cosa assai difficile) se riuscirà a trovare quei 15 senatori che gli servono per fare a meno di lui.
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Arcuri: "Le dosi Pfizer ridotte di un terzo al giorno" (Thu, 21 Jan 2021)
Prosegue il ritardo della consegna dei vaccini da parte di Pfizer, l'Italia avrà ben 100 mila dosi in meno questa settimana Procede a rilento la campagna di vaccinazione nostrana e la causa, come sottolinea il commissario per l'emergenza, Domenico Arcuri, è la mancanza di materia prima. La colpa non è del nostro sistema sanitario che, anzi, andava spedito somministrando in media 80 mila vaccini, con un picco di 92 mila, ogni giorno ma del colosso farmaceutico americano Pfizer. Sabato scorso, l'Italia ha visto una decrescita delle somministrazioni superiore al 30% infatti si è passati dalle 80 mila alle sole 28 mila. Si tratta, inoltre, di un numero che è destinato a scendere ancora di più dal momento che, la settimana prossima, il BelPaese otterrà, rispetto agli accordi iniziali, ben il 20% in meno delle dosi pattuite. Numericamente parlando vuol dire l'Italia non avrà esattamente 100 mila dosi. A queste dovremmo poi aggiungere le 165 mila che non ha ricevuto questa settimana (-29%). Cifre che inevitabilmente portano ad un vero e proprio arresto della catena sanitaria. Sono diverse, infatti, le regioni nelle quali sono state rallentate o addirittura interrotte le somministrazioni per poter garantire i richiami. A confermare queste cifre è proprio il commissario Arcuri, visibilmente amareggiato, durante la riunione delle Regioni di due giorni fa, il quale ha passato, invano, i giorni precedenti ad avere delucidazioni dalla Pfizer per adattare il piano vaccinale. Dall'America ci tengono a far sapere, però, che dalla prossima settimana, invece, le consegne ai paesi dell'Unione Europea torneranno a pieno regime garantendone la distribuzione al 100%. A chi gli fa notare questa comunicazione della casa farmaceutica, Arcuri risponde:"Aspettiamo che alle comunicazioni facciano seguito delle previsioni e alle previsioni facciano seguito delle consegne che poi corrispondano alle comunicazioni e alle previsioni" aggiungendo di essere "stato costretto a prendere atto con molto dispiacere che così non è"​. In questo momento ci sono 1.266.000 italiani immunizzati con la prima dose e quasi 20 mila già con la seconda. Chi è, dunque, che ha la precedenza non può che essere chi deve ricevere il secondo richiamo: "Se hai vaccinato 1,3 milioni di persone, devi essere sicuro di avere 1,3 milioni di dosi per fare il richiamo" -conferma Arcuri che, inoltre, aggiunge-"La riduzione delle consegne da parte di Pfizer riguarda tutta l'Europa ma l'effetto nefasto della riduzione non è omogeneo in tutti i Paesi perché alcuni, a cominciare dall'Italia, sono partiti meglio con le somministrazioni" Al di là di questo, che appare più che logico, ciò che non ha convinto è la distribuzione dei vaccini. Ci sono state delle effettive disparità, così grandi da far arrivare il Presidente della Campania, Vincenzo De Luca, a parlare di una situazione grave ed inaccettabile e a chiedere al commissario una linea maggiormente "oggettiva". La soluzione è stata trovata nell'ultime vertice tra regioni e governo in quanto le dosi che arriveranno queste lunedì verranno utilizzate per livellare le disparità. Le restanti quantità invece continueranno ad essere divise secondo i criteri utilizzati fino ad oggi. Appresa l'inaffidabilità, fino ad oggi, per quanto riguarda le consegne, della Pfizer, l'Italia attende il 29 gennaio sperando che AstraZeneca ottenga da parte di Ema l'autorizzazione per ricevere i vaccini e spera che Moderna, dalla quale attende la prossima settimana 66 mila dosi, possa potenziare le forniture così da riuscire ad ottenere entro tre mesi un totale di 8 milioni di dosi. Tag:  vaccini Covid-19 pfizer Persone:  Domenico Arcuri
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"Covid? Incuria e negligenza". Un dossier accusa il ministero (Thu, 21 Jan 2021)
 Il rapporto del generale Pier Paolo Lunelli Il piano pandemico non aggiornato è solo "la punta dell'iceberg". Ecco tutti gli errori. Lunelli: "Italia anello debole dell'Ue" “Pensa al peggio, pianifica il peggio e… confida nel meglio”. O per dirla diversamente, “se trascuri di pianificare stai pianificando la tua rovina”. Ed è quello che è successo in Italia. La pensa così l’ex generale Pier Paolo Lunelli, autore di protocolli pandemici per diversi Stati Ue, che torna a firmare uno studio in cui denuncia “incuria, negligenza, noncuranza e grave imprevidenza” al ministero della Salute. Un insieme di errori che avrebbe favorito la strage provocata dal coronavirus. Il documento, di ben 130 pagine, che ilGiornale.it pubblica in anteprima (clicca qui), è corposo e ben dettagliato. Un lavoro con “indizi e prove logiche” che “certificano la quasi totale impreparazione con la quale ci siamo trovati ad affrontare l’emergenza”. Ma è soprattutto un dossier che abbatte il più grande alibi fino ad oggi fornito dal governo per giustificare il caos: il Covid-19 non è stato un evento totalmente imprevedibile, “uno tsunami” come si è soliti dire, di fronte al quale non avremmo potuto far nulla. Perché le pandemie “non è questione di se, ma di quando e come avverranno”. Quindi salvarsi bisogna solo essere pronti. Diceva Baden Powell: non esiste buono o cattivo tempo, ma solo buono o cattivo equipaggiamento. E noi non eravamo equipaggiati. Il dossier parte da una domanda fondamentale: l’Italia si è attenuta alle prescrizioni del Regolamento Sanitario Internazionale (Rsi) entrato in vigore nel 2007? Domanda che poi si dipana in altri quesiti. Ci era chiesto di “investire per acquisire otto capacità fondamentali per prevenire una pandemia”, lo abbiamo fatto? Abbiamo adeguato la legislazione nazionale? abbiamo finanziato quanto necessario? Abbiamo impostato un coordinamento tra ministeri e la sorveglianza sanitaria? Abbiamo pianificato? Abbiamo realizzato scorte di Dpi, antivirali e reagenti? Ci siamo dotati di un piano per la comunicazione del rischio? I nostri laboratori erano pronti? Per diversi motivi, a tutte le domande Lunelli risponde con un deciso “no”. “Numerosi Paesi previdenti si sono mossi in questa direzione - si legge - Il nostro invece ha messo in luce molteplici carenze”. Sappiamo che il piano pandemico era inadeguato, fermo al 2006, non aderente alle prescrizioni del Rsi, nonché ad altre linee guida che si sono susseguite negli ultimi 10 anni”: quelle del 2009, 2010, 2013 e 2017. Eppure tutto questo si tratta solo della punta di un iceberg. Sotto il pelo dell'acqua ci sono le mancate risorse materiali e umane, le autovalutazioni troppo ottimiste, le normative arretrate, la scarsa consapevolezza della minaccia pandemica, il mancato sviluppo delle otto “core capacity” richieste dall’Rsi. “In Europa - sentenzia Lunelli - eravamo uno degli anelli deboli della catena difensiva e i risultati in termini di vittime, parlano da soli”. Di elementi da approfondire ve ne sarebbero a bizzeffe. Uno in particolare merita di essere citato. L’Oms a partire dal 2010 chiede agli Stati di inviare questionari di autovalutazione sul livello di capacità acquisito nella risposta alle pandemie. Quesiti, scrive Lunelli, “ai quali il nostro Paese risulta non aver risposto nel 2012, 2013, 2014, 2015 e 2017”. “La mancata comunicazione per 5 anni su 10 è forse l’indizio principale di un profondo disinteresse sul tema del consolidamento delle otto capacità fondamentali, vitali per affrontare una pandemia”. Non solo. Perché “prove logiche”, secondo l’ex generale, dimostrerebbero “che il nostro Paese, quando ha risposto all’Oms, ha sovrastimato talvolta in maniera esagerata le proprie capacità”. L’Italia si era auto-valutata all’87%, nell’area dell’eccellenza, ma “alla prova dei fatti sappiamo che sono venute alla luce gravissime carenze di carattere strutturale e organizzativo in molti settori, per cui le nostre risposte ai questionari non potevano rappresentare la situazione reale”. Chi mentì? E perché? Il rapporto certifica poi l’assenza di una “norma applicativa” per chiarire ‘come’ lo Stato” dovesse esercitare il suo potere di profilassi internazionale. Ma abbiamo pagato anche una comunicazione del rischio caotica che, come spiegato Robert Lingard, ha confuso i cittadini sulla reale portata della minaccia. Per non parlare della insufficiente rete di laboratori: l’Italia a marzo aveva attivato una rete di 31 centri di analisi, la Germania ne aveva pronti già 262. Insomma, dice Lunelli, “non eravamo pronti” a gestire il coronavirus. E non perché si sia rivelata uno “tsunami”, ma perché “nei fatti, abbiamo affrontato la pandemia in ordine sparso cercando di inseguire anziché prevenire il contagio”. Tag:  Covid-19 piano pandemico Speciale:  Coronavirus focus
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"O Italia viva o si vota". L'ultima spiaggia per Conte è tornare da Renzi (Thu, 21 Jan 2021)
 Renzi prepara gli agguati in Parlamento: le mosse per far... L'idea (folle) di Ciampolillo per Conte "Senatori a vita? Istituto feudale"". Ma ora il M5S si regge sul... video "Conte: ""Poltrone? Importante... video "Renzi a Conte: "Idee e non... Tempi stretti per il premier Giuseppe Conte. I giallorossi hanno solo 48-72 ore per puntellare la fragile maggioranza. Rispunta l'idea di un ritorno con Matteo Renzi Il tempo stringe per il premier Giuseppe Conte. Dal Colle è arrivata la richiesta di archiviare la crisi nel minor tempo possibile. I giallorossi hanno 48-72 ore per puntellare la fragile maggioranza e i senatori "volenterosi" sembrano non arrivare. Anche un big come Dario Franceschini ha chiarito che, per uscire dalla palude, servono almeno 170 senatori, altrimenti è meglio andare a votare. Per la nuova maggioranza è troppo alto il rischio di finire vittima del “Vietnam” paventato da Matteo Renzi nelle commissioni oppure di vedersi bocciare la relazione del Guardasigilli Alfonso Bonafede che, ricordiamo, ricopre anche il ruolo di capodelegazione M5S nel governo. A complicare la situazione c'è la difficoltà nel far partire il progetto-costruttori, ossia la “quarta gamba” della maggioranza, quel gruppo/partito contiano che, nelle intenzioni del premier, avrebbe dovuto sostituirsi a Italia Viva. Alcuni forzisti come i senatori Tiraboschi, Minuto, Vitali e Fazzone, per il momento, si sono sfilati e, come se non bastasse, le dimissioni di Lorenzo Cesa da segretario dell'Udc sembrano complicare ulteriormente l'eventuale nascita di un Conte Ter. [[nodo 1918282]] I festeggiamenti, iniziati dopo il voto di fiducia, si sono, dunque, bruscamente interrotti. "L'unica soluzione a disposizione del premier adesso è quella di riprendersi Renzi per non perdere, questa volta per davvero, la poltrona a Chigi", rivela a ilGiornale.it un deputato grillino eletto in questa legislatura. "Dalle notizie che ho sembra che Conte - continua il parlamentare che vuole rimanere anonimo - sia ormai arrivato realmente alla conclusione di tornare da Renzi. In effetti era la cosa più naturale". Il colpo di scena fa rientrare, quindi, in gioco il leader di Italia Viva, che adesso chiede a quelli tra i suoi che sembrano in procinto di abbandonarlo, "di avere qualche giorno di pazienza", come conferma una fonte ben informata. "Giusto il tempo sufficiente per avere Chigi sotto scacco. Nelle prossime ore infatti il presidente Mattarella potrebbe spazientirsi definitivamente nel veder cincischiare troppo Conte nella costruzione della fantomatica nuova maggioranza, mentre sul voto a Bonafede quella attuale potrebbe realmente subire i colpi di Renzi in aula e nelle commissioni. Nel frattempo l'operazione Udc potrebbe naufragare una volta per tutte", è l'analisi della nostra fonte. [[video 1917852]] E rieccoci al punto di partenza. Con un unico, ma 'tragico', piano B: le elezioni anticipate. Andare a votare, infatti, sarebbe a quel punto l'unica soluzione, ma PD e grillini non ne vogliono sentire. "Nemmeno sotto tortura", confessa un senatore pentastellato al secondo mandato. Eh sì, perché per i 5 stelle un altro problema sarebbe proprio quello del limite dei due mandati: molti resterebbero, 'tragicamente', a casa. Questo lo scenario. E mentre la 'maggioranza Ciampolillo' segue perfettamente la parabola del senatore che le ha dato il nome, cioè scomparire nel momento decisivo, tra i parlamentari dem e tra i grillini monta il malcontento anche per l'insistenza con cui dal governo si frena su un Conte ter. "Ancora una volta - afferma una deputata 5s aspirante ministra - siamo finiti nelle sabbie mobili. Ma se qualcuno che attualmente è al governo pensa che per non fare un Conte ter si possa mandare tutto a quel paese si sbaglia di grosso". E se l'alternativa fosse sacrificare qualche ministro pentastellato o addirittura il premier? "Per la sopravvivenza, questo e altro”. Tag:  Movimento 5 Stelle (M5S) Partito democratico (Pd) Italia Viva Persone:  Matteo Renzi Giuseppe Conte
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Covid, Arcuri: "Pandemia continua a produrre suoi effetti nefasti nel mondo" (Thu, 21 Jan 2021)
"La pandemia continua a produrre i suoi effetti nefasti nel mondo. Negli Stati Uniti ci sono stati più morti per il covid delle vittime della seconda guerra mondiale". Lo ha detto il commissario straordinario all'emergenza coronavirus Domenico Arcuri in conferenza stampa. Invitalia (Alexander Jakhnagiev) 
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Salvini: "Basta con la compravendita dei Senatori, andare al voto e dare la parola agli italiani" (Thu, 21 Jan 2021)
Con 3 milioni di italiani che rischiano di perdere il lavoro, 8 milioni di studenti in difficoltà, non si può più andare avanti con la compravendita dei senatori e un Governo senza idee. Lo abbiamo detto al presidente della Repubblica, meglio investire due mesi di tempo e poi lavorare tranquilli per 5 anni". Lo ha detto il leader della Lega Matteo Salvini dopo l'incontro al Colle. (Alexander Jakhnagiev) 
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Meloni: “Senza maggioranza non si possono risolvere problemi della Nazione” (Thu, 21 Jan 2021)
"Il centrodestra compatto ha manifestato la sua preoccupazione al presidente Mattarella. La nostra convinzione è che il problema non sia solo il Governo, ma anche il Parlamento che non è compatto per prendere le decisioni di cui l'Italia ha bisogno". Lo ha detto la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni dopo l'incontro al Colle. (Alexander Jakhnagiev) 
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Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Matteo Salvini al Quirinale (Thu, 21 Jan 2021)
Antonio Tajani, Matteo Salvini e Giorgia Meloni hanno incontrato Sergio Mattarella per discutere della situazione politica del Paese crisi di governo 
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Il centrodestra incontra Mattarella: "Con questo parlamento è impossibile lavorare" (Thu, 21 Jan 2021)
Al termine dell'incontro tra il centrodestra e il presidente Sergio Mattarella, la coalizione di maggioranza ha espresso preoccupazione per il Paese A differenza di quanto accaduto nei giorni scorsi, il contenuto dell'incontro tra Giuseppe Conte e Sergio Mattarella non è stato reso pubblico. Oggi, il capo dello Stato incontrerà la delegazione del centrodestra. Come racconta Marco Antonellis di Affaritaliani.it, l'umore del presidente della Repubblica nelle ultime ore non è dei più sereni. Mattarella pare avrebbe preferito una crisi lampo da aprire solo quando Giuseppe Conte avesse avuto in mano almeno una soluzione. La conta di martedì ha aperto una voragine e così Conte ha messo in allarme il Colle, che da sempre non vede di buon occhio una maggioranza accrocchiata. "Parlamentarizzare la crisi non è sbagliato da un punto di vista formale", avrebbero riferito fonti vicine al Quirinale a Marco Antonellis, "ma sarebbe stato meglio provare a ricomporre la maggioranza attraverso un accordo blindato tra le parti e solo dopo procedere a dimissioni e nuovo incarico, ovvero il Conte-ter". [[nodo 1917907]] Ora la maggioranza è azzoppata e vuol restare a tutti i costi incollata alla poltrona, nonostante le ovvie ripercussioni. In 10 commissioni su 14 complessive, Giuseppe Conte non ha la maggioranza, il che porta a un ulteriore immobilismo del Paese. È proprio per permettere all'Italia di tornare a correre e di uscire rapidamente dalla crisi che il centrodestra oggi si è rivolto al Colle chiedendo che vengano sciolte le Camere per arrivare il prima possibile alle elezioni. Prima di salire al Colle, Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani si sono riuniti negli uffici romani della Lega per discutere la linea, giusto il tempo di un caffè. I tre sono saliti da Sergio Mattarella dopo le 17. [[video 1918410]] Il centrodestra ha fatto sapere che non verranno rilasciate dichiarazioni dai leader al termine dell'incontro con il capo dello Stato. La coalizione d'opposizione diramerà esclusivamente una nota congiunta. All'incontro con il presidente della Repubblica non ci saranno l'Udc, Cambiamo con Toti e Noi per l'Italia. I totiani mostrano qualche perplessità sulla linea del voto portata avanti dai big. "Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani hanno manifestato al presidente della Repubblica - a nome dell'intero centrodestra - la grande preoccupazione per la condizione dell'Italia: mentre emergenza sanitaria ed economica si abbattono su famiglie e imprese, il voto di martedì ha certificato l'inconsistenza della maggioranza. È convinzione del centrodestra che con questo Parlamento sia impossibile lavorare", si legge nella nota congiunta diramata dalla coalizione di opposizione dopo l'incontro con Sergio Mattarella. Inoltre, il centrodestra ha "ribadito al presidente la fiducia nella sua saggezza". Al termine dell'incontro, Giorgia Meloni ha rilasciato una dichiarazione ai tg: "Oggi il centrodestra compatto ha manifestato al presidente della Repubblica la sua preoccupazione per la gravità della situazione politica. Perché mentre l’emergenza sanitaria ed economica si abbatte sui cittadini, il voto di martedì ha dimostrato che il Governo non ha più una maggioranza compatta. E la nostra convinzione è che il problema non sia semplicemente il Governo ma questo Parlamento, che non può risolvere i problemi della Nazione e che non può dare all’Italia una maggioranza compatta per fare le cose coraggiose delle quali c’è bisogno". [[video 1918411]] Anche Matteo Salvini è intervenuto al termine dell'incontro con Sergio Mattarella: "Ci fidiamo solo degli italiani, meglio investire due mesi di tempo dando la parola agli italiani e poi lavorare tranquilli per i prossimi 5 anni, non si possono rivedere le scene che hanno visto gli italiani al Senato questa settimana. Con tre milioni di italiani che rischiano di perdere il lavoro, 500mila negozi e imprese che hanno già chiuso, otto milioni di studenti e un milione di insegnanti in difficoltà, non si può continuare ad assistere alla compravendita dei senatori, a un governo senza idee, senza una visione, senza maggioranza, l'abbiamo detto al presidente della Repubblica". [[video 1918416]] Tag:  crisi di governo centrodestra Quirinale Persone:  Sergio Mattarella Antonio Tajani Giorgia Meloni Matteo Salvini Giuseppe Conte
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Governo senza trasparenza: decreti attuativi off-limits (Thu, 21 Jan 2021)
Sul sito dell'Ufficio di programma di governo impossibile conoscere lo stato dei provvedimenti. "Problema tecnico", dicono Conoscere lo stato dei decreti attuativi? È qualcosa di prezioso, fondamentale per l’impatto sulla vita quotidiana e per valutare l'operato di un governo. Ma è impossibile. L’informazione è infatti inaccessibile ai comuni mortali. E non da oggi: da tre settimane il servizio è in black-out, qualsiasi tentativo di ricerca diventa vano. Con tanti cari saluti alla trasparenza a cui il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, si è sempre appellato. Anche di recente, chiedendo la fiducia al Parlamento, ha ribadito di voler agire in maniera trasparente. Del resto pure durante il confronto con il leader di Italia viva, Matteo Renzi, Conte aveva ribadito la sua attenzione al tema: “Per andare avanti dobbiamo essere trasparenti”. Una vera ossessione, peraltro giusta e legittima. Peccato, tuttavia, che l’Ufficio di programma di governo, proprio del Conte 2, non brilli sulla materia. Almeno da inizio anno, visto che qualsiasi documento in merito risulta off-limits. Mentre l’ultimo report completo, relativo calendario delle misure adottate dal Consiglio dei Ministri, risale al 15 luglio 2020. Sono trascorsi sei mesi, in mezzo c’è stata la seconda ondata di Covid-19, una valanga di decreti Ristori e la Legge di Bilancio. Non proprio questioni di secondo piano. Eppure, gli aggiornamenti latitano. Decreti non attuati Ci saranno altri strumenti, allora? In teoria esistono e sono anche semplici da usare. Sul sito dell’Ufficio di programma di governo è inserito un apposito motore di ricerca, aggiornato praticamente in tempo reale, che consente di individuare lo stato di adozione dei decreti attuativi, quei provvedimenti essenziali alla reale applicazione di una norma. Perché, come avviene sempre con maggiore frequenza, i decreti, approvati poi dal Parlamento, richiedono successivi interventi dei singoli Ministeri per rendere esecutive le leggi. Tanto per rendere l’idea, la Legge di Bilancio 2020, la prima del Conte 2, fino all’estate aveva bloccato una pioggia di miliardi, a causa dell'assenza di questi decreti attuativi. Firme mancanti dal prezzo elevato. Insomma, si parla del cosiddetto secondo tempo delle norme, meno visibile mediaticamente ma molto importante sotto il punto di vista pratico. Ecco quindi che i cittadini, grazie al portale emblema di trasparenza, quello dei programma di governo, possono scoprire a che punto si trovino determinati provvedimenti, verso i quali possono nutrire degli interessi. Può trattarsi di sgravi, finanziamenti, qualsiasi cosa. Solo che inserendo le chiavi di ricerca nelle apposite stringhe, la risposta è sempre la stessa: nessun risultato. Ogni incastro consegna lo stesso responso: il nulla. Ma non è l’unico scivolone sulla trasparenza. Fino a qualche settimana fa, oltre a essere tutto funzionante, era possibile consultare - senza nemmeno andare sul motore di ricerca - un documento con tutti decreti non attuati. Addirittura era possibile andare a ritroso, fino ai governi della precedente legislatura: da quello presieduto da Enrico Letta, fino al Gentiloni, con in mezzo ai tre anni di Renzi. Un termometro per comprendere la differenza tra i vari esecutivi sui decreti attuativi. In seguito a un mini restyling, questi file non sono più a portata di clic: al loro posto viene dato ampio spazio a un dossier sui decreti Cura Italia e Rilancio, risalenti alla scorsa primavera, quando c’era la prima ondata. Uno studio auto elogiativo, che però è datato. Nel frattempo c'è stata la rapida evoluzione degli eventi e la notevole mole di decreti varati dal governo. Così come è invecchiato lo speciale focus Covid-19, che nelle intenzioni esplicitate sul sito dovrebbe fornire “un quadro aggiornato dello stato di attuazione delle disposizioni legislative adottate in materia di emergenza sanitaria”, si ferma al 30 luglio scorso. Aggiornato è quantomeno un termine inappropriato. In teoria: “Il rapporto illustra inoltre i risultati di una recente analisi effettuata sugli stanziamenti economici previsti dal Decreto Cura Italia (pubblicato in Gazzetta ufficiale lo scorso 17 marzo, dieci mesi orsono, ndr) ed è altresì completato da una sintetica ricognizione delle attività di monitoraggio di alcune amministrazioni”, si legge ancora sul portale. Quello che viene dopo resta ignoto. Anzi, no: c’è il rimando al “motore di ricerca dei provvedimenti attuatitivi”. Quello che non funziona, appunto. Un problema tecnico di tre settimane IlGiornale.it ha anche chiesto spiegazioni via mail agli uffici preposti, la risposta ufficiale rimanda a un “problema di natura tecnico”, specificando l’impegno per riattivare il collegamento. Di sicuro si tratta di un problema molto grave, visto che va avanti da tre settimane. Un lasso di tempo in cui non c’è stato alcun intervento. Peraltro, nonostante la sollecitazione di qualche giorno fa, il malfunzionamento non è stato risolto. Ogni ricerca risulta vana. Così restano inaccessibili delle informazioni potenzialmente preziose ai cittadini, viste le ricadute sulla vita quotidiana, e utile a comprendere l’azione dei singoli Ministeri, chiamati a redigere questi testi. Tag:  governo palazzo chigi Persone:  Giuseppe Conte Matteo Renzi Enrico Letta
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IlGiornale.it - Cronache

Morte di Martina Rossi, annullate le assoluzioni. Via a nuovo processo (Thu, 21 Jan 2021)
Ricomincerà dalla Corte d'Appello di Firenze il processo per arrivare alla verità sulla morte di Martina Rossi a Palma di Maiorca nel 2011 La Corte di Cassazione ha annullato il verdetto di assoluzione per i due giovani di Castiglion Fibocchi che il 3 agosto 2011 si trovavano nella stanza 609 dell'hotel di Palma di Maiorca con Martina Rossi. Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi erano stati condannati a 6 anni di reclusione con l'accusa di tentato stupro e per aver indotto la morte della ragazza, che fuggiva da loro. Il verdetto della Cassazione ha ribaltato le sentenze della Corte di Appello di Firenze, ora chiamata al riesame del caso. [[nodo 1869178]] I giudici della Corte di Cassazione hanno escluso la possibilità di nuovi dibattimenti, di introduzione di nuovi testimoni e di nuove udienze, scrivendo di fatto la parola fine in questa triste vicenda che ha portato alla morte di Martina Rossi a soi 20 anni. La ragazza svolgeva una vita normale a Milano, dove studiava architettura e quella era la sua prima vera vacanza all'estero. La polizia spagnola ha ricostruito gli ultimi momenti di vita della giovane, che è caduta dal balcone ma, per gli inquirenti iberici, si trattò di un caso di suicidio. Le altre indagini portarono il caso in un'altra direzione e così i due aretini sono stati condannati per il tentato stupro di gruppo e di omicidio in conseguenza di un altro reato. Non fu facile per gli inquirenti riorganizzare i fatti ma la caduta di Martina Rossi dal balcone della stanza dei due giovani toscani destò immediatamente sospetti. Tuttavia, la Corte d'Appello lo scorso 9 giugno ha assolto Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi dall'accusa di stupro di gruppo, considerando prescritta l'imputazione di omicidio in conseguenza di un altro reato, che di fatto per i giudici non esisteva. La morte di Martina Rossi per la Corte d'Appello poteva essere la conseguenza di "un litigio, un malore, un approccio di natura sessuale o anche un tentativo di violenza che potesse aver innescato in lei la spinta a un gesto autolesivo o comunque uno stato psicologico di non pieno controllo di sé". Questa sentenza, però, non ha convinto la Procura generale di Firenze, che l'ha impugnata per "motivazione contraddittoria" e "valutazione frazionata e priva di logica degli indizi". I genitori non hanno mai perso la speranza di arrivare alla verit di questa morte assurda e anche oggi erano in aula per ascoltare i giudici. Un modo, per loro, di ridare dignità alla loro figlia. I momenti di sconforto non mancano, come accaduto questa mattina. "Abbiamo sentito dire delle enormi falsità sul nostra figlia. Che era drogata, che era depressa, che si era buttata giù per una delusione d'amore. Ma continuiamo a sperare", ha detto il padre, prima di far ritorno con sua moglie nella stanza dell'hotel di Roma che li ha accolti in questi giorni. Tag:  Corte di Cassazione
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Vaticano, chi è "l'erede" di Marcinkus allo Ior (Thu, 21 Jan 2021)
Oggi è stato condannato un ex presidente dello Ior. Ecco la vicenda biografica di Angelo Caloia, che era succeduto all'arcivescovo Marcinkus L'ex presidente dello Ior Angelo Caloia è stato condannato dal Tribunale del Vaticano nel corso della giornata odierna. Caloia è stato al vertice della cosiddetta "banca vaticana" sino al 2019, l'anno in cui Benedetto XVI ha individuato Ettore Gotti Tedeschi per la guida dell'Istituto per le Opere di Religione. Oggi papa Francesco sta continuando la battaglia del predecessore, sulla scia della cosiddetta "linea della trasparenza", ma la novità di oggi, per quanto riguardi vicende passate, rischia di far tornare l'attualità il noto macrotema dei "conti" della Santa Sede. Caloia era accusato di riciclaggio e appropriazione indebita aggravata. Caloia, stando a quanto ripercorso pure dall'Adnkronos, è stato condannato ad 8 anni ed 11 mesi. La notizia del rinvio a giudizio era arrivata a marzo del 2018. Assieme a Caloia era stato rinviato a giudizio anche l'avvocato ultranovantenne Gabriele Liuzzo, che oggi è stato condannato a sua volta. Alla pronuncia della sentenza è seguita la reazione del legale, Domenico Pulitanò, che ha già annunciato di voler ricorrere in appello: "Si tratta di una sentenza molto dettagliata. Noi siamo delusi rispetto alle aspettative che erano fiduciose in un riconoscimento della estraneità di Caloia a qualsiasi operazione. Attendiamo di leggere la motivazione e ricorreremo in appello", ha infatti dichiarato l'avvocato, che ha espresso anche una considerazione generale sul "clima" di questo periodo in relazione alla giustizia: "Non viviamo un clima favorevole per chi si difende nelle aule di giustizia penale, questo è lo sfondo generale nel quale sta vivendo il Paese. Nessun luogo è estraneo a questo clima", ha aggiunto Pulitanò. Alcuni commentatori, come Gianluigi Nuzzi, che ha parlato dell'esito della sentenza con la fonte sopracitata, sembrano essere piuttosto sorpresi dalla condanna:"Caloia è stato per venti anni uomo di equilibrio all'interno dello Ior; prese l'eredità di Marcinkus però ha lavorato in un mondo in cui all'epoca - come laico - contava poco rispetto al sistema interno. Quando arrivò c'era il riciclaggio con la tangente Enimont e lui nemmeno lo vide. Oppure lo vide ma non lo denunciò", ha commentato il giornalista, che ha citato pure la "linea dura" di papa Francesco. Ma chi è l'uomo che ha raccolto la cosiddetta "eredità" di Paul Marcinkus, l'arcivescovo che ha presieduto lo Ior prima di Caloia e che, almeno in termini di supposizioni e ricostruzioni giornalistiche, è stato associato a molti scandali legati al Vaticano? Chi è Angelo Caloia Caloia, in maniera diversa da Marcinkus, ha guidato lo Ior da laico. L'ex presidente dello Ior, quello condannato oggi dalla giustizia vaticana, è anche il padre di due figli, mentre Marcinkus è entrato in seminario, per essere consacrato, verso la maggiore età. Poi Marcinkus è divenuto pure vescovo ed arcivescovo. Caloia ha guidato lo Ior per venti anni, mentre Marcinkus non è riuscito a coprire un ventennio. E queste sono solo alcune delle differenze tra questi due ex personalità di vertice della "banca vaticana". Il successore di Marcinkus, ancora, è stato attivo anche in politica, avendo militato nella Democrazia Cristiana. Il partito con cui Caloia ha anche vinto alcuni appuntamenti elettorali che gli hanno concesso di restare sullo scranno più alto di Castano Primo, la cittadina in cui è nato, per un ventennio. Poi Caloia è stato anche il segretario regionale della Dc nella sua Lombardia. Prima dell'esperienza politica, Caloia si è laureato in Economia e Commercio alla Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Poi è arrivato il tempo della specializzazione negli States, e nello specifico in Pennsylvania. Una volta completati gli studi e gli approfondimenti, Caloia è divenuto un docente universitario. Dopo la vicepresidenza del Banco Ambrosiano ed altre esperienze di vertice negli istituti bancari, Angelo Caloia viene messo a capo dell'Istituto per le Opere di Religione. Gli succederà Ettore Gotti Tedeschi, che venne poi "sfiduciato" nel 2012 dai sacri palazzi, nonostante stesse perseguendo la riforma ratzingeriana. Tag:  Vaticano ior santa sede condanna
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"La mia lingua...", "Scusate". Le balle di Friedman su Melania (Thu, 21 Jan 2021)
Alan Friedman ha "ritrattato". In seguito alle polemiche scaturite dall'aver apostrofato Melania Trump la "escort" del marito, il giornalista si è scuato per la battuta infelice, ma in una dichiarazione precedente aveva affermato di aver sbagliato a tradurre dall'inglese all'italiano Dopo la bufera che le sue poco educate parole hanno scatenato, Alan Friedman si è scusato. Il gornalista nel corso di Unomattina aveva apostrofato Melania Trump "escort" del marito, per poi correggersi con "ops, moglie". Alla blanda reazione dei presenti in studio, che anzi, hanno riso alla battuta del giornalista americano, i social lo hanno massacrato di critiche. Salvini e Meloni hanno commentato l'episodio come "grave", auspicando provvedimenti della Rai nei confronti di Friedman. [[nodo 1918319]] In un primo, goffo, tentativo di giustificare ciò che ormai era uscito dalla sua bocca, da sempre pungente nei confronti di Donald Trump, Friedman aveva dichiarato ad Adkronos: "Non è stata assolutamente una cosa voluta. Stavo traducendo dall'inglese, la parola italiana che volevo dire era 'accompagnatrice', ed è uscito 'escort'. Mi sono corretto subito, non c'è da montarci su una questione". Si è trattato dunque di un problema di traduzione dall'inglese, sua lingua madre, all'italiano? La spiegazione del giornalista non ha convinto i navigatori del web, che lo hanno criticato in massa. Ma, come si suol dire, la toppa è peggio del buco, perchè nella giornata di oggi 21 gennaio, Friedman è stato invitato a L'Aria che Tira, dove Myrta Merlino, a fine programma ha espresso il suo disappunto per le parole poco lusinghiere usate dal collega nei confronti della ex First Lady, in quanto donna."Non usare la parola escort per parlare di una donna. È una parola sbagliata, sempre, comunque la si pensi", lo ha redarguito Myrta. E allora il democratico Alan si è cosparso il capo di cenere e ha ammesso di aver fatto una battutaccia, cosa che ha poi ribadito anche su Twitter. "Ho fatto una battuta di pessimo gusto, infelice, andata male. Tu mi conosci, sono contro i misogini e contro i maschilisti. Per cui chiedo scusa", ha affermato Friedman. Caro Alan, ma non avevi "sbagliato" traduzione dall'inglese all'italiano (lingua che ormai dovresti conoscere come le tue tasche)? La paladina delle donne, Laura Boldrini, pare abbia creduto alla buona fede di Friedman, auspicando che "Alan Friedman sia veramente inciampato nella lingua come dice", ma ad ammettere la gaffe sei stato proprio tu: "Chi sbaglia deve ammetterlo. Ho fatto una battuta infelice, chiedo scusa". Chi sbaglia deve ammetterlo. Ho fatto una battuta infelice, chiedo scusa. https://t.co/KAQTOCZaci — Alan Friedman (@alanfriedmanit) January 21, 2021 Persone:  Alan Friedman Melania Trump
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Viminale condannato per aver respinto un migrante (Thu, 21 Jan 2021)
Il ministero dell'Interno deve adesso esaminare la domanda di asilo di un giovane pachistano rintracciato a Trieste e riammesso in Slovenia nello scorso mese di luglio. La sentenza del tribunale di Roma è destinata a far discutere Rintracciato a Trieste dopo essere entrato illegalmente in Italia via terra e respinto in Slovenia. Per questa azione però adesso il Viminale è stato condannato dal tribunale di Roma, il quale ha accolto il ricorso di un giovane pachistano. La storia in questione è iniziata a luglio, quando Mahmood, questo il nome del ragazzo, è riuscito a raggiungere la frontiera di Trieste dalla Bosnia. Qui era arrivato diversi mesi prima dal Pakistan, suo Paese di origine. Chi attraversa la rotta balcanica il più delle volte rimane bloccato proprio in Bosnia. Per questo in tanti nel corso degli anni hanno provato, e sono sempre più coloro che ci riescono, a raggiungere l'Italia attraversando i boschi croati e sloveni. Una volta però rintracciato nel capoluogo giuliano, Mahmood è stato fermato dalla Polizia. Sulla base di un trattato sottoscritto da Italia e Slovenia nel 1996, il cittadino pakistano è stato respinto e dunque rimandato indietro. [[nodo 1752804]] A loro volta le autorità slovene hanno respinto il giovane in Croazia, da dove poi è stato rispedito indietro in Bosnia. Un “respingimento a catena” attuato perché l'ingresso del ragazzo pakistano nei territori dei Paesi interessati era irregolare. La sentenza emanata dal tribunale di Roma però è destinata ad incidere e non poco su questa tipologia di respingimenti. La sentenza Così come raccontato da Repubblica, i giudici del tribunale capitolino hanno dichiarato illegittima l'azione del Viminale: “La prassi adottata dal ministero dell'Interno in attuazione dell'accordo bilaterale con la Slovenia è illegittima sotto molteplici profili”, si legge nella sentenza emanata lo scorso 18 gennaio. I molteplici profili a cui si fa riferimento sono quelli costituzionali e della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea, oltre che dello stesso trattato italo – sloveno. Il procedimento culminato con la sentenza contro il Viminale, è partito dal ricorso contro il suo respingimento da parte di Mahmood. A presentarlo sono stati gli avvocati dell'Associazione studi giuridici sull'immigrazione (Asgi). Nel ricorso, il ragazzo pakistano ha dichiarato di aver espressamente fatto presente ai poliziotti la sua intenzione di presentare domanda d'asilo. Inoltre, nella sua testimonianza si è fatto riferimento a presunte minacce subite ed a maltrattamenti avuti in Bosnia. Secondo il tribunale di Roma il respingimento da parte dell'Italia è stato illegale in quanto il riaccompagnamento forzato “deve essere disposto con un provvedimento amministrativo motivato impugnabile innanzi all'autorità giudiziaria”. Inoltre, ed è qui che la sentenza appare più pesante nei confronti del Viminale, il ministero era in condizioni di sapere “che la riammissione in Slovenia avrebbe comportato a sua volta il respingimento in Bosnia nonché che i migranti sarebbero stati soggetti a trattamenti inumani”. Infine, e qui la sentenza è destinata ad incidere soprattutto sul fronte politico, secondo i giudici non si può impedire a un soggetto di presentare una domanda di asilo. Quella rotta che crea sempre più problemi Dal Viminale fonti raggiunte da IlGiornale.it hanno confermato la sentenza: “É arrivata comunicazione del provvedimento”, hanno fatto sapere. E adesso il ministero è tenuto a prendere in esame la domanda di asilo del giovane pakistano ed a pagare le spese legali. [[gallery 1868608]] La sentenza potrebbe avere non pochi effetti sul piano migratorio: ogni anno il confine italo – sloveno è preso di mira da migliaia di migranti, solo nel 2020, secondo gli ultimi dati dall'Unhcr, via terra dai Balcani sono arrivati irregolarmente nel nostro Paese più di 4.000 persone. Il rischio è che adesso, sulla base di questo precedente, in tanti si sentano ulteriormente spinti ad oltrepassare la frontiera slovena. Tag:  immigrazione migranti
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Antiparassitario salva da Covid "Solo 12 centesimi per produrlo" (Thu, 21 Jan 2021)
Un antiparassitario già in commercio ridurrebbe la mortalità nel 75% dei pazienti moderati o gravi infettati dal Covid. "Servono 12 centesimi per produrre la sostanza farmacologica", dicono i ricercatori E se la soluzione fosse più "facile" di quanto pensassimo? Un antiparassitario economico e neanche brevettato riuscirebbe, in modo significativo, a ridurre la mortalità nei pazienti Covid-19 con malattia moderata o grave. Di cosa si tratta Si tratta dell'invermictina, medicinale poco costoso per uso veterinario e umano contro i parassiti come la scabbia, l'oncocercosi e i pidocchi e può essere assunto per via orale oppure applicato sulla pelle per le infestazioni esterne. La scoperta arriva dall'Inghilterra, epicentro di questa seconda ondata di pandemia, ed esattamente dall'Università di Liverpool. Il Dott. Andrew Hill ed il suo team di ricerca hanno effettuato una ricerca meta-analitica, hanno cioè messo insieme i dati di più studi (in questo caso 18) condotti su questo antiparassitario, ed hanno visto che l'ivermectina è stata associata ad una ridotta infiammazione ed una più rapida eliminazione del Covid-19 con una riduzione del 75% del rischio di morte. "Meno infezioni e meno contagi" "È un farmaco generico usato in tutto il mondo. Servono 12 centesimi per produrre la sostanza farmacologica. Il farmaco costa 3 dollari in India, 96 dollari negli Stati Uniti", ha detto il dottor Hill al quotidiano internazionale britannico Financial Times. Tra l'altro, i ricercatori hanno anche ipotizzato che questo farmaco potrebbe rendere più difficile infettarsi e infettare chiunque altro ci sta accanto. "Se le persone che risultano positive al test per il Covid-19 vengono trattate immediatamente con un farmaco che elimina il virus rapidamente, questo potrebbe renderle meno contagiose", ha affermato il Dott. Hill. "Questa strategia di 'trattamento come prevenzione' funziona per l'HIV e dovrebbe ora essere testata per il Covid-19". Tecnicamente, l'invermictina non è un antivirale ma questi risultati suggeriscono che il farmaco può godere anche di queste proprietà. I primi risultati sono definiti "incoraggianti" ma sono necessari ulteriori studi per avere prove sufficientemente solide da giustificare l'approvazione. Questo farmaco, infatti, non è ancora stato approvato nel Regno Unito e solitamente è di importazione francese. Nonostante diversi studi mostrino risultati favorevoli, i ricercatori sono cauti sul fatto che alcune ricerche potrebbero contenere errori, è per questo che si sta studiando tutto nei minimi dettagli. Cosa dice lo studio australiano Effettivamente, dell'invermictina si parlava già nella scorsa primavera, quando anche noi ci siamo occupati della notizia a cura della collega Giorgia Baroncini (clicca qui per il pezzo), in cui ricercatori australiani della Monash University di Melbourne, in collaborazione con il Doherty Institute, hanno testato questo farmaco in grado di uccidere il Covid-19 in sole 48 ore. Negli studi condotti dai ricercatori sulle colture cellulari, era stato scoperto che l'invermectina riusciva ad eliminare la carica virale del virus, appunto, in sole 48 ore. Quello australiano è stato, però, uno studio preclinico ed in provetta motivo per cui non si è ancora arrivati a dimostrare l'efficacia sull'uomo. I ricercatori inglesi, come accennato all'inizio, hanno messo insieme questi studi per cercare di capire se il farmaco funziona davvero ed accelerare, così, le procedure di approvazione per la cura al Covid-19. Anche il Prof. Remuzzi, Direttore dell'Istituto Farmacologico Mario Negri di Milano, in un'intervista al Corriere, aveva definito "interessanti" i risultati ottenuti dai ricercatori australiani su questo farmaco. Attualmente, però, l'unico antivirale approvato a livello globale per il trattamento di questa malattia è il remdesivir della Gilead Sciences che ha mostrato un certo beneficio nell'accorciare i ricoveri ospedalieri, ma nessun chiaro effetto sulla mortalità o sulle cariche virali né una misura di quanto il virus circola nel flusso sanguigno di un paziente. In ogni caso, l'unica arma contro il virus rimane l'enorme macchina che si è messa in moto da alcune settimane, ovvero quella del vaccino. "La vaccinazione è fondamentale per la risposta all'epidemia", ha detto il dottor Hill. "Ma questo potrebbe aiutare a ridurre i tassi di infezione rendendo le persone meno contagiose e potrebbe ridurre i tassi di mortalità trattando l'infezione virale". Tag:  emergenza Covid-19 Speciale:  Coronavirus focus
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I festini a luci rosse di Siena e i magistrati subito perdonati (Thu, 21 Jan 2021)
In Italia un processo non si nega a nessuno: e tanto meno se è un processo da diretta televisiva, di quelli che fanno impazzire lo share a colpi di sesso, delitti, misteri. Che poi l'imputato sia colpevole o innocente, questo è un dettaglio, per i media e l'opinione pubblica. L'importante è il gossip da pretura, lo sputtanamento a base di clic. A Genova si sarebbe potuto tenere, da questo punto di vista, il processo del secolo. Dove la si trova, una storia più arrapante di quella scovata scavando intorno alla morte di David Rossi, il portavoce del Monte dei Paschi volato dall'ufficio a Siena in una notte di sette anni fa? Ragazze e sesso, ragazzi e sesso, politici e sesso, notai e sesso: in una villa spersa nella campagna toscana, l'eterna provincia italiana si dava i suoi appuntamenti e celebrava le sue piccole trasgressioni. E anche il testimone d'accusa, roba all'altezza dei tempi: un escort di sessualità incerto, moro e pizzuto, e soprattutto assistente parlamentare di un eurodeputato leghista. Roba da far diventare famosi giudici, pm, avvocati, dattilografi addetti al maxiprocesso. E invece no. La giudice Franca Borzone, chiamata a decidere le sorti dell'inchiesta, decide che il processo non si farà. Anche la Procura, d'altronde, aveva chiesto che tutto finisse nel dimenticatoio, spedito in quegli archivi giudiziari che racconterebbero, se aperti, un'altra versione della storia nazionale. Eppure anche giudice e pm si sono convinti che nell'indagine sulla morte di Rossi ne accaddero di cotte e di crude, al punto che sparivano i verbali di interrogatorio. Ma le «cene eleganti» di Monteriggioni non hanno rilevanza penale, e nulla c'entrano con la morte di Rossi: anche se l'ex sindaco di Siena, registrato dalle Iene, aveva detto che proprio lì, nei festini dove andava anche Rossi, c'era la chiave della morte e dell'insabbiamento. Invece no, niente processo. Tirano un fiato i possibili imputati e i possibili testimoni, le donne di strada e le donne di famiglia che in altri processi sono state additate con nome e cognome all'eterno ludibrio di Internet. E tirano un sospiro di sollievo anche i due o più magistrati senesi che bisbocciavano e copulavano a Monteriggioni in allegra compagnia, riconosciuti ed accertati dall'inchiesta di Genova. Sono pubblici ministeri, lavoravano nella città del Monte, andavano ai festini con il povero Rossi e con la Siena bene, hanno continuato a lavorare nella Procura che intanto chiudeva in fretta e furia come suicidio l'indagine sul volo di Rossi. Ma tutto questo non merita il «vaglio dibattimentale», come lo chiamano i giudici quando mandano a processo qualcuno dalle colpe incerte. Pm, notai e politici senesi non meritano di sudare sotto le domande e le telecamere, di essere inseguiti sulle scale dei tribunali. Per i due allegri giudici di Monteriggioni, il collega Borzone manda le carte a Roma: al massimo rischieranno un processo disciplinare, di quelli dove - come racconta Il libro nero della magistratura di Stefano Zurlo - se la cava anche gente che ne ha fatte di peggio. E comunque nel chiuso delle stanze, senza la faccia sui giornali, senza l'onta del web. Tag:  magistratura festini Persone:  David Rossi
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Strane ulcere rosse in bocca: così il Covid-19 può attaccare la lingua (Thu, 21 Jan 2021)
Grazie a un'app in cui i pazienti segnalano i sintomi del Sars-CoV-2, il team dell'epidemiologo Tim Spector ha rintracciato un nuovo segno del virus: le ulcere sulla lingua Che il coronavirus generasse una serie di sintomi particolari non è una novità. Dalla perdita dell'olfatto (anosmia) all'alterazione del gusto (disgeusia), passando per perdita dei capelli, “nebbia cerebrale”, eruzioni cutanee di vario genere, fino a delirio e psicosi. Ora, però, spunta anche la "lingua da Covid". Si tratta di vere e proprie ulcere che si sviluppano in bocca di pazienti positivi a Sars CoV-2, molto fastidiose e deturpanti. A segnalarlo il professor Tim Spector, epidemiologo del King’s College of London, che ha scovato questo nuovo sintomo della malattia finora trascurato. La scoperta è arrivata grazie a un'applicazione per smartphone. Spector è a capo del progetto di ricerca “ZOE COVID Symptom Study”, un'applicazione scaricata da oltre 4,5 milioni di persone in tutto il mondo grazie alla quale si possono segnalare i sintomi sperimentati dopo il contagio. Proprio grazie ai dati raccolti da questa app è stato ad esempio possibile analizzare l'evoluzione della “Long COVID”, un insieme di sintomi – come l'affaticamento – che persiste anche dopo mesi dal superamento dell'infezione acuta, così come diverse tipologie di eruzioni cutanee. Collaborando col King's College di Londra, l'Associazione Britannica dei Dermatologi ne ha individuate ben otto. Ora, tra queste c'è anche la lingua da Covid. One in five people with Covid still present with less common symptoms that dont get on the official PHE list - such as skin rashes. Seeing increasing numbers of Covid tongues and strange mouth ulcers . If you have a strange symptom or even just headache and fatigue stay at home ! pic.twitter.com/V04CiZNilK — Tim Spector (@timspector) January 13, 2021 Altri sintomi dermatologici, già inseriti nei registri ufficiali dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dei Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie (CDC) americani, vanno dall'orticaria a rash cutanei simili alla varicella, a vescicole, a simil geloni a mani e piedi. Le varie manifestazioni cutanee della malattia possono derivare dalla compromissione della circolazione dei vasi sanguigni, sopratutto negli anziani, oppure rimangono l'unico sintomi del Covid-19. Dall’analisi dei dati raccolti dall’App ben il 21% dei pazienti positivi ha segnalato una manifestazione cutanea. Come specificato dal professor Spector su Twitter, “una persona su cinque con COVID presenta ancora sintomi meno comuni che non figurano nell'elenco ufficiale della PHE [Public Health England – L'Agenzia governativa del Dipartimento della Sanità e dell’Assistenza sociale del Regno Unito NDR], come le eruzioni cutanee. Stiamo osservando un numero crescente di lingue Covid e strane ulcere alla bocca. Se hai uno strano sintomo o anche solo mal di testa e stanchezza, rimani a casa!”, ha avvertito lo scienziato, che ha postato anche alcune fotografie delle lingue dei pazienti, piene zeppe di chiazze biancastre. A differenziare una normale infiammazione della lingua, una glossite, dalla lingua da Covid, è la presenza, oltre alle chiazze biancastre, di dolore, gonfiore, “strana consistenza”, e cambiamenti di colore. E in alcuni casi il problema può persistere settimane o mesi. Non è detto, però, che chi manifesta questi sintomi sia positivo al Covid. Si potrebbe trattare di ulcere causate da altre malattie che con il coronavirus non c'entrano nulla. Nel dubbio, c'è sempre il tampone. More pictures coming in of the mysterious geographic tongue that is associated with a range of diseases But is now being reported with Covid and can last weeks or months. Thanks for logging on the Zoe app ! pic.twitter.com/4P5ES3e4I0 — Tim Spector (@timspector) January 17, 2021 Tag:  Covid-19 sintomi lingua da Covid Speciale:  Coronavirus focus
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L'ospedale Covid diventa il set per la fiction. La polemica: "Ma qui si muore davvero" (Thu, 21 Jan 2021)
i 16 letti di terapia intensiva inaugurati da Emiliano La rabbia di cittadini e sanitari: inopportuno girare un film mentre si muore e si lotta contro il Covid-19 A giorni le scene della fiction tv “Fino all’ultimo battito” si gireranno nel Dea (dipartimento di emergenza e assistenza) di Lecce, adibito a presidio Covid. La troupe lavorerà a partire dal 25 gennaio nella struttura ospedaliera, mentre nei reparti, infermieri, medici e operatori socio sanitari, continueranno a lavorare per assistere e curare i pazienti colpiti dal Coronavirus: un centinaio attualmente, dislocati tra rianimazione, pneumologia, terapia intensiva. Reparti in cui naturalmente l’accesso è consentito solo al personale, parenti e amici di chi è ricoverato, non possono entrare come si sa, per ragioni di sicurezza. “In questi reparti si guarisce o si muore da soli – dice un medico - e sapere che invece c’è chi circola nelle vicinanze, per fare delle riprese tv dove ovviamente non ci sono degenti, fa comunque male. È un’offesa, una mancanza di rispetto non tanto verso noi che lavoriamo, seppure a fatica in alcuni periodi perché insufficienti, ma per le famiglie di quelle persone che sono ricoverate o di chi purtroppo non ce l’ha fatta e non ha potuto neanche salutare per l’ultima volta i propri cari. Credo sia per questo – conclude il medico - che si è scatenato il polverone.” In effetti le polemiche sono tante sui social. Si accusa la Asl di aver ceduto per denaro e di aver consentito così che si girasse una fiction in un luogo di sofferenza, senza pensare ai problemi seri con i quali fanno i conti i cittadini, gli operatori sanitari. “Si pensasse ad assumere personale" – dice un medico precario del 118 – In molti si chiedono se questo sia il momento opportuno per delle riprese proprio nell’ospedale Covid. "Come ,a noi non fanno entrare - si legge trai commenti di tanti cittadini, sulle pagine Facebook - ma alla troupe televisiva si lascia il permesso di girare un film!". E c'è chi accusa l’autorità sanitaria di cattivo gusto. Dall’azienda sanitaria però, fanno sapere che la troupe televisiva che realizzerà la fiction, non determinerà alcun contatto con i reparti Covid, né modifiche di alcun tipo nei percorsi pulito-sporco, tantomeno disagi per operatori e pazienti. Tutto avverrà nella massima sicurezza e nel pieno rispetto. Resta il fatto che ancora una volta il Dea, l’ospedale tanto decantato da Michele Emiliano, suscita rabbia tra la gente. Sino a pochi giorni fa in effetti, mancavano i posti liberi nella struttura. Il pronto soccorso del Dea non sapeva dove ricoverare i pazienti in attesa. Poi martedì sono state attivate 16 degenze nella pneumologia Covid, proprio in coincidenza con l'inaugurazione avvenuta alla presenza del governatore. [[youtube ZAuT4u9zW3o]] L’ennesimo imbarazzo. Prima con i ritardi nella sua realizzazione, con una spesa di quasi 7 milioni di euro in più. Poi con la questione dell’ossigeno, ancora non del tutto chiara. E adesso con le riprese tv che e la richiesta da parte della casa di produzione di pulizia e sanificazione degli ambienti dove verranno eseguite le riprese. In realtà non è ancora ben chiaro dove saranno girate le scene. Si teme che ciò possa avvenire al terzo piano dell’edificio, l’unico possibile, perché senza pazienti. Qui gli ambienti sono destinati all’area cardiovascolare, dove ci sono diverse sale operatorie e soprattutto un angiografo di ultima generazione, oltre ad attrezzature varie per la diagnostica e la terapia intensiva cardiaca. Un centro cuore in realtà non ancora operativo in attesa della fine della pandemia. Con il rischio che attivando luci, macchinari e altro si possa arrivare anche per esempio all’interruzione della corrente. Dall’azienda sanitaria assicurano che le scene della saranno girate all’esterno e nella hall, anche se i bene informati parlano del primo piano della struttura. Le degenze per il film saranno invece allestite nei presidi ospedalieri territoriali di Poggiardo e Nardò (Le), che non ospitano pazienti Covid e che sono attrezzati di sale operatorie. Ma le polemiche non si placano. Soprattutto perché la casa di produzione avrebbe chiesto anche l’impiego di una barella in comodato d'uso. Una richiesta nata da esigenze di scena, ma che in una emergenza sanitaria in corso, stona con la realtà che ogni giorno si vive sul territorio. E soprattutto pulizia e sanificazione degli ambienti interessati. [[foto 1918306]] Destinare un ospedale Covid come il Dea, a location per realizzare una fiction televisiva, ha dell’irresponsabile secondo Andrea Guido, consigliere comunale di Lecce, del gruppo di Fratelli di Italia. “Il Dea – dice Guido – che nella scorsa primavera è stato attrezzato in tempi record per far fronte ai ricoveri di pazienti colpiti dal Corona virus, lo scorso ottobre chiudeva i battenti. Poi due giorni fa il presidente della Regione Puglia, ha inaugurato i 16 posti letto di rianimazione respiratoria al quarto piano del Dea. Concedere gli spazi del nuovo ospedale leccese per delle riprese tv dal 25 gennaio al 27 febbraio, proprio in un momento in cui la Puglia è considerata una delle regioni più a rischio, è quanto di poco giudizioso si possa fare. In tutti gli ospedali di Italia c’è gente che lotta contro il Coronavirus. La Regione, attraverso i suoi enti appendice, permette di destinare l’ospedale Covid del Salento, come location per la realizzazione di una fiction televisiva" “Fa orrore una situazione del genere – dichiara Giorgio Pala, altro consigliere civico dell’assise cittadina - davanti alla tragedia immane che sta colpendo tutti i cittadini italiani, ed in questo caso quelli leccesi, la asl di Lecce e la partecipata Sanita Service, pensano bene di offrire tale location alla serie tv “Fino all’ultimo battito”. La sanità pugliese, già logorata da anni di pessima gestione, offre per l’ennesima volta uno spettacolo indegno. Chi di dovere ci ripensi subito, eliminando questa vergogna". Tag:  ospedale covid Persone:  Michele Emiliano Luoghi:  Lecce
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Ecco i veri dati sulla mortalità Tutto quello che non torna (Thu, 21 Jan 2021)
L'Istat ha rilasciato i dati sull'eccesso di mortalità per il periodo marzo-novembre 2020. Gli aumenti sono diversi per regione ma vanno contestualizzati Covid-19  Coronavirus focus Url redirect:  https://it.insideover.com/societa/come-leggere-i-dati-sulleccesso-di-mortalita-per-covid-19.html?utm_source=ilGiornale&utm_medium=article&utm_campaign=article_redirect Ecco i veri dati sulla mortalità Tutto quello che non torna
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L'antipasto, la pizza e il dolce Ma la cena ribelle finisce male (Thu, 21 Jan 2021)
Hook:  Il titolare è tra i leader della rivolta #IoApro Disavventura per il ristorante pizzeria Tito di Firenze. Trovati i commensali seduti a tavola, nonostante i divieti, gli agenti hanno sanzionato il titolare (400 euro) disponendo la chiusura del locale per 5 giorni ristoratore chiusure negozi Covid decreto Coronavirus dpcm  Url redirect:  https://larno.ilgiornale.it/2021/01/21/ristoratore-ribelle-chiuso-per-cinque-giorni-clienti-identificati-multe-in-arrivo/ L'antipasto, la pizza e il dolce Ma la cena ribelle finisce male
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IlGiornale.it - Economia

Autogrill aumenta il capitale: Il primo passo per essere leader (Thu, 21 Jan 2021)
Il cda del Gruppo Autogrill chiederà la delega per aumentare il capitale sociale. 600 milioni di euro per crescere nel mercato globale. La decisione dell'assemblea è attesa il 25 febbraio La posta in gioco è la futura leadership internazionale del Gruppo Autogrill. Il consiglio di amministrazione di Autogrill S.p.A. (Milano AGL IM) ha deciso di sottoporre all’approvazione dell’assemblea degli azionisti, che si terrà il 25 febbraio 2021, la delega quinquennale ad aumentare il capitale sociale. Importo massimo complessivo: 600 milioni di euro, da completare entro il primo semestre 2021. Una mossa chiave per conseguire gli obiettivi strategici del Gruppo Autogrill, che punta al consolidamento e al rafforzamento della sua leadership internazionale. Ma il risultato passa dal rafforzamento della struttura patrimoniale del Gruppo. Avere più risorse significa poter fare più investimenti per proseguire il percorso di crescita e innovazione del Gruppo e per cogliere, con la massima tempestività, le eventuali opportunità offerte dal mercato. “La proposta di delega - si nel comunicato stampa- è motivata dall’esigenza di assicurare al Consiglio di Amministrazione la necessaria flessibilità e rapidità di esecuzione per cogliere le condizioni di mercato più favorevoli al perfezionamento dell’operazione, tenuto anche conto dell’attuale contesto caratterizzato da perduranti incertezze”. Passaggio decisivo, in vista dell’aumento di capitale, è l’accordo con un consorzio di banche internazionali per la sottoscrizione e liberazione delle nuove azioni necessarie a incrementare il capitale. Si tratta di un pre-underwriting agreement ai sensi del quale - subordinatamente ad alcune condizioni in linea con la prassi di mercato – le banche si impegneranno a sottoscrivere e a liberare delle nuove azioni fino ad arrivare all’importo massimo dell’aumento di capitale concesso con delega al cda. “Dopo un 2020 che ci ha visti impegnati a minimizzare l’impatto negativo della pandemia - ha dichiarato Gianmario Tondato Da Ruos, Group CEO - oggi, con una maggiore visibilità in un contesto in cui ancora permangono forti fattori di incertezza, iniziamo un percorso di rafforzamento patrimoniale per assicurarci maggiore flessibilità finanziaria e per cogliere eventuali opportunità che potrebbero presentarsi”. Tag:  autogrill capitale
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Batosta sui prelievi bancomat Tutte le cifre: quanto ci costa (Thu, 21 Jan 2021)
La riforma del costo delle commissioni potrebbe arrivare entro fine anno: ecco chi rischia il salasso allo sportello Novità e rincari in arrivo per i risparmiatori che vorranno prelevare dei contanti tramite Atm da un istituto bancario differente dal proprio. Non solo aumenti dei costi ma soprattutto incertezza per quanto riguarda le commissioni applicate al momento del prelievo, dato che la riforma prevede che a determinare il totale da applicare all'operazione sarà non più la propria banca bensì quella a cui appartiene l'Atm utilizzato. Uno studio condotto dalla Banca centrale europea avrebbe rilevato che il 53% dei risparmiatori italiani non paga alcuna commissione sui prelievi effettuati dai terminali Atm, indipendentemente dall'istituto di credito a cui questi appartengono, mentre il 35% vedrebbe applicare, talvolta, tali costi aggiuntivi alla stessa operazione. Vi sarebbe addirittura un 12% di italiani che non conosce assolutamente le tariffe applicate dal proprio istituto bancario, non avendo mai prestato attenzione alle stesse al momento del contratto. Ad oggi il maggior numero di banche tende a non applicare tariffe ai prelievi col bancomat dei propri clienti, o a tenere comunque a costi molto bassi. Spesso capita che l'importo della commissione sia strettamente connesso alla somma prelevata, ed applicabile solo per piccoli importi di denaro. Ora alcuni istituti di credito hanno deciso di sobbarcarsi comunque l’onere di tali tariffe e di non far pagare quindi alcuna commissione ai clienti che prelevano da altri Atm, mentre altre banche faranno pagare anche fino a 2 euro. Bancomat Spa ha quindi presentato il progetto di riforma direttamente all'Antitrust, che vuole vederci chiaro prima di dare il via libera alle modifiche, previste in calendario per la fine del 2021. La società parla di una soluzione studiata per garantire "efficientamento del servizio e remunerazione più trasparente per gli utenti", anche se appare chiaro e lampante il fatto che ad essere colpiti saranno proprio i risparmiatori, ignari di quale tariffa verrà applicata al momento del prelievo su un Atm riferibile ad altro istituto bancario. Nel testo presentato all'Antitrust, Bancomat Spa ci ha tenuto a specificare che sia una riforma necessaria per"l'aumento dei costi sostenuti dalle banche nella gestione degli Atm, legati all’evoluzione tecnologica di tali apparecchiature e ai maggiori rischi collegati ad iniziative fraudolente. Costi che in molti casi, sarebbero maggiori rispetto all’ammontare della commissione interbancaria". Bancomat parla della "sostituzione delle commissioni interbancarie con l’applicazione al titolare della carta di una eventuale commissione definita in via autonoma da ciascuna banca proprietaria dell’Atm e che eroga, dunque, il servizio di prelievo attraverso le proprie apparecchiature. Tale commissione sarebbe resa nota al titolare della carta prima dell’autorizzazione all’operazione di prelievo". Ovvio che, dal momento che un istituto bancario dovrà definire i costi di prelievo presso i propri Atm da parte di non clienti, non vi è motivazione alcuna che possa spingere a venire incontro a tali utenti con tariffe agevolate. Questo, probabilmente sarà il punto focale dell'analisi delle condizioni effettuata dall'Antitrust sui possibili rincari. Tag:  prelievo Bancomat
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C'è una "bomba" sul cashback Così vi "svuotano" il rimborso (Thu, 21 Jan 2021)
Il tanto sbandierato piano cashback potrebbe saltare definitivamente ed i 4,7 miliardi destinati ai rimborsi finire sul decreto Ristori. "Non escludo nulla", ha dichiarato il viceministro all'Economia, Laura Castelli Tempi duri per tutti, governo e cashback. Perchè le due cose insieme? Se nel primo caso sappiamo tutti qual è la situazione italiana, nel secondo non tutti sanno che potrebbe saltare anche il rimborso tanto sbandierato. "Non escludo nulla" "Le necessità economiche evolvono di mese in mese. Francamente non escludo mai niente, ho imparato questo perchè il Covid ci ha obbligato a ragionare in maniera diversa dall'ordinario". Sono queste le parole del viceministro dell'Economia, Laura Castelli, che questa mattina ha risposto ai microfoni di Radio Anch'io alla domanda se il governo accetterebbe di spostare 4 miliardi dal programma cashback ai ristori se Italia Viva lo chiedesse. "Certo che il cashback sta funzionando - ha spiegato Castelli - è una misura che abbiamo scelto ma come tutte le cose vanno viste nel quadro generale. Non penso che si possa continuare ad attribuire a forze politiche che hanno scelto strade diverse da quando sono entrate in Parlamento, cosa su cui il Movimento non è mai stato d'accordo, di continuare con le logiche dei ricatti". Cosa accade Nonostante tutti gli ostacoli già incontrati dal nuovo metodo di rimborso (app IO che non funzionava, denaro non sufficiente per rimborsare tutti) adesso si potrebbe aggiungere anche la mazzata finale: eliminarlo definitivamente e addio rimborsi. L'avvisaglia di quanto detto dalla Castelli c'era stata già qualche ora prima con la denuncia fatta da Enrico Zanetti, viceministro dell’Economia nel governo Renzi, che con un post su Facebook ha descritto la situazione. Infatti, i 4,7 miliardi di cashback stanziati per il biennio 2021-2022 potrebbero saltare e finire nel decreto Ristori. #AvantiConConte ok, ma quando poi in commissione bilancio vai sotto e passano emendamenti che, ad esempio, azzerano i... Pubblicato da Enrico Zanetti su Mercoledì 20 gennaio 2021 Salta il cashback? È questa la nuova idea del governo che, dopo aver già fatto spendere molti soldini agli italiani con carte di credito e debito per ottenere i mini rimborsi sulle spese, adesso potrebbe prendere vita un nuovo emendamento per chiedere di aumentare lo stanziamento complessivo previsto per i ristori utilizzando quasi tutti i 4,7 miliardi destinati, invece, al cashback. Come riporta il Corriere, proprio questo era stato ed è ancora un cavallo di battaglia del premier Giuseppe Conte, che voleva a tutti i costi questa riforma anche davanti qualche perplessità della sua maggioranza. Azzerare il cashback er potenziare i ristori a favore di chi non ha potuto lavorare a causa della pandemia sarebbe un segnale politico simbolico. [[nodo 1909086]] Insomma, un caos nel caos. E dire che questo piano rimborsi ne aveva già superate tante. Come si accennava prima, ci siamo appena occupati (qui il pezzo) delle problematiche legate al metodo di pagamento tramite l'app IO, andata in tilt a causa dell'enorme volume di acquisti e che l'11 gennaio ha smesso di registrare le transazioni degli italiani. Come dimenticare, poi, la mancanza di soldi per l'enorme richiesta (prevedibile) di rimborso che, soltanto per i regali natalizi, sarebbero serviti il doppio dei 228 milioni stanziati: uno smacco per i milioni di italiani che hanno aderito al programma. Il nuovo emendamento, quindi, potrebbe essere presentato nella commissione Bilancio di Palazzo Madama dove maggioranza e opposizione hanno gli stessi voti. L’idea di eliminare il cashback piace ovviamente anche al leader di Italia Viva, Matteo Renzi, che negli ultimi giorni non si è lasciato scappare l'occasione per criticare il piano rimborsi. Tag:  cashback
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Il momento d'oro per il mutuo Come ottenere la rata "facile" (Thu, 21 Jan 2021)
Si moltiplica il numero delle surroghe, ma aumentano al contampo anche le richieste di sospensione delle rate La pandemia da Coronavirus e la derivata crisi economica hanno prodotto delle conseguenze anche per quanto riguarda i mutui, ambito nel quale si sono registrati tassi decisamente più bassi e convenienti. Un lieve calo, in realtà, si era già verificato nelle fasi finali del 2019, ma la situazione si è ulteriormente consolidata durante l'anno appena trascorso proprio a causa delle traversie pocanzi accennate. Accendere un mutuo è ora divenuto più vantaggioso anche per chi sceglie il tasso fisso, sempre più vicino alle quote di quello variabile. Non solo. Oltre a ciò, infatti, si sono moltiplicate le surroghe da parte dei mutuatari, alla continua ricerca di condizioni più convenienti. Situazioni, queste ultime, che secondo gli esperti proseguiranno anche nell'anno in corso. Secondo la Banca d'Italia nel primo trimestre 2020 c'è stato un incremento del numero di mutui pari al 9,8% rispetto allo stesso periodo del 2019. Un trend proseguito anche nel secondo semestre, con un aumento del 9,7%. Di pari passo si sono moltiplicate anche le surroghe, tramite le quali i diretti interessati hanno trasferito il il mutuo ad un differente istituto di credito per ottenere condizioni più vantaggiose per quanto concerne i tassi di interesse. Complessivamente si è registrato un incremento del 243% delle operazioni relative alla forma di finanziamento in esame, almeno questi sono i dati trasmessi dal report Banche e Istituzioni finanziarie. E questo proprio grazie ai tassi in calo. In effetti anche Abi lo scorso luglio aveva confermato un tasso di interesse medio intorno all'1,26%, una percentuale decisamente lontana, ad esempio, rispetto a quelle che si registravano nel 2007, quando si raggiunse addirittura il 5,72%. Come mai un calo del genere? A spiegarlo è il vicepresidente dell'Osservatorio Imprese e consumatori Raffaella Grisafi."È un effetto delle politiche di sostegno economico che l'Unione Europea ha messo in campo per affrontare la crisi, sia abbassando il costo del denaro sia immettendo moneta", ha precisato l'avvocato, come riferisce Donna Moderna. "Questo ha portato a mantenere bassi e ridurre gli interessi anche sui mutui e ad aumentare le loro erogazioni, con un trend confermato anche nel secondo semestre del 2020 e che presumibilmente proseguirà nel 2021". Come accennato, i mutui a tasso fisso, quelli ritenuto più sicuri specie in caso di eventuali "sbalzi", sono in crescita. Nel primo semestre 2020 si è passati dal 61% fino all'83,4% del totale, un trend che dovrebbe proseguire anche nell'anno in corso."Sono visti come meno rischiosi, anche se non ci si attendono sbalzi nel 2021. Il tasso variabile è legato al Pil e per il nostro Paese non sono previste crescite, anzi. Però pesa l’imprevedibilità, dopo quanto accaduto lo scorso anno", puntualizza ancora Raffaella Grisafi. L'esperta conferma il netto incremento nelle percentuali di ricorso alla surroga:"Questo fa piacere perché significa che i consumatori sono più attenti e reattivi, pronti a cercare soluzioni migliori". La pratica, a costo zero, deve essere evasa entro 30 giorni: "In caso di ritardo il consiglio è di scrivere un reclamo, a mezzo raccomandata o via Pec, a entrambe le banche, per evitare un rimbalzo di responsabilità. Il cittadino, infatti, ha diritto a un risarcimento in caso di ritardo, con un indennizzo obbligatorio pari all’1% sul mutuo residuo", precisa ancora Gridafi. Con la crisi economica in atto, in tanti hanno dovuto chiedere la sospensione delle rate, prorogata dal Dl Rilancio. Non è più necessario l'iter che prevedeva il passaggio tramite Consap:"Oggi è sufficiente attendere la verifica della documentazione da parte della banca, che può procedere autonomamente a sospendere il mutuo. Questo significa tempi molto più rapidi", conclude l'esperta. Tag:  mutui Speciale:  Guida mutui Attenti al portafoglio focus
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Ora vogliono colpire la casa Patrimoniale? Cosa ci aspetta (Thu, 21 Jan 2021)
Tra i banchi dell’attuale maggioranza resta l’ipotesi di una patrimoniale. L'Ance tuona: "Rischi grossi per l'economia". Cosa può accadere Che in questo momento di difficoltà economiche (oltre che politiche) si possa pensare ad una nuova tassa sulla casa sembrerebbe quantomeno ‘paradossale", eppure l'ipotesi c'è ed è tutt’altro che remota. Già lo scorso dicembre, difatti, durante i lavori in parlamento era uscito un provvedimento con cui si sarebbe impegnato il governo “a inserire in prossimi provvedimenti legislativi una riforma delle imposte patrimoniali oggi vigenti”. Nei fatti, l’idea che circola è quella di una nuova forma di tassazione sulla ricchezza - una sorta di patrimoniale - rivolta a coloro i quali abbiano un patrimonio superiore ai 500mila euro compresi beni come la prima casa. Con 19 sì, sei astenuti e 462 contrari la Camera ha bloccato questa misura su cui, però, parte del Pd e di Leu potrebbero tornare alla carica. Negli scorsi giorni, ad esempio, Nicola Fratoianni di Leu aveva scritto su facebook : "Anche la Banca d'Italia si esprime a favore di una patrimoniale […] Secondo l'istituto aiuterebbe a redistribuire la ricchezza e incentiverebbe impieghi più produttivi delle risorse, soprattutto in un Paese con un'elevata evasione fiscale come, purtroppo, il nostro. E il rischio che i capitali fuggano all'estero, uno degli argomenti più forti dei nostri detrattori, oggi sarebbe ridotto grazie al continuo scambio di informazioni tra amministrazioni fiscali". Ad essere colpito dalla patrimoniale, però, sarebbe soprattutto il ceto medio che vedrebbe "aggredito" un bene primario il cui valore, negli scorsi anni, è stato sfalsato da speculazioni, scarsi investimenti pubblici nell'edilizia sociale e popolare e da una (forse voluta) disattenzione al settore edile. Da Forza Italia è già arrivato il no categorico all’ipotesi patrimoniale, con Deborah Bergamini che - ribadendo le posizioni già espresse da Giorgio Mulè - ha dichiarato: "Chiunque siano i responsabili e ovunque siano nascosti, sappiano che il nuovo governo Conte riproporrà la patrimoniale. Lo ha messo nero su bianco Fratoianni alla Camera dei Deputati. A chi ha già perso molto con la crisi economica, con la patrimoniale toglieranno anche quel poco che rimane. Forza Italia con il presidente Berlusconi non lo permetterà. Difendere le proprietà e i risparmi degli italiani, soprattutto in una fase di grande emergenza come quella che stiamo vivendo, è un imperativo". Ma di cosa si tratta e quali potrebbero essere gli effetti di una patrimoniale sulla casa… andiamo per ordine Cosa è una patrimoniale La patrimoniale è un’imposta che riguarda i beni sia mobili che immobili. L'imposta riguarda, pertanto, denaro, case, azioni, valori preziosi, obbligazioni e può "colpire" le persone fisiche e quelle giuridiche. Si definisce imposta e non tassa perché viene corrisposta non per un servizio ricevuto ma per servizi che lo Stato o gli Enti pubblici corrispondono alla collettività. La patrimoniale può essere, inoltre, fissa o variabile: nel primo caso riguarda tutti i contribuenti per lo stesso importo mentre, nel secondo caso, varia in relazione al patrimonio. Infine, queste imposta può essere periodica - versata con cadenza regolare - o “straordinaria”, cioè applicata una sola volta. Secondo i dati della Cgia di Mestre relativa all'annualità 2017, si contavano circa una quindicina di patrimoniale tra cui: bollo auto, l’imposta di bollo, il canone Rai, l’imposta su aeromobili e imbarcazioni, le tasse sulle successioni, donazioni e transazioni finanziarie. Il valore, sempre relativo al 2017, era di circa 46miliardi di euro di cui le imposte sugli immobili hanno consentito all'Erario di incassare 21,8 miliardi anche considerando che l’Italia è tra i paesi europei con i più alti tassi di proprietà da parte delle famiglie (superiore al 70%, mentre in Francia sono il 65%, in Germania il 51%. Dati Acer - Associazione dei Costruttori Edili di Roma e Provincia). L'idea di agire con una patrimoniale sulla casa, come riportato in un precedente articolo de IlGiornale.it, nascerebbe dall'intento di alleggerire il carico fiscale sui lavoratori aumentando, invece, le tasse sui consumi e sulla ricchezza, "considerato (non si sa da chi. Ndr) meno dannoso per la crescita". Difatti, questa nuova Imu colpirebbe soprattutto il ceto medio essenziale alla ripresa dell’economia del nostro Paese, che già si trova ad essere tassato, in media, tra il 38 e il 43%. Una patrimoniale, quindi, potrebbe rappresentare un aggravio di spesa con effetti estremamente negativi sul portafoglio delle famiglie degli italiani. “Un aumento della tassazione di un bene come quello della casa – dichiara Nicolò Rebecchini, presidente dell’Associazione dei Costruttori di Roma - avrebbe un pericoloso effetto negativo per le famiglie che spesso, con grande sacrificio, hanno acquistato la propria abitazione o quella per i propri figli”. Quali tasse sulla casa esistono già La proprietà di una casa implica il pagamento di alcune tasse tra cui, in primis, l'Imu (senza dimenticarsi di Tasi, Tari). L'imposta unica municipale concede l'esenzione dal pagamento per le prime case ad eccezione solo dei seguenti immobili di lusso: Categoria catastale: A/1; Tipologia di immobile: Abitazioni di tipo signorile Categoria catastale: A/8; Tipologia di immobile: Abitazioni in ville Categoria catastale A/9; Tipologia di immobile: Castelli, palazzi di eminenti pregi artistici o storici Secondo quanto previsto dalla legge di Bilancio 2020, l’esenzione prima casa si applica anche alle pertinenze classificate nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, fino a un massimo di un’unità per categoria. Il Mef ha stabilito che le aliquote per le prime case appartenenti alle categorie catastali A/1, A/8 e A/9 siano del 5 per mille con la facoltà dei Comuni di ridurre o aumentare dell’1 per mille e di applicare un’ulteriore riduzione di 200 euro. Sulle seconde case, invece, viene applicata un’aliquota minima dell’8,6 per mille che può arrivare fino al 10,6 o maggiorata ulteriormente fino all’11,4 su delibera del Comune che deve stabilire le aliquote entro il 28 febbraio. L’idea di un reinserimento dell’Imu sulla prima casa attraverso una patrimoniale rappresenterebbe, pertanto, un vero salasso per il ceto medio effetti negativi non solo sul portafoglio delle famiglie ma sull’intera economia. “Un’eventuale patrimoniale sulla casa - dichiara Rebecchini - oltre ai riflessi negativi sull’economia in generale, evidenzierebbe un paradosso: da una parte aumenterebbero le entrate per l’erario per la maggiore tassazione e, dall’altra, si avrebbe una diminuzione delle stesse a causa dei minori investimenti”. “Approcciare con questo metodo al bene casa evidenzierebbe – continua il presidente Acer - una confusione a livello Istituzionale in quanto, da una parte lo Stato interviene con incentivi fiscali dedicati alle famiglie (superbonus), per consentire la trasformazione green del patrimonio immobiliare e, dall’altro, ridurrebbe fortemente l’impatto con una tassazione dello stesso patrimonio incentivato”. Quali sarebbero gli effetti di una patrimoniale sulla casa Per capire gli effetti di una patrimoniale sulla casa basta fare due calcoli. Prendiamo come esempio le grandi città dove il costo di una casa - anche di piccole dimensione - rappresenta una spesa ingente. Tra la casa di proprietà, i risparmi e tutto il resto, il tetto di 500mila euro significherebbe andare a colpire buona parte del ceto medio italiano che si si troverebbe a pagare una tassa tra lo 0,2-0,5% e il 2% a seconda del valore del proprio patrimonio. Facciamo un esempio… Fabio e Maria abitano con i propri 2 figli a Roma. Lei è un'insegnate e lui un commerciante e nell'anno mettono insieme una reddito di circa 60/70mila euro. Un reddito buono che gli permette di vivere in modo tranquilli senza eccessi. Sono in comunione dei beni e proprietari di 2 case frutto degli sforzi dei genitori di entrambi. La casa di Roma è di 120 mq; nella capitale il valore medio (stima Immobiliare.it) 3.241 €/m² è di conseguenza il loro stato patrimoniale di partenza sarebbe, così, già di oltre 380mila euro. La casa in cui abitano i coniugi è stata comprata dai genitori di lui che hanno pagato il mutuo, l'Imu sulla seconda casa - fino a quando è stata di loro proprietà - e, infine, la donazione. I genitori di lei, invece, le hanno lasciato una casa in provincia; la proprietà di Maria vale circa 100mila euro e la donna non vuole vendere per motivi affettivi nonostante, essendo seconda casa, paghi moltissime tasse. Calcolatrice alla mano i 500mila euro di patrimonio complessivo sono stati già raggiunti e ora, oltre alle imposte altissime sulle case di Maria, anche la prima casa comporterà l'obbligo di pagare un'imposta che potrebbe oscillare tra lo 0,2/0,5% e il 2% . “È venuto il momento che il Parlamento affronti una riforma fiscale che inquadri in maniera chiara ed inequivocabile quali sono gli obiettivi e le strategie per la casa”, conclude il presidente dell’Ance di Roma: “In altre parole, i processi di rigenerazione del patrimonio esistente finalizzati a dare una migliore sicurezza e funzionalità delle abitazioni, la riqualificazione delle periferie, per ridurre il disagio sociale, sono un obiettivo fortemente voluto o sono solo dichiarazioni di facciata per poi andare nelle direzione opposta?” Tag:  patrimoniale casa Imu Persone:  Debora Bergamini Giorgio Mulè Nicola Fratoianni
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Aspi si riorganizza, più digitale. Atlantia esamina i negoziati Cdp (Thu, 21 Jan 2021)
Autostrade per l'Italia (Aspi) guarda avanti e si prepara a presentare il nuovo piano industriale che disegna la rotta della società al 2024 Autostrade per l'Italia (Aspi) guarda avanti e si prepara a presentare il nuovo piano industriale che disegna la rotta della società al 2024. Oggi l'ad Roberto Tomasi (in foto) illustrerà le strategie e la riorganizzazione dell'azienda. Capisaldi del piano sono, a quanto s'apprende, innovazione digitale per fare della rete autostradale una smart road, iniziative industriali sostenibili e la nascita di quattro nuove aziende controllate attive nel campo dell'ingegneria e della ricerca. Previsto, infine, un rilevante piano di assunzioni. Oggi è inoltre convocato, infatti, il consiglio di amministrazione di Atlantia che effettuerà una disamina sul dossier caldo del riassetto azionario della società. Dal board non sono, comunque, attese decisioni mentre si avvicina a grandi passi il termine di fine gennaio per la conclusione della due diligence da parte della cordata formata da Cassa Depositi e Prestiti e dai due fondi esteri Blackstone e Macquarie in vista della presentazione di un'offerta vincolante per l'acquisizione dell'88,06% di Aspi. La strada si prospetta ancora in salita. Nei giorni scorsi, sarebbero emerse difficoltà per Cdp dal momento che mancherebbero informazioni importanti per poter procedere nella valutazione completa della società. Di qui la possibilità, a questo punto non più tanto remota, di nuovi tempi supplementari con la richiesta di una nuova proroga. Secondo quanto riferito da fonti vicine agli advisor di Atlantia sono arrivate 2.100 domande, 21 management presentation mentre 59mila sono stati i documenti caricati. Tag:  atlantia Autostrade per l'Italia cassa depositi e prestiti (cdp)
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Stellantis, Tavares rassicura i sindacati sull'Italia (Thu, 21 Jan 2021)
Il viceministro Misiani: "Non è un tabù se lo Stato diventa azionista". Faro del Mise su Iveco-Faw Da una parte, la nascita di Stellantis con l'amministratore delegato Carlos Tavares che, presentata la squadra, è al lavoro su progetti e integrazione dei tanti marchi; dall'altra, il negoziato tra Cnh Industrial per la cessione di Iveco ai cinesi di Faw. Quindi, il governo e i sindacati di categoria che chiedono rassicurazioni sul futuro dell'industria italiana e si interrogano sulla necessità che lo Stato faccia sentire il suo peso. Su Stellantis, a esempio, il viceministro all'Economia, Antonio Misiani, afferma di non ritenere «un tabù l'ipotesi di un ingresso pubblico nella società analogamente alla quota già in mano all'Eliseo». Cnh Industrial ha presentato ieri al Mise il quadro produttivo italiano di tutto il gruppo, tra camion Iveco, motori, macchine agricole e costruzioni. Il ministero, in proposito, ha puntualizzato che vigilerà per garantire continuità e occupazione. Su Iveco-Faw il ministro Stefano Patuanelli ha detto che l'interessamento dei cinesi «va verificato con Cnh», mentre i sindacati hanno chiesto un ulteriore incontro con i vertici della multinazionale che fa capo a Exor. Su Stellantis, Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcfr, in attesa di confrontarsi sul piano industriale, hanno ricevuto dall'ad Tavares conferme sugli impegni presi nel piano di Fca e sul fatto che le sinergie non penalizzeranno gli stabilimenti italiani e i lavoratori. «Per Fiom - osservano Francesca Re David, segretario generale, e Michele De Palma, segretario nazionale - è l'avvio di un dialogo che porti a relazioni sindacali più forti». Il leader Fim, Roberto Benaglia (in foto), e il segretario nazionale Ferdinando Uliano: «Si potranno rafforzare i marchi italiani e fare nuovi progetti, in particolare su Alfa Romeo e Maserati, per dare maggiore attività nelle fabbriche». Tag:  Stellantis Persone:  Antonio Misiani
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A2a, 16 miliardi sul verde. Pronta al salto nazionale (Thu, 21 Jan 2021)
Il gruppo cambia pelle, focus sulle rinnovabili e shopping in tutta Italia. Bene il titolo: +3,4% A2a cambia pelle e, con la presentazione del nuovo piano industriale 2021-2030, sveste i panni della multiutility dei territori per vestire quelli di una «life company». Un riposizionamento che va ben oltre il cambio di brand e che rivoluzionerà la società che si candida a essere uno dei leader della transizione energetica e dell'economia circolare con nuove mire, anche all'estero. Un cambio di passo, quello annunciato dall'ad Renato Mazzoncini, che è piaciuto al mercato: l'azione è salita del 3,43% a 1,43 euro. E che prevede 16 miliardi di investimenti (6 miliardi per l'economia circolare e 10 per la transizione energetica), un'ebitda più che raddoppiato oltre 2,5 miliardi (il 2020 si chiuderà a 1,18 miliardi) e un utile netto in crescita di oltre l'8% medio annuo con un valore al 2030 superiore a 650 milioni, dai 300 del 2020. I dividendi minimi sono attesi in crescita del 3% medio l'anno. Con il nuovo piano «Life is our duty», la nuova società si focalizzerà su due macro-trend, economia circolare e transizione energetica. Le rinnovabili (60% fotovoltaico e il 40% eolico) contribuiranno con l'idroelettrico a generare il 58% della produzione di energia al 2030. La quota rimanente a ciclo combinato, invece, funzionerà a idrogeno e a metano, con l'obiettivo di dismettere gli impianti a carbone entro il 2022. La divisione energia è destinataria di 6 miliardi (40% del totale) degli investimenti, l'ambiente di 4 miliardi (24%) e le reti del restante 36 per cento. Il 73% degli investimenti riguarda business regolati o contrattualizzati. Quanto alla forza lavoro, A2a prevede 6mila assunzioni dirette da qui al 2030. «Il nuovo piano che segna un punto di svolta per A2a, persegue obiettivi di sostenibilità sfidanti e target economici importanti per il gruppo che si affaccia al mercato europeo», ha detto Mazzoncini, spiegando che «per la prima volta A2a ha una strategia di lungo termine». Il gruppo punta 4 miliardi per investimenti e acquisizioni nelle energie rinnovabili. In particolare, le mire di A2a sono rivolte alla Spagna: «Stiamo lavorando su tutti i settori che possono portare il nostro contributo sui rifiuti speciali - indica - intendiamo gestire impianti di termovalorizzazione all'estero e la Spagna è il sorvegliato speciale». A livello nazionale, invece, A2A ha intrapreso un percorso di espansione nazionale che punta a trasformare l'azienda da operatore territoriale con 2,9 milioni di clienti (elettricità e gas), a player nazionale con 6 milioni di clienti entro il 2030. Un'ambizione che porta il gruppo a guardare anche al Sud: «Abbiamo ipotizzato un impianto di termovalorizzazione nel Centro e nel Sud Italia e presentato una manifestazione di interesse per l'Acquedotto pugliese». Tag:  a2a energie rinnovabili
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Pirelli, lascia l'"erede" di Tronchetti (Thu, 21 Jan 2021)
Il co-ad Papadimitriou si dimette, ma resta nel cda. Piano strategico il 31 marzo Marco Tronchetti Provera, vicepresidente esecutivo e ad di Pirelli, torna a sondare il mercato (e il gruppo manageriale all'interno dell'azienda) alla ricerca di un direttore generale co-ceo. Angelos Papadimitriou, chiamato a ricoprire l'incarico di vertice l'1 agosto del 2020, ha deciso infatti - in accordo con l'azienda - di risolvere il suo rapporto di lavoro per intraprendere un nuovo percorso professionale. Il manager greco, che vanta una lunga esperienza a livello internazionale, ha comunque espresso la volontà di continuare a supportare Pirelli, mantenendo l'incarico di consigliere nonché membro del Comitato strategie. Papadimitriou, in futuro, potrebbe inoltre collaborare con Tronchetti Provera a nuove iniziative di investimento, tenuto anche conto del percorso in chiave private equity avviato da Camfin, azionista della stessa Pirelli. A questo punto, il vicepresidente esecutivo e ad, ricevuto dal cda l'interim anche della direzione generale co-ceo, ha ringraziato Papadimitriou «per l'impegno profuso in questi mesi di intensa attività di impostazione del Piano strategico». Per poi avviare subito il processo allo scopo di individuare una figura sul mercato che possa supportare l'execution del prossimo piano, con una valorizzazione del management interno. I tempi, infatti, stringono visto che è già stata fissata al prossimo 31 marzo la presentazione della strategia di Pirelli al 2025, in pratica un aggiornamento, in funzione della pandemia, del piano industriale esposto a febbraio 2020. L'appuntamento sarà preceduto, il 10 marzo, dalla comunicazione dei risultati al 31 dicembre 2020. Per l'assemblea degli azionisti bisognerà invece attendere il 15 giugno prossimo. Centrali, nel piano del 31 marzo, saranno i concetti esposti un anno fa: il consolidamento della leadership nel segmento oltre i 18 pollici, anche attraverso un ulteriore rafforzamento delle barriere competitive; l'utilizzo delle tecnologie digitali e lo sviluppo di prodotti e processi sempre più sostenibili. In particolare, Pirelli si concentrerà sempre di più sull'evoluzione dell'auto elettrica e connessa attraverso la realizzazione di prodotti Premium/Prestige che aiutano a contenere l'energia e a ridurre le emissioni. Dalla nuova gamma pneumatici e processi le attese sono di forti risparmi (160 milioni nel piano di un anno fa). Da vedere, poi, anche la situazione in Cina e in tutta l'area Apac, che in tempi normali contribuisce per circa il 18% delle vendite, e negli altri Paesi dove Pirelli è presente, sempre alla luce della pandemia. Nulla di nuovo, infine, sul fronte della programmata successione a Tronchetti Provera. Il nodo, in base ai patti, sarà sciolto entro fine ottobre 2022. «Non c'è più una busta con il nome di un solo candidato, bensì una lista di persone», aveva affermato il vicepresidente esecutivo e ad alla presentazione del piano lo scorso anno. Tag:  Pirelli dimissioni Persone:  Marco Tronchetti Provera
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Il "sì" di Monti a Conte è una "trappola": adesso i nostri risparmi sono in pericolo (Wed, 20 Jan 2021)
Il sì di Monti alla fiducia al governo dà il via libera a lista "nera" delle tasse che l'ex premier ha suggerito a Conte. Preparatevi: cosa ci aspetta Il "sì" alla fiducia da parte del senatore a vita, Mario Monti, di fatto fa tornare le lancette dell'agenda politica a 10 anni fa. L'ex premier aveva elaborato una lista ben dettagliata di mosse fiscale (e non solo) come condizione unica per accordare la fiducia a Conte. Il voto favorevole che ha portato comunque a un risultato risicatissimo al Senato (156 voti per la fiducia) spalanca le porte a una drastica inversione di rotta sul piano delle tasse. [[nodo 1917229]] La contropartita per Monti Per capire meglio quale sarà la contropartita che il governo giallorosso dovrà pagare all'ex premier bisogna rispolverare il suo editoriale di qualche giorno fa apparso sul Corriere della Sera. La lista dei tributi da inasprire prendeva spunto dall'audizione di Giacomo Ricotti di Bankitalia, Capo del servizio assistenza e consulenza fiscale di via Nazionale. Nella sua relazione il dirigente di palazzo Koch ha suggerito al governo di alzare le tasse sulla ricchezza e sugli immobili per liberare risorse per il taglio delle tasse in busta paga. Una sorta di patrimoniale mascherata che ha subito fatto breccia dalle parti di Monti. E così il Loden ha ribadito immediatamente la sua lista dei desideri tassaroli al premier: "Riforma fiscale, con adeguato spazio alle semplificazioni, ad un fisco 'friendly ma non troppo' verso i contribuenti, alla necessità di salvaguardare la competitività ; ma anche, senza pregiudizi in alcuna direzione, ai temi che solo in Italia sono considerati tabù, temi che tutti i partiti, pavidi, non osano neppure pronunciare : imposta ordinaria sul patrimonio, imposta di successione, imposizione sugli immobili e aggiornamento del catasto, imposizione sul lavoro, ecc. Ci si potrebbe avvalere, come punto di partenza, delle audizioni parlamentari svoltesi recentemente, in particolare di quella – meticolosamente non sovversiva, ma che non ha tabù – di Giacomo Ricotti della Banca d’Italia (11 gennaio 2021)". Parole forse fin troppo chiare che adesso, con il voto di fiducia di Monti incasellato tra i senatori che sostengono il governo, potrebbero dare spazio ad un vero piano horror fiscale. [[nodo 1915827]] Incubo patrimoniale È giusto ricordare che in questo contesto così debole per l'esecutivo, Giuseppi è appoggiato anche da Leu e Pd. Ed è proprio da una parte dem e da Leu che sono arrivate in parlamento proposte esplicite per una patrimoniale. Insomma la nuova maggioranza che sostiene l'esecutivo zoppo di Conte si basa su una voglia incontrollata di mettere le mani nel portafoglio di milioni di italiani. E c'è da scommettere che anche i conti correnti potrebbero entrare nel mirino del governo. Basti ricordare che con la nuova direttiva europea bastano pochi euro di rosso sul conto per far scattare l'inferno con tanto di segnalazione ed ingresso diretto nella black list di chi non paga. Con l'asse Monti-Conte non c'è dar star sereni nemmeno sul fronte previdenziale. Il disastro sulle pensioni Il 2021 è un anno davvero decisivo per diversi motivi. Il primo è abbastanza noto: al 31 dicembre andrà in soffitta Quota 100 e al momento l'esecutivo non ha presentato una riforma credibile del sistema previdenziale che possa permettere un'uscita dal lavoro in anticipo in modo soft. Al netto della proroga di opzione donna, non c'è sul campo ad oggi una riforma che possa sostituire davvero Quota 100. E il piano gialloverde per l'uscita anticipata non è mai stato digerito da Monti e il timore, adesso, è che possa nuovamente tornare l'incubo Fornero con un inasprimento ulteriore dei requisiti per la pensione con un ulteriore ritocco all'età pensionabile. Ma non finisce qui. Dall'1 gennaio 2022 dovrebbe tornare in pista la rivalutazione premiante degli assegni previdenziali finora calmierati da un sistema penalizzante fortemente voluto anche dal governo Monti. L'esecutivo giallorosso aveva già tentato la strada delle proroga del blocco anche per tutto il 2022. Percorso abbandonato poi per le proteste dei sindacati. Ma è possibile che la proroga possa tornare con la nuova manovra che verrà varata alla fine di questo anno. Insomma il sì di Monti alla fiducia mette una sorta di catena al collo del governo. Una catena che pagheremo tutti noi... Persone:  Mario Monti Giuseppe Conte
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Da Agassi a Rodman, se i figli d'arte cambiano l'arte (Thu, 21 Jan 2021)
Il primogenito di Andre e Steffi Graf ha scelto il baseball. L'erede del campione Nba il calcio Dennis Rodman ha sempre avuto l'immagine di uno sregolato, ma non per questo lavativo. Un campione che sì, è vero, ha vissuto tra gli eccessi, ma si è fatto il c. (parole sue) per arrivare a vincere cinque titoli Nba, due con Detroit e tre con i Chicago Bulls di Michael Jordan. A quanto pare, però, la forza di volontà Dennis Rodman deve averla trasmessa anche alla figlia Trinity, che ne ha ereditato il talento fuori dal comune. É già un fenomeno a soli 19 anni. Attenzione: Trinity non è un prodigio della pallacanestro come il padre, bensì del soccer. Pochi giorni fa è stata scelta dai Washington Spirit al numero due del draft della National Women's Soccer League (NWSL), ovvero il campionato di calcio femminile americano. Guai però a paragonarla all'eccentrico papà. Innanzitutto Trinity, figlia minore di Dennis Rodman e Michelle Moyer, gioca all'attacco. Tutto l'opposto del padre, eletto per due volte miglior difensore della lega. «Sono grata a mio padre ha spiegato la figlia d'arte dopo il draft - ovviamente era un atleta incredibile e ho il suo stesso dna. Ma lavoro per essere conosciuta nel mondo come Trinity Rodman e non solo come la figlia di Dennis Rodman, quindi non vedo l'ora di fare a modo mio e di dare il meglio in questo mio viaggio». Un messaggio chiaro che è anche una promessa, quello della neo-professionista di casa Rodman, pronta a conquistarsi il posto nella Nazionale maggiore a stelle strisce (campione del mondo in carica) con la stessa abilità e grinta del padre Dennis quando si elevava per catturare un rimbalzo. Quello di Trinity Rodman, comunque, è soltanto un altro esempio di figlio/a d'arte che cambia l'arte del padre. Il caso più eclatante, per dire, è quello di Jaden Gil, l'erede maschio di Andre Agassi e Steffi Graf che, nella sorpresa generale, ha deciso di impugnare la mazza da baseball al posto della racchetta. Chi, invece, ha scelto proprio il tennis è Milan Tyson, figlia del pugile Mike, altro campione dissoluto, che si allena all'accademia di Patrick Mouratoglou, il coach di Serena Williams. Altro figlio d'arte del tennis è Joakim Noah: lui a differenza del padre Yannick ha scelto la palla a spicchi. Infine, per citare un recente caso in Italia, si ricorda quello di Rosanna Tizzano, che ha tradito il canottaggio, disciplina nella quale papà Davide ha vinto due ori olimpici, per il rugby. Tag:  tennis basket Persone:  Andre Agassi Dennis Rodman
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La Dea fallisce l'aggancio al terzo posto (Thu, 21 Jan 2021)
Pereyra e Muriel in rete, super Musso salva i friulani. Gasp frena ancora Non basta l'ennesima prodezza di Luis Muriel all'Atalanta per sbancare Udine e balzare al terzo posto. Alla Dacia Arena i nerazzurri si fanno bloccare sull'1-1 dalla squadra di Gotti, che con il pari puntella la sua traballante panchina allontanando gli spettri di Semplici e Donadoni, che aleggiavano sulla sua panchina da qualche giorno. Pronti-via l'Udinese passa subito in vantaggio: servono 23 secondi al Tucu Pereyra per eludere Romero e Toloi e trafiggere Gollini. A innescare l'ex Juve capitan Kevin Lasagna, all'ultima con la maglia bianconera. Il centravanti è vicino al Verona per circa 9 milioni. Col trascorrere dei minuti la Dea si scuote e diventa padrona del campo fino al pareggio arrivato in chiusura di prima frazione di gioco grazie a Luis Muriel. Il colombiano slalomeggia tra Becao e Bonifazi e piazza la stoccata dell'1-1. Il goleador atalantino sale così a quota 11 centri in campionato (7 nelle ultime 7 giornate). Media-gol pazzesca: va a segno ogni 50 minuti in campionato. Nessuno come lui. Sia in Italia sia nei principali campionati top europei. Nella ripresa sale in cattedra il portiere friulano Musso per blindare il punto. Neppure gli ingressi di Ilicic e Zapata abbattono il muro dei padroni dei casa. Per l'Atalanta secondo pareggio di fila. Mentre si allungano a 9 i risultati positivi (6 successi e 3 pareggi) ottenuti senza il Papu, sempre ai margini e in uscita. La Fiorentina resta vigile e anche il Monza ha fatto un tentativo nei giorni scorsi, ma i desideri del Diez non cambiano: vorrebbe una big per provare a vincere lo scudetto. L'Inter però è immobile causa vicende societarie legate a Suning. Ecco perché il tormentone Papu rischia di trascinarsi fino alle ultimissime ore del calciomercato invernale. Con l'Atalanta spettatrice e pronta a cogliere occasioni: piace il centrale Ahmedhodzic del Malmo. Tag:  calcio Atalanta Calcio
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Tentazione Uefa. Europeo fisso in un solo Paese. Beffa per l'Italia? (Thu, 21 Jan 2021)
La soffiata di Kalle Rummenigge a proposito della tentazione Uefa di cancellare la formula impegnativa dell'europeo di calcio, itinerante ha già provocato qualche scossone negli uffici di Nyon La soffiata di Kalle Rummenigge a proposito della tentazione Uefa di cancellare, per la prossima estate, la formula impegnativa dell'europeo di calcio, itinerante, e di proporre invece la sede unica, ha già provocato qualche scossone negli uffici di Nyon. Significa rivoluzionare l'organizzazione: alberghi e voli da prenotare per non parlare degli impianti da ispezionare. Scoperto invece lo scopo della tentazione: battezzare eventualmente un paese che abbia i due requisiti essenziali per il cambiamento improvviso. Il primo è il sogno di riaprire gli stadi con la possibilità di consentire l'accesso al pubblico calcolato tra il 30 e il 60% della capienza. Sarebbe davvero, per il vecchio continente, l'immagine simbolo del ritorno a una probabile normalità subito dopo la distribuzione del vaccino. Il secondo obiettivo è figlio di queste settimane colme d'angoscia sul fronte della pandemia: trasferire in blocco tutta la carovana in un paese risparmiato in qualche misura dal virus. Anche in questo caso però la scelta dovrebbe puntare su paesi che godono contemporaneamente di stadi moderni e già collaudati tipo Germania e Inghilterra che al momento risultano compromessi dai numeri allarmanti del contagio. Solo la Russia, reduce dal mondiale del 2018, avrebbe qualche chance. È ancora presto per discuterne ma il tempo utile per cambiare formula e destinazione all'europeo di metà giugno non è infinito. Entro marzo bisognerà decidere: confermare il piano a o puntare su quello B. Anche perché nel frattempo, molte federazioni, tipo quella italiana, hanno già nel cassetto iniziative di natura commerciale per sfruttare al meglio l'avvenimento. Pensate per esempio a Roma, designata nella formula originaria, quale sede per le tre partite disputate dalla Nazionale di Roberto Mancini. Il calendario offre l'opportunità di aprire casa Italia, con richiamo per sponsor e fornitori, radunare eventualmente tifosi, organizzare eventi sullo schema solito rimettendo in moto una macchina rimasta per molti mesi ferma ai box. Tag:  UEFA europei di calcio
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Cortocircuito Roma. Fonseca (per ora) salvo. Sarri pronto al "cambio" (Thu, 21 Jan 2021)
Dopo il derby, l'eliminazione dalla Coppa Italia ma soprattutto la figuraccia delle sostituzioni Una figuraccia. Peggio: un'altra figuraccia. La Roma, negli ultimi mesi, ne ha collezionate diverse. Troppe. Tutto è cominciato alla prima giornata di campionato, quando Diawara, che in luglio ha compiuto 23 anni, è stato inserito nella lista U22. Partita col Verona (pareggiata sul campo) persa a tavolino. Una svista grave, ma comprensibile in un club che aveva da poco cambiato proprietà. Quanto accaduto nell'ultima settimana però è ingiustificabile, specie agli occhi dei tifosi che si sentono umiliati. Prima il derby perso 3-0 (mai nella storia la Lazio ha vinto con uno scarto maggiore), poi la sconfitta in Coppa Italia contro lo Spezia. Dal 2001 al 2014 solo una volta i giallorossi sono stati eliminati dalla coppa nazionale agli ottavi. Nelle ultime sei edizioni è invece successo tre volte. Questo benché i tifosi, due anni fa, esponendo uno striscione ribadissero a squadra e società che loro alla competizione ci tengono e di "non snobbarla". Dopo la finale-derby persa con la Lazio nel 2013, d'altronde, c'è voglia di tornare ad alzare quella coppa (solo la Juve l'ha vinta più spesso). Martedì, invece, con lo Spezia, la Roma è perfino riuscita a perdere la partita due volte in un colpo solo: in campo, come detto (gara finita 4-2 per i liguri), e fuori, visto che la sconfitta arriverà comunque in automatico a tavolino: la Roma ha infatti effettuato 6 sostituzioni benché se ne possano fare al massimo 5. Confusione in realtà l'ha fatta anche la Federcalcio, che non si è adeguata al cambio di regole della Uefa che dal dopo lookdown prevede che, in caso di supplementari, si possa effettuare una sostituzione in più (è successo in Copenhagen-Manchester United di Europa League nel finale della scorsa stagione). In Italia, invece, la Federcalcio ha aumentato gli slot (che con i supplementari da 3 diventano 4) ma non le sostituzioni (che restano 5). La Roma, impegnata anche in Europa, ha sbagliato, ma nella concitazione del momento (due espulsioni in un minuto) è anche comprensibile. L'errore è anche di Fonseca che non ha dato ascolto all'avvertimento di Pellegrini (che temeva non si potessero fare 6 cambi). Per questo la piazza ora chiede la testa del tecnico. Il portoghese, in discussione fin da inizio stagione, resterà sulla panchina fino a sabato quando i giallorossi sfideranno nuovamente lo Spezia, ma in caso di altro scivolone l'esonero sarebbe inevitabile. Il nuovo proprietario Friedkin, d'altronde, non può restare ancora a lungo in disparte. Vero che è la sua prima esperienza nel calcio ma deve farsi sentire. Deve mandare un segnale alla squadra che altrimenti rischia di sentirsi abbandonata a se stessa. La prima decisione è quella di esonerare il Global Sport Officer Manolo Zubiria e il team manager Gianluca Gombar. Circolano già i nomi di Allegri (difficile) e Sarri (più fattibile) nel caso in cui la panchina dovesse effettivamente saltare. Quel che è certo è che i tifosi vogliono che si metta un punto alla situazione. E che si evitino ulteriori figuracce. Tag:  calcio AS Roma Persone:  Paulo Fonseca
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La Juventus risorge e spegne le polemiche: Napoli ko e Supercoppa Italiana in bacheca (Wed, 20 Jan 2021)
Le reti di Cristiano Ronaldo e Morata hanno permesso alla Juventus di Andrea Pirlo di avere la meglio sul Napoli del suo amico Gattuso. Nona Supercoppa Italiana per i bianconeri e primo titolo in carriera per il tecnico bianconero La Juventus veniva da una bruttissima sconfitta subita per mano dell'Inter di Antonio Conte mentre il Napoli veniva da una vittoria sfavillante, per 6-0, contro la Fiorentina di Cesare Prandelli. Nonostante il momento opposto, però, è stata la squadra di Andrea Pirlo a spuntarla sui ragazzi di Gennaro Gattuso grazie al gol del suo uomo più rappresentativo Cristiano Ronaldo e ad Alvaro Morata proprio allo scadere del match. La rete del portoghese, siglata al 65', ha spianato la strada alla Juventus, quella dello spagnolo l'ha chiusa definitivamente regalando così la vittoria alla Vecchia Signora che mette così in bacheca la sua nona Supercoppa Italiana della sua storia. Eppure il Napoli ha avuto la grossa chance per pareggiarla, sul punteggio di 1-0 in favore della Juventus, trascinando la finale almeno fino ai supplementari ma il capitano Lorenzo Insigne ha fallito il calcio di rigore concesso da Valeri, dopo aver consultato il Var, per il fallo di McKennie su Mertens. La partita è stata equilibrata, bloccata e tattica nel primo tempo, decisamente più frizzante nella ripresa ma nel complesso poco spettacolare nonostante la tanta qualità in campo da ambo le parti. Con questa vittoria la Juventus riazla così la testa dopo le critiche degli ultimi giorni con Pirlo che vince così il suo primo trofeo da allenatore, mastica amaro il Napoli di Gattuso che cestina la possibilità di fare il bis dopo aver conquistato la Coppa Italia nella passata stagione. La cronaca della partita Regna l'equilibrio al Mapei Stadium nei primi 20 minuti di gioco con le due squadre abbottonate e più attente a non sbagliare che ad offendere. La prima vera occasione della partita capita sulla testa di Lozano al 28': il messicano si tuffa di testa sul cross al bacio di Demme ma trova la strepitosa parata d'istinto di Szczesny. Al 40' si sveglia CR7 che prova un tiro a giro che però non si abbassa terminando fuori. Ripresa decisamente più frizzante con la Juventus che sfiora il vantaggio al 46' con Bernardeschi: Ospina la blocca poco prima della linea di porta. I bianconeri continuano a spingere al 55' CR7 anticipa Ospina in uscita ma il suo pallone si spegne sul fondo. CR7 sfonda a destra al 64', la mette in mezzo e per poco Manolas non rischia l'autorete e sugli sviluppi di quel corner Bakayoko serve per sbaglio proprio il fuoriclasse portoghese della Juventus che da pochi passi porta in vantaggio la Juventus. McKennie calcia la gamba di Mertens al 77' e Valeri non concede il rigore: l'arbitro viene però richiamato al Var e concede così il penalty agli azzurri. Dal dischetto, però, Insigne spiazza Szczesny ma calcia incredibilmente a lato. Il forcing finale del Napoli produce un tiro di Lozano, deviato da un difensore bianconero, che chiama Szcesny a compiere il miracolo al minuto 94' e addirittura è la Juventus a raddoppiare in contropiede con Cuadrado che serve Morata che a porta vuota realizza il 2-0. Il tabellino Juventus: Szczesny; Bonucci, Chiellini, Danilo; Cuadrado, Bentancur (84' Rabiot), Arthur, McKennie, Chiesa (46' Bernardeschi); Kulusevski (84' Morata), Ronaldo Napoli: Ospina; Di Lorenzo, Manolas, Koulibaly, Mario Rui (84' Llorente); Bakayoko (67' Elmas), Demme (84' Politano); Lozano, Zielinski, Insigne; Petagna (72' Mertens) Reti: 65' Cristiano Ronaldo (J), 95' Morata (J) Insigne calcia fuori un calcio di rigore al 79' Segui già la pagina di sport de ilGiornale.it? Tag:  Juventus Napoli Calcio Supercoppa italiana Persone:  Gennaro Gattuso Cristiano Ronaldo Lorenzo Insigne Andrea Pirlo
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Miliardario russo-britannico compra il Pisa Sporting Club (Wed, 20 Jan 2021)
Hook:  Entusiasmo all'ombra della Torre Il Pisa Sporting Club comunica la formalizzazione dell'acquisto di Alexander Knaster del 75% delle quote societarie. Il 25% alla famiglia Corrado. L'imprenditore ha un patrimonio personale stimato 2,2 miliardi di dollari. Entusiasmo tra i tifosi nerazzurri Pisa Sporting Club Giuseppe Corrado Alexander Knaster  Url redirect:  https://larno.ilgiornale.it/2021/01/20/pisa-nella-mani-di-knaster-e-fatta/ Un miliardario russo si compra il Pisa calcio
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"Mi lavo i capelli da sola perché sono in lockdown". E subito scoppia la bufera (Wed, 20 Jan 2021)
Vanessa Sierra, star di OnlyFans, è finita al centro delle feroci polemiche per essersi lamentata sui social della stringente quarantena imposta ai tennisti (e alle fidanzate) in gara Australian Open Gli Australian Open non sono ancora cominciati e già impazza la polemica. La quarantena forzata dei tennisti ha creato un clima di tensione attorno alla competizione e sono arrivate addirittura le minacce. A finire nel mirino degli hater è stata Vanessa Sierra, fidanzata dal tennista Bernard Tomic, che - dopo essersi lamentata sul web dell'isolamento forzato - è stata bersaglio di offese e minacce di morte. Negli scorsi giorni Vanessa Sierra - modella e star della piattaforma hot OnlyFans - aveva ironizzato sul fatto di doversi lavare i capelli da sola, senza l'aiuto di un hairstylist, a causa dell'isolamento a cui tennisti dell'Australian Open e le rispettive fidanzate sono stati sottoposti al loro arrivo a Melbourne. Ma le parole della compagnia di Bernard Tomic hanno scatenato una vera e propria ondata di odio, costringendo l'influencer a giustificarsi su Instagram: "Non avrei mai pensato di svegliarmi con 500 minacce di morte e odio dopo aver preso in giro me stessa per i miei capelli in uno dei miei tanti video". [[nodo 1811853]] I settantadue tennisti in gara alla prossima competizione australiana sono stati posti in quarantena (a scopo preventivo) per quattordici giorni. Gli atleti, le fidanzate e i loro entourage dovranno rimanere isolati nelle loro stanze di albergo fino al 30 gennaio ma questo non gli impedisce di essere attivi sul web. Così Vanessa Sierra - che con i social ci lavora - ha pensato bene di fare alcune dirette con i suoi follower per parlare della "dura" vita della quarantena senza pensare alle conseguenze. In uno dei suoi tanti vlog ha così confessato di non vedere l'ora di abbandonare la "prigionia" della camera d'albergo per potersi recare da un parrucchiere prima dell'inizio degli Australian Open. Lavarsi i capelli da sola non deve esser facile per una modella abituata a ricorrere alle sapienti mani degli hairstylist almeno due volte a settimana. Le sue parole, ironiche, sono state riprese dai media australiani e hanno scatenato il putiferio, tanto che sul web i follower l'hanno inondata di messaggi di minacce e addirittura di morte. Lo ha svelato lei stessa su Instagram, pubblicando un lungo post di sfogo nel quale chiariva le sue dichiarazioni: "È facile prendere qualcosa fuori contesto quando prendi due frasi da un vlog di dieci minuti e le inserisci in una notizia negativa sui media tradizionali tra le lamentele dei tennisti sulla loro quarantena obbligatoria. Se aveste guardato il mio vlog senza l'influenza delle tv locali, sono sicura che avreste capito la mia ironia e spensieratezza su una situazione mentalmente impegnativa". Visualizza questo post su Instagram Un post condiviso da Vanessa Sierra (@vanessa5ierra) Tag:  Australian Open Instagram
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La strana profezia su Mandzukic. Cassano: "Vi dico perché al Milan farà fatica" (Wed, 20 Jan 2021)
Cassano si è mostrato perplesso in merito all'acquisto di Mandzukic da parte del Milan. L'ex attaccante della Roma ne ha avute anche per il centrocampista dell'Inter Nicolò Barella Milan ed Inter si stanno giocando punto a punto lo scudetto e a una giornata dal termine del girone d'andata i rossoneri vantano 3 punti di vantaggio sui nerazzurri. Basterà un pareggio contro l'Atalanta di Gasperini per laurearsi campioni di inverno ma il reale obiettivo del Diavolo, come quello della Beneamata, è quello di riportare lo scudeto a Milano. Per questa ragione il club rossonero ha deciso di rinforzare la rosa di Stefano Pioli aggiungendo giocatori di qualità ed esperienza ad una squadra già ricca di talento. Uno di questi calciatori è una vecchia conoscenza della Serie A e della Juventus come Mario Mandzukic ma non tutti sono certi del rendimento del 34enne croato come Antonio Cassano. Cassano scettico Durante la consueta diretta alla Bobo Tv in compagnia di Christian Vieri, Daniele Adani e Nicola Ventola, infatti, l'ex talento di Bari Vecchia ha mostrato diverse perplessità sull'ingaggio da parte del Milan dell'ex attaccante di Atletico Madrid e Bayern Monaco: "Se Ibra non gioca, gioca Mandzukic? Non lo so Bobo, è un anno e mezzo che è fermo. Secondo me farà una gran fatica, per me quando manca Ibra devi mettere Rebic o Leao punta centrale perché ci vuole un mese per riprendere la forma dopo che stai fermo così tanto. Il Milan ha preso un nome che non so quanto sarà utile". FantAntonio a sorpresa Cassano ha poi lasciato tutti a bocca aperta parlando di Nicolò Barella che si sta consacrando come uno dei migliori centrocampisti italiani in circolazione in Italia e in Europa a suon di ottime prestazioni con la maglia dell'Inter e della nazionale di Roberto Mancini. "Non mi piace. Il mio prototipo di giocatore ha grande qualità e intelligenza: Barella può stare in una grande, ma non mi piace e non mi esalta. Mi piace di più Locatelli, è un giocatore forte di grande qualità: io nella mia squadra prendo Locatelli. Anche Sensi mi piace di più di Barella", questo il commento al veleno di Cassano. I tifosi dell'Inter si sono rivoltati a queste parole del loro ex giocatore sui social con parole dure nei confronti dell'ex di Roma e Real Madrid: "Ragazzi, Antonio Cassano: Fallimenti calcistici Roma Real Milan Inter Samp. Fallimenti televisivi: Tiki Taka (fallire li ce ne vuole). Nel calcio non lo vuole nessuno...Solo Bobo perché amico lo fa parlare per tenerezza", uno dei tanti commenti nei confronti di FantAntonio che non è nuovo ultimamente ad attacchi all'Inter e ai suoi calciatori. Segui già la pagina di sport de ilGiornale.it? Tag:  FC Inter AC Milan Persone:  Christian Vieri Nicolò Barella Antonio Cassano Mario Mandzukic
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Juve-Napoli, chi si vede Pirlo contro Gattuso. Una supercoppa per due (Wed, 20 Jan 2021)
I due tecnici tra alti e bassi hanno bisogno di vincere per ridare slancio al proprio futuro Dici Pirlo e Gattuso e pensi al centrocampo del Milan e della Nazionale: 218 partite vissute fianco a fianco in rossonero, più quelle in cui hanno difeso i colori dell'Italia. Per chi se lo fosse dimenticato, campioni del mondo. Stasera, avversari in Juve-Napoli: Supercoppa in palio, trofeo che vuol dire tutto e niente ma che comunque sarà meglio alzare al cielo. Uno scontro diretto che sarà il primo stagionale, vista la telenovela andata in scena tra ottobre e dicembre causa covid - con la decisione finale di fare disputare il match di campionato dato inizialmente vinto a tavolino alla Signora. Aspettando di conoscere la data del recupero chè in Italia mai nulla può essere risolto in tempi rapidi e certi sotto allora con la Supercoppa. Cui le squadre arrivano con umori quasi opposti: i campioni d'Italia sono reduci dalla scoppola presa dall'Inter che ne ha messo a nudo (definitivamente?) lacune e difetti, mentre Insigne e compagni hanno maltrattato la Fiorentina issandosi al terzo posto in classifica. Entrambe, avendo una partita in meno rispetto alla concorrenza, sono ancora in lotta su tutti i fronti. Tra le due, però, chi è messa peggio è la Juventus: per le aspettative che si porta dietro e perché a Gattuso nessuno ha chiesto lo scudetto. Cosa che invece Agnelli (ieri tre ore di vertice tra Eca e politica sportiva con Florentino Perez alla Continassa) ha fatto con Pirlo: il quale certo non sente scottare la propria panchina (per la cronaca: contratto fino al 2022) ma la cui luna di miele con il soprannome di Maestro datogli ai tempi in cui dominava le partite in mezzo al campo - potrebbe anche essere prossima a terminare. Insomma: la Juventus ha bisogno di scoprirsi all'altezza delle big e, per farlo, alzare stasera un trofeo la aiuterebbe. Se così non fosse, le parole pronunciate da Chiellini dopo la batosta del Meazza («stiamo facendo il possibile, ma i cicli finiscono») assumerebbero un che di sinistro e inquietante. E Pirlo, alla sua prima esperienza da allenatore e alla guida di un gruppo mal assemblato, avrebbe il suo bel da fare a gestire una situazione fattasi nel frattempo emergenziale. Di contro, Gattuso. Arrivato lo scorso inverno in sostituzione di Ancelotti, bravo a entrare subito in sintonia con l'ambiente e a non scontrarsi con il mai facile padre padrone De Laurentiis. Anche per lui ci sono già stati tanti alti e bassi, il che ha anche rallentato il cammino verso il rinnovo del contratto in scadenza il prossimo giugno: l'idea di massima ne prevede il rinnovo fino al 2023 e uno stipendio di circa 2 milioni più bonus. Senza però i tanti lacci e lacciuoli che il patron ama inserire in ogni rapporto di lavoro: vincere oggi permetterebbe comunque all'ex Ringhio' di avere quasi il coltello dalla parte del manico. Di fronte a una vittoria, Adl abbozzerebbe quasi di sicuro: al contrario, i tempi potrebbero dilatarsi con conseguenze magari imprevedibili. Comunque sia, parola al campo: Juve in emergenza totale (assente anche Demiral, oltre ad Alex Sandro, Cuadrado e De Ligt), mentre il Napoli sfoglia la margherita Mertens ma recupera Petagna. Su il sipario. Tag:  calcio Napoli Calcio Juventus Persone:  Andrea Pirlo Gennaro Gattuso
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Chris e Gauthier: se età e peso non contano (Wed, 20 Jan 2021)
Froome e i 36 anni: "Mi sento giovane...". I chili della star della pallamano C'è quello che ha i capelli grigi e un fisico ancora da ragazzino, e chi con lo spirito del ragazzino gioca ancora a grandissimi livelli, ma ha la pancia. Come Gauthier Mvumbi, il 26enne francese nato da genitori congolesi, campione di pallamano balzato alle cronache nei giorni scorsi per suoi i quattro gol segnati su quattro tiri effettuati, ma anche e soprattutto per quel fisico piuttosto ciccio non proprio alla Cristiano Ronaldo, che in ogni caso non gli ha impedito di guadagnarsi i complimenti di Shaquille O'Neal, il suo più grande idolo. Mvumbi è il simbolo di chi ce la fa e continua a farcela alla faccia degli stereotipi che vogliono lo sportivo di genere femminile o maschile fate voi giovane e aitante. Lui, il ragazzo franco-gongolese, potente, agile e con qualche chilo di troppo, non si ferma davanti a niente e a nessuno mettendo a segno quattro gol su quattro tiri all'esordio assoluto in un Mondiale, e come se non bastasse contro la nazionale vincitrice degli ultimi giochi Panamericani. È il trionfo di chi non sente il peso degli anni, come Ibrahimovic (39), Cristiano Ronaldo (36 il 5 febbraio) e Gigi Buffon 42), tanto per citare qualche campione di futbol. Ma anche di Roger Federer (39), o di Lewis Hamilton (36), per il tennis e la F.1. Tanti campioni attempati, che lottano come sempre e più di sempre, basti pensare al fuoriclasse del football americano Tom Brady (43), quarterback di Geen Bay Bucaniers (in finale del Superbowl). E vogliamo forse dimenticarci di Valentino Rossi, che il prossimo 16 febbraio spegnerà 42 candeline? Nel ciclismo abbiamo Alejandro Valverde, che ad aprile compirà 41 anni e nel 2018, dopo aver vinto di tutto e di più, si è anche laureato campione del mondo a 38 anni suonati. E poi c'è il nostro Vincenzo Nibali, che di anni ne ha 36, ed è sempre là, nelle posizioni di avanguardia. E poi Chris Froome, vincitori di quattro Tour, una Vuelta e un Giro, che i 36 li compirà a maggio e quest'anno sogna di portare a casa la quinta Grande Boucle in carriera. Ed è proprio lui a dire che «l'età è solo uno stato d'animo». Come per Mvumbi il ciccione, che avrà anche la pancia, ma ti mette a tacere con il sorriso compiaciuto di chi sa che con quattro tiri ti fa quattro gol. Tag:  ciclismo Persone:  Chris Froome
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L’Ambasciata d’Italia a Madrid (Thu, 21 Jan 2021)
Il Palazzo dei Marchesi di Amboage è il nuovo e prezioso volume dell’Ambasciatore Gaetano Cortese per la collana dell’Editore Colombo  Url redirect:  https://blog.ilgiornale.it/franza/2021/01/21/lambasciata-ditalia-a-madrid-il-palazzo-dei-marchesi-di-amboage-e-il-nuovo-e-prezioso-volume-dellambasciatore-gaetano-cortese-per-la-collana-delleditore-colombo/ L’Ambasciata d’Italia a Madrid
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Lovecraft, l'orrore nell'abisso dell'umano (Thu, 21 Jan 2021)
Edizioni Npe pubblica una graphic novel imperdibile: i primi racconti horror dello scrittore americano Quando, nel maggio del 1920, Howard Phillips Lovecraft scrive all'amico Reinhardt Kleiner, il racconto I gatti di Ulthar non è stato ancora terminato. Ce l'ha in mente, ma la stesura è embrionale e deve essere esplosa in tutta la sua bellezza. "Sono appena all'inizio", spiega. Sa già, tuttavia, di avere per le mani "una trama semplice ma molto macabra" che può colpire l'immaginario del lettore portandolo in un girone infernale di cattiveria e dannazione. Quasi un secolo dopo le matite di Giuseppe Congedo e Antonio Montano hanno trasposto sapientemente quella storia in un libro recentemente dato alle stampe da Edizioni Npe. Nella graphioc novel H.P. Lovecraft: I gatti di Ulthar e altri racconti (80 pagine, 16,90 euro) sono raccolte quattro storie che ripercorrono i primi passi nell'incubo fatti dallo scrittore americano. Nel suo saggio H.P. Lovecraft. Contro il mondo, contro la vita, Michel Houellebecq racconta molto bene il disagio dello scrittore di Providence nel rapportarsi col prossimo. "Sono talmente stanco dell'umanità e del mondo - diceva - che nulla suscita la mia attenzione se non comporta almeno due omicidi a pagina, o se non tratta di innominabili orrori provenienti da altri spazi". I racconti selezionati da Congedo e Montano sono tutti precedenti al Ciclo di Cthulhu. Non ci sono divinità cosmiche che urlano al centro dell'universo, dal fondo di abissi ribollenti non emergono spaventose creature tentacolari. Il terribile vecchio, I gatti di Ulthar, L'estraneo e Il Segugio sono (quasi) storie di vita quotidiana. Ed è appunto in questa quotidiana semplicità che storie spaventose che tengono attaccato il lettore fino all'ultima tavola. I colori sono acidi, i tratti pulp. E tutto si armonizza nella brutalità dei soggetti raccontati. Esattamente come con il protagonista del terzo racconto che si ispira dichiaratamente agli scritti di Edgar Allan Poe e che, come spiega lo psicologo Dirk Mosig, "si presta facilmente a una interpretazione psicoanalitica" pur apparendo "non meno denso di significati" se analizzato "attraverso una griglia di riferimenti metafisici". L'estraneo diventa così una sorta di confessione letteraria che getta il lettore negli abissi per fargli toccare con mano il significato ultimo di sentimenti devastanti come la solitudine, l'isolamento e la diversità. Ed è qui che Lovecraft si mette faccia a faccia con uno dei temi che gli sono piùà cari: la devastante densazione di sentirsi completamente fuori dal mondo. Ne Il richiamo di Cthulhu Lovecraft spiega che "la cosa più misericordiosa al mondo" è "l'incapacità della mente umana di mettere in relazione i suoi molti contenuti". "Viviamo su una placida isola d'ignoranza in mezzo a neri mari d'infinito e non era previsto che ce ne spingessimo troppo lontano - scrive - le scienze, che finora hanno proseguito ognuna per la sua strada, non ci hanno arrecato troppo danno: ma la ricomposizione del quadro d'insieme ci aprirà, un giorno, visioni così terrificanti della realtà e del posto che noi occupiamo in essa, che o impazziremo per la rivelazione o fuggiremo dalla luce mortale nella pace e nella sicurezza di una nuova età oscura". Con queste visioni il lettore che sfoglia le tavole edite da Edizioni Npe deve sicuramente fare i conti. Quando ne Il terribile vecchio lo scrittore inventa la città portuale Kingsport ha probabilmente in mente località reali del New England, ma potrebbe anche essere uno dei tanti (non) luoghi che almeno una volta nella nostra vita ci ritroviamo a percorrere. È qui che si può svelare da un momento all'altro l'incubo. L'incubo della realtà quotidiana che si può celare tra le vie solitarie di un paesino di mare o negli occhi furtivi di un gatto randagio e in cui Lovecraft intravede "il fascino dell'ignoto".
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L'enigma del mostro di Milano, il ritorno nelle librerie e non solo (Thu, 21 Jan 2021)
Fabrizio Carcano pubblica per Mursia Editore la settima ristampa de "Il Mostro di Milano". E dopo cinquant'anni il caso ancora aperto torna a far discutere A quasi mezzo secolo dall'ultimo omicidio, il "mostro" di Milano torna a far parlare di sè. Dopo il rinato interesse dei media per il caso del presunto serial killer ritenuto responsabile di un numero indefinito di donne uccise a Milano nei primi anni Settanta, sta arrivando in queste ore nelle librerie la nuova ristampa, la settima, del noir ‘Il Mostro di Milano', edito da Ugo Mursia Editore. Il giallo metropolitano di Fabrizio Carcano, pubblicato nell’estate 2017, andato in ristampa sei volte grazie al grande successo ottenuto (sia in libreria che nei Bookstore online) nei primi anni di vendita, e ora torna nuovamente in libreria, con una nuova edizione. Un'operazione editoriale dettata non solo dalle tante richieste dei lettori, ma anche alla riapertura del caso a livello mediatico. Dalle rivelazioni inedite, rilasciate al Corriere della Sera da Agostina Belli, figlia di Adele Margherita Dossena, uccisa nel 1970, alla nuova ipotesi sull'omicidio di Simonetta Ferrero che condurrebbe proprio al "mostro" di Milano. “L’inchiesta di questi giorni del Corriere della Sera e l’attenzione delle trasmissioni televisive hanno riportato sotto i riflettori questa oscura vicenda che attende una verità storica e giudiziaria da quasi mezzo secolo. Ho scritto questo libro - rivela l'autore - proprio per raccontare questa storia passata per troppi decenni sotto silenzio, per restituire dignità e giustizia a queste povere donne massacrate. Sono contento che tre anni e mezzo dopo l’uscita del mio libro oggi in tanti abbiano deciso di scavare sui delitti del Mostro di Milano”. Milano, 12 dicembre 1969, è il giorno della strage di piazza Fontana. Poche ore prima dello scoppio della bomba alla Banca Nazionale dell'Agricoltura, una monaca viene massacrata fuori da un convento in periferia. Il primo colpo del "mostro" di Milano è messo a segno. Nella città, sconvolta dalla strage e dalla violenza politica, comincia la mattanza. Una donna uccisa. Poi, ne seguono altre. Sulle tracce del serial killer indaga il commissario Vittorio Maspero insieme a un inquisitore del Sant'Uffizio. E la realtà si mescola alla finzione, in un intreccio sempre più nero. “Il clima politico di quegli anni - sottolinea Carcano - contribuì a detonare l’eco di questi delitti, li silenzio: l’opinione pubblica era distratta dalle bombe, dalle tensioni di piazza, e non si accorgeva della mattanza femminile che avveniva nelle strade intorno alla stazione Centrale. Chi leggerà il mio noir farà un viaggio in quella Milano ormai lontana mezzo secolo”. Una Milano che torna a galla e un caso aperto che può ancora rivelare colpi di scena. Tag:  noir serial killer Persone:  Fabrizio Carcano Luoghi:  Milano
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Quel fascista di Gramsci (o forse no) (Thu, 21 Jan 2021)
La storia di Mario, il fratello dimenticato del fondatore del Partito comunista italiano. E il giallo sulla sua fine: morì davvero mussoliano? Esiste un'altra storia sulla famiglia Gramsci. Una storia che pochi ricordano, ma che val la pena di raccontare. Anche perché, a distanza di settant'anni, sono ancora molti i punti avvolti nel mistero. Per farlo, dobbiamo partire dal 24 novembre del 1979, quando Giuseppe Niccolai, un fascista all'antica, scrive sul Secolo d'Italia: "Lo sapevate? Antonio Gramsci, il santone del Pci, ha avuto un fratello. Si chiamava Mario, è stato federale del Fascio a Varese, subito dopo la marcia su Roma. Valoroso combattente in Abissinia e in Africa Settentrionale (...) Muore mussoliniano convinto. Il Pci ha provveduto a farne sparire lettere, scritti e persino il ricordo. Lo ricordiamo noi. E faranno bene le Federazioni del Msi a ricordarlo ai buoni italiani. E ai cialtroni versipelle del nostro Paese". A oltre trent'anni dalla sua morte, le vicende di Mario Gramsci emergevano dall'ombra. Ma solo per un attimo. Quasi nessuno si è preso la briga di verificare la sua storia e i suoi rapporti con il fratello Antonio. Ci ha pensato, Massimo Lunardelli, autore di Gramsci il fascista (Tralerighe), che ne ha ripercorso la storia. Mario è l'opposto di Antonio. Il primo è esuberante ed estroverso, il secondo è solo e pensoso. Teresina, la sorella, racconterà di lui: "È stato sempre l'allegria di casa. Tutto il contrario di Nino, per carattere. Come Nino era posato, lui era irrequieto, chiassoso, incline a bizzarrie comiche. Nino parlava poco, Mario solo cucendogli la bocca si riusciva a farlo stare zitto. A tanti spariva di casa il gatto, ed era stato lui, poi si sapeva, a farselo arrostire da un fornaio. Ricordo che una volta mamma lo aveva rinchiuso in casa. Per essere sicura che non se ne uscisse, gli aveva tolto e nascosto le scarpe. Mario, deciso a svignarsela ugualmente, s' era tinto i piedi con lucido nero da scarpe". Viene mandato in seminario, ma presto si comprende che quella proprio non è la sua strada: "Voglio sposarmi, io l’idea di farmi prete non ce l’ho. Piuttosto mandateci Nino (Antonio, nda) in seminario. Lui alle ragazze non ci pensa e il prete può farlo", si lamenta il più piccolo dei Gramsci. Mario è un sognatore, come scriverà Antonio in una lettera alla madre: è "sempre portato a vedere guadagni favolosi e a fare castelli in aria per ogni piccola cosa". Spinto dal desiderio di avventura si arruola nell'esercito e partecipa alla Prima guerra mondiale. Il suo libretto militare - e Lunardelli ne cita parecchi - parla chiaro: "In tutte le circostanze di servizio il Gramsci si mostrò edotto dei suoi doveri, dimostrando zelo, buona volontà e disciplina e slancio non comune per l'affezione che ha della carriera militare". E ancora: "Il tenente Gramsci è un buon ufficiale, che si distingue sopra gli altri per attività, per capacità professionale e per elevato sentimento del dovere". Finisce la Prima guerra mondiale e Mario, come tanti veterani, rimane affascinato dal Fascismo. Ma solo per un attimo. Quando scoppia la Seconda guerra mondiale si arruola volontario. Viene fatto prigioniero l'11 dicembre del 1940 e poi trasferito in Australia, dove arriverà quasi un anno dopo, il 15 ottobre del 1941. "È un monarchico convinto e perciò è stato trasferito al comparto monarchico. Quando il campo è stato diviso in base alle ideologie politche, egli ha dichiarato profonda fedeltà al suo Re". E, molto probabilmente, è così che spirò Mario Gramsci.
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Un meme vi seppellirà: la nuova critica di Giulio Alvigini colpisce con le battute (Thu, 21 Jan 2021)
Contro le Accademie, le cartelle stampa, i padiglioni invisibili della Biennale... «Sì, il mondo dell'arte è proprio vecchio: demenzialmente incapace di aprirsi a una società che cambia troppo velocemente per potersi permettere di risolvere problemi nuovi con soluzioni stantie. Vecchio perché prodotto da una struttura economica e orizzonte di pensiero fallimentari e logori. Vecchio perché inappropriato nel produrre modelli capaci di rispondere agli stimoli e alle necessità del futuro». È la conclusione cui giunge il giovane - 25 anni - Giulio Alvigini. Per certi versi lui è un artista, nel senso che applica la propria creatività in azioni vagamente estetiche. Sicuramente sa come funziona la comunicazione e lo testimonia la sua pagina Instagram «Make Italian Art Great Again», in rete dal 2018 (14mila follower), dove rielabora in maniera caustica e irriverente il linguaggio dei meme che colpisce duro su almeno due punti: il cosiddetto sistema dell'arte che precede nei ragionamenti, quanto a importanza, l'arte stessa; il trasferimento sui social di personaggi e contenuti nati in tutt'altro contesto, ma che oggi devono condividersi su larga scala, pur senza una precisa necessità. Chi accetta la sfida del web è chiamato ad agire sulla cronaca. In uno dei suoi ultimi post su IG - l'estetica del meme è la combinazione, spesso surreale, tra immagine e parola- Alvigini scrive: «il primo sintomo è la perdita del gusto». Si pensa al Covid e poi vediamo riprodotte quattro brutte opere prodotte in questi anni - la Mela di Pistoletto davanti alla Stazione Centrale di Milano, la poltrona tettona di Gaetano Pesce in piazza Duomo sempre a Milano, le braccione di Lorenzo Quinn a Venezia, l'autoscatto di Ai Weiwei nella posa del bambino siriano morto sulla spiaggia. E ora di Alvigini Postmedia pubblica il libro Manuale per giovani artisti (italiani semplici). Meme e sistema dell'arte italiano. Alvigini lo ha scritto nei mesi scorsi, mentre altri si dilettavano con scemenze tipo mettere la mascherina a opere celebri della storia dell'arte oppure raccontare su IG il diario della propria clausura: la fiera fisica è stata sostituita dalla fiera del chissenefrega (virtuale). Dopo aver letto i consigli del giovane Alvigini per abbordare il sistema dell'arte e sperare nel successo, il giovane aspirante ne avrà ancora voglia o avrà perduto le ultime speranze? Le bordate in ogni caso non risparmiano nessuno: frequentare l'Accademia è utile solo per scoprire cosa non si deve assolutamente fare, le gallerie sono in crisi ma sono comunque meglio degli spazi indipendenti privi di identità e non necessari. Se la prende poi con i comunicati stampa infarciti di citazioni (da Deleuze & Guattari all'immancabile Calvino), con l'insignificanza di alcune espressioni gergali, una per tutte «interessante», ma cosa vorrai mai dire, e poi il curriculum, lo statement, i padiglioni più invisibili alla Biennale che vincono premi perché nessuno li ha visti. Attento a non fare troppi nomi e cognomi, perché un conto è sorridere, un altro ricevere la lettera dall'avvocato. Sospetto che Alvigini abbia scelto per la sua satira il mondo dell'arte per un unico nobile fine: «cuccare». Alle ragazze di cultura piacciono i tipi estroversi, sfacciati e affabulatori: è sempre stato così e non vedo perché si debba cambiare. Tag:  arte meme
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"Spie, scrittori e guerra. L'incredibile storia di mio nonno, il Dr. B." (Thu, 21 Jan 2021)
Esperto d'arte, in un romanzo lo svedese narra gli intrighi che travolsero il padre di suo padre Daniel Birnbaum ha passato tutta la vita nel mondo dell'arte. La madre lavorava al National Museum di Stoccolma, a vent'anni ha iniziato a fare il curatore, ha scritto di arte, curato mostre e biennali, diretto musei e scuole d'arte. Da due anni lavora per Acute Art a Londra, «una specie di laboratorio - racconta - dove artisti abbastanza famosi esplorano i nuovi media, dall'elettronica al digitale alla realtà aumentata». Ora è «fuggito» da Londra per tornare nella sua Stoccolma («almeno qui si può bere un caffè...»), la città dove è ambientato Dr. B., il suo primo romanzo (La nave di Teseo, pagg. 342, euro 20), dedicato alla quasi incredibile storia di suo nonno Immanuel Birnbaum, tedesco fuggito nella capitale svedese nell'inverno del 1939-1940, che firmava i suoi articoli (da esiliato) appunto come «Dr. B.». Una storia di guerra, di spie, di bel mondo, di grandi scrittori (da Mann a Zweig, da Brecht a Cassirer) e editori prestigiosi (da Tor Bonnier a Bormann Fischer), uscita per caso da uno scatolone scovato in casa nel Natale del 2015... Come è nato il romanzo? «Innanzitutto ho capito quanto fosse stata complicata e labirintica la storia che ruotava intorno a mio nonno. Era come un romanzo di spionaggio: non ho inventato granché, la lettera con l'inchiostro invisibile che lui scrisse esiste davvero... Dovevo solo cercare di rendere la storia tanto strana quanto sembrava a me». Che cosa faceva suo nonno a Stoccolma? «Era giornalista e lavorava per la casa editrice di Bormann Fischer, anche lui in esilio, e amico di Stefan Zweig. Mio nonno aveva firmato centinaia di articoli come Dr. B., e Dr. B. è il protagonista dell'ultimo racconto di Zweig, La novella degli scacchi, pubblicato da Fischer dopo la morte dello scrittore austriaco». Zweig si ispirò a suo nonno, almeno per il nome? «Solo per il nome. Anche se è impossibile da provare... Ma mio nonno lavorava alla casa editrice proprio mentre Zweig scriveva il racconto; trascorse alcune settimane in cella con Bormann Fischer; poi, quando l'editore riuscì a fuggire in America, a New York incontrò Zweig un'ultima volta e deve avergli raccontato dell'esperienza in prigione e di esserci finito per colpa della goffaggine del suo editor, il Dr. B.». Ecco, parliamo della cella: perché suo nonno fu arrestato, trascinando con sé anche Bormann Fischer e un gruppo di spie inglesi? «Mio nonno doveva lasciare la Germania e l'Europa continentale perché, anche se si era convertito al protestantesimo, era ebreo, figlio di una famiglia ebraica molto nota - il padre era primo cantore della sinagoga di Königsberg - e apparteneva al partito socialdemocratico: arrivato in Svezia iniziò a lavorare prima per la casa editrice e, da lì, con delle spie britanniche, che aiutava a scrivere propaganda antinazista». E poi? «In quel momento, Stoccolma era una Casablanca del Nord: lontana dal continente eppure vicina, fuori dal conflitto, vedeva incrociarsi persone molto importanti dalla Russia, dall'Inghilterra, dalla Germania, molte vicine all'intelligence. Qualcuno ha fatto pressione su mio nonno, e lui ha svelato il nome della spia britannica con cui era in contatto». In una lettera scritta con l'inchiostro invisibile. «Già. E quella lettera, che fu scoperta, fece arrestare le spie inglesi e impedì il sabotaggio al porto di Oxelösund che avevano pianificato, per fermare la cosiddetta via del ferro di Hitler. Di fatto fermò una delle operazioni di sabotaggio più ambiziose, concepita per spingere la Svezia in guerra». Concepita da chi? «Churchill, che allora guidava la Marina, non faceva mistero della sua irritazione con la Svezia per la sua neutralità, o presunta tale, e voleva forzarla a intervenire con quel sabotaggio, che avrebbe interrotto la via del ferro, come Thyssen e altri industriali avevano suggerito per bloccare Hitler». Ma è vero che suo nonno si firmò Kant nella lettera? «È vero. Come il filosofo, si chiamava Immanuel; come lui, era di Königsberg... Io non volevo fare un ritratto psicologico di mio nonno, ero più interessato alle forze esterne che lo hanno spinto, che alle sue intenzioni. Come nella Novella degli scacchi di Zweig c'è il doppio, la simmetria ma, più che nella psiche, è nel testo». La parola che viene in mente, calandosi in quell'epoca, è «compromesso». «Sono d'accordo. Era una atmosfera in chiaroscuro, un mondo di ambiguità, niente era bianco o nero, nessuno era un amico... Non era neppure chiaro se la Svezia fosse destinata a finire coi nazisti o coi russi. Ci si può chiedere se mio nonno sia stato costretto, se fosse stupido, o se stesse combattendo per la sua vita. Dalla Svezia molti fuggirono in Russia, poi in Giappone e in America, come Brecht, e come lo stesso Bormann Fischer; anche mio nonno pensava a quella eventualità». Non era una spia tedesca? «In Germania mio nonno sarebbe stato ucciso. Non poteva essere una spia nazista, in nessun modo, anche se formalmente fu condannato per questo. Sarebbe stato impossibile per lui. Potrebbe davvero aver pensato di lavorare per la resistenza tedesca, come ha raccontato in seguito. Dopo la guerra tornò in Germania, dove fu un giornalista importante alla Süddeutsche Zeitung». Da giovane era amico di Walter Benjamin? «Più che amico, studiarono insieme filosofia, e mio nonno si accorse che Benjamin era decisamente più portato di lui... La cosa buffa è che studiarono Kant insieme. Una volta ebbero una conversazione sulla guerra, perché mio padre si era offerto volontario nell'esercito tedesco nella Prima guerra mondiale, e Benjamin disse che lui non sarebbe mai andato in guerra, lo avrebbe fatto solo per una guerra ebraica». Lei racconta una Stoccolma piena di fascino. «Non volevo fare un ritratto di mio nonno, ma spero sia un ritratto di Stoccolma nell'inverno del '39-40. È ancora oggi una città piena di fascino, ma allora era speciale proprio perché era riuscita a rimanere fuori dalla guerra. E poi la Svezia può sembrare un Paese piccolo e privilegiato, perfino provinciale ma allora era una delle grandi potenze finanziarie dietro il conflitto. Ed è qui che, grazie a editori come Bonnier e Fischer, grandi scrittori come Mann e Zweig poterono continuare a pubblicare i loro libri in tedesco, in un momento così difficile». Tag:  libri
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La stagione dell'arte riparte da Moore (Thu, 21 Jan 2021)
La doppia mostra dedicata all'artista inglese segna un nuovo modo di vivere i musei La bellezza di Firenze, oggi, è solo per i fiorentini. Unica città d'arte in zona gialla, è off-limits per tutti gli altri. Pochi estranei, niente curiosi, nessun turista. Il Battistero, il Duomo, le piazze, i ponti sull'Arno. E i musei. Visitabili come mai è possibile visitarli: in completa solitudine. Due giorni fa ha aperto il Giardino di Boboli, ieri Palazzo Pitti, oggi gli Uffizi. Quando mai capiterà di poterli attraversare senza la massa dei turisti mordi-e-fuggi che abbiamo sempre deprecato e oggi ci mancano così tanto? L'arte, i musei e le mostre ripartono dalla Toscana: un nuovo rinascimento, con la minuscola, dopo il lockdown. Ieri a Palazzo BLU a Pisa c'è stata la vernice della mostra De Chirico e la metafisica. In tutta la regione riaprono i musei. E lunedì, a rialzare il sipario sull'arte, primo in Italia in questo inizio 2021, è stato il Museo del Novecento di Firenze inaugurando due mostre parallele dedicate a Henry Moore (1898-1986), artista legato a doppio filo con la città, la Versilia e le Apuane. A quasi cinquant'anni dall'epocale mostra al Forte di Belvedere che vide protagonista il maestro della scultura inglese, era il 1972, quando Firenze veniva fuori faticosamente dall'alluvione e si apriva per la prima volta in modo plateale all'arte contemporanea, oggi il Museo del Novecento, polo brillante e coraggioso del contemporaneo, per incoraggiare l'uscita da una delle peggiori difficoltà umane e sociali che ci si ricordi, torna al grande artista con un progetto complesso e completo. E lo fa affiancando la grande mostra Henry Moore. Il disegno dello scultore (fino al 18 luglio), curata da Sebastiano Barassi della Henry Moore Foundation e da Sergio Risaliti, direttore del museo fiorentino, alla più piccola Henry Moore in Toscana (fino al 30 maggio), ricchissima di documenti e fotografie sulla sua presenza italiana. Due mostre, tre interi piani del museo, centoquaranta opere fra disegni e piccole sculture, quattro film (con materiale inedito o rarissimo), due anni di lavoro - l'intero progetto fu pensato molto prima della pandemia - e un budget incredibilmente basso rispetto al risultato, sotto i 200mila euro. Che, al netto del contributo del Monte dei Paschi, significa quasi nulla per le casse pubbliche. Del resto il Covid ha cambiato tutto. Nulla, anche nel mondo dell'arte, sarà come prima. Lo spiega bene il direttore del museo, Sergio Risaliti: «Ormai le mostre devono essere eco-sostenibili. Dove eco non significa solo ecologicamente, ma economicamente. Le mostre da milioni di euro non si potranno più fare. La pandemia ha mostrato che il re è nudo: per anni i musei hanno accettato di sottostare alla dittatura della bigliettazione - era una gara a staccare più biglietti possibile, e per farlo qualsiasi mostra acchiappapubblico andava bene - e persino degli algoritmi per gestire la programmazione dell'offerta culturale. Ora finalmente possiamo fare i conti con la qualità, non con la quantità. Quello che è successo è l'occasione per ribaltare la prospettiva: prima dei turisti vengono i cittadini, perché il museo è soprattutto loro, e prima della crescita del profitto viene la crescita culturale, perché i musei devono offrire conoscenza, poi pensare al ritorno di investimenti». Del resto, mentre l'intero sistema dell'arte dibatte da mesi su cosa succederà alle mostre e ai musei dopo la pandemia, Risaliti e due suoi colleghi, Sylvain Bellenger, direttore del Museo di Capodimonte, e Giovanni Iovane, direttore dell'Accademia di Brera, hanno lanciato, nel novembre scorso, un «Manifesto» per il museo del futuro. Che deve incardinare la necessaria visione imprenditoriale dentro una imprescindibile visione pubblica. I musei cioè non più solo depositi di opere d'arte e luoghi di conservazione del patrimonio, ma centri di produzione di conoscenza, laboratori di ricerca, residenza di giovani artisti, scuola di formazione per i talenti di domani. Deve cambiare l'idea stessa di museo. E così cambieranno anche le città d'arte, che prima abbiamo trasformato in parchi tematici, poi ci siamo scandalizzati per la loro disneyzzazione e adesso che è scomparso il turismo di massa non sappiamo più cosa farne... Così cambieranno le mostre: come saranno quelle di domani? Si dice più piccole e più scientifiche, meno spettacolari e meno pop. Intanto, ecco le due mostre - ricche, curatissime, originali - dedicate a Henry Moore. Da una parte l'approfondimento del valore del disegno per l'artista inglese nella pratica della scultura: a partire dal teschio di elefante che gli fu regalato da un amico zoologo negli anni '60 e che Moore tenne sempre nel suo studio, ecco una serie di disegni e di grafiche ispirate al suo animale totem (come lo fu il toro per Picasso, e lo stesso Risaliti è pronto a mettere l'Henry Moore disegnatore sullo stesso piano del maestro spagnolo o di un Rembrandt) e alle forme naturali a lui più vicine. Rocce, radici, ossa e tronchi: nature morte che diventano immagini viventi. E dall'altra un percorso, consequenziale alla collezione permanente del museo, formatasi attorno alle donazioni di opere d'arte contemporanee da parte di collezionisti toscani dopo l'alluvione del '66, che ricostruisce il legame strettissimo fra Moore e Firenze, dove arrivò la prima volta negli anni Venti; con la Versilia, dove soggiornò a lungo; e con le Apuane, il cui marmo divenne materiale privilegiato per i suoi lavori. Ed ecco le lettere agli amici italiani, i cataloghi delle prime mostre, le foto con Eugenio Montale, quelle - splendide, degli anni '60 - in cui Moore si arrampica con le corde sulle pareti delle cave, come Michelangelo... Intanto, oggi, mentre nel resto d'Italia mostre e musei sono impietosamente chiusi, in una Firenze irriconoscibile, le sale del Museo del Novecento vengono lentamente riconquistate dai fiorentini. Qualche studente, alcune coppie adulte, molti pensionati: 150-200 visitatori al giorno, weekend esclusi («Strana la decisione del governo di chiudere i musei al sabato e la domenica...», sospira Risaliti). Non è molto, ma abbastanza per ricominciare. Più lentamente, forse, si potrà andare anche più lontano. Tag:  arte musei scultura
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Il segreto di Omero (e degli antichi) (Wed, 20 Jan 2021)
Bimillenario della morte dell'imperatore Augusto, Ara Pacis a colori (LaPresse) Pubblichiamo, per gentile concessione dell'autore, un estratto del libro "Enea. L’ultimo dei Troiani, il primo dei Romani" (Salerno Editrice, 2020): Segui la presentazione del libro Prendiamo ad esempio una storia celeberrima come quella di Ulisse, senza dubbio uno dei racconti piú noti e fortunati tra quelli trasmessi dalla cultura greca. Nell’Odissea, l’indovino Tiresia spiega che l’eroe è destinato a morire vecchio e felice al termine di un nuovo viaggio che lo porterà sino ai confini del mondo conosciuto; ma esistevano anche versioni secondo le quali Ulisse veniva ucciso per errore da Telegono, il figlio nato dalla relazione del re di Itaca con la maga Circe. E una simile compresenza di piú varianti riguarda pressoché tutti i miti. Ora, l’aspetto piú interessante di questa pluralità di versioni di un medesimo racconto è il fatto che esse convivono l’una accanto all’altra, senza che di nessuna si possa dire che sia piú "vera" dell’altra. Se noi volessimo sapere come è davvero morto Ulisse, se di vecchiaia a Itaca o per mano del figlio Telegono, questa domanda semplicemente non avrebbe risposta: non esiste il vero modo in cui Ulisse è morto, esistono solo una serie di storie, diverse fra loro, che raccontano questa morte. Una simile circostanza risulta piuttosto sorprendente per noi, perché cozza con la nostra idea di religione o di storia sacra, ambito al quale appartengono le vicende degli dèi e degli eroi raccontate nel mito, un’idea che si è formata inevitabilmente sotto l’influenza determinante del cristianesimo. Soprattutto nelle cosiddette religioni del libro, che racchiudono tutto l’insieme delle verità di fede in un unico testo, o in un corpus di testi, esiste di conseguenza una sola versione autorizzata di quelle verità. Perciò, è perfettamente legittimo porre a un credente di religione ebraica la domanda su come è davvero morto Mosè o a un cristiano quella su come è davvero morto Gesú, perché a queste domande esiste un’unica possibile risposta, che coincide con il racconto che di quegli episodi viene fatto nei testi considerati sacri dalle due religioni. Nel mondo greco-romano non accade nulla del genere. In quelle due grandi culture non c’è mai stato infatti un libro sacro, un testo speciale, distinto da tutti gli altri, il quale stabilisse una volta per tutte che cosa è vero e che cosa è falso nei racconti sugli dèi e sugli eroi, selezionando una sola versione autentica e scartando tutte le altre come spurie, e neppure si è mai formata un’istituzione centralizzata che avocasse a sé il compito di elaborare e custodire il sapere sugli dèi. I manuali di mitologia che abbiamo citato – da quello di Igino a quello di Apollodoro passando per le Metamorfosi di Ovidio – non sono in alcun modo paragonabili alla cosiddetta sacra scrittura degli Ebrei o dei cristiani; neppure Omero lo è, anche se i Greci attribuivano un’importanza enorme alle opere di questo poeta e facevano del loro autore un maestro di verità e il depositario di ogni forma di sapienza. Si tratta certo di testi prestigiosi, a volte molto antichi e venerandi, come è appunto il caso dell’Iliade e dell’Odissea, di capolavori dei quali nessuno metteva in discussione l’inarrivabile eccellenza artistica, ma che non avevano nulla di sacro, almeno nel senso che noi attribuiamo a questo termine quando ci riferiamo a un testo scritto. Tanto è vero che un poeta poteva raccontare una versione della morte di Ulisse del tutto diversa da quella presente in Omero senza che nessuno lo accusasse per questo di aver violato la verità o, peggio ancora, di essersi macchiato di eresia. Naturalmente, dal momento che Omero era un autore straordinariamente importante, la sua versione della storia di Ulisse – e di tutti gli altri, numerosi miti dei quali il poeta parla – poteva avere un prestigio speciale, un’autorevolezza superiore rispetto a quella di altri scrittori meno rilevanti: ma è questione di prestigio, appunto, di autorevolezza, non di verità. Tag:  Enea
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Tutta la solitudine di "Imagine": la vera storia del brano-simbolo (Wed, 20 Jan 2021)
Fra utopia e nichilismo, un saggio fa luce sulla nascita dell'"inno" dell'ex Beatles. E sul ruolo cruciale di Yoko Ono (oltre i pregiudizi) Inno pacifista, utopia progressista, distopia nichilista, sogno di un futuro migliore, specchio di un presente di solitudine dietro allo scintillare del consumismo, ballata così zuccherosa da far venire il diabete, delicato capolavoro di intimismo... Pochi brani hanno diviso gli ascoltatori quanto Imagine di John Lennon, colonna sonora di ogni «giorno dopo»: il giorno dopo Charlie Hebdo, il giorno dopo il Bataclan, il giorno dopo Nizza qualcuno suonava Imagine per le strade e i media utilizzavano il brano come colonna sonora dei servizi più toccanti (che fossero toccanti si capiva appunto dalla colonna sonora). Innanzi tutto un po' di storia. Per questo, e per molto altro, c'è la nuova edizione di Imagine. Utopia o nichilismo? (La Vela) di David Nieri. Il saggio, molto ben scritto, ricostruisce la nascita della canzone, e ne dà una interpretazione, netta e argomentata, che pende verso la risposta «nichilismo». Chi era John Lennon nel 1971? Il marito di Yoko Ono, verrebbe da rispondere. In quel periodo, Yoko si costruiva una carriera solista in nulla inferiore (anzi) a quella di John. Inoltre proseguiva il suo viaggio nell'arte, e Yoko era (prima di conoscere John) ed è (oggi) un personaggio di assoluto rilievo. I fan duri e puri dei Beatles saranno inorriditi nel leggere queste parole. Li invitiamo a leggere il bellissimo Yoko Ono. Dichiarazioni d'amore per una donna circondata d'odio di Matteo B. Bianchi (Add editore). Forse guarderanno con occhio diverso a Yoko, protagonista, in una recente Biennale di Venezia, di una piccola mostra, tanto modesta all'apparenza, quasi invisibile, quanto grandiosa (e divertente, il che non guasta) nella sostanza. Imagine non si può capire senza aver sfogliato il libro di Yoko Ono intitolato Grapefruit, uscito in cinquecento copie auto-pubblicate. La poesia Cloud Piece dice: «Imagine the clouds dripping. / Dig a hole in your garden to / Put them in» (Immagina che le nuvole cadano a gocce, scava un buco in giardino per metterle al sicuro). Poi c'è la versione di John o meglio le versioni. Numero uno: è una specie di «Manifesto del partito comunista messo in musica». Numero due: è ispirata a un libro di preghiere cristiane, che diceva più o meno «Se puoi immaginare un mondo pacificato, allora può essere vero». Lennon non si è limitato a due versioni. Saranno una trentina. Ecco comunque il giudizio d'autore: «È contro la religione, contro il nazionalismo, contro le convenzioni... ma siccome è zuccherosa, è accettata». Una canzone contro la religione eseguita davanti al Papa. Le contraddizioni sarebbero infinite, come gli aneddoti. Nieri lascia da parte gli aneddoti e propone una lettura forte. Quel mondo senza religione, senza proprietà, senza nazioni, senza differenze, in cui non c'è nulla di degno per cui morire non sarà, alla fine dei conti, un incubo? Annientate le radici, abolita la fede, questo mondo di uguali rotolerà presto in direzione di un globalismo sorretto dall'ideologia del politicamente corretto come nuova forma di pensiero unico. Quanta solitudine si cela dietro alla mancata appartenenza a qualcosa che trascenda l'individuo? Il Lennon del 1971 era un uomo in crisi. Aveva sperimentato la teoria dell'urlo primordiale dello psichiatra Arthur Janov, un regresso fino al trauma dei traumi, la nascita. Ne aveva tirato fuori un grande disco, Plastic Ono Band, molto intimista. Musicalmente, però, si sentiva in competizione con gli altri (ex) Beatles. Nel 1970, George Harrison aveva sfornato un fenomenale triplo album, All Things Must Pass. Paul McCartney pubblicava dischi accolti male dai critici ma baciati dal successo. Ringo Starr, sul quale nessuno avrebbe puntato un centesimo, se la cavava piuttosto bene. Lennon voleva fare qualcosa di universale, che lo tirasse fuori da un'apparente crisi creativa, dovuta anche all'abuso di stupefacenti e a una complicata disintossicazione. Dopo Imagine, John diventa un attivista a tutti gli effetti, si lascia coinvolgere in mille cause. Dopo qualche disco non perfettamente riuscito, e un lost weekend di 14 mesi vissuti lontano da Yoko, Lennon si chiude nel silenzio musicale per cinque anni. Siamo nel 1975 e Lennon si direbbe un uomo disilluso, lieto di occuparsi del figlio Sean. Nel 1980, ecco Double Fantasy, un album a metà con Yoko. L'attivista è scomparso. È tornato il cantautore di Plastic Ono Band, con una consapevolezza tutta diversa. Il cambiamento è sottolineato da Lennon con un giochetto ben riuscito. Un trillo di campanelli giapponesi apre Double Fantasy. Una campana a morte apriva la monumentale ma funerea Mother di Plastic Ono Band. Quando esce Double Fantasy, Lennon ha già pronto il seguito, Milk and Honey. Ma uscirà postumo perché Mark Chapman uccide l'artista a New York. È l'8 dicembre 1980. Tag:  musica libro Persone:  John Lennon Yoko Ono
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La cultura dell'Occidente? Una lotta contro l'Anticristo (Wed, 20 Jan 2021)
Philip Almond ricostruisce la tradizione escatologica con al centro il figlio del Maligno e la fine dei tempi L'Occidente è incomprensibile senza la religione cristiana, che ne ha forgiato, certo sulla base della tradizione classica, il vocabolario, compreso quello politico - tanto è vero che non possiamo comprendere la politica contemporanea se non la leggiamo anche con la categorie della teologia, da qui appunto la teologia politica. È sulla base del cristianesimo che viene costruita la distinzione tra amico e nemico, e tra le figure del nemico elaborate dalla cultura occidentale spicca sicuramente quella dell'Anticristo - benché simili se ne trovino anche nella religione ebraica, in quella islamica e in quella induista. Diversamente da Satana, con cui pure in alcune fasi è confuso, l'anticristo mantiene per secoli uno statuto ambiguo, ed è questa una delle chiavi di volta interpretative del libro di Philip Almond, The AntiChrist a new biography (Cambridge University Press, 37 euro). Nella religione cristiana e nella cultura occidentale l'anticristo è in alcuni momenti considerato una figura mistica e un'idea, in altri invece un essere reale, in altri frutto di un'interpretazione letterale del Nuovo Testamento in altri ancora deriva da una diagnosi figurale e metaforica. La storia dell'anticristo è anche infatti una vicenda ermeneutica, perché ruota attorno a secoli di lettura e di un testo: essenzialmente l'Apocalisse di Giovanni. Infatti secondo Almond la storia dell'Anticristo è strettamente legata a un altra delle matrici distintive dell'occidente: l'escatologia, l'idea cioè che il mondo sia destinato a finire e che questa fine coincida con la Salvezza. L'anticristo, con la sua presenza, indica che il tempo sta finendo, e che la venuta del Regno dei Cieli sulla terra è prossimo: per questo è particolarmente presente nelle menti dei teologi e dei predicatori e nei movimenti in cui la spinta escatologica è forte. Curiosamente tuttavia, l'Apocalisse di Giovanni non cita mai l'anticristo, egli nasce dalla interpretazione dei primi secoli del cristianesimo, da Ireneo a Ippolito. Ma è soprattuto il medioevo che segna l'apparizione completa dell'anticristo nella cultura occidentale, negli scritti di Adso da Montier-en-Der, di Ildegarda von Bingen, di Gioacchino da Fiore. Alla fine del medioevo, scrive Almond, troviamo cosi due interpretazioni della figura dell'Anticristo, una che lo considera come esterno alla Chiesa cattolica, l'altro, soprattutto nei seguaci di Gioacchino, che invece lo vede scaturire dal seno stesso della chiesa. Nel Medioevo infatti l'Anticristo prende le fattezze di sovrani che minacciano la chiesa, come Federico II, oppure di Papi. Accusare il pontefice di essere l'Anticristo è tradizione che rimonta infatti al medioevo, anche perché la figura dell'Anticristo assume fin da subito, assai più di quella di Satana, un rilievo politico. L'anticristo è in qualche sorta colui che vuole costruire un mondo, qui su terra, secolare e politico, in opposizione alla verità, che è quella del Salvatore. Per questo di volta in volta verranno giudicati come l'incarnazione dell'Anticristo diversi sovrani, fino a Napoleone e poi ovviamente, nel Novecento, Hitler. Ad accusare invece il Papa di essere egli stesso l'anticristo sono, a partire dal XVI secolo, i protestanti (Lutero lo vede come l'alleato principale dell'altro anticristo, il Turco, perché l'incarnazione del male può essere più di una) ma soprattutto gli Anglicani: la letteratura sul Papa anticristo è particolarmente fiorente in Inghilterra, fino a Ottocento inoltrato. Con la modernità tuttavia, l'Anticristo tende a non inverarsi più in persone fisiche e reali quanto in tendenze: soprattuto i teologi anglicani del XVIII secolo cominciano ad accusare le idee francesi dell'Illuminismo di essere portatrici di un disegno di opposizione a Cristo perché vogliono sostituirsi a Dio nel decidere ciò che è giusto e ciò che è vero: Samuel Horsley vede l'Anticristo nella French Democracy del 1789. La modernità è l'epoca delle idee astratte e quindi anche l'Anticristo diventa una di queste; cosi per esempio in I tre dialoghi e il racconto dell'Anticristo di Vladimir Sergeevi Solov'ëv, mostra l'Anticristo si come una figura reale ma in realtà frutto e incarnazione di una idea di rifacimento del mondo in nome del bene. Un bene apparente: le idee promosse dall'anticristo, «l'uomo del futuro presidente a vita degli Stati Uniti d'Europa» (il testo è del 1899) si configurano però come una «dittatura di ideologie apparentemente umanistiche», come ha detto di recente Benedetto XVI che ha citato, nello stesso passaggio, non a caso l'Anticristo. Almond sottovaluta Solov'ëv, e questo gli impedisce di comprendere come l'Anticristo sia una figura ancora centrale nell'immaginario politico occidentale e nel cristianesimo. Proprio perché oggi, ancor più di ieri, viviamo nell'escatologia (ora tecnologica e biologica), anche se a nostra insaputa. Tag:  libri
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© Dott. Giulio Perrotta (2012)