Dott. Giulio Perrotta
Dott. Giulio Perrotta

    Dal  2 Maggio 2012 ...

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LA "RASSEGNA STAMPA QUOTIDIANA" (IX PARTE)

Tutte le notizie da "Il Giornale" in tema di politica, attualità, cronaca, economia e cultura

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IlGiornale.it - Politica

"Forse abbiamo fatto il minimo". Il Pd vuole già un'altra stretta? (Sun, 25 Oct 2020)
 Il Pd assedia il premier: ""Non dimentichi la rabbia che monta... Nuovo Dpcm, Conte conferma la stretta video Conte: ""Non possiamo permetterci... video Conte: ""Se fossi dall'altra parte... Franceschini lascia presagire nuove misure restrittive: "Guardando i contagi di oggi forse abbiamo fatto il minimo" "Quando si hanno responsabilità di governo non bisogna guardare solo alle istanze del proprio settore ma agli interessi generali". A dirlo è Dario Franceschini nel corso di un'intervista rilasciata al sito del Corriere della sera in cui ha commentato il nuovo Dpcm sull'emergenza coronavirus. "Il tempo dirà se abbiamo fatto bene o male, ma guardando i contagi di oggi, dico che abbiamo fatto bene, forse abbiamo fatto il minimo", spiega il ministro dei Beni culturali nonché capodelegazione del Pd all'interno del governo, da sempre favorevole a misure drastiche per contrastare la diffusione del contagio da coronavirus. Una posizione che va a danneggiare proprio i settori economici come il cinema e il teatro che un titolare del Mibact dovrebbe tutelare."Dobbiamo nuovamente intervenire e lo faremo già dal decreto di domani o dopodomani aiutando le imprese, con la raccomandazione che facciano poi arrivare quegli aiuti ai lavoratori", rassicura Franceschini, convinto che si tratti solo di "una pausa" e che "poi tutto tornerà a muoversi". Parole che lasciano perplessi dal momento che proprio i democratici avrebbero voluto attuare misure ancora più severe e, invece, secondo Franceschini, si è fatto "il minimo". Presumiamo, dunque, che ciò possa voler dire che, secondo i dem, il governo avrebbe potuto fare molto di più, ma per il momento non ha preferito non farlo. Insomma, questo lockdown mascherato pare solo il preludio a un lockdown vero e proprio. [[video 1898787]] D'altronde Nicola Zingaretti, con un post su Facebook, tiene dritta la barra e difende le scelte del governo: "Oggi 21.000 nuovi casi e 128 morti. Sosteniamo con tutte le forze persone, imprese e lavoro coinvolte dal provvedimento, ma per 30 giorni dobbiamo di nuovo stringere i denti e bloccare la crescita. Nessuno - il segretario del Pd - sia lasciato solo e tutti noi pratichiamo la responsabilità. Il nemico è il virus, non i provvedimenti che si prendono per fermarlo". [[nodo 1898235]] Anche Andrea Marcucci, capogruppo Pd al Senato, attraverso la sua pagina Facebook, ribadisce tale concetto: "Agli italiani viene chiesto un altro sacrificio, un sacrificio particolarmente oneroso per chi ha attività economiche che certamente subiranno un danno, è un sacrificio pesante per tutti noi, ma è anche doveroso: il nostro nemico è il covid, non le regole per proteggerci". Un uso così frequente del termine "sacrificio" è, indubbiamente, giustificato dal momento, ma non è certo di buon asuspicio. Anzi, la linea dei dem appare molto chiara e definita: per ora, avanti così. Per ora. Più in là, chissà. Magari anche il coprifuoco o una quarantena come nella prima fase. Tutte ipotesi che, a quanto pare, sono ancora all'orizzonte. Fino al prossimo Dpcm, invece, si tira a campare a suon di promesse. "La cosa più importante è ora il ristoro economico, abbiamo chiesto al presidente del Consiglio, un decreto, previsto nelle prossime ore, per sostenere da subito le imprese ed il commercio. Un decreto che non porti a meccanismi farraginosi o a ritardi che sarebbero inaccettabili", aggiunge nel suo post Marcucci che giudica positivamente il tavolo di lavoro aperto ieri tra governo, enti locali e Parlamento. "D'ora in avanti, sia chiaro a tutti, si va avanti soltanto in un clima di concordia nazionale", chiosa il capogruppo dem. Tag:  Partito democratico (Pd) dpcm Persone:  Dario Franceschini
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Conte ora le spara grosse (Sun, 25 Oct 2020)
Conte, pur senza fissare una data precisa, ha gettato nella mischia un annuncio sul vaccino tanto ipotetico quanto fuorviante Vaccino  Url redirect:  https://it.insideover.com/politica/conte-annuncia-il-vaccino-ma-nessuno-sa-quando-arrivera-davvero.html?utm_source=ilGiornale&utm_medium=article&utm_campaign=article_redirect Conte ora le spara grosse Persone:  Giuseppe Conte
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Covid, Conte: "Se fossi dall'altra parte anche io sarei arrabbiato" (Sun, 25 Oct 2020)
A Palazzo Chigi la conferenza stampa del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per illustrare le misure del nuovo Dpcm: "Siamo in un periodo duro, sulle proteste ci mancherebbe: se fossi dall'altra parta avrei anche io motivo di dolermi e proverei rabbia per le misure del governo. Ma io dico: aspettiamo di vedere le misure adottate e valutiamole. Sono un sostegno economico cospicuo, o comunque adeguato". / Chigi scontri coprifuoco dpcm Persone:  Giuseppe Conte 
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Le Regioni attaccano Conte: "Non ci ha ascoltato, ha umiliato gli italiani" (Sun, 25 Oct 2020)
Il premier finisce nel mirino dei governatori locali: "Preoccupazione per il mancato ascolto, così si offende il senso di unità nazionale" Il nuovo Dpcm fotografa una situazione piuttosto inquietante: la maggior parte delle richieste avanzate dalle Regioni è stata scartata da Giuseppe Conte. Nella serata di ieri i governatori avevano indirizzato una lettera al premier attraverso cui avevano chiesto di ripensare alle misure contenute nella bozza del decreto. È vero che grazie ai rappresentanti locali è stata scongiurata la chiusura domenicale di bar e ristoranti, ma è altrettanto evidente che molte istanze dei presidenti sono state ritenute fuori luogo. Tra le altre cose era stato chiesto di evitare uno stop generalizzato su tutto il territorio nazionale, di estendere la didattica a distanza al 100% per le scuole secondarie superiori e per le università, di lasciare aperti gli impianti nei comprensori sciistici e di prevedere nel fine settimana la chiusura dei centri commerciali con eccezione di alimentari e farmacie. Il #Governo ha approvato il nuovo #DPCM. Siamo consapevoli che era necessario un inasprimento delle misure, perché i numeri del contagio purtroppo lo richiedevano. Ma sono molto preoccupato https://t.co/SPcFrx1zu4 pic.twitter.com/8wHffA5GQe — Alberto Cirio (@Alberto_Cirio) October 25, 2020 Inoltre era stata sottoposta all'attenzione dell'esecutivo la necessità di valutare le chiusure relative a palestre, piscine, centri sportivi, cinema e teatri "anche valutando i dati epidemiologici di riferimento". Una serie di proposte che è finita nel cestino. Il menefreghismo del presidente del Consiglio ha provocato l'ira di alcuni governatori. Tra questi il piemontese Alberto Cirio, pur definendosi consapevole che il costante aumento dei contagi richiedeva inevitabilmente un'ulteriore stretta, si è detto molto preoccupato dal fatto che "le istanze che come Regioni abbiamo difeso in due giorni di confronto, per una apertura fino alle 23 di bar e ristoranti, anche solo su prenotazione, così come quelle di garanzia per palestre e piscine, non siano state accolte". "Italiani umiliati" Il Dpcm firmato nella notte non è andato giù neanche a Giovanni Toti, che lamenta la presenza di diverse norme che appaiono del tutto incongruenti e dal sapore punitivo: "La chiusura alle 18 dei ristoranti ad esempio. Come Regioni avevamo chiesto infatti che fosse portata alle 23. Spero che almeno questa volta il sistema di risarcimento sia efficace e puntuale, perché si rischia la chiusura di molte imprese". Il presidente della Liguria non ha gradito che siano state ignorate molte delle semplificazioni sul sistema di tracciamento che erano state proposte. Ad esempio avevano sollecitato Conte a destinare i tamponi (molecolari o antigenici) solamente ai sintomatici e ai contatti stretti (familiari e conviventi) su valutazione dei Dipartimenti di prevenzione per rendere sostenibile il lavoro delle Asl/Regioni in tempo di emergenza riducendo il carico di lavoro dovuto alle difficoltà nel contact tracing: "Procedure che oggi impegnano, ormai inutilmente, centinaia di addetti del nostro sistema sanitario". Durissimo l'affondo di Nino Spirlì, che ha così commentato le ultime misure partorite dai giallorossi per arginare la diffusione del Coronavirus: "Il confronto in Conferenza Stato-Regioni sulle regole per affrontare la nuova emergenza Covid, voluto dal governo, è stato assolutamente inutile". Il presidente facente funzioni della Regione Calabria ha puntanto il dito contro "l'incapacità di questo governo" di ascoltare le richieste che arrivano dai territori e le urgenze di tutte le categorie sociali e produttive. Tutto ciò "non solo sorprende, ma offende il senso di unità nazionale di cui tutti gli italiani, oggi, hanno assolutamente bisogno". E ha denunciato che mentre il premier e l'intero esecutivo chiedono una nuova unità nazionale, "al chiuso del Palazzo la umiliano fino al punto di privarla di ogni possibilità di vita futura". A punzecchiare le decisioni di Conte è stato pure Nello Musumeci della Sicilia: le Regioni avevano chiesto di fare altro e di muoversi in direzione di scelte ragionate, sostenibili ed equilibrate tra diritto alla salute e diritto a una vita quanto più ordinaria possibile, ma "il governo nazionale si è assunto la responsabilità di fare pesare le chiusure sul settore della ristorazione, della cultura e dello sport". Tag:  dpcm regioni Speciale:  Coronavirus focus Persone:  Giuseppe Conte
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De Luca gioca col fuoco: esplode il lanciafiamme (Sun, 25 Oct 2020)
A furia di provocazioni e frasi dure arrivano i disordini. Ma la sinistra lo assolve sempre U na lunga giornata di violenze verbali, una lunga notte di violenze reali. Premessa la condanna di ogni forma di violenza fisica che è sempre una sconfitta della civiltà, e detto che non c'è nessuna legge che provi un rapporto di causa-effetto tra i due fenomeni, un qualche legame tra il grandguignol linguistico di De Luca e le scene pazzesche della notte napoletana eppure c'è. Da un lato il pugno duro del Governatore sulle misure restrittive, dall'altro una protesta selvaggia anche contro le forze dell'ordine, anche contro i giornalisti, inseguiti. Il politicamente corretto di sinistra ha dato una lettura semplificata dei disordini. Come fanno i cattivi giornalisti sportivi che separano gli eccessi degli ultrà dalla purezza del calcio, così chi è sceso in strada è feccia organizzata che nulla c'entra con i bravi cittadini partenopei. Essendo il presidente della Campania del Pd, è stato assolto da ogni colpa. Metà delle sue metafore in bocca a Salvini avrebbe spinto Saviano a parlare del fumoso clima di odio che tutto giustifica. Eppure da tempo De Luca, rieletto con numeri bulgari, gioca con il lanciafiamme della retorica con le fiamme della situazione reale, specie del sistema sanitario regionale. Chiedere con vigore il rispetto delle regole è sacrosanto, ma evocare ogni giorno l'apocalisse somiglia, come metodo, a chi alza la polvere per non far vedere la realtà. Anche Mattarella si è da poco espresso, giustamente, contro le disuguaglianze aumentate dal Covid, e gli studiosi da maggio ci fanno vedere le tabelle della forbice dell'ingiustizia che avanza. Non è un bel risultato per la nostra democrazia, ma non è certo una mia idea, né un mio pregiudizio, che in Campania l'accesso ad alcuni diritti previsti dalla Costituzione, vedi sanità, è diseguale rispetto a molte altre regioni, soprattutto del Nord. L'analisi delle cause storiche è lunga e forse risaputa, quel che conta dire ora è che il virus ha peggiorato le cose e che chi governa, anziché scagliarsi su Halloween, ha il dovere giorno dopo giorno di recuperare, fin dove è possibile, nel breve, quel dislivello. Non è una mia idea, né mi fa piacere scriverlo, che la Campania è la regione italiana con la più bassa aspettativa di vita, per motivi sanitari ma anche socio-economici. Non è una mia idea che molti cittadini campani migrano in altre zone dell'Italia per curarsi. Quelle prestazioni devono essere rimborsate e magari quei soldi potevano essere investiti sul territorio. È su queste cose di primaria importanza che ci vuole ora collaborazione tra governo e poteri locali, in termini di regole e di finanziamenti. Non si può scaricare tutto o quasi sui comportamenti. Non si può scioccare l'opinione pubblica con le immagini di una lastra con i polmoni malridotti di un giovane malato di Covid, soprattutto non si può evocare un lungo lockdown (30-40 giorni) quando la parola spaventa lo stesso governo e lo stesso premier Conte che ha i sondaggi negativi sottomano. Pure molti scienziati, essendo il 95% dei positivi asintomatici, sono dubbiosi sull'efficacia di una chiusura collettiva. L'occhio va preoccupato ai numeri della terapia intensiva, ma in questi mesi, al di là della Campania, oltre alle discussioni sul Mes, che si è fatto? Quella parola, confinamento, spaventa soprattutto la gente, impoverita e senza più uno sguardo sereno sul futuro. Gli arrestati di Napoli sono due pregiudicati, è vero, ma occhio anche a come si usa il Discorso pubblico, perché la tensione è alle stelle. Tag:  pandemia coprifuoco regione campania Speciale:  Coronavirus focus
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Manipolati da Giuseppi: È lockdown virtuale (Sun, 25 Oct 2020)
Molto è stato fatto, ma molto resta da fare, sospiravano i ministri democristiani della Prima Repubblica per cavarsi da impaccio in ogni situazione. Molto è stato fatto, ma molto resta da fare, sospiravano i ministri democristiani della Prima Repubblica per cavarsi da impaccio in ogni situazione. «Le prossime settimane saranno complesse», ha sentenziato ieri Giuseppe Conte con analogo afflato di acquafreschismo. Il premier si sente un po' l'erede di quel ceto politico cattolico, centrista e meridionale che ha governato l'Italia per decenni. La propensione ad intortare l'uditorio con circonlocuzioni spericolate con tante parole e pochi contenuti, la recente scoperta di passerelle e tagli dei nastri, meglio nella sua Puglia. Ma per essere un parvenu della politica sta dimostrando insospettate doti di grande logoratore degli alleati e dell'opposizione, cui promette sempre obbedienza o coinvolgimento lasciando sempre tutti a secco. Da giorni lascia filtrare a bella posta la sua volontà di volere evitare un lockdown generale che l'intero Paese non sarebbe più in grado di sostenere o tollerare. In realtà, però, riesce a mantenersi in equilibrio facendo ricadere il lavoro sgradevole sulle spalle altrui. Prima lo scaricabarile sui sindaci per le misure anti movida, poi l'assistere alla partenza in quarta delle Regioni nell'imposizione di coprifuoco e restrizioni di ogni tipo. Quando tocca a lui, ecco l'abilità dell'avvocato di affari nel tornire il cavillo giuridico e lessicale per trarne il massimo vantaggio. Il governo Conte dopo il lockdown di marzo è riuscito a introdurne ora uno virtuale. Non restiamo (per ora) chiusi in casa per settimane, ma il contesto attorno a noi resta quello lugubre della scorsa primavera. Un restringimento di attività e di negozi che ci fa ripiombare nell'incubo già vissuto che volevamo lasciarci presto alle spalle. Liberi sì, ma di fare cosa? Psicologicamente siamo già caduti nella sindrome di Conte, astuto manipolatore di comportamenti di massa. Lontani da nonni e genitori anziani, inchiodati a uno smartworking che svuota grattacieli, quartieri e uffici pubblici. Frastornati da un domani che non indica nulla, neppure un weekend fuori porta per vedere una mostra o dedicarsi a programmi natalizi. Il lockdown virtuale è fissato inizialmente fino al 30 novembre, praticamente dopodomani. Facile immaginare che sarà prorogato per stabilizzare i logici miglioramenti sul numero dei contagi. E si arriva appunto a Natale dove sarà meglio per tutti evitare bagni di folla a casa e nelle vie cittadine. Poi in un balzo si giunge al fatidico 31 gennaio, data di scadenza dello stato di emergenza che ci ricorda l'eccezionale gravità del momento. Volete mica che il primo febbraio si torni in massa negli uffici mentre il freddo ci terrorizza con bronchitelle e starnuti che ci fanno sentire automaticamente contagiati? Sarà un attimo arrivare al ponte pasquale del 4 aprile, dove ci sarà senz'altro impedito di riprendere normalmente le nostre vite. E così si giunge al periodo compreso tra le festività del 25 aprile e dell'1 maggio in cui ci sarà nuovamente chiesto di non vanificare gli auspicabili risultati colti nel contenimento del Covid. Coraggio italiani, quest'anno rivivremo la drammatica manfrina di inizio 2020 con largo anticipo sul 2021. Magari il lockdown non si ripeterà più, ma ormai ci siamo dentro fino al collo. La tentazione di acquistare qualche scatoletta di tonno in più, la paura di ammalarsi lontano da casa, la rinuncia a qualsiasi tipo di uscita o di socialità. Potremo lavorare (non tutti) e uscire in orari di coprifuoco (chi può). Da domani rientriamo in autoisolamento, una fittizia libertà che da un momento all'altro potrebbe trasformarsi in carcere duro. Con Giuseppi sorridente e suadente che anche tra mesi ci rammenterà con aria grave che «le prossime settimane saranno complesse». Tag:  pandemia coprifuoco giuseppe conte Speciale:  Coronavirus focus
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Promossa l'Europa, non l'Italia (Sun, 25 Oct 2020)
Il miglioramento del rating di Standard & Poor's del debito dell'Italia non è merito del nostro governo ma della Banca centrale europea e degli aiuti futuri dell'Europa. Il miglioramento del rating di Standard & Poor's del debito dell'Italia non è merito del nostro governo ma della Banca centrale europea e degli aiuti futuri dell'Europa. Il giudizio di S&P sul nostro debito a lungo e breve termine passa da «BBB negativo» a «BBB stabile». Poiché il voto «meno» subito dopo i tre B negativi è C, ossia «debito spazzatura», è evidente che i governi della sinistra e poi di Conte 1 e Conte 2 ci avevano portato sull'orlo del burrone. Ora a salvarci - secondo S&P - non viene un San Giuseppe Conte premier del governo Pd-5 Stelle, dedito alla emissione di Dpcm, ma vengono due «sante» dell'Europa, che da matrigna è divenuta materna a causa della pandemia. Innanzitutto santa Christine Lagarde, presidente della Bce: sta attuando una politica di acquisti di debito pubblico di ogni Stato membro. Ciò, scrive S&P, fa sì che le emissioni di debito italiano abbiano un tasso estremamente basso e una domanda molto grande, nonostante che il nostro debito sia salito in pochi messi vertiginosamente e che il sistema economico sia caduto in recessione. L'altra santa europea che ci viene in soccorso è il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che ha lanciato e difende strenuamente il Recovery fund. Esso, dice S&P, darà all'Italia sino al 12,5% del suo Prodotto interno lordo nazionale in contributi a fondo perso e prestiti condizionati a riforme pro sviluppo, offrendole un grande fiato per riprendere a crescere ed eliminare il deterioramento del bilancio. Dato l'impatto negativo del Covid, per S&P comunque l'Italia non riuscirà a tornare al livello del 2019 prima del 2023. Con questa pagella da 6 invece che 6 meno meno, è necessario che riflettiamo su due punti. Primo: gli aiuti che ci verranno dall'Europa «materna» vanno usati tutti per riprendere la crescita, non per le spese per la sanità da aumentare, per le quali c'è il Mes sanitario; e gli aiuti sono condizionati a riforme che rendano più flessibile il mercato del lavoro, più veloce la giustizia, più agili le procedure per gli investimenti. Secondo: per non danneggiare il Pil, occorre che le misure anti Covid non siano fatte solo di «no», ossia di «meno», ma anche di «sì», cioè di «più». In primis: più mezzi di trasporto pubblico, più indennizzi a chi subisce il divieto. Tag:  Banca Centrale Europea (BCE) crisi economica Covid-19 S&P Speciale:  Coronavirus focus
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De Magistris va in tv mentre la città brucia (Sun, 25 Oct 2020)
L’Annunziata polemica: "Non dovrebbe essere lì?". L’ex Pm: "Non ho la palla di vetro" Napoli brucia e il sindaco Luigi De Magistris «gode», seduto in poltrona in tv. È un venerdì di fuoco per il capoluogo partenopeo: il governatore della Campania Vincenzo De Luca annuncia il lockdown. Cittadini, commercianti e imprenditori scendono in strada per manifestare contro il blocco totale delle attività. Il corteo spontaneo si trasforma in una guerriglia contro le forze dell'ordine: centri sociali, ultrà e frange della criminalità locale si infiltrano. La città è messa a ferro e fuoco. E De Magistris che fa? È serenamente seduto nello studio del programma Titolo V. Si gode lo spettacolo di una città, la sua, in fiamme. C'è il sospetto che sia contento della rivolta contro De Luca, suo principale avversario politico. «Ma non sarebbe utile che in questo momento lei ci lasciasse e andasse lì?» chiede la giornalista Lucia Annunziata, ospite in studio con l'ex pm. Il primo cittadino sorride e risponde. «Sì, posso pure andare, ma non è che posso andare dentro a uno scontro. Io sarei un attimo più attento a capire cosa sta succedendo». Le scene sono chiarissime: la città è ostaggio dei violenti. A mente fredda, il primo cittadino si difende: «Non ho la palla di vetro, non potevo prevedere che ci sarebbero stati degli scontri anche perché nessuno ci aveva avvisato. Ero in uno studio televisivo di Napoli, in tempo reale ho visto quelle immagini e potevo decidere di abbandonare lo studio, ma non sono un poliziotto che deve andare in piazza, e così mi sarei sottratto, cosa che non deve fare un sindaco, alle domande di giornalisti del servizio pubblico». Ma in fondo c'è anche la «manina» indiretta del primo cittadino dietro gli scontri. L'amministrazione comunale di Napoli da anni flirta con i centri sociali. Eleonora De Majo, esponente di primo piano del centro sociale Insurgencia, è stata nominata assessore alla Cultura del Comune di Napoli. Ivo Poggiani, altro esponente di spicco della frangia movimentista dei centri sociali napoletani, è presidente di una municipalità in quota Dema. La guerriglia di venerdì notte sembra un remake degli scontri tra manifestanti e polizia avvenuti nell'aprile del 2016 in occasione della visita a Napoli dell'allora premier Matteo Renzi. E in quell'occasione (come venerdì notte) ci fu la partecipazione dei centri sociali vicini al sindaco De Magistris. Ecco perché ora, all'indomani degli scontri, monta la polemica contro il sindaco: «Che De Magistris vivesse ormai solo di microfoni era chiaro da tempo. Gli mancava, nella sua luminosa parabola, solo lo sciacallaggio sociale. Adesso il suo percorso si è davvero compiuto. E non sprecheremo tempo a chiederci se un uomo delle istituzioni può comportarsi come De Magistris in un momento così delicato: egli non è un uomo delle istituzioni. Né sprecheremo tempo a chiederci dov'era il sindaco di Napoli in questi mesi, mentre negli ospedali e nella città si combatteva contro un'emergenza senza precedenti: Napoli non ha un sindaco», attacca il vicepresidente della Regione Campania Fulvio Bonavitacola. Il sindaco respinge le accuse e prova a placare gli animi: «Quello che è accaduto stanotte è una pagina buia e amara che non è Napoli, ma una frangia violenta». Però sbaglia chi sottovaluta. Mai come in questo momento, bisogna essere uniti, forti e coesi. È fondamentale rispettare le regole a tutela della nostra salute e quella degli altri. Sempre, anche quando si manifesta in maniera pacifica e non violenta il dissenso di fronte a provvedimenti o situazioni che destano allarme e preoccupazione. Ecco perché è necessario che, qualora ci dovesse essere un imminente lockdown, si mettano in campo tutte le misure per sostenere il profondo disagio economico». Tag:  pandemia coprifuoco regione campania Speciale:  Coronavirus focus
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L'incoscienza degli sci-muniti (Sun, 25 Oct 2020)
Dev'esserci qualcosa di indecifrabile nell'appello drammatico fatto da medici e politici. Dev'esserci qualcosa di indecifrabile nell'appello drammatico fatto da medici e politici. «State a casa», hanno scritto venerdì i tecnici del Cts nel loro rapporto settimanale. Stare a casa «per ridurre le interazioni», perché «la fase è critica» e «siamo prossimi a una soglia di rottura». «State a casa», hanno ripetuto il presidente del Consiglio e il ministro della Salute. Al netto di dannosi isterismi, la situazione dovrebbe ormai apparire seria anche al più caparbio tra i riduzionisti. Le prossime ore porteranno in dote un nuovo decreto e l'ennesima stretta alle libertà individuali, eppure - o forse proprio per questo - duemila persone non hanno resistito alla tentazione di una prima discesa sulle nevi di Cervinia, avamposto dello sci-alpinismo, apripista della stagione che ufficialmente - e salvo malaugurati lockdown - inizierà solo a fine novembre. Quanto stridono le immagini che vedete in questa pagina con l'urgenza di evitare le «attività non essenziali». Chiariamo: lo sci è un'economia che vale il 10% del pil turistico italiano e occupa 4 milioni di persone. È un'industria che va tutelata, e gli operatori del settore hanno investito per garantirne la ripresa e il rispetto dei protocolli di sicurezza. Ma a Cervinia qualcosa non ha funzionato, se è vero che i duemila aspiranti discesisti si sono accalcati a ritirare il «pass» prenotato on line (ha senso un'operazione on line se richiede di passare a uno sportello?), e si sono poi stretti nelle funivie, in una regione che proprio due giorni fa ha toccato il picco dei mille contagiati. Il tema non è demonizzare il popolo degli «sci-muniti», come prima è toccato a quello della movida e prima ancora ai runner, perché la bilancia delle responsabilità pende senza incertezze dalla parte della politica. Ma questa corsa alla prima vetta della stagione fa un torto all'applicazione con cui gli italiani stanno affrontando l'emergenza, sbatte con il senso generale del momento, e ricorda i weekend di marzo, gli ultimi prima della chiusura totale, quando diversi focolai nacquero proprio sulle piste piene di sciatori. Oppure facciamo finta che l'appello a «stare a casa» non sia rivolto a noi. E che tutto è «non essenziale», tranne quello a cui non sappiamo rinunciare. Tag:  Comitato tecnico scientifico (CTS) cervinia pandemia Speciale:  Coronavirus focus
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Conte in difficoltà sui locali pubblici vede uno spettro: la crisi di governo (Sun, 25 Oct 2020)
Il premier costretto dalle Regioni a rimandare il testo e la conferenza stampa prevista in serata. Il Pd: linea dura o si va a casa Il lockdown no, non chiamiamolo così, perché Giuseppe Conte non vuole «nemmeno sentir parlare» di confinamenti. «Il Paese non reggerebbe, né sul piano economico né su quello sociale. Avete visto che è successo a Napoli?». Il coprifuoco neppure. «Questa parola non mi piace», ripete diverse volte durante la riunione il ministro della Salute Roberto Speranza, che pure è considerato uno dei falchi. Teresa Bellanova, renziana, responsabile dell'Agricoltura, colomba, vorrebbe anche evitare la serrata di bar e ristoranti perché «avrà pesanti ricadute sul lavoro». Ma insomma, qualcosa bisogna fare. E in fretta. «O ci decidiamo a prendere un provvedimento che abbia un impatto significativo sulla curva dei contagi - spiega un importante ministro del Pd - o presto l'impatto l'avremo noi. O chiudiamo qualcosa, o dovremo chiudere la porta di Palazzo Chigi e tornare a casa». Così, sotto la paura montante che la crisi sanitaria porti a una crisi di governo, ecco la nuova stretta. Ma si litiga su orari e dettagli, e la conferenza stampa del premier, prevista all'ora di cena, slitta. Ci sono «differenze di vedute». C'è però, dopo una giornata di vertici e trattative, qualche punto fermo. Stop a spritz e pastasciutta dalle 18 - o dalle 20 come vorrebbe il premier, o dalle 23 come chiedono le Regioni - nei giorni feriali e chiusura totale nel weekend, saracinesche a palestre, piscine, sale giochi, cinema e teatri, svuotamento serale dei centri commerciali, bombe attive di trasmissione virale, proibizione di sport amatoriali e di feste nei luoghi chiusi. Ma niente coprifuoco formale, la gente potrà girare per le città vuote e buie, andare al parco e in passeggiata. E si studia l'ipotesi di limitare gli spostamenti tra regioni. Restano aperte invece le scuole, con la didattica a distanza fino al 75 per cento alle superiori, e le attività produttive. Guai a chiamarlo lockdown, ma in realtà è un coprifuoco di fatto quello che il governo sottopone alla Conferenza Stato Regioni. «Dobbiamo anticipare le mosse prima che la curva si impenni troppo», dice Luigi Di Maio che nega frizioni nel governo. «È il momento delle scelte - aggiunge Francesco Boccia - dobbiamo mettere in sicurezza sanitaria il Paese. Tutelare la salute per far sopravvivere l'economia. Sospendiamo le attività non strettamente necessarie, alle quali garantiremo il ristoro». I governatori però non si fidano, vogliono «certezze» finanziarie. Qualcuno chiede maggiori risorse, altri interventi sui trasporti, altri ancora regole più snelle per assumere personale. «Stiamo agendo su un tessuto economico molto logorato», avverte Giovanni Toti. Speranza spiega che non c'erano alternative. «Abbiamo un'impennata significativa e dobbiamo fare i primi interventi per stringere e dare un segnale ai cittadini. Bisogna assolutamente abbassare l'indice di trasmissione Rt, che è all'1,5 per cento. Non è sostenibile, servono misure robuste e serie». I governatori accettano la presa d'atto della realtà dei numeri da parte di Conte. Basta insomma con le chiusure locali a orari diversi. «È necessario un comportamento omogeneo», commenta Stefano Bonaccini. Dunque, niente limitazioni alla mobilità, saremo liberi di spostarci a qualunque ora, anche se è «raccomandato» farlo solo se necessario. Ma in sostanza con il Dpcm Palazzo Chigi cerca di bloccare gran parte delle «interazioni sociali», riducendo le occasioni di contagio. Colpita dura la movida, perché oltre alla chiusura delle sei si prevede la possibilità di sbarrare vie e piazze dove potrebbero crearsi pericolosi assembramenti. Non si vedono invece interventi sui trasporti pubblici, da settimane in sofferenza, veri veicoli del Covid. L'Italia quindi si richiude prima di essere sommersa dalla seconda ondata. Conte ha provato a resistere fino all'ultimo, preoccupato per le conseguenze economiche e per il diffuso malcontento sociale. Al di là delle proteste delle categorie colpite, che non si fidano più delle promesse di aiuto da parte del governo, al di là del calo dei consensi per il premier, c'è il rischio di altri moti di piazza. Riguardo a Napoli, il ministro dell'Interno Lamorgese ha parlato di «violenze preordinate». Ma più della rivolta il premier ha paura delle conseguenze politiche dell'inazione. O chiudiamo o ci chiudono. Tag:  pandemia dpcm coprifuoco Speciale:  Coronavirus focus
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Napoli, altra manifestazione contro chiusure: centinaia di persone in strada (Sun, 25 Oct 2020)
Dai commercianti ai ristoratori: centinaia di persone hanno sfilato a Napoli per protestare contro le misure del Dpcm. Attimi di tensione con le forze dell'ordine Nuove proteste a Napoli contro le chiusure anticipate previste dal Dpcm annunciato da Giuseppe Conte e il coprifuoco voluto dalla Regione Campania. Centinaia di persone sono scese in piazza anche stasera nel corso della manifestazione dal titolo "Due metri di dissenso, prima sostegno e poi lockdown" in corso nell'area pedonale di piazza Vanvitelli e via Scarlatti, nel quartiere Vomero. Le proteste di Napoli La suddetta manifestazione è stata lanciata da alcuni commercianti della zona, accompagnati per l'occasione anche da studenti. Il corteo, nato sui social, si è diviso in due tronconi. Una parte dei manifestanti infatti ha atteso ancora in piazza mentre la parte più giovane anagraficamente è già a piazza Medaglie d'oro. Il troncone di piazza Vanvitelli si muove ora, secondo lo stesso percorso appena compiuto dall'altro gruppo; è composto prevalentemente da commercianti e gestori di locali e palestre. A piazza Medaglie d'oro intanto i manifestanti girano intorno all'aiuola centrale scortati dalle forze dell'ordine. Momenti di tensione Il corteo, sottolineano le agenzie, è stato fermato due volte dagli agenti. La prima all'incrocio tra via Scarlatti e via Luca Giordano, dove alcuni manifestanti hanno parlato con la polizia. Davanti al teatro Diana c'erano 4 blindati. In un secondo momento la marcia è proseguita verso via Luca Giordano al grido di "Libertà, libertà" e "De Luca vaff...". All'altezza di un punto vendita di una nota catena di supermercati, due blindati e altri agenti hanno bloccato di nuovo i manifestanti. C'è stato qualche momento di tensione, qualche spintone, ma il corteo è ripartito una seconda volta per piazza degli Artisti. A differenza di quanto accaduto nella notte del 23 ottobre, non si sono registrate - almeno fino a questo momento - violenze. Ricordiamo infatti che qualche sera fa le strade del capoluogo campano si erano trasformate in un vero e proprio campo di battaglia, con durissimi scontri tra manifestanti e forze dell'ordine. I manifestanti espongono cartelli e scandiscono cori. Uno degli striscioni esposti riporta una frase emblematica dello stato d'animo dei dimostranti: "Quando la cura è peggiore del male, Portici si ribella contro il nuovo Dpcm". Il malcontento del popolo, soprattutto di chi si sente colpito dalle ultime misure anti Covid, continua a crescere. Tag:  dpcm manifestazione Luoghi:  Napoli
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Pure Susanna Tamaro non risparmia Conte: ecco il duro attacco (Sun, 25 Oct 2020)
In un lunghissimo articolo pubblicato sul Corriere della sera, Susanna Tamaro dice la sua sulla situazione dell'Italia col coronavirus in un'analisi attenta e lucida che non risparmia nessuno L'Italia è in Paese allo stremo che, mentre cercava di rialzarsi, è stato colpito di nuovo con violenza alle gambe dalla seconda ondata epidemica de coronavirus. A tal proposito è intervenuta Susanna Tamaro, che dalle colonne del Corriere della sera ha detto per la prima volta la sua in merito all'attuale situazione del Paese. L'ha fatto a modo suo, con la grazia e la fermezza che da sempre caratterizzano il suo lavoro, analizzando con lucità gli ultimi 8 mesi di follia, paura e smarrimento dell'Italia e degli italiani. Susanna Tamaro si è tenuta distante dalle polemiche, non ha commentato e non è intervenuta prima, proprio per rispetto alla situazione tragica dell'Italia. Ha parlato oggi, e spiega perché: "Dopo aver sentito il premier Conte proclamare che il futuro dell' epidemia dipenderà unicamente dai nostri comportamenti, ho sentito il bisogno di condividere alcune riflessioni". Prima di qualunque altro suo commento, onde evitare le orde di polemiche, la scrittrice ci tiene a fare una precisazione: "Non sono una negazionista, indosso sempre la mascherina, ho una cartuccera di gel, ho scaricato Immuni sebbene abbia la stessa socialità di un orso polare". Quando a gennaio il coronavirus sembrava così distante da noi, Susanna Tamaro si trovava in montagna. In tv scorrevano le immagini inquietanti della Cina e lei iniziava a percepire un leggero stato influenzale, con tanto di linfonodi ingrossati. Nulla di preoccupante, era gennaio d'altronde, e nemmeno la scomparsadel gusto l'ha messa in allarme. "Qualche giorno dopo mi ha chiamato un amico medico cinese: sapendo che i polmoni erano il mio punto debole, mi voleva mandare dei farmaci per rinforzare il sistema immunitario. 'Metti la mascherina', mi ha detto, 'è la cosa più importante'. Ma come? Tutti i media non fanno altro che dirci che è inutile, ma lui ha insistito: 'Metti la mascherina'", racconta la scrittrice. Alla luce del suo stato di salute era in possesso di una piccola scorta, ma "quando a metà febbraio ho appreso che avevamo regalato, con moto di partenopea generosità, due tonnellate di materiale sanitario tra cui le introvabili mascherine alla Cina, che le produce, ho avuto un sussulto di stupore". Susanna Tamaro, infatti, sottolinea come ci sia stata una totale mancanza di lungimiranza, perché "Sarebbe bastata ancora una volta un po' di conoscenza della biologia e della storia umana per rendersi conto che, pur sentendoci onnipotenti grazie alla tecnologia, per la natura siamo sempre e soltanto grossi mammiferi e, come tutte le popolazioni animali, siamo soggetti a periodiche falcidie epidemiche". La scrittrice fa una breve cronistoria e poi inquadra la situazione dell'Italia nel mese di marzo: "Improvvisamente diventiamo un Paese agli arresti domiciliari, la mascherina diventa una questione di vita o di morte, ma le mascherine non si trovano né in farmacia né su Internet, le poche in circolazione sono già state accaparrate in febbraio dai più previdenti". È a questo punto, però, che l'analisi di Susanna Tamaro entra nel vivo: "Quello che allora non sapevamo era che saremmo sprofondati in un ossessivo e paranoico stato di polizia con relativo incoraggiamento alla delazione, triste caratteristica di tutti i regimi totalitari. Evidentemente chi ci governa pensa a noi italiani come a un popolo di poveri dementi in preda a un collettivo cupio dissolvi il cui unico desiderio era quello di contagiarci a vicenda". Quella di Susanna Tamaro è una fotografia vivida del Paese reale, che ha rispettato le indicazioni del governo, con le eccezioni che confermano la regola. Un Paese per due mesi è stato inchiodato "al telegiornale ad ascoltare i bollettini dei morti, assistendo impotenti e addolorati alle immagini che ci giungevano dagli ospedali sovraccarichi, turbati dal Barnum mediatico che, in una gara di protagonismi e di litigi, ci proponeva ogni sera una diversa interpretazione degli eventi". [[nodo 1898757]] Intanto la task force, anzi, le task force, cercavano il modo di risolvere una questione che prima di febbraio l'Italia contemporanea non aveva immaginato di dover affrontare nemmeno nei suoi incubi peggiori. Ma anche sui grandi gruppi di esperti chiamati da Conte, l'analisi di Susanna Tamaro non sbaglia un colpo: "Basta aver partecipato anche solo una volta a una riunione condominiale per sapere che più è alto il numero dei partecipanti più è difficile trovare una soluzione illuminata dalla ragionevolezza". Sorvola sulle decisioni estive, sui banchi con le rotelle e le altre bizzare decisioni. Racconta, però della sua esperienza settembrina a Pordenone per partecipare a un festival letterario, sottoposto a stringenti misure contro il virus. Eppure, attorno al festival, le persone si trovano accalcate per l'aperitivo, senza mascherine e senza precauzioni. Ha fatto un rapido excursus sui mancatui sussidi, sulle casse integrazioni che non sono mai arrivate e sulle contraddizioni delle multe a chi, sebbene con tutte le precauzioni, nel giorno di Pasqua è andato in chiesa per l'eucarestia. "Ora ci prospettano nuove terroristiche limitazioni. Sono riprese le scuole, i contagi volano e i trasporti sono inadeguati al distanziamento. Non lo sapevate? Non si poteva immaginare la situazione prima? Anche in queste nuove disposizioni sembra totalmente assente il discernimento", prosegue Susanna Tamaro ironizzando sul coprifuoco di mezzanotte. "Sarebbe bello che, invece della ripresa del Barnum mediatico, con la terroristica diffusione di dati giornaliera sulla quale nessuno fa chiarezza e che crea solo confusione e paura nella popolazione, ci venissero dette poche semplici cose, ma quelle giuste, come ha fatto la Merkel", fa notare la scrittrice, sottolineando la comunicazione confusionaria del governo. Una comunicazione allarmista, secondo lei, che non mette mai in evidenza uno dei dati più importanti: "Il virus del Covid non è l'Ebola, la cui mortalità è del 50%, il suo tasso di mortalità si situa tra lo 0,6 e 0,3%. Perché non ripeterlo, invece di fare aleggiare sulle nostre teste nuove ansiogene forme di punizione?". Susanna Tamaro non nega che l'Italia sia in un momento di grave difficoltà ma "proprio per questo noi vorremmo che le nostre istituzioni fossero colpite dallo stesso benefico virus, quello della serietà". Si chiede perché è stata fatta la scelta di chiudere l'Italia e non effettuare un lockdown selettivo già a marzo, condannando regioni come l'Umbria e la Calabria, con pochi casi, allo stesso destino della Lombardia. "Non possiamo certo permetterci un nuovo lockdown nazionale, le famiglie sono in una condizione di povertà che forse la classe politica non riesce neanche a immaginare", incalza Susanna Tamaro, che per concludere torna almese di febbraio, quando il suo amico medico cinese le inviò le medicine. "L'ho chiamato per ringraziarlo. 'Ma oltre alla mascherina e alle medicine che mi hai dato, cos' altro posso fare per non ammalarmi?'. 'La cosa più importante è non aver paura di ammalarsi. L'ansia e la paura sono le più grandi nemiche della salute perché sono in grado di far crollare il sistema immunitario'", ha concluso la scrittrice. Tag:  coronavirus Persone:  Susanna Tamaro
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Il parroco ai fedeli: "Dio ci dice che palestra e movida non sono essenziali" (Sun, 25 Oct 2020)
Un parroco di Roma ha spiegato il nuovo Dpcm ai suoi fedeli dal suo punto di vista, quello religioso, facendo ricorso ai Beatles e a John Lennon Dopo le indiscrezioni, le bozze e le polemiche, Giuseppe Conte ha firmato il secondo Dpcm di ottobre e quest'oggi, verso le 13.30 (ma con il consueto ritardo cui ormai ci ha abituati) lo ha illustrato agli italiani. Tra servizi della movida, con ristorazione e bar chiusi alle 18, palestre, censtri estetici, piscine, teatri e cinema che nemmeno possono sollevare la loro serranda, una domanda è corsa sui social: e le chiese? Le chiese restano aperte. Sono tante le proteste che si sono levate in tal senso, soprattutto da parte degli italiani che a causa delle nuove restrizioni rischiano di veder fallire la loro attività nonostante gli investimenti dei mesi precedenti per adeguare i locali alle indicazioni del governo. Il coronavirus va contenuto e si chiedono maggiori sacrifici. Ma non a tutti. [[nodo 1898766]] "Dio, attraverso cose concrete ci sta riportando ad una gerarchia di valori e in fondo ci dice che andare in palestra o fare la movida è meno importante", così si è espresso padre Ottavio De Bertolis, della Chiesa del Gesù di Roma. Le sue parole sono risuonate tra le mura dell'edificio ecclesiastico durante l'omelia della messa mattutina, un discorso fatto allo scopo di ammorbidire i fedeli in vista delle nuove restrizioni che, da lì a poco, avrebbe annunciato il presidente del Consiglio. Il parroco ha spiegato il Dpcm di Giueppe Conte ma l'ha fatto dal suo punto di vista, quello della fede e della religione: "Il Signore ci riporta all'essenziale e, non per fare un èndorsement al governo che sta decidendo in queste ore, ma vedete in fondo in questo modo è come un ritorno all'essenziale in un tempo in cui ognuno, stretto al proprio albero, si ricorda che ci sono tanti alberi, cioè la carità verso il prossimo, e che il mondo non è abitabile solo avendo te stesso come principio e fine di tutte le cose". Com'è ovvio che sia, la sua è una disamina religiosa, che vuole convincere i fedeli ad accettare le nuove costrizioni come se fossero quasi un atto di fede verso il Signore: "Ora il Signore, anche attraverso cose molto concrete, ci sta dicendo che è più importante studiare e andare in palestra, per quanto anche io sia un palestrato, è meno importante. Andare a fare la movida è in realtà meno importante. Mi sembra che il Signore ci stia insegnando una gerarchia di valori che avevamo dimenticato". È un'omelia accorata quella di Don Ottavio ai suoi fedeli, che per spiegare meglio il suo concetto fa addirittura ricorso a una delle pop band più amate di sempre: "Ci dimentichiamo del Signore come di fatto ce ne siamo dimenticati da almeno 50 anni. Non voglio essere incluso in quell'elenco di ecclesiastici, che pure esistono, che sono fustigatori dei tempi moderni. Ma guardate, dai Beatles in poi, Imagine (il brano capolavoro di Lennon, ndr) è un mondo senza Dio in cui ognuno vive per se in realtà". Don Ottavio non condanna questo nuovo corso, perché "è ancora un vivere insieme ma ognuno pensando alla propria pancia e non solo, come è stato dimostrato successivamente. Possiamo dire che negli ultimi cinquanta anni abbiamo gonfiato la vita perdendone obiettività e proporzioni". Tag:  coronavirus Persone:  Giuseppe Conte
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Cosa si può fare (e cosa no) prima e dopo le 18 di lunedì (Sun, 25 Oct 2020)
Ecco come dovremo comportarci da domani, quando entrerà in vigore il nuovo Dpcm. Cosa cambia dalle 18 in poi Ci siamo. Dalla mezzanotte di lunedì 26 ottobre entra in vigore del nuovo dpcm firmato dal premier Giuseppe Conte. Un "semilockdown" che di fatto spegne metà del Paese dalle 18 in poi. Occorre però fare un po’ di chiarezza per quanto riguarda le nuove norme che dovremo rispettare, non solo dopo la famigerata "ora X" imposta dal governo. Le regole nel nuovo Dpcm Prima di tutto il premier raccomanda - ma non vieta - di evitare gli spostamenti se non strettamente necessario. Così come chiede che gli inviti a casa di amici e conoscenti siano limitati e che si cerchi di non far entrare in casa persone esterne al nucleo familiare ristretto. Per le attività fuori casa possiamo pensare a una giornata divisa in due parti, ovvero prima e dopo le 18. Chi uscirà dopo questo orario, per tornare alla propria abitazione dovrà comunque rispettare l'eventuale coprifuoco imposto dalla propria Regione. Dopo l’orario in vigore si dovrà portare con sé una autocertificazione che possa comprovare le esigenze improrogabili che ci hanno costretti a uscire. Per esempio motivi di salute, lavoro o emergenze. [[nodo 1898566]]Per quanto riguarda la Lombardia, la Campania e la Sicilia, il coprifuoco è stato fissato dai governatori per le 23. Un’ora dopo, alle 24, per Lazio e Calabria. Prima delle 18 Nella prima parte della giornata, quindi fino alle 18, potremo fare una vita più o meno normale (o almeno secondo la "normalità" imposta finora dal Covid). Gli studenti andranno regolarmente a scuola, fatta eccezione per quelli dei licei, per i quali è stata pensata una didattica a distanza del 75%. È lecito recarsi al lavoro, anche se sarebbe preferibile lo smart working. Jogging e attività motorie sono consentite all’aperto e nei circoli sportivi. Bar, ristoranti, gelaterie e pasticcerie saranno aperti e ci accoglieranno anche nei fine settimana e nei giorni festivi, purché non più di quattro persone per tavolo. Nei supermercati, nei negozi alimentari, nelle farmacie sarà consentito l’accesso. Negli esercizi commerciali potremo dedicarci allo shopping purché venga rispettato il distanziamento. Anche il parrucchiere e i centri estetici saranno pronti ad accoglierci. Una visita al museo sarà possibile solo a ingressi contingentati, proprio per evitare assembramenti. Nessuna modifica nemmeno per i mezzi pubblici, anche se - si legge - “è fortemente raccomandato a tutte le persone fisiche di non spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, salvo che per esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi”.[[nodo 1898781]] Anche qui una raccomandazione ma non un divieto. Muoversi all'interno del Paese, superando i confini comunali e regionali per il momento è ancora una nostra scelta. Nessun imposizione da parte del governo. Dopo le 18 Le cose cambiano un po’ nella seconda parte della giornata, ossia quella dopo le 18, soprattutto per quanto riguarda bar, ristoranti e gelaterie. Questi esercizi dovranno infatti impedire l’entrata dalle 18 in punto e sarà consentito solo vendere cibo da asporto o con consegna a domicilio. Per il resto non cambia nulla. Chi si deve recare sul posto di lavoro può tranquillamente farlo. Il cibo potrà essere ordinato a casa fino a mezzanotte e potremo anche comprarlo direttamente sul posto. A patto che non venga poi consumato dentro il locale o per strada. Supermercati, alimentari, farmacie, parrucchieri, e centri estetici saranno accessibili. Così come sarà possibile lo shopping e la visita al museo con ingressi scaglionati e distanziamento. Anche per la visita ad amici e familiari valgono le regole precedenti alle 18. Così come l’utilizzo dei mezzi pubblici. Entrambi sconsigliati ma non vietati dal Dpcm. Uscire dal proprio Comune o dalla Regione di residenza è fattibile anche dopo le 18. Tag:  dpcm Speciale:  Coronavirus focus
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Crisanti bastona il governo: "Servono misure più restrittive" (Sun, 25 Oct 2020)
Il virologo spiega la sua posizione, dicendosi incline a misure più rigide e controlli più puntuali sugli italiani, anche a costo di violarne la privacy Il virologo Andrea Crisanti continua ad ostentare insoddisfazione per le soluzioni anti-Covid messe in piedi dal Governo e chiede un'ulteriore stretta sulla popolazione, anche a costo di invadere la privacy dei cittadini. "Le misure messe in campo con il nuovo Dpcm sono misure ad effetto temporaneo e non risolutive", ha spiegato ai microfoni di Ansa il titolare della cattedra di microbiologia presso l'Università degli studi di Padova. "Finchè non si elaborerà un piano per consolidare i risultati eventualmente derivanti da misure più restrittive, continueremo inevitabilmente in questa spirale di contagi". Necessario quindi un ulteriore intervento ancora più restrittivo, anche se ciò dovesse comportare interferenze nella quotidianità degli italiani. Per Crisanti bisognerebbe "mettere in campo un piano di sorveglianza che, una volta che saremo riusciti ad abbassare i contagi attraverso misure più restrittive come tutti speriamo, riesca a mantenerli bassi e sotto controllo". Dopotutto, spiega il virologo, già altri Paesi sono riusciti a realizzare un tale obiettivo:"Da Taiwan alla Corea", puntualizza."Oltre alle misure illustrate oggi dal premier, bisognerebbe cioè adottare una strategia che finora in Italia non è stata mai messa in campo". Vale a dire mettere in atto un "vero piano di sorveglianza che preveda tracciamenti mirati per interrompere le catene di trasmissione, strumenti informatici efficaci e rafforzamento della capacità di diagnosi". Una tesi già esplicitamente illustrata in un altro intervento effettuato nella giornata di ieri e riportato da "Il Gazzettino". "Se in questo momento fossi a capo del Comitato scientifico", aveva dichiarato infatti, "farei probabilmente tre cose: chiederei l'accesso incondizionato a tutti i dati di mobilità degli italiani, ma anche di comportamenti e di densità di popolazione per capire dove sono le zone più a rischio". Base essenziale di appoggio potrebbero essere i dati che vengono carpiti agli utenti in rete dai principali provider, come detto in modo esplicito e senza mezzi termini: "Google, Apple, Facebook, Amazon sono società private che hanno a disposizione una quantità enorme di dati su spostamenti e tracciabilità delle persone", ha raccontato Crisanti nel suo intervento al festival digitale "DigitalMeet" (Padova). Dati che "se fossero messi a disposizione di chi pianifica la vita sociale ed economica sarebbero utilissimi. Purtroppo non li abbiamo". "In Italia in 5 mesi non abbiamo costruito una rete di sorveglianza degna di questo nome", si era lamentato ancora, prima di puntare il dito contro il fatto che la scienza si sia assoggettata alla politica: "Se ci troviamo in questa situazione il merito è del comitato tecnico scientifico che si è allineato ad aspettative di tipo politico, ed è sbagliato". Tag:  dpcm Speciale:  Coronavirus focus Persone:  Andrea Crisanti
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Covid, oggi 21.273 contagi. Ma cala il numero delle vittime (Sun, 25 Oct 2020)
128 persone sono morte a causa del Covid nelle ultime 24 ore. La Lombardia è la regione che registra più casi, 5.762 Sono 21.273 le nuove positività al coronavirus registrate oggi. Numeri ancora in crescita, che hanno superato la soglia psicologica dei 20mila casi giornalieri sotto cui l'Italia si trovava fino a ieri. A fronte di un aumento dei contagi però, si è registrato un calo dei tamponi: in 24 ore ne sono stati processati 161.880 in tutto il Paese. Calano, a 128 i decessi (ieri erano 151) e continuano a essere alti i numeri degli incrementi dei ricoverati in terapia intensiva, oggi 80, e quelli dei posti letto nei reparti ordinari, che oggi sfiorano quota 800 (799). L'incidenza tra casi positivi e tamponi processati continua a crescere e, a livello nazionale, oggi è del 13%. [[nodo 1898616]] Attualmente in Italia ci sono 1.208 persone ricoverate nelle terapie intensive del Paese, un numero che non allarma gli esperti e che può ancora essere considerato sotto controllo, così come quello dei ricoverati, che con il nuovo incremento di oggi raggiungono quota 13.214 unità. Il maggiore incremento di ricoveri in terapia intensiva di oggi è stato registrato in Toscana, dove si è registrato un aumento di 24 unità, il valore più alto dal 17 marzo nella regione. Vicina alle 20 unità è, invece, la Lombardia, dove oggi c'è stato un incremento di 18 ricoveri nelle terapie intensive per Covid. La Lombardia è la regione che ha registrato il maggior numero di ricoveri standard per coronavirus, 173, ma anche il Piemonte ha superato quota 100 nuovi ingressi, arrivando a 118. Anche oggi, la regione lombarda è quella che ha fatto segnare il maggior numero di tamponi positivi, arrivando a 5.762 nuovi casi rilevati su 32.749 tamponi effettuati, il che porta l'incidenza al 17,6% che è ben oltre la soglia di allarme. La Lombardia, inoltre, ha registrato 24 nuovi decessi. Le agenzie riportano che il numero di emergenza 112 è stato intasato in diversi momenti e in diverse città per le troppe chiamate di soccorso giunte da cittadini in cerca di aiuto. Non va meglio la situazione in Campania, dove anche se i contagi sono meno della metà rispetto a quelli lombardi, c'è stato comunque un importante incremento di 2590 nuovi positivi. Segue a ruota il Piemonte, con 2.287. Riescono ancora a stare sotto i 2.000 casi sia la Toscana, che però ha fatto un balzo in avanti con 1.862 positività, il Lazio con 1.541 casi, il Veneto con 1.468 e l'Emilia Romagna, che in 24 ha registrato 1192 casi. Tutte le altre regioni si mantengono sotto i 1000 casi, anche se la Sicilia preoccupa con i suoi 695 nuovi casi positivi. Tag:  coronavirus
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Prove tecniche d'inverno. Ma a Cervinia è già caos (Sun, 25 Oct 2020)
In 2mila per il primo giorno sulle piste, è polemica I gestori: "Mascherina per tutti e febbre misurata" Primo giorno di scuola di sci. Maschera e mascherina, casco, crema, voglia e pazienza: c'era tutto quello che serviva, peccato che ci fosse anche una lunga coda, ieri a Cervinia, per la tradizionale apertura autunnale degli impianti da sci. La voglia di neve, dopo un inverno congelato a febbraio, ha richiamato oltre duemila persone. Che in fila per tre, col resto di due e più, hanno formato una colonna che ha fatto, prima, impazzire i social e poi impensierire l'intero settore degli sport invernali. La stradina che collega gli immensi parcheggi era colma: qualche steward si inerpicava su e giù a chiedere di mantenere le distanze. Gli altri traghettavano all'interno e alle casse una anche automatica una decina di persone alla volta, dopo aver provato loro la febbre, consegnando la mascherina a chi non la portasse. «Giornaliero, stagionale?», spiegazioni di rito e via attraverso i tornelli, poi ancora qualche ingorgo sui primi impianti e, infine lei, la neve. Bianca e libera, perché una volta in quota, di assembramento - va detto -, nemmeno l'ombra. Trenta euro per stare sul versante italiano, 63 per sconfinare oltre quota 3mila sul ghiacciaio di Plateau Rosà. Fra le 10 e le 11 la ressa era scomparsa, ma il dubbio che qualcosa sia andato storto resta: «Tutte le casse erano aperte, abbiamo fatto allungare la coda all'esterno proprio per non ingolfare gli interni -, spiega Matteo Zanetti neo presidente della società impianti -. Accettiamo le osservazioni costruttive e siamo contenti che Cervinia, che da sempre inaugura prima degli altri, possa fare da apripista, mettendo in luce le criticità». Che ieri non sono mancate: la vendita degli stagionali ha un iter più complesso e anche chi aveva prenotato via web doveva, come primo giorno, validare il voucher in cassa. Tutte procedure da snellire, incentivando la consegna del ticket in albergo o comunque l'acquisto on line, ormai possibile, anche grazie a circuiti prepagati o carta di credito. «Le code, però, si formeranno comunque - spiega Valeria Ghezzi, presidente di Anef - Associazione nazionale esercenti funiviari, che rappresenta il 90% delle imprese di settore - proprio per evitare di fa sostare la gente al chiuso». Anef sta limando un protocollo che molte Regioni hanno già sottoscritto: fra i punti cardine, sanificazione delle seggiovie, finestrini aperti su ovovie e funivie, accessi contingentati, divieto di «svestirsi» a bordo, togliendo casco e guanti, divieto di parlare al cellulare in quei pochi minuti di viaggio. Modulabile anche la velocità degli impianti, a seconda dell'afflusso: «A pieno ritmo - spiega Zanetti - smaltisci le code a valle; più lento, fluidifichi eventuali code sulle piste». L'imperativo è uno: meglio sbagliare ora che a dicembre, quando (al netto di nuovi lockdown) partirà ovunque la piena stagione. La preoccupazione, dato il confronto con la folla quotidiana che usa metrò o mezzi locali, è quella di non venire più additati come «untori», come avvenne in primavera. «Lo sci si fa all'aperto e imbacuccati», sottolinea Ghezzi che però lancia un messaggio: «Io capisco atleti e sci club, per cui la neve è equiparabile ad un lavoro, ma forse, se il nostro Governo ci chiede di evitare il superfluo, potremmo tutti aspettare a sciare». Rinunciare oggi, «per avere una vera stagione da dicembre, quando i numeri dello sci diventano davvero fondamentali». «Per almeno 60mila lavoratori e l'economia di tutte le alpi». E non solo per la passione di qualche curva, ancora fuori stagione. Tag:  cervinia mascherine pandemia Speciale:  Coronavirus focus
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Positivo al Covid il portavoce di Mattarella: "Il virus è infido" (Sun, 25 Oct 2020)
"Giovedì e venerdì (giorni in cui ero potenzialmente infettivo) non ho avuto contatti diretti con il presidente", rassicura Grasso Continua ad aumentare il numero dei contagi al Quirinale, dopo che l'allarme era scattato nei giorni scorsi in seguito alla positività al tampone naso-faringeo di uno chef in servizio nelle cucine del Palazzo: questa volta è toccato direttamente al portavoce del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, vale a dire Giovanni Grasso. Il primo caso di positività al Covid, registrato almeno due settimane fa ma divenuto di pubblico dominio solo negli ultimi giorni, aveva riguardato un dipendente delle cucine del Quirinale, collocate nel seminterrato del Palazzo. A seguito della notizia, ovviamente si erano attivati tutti i protocolli previsti in casi del genere, a partire dalla completa sanificazione degli ambienti in cui si sarebbe potuto ulteriormente trasmettere il virus e successivamente anche di quelli più frequentati dallo stesso Sergio Mattarella e dai suoi più stretti collaboratori, come le sale riunione. Lo chef, che aveva manifestato dei sintomi di non grave entità, era stato subito posto in isolamento, e successivamente tutti gli addetti alle cucine, ed in via precauzionale lo stesso Sergio Mattarella e gli uomini e le donne del suo entourage, avevano dovuto sottoporsi agli specifici esami medici per scongiurare un'eventuale diffusione del contagio. [[nodo 1898443]] Secondo quanto riferito in quelle ore concitate dall'agenzia di stampa Agi, il capo dello Stato sarebbe risultato negativo e per lui non si sarebbe reso necessario alcun tipo di isolamento precauzionale. Nessun caso di positività tra i più stretti collaboratori del Presidente della Repubblica, anche se, proprio all'interno delle cucine, si sarebbero registrati ulteriori due contagi. È di poco fa, invece, la notizia della positività al tampone naso-faringeo del portavoce di Mattarella Giovanni Grasso, che nelle scorse ore ha manifestato dei sintomi di lieve entità. "Ho il Covid sintomatico. Venerdì sera avevo la febbre alta, sabato ho fatto il tampone e stamattina ho avuto il responso: positivo", ha spiegato il diretto interessato, come riportato da AdnKronos. "Da stamattina non ho febbre e sto discretamente bene, tengo sotto controllo la saturazione dell'ossigeno e i valori sono assolutamente nella norma", ha rassicurato il portavoce del capo dello Stato. Secondo quanto da lui raccontato, lo scorso mercoledì, cioè solo due giorni prima dell'esordio dei sintomi, lo stesso esame del tampone naso-faringeo era risultato invece negativo. "Per fortuna giovedì e venerdì (giorni in cui ero potenzialmente infettivo) non ho avuto contatti diretti con il presidente". Stando a Grasso, quindi, Mattarella sarebbe al sicuro, anche se di certo, la situazione è ancora tutta da verificare. "Ora sono in isolamento a casa. Mio figlio e mia moglie sono negativi", ha rassicurato Grasso. "Al Quirinale sono già partite le previste procedure di sanificazione e controllo. Incrociamo le dita e occhio al virus: è veramente infido!", ha concluso. Tag:  Quirinale Speciale:  Coronavirus focus Persone:  giovanni grasso Sergio Mattarella
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L'audio sul concorso: "Questa gente è malata" (Sun, 25 Oct 2020)
Il sindacalista rivela al dirigente l'orientamento del Consiglio di Stato sul concorso a presidi: segnali positivi 
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Coronavirus, dopo Napoli esplode la protesta anche a Roma e Palermo (Sun, 25 Oct 2020)
Le proteste di Napoli contro le misure del governo per arginare i contagi da coronavirus si sono estese anche a Palermo e Roma, dove per alcune ore i manifestanti hanno impegnato la polizia in scontri e inseguimenti per le vie del centro Lo spettro di un nuovo lockdown fa paura all'Italia e la comunicazione del governo frammentaria e confusionaria non aiuta i cittadini a guardare al futuro con serenità. Il Paese ha paura di un crollo economico definitivo e i primi a essere preoccupati sono i ristoratori, gli operatori del turismo e tutto l'indotto. Sono questi i settori che attualmente risentono maggiormente delle misure restrittive adottate dal governo per contenere l'epidemia di contagi da coronavirus che, da ormai qualche settimana, sembra essere fuori controllo nel Paese. Il sistema di contact tracing non ha retto l'impatto con l'autunno e il panico diffuso genera allarmismo negli ospedali, presi quasi d'assalto. Il risultato sono i pronto soccorso che iniziano a cedere sotto la pressione dei nuovi ingressi, le ambulanze che stazionano con i malati al loro interno e, a margine di un imminente possibile crollo del sistema sanitario, le proteste di piazza per il già disastroso stato dell'economia. I cittadini campani sono stati i primi a reagire e a ribellarsi dopo le parole del loro governatore Vincenzo De Luca. I presidente della Regione Campania nella conferenza di venerdì ha annunciato che "per quel che riguarda la Campania procederemo in direzione della chiusura di tutto". Parole che hanno acceso gli animi, tanto che all'ora del coprifuoco la gente si è riversata nelle strade di Napoli, Salerno e di altre città per protestare. Sono nati scontri con le forze dell'ordine e scene di guerriglia urbana a causa dell'infiltrazione di facinorosi al fianco delle persone per bene che, con un atto di pacifica disobbedienza civile, sono scese in piazza per protestare contro le misure annunciate da De Luca, ma mai realmente rese effettive dal governatore, per frenare l'escalation di contagi da coronavirus nella regione. [[nodo 1898646]] Sulla falsa riga di quanto accaduto a Napoli, ieri è stata Roma a diventare palcoscenico di una piccola sommossa popolare. A mezzanotte, l'ora del coprifuoco deciso da Nicola Zingaretti, sono stati esplosi alcuni fuochi d'artificio nela centralissima Piazza del Popolo. Anche in questo caso, tra i manifestati si sono mischiati alcuni facinorosi che approfittando del clima di tensione hanno scagliato petardi, fumogeni e bombe carta contro la polizia presente in assetto antisommossa. In un primo momento la situazione sembrava potesse essere gestibile, tanto che le forze dell'ordine, anche come gesto distensivo nei confronto dei manifestati pacifici, hanno tolto i loro caschi. La situazione è poi precipitata ed è stato necessario per la polizia effettuare alcune cariche di alleggerimento, dopo il lancio di oggetti. Da quel momento, le zone attorno a Piazza del Popolo, fin oltre il Tevere, sono state oggetto di disordini con cassonetti e mezzi incendiati e lanci di bottiglie. La situazione è incandescente anche più a sud, a Palermo, dove i ristoratori hanno organizzato un corteo pacifico contro le chiusure decise da Stato e Regione. La meta finale dei manifestanti è stato Palazzo D'Orleans dove, però, si trovava un gruppo di estremisti e di no mask. Il clima era teso nel capoluogo siciliano ma fortunatamente non ci sono stati scontri e rappresaglie in città, come invece accaduto a Roma e Napoli. Quella del coronavirus rischia di trasformarsi in una bomba economica prima ancora che sanitaria. Sempre che già non sia accaduto. Tag:  coronavirus scontri proteste Persone:  Vincenzo De Luca
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IlGiornale.it - Economia

Gualtieri promette soldi ma non dice quanti e quando (Sun, 25 Oct 2020)
Il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri assicura indennizzi a tutti gli esercizi pubblici oggetto delle restrizioni introdotte dal Dpcm. Ma non si conoscono ancora le cifre Roberto Gualtieri ha ribadito quanto annunciato da Giuseppe Conte all'ora di pranzo: le aziende penalizzate dalle nuove norme anti Covid contenute nell'ultimo Dpcm riceveranno un indennizzo economico. Il ministro dell'Economia ha messo sul tavolo qualche dettaglio in più rispetto alle vaghe promesse del premier. Le aziende alle quali saranno erogati i famigerati "ristori" saranno "più di 300 mila, forse 350 mila". Il numero è elevato e comprende "tutte le aziende ed esercizi pubblici che sono oggetto delle restrizioni introdotte dal Dpcm", ha chiarito Gualtieri al Tg1. Il problema, anche piuttosto grosso, è che nessuno, almeno fino a questo momento, ha chiarito due dettagli fondamentali. Quelli che veramente contano. Il primo: di quanti soldi stiamo parlando? Troppo facile promettere aiuti economici senza quantificarli. I ristoratori gradirebbero sapere cifre esatte, se non altro per organizzarsi in vista delle prossime, complicate settimane. Il secondo: quando arriveranno precisamente gli indennizzi? Quando arrivano gli indennizzi In merito alla seconda domanda, Gualtieri ha spiegato che i ristori "arriveranno il più presto possibile". "Pensiamo che l'Agenzia delle entrate possa erogare questi contributi entro metà novembre, forse già l'11 novembre, perché ci sarà lo stesso meccanismo già autorizzato con il vecchio fondo perduto", ha affermato il ministro. Gualtieri ha inoltre aggiunto che chi ha già fatto domanda in passato li "riceverà in automatico", mentre chi invece farà domanda per la prima volta dovrà aspettare un po' di più, ma comunque riceverà l'indennizzo "entro l'anno". Oltre agli indennizzi, il governo ha promesso un credito d'imposta per gli affitti commerciali per tre mesi, l'eliminazione della seconda rata Imu, la cig per i lavoratori e l'indennità per i collaboratori. "Sappiamo di chiedere un sacrificio importante e necessario a contenere il virus", ha affermato Gualtieri riferendosi ai ristoratori. A quanto ammontano gli indennizzi Per tutti costoro ci saranno "questi indennizzi che sono solo una parte delle misure. Poi avremo per tre mesi il credito di imposta sugli affitti, l'eliminazione della rata Imu e poi naturalmente la cig per i lavoratori e l'indennità di 1000 euro per i collaboratori". Infine, per calmare gli animi, Gualtieri ha sottolineato che l'indennizzo sarà superiore rispetto a quello offerto la volta scorsa. "Sappiamo che anche i mesi scorsi sono stati mesi difficili e quindi sarà una quota un pò superiore a quella dell'altra volta", ha concluso. In giornata Conte ha tratteggiato la modalità di invio degli indennizzi. I soldi dovrebbero arrivare direttamente nel conto corrente dei ristoratori "con bonifico dall'Agenzia delle Entrate". Questo "è un meccanismo che abbiamo già visto" nelle settimane scorse, ha assicurato il premier, aggiungendo, riferito al governo, che "per il decreto sugli indennizzi confidiamo di andare in gazzetta già martedì". In ogni caso manca, come detto, il particolare più importante: quanti soldi riceveranno i titolari delle attività di ristorazione danneggiate dalle misure dell'ultimo Dpcm? Tag:  indennizzi dpcm Persone:  Roberto Gualtieri
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Locali, palestre e teatri: come avere i risarcimenti (Sun, 25 Oct 2020)
La stretta sulle attività della ristorazione costerà, secondo Fipe-Confcommercio, circa 2,7 miliardi di euro. Il governo pronto a dare ristoro a questo settore La crisi economica innescata dal coronavirus non si arresta. Siamo nel mezzo della seconda ondata. E i problemi, anche se non se ne sono praticamente mai andati, tornano al pettine. Ora, con il nuovo Dpcm, vengono varate misure restrittive per ristoranti, pub, bar, pasticcerie. Per Fipe-Confcommercio le misure annunciate costeranno altri 2,7 miliardi di euro alle imprese. Ma il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nella conferenza stampa odierna ha chiarito che gli aiuti non mancheranno. E che, addirittura, saranno previsti in Gazzetta Ufficiale già il dopodomani, martedì 27 ottobre. [[nodo 1898781]] "Il sostegno a questo mondo imprenditoriale - ha affermato Conte - arriveranno direttamente sui conti correnti dei diretti interessati con bonifico bancario attraverso l’Agenzia delle entrate". Sarà offerta una nuova indennità mensile, una tantum, agli stagionali del turismo, spettacolo, lavoratori intermittenti dello sport. C’è la conferma della cassa integrazione, un’ulteriore mensilità del reddito di emergenza e misure di sostegno alla filiera agroalimentare. È previsto, poi, il credito d’imposta per affitti commerciali di ottobre e novembre e la sospensione della seconda rata dell’Imu. Sul sito dell’Agenzia delle entrate è presente una guida operativa per i contributi a fondo perduto che sono stati erogati alle imprese a maggio per fronteggiare la prima ondata della pandemia. Il premier ha spiegato che si userà questo schema. Va precisato che non c’è ancora una norma operativa. Ma, ciò che si sa, è che il contributo a fondo perduto (stando a quanto previsto a maggio) potrà essere richiesto da soggetti titolari di partita Iva che esercitano attività d’impresa o di lavoro autonomo, come lo sono i gestori di bar e ristoranti. Il primo requisito è il conseguimento, nell’anno 2019, di un ammontare di ricavi o compensi non superiore a 5 milioni di euro. [[nodo 1898751]] Per ottenere l’erogazione del contributo a fondo perduto (nel mese di maggio) era necessario almeno uno di questi due requisiti: ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019 (stavolta si parametrerà il calcolo sui mesi di ottobre e novembre 2019). E l’inizio dell’attività a partire dal primo gennaio 2019. Il contributo a fondo perduto, sempre a maggio, è stato determinato applicando una diversa percentuale alla differenza tra l’importo del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 e l’analogo importo del mese di aprile 2019. Sempre l’Agenzia delle entrate spiegava che i contribuenti potevano richiedere il bonus mediante la presentazione di una domanda. Che deve contenere il codice fiscale del soggetto che richiede il contributo e l’Iban del conto corrente su cui accreditare il denaro. Tag:  ristoranti dpcm Speciale:  Coronavirus focus Persone:  Giuseppe Conte
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Contratto legno, Bellin: "Per la firma ostacolo da una parte del sindacato" (Sun, 25 Oct 2020)
Il capo delegazione di FederlegnoArredo: "No alle strumentalizzazioni" "Appare evidente leggendo alcuni articoli di stampa usciti oggi come la dichiarazione da me rilasciata giovedì 22 ottobre dopo la firma dell'accordo per il rinnovo del contratto legno, mobile, sughero, arredamento, boschivi e forestali, sia stata male interpretata, per non dire strumentalizzata”, Gianfranco Bellin capodelegazione di FederlegnoArredo, l’organizzazione delle industrie del settore di Confindustria Intervento con cui precisa che nella dichiarazione non c’è “nessun riferimento infatti da parte mia e da parte di tutta FederlegnoArredo a Confindustria, con cui abbiamo lavorato bene e collaborato per arrivare all'accordo nell'interesse di tutti, ma il riferimento era chiaramente a quella parte del sindacato che ha tentato di ostacolare fino all'ultimo il raggiungimento dell'obiettivo”. “La 'manifesta volontà di qualcuno di far saltare il tavolo per motivi esterni ed estranei al settore e alle sue dinamiche' cui ho fatto riferimento nella nota era ovviamente indirizzato a parte del sindacato”, conclude Bellin. Tag:  contratto legno FederlegnoArredo sindacati Confindustria Persone:  Gianfranco Bellin
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Se hai due soldi o compri casa o compri azioni (Sun, 25 Oct 2020)
Non sta succedendo niente di quello che sarebbe successo in ogni caso nei prossimi anni solo che gli anni sono oggi settimane. E chi tarda a capire l’andazzo finisce fuori dal mercato. Se l’anno 2020 verrà ricordato per la volatilità sui mercati finanziari, per i prezzi negativi del petrolio, per i tassi di interesse reali di nuovo negativi sulle obbligazioni, per il grande ribasso seguito dal grande rialzo del Nasdaq dobbiamo renderci conto che purtroppo o per fortuna l’anno non è ancora finito. Ci aspettano davanti la prossima settimana con 186 aziende dell’SP500 che annunciano gli utili trimestrali, le elezioni presidenziali il 3 novembre e una corsa a Capodanno che tra Coronavirus e stimoli all’economia si annuncia trepidante. Veniamo a qualche grafico che vi dà i polso di quello che sta succedendo a livello globale: il primo grafico che posto vi mostra l’andamento del mercato immobiliare Usa che è talmente positivo da essere fuori dalla norma. Il mercato richiede a seguito dell’emergenza sanitaria case mono familiari ma l’offerta non sta al passo e quindi i prezzi volano... aiutati da tassi per i mutui immobiliari ai minimi storici… [[fotonocrop 1898754]] Nel grafico che segue mostro i tassi di interesse a 30 anni sui mutui Usa che sono al minimo storico e la linea tratteggiata verde che mostra l’andamento del mercato immobiliare che è… su un massimo storico… mentre i permessi di costruzione stanno recuperando velocemente terreno. [[fotonocrop 1898755]] Piano piano anche in Europa gli istituti di previsione immobiliare stanno proiettando verso l’alto le proprie stime anche se per ragioni endogene di carenza di strumenti di misurazione o ritardo degli stessi sapremo che il boom immobiliare è in corso quando forse sarà già finito. L’assurdo di questa situazione è che almeno in Emilia Romagna le gru sono in azione e i cantieri corrono a pieno ritmo e gli agenti immobiliari sorridono. Non so quanto sia il Coronavirus a fare correre il mercato immobiliare quanto piuttosto che ormai se hai due soldi o compri azioni o compri casa, tertium non datur. Il dato di fatto comunque è che in tutta Europa il Coronavirus ci sta riportando a marzo ed aprile scorsi come dimostra il consumo di carta igienica in Germania… tutti corrono ad accumulare carta igienica per non uscire più di casa (in Italia si vede dalle prenotazioni della spesa on line su Esselunga o sulle altre catene di supermercati che permettono al consegna a domicilio). [[fotonocrop 1898756]] Quello che possiamo dire è che indipendentemente dalle oscillazioni delle elezioni Usa e nonostante il piano di rilancio, ennesimo piano di rilancio, degli Usa tardi a manifestarsi il Nasdaq continuerà a sovraperfomare gli altri indici per la potenza dell’innovazione tecnologica. Il concetto lo abbiamo già espresso e lo ripetiamo: non sta succedendo niente di quello che sarebbe successo in ogni caso nei prossimi anni solo che gli anni sono oggi settimane. E chi tarda a capire l’andazzo finisce fuori dal mercato. Tecnicamente il Nasdaq sta costruendo una seconda gamba verso il massimo storico e prima delle elezioni non avremo nient’altro che congestione, salvo i risultati delle trimestrali questa settimana che potrebbero spingere verso il basso in maniera comunque transitoria prima delle elezioni l’indice tecnologico. Per quanto riguarda il nostro mercato azionario dobbiamo scrivere che non c’è niente da scrivere. L’indice è tristemente piatto come da mesi ormai come altri indici europei. A livello di singoli titoli c’è veramente poco. L’analista indipendente Ilaria Ferrari segnala come La Doria possa essere una valida scommessa a livello fondamentale: il business è letteralmente esploso nel primo semestre ma i prezzi di Borsa sembrano non averne tenuto ancora pienamente conto, tanto che sono scontati, secondo un modello dei flussi di cassa scontati, di poco meno il 10% rispetto al fair price. “Nei primi 6 mesi del 2020, l’incremento a doppia cifra delle vendite di alimenti confezionati nel canale retail, per effetto della diffusione della pandemia da Covid-19 e del blocco del canale Horeca, ha portato a una crescita dei ricavi del Gruppo pari al +23,2% e a un forte miglioramento dei margini (la linea sughi, caratterizzata da livelli di marginalità più elevati, ha registrato una crescita del +30.5%): EBITDA +46.8%, utile netto pari a 25.8 milioni rispetto ai 9.8 milioni del primo semestre 2019 (positivamente influenzato da proventi su cambi per 8.4 milioni)”. E le azioni La Doria provengono da una lunga storia di redditi stabili e di ROE significativamente alto … sotto il profilo tecnico ovviamente ogni congestione o uncino per l’entrata è il benvenuto. [[fotonocrop 1898758]]
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Un governo spaccato a metà. I soldi Ue? Non sa come usarli (Sun, 25 Oct 2020)
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Quella fosca profezia di Visco: ora le banche possono saltare (Sun, 25 Oct 2020)
coronavirus  Coronavirus focus Url redirect:  https://it.insideover.com/economia/perche-ora-anche-le-banche-sono-a-rischio.html?utm_source=ilGiornale&utm_medium=article&utm_campaign=article_redirect Quella fosca profezia di Visco: ora le banche possono saltare
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Cybersecurity, una fondazione contro i pirati web (Sun, 25 Oct 2020)
Il fondatore Marini: "Siamo al servizio di cittadini e pmi". Anche Generali tra gli sponsor Le frodi informatiche sempre più attuali, estese e rilevanti. Non solo. Con lo smartworking il rischio è aumentato ulteriormente posto che le difese «casalinghe» in genere sono più fragili di quelle societarie. Oltre agli innumerevoli tentativi di truffe via mail (il cosiddetto phishing), a essere entrati nel mirino dei criminali informatici sono i dati personali, le credenziali anche aziendali e gli accessi ai servizi di vario genere che possono essere venduti sul web e «monetizzati» nel lungo termine. Nonostante l'aumento del rischio, la consapevolezza e la capacità di arginarlo sono tutt'altro che adeguati. Da questa constatazione nasce la Fondazione F3RM1. «Con altri esperti di sicurezza informatica, per ora 25, abbiamo deciso di costituire una Fondazione a servizio dei cittadini e delle piccole e medie imprese», spiega Remo Marini, fondatore della Fondazione e responsabile della sicurezza e dei rischi It di Generali Assicurazioni, tra gli sponsor dell'istituzione con Spike Reply. «Vogliamo irrobustire la cultura della sicurezza dei singoli, in modo da aumentare, in ultimo, quella del Paese. Si consideri che finora abbiamo rilevato oltre due milioni di attacchi verso obiettivi italiani», aggiunge l'esperto. Lo stesso nome della Fondazione è stato scelto nella speranza di avvicinare il pubblico non specializzato al tema della cybersecurity, così come fece Enrico Fermi con la fisica. Per raggiungere questi obbiettivi la Fondazione sta lanciando diversi servizi, tutti gratuiti, che prendono il nome da alcuni dei maggiori scienziati mondiali. Direttamente sull'home page della Fondazione si può verificare, tramite il servizio Melloni, se la propria mail, password compresa, è stata violata da attacchi informatici e quindi se, potenzialmente, i propri dati personali sono in vendita sul web. «Vogliamo proporre uno strumento di facile accesso per rendere ciascuno consapevole degli eventuali data breach (violazioni di data base ndr) che lo riguardano. Solo così gli utenti saranno in grado di difendersi, cambiando password ad esempio», spiega Marini. Sarà presto lanciato un altro progetto per privati: il servizio Ray che permetterà di esaminare il livello di sicurezza di una mail ricevuta e dei suoi allegati, arginando così i tentativi di phishing ormai sempre più accurati. Il servizio Turing, sempre in arrivo, è invece rivolto alle imprese per consentire di testare, attraverso la compilazione di un questionario online, il livello di rischio informatico. «Ci preme proporre un alert che renda le singole aziende coscienti delle diverse situazioni e le spinga ad attivarsi per gestire e mitigare il rischio di minacce e incidenti informatici«, spiega Marini. L'esperto preannuncia infine un ultimo progetto, Rodriguez, per le aziende e attivo nell'ambito dei sistemi di identificazione. Tag:  frodi informatiche Fondazione F3RM1 cybersecurity
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Carburanti, consumi a picco Il virus ruba 7 miliardi al fisco (Sun, 25 Oct 2020)
In 9 mesi le vendite di benzina e diesel scese del 18,9%. E in Europa è allarme per la produzione e la Brexit Il Covid-19 mette a dura prova non solo la tenuta di un settore, come quello dell'automotive che vale, nella sola Europa, oltre 14,6 milioni di occupati, ricavi pari al 7% del Pil dell'Unione europea e 60,9 miliardi di investimenti annui in ricerca e sviluppo, di cui buona parte destinati alla decarbonizzazione. A subire un importante contraccolpo, infatti, sono anche le casse del fisco. L'ultimo dato, in proposito, arriva dal calo dei consumi di carburanti nel nostro Paese. A fare un po' di conti è Gian Primo Quagliano (Centro studi Promotor): i proventi per l'Erario derivanti da Iva e da accise su benzina e gasolio auto sono scesi di 5,6 miliardi, passando da 26,5 miliardi, tra gennaio e settembre 2019, a 20,9 miliardi. «Il riaccendersi dell'emergenza coronavirus - afferma Quagliano - determinerà una nuova forte contrazione della mobilità e, quindi, dei consumi di benzina e gasolio che potrebbero produrre, nel 2020, un calo di 15,1 miliardi nella spesa complessiva e un calo del gettito pari a 7,3 miliardi». Una perdita per il fisco che potrebbe salire - sempre secondo Promotor - di altri 2,7 miliardi considerando il mancato rifinanziamento degli incentivi relativi alla fascia di mercato dell'auto più richiesta (91-110 grammi/km di CO2 emessa): 100 milioni andati esauriti, a settembre, in meno di due settimane. Restano comunque gli sconti generosi applicati dai concessionari. Il settore, comunque, guarda con preoccupazione a possbili nuovi drastici provvedimenti da parte del governo capaci di azzerare gli sforzi sostenuti negli ultimi mesi. In allarme, come detto, è il comparto petrolifero (raffinazione e distribuzione), come sottolineato da Claudio Spinaci, presidente di Unem, la neonata Unione energie per la mobilità (ex Unione petrolifera) alla recente assemblea. Un cambio di nome per sottolineare il sempre maggiore impegno verso la decarbonizzazione. Nei primi nove mesi del 2020, tornando a Promotor, le quantità vendute alla pompa hanno subito un calo del 18,9% sullo stesso periodo dello scorso anno. Ancora più forte è stata la contrazione della spesa che è calata del 26,4%, passando da 43,6 miliardi del gennaio-settembre 2019 a 32,1 miliardi, e ciò perché al calo dei consumi si sono accompagnate anche consistenti diminuzioni dei prezzi medi ponderati. Per la benzina si è passati da 1,572 euro al litro dei primi nove mesi del 2019 a 1,443 euro al litro dello stesso periodo del 2020, mentre per il gasolio si è passati da 1,481 a 1,340 euro. Per l'auto, infine, le ultime rilevazioni di Acea (Associazione dei costruttori europei) illustrate dal presidente di turno, Mike Manley, ad di Fca, palesano in tutta la loro crudezza gli effetti della pandemia. Tra gennaio e settembre è andata persa una produzione di 4.024.036 veicoli, il 22,3% dei volumi del 2019 per un danno di 122 miliardi, destinato ad aumentare. Acea stima un calo delle vendite del 25% al quale si uniscono le conseguenze di una «hard Brexit» per almeno 110 miliardi nei prossimi 5 anni. «C'è urgente bisogno di trovare modi per superare questo momento con il minimo danno a occupazione e investimenti, mantenendo allo stesso tempo una forte attenzione alla sfida climatica», le parole di Manley. Tag:  carburanti crisi economica Covid-19 Speciale:  Coronavirus focus
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Antitrust piega le compagnie low cost. Partono i rimborsi per i voli cancellati (Sat, 24 Oct 2020)
Nel mirino c'erano Ryanair, EasyJet, Vueling, Blue Panorama Messe sotto pressione da una possibile multa da parte dell'Antitrust, le compagnie aeree hanno deciso di cedere e di rimborsare i viaggiatori. E dunque chi ha visto nei mesi scorsi cancellare il proprio volo, ricevendo in cambio solo voucher da utilizzare per un nuovo ipotetico viaggio, avrà invece indietro il denaro speso per il biglietto. A malincuore dunque le compagnie low cost Ryanair, EasyJet, Vueling e Blue Panorama rimborseranno i clienti, evitando così ulteriori misure da parte dell'Authority presieduta da Roberto Rustichelli. In particolare, i procedimenti erano stati avviati a fine settembre per sospendere la vendita di biglietti per voli, poi cancellati unilateralmente dalle compagnie aeree, offrendo in cambio ai clienti soltanto voucher da utilizzare in seguito. Oltretutto, secondo l'Antitrust, senza fornire adeguata assistenza e informazione all'utenza, dato che i call center erano perennemente sotto pressione. La cancellazione era motivata «con la diffusione del contagio da Covid-19, sebbene i servizi si riferissero a un periodo e a destinazioni senza i limiti di circolazione stabiliti dai provvedimenti governativi», ricorda l'Antitrust. Ora invece Ryanair, EasyJet, Vueling e Blue Panorama - va detto che l'intero comparto aereo è stato tra i più colpiti dagli effetti del lockdown - hanno accettato di limitare l'utilizzo della causale della pandemia ai soli casi in cui «non è stato oggettivamente possibile operare il volo a causa di restrizioni ai trasferimenti di persone». Le compagnie hanno inoltre previsto un percorso per ottenere il rimborso in tempi prestabiliti e promesso di potenziare i rispettivi call center per fornire ai viaggiatori una assistenza migliore. Soddisfatte le associazioni dei consumatori, che tuttavia rilanciando chiedendo il superamento generale della politica dei voucher obbligatori, definendoli «illegali e contrari alla normativa europea». Adesso - sottolinea soddisfatto il Codacons - «le compagnie dovranno provvedere a rimborsare in denaro tutti gli utenti caduti nella trappola del voucher in relazione a voli cancellati per motivi non riconducibili al Covid, mentre si attende la decisione della Commissione Ue che ha aperto procedura di infrazione contro l'Italia per aver introdotto l'illegale strumento del voucher come unica forma di rimborso di viaggi e voli cancellati durante l'emergenza Coronavirus». Tag:  antitrust rimborsi compagnie aeree
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Dall'Europa 3,6 miliardi per l'Italia (Sat, 24 Oct 2020)
Approvata la Politica agricola comune. FI al governo: "Subito il piano nazionale" Due anni di negoziati per raggiungere l'intesa sul capitolo più pesante del bilancio europeo: le Politiche agricole. Mercoledì i ministri dell'Agricoltura dell'Unione europea hanno stretto gli ultimi bulloni della nuova Politica agricola comune (Pac), che entrerà in vigore nel 2023. Ieri gli eurodeputati hanno approvato la posizione del Parlamento Ue. La riforma delle policy agrarie consiste in maggior sostegno a chi adotta pratiche rispettose dell'ambiente, massimale per i pagamenti diretti un milione di euro, più aiuti alle Pmi. Aiuti per gi agricoltori in crisi e sanzioni più severe in caso di infrazione alle norme sull'ambiente e sul benessere degli animali. Forza Italia che in Europa aderisce al Partito Popolare, si intesta una parte dei risultati ottenuti per l'Italia e ora sprona il governo Conte a fare celermente i prossimi passi. In un comunicato della delegazione azzurra all'Europarlamento, firmata anche da Silvio Berlusconi, Antonio Tajani e Salvatore De Meo si spiega che dopo «lunghi negoziati, abbiamo ottenuto il migliore compromesso possibile. In tempi di grande incertezza economica, è fondamentale dare agli agricoltori un quadro normativo chiaro». Le prossime tappe saranno in gran parte nazionali. «Tocca ora» al governo guidato da Giuseppe Conte, «in attesa dei prossimi passaggi in ambito Ue, accelerare i tempi del Piano strategico nazionale. Per questo, è necessario un nuovo patto tra Ue, Stati membri, regioni e agricoltori. Noi continueremo a lavorare a tutti i livelli, per difendere i nostri agricoltori, il made in Italy e i marchi d'origine». Oltre al piano nazionale per il Recovery fund, il governo italiano ne dovrà quindi varare uno altrettanto importante. La posta in gioco è notevole. La Pac «con 344 miliardi stanziati per il 2021-2027, rappresenta oltre un terzo del bilancio europeo. Al nostro Paese arriveranno oltre 3,6 miliardi di euro l'anno», spiegano gli eurodeputati azzurri. Il timore degli azzurri è che il governo Conte non dia peso a una partita da 25,2 miliardi di euro. Una portata di poco inferiore al valore della nuova linea di prestito del Mes, che l'esecutivo italiano si appresta con tutta probabilità a rifiutare. Con la differenza che i 3,6 miliardi di euro all'anno sono risorse del bilancio europeo e non prestiti. «La delegazione di Forza Italia al Parlamento europeo - continua la nota firmata da Berlusconi - si è battuta per un'agricoltura moderna e competitiva che sappia coniugare prestazioni economiche, salvaguardia dei livelli di produzione, competitività delle imprese e tutela dell'ambiente. Continueremo a batterci per difendere gli agricoltori, il made in Italy, i marchi di origine, tutelando i nostri prodotti dal dumping e dal sottocosto, e per ottenere più fondi per la ricerca nel settore agroalimentare. È fondamentale sostenere i grandi e piccoli produttori, i giovani e le loro innovazioni in campo agricolo, facendo in modo che i finanziamenti arrivino ai veri agricoltori». La politica agricola riguarda 22 milioni di cittadini europei che lavorano nel settore, «il 47% del nostro territorio è agricolo: sostenere l'agricoltura significa sostenere il futuro dell'Europa», sottolinea Forza Italia. Per quanto riguarda l'Italia «il nostro Paese è primo in Europa per numero di prodotti di qualità certificata. Per noi, l'agricoltura è un settore strategico per la crescita economica e l'occupazione». Tag:  Politica agricola comune Unione europea (Ue)
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IlGiornale.it - Sport

Coronavirus, il nuovo Dpcm cambia volto allo sport (Sun, 25 Oct 2020)
Salvi sport come tennis, calcio (non a tutti i livelli), basket, pallavolo, pallamano e sci. Chiusura per palestre e piscine. Sì all'attività motoria nei parchi Il premier Giuseppe Conte ha firmato il nuovo Dpcm che contiene delle misure restrittive anche per quanto riguarda lo sport. A pagare dazio, in questa fase dal 26 ottobre al 24 novembre, saranno palestre e piscine che resteranno chiuse e con loro anche centri natatori e benessere. I centri e i circoli sportivi pubblici e privati, come ad esempio gli impianti di tennis, resteranno aperti ma seguendo sempre le norme di distanziamento vigenti dal mese di marzo. Salvo anche lo sci ma solo subordinatamente all’adozione di apposite linee guida da parte delle Regioni e validate dal Cts per evitare gli assembramenti. Continueranno ad essere permesse le attività sportive o motorie nei parchi con la distanza di sicurezza di due metri per quelle sportive e di un metro per tutte le altre. Di certo il mondo dello sport ne esce ulteriormente minato e penalizzato da questo nuovo decreto. Il calcio e gli altri sport Serie A, B, C e D andranno avanti nel rispetto dei protocolli vigenti, mentre dall'Eccellenza in giù sarà tutto sospeso. Avanti anche il calcio femminile di Serie A e B così come il calcio a 5 (futsal) che andrà avanti con la serie A, A2 e B maschile, A e A2 femminile. I tamponi resteranno il veicolo primario per le società con la speranza che non si ripetano più casi di falsa positività come capitato a Mancini della Roma o Hakimi dell'Inter (in Champions League e sotto la giurisdizione dell'Uefa). Per quanto concerne il basket ok ai campionati nazionali di A, A2, B nel maschile e A1 e A2 femminile; nella pallamano ok ricevuto dalla Serie A1 e A2 maschile e femminile, invece per quanto riguarda la pallavolo, si giocheranno Serie A e B maschile e femminili più alcuni tornei giovanili. La questione stadi I 1000 presenti allo stadio torneranno a toccare quota zero. Il precedente decreto aveva lasciato una soglia relativa alla presenza massima del pubblico di mille spettatori per le manifestazioni all'aperto e di 200 per quelle al chiuso. Nel nuovo Dpcm firmato da Conte, però, si parla di partite consentite ma solo e rigorosamente porte chiuse, si tornerà dunque a vedere gli stadi e i palazzetti deserti almeno fino al 24 novembre. Qualche settimana fa nel mondo del calcio, in Serie A, c'era chi aveva addirittura ipotizzato di aprire al 25-40% della capienza degli stadi mentre ora questo nuovo decreto riporta tutto al mese di giugno-luglio-agosto quando il massimo campionato di calcio fu portato a termine tra mille difficoltà ma con impianti deserti. Segui già la pagina di sport de ilGiornale.it? Tag:  decreto dpcm sport calcio piscine palestre Speciale:  Coronavirus focus
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Lukaku sblocca l'Inter e fa respirare Conte prima dell'euro esame (Sun, 25 Oct 2020)
Il solito belga apre, D'Ambrosio chiude il match. Ora testa allo Shakthar, già snodo Champions Solo e sempre Lukaku: segna il quinto gol del suo campionato, il settimo di stagione (sono 10 contando il Belgio) ed evita all'Inter una domenica di guai e cattivi pensieri. Un gol bello, possente, da centravanti vero, mai sufficientemente applaudito. Genoa battuto 0-2: risultato giusto, non semplice, reso più rotondo nel finale da una testata di D'Ambrosio. Per la prima volta, Handanovic non subisce gol e forse questa insieme ai 3 punti - è una delle 3 notizie più belle della serata genovese. L'altra è l'inserimento di Matteo Darmian, arrivato nel gruppo all'ultimo giorno, ma destinato a un ruolo importante in stagione. Gioca prima a destra (bene) e poi a sinistra (meglio): troppo facile pensare che presto prenderà il posto fin qui di Perisic. Formazioni ancora pesantemente condizionate dal Covid, cui Conte somma un po' di indispensabile turnover in vista della seconda sfida di Champions, martedì a Donetz. Così De Vrij e Barella partono in panchina, rispettivamente per Ranocchia e Brozovic. Barella entrerà dopo un'ora, dando alla squadra la spinta giusta e a Lukaku il pallone per la vittoria. Genoa più che prudente, qui il Covid ha colpito duro: Maran aspetta e difende a 5, senza nemmeno mascherarsi a 3, come fanno quasi tutte le squadre. In questo modo, Darmian e Perisic possono fare ciò che a loro riesce meglio, attaccare, e per un tempo gli esterni nerazzurri sono più bravi dei loro compagni che giocano in mezzo. Lukaku e Martinez sono infatti braccati, anticipati, sostanzialmente annullati dai difensori del Genoa, nonostante i molti palloni anche interessanti che arrivano dai lati. Lukaku rialzerà la testa, col gol ma non solo, Martinez resterà anonimo e nervoso fino alla sostituzione: la rabbia mostrata sedendo in panchina sembra la confessione per una serata-no più che la contestazione alla scelta dell'allenatore. Forse ingolosito da un avversario che per un tempo gli ha fatto meno del solletico, Maran a inizio secondo tempo chiede alla squadra di alzarsi: più pressing e più spinta, anche grazie all'ingresso di Luca Pellegrini. E come spesso in questi casi accade, finisce per pagare. Conte (curiosamente in tuta) aspetta l'ora per inserire il doppio turbo: l'Hakimi ritrovato («la Uefa un'altra volta sia più precisa», chiede Marotta) e il Barella risparmiato. Il sardo rileva Eriksen, che non aveva sfigurato, ma nemmeno inciso. Al momento resta un elemento di contorno in un organico che ha pedine con meno medaglie sul petto ma più utilità nei piedi. «Basta parlare sempre di lui», chiosa Conte. Tra le cose positive anche il recupero a tempo pieno di Bastoni e quello part-time di Nainggolan. Non è un caso che Conte sia tornato a fare tutte le 5 sostituzioni disponibili (primo gettone stagionale anche per l'ex baby Pinamonti). Insomma, chiara e meritata la vittoria dell'Inter, che ora può pensare allo Shakhtar senza ulteriori affanni o distrazioni. Partita difficile, certo più di questa, contro un avversario che ha già vinto a Madrid e dispone di fatto di un match-ball alla seconda partita. Tag:  Inter Romelu Lukaku Serie A
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Quella Joya "spezzata" sempre costretta a conquistarsi la fiducia (Sun, 25 Oct 2020)
Dentro Dybala. Come un anno fa, per lui gli esami non finiscono. Pirlo: "Non l'ho pungolato" Una prima foto in rosa l'ha postata nei giorni scorsi, facendo da testimonial alla quarta maglia che la Juventus utilizzerà oggi contro il Verona per la sola volta in stagione in omaggio alle leggi del marketing: dovesse buttare la palla dentro stasera, certamente seguirebbe post celebrativo e le migliaia di tifosi che hanno la Joya nel cuore apprezzerebbero ancor più il pink odierno. «Dybala giocherà e non ho avuto bisogno di pungolarlo ha detto Pirlo - Ha bisogno di allenarsi, perché ha avuto poco tempo: si è infortunato e in nazionale ha avuto un virus. A Crotone siamo rimasti in dieci e non ha avuto la possibilità di giocare: lo ha fatto a Kiev, quindi adesso è giusto che giochi dall'inizio». Via, allora. Con la maglia numero dieci che torna dal primo minuto, dopo la mezzoretta disputata a Kiev contro la Dinamo. In campionato finora è sempre rimasto a guardare e, insomma, la notizia sta lì: è dal 26 luglio scorso, quando si infortunò contro la Sampdoria, che l'argentino non mette piede in campo dall'inizio. Era poi seguita la corsa contro il tempo per averlo a disposizione contro il Lione negli ottavi di Champions: peccato però che dal suo ingresso in campo al successivo ko passasse lo spazio di un quarto d'ora mal contato. Un disastro, insomma. Con successive brevi vacanze e un recupero non proprio agevole: oggi si riannoderà quindi un filo particolare, prezioso quanto fragile. Perché non va nemmeno nascosto che il rapporto tra la Juve e lo stesso Dybala abbia attraversato parecchi alti ma anche tanti bassi: tutti sanno che nell'estate 2019 la società lo avrebbe ceduto volentieri, salvo piegarsi al rifiuto del giocatore. Poi, con la gestione Sarri, l'esplosione e il premio di miglior giocatore del campionato: mica bruscolini, ecco. Tanto che la questione rinnovo del contratto (scadenza 2022) è diventata, se non proprio spinosa, per lo meno scivolosa: il giocatore e il suo staff hanno fatto capire di non volersi accontentare di meno di 13-15 milioni a stagione, la Juve non vorrebbe spingersi a tanto ma in qualche maniera cercherà di accontentarne i desideri. Se poi si arrivasse alla rottura, hanno cominciato a suonare le sirene inglesi, questa volta da parte del Chelsea che avrebbe stanziato almeno 80 milioni per assicurarsene i servigi: se così andasse, la Juve si garantirebbe una plusvalenza di una settantina di milioni e non è nemmeno detto che non sia quello l'obiettivo finale di Paratici. Scenari che verranno, comunque sia. Intanto, il Verona: miglior difesa del campionato (un solo gol preso), ma anche senza vittorie fuori casa da dodici partite e mai vittoriosa a Torino nei 29 precedenti. Pirlo dovrà ancora rinunciare a Ronaldo, ma avrà Morata in gran forma (tre gol tra Crotone e Kiev) e potrebbe rilanciare dall'inizio anche Bernardeschi. «Senza pubblico continuiamo a vivere una situazione surreale ha detto Pirlo La quarantena dei giorni scorsi? Non è facile per nessuno ma, non avendo fatto il ritiro, è stata una bella occasione per stare insieme». Per lui, bicchiere mezzo pieno. Tag:  Juventus Verona Calcio Serie A
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Una "poltrona rosa" per due Hart-Hindley, stesso tempo (Sun, 25 Oct 2020)
Tappa al primo, maglia al secondo. E sono appaiati al via della crono. Mai successo in uno dei tre grandi giri Se non ci fosse stata la pagliacciata dell'altro ieri a Morbegno, potevamo solo parlare di un Giro bellissimo. Di una corsa pazzesca e apertissima come mai prima. Per la prima volta nella storia della corsa rosa, due ragazzi si presentano al via della crono finale con lo stesso tempo: il britannico Tao Geoghegan Hart, che ieri si è aggiudicato la tappa del Sestriere, e l'australiano Jai Hindley. A dire la verità l'australiano della Sunweb precede il britannico di 86 centesimi. Jai, 24 anni, si è vestito di rosa ereditando la maglia dal modesto compagno di squadra Wilco Kelderman, che anche ieri ha confermato di avere le stimmate dell'ultimo uomo, non certo dell'uomo in più o di riferimento. I primi due in classifica si giocano dunque tutto nella crono conclusiva partendo alla pari. È quanto è emerso dal circuito del Sestriere: tre giri sopra al nobile Colle, dove alla fine i duellanti della corsa rosa si spartiscono equamente il bottino. Dopo tanti chilometri e tanta fatica, decideranno 15 chilometri piatti che uniscono Cernusco sul Naviglio a Milano. Insomma, dopo più di 85 ore di corsa è necessario ricorrere all'ultimo quarto d'ora di celebrità per entrare nella storia del ciclismo per l'eternità. Chi batterà chi? I pronostici sono apertissimi, anche se la logica dice Geoghegan Hart, decisamente più portato per le sfide contro il tempo. Ma è altrettanto vero che la maglia rosa spesso fa miracoli e moltiplica forze e motivazioni, quindi occhio a Hindley, che non partirà battuto. Ma se la maglia rosa non avrà il potere di mettere le ali all'australiano, beh, allora il Giro è di Tao. Per quanto ci riguarda sarebbe anche il giusto riconoscimento ad una squadra come la Ineos che a questo Giro era venuta per vincerlo con Geraint Thomas, ma ha dovuto subito farne a meno (3° tappa, ndr) a causa di una banalissima caduta causata da una dannatissima borraccia finita sotto le sue ruote. Perso il capitano, non si sono persi d'animo, anzi, si sono rialzati senza piagnucolare e senza isterismi, vincendo tappe su tappe (con quella di ieri di Geoghegan Hart sono 6). Poi ha portato Geoghegan Hart in cima alla corsa con uno straordinario lavoro collettivo. Siamo quindi allo spareggio: Geoghegan Hart ci arriva grazie allo straordinario lavoro dell'australiano Rohan Dennis, l'uomo del tempo e del cronometro, che dopo aver scalato lo Stelvio ha spianato anche il Sestriere come se fosse in pista. Una pista tra terra e cielo. A ruota loro resta soltanto Hindley. «Se penso a dov'ero dieci giorni fa, mi sembra incredibile di potermi giocare il Giro», dice Geoghegan Hart, che all'Etna, nel giorno dell'addio di Thomas, ci aveva rimesso un paio di minuti per una foratura ai piedi del vulcano. «È un onore vestire la maglia rosa, ora spero solo che vinca il migliore», replica Hindley, augurandosi che non sia proprio così. Tag:  ciclismo giro d'italia Tao Geoghegan Hart Jai Hindley
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Atalanta ko. Ranieri, prove di Leicester alla doriana (Sun, 25 Oct 2020)
L'EuroDea si spegne di nuovo in campionato e crolla in casa. Per la Samp terza vittoria di fila La Champions League incombe, l'Ajax sta per planare su Bergamo, ma l'Atalanta versione campionato perde ancora. Anche di riflesso, la Champions gioca brutti scherzi. La Sampdoria ringrazia, vince 3-1 nel silenzio del Gewiss Stadium con una prova di carattere, attenta dietro e cattiva davanti, proprio come impongono i sacri dettami del metodo Ranieri. A tratti, soprattutto in fase di ripartenza, vengono a galla gli sprazzi di quel celebre Leicester, macchina perfetta condotta con un'impresa dal tecnico romano sull'Olimpo della Premier League. In attacco non c'è lo spigoloso Jamie Vardy, ma un sempreverde Fabio Quagliarella, arrivato al quarto centro stagionale per rinforzare una statistica che la dice lunga sulla sua longevità davanti alla porta: il 41% dei suoi gol in carriera in Serie A, ben 68 su 168, è arrivato dopo aver compiuto i 34 anni. Alla faccia della vecchiaia, l'attaccante campano ha impresso il pregevole marchio anche ieri, sbloccando il match al 13' con un sinistro imprendibile e dopo aver disorientato Palomino in marcatura. Quagliarella ha raggiunto Giuseppe Savoldi al quindicesimo posto nella classifica dei migliori marcatori in massima serie, poteva perfino superarlo, ma sul finire del primo tempo si è fatto parare da un felino Sportiello il rigore concesso per il braccio galeotto di Mojica sul tiro-cross di Jankto. Il turnover ha amplificato le difficoltà dell'Atalanta, dall'inizio sono rimasti fuori Toloi, Romero, Hateboer, Gosens, Freuler e Zapata. In campo la differenza s'è notata, davanti la squadra non ha punto e dietro ha sofferto troppo, a conferma di un trend preoccupante con ben 10 gol presi nelle ultime cinque uscite. Nella ripresa Gasperini ha provato a rimediare inserendo Gosens, Zapata e Toloi, ma oltre a perdere De Roon per un problema all'inguine, il copione è rimasto identico e all'ora di gioco Thorsby ha calato il raddoppio di testa. Finale movimentato con il rigore trasformato da Zapata, ma doriani spietati fino all'ultimo con il sinistro vincente di Jankto nel recupero. Nel dopo gara Gasperini ha difeso la squadra: «Ho fatto esperimenti e abbiamo perso distanze e certezze. La colpa è mia, adesso dobbiamo riordinare le idee e ci serve del tempo». Per Ranieri terza vittoria di fila, il modo migliore per arrivare al derby contro il Genoa di domenica prossima: «Abbiamo sfoderato coraggio e personalità, il gol a inizio partita ci ha dato la giusta carica». L'Atalanta finisce dietro la lavagna, la Champions può essere croce e delizia. Tag:  Atalanta Calcio Sampdoria
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La Ferrari rinasce presa per mano da Leclerc (Sun, 25 Oct 2020)
Le novità tecniche funzionano. Quarto tempo per Charles a 4 decimi da re Lewis. Male Vettel La miglior Ferrari della stagione non fa neppure il solletico a Lewis Hamilton, ma in quest'anno bislacco bisogna anche imparare ad accontentarsi. Charles Leclerc, l'uomo del futuro, ha finalmente potuto godere un po' anche del presente portando la SF1000, rivista ma non totalmente corretta (impresa impossibile) in seconda fila a 0438 dalla Mercedes di Lewis sull'inedita e davvero bella pista di Portimao, definita dallo stesso Hamilton «dura e pura» tanto mette alla prova i piloti più delle auto. Se si calcola il distacco al chilometro (94/100) la Ferrari non era mai stata così vicina alla Mercedes che resta su un altro pianeta, intendiamoci, perché mai Leclerc ha potuto ipotizzare di avvicinarsi alla prima fila Quella resta un'esclusiva Mercedes con il solo Verstappen in grado di avvicinarsi almeno a Bottas. Max ci proverà al via, statene certi, anche perché poi in gara è ancora tutta da verificare la possibilità di sorpassare su questa pista modello otto volante. Un ruolo importante, come spesso capita, lo giocheranno le gomme Pirelli con il rischio di un consumo eccessivo delle più tenere. Ed è per questo che le Mercedes e Leclerc si sono qualificati per il Q3 con le medie. Avranno meno grip in partenza, ma la certezza di poter restare in pista più a lungo senza dover perdere in termini di prestazioni. È il jolly che cercava la Ferrari per non fare la gara del gambero di 15 giorni fa al Nürburgring. Oggi Leclerc potrà giocarsela meglio. Ieri era contento. Le novità portate in pista hanno funzionato. «Non possiamo fare miracoli, ma piccoli passi sì. Sono contento di come è andata la qualifica e esser riusciti a qualificarci con le gomme medie è importante per pianificare una gara interessante». L'obbiettivo massimo è il podio. E in questa stagione sarebbe una mezza impresa. Salta ancora all'occhio la differenza tra Charles e Vettel, rimasto fuori in Q2 per l'ottava volta di fila. Vettel ha preso 0552 dal compagno. Anche lui ha provato a passare il turno con le medie, ma ha fallito. Peccato perché venerdì era sembrato più in palla. L'impresa di Hamilton alla 97esima pole della carriera, la nona stagionale, questa volta è stata più difficile del solito perché per battere Bottas ha dovuto inventarsi qualcosa di speciale. Dopo essergli stato dietro in tutte le sessioni ed esser ancora a 0180 dalla pole del compagno, Lewis ha deciso di provarci con un doppio giro sulle gomme gialle e al secondo tentativo ha firmato il giro più veloce della giornata. Una tattica studiata a tavolino con i suoi ingegneri quando ha capito che le gialle scaldate con un giro lanciato avrebbero potuto dargli più grip delle rosse. Bottas non ci ha pensato. Lui non solo ci ha pensato, l'ha pure messo in pratica. In pole con le gomme medie. Un altro record firmato Hamilton. Verrà il giorno in cui Max e Charles potranno combattere davvero con lui. Allora sì che ci divertiremo. Tag:  Formula 1 Ferrari Charles Leclerc
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Ciclisti ammutinati, Giro in ostaggio (Sat, 24 Oct 2020)
È come se avessero sfregiato la pietà di Michelangelo. I corridori del Giro sfregiano la "corsa rosa" senza pietà. Senza una ragione plausibile, per questioni risibili. È come se avessero sfregiato la pietà di Michelangelo. I corridori del Giro sfregiano la «corsa rosa» senza pietà. Senza una ragione plausibile, per questioni risibili. Così, dal figurone dello Stelvio si passa alla figuraccia di Morbegno. Basta una notte per cancellare tutto. Non ne avevano voglia. Non se la sentivano di percorrere 258 chilometri di tappa la più lunga di questo Giro dopo due giorni certamente massacranti (600 km con oltre 15mila metri di dislivello). Non avevano voglia di sciropparsi una tappa insignificante che aveva un senso solo per gli sprinter, perché quella di ieri da Morbegno ad Asti sarebbe stata l'ultima occasione per gli uomini-jet. Invece l'allegra compagnia di Giro, decide di incrociare le braccia e scendere di bicicletta. Troppo freddo (13°), troppa pioggia (pioggerellina), troppa stanchezza (questa c'è): ma muoversi prima? Sollecitare Mauro Vegni - direttore del Giro per tempo? Niente di tutto questo. Arrivano al mattino e lì, sulla linea di partenza, si consuma l'insano gesto. A dirla tutta anche Mauro Vegni pecca in bontà e disponibilità. Se fossimo in lui non staremmo tanto lì a discutere, capire o comprendere: chi c'è c'è, chi non c'è se ne torni pure a casa. Nel gruppo non solo non sono tutti d'accordo, ma la gran parte di loro non sa nemmeno cosa stia succedendo. Molti di loro sono pronti a partire, tra questi Nibali, Fuglsang e Sagan, non certo i Sunweb con la maglia rosa Wilco Kelderman: mediocre in tutto. Le operazioni per bloccare il Giro cominciano nella notte sulla chat dei corridori. C'è chi propone di chiedere una riduzione sul viaggio da Morbegno ad Asti. C'è stanchezza, ma al mattino la pioggia fa il resto. Un paio di ciclisti stranieri fanno da capipopolo, guarda caso delle squadre che già avevano minacciato di andarsene per il Covid (la olandese Jumbo Visma e l'americana EF). Si va per votazione a maggioranza, per alzata di mano e partenza che slitta cento chilometri più a valle. Basta questo a trasformare una corsa in farsa. Giretto dimostrativo per accontentare l'amministrazione comunale di Morbegno che ha pagato per avere questa partenza, poi i corridori si fermano dopo 11 km, le biciclette vengono sistemate sulle ammiraglie, mentre i corridori salgono tutti sui rispettivi motorhome di squadra. Viaggio di cento chilometri e nuova ripartenza fissata per le 14.30 da Abbiategrasso, destinazione Asti. Finita la corsa, incomincia la sfida a scaricare le responsabilità. Al mattino tutti uniti, a tardo pomeriggio non si capisce chi abbia avuto l'idea di bloccare tutto. Cristian Salvato delegato del sindacato mondiale dei corridori (CPA, presieduto da Gianni Bugno, impegnato come opinionista Rai, ndr), fatica a far capire come è nata questa brutta storia. «Bisogna capirli, la stanchezza si fa sentire e 13° sono davvero pochi: fa freddo». Più chiaro il direttore Mauro Vegni: «È stata una figuraccia mondiale, vanificati tutti i nostri sacrifici. Ora pensiamo ad arrivare a Milano, poi qualcuno pagherà anche questo». Oggi 20ª tappa, da Alba a Sestriere, 190 km. Tappa che potrebbe essere decisiva ai fini della classifica generale. Per tre volte verrà affrontato il Sestriere, con arrivo in cima al Colle. Sempre che ne abbiano voglia. Tag:  giro d'italia ciclismo
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Paura per Luca Toni: vittima di una rapina a mano armata. "Per fortuna stiamo tutti bene" (Sat, 24 Oct 2020)
Toni è stato vittima di una rapina da parte di alcuni malviventi che con pistole alla mano gli hanno svaligiato casa Brutta disavventura per Luca Toni e famiglia nella sua abitazione di Montale, una frazione di Castelnuovo Rangone, in provincia di Modena. Il campione del mondo con l'Italia di Marcello Lippi, infatti, ha subito una rapina in piena regola nella sua villa nella serata di giovedì. L'ex attaccante di Juventus, Palermo, Fiorentina, Bayern Monaco è stato aggredito dai malviventi mentre era in casa con i figli e questo ha provocato attimi di terrore al 43enne di Pavullo nel Frignano. La ricostruzione I ladri con pistole in pugno e maschere per coprire il volto gli hanno ordinato di consegnare tutti gli oggetti di valore presenti nell'abitazione. Dalle prime ricostruzioni si è evinto come i malviventi conoscessero bene le abitudini e i movimenti della famiglia Toni. I ladri in questione si sono mossi di notte, con una sicurezza sfrontata e pare fossero in quattro con un quinto che attendeva fuori dalla villa in macchina con il motore acceso pronto poi per la successiva fuga. Fortunatamente i figli di Toni non sono stati coinvolti in questa assurda vicenda. Secondo le indiscrezioni l'autovettura sulla quale si sono allontanati sembrerebbe essere un'Audi anche se non è stato possibile prendere i dati della targa. Nella giornata di venerdì 23 ottobre gli esperti della scientifica hanno fatto tutti rilevamenti del caso in cerca di impronte o resti di Dna che potrebbero aiutare ad identificare i malviventi. Nel modenese è da ben sei mesi che una o più bande di ladri si "diverte" a far saltare in aria bancomat degli istituti di credito e ci si chiede se si tratti delle stesse persone. Lo sfogo social Toni ha utilizzato i social network per informare i suoi follower e non solo di questo spiacevole accaduto: "La cosa che conta di più è che la mia famiglia sta bene, non ci hanno fatto del male pur avendo subito tutti un bel trauma e un forte spavento. Dispiace anche il fatto che i malviventi mi abbiano portato via beni preziosi ma sopratutto affettivi. A seguito della rapina sono intervenute le forze dell ordine probabilmente chiamate dai vicini insospettiti da una macchina in movimento nella mia via; la vigilanza non si è accorta di nulla. Chiedo rispetto e privacy per me e la mia famiglia in questo momento". Visualizza questo post su Instagram Siccome sta circolando la notizia , volevo comunicare che giovedì sera tra le 1930 e le 2130 ho subito una rapina in casa da parte di tre malviventi che indossavano passamontagna e armi .La cosa che conta di più è che la mia famiglia sta bene ,non ci hanno fatto del male pur avendo subito tutti un bel trauma e un forte spavento.Dispiace anche il fatto che i malviventi mi abbiano portato via beni preziosi ma sopratutto affettivi.A seguito della rapina sono intervenute le forze dell ordine probabilmente chiamate dai vicini insospettiti da una macchina in movimento nella mia via;la vigilanza non si è accorta di nulla.Chiedo rispetto e privacy per me e la mia famiglia in questo momento.grazie a tutti Un post condiviso da Luca Toni (@luca_toni.9) in data: 24 Ott 2020 alle ore 12:12 PDT Segui già la pagina di sport de ilGiornale.it? Tag:  Bayern Monaco Juventus calcio ACF Fiorentina Persone:  Luca Toni
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Federica Pellegrini: "Se ci sarà nuovo lockdown lascio il nuoto" (Sat, 24 Oct 2020)
Nella sua ultima intervista la campionessa ha parlato del contagio e della bufera social legata alla violazione della quarantena. Una tempesta di insulti che l'ha colpita ma non affondata Ultime ore di quarantena per Federica Pellegrini che, in attesa del tampone negativo, si appresta a tornare alla sua quotidianità. Gli ultimi dieci giorni per la campionessa di nuoto non sono stati affatto facili e non solo per colpa del coronavirus. La Divina è stata travolta da una brutta polemica social per aver accompagnato la madre, sospetta positiva, a fare il tampone, violando (con autorizzazione) l'isolamento. Intervistata da Il Fatto Quotidiano la Pellegrini ha parlato del suo difficile lockdown, della tempesta di insulti dal web che si è trovata ad affrontare e del suo futuro - ormai lontano - dal nuoto professionista. Difficile capire come Federica Pellegrini si sia contagiata, ma quello che è certo è che il virus l'ha messa a dura prova e lei ha confessato di non aver mai pianto così tanto in vita sua. Dopo la notizia della positività al Covid-19 di Mara Maionchi, sembra sempre più probabile che la Divina si sia contagiata quando si trovava a Roma per le registrazioni di Italia's got talent: "Ho viaggiato in treno, sono stata in hotel. Non sono andata a cena con persone estranee alla produzione ma poco dopo sono risultata positiva". [[nodo 1897948]] In questi ultimi difficili mesi, con in programma le gare a Budapest e le prossime Olimpiadi, la paura di contagiarsi è sempre stata forte, perché l'ennesimo stop - a 32 anni - per Federica Pellegrini avrebbe rappresentato un problema: "Temevo di ammalarmi e dovermi fermare. Alla mia età ogni volta che riprendo dopo uno stop lungo faccio fatica per recuperare. In più già venivo da un virus intestinale che mi ha uccisa, ti dici: "sei forte, avanti", e invece sono crollata". Di una cosa la campionessa è certa: "Se ci sarà un altro lockdown io smetterò di nuotare. Le Olimpiadi con un nuovo lockdown verranno annullate e io tra tre anni non nuoterò più". Una risposta arrivata "a caldo", dettata dall'istinto e forse dala rabbia per la situazione, ma a mente fredda la Divina ha rettificato attraverso Instagram: "Ho risposto a una domanda su altre sei settimane di stop. Io spero di non succeda mai. Ce la sto mettendo tutta per tornare a nuotare, tranquillissimi. Poi quello che succederà, succederà". Poi Federica Pellegrini è tornata a parlare della brutta polemica legata alla madre, portata a fare il tampone al drive-in nonostante il vincolo della quarantena. Lei ha incassato, si è difesa e ora rilancia: "Una persona normale dopo questa shitstorm forse si sarebbe tirata indietro sui social. Io invece ho deciso che continuerò a parlare di me come e quando voglio. La vicenda di mia madre mi è costata due giorni di insulti". Poi scherza sulla chiamata di Conte ai Ferragnez: "Dopo quello che ho combinato con la cosa di mia madre secondo me gli ho fatto anche girare le balle!". Il mondo social, anche per una sportiva bellissima e di carattere come lei, rimane comunque un ambiente "pericoloso". Nell'intervista la campionessa ha svelato di essere stata più volte colpita dagli insulti degli hater: "Mi dispiaccio. Per dire, so che le mie spalle sono molto sviluppate, sono state a lungo una mia insicurezza. Leggere "Sei un muratore", "Sei un bell'uomo" non è bello, ma poi ti abitui, ti ricordi che con quelle spalle hai vinto delle medaglie. Una volta ho risposto a uno di questi hater e da quel momento c'è stato un click. Ho smesso di preoccuparmi. Però i vestiti scollati non li metto, ho ancora quell'insicurezza". Un'insicurezza che non si vede in amore dove lei ora parla apertamente del passato, ma non del presente: "Mi chiedi se sono fidanzata con Matteo (il suo allenatore, ndr)? Non te lo posso dire. Ma in amore non galleggio, non ho mai avuto timore né di chiudere le mie storie né di cominciarle". Il motivo di tanta riservatezza sono le storie passate, che le hanno dato lezioni che ancora lei conserva: "Vengo da una storia in cui tutto è stato sempre sparato sui giornali, non ho più voglia di queste dinamiche. Quando poi chiami i paparazzi prima di andare a cena, non torni più indietro. Non io no. Qualche mio ex, purtroppo sì. E ora mi difendo". Tag:  Covid-19 Olimpiadi Persone:  Federica Pellegrini
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Charles e Seb, la Rossa prova a illuderci (Sat, 24 Oct 2020)
Bottas davanti nelle libere, Hamilton male, Leclerc 4°. E rispunta Vettel, 6° Mai illudersi. La Ferrari del 2020 almeno questo ce lo ha insegnato. Anche l'ultima volta in Germania il sabato di Leclerc ci aveva regalato le stesse speranze di una notte stellata d'estate. Peccato che il mattino dopo sia poi arrivata la tormenta. Come la gara di Charles al Nürburgring. Dopo il venerdì portoghese l'illusione continua. Leclerc è quarto a 0898 da Bottas, ma vicino a Verstappen che poi è l'unico obbiettivo possibile anche nei sogni. Ma soprattutto si è rivisto Vettel, 6° (a 12) che finalmente potrebbe tornare a qualificarsi per il Q3, impresa che manca dalla prima gara di Silverstone, da 7 Gp. Per la Ferrari di oggi che ancora aspira al 3° posto nel Costruttori (è a 40 punti dalla R. Point) sarebbe già una bella notizia, come importante sarebbe raccogliere dati importanti anche in assetto gare, sulle novità portate in pista a Portimao in quello che è il maggior sforzo stagionale dal punto di vista dello sviluppo. È comunque già importante dare un segno. Far vedere una reazione e non restare fermi come davanti a un'imitazione di Crozza. La Ferrari ha toccato il fondo ed ora è arrivato il momento di invertire la rotta. Non si pretende di vederla lottare per la vittoria, ma almeno non rischiare più il doppiaggio e poter sognare di arrivare a podio azzeccandole tutte in gara. Sarebbe il modo giusto di concludere una delle peggiori stagioni degli ultimi anni. Quest'annata stravolta dal Covid ha almeno il pregio di farci conoscere piste che meriterebbero di restare sul calendario. Dopo il Mugello anche Portimao è un tocco di colore nel grigiore dei circuiti disegnati negli ultimi anni. Saliscendi da montagne russe, staccatone in discesa, una pista che come racconta Sainz ricorda Tokyo Drift filmone della serie Fast and Furious. Andrebbero solo cambiati i track limits, che rischiano di causare penalizzazioni a pioggia. Il grande assente del venerdì è stato Hamilton, lontano come mai in classifica (traffico e un errore) e deconcentrato. Sono giorni in cui si chiacchiera del suo futuro, dopo che lui ha detto come, per la prima volta in carriera, non stia pensando ad un triennale. Quando firmerà il rinnovo del contratto? E per quanti anni? Probabilmente prima vincerà il suo settimo titolo, poi ci farà sapere. Intanto dalla Germania rimbalza un'intervista di Kallenius in cui il ceo di Mercedes afferma che «sarebbe folle abbandonare la Formula 1». Sarebbe un problema in meno per Stefano Domenicali, il nuovo grande capo che ieri è comparso in pista a preparare il suo debutto previsto a gennaio 2021. Tag:  Formula 1 Ferrari Charles Leclerc
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Il tempo assoluto non esiste perché le masse lo curvano (Sun, 25 Oct 2020)
In relatività generale non esistono più lo spazio e il tempo, esistono stelle, asteroidi, persone ed oggetti che interagiscono con lo spaziotempo Il tempo assoluto tanto caro a Newton e che ci sembra tanto naturale non esiste. Le teorie della relatività, ristretta prima e generale poi, ci hanno insegnato, teoricamente prima e a suon di esperimenti poi, che il tempo corre in maniera totalmente diversa a seconda di dove mi trovo, di come mi muovo, e di cosa c’è intorno a me. Al mare scorre più lentamente che in montagna e addirittura si fermerebbe se riuscissi a raggiungere e “cavalcare” un buco nero (leggi qui e qui). Soffermiamoci un po’ di più su questo punto: che cosa vuol dire che il tempo scorre diversamente a seconda di dove sono, di come mi muovo e di cosa succede attorno a me? Vuol dire che l’intervallo temporale tra due eventi è diverso a seconda di dove sono, di come mi muovo e di cosa succede attorno a me tra quei due stessi eventi. Se durante una gara di velocità tra lumache, noi rimaniamo a sonnecchiare a bordo pista fino alla fine, mentre tu, stufo di aspettare, ti fai un giro in macchina nei monti vicini per tornare solo allo “sprint finale”, l’intervallo temporale tra l’inizio e la fine della gara sarà diverso per noi e per te. Il nostro intervallo temporale sarà minore del tuo, ovvero per noi sarà passato meno tempo e tu sarai invecchiato di più. La lumaca sulla quale avevamo puntato tutto potrebbe aver battuto il record della pista per noi, ma non per te. L’unità di tempo, il secondo, per una persona sulla Terra non è un secondo per una persona sulla stazione spaziale internazionale. Il metro temporale, quindi, non è unico e si modifica in maniera dinamica a seconda di quanto vicino io sia ad una massa, di quanto veloce mi muova e di come masse ed energia si muovono attorno a me. Questo è la grande rivoluzione sull’idea di tempo cominciata un secolo fa. E lo spazio? Beh lo sappiamo: la relatività generale ci dice che una grande massa lo curva. È anche facile da capire e da immaginare, basta mettere un peso su di un tappeto elastico ed ecco che quest’ultimo si curva. Muovo quella massa, o ne aggiungo un’altra facendole danzare una intorno alla prima, ed ecco che la curvatura del tappeto cambia continuamente, anche producendo onde (l’equivalente delle onde gravitazionali). Le cose in realtà non sono poi così semplici. L’esempio del tappeto ha infatti i suoi grandi meriti per aiutarci a visualizzare la curvatura dello spazio, ma bisogna stare attenti: lo spazio tridimensionale infatti si curva senza andare ad occupare una quarta dimensione spaziale (che fino a prova contraria non esiste) come invece fa il tappeto bidimensionale invadendo la terza dimensione. In termini tecnici lo spazio si curva intrinsecamente e non estrinsecamente. Non entriamo in ulteriori dettagli perché proprio sulla curvatura dello spazio è interamente dedicato il nostro precedente articolo (leggi qui). Ricapitoliamo: la relatività generale ha preso il tempo e lo spazio assoluti newtoniani che tanto ci piacciono e ci sembrano intuitivi, e li ha resi concetti fluidi, cangevoli e apparentemente controintuitivi. Sotto l’effetto di grandi masse ed energie lo spazio viene curvato (con le dovute accortezze di cui sopra), e il metro temporale perde la sua unicità, dilatandosi e restringendosi. Bene. Più o meno chiaro? Ottimo, allora riconfondiamoci le idee. Avrete sicuramente sentito dire, infatti, che nella rivoluzione einsteiniana dell’inizio del secolo scorso spazio e tempo smettono di essere entità distinte. Essi si fondono a formare lo spaziotempo, il tessuto quadridimensionale che, modificandosi sotto la presenza di masse ed energia, produce quello che noi chiamiamo attrazione gravitazionale. Abbiamo visto infatti che il tempo si modifica a seconda di dove sono nello spazio, così come lo spazio si modifica dinamicamente nel tempo, rendendo i due totalmente interconnessi e sullo stesso piano. In relatività generale non esistono più lo spazio e il tempo, esistono stelle, asteroidi, persone ed oggetti che interagiscono con lo spaziotempo, si muovono nello spaziotempo, modificano lo spaziotempo, e vengono tirati e strattonati dallo spaziotempo. Se quindi spazio e tempo sono così interconnessi, come è possibile che il loro modificarsi a causa della presenza di grandi masse sia così diverso? La risposta è che modifiche nella curvatura intrinseca e modifiche del metro sono in realtà due facce della stessa medaglia. Così come spazio e tempo sono entità inscindibili, così lo sono il metro temporale e quello spaziale: assieme formano il metro spazio-temporale. Più precisamente, formano l’oggetto fisico fondamentale del quale la relatività generale descrive la dinamica, ovvero la metrica spazio-temporale che definisce le distanze (spaziali e temporali) tra due eventi. Ricordate che a scuola vi hanno insegnato che la distanza tra due punti di coordinate (x1,y1,z1) e (x2,y2,z2) nello spazio è √[(x1 - x2)² + (y1 - y2)² + (z1 - z2)²]? Questa è la distanza definita dalla comune metrica euclidea. Se cambia la metrica cambiano le distanze tra i due punti con le stesse coordinate. Se ci aggiungo la dimensione temporale, ecco che avrò ottenuto una metrica spazio-temporale in grado di definirmi distanze spazio-temporali. Il punto è che matematicamente la curvatura intrinseca è totalmente determinata dalla metrica. Se cambia la metrica cambia la curvatura, e se la curvatura cambia, allora vuol dire che è cambiata la metrica. Quello che abbiamo capito quindi è che la relatività generale dice che l'effetto della presenza e del moto di masse ed energia sullo spaziotempo è quello di cambiare dinamicamente la metrica spaziotemporale. E questo implica che lo spaziotempo si curva, nel senso che la curvatura intrinseca del tessuto quadridimensionale cambia di conseguenza. Tag:  spaziotempo Spazio tempo teoria relatività Speciale:  Spazio curvo focus
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Saladino, il sultano "laico" che conquistò anche i crociati (Sun, 25 Oct 2020)
Lo storico Jonathan Phillips ricostruisce vita e segreti di uno dei personaggi più mitizzati di tutto il Medioevo La sua statua svetta ancora davanti alla cittadella di Damasco. In groppa al destriero travolge le truppe dei «franchi» e punta deciso verso la riconquista di Gerusalemme. Questo guerriero era un simbolo - un tempo convincente, ora decisamente fuori tempo massimo - per il regime di Assad della possibilità di vincere sull'Occidente. Ma anche in Occidente Salah al-Din (1137-1193), che per noi è Saladino, ha sempre goduto di buona stampa tanto che Dante lo mette, musulmano e nemico dei crociati, tra gli spiriti magni del Limbo. Non parliamo poi dei curdi, visto che il suo clan di origine, gli Ayyubidi, veniva dal Kurdistan, essi ne hanno una vera e propria venerazione, come un'incarnazione di un islam diverso, aperto, magnanimo e tollerante. Qualche critica in più arriva solo dal mondo sciita, visto che Saladino pose termine al potere dei Fatimidi in Egitto riportando il Paese sotto il controllo sunnita. Ma contando il livello di tensione tra le due versioni dell'islam si tratta di reprimende moderate e di prammatica. Ma come è nato il mito di questo condottiero che nel 1187 riconquistò Gerusalemme alle forze crociate dopo la grande vittoria nella battaglia di Hattin? E soprattutto com'era il vero Salah al-Din, cosa ci resta del personaggio storico sotto l'incrostazione della leggenda? Per avere una risposta vale la pena di compulsare il corposo saggio di Jonathan Phillips appena pubblicato da Mondadori: Il sultano Saladino. Tra vita e leggenda (pagg. 544, euro 32). Phillips, docente di storia delle crociate all'Università di Londra, traccia un ritratto a tutto tondo del personaggio e lo colloca nel complesso affresco di un'epoca. Un'epoca molto meno intransigente e polarizzata di quanto si possa immaginare, forse meno intransigente e polarizzata della nostra. Il Medio oriente era in lotta forse più di quanto lo sia adesso ma molti degli attori di questo scontro per il potere avevano un atteggiamento fluido e prammatico. Giusto per fare un esempio, il regno crociato di Gerusalemme a più riprese si trovò ad essere alleato dell'Egitto sciita per contenere le forze sunnite del primo grande mentore di Saladino, il potente condottiero turco Nur al-Din. Crociata e Jihad erano concetti molto usati dai predicatori di entrambe le religioni ma poi la politica la faceva, fortunatamente potremmo dire, da padrona. Più di una volta a poche ore da una battaglia o un assedio concluso arabi e crociati passavano subito alla continuazione della guerra con altri mezzi: il commercio e lo scambio. Di sicuro Saladino, non se ne abbiano i cultori dell'eroe guerriero presenti in Occidente e in Oriente, ebbe come caratteristica principale proprio di essere il campione di questo pragmatismo. Entrato in Egitto con forze sunnite fu abilissimo a saldare i suoi interessi con quelli delle grandi famiglie locali e si guardò bene dal prendere di punta, almeno all'inizio, la potente componente sciita del Paese. Dal 1169 riuscì a diventare il visir dell'ultimo signore fatimide d'Egitto, Al-Adid. Quando questo morì nel 1171 Saladino privilegiò la componente sciita ma si guardò bene dal porre il Nord Africa di cui ora aveva il controllo alle dipendenze di Nur al-Din, che tanto lo aveva favorito. Con molto tatticismo si rifiutò anche di combattere con troppo impegno i «franchi» di Amalrico prima e di Baldovino IV dopo. Il regno di Gerusalemme gli veniva comodo come cuscinetto rispetto al suo ex signore, Nur al-Din, che stava a Damasco. E anche dopo la morte di Nur al-Din (nel 1174) tra i principali scopi di Saladino ci fu quello di prendere il controllo della Siria, cosa che lo portò allo scontro anche contro la famosa setta degli «assassini». Gerusalemme restava decisamente in secondo piano. Tanto per dire, ad un certo punto Saladino intratteneva notevoli rapporti con la corte di Federico Barbarossa in Germania e si arrivò a pensare a un matrimonio con una figlia dell'imperatore. Alla fine non se ne fece nulla e Federico partecipò alla terza crociata che gli costò la vita. Ma il Saladino che emerge da tutta la vicenda è un principe capace di essere «golpe e lione» come avrebbe detto Machiavelli. A differenza però di Cesare Borgia Saladino riuscì a radicare il suo Stato. Per farlo usò anche la violenza, una rivolta di truppe nubiane a Il Cairo venne sedata nel sangue con una strage tremenda, ma fu soprattutto abile ad usare la generosità. E anche le pubbliche relazioni. Per dimostrare che era impegnato nella Jihad fece circolare la voce che aveva smesso di bere vino, meglio un bicchiere in meno che una vera guerra al momento sbagliato. I risultati della sua accortezza si vedono ancora, a secoli di distanza, nel mito che gli è rimasto cucito addosso. L'uomo è diverso dal mito, Saladino usò moltissimo le logiche del clan favorendo la sua famiglia, ma è più interessante. Soprattutto perché dimostra che la vera grandezza non è mai fanatica. Risoluta forse, anche spietata, ma mai intransigente o inutilmente crudele. Questo Saladino lo aveva intuito, come lo aveva intuito Baldovino IV, il suo ultimo sfortunato rivale a Gerusalemme. Ma la loro lezione, in Medio oriente e non solo, è ancora poco seguita a più di 800 anni di distanza. Tag:  Jonathan Phillips Il sultano saladino Speciale:  Controcultura focus
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Artista, non critica d'arte. Ecco la vera Lea Vergine (Sun, 25 Oct 2020)
Il meglio di sé lo dava nella dimensione umana Inseguendo ovunque la bellezza del vivere L'arte non è una faccenda di persone per bene è il titolo perfetto dell'ultimo libro (una conversazione con Chiara Gatti) di Lea Vergine, nel quale esce pienamente la personalità di una donna, in primis, per la quale è riduttivo il ruolo di critica d'arte, che ha esercitato con un magistero così alto, in un fuoco che brucia ogni imperfezione; ed è giusto invece evocare quello di artista. Anche il necrologio irriverente di Pasquale Leccese suggerisce questo status: «di qualsiasi cosa si tratti sono contro Lea Vergine». Un modo per intendere che essa era stata viva, e aveva determinato una reazione umana. Raramente accade con le fumose parole di un critico. E proprio l'interferenza della vita è la caratteristica di questa donna che entrò nell'arte con la sua bellezza fisica, fino al paradosso che lei stessa racconta: «A una conferenza sugli artisti napoletani contemporanei, qualcuno scrisse che venivano solo per le mie gambe. E io che ero battagliera, giovane e incosciente, anziché avere stile e lasciare cadere, anzi ringraziare, feci causa. In tribunale il giudice volle vedere le gambe. E sentenziò: Che sarà mai, sono gambe normali. Sono d'accordo. Ottenni 300mila lire, una pacchia: era la fine degli anni '50. A 23 anni andai da Roberto Pane, patrono di tutto il mondo culturale a Napoli, grande studioso di architettura e scopritore di Gaudí, perché volevo pubblicare il mio primo libro, sui pittori napoletani contemporanei. E lui: Ma quanti anni ha? Non sa quanto tempo ho dovuto aspettare io. E lei pretende che il suo libro esca, solo perché ha la presentazione di quel coglione di Argan. Disse proprio così». Qui comincia l'equivoco che poi ho rimproverato, con tutta la mia attività di critico, a critici come Lea Vergine, così ciechi davanti all'arte da giudicare, come lei fece nel 2006, definendo «peggior artista» Lucian Freud. Da lì derivò una polemica che non riguardava Lea Vergine, ma un'intera generazione che intese l'arte come un mondo chiuso riservato a pochi, in un cerchio magico entro cui stavano soltanto loro: Fontana, Boetti, Turcato, Kounellis, Paolini, Penone, Castellani. I professionisti dell'arte, gli artisti obbligatori. Nella sua mente non c'era spazio per altri, né incertezze o dubbi; ma, essendo una donna intelligente e intuitiva, quando usciva da questo segmento specialistico odontoiatrico, degli artisti prescritti (sempre loro erano, e non altri), mostrava di cercare una dimensione umana autentica fino al nichilismo, nella perfetta contraddizione della sua vita di ragazza napoletana, proiettata in un mondo popolato di artisti che diventavano luoghi comuni. Poteva così restare colpita da Cioran, incrociato a Parigi e a cui riconosceva di «esser modestissimo, mite, ridanciano, spiritosissimo. Certo era molto fragile». Non ho imparato niente da lei come critica, ma ne ho apprezzato il temperamento, la difesa sindacale della creatività femminile nella importante mostra «L'altra metà dell'avanguardia» che mi sembrò così essenziale da meritare di onorarla e commemorarla con una mostra che allestii a palazzo Reale a Milano, quando ero assessore alla cultura: «L'arte delle donne». Non capì, non volle capire, non apprezzò, non diede segnali. Era un'altra manifestazione di vita, in absentia. E anche per furore originario. Lo aveva scritto: «non si è nati invano alle falde di un vulcano». E lo spiegò: «Me lo disse Arturo Schwarz. In effetti le persone nate sotto un vulcano hanno delle bizzarrie, una certa fascinazione di spazi e colori. Il più grande cantore di Napoli è Raffaele La Capria». E anche in questo caso mostrò intuizione e intelligenza degli uomini, citando due persone come Schwarz e La Capria, molto lontani dagli artisti che amava o credeva di amare, per la loro profonda autenticità umana. Di La Capria aveva capito la dimensione dello spirito napoletano, tra mito e leggenda: «Ha un rapporto straordinario col mare e la natura di Napoli. Lui abitava a Palazzo Donn'Anna, un luogo, secondo le leggende, di eccidi e di spettri, e dalla sua finestra si tuffava direttamente in acqua. Un sogno». Questa sua femminile intuizione degli uomini era insuperabile, bastava che non si occupasse di artisti. Lo ha capito bene Marco Belpoliti: «La bellezza è il grande tema della vita di Lea Vergine, è ciò che fa di lei una delle critiche d'arte più interessanti degli ultimi cinquant'anni in Italia. Il culto della bellezza, non solo della propria; anche di quella, perché Lea Vergine è bella oltre che elegante. Della bellezza in generale. La bellezza del vivere, che ha per lei un nome preciso: Napoli, la sua città d'origine, con la sua bellezza struggente così coinvolta con il suo opposto da non poterne fare a meno. A Napoli anche la bruttezza conosce sempre una parvenza di bellezza, e ne custodisce il segreto in modo geloso, come testimoniano le sue scrittrici e i suoi scrittori». E ne era stata consapevole la stessa Lea Vergine, scrivendo: «L'arte è il superfluo. E quello che ci serve, per essere un po' felici o meno infelici è il superfluo. Non può utilizzarla, l'arte, nella vita. Arte e vita sì, nel senso che ti ci dedichi a quella cosa, ma non è che l'arte ti possa aiutare». E in questa vita di artista, trascorsa come sottospecie di critica d'arte in una continua illusione, sono le considerazioni sulla vita, le battute, la visione napoletana del mondo a renderla speciale, come un dandy. Alla domanda: «che cosa la diverte?» risponde: «Tre cose. Ballare il tango, pescare con la lenza e giocare a poker. Ma purtroppo, dopo una operazione a cuore aperto e con mio marito malato...». Soltanto il tempo può ridurre il piacere, rallentare il tempo, mortificare la bellezza. Ed è questo che Lea Vergine ha vissuto, come un trauma, negli anni della maturità, quando non era più possibile identificarla con le sue belle gambe. Così se n'è andata la critica che era partita da un riconoscimento della sua bellezza prima che degli artisti mitologici, nei testi fondamentali: Il corpo come linguaggio (La «Body art» e storie simili), fino a L'altra metà dell'avanguardia 1910-1940. Ha segnato con la sua opera critica un passaggio del costume, l'avvento, attraverso le grandi personalità dell'avanguardia storica, del mondo femminile nell'arte, con una rivoluzione, anche estetica, per cui lei è stata essenziale come un sismografo. Non ci accompagnerà la sua voce per capire o interpretare un'artista, ma ci resterà nella mente il suo volto per capire un passaggio d'epoca. Chiuso con una consapevolezza: l'arte non è faccenda di persone per bene. Tag:  Lea Vergine Speciale:  Controcultura focus
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Ferretti e l'avanguardia di chi resta "sconnesso" (Sun, 25 Oct 2020)
Parla l'ex cantante dei Cccp: "La tecnologia rende obsoleto l'uomo, cancella le differenze e ci illude di essere tutti uniti" Lo incontro a Pietrasanta, nel chiostro della non più santa, ossia sconsacrata, chiesa di Sant'Agostino, nell'ambito di Libropolis, il festival degli intellettuali dissidenti. Giovanni Lindo Ferretti è davvero molto dissidente e non solo dal punto di vista intellettuale ma anche dal punto di vista estetico visto che sfoggia dei nuovi incredibili favoriti. Non riesco a interpretarli (omaggio a un trisavolo? A Francesco Giuseppe? A Lemmy dei Motorhead?) e rimarranno un mistero perché non ho il coraggio di affrontare l'argomento. Io con i peli di Ferretti ho sempre avuto problemi, da quando lo conobbi a Reggio Emilia un secolo fa, ossia negli anni del punk quando lui portava in testa una cresta mostruosa mentre io ero un new waver incravattato. Difficile andare d'accordo... Nel frattempo sono successe innumerevoli cose nella mia vita e nella sua, oltre che nel mondo, ovviamente, eppure lui è sempre abbigliato da rocker e io sempre incravattato. Se la distanza vestimentaria è ancora grande la distanza ideologica si è ridotta moltissimo: lui oggi è un cattolico conservatore, io oggi sono un cattolico conservatore, con la differenza che la sua fede sembra tuttora solida mentre la mia è stata alquanto ammaccata da Papa Bergoglio. Considero Ferretti uno dei pochi maestri viventi, per non dire sopravvissuti (in questo annus horribilis ho perso Arbasino, Daverio, Fumaroli, Mathieu, Pansa, Ricci, Scruton, Severino, Steiner...) e allora ne approfitto per fargli qualche domanda, partendo dall'ultimo libro, Non invano (Mondadori). Tu scrivi «Da anni mi scontro con questa parola: eremita. Mi spiace, non lo sono». Però non mi risulti essere sui social e siccome oggi il mondo è, o sembra essere, tutto dentro questi maledetti schermini, un po' eremita lo sei davvero. «Io sono vecchio, ho 67 anni e posso permettermi di non avere rapporto alcuno con i social. Io non so niente, nemmeno di quello che si dice di me. E mi rendo conto di essere da questo punto di vista o un sopravvissuto o un'avanguardia. Non sono un eremita perché eremita, nella mia concezione che è ancora una concezione classica, è un'espressione religiosa: l'eremita è colui che si ritrae dal mondo degli uomini per rapportarsi nel quotidiano a Dio. Non ci sono altre possibilità di essere eremiti». Dunque come ti si potrebbe definire? «Io sono un asociale. Rispetto alla socialità di questi tempi indubbiamente sono un asociale, sono quasi sull'orlo dell'illegalità perché la legalità oggi è molto determinata dalla connessione. Io scopro i dpcm quindici giorni dopo che vengono emanati, perché qualcuno me lo viene a dire. Quindi significa che sono un asociale, non sono adatto a vivere questo mondo, a mia discolpa posso dire che sono vecchio e di non sentirmi più parte in causa. Mentre la parola eremita ha un'accezione troppo profonda perché io mi ci possa riconoscere, se facessi l'eremita sarei un monaco e avrei preso i voti. Io non ho fatto voto di povertà, non ho fatto voto di obbedienza, sono anche un semi-gaudente, non mi basta essere fuori dai social per essere un eremita. Io non sono sui social perché secondo me fanno parte dei problemi del mondo e non delle soluzioni». «Viviamo un trapasso antropologico», scrivi, e questa frase mi ha ricordato la mutazione antropologica analizzata da Pasolini al passaggio dall'Italia contadina all'Italia moderna. Adesso verso quale Italia si va? «Pasolini è un poeta, un visionario, quindi percepisce la fine dell'Italia rurale, che sembrava eterna ma che si trova in grave difficoltà rispetto al boom economico e al consumismo. Il trapasso antropologico che vedo io non è un problema dell'Italia, è un problema dell'umanità: sono subentrate cose che per Pasolini erano impossibili da pensare, perché la connessione, la virtualità, l'intelligenza artificiale hanno cambiato la dimensione dell'uomo sulla faccia della terra. Una mutazione che riguarda l'uomo nella sua essenza. Quello che vedeva Pasolini era il mutare del popolo italiano, quello a cui noi assistiamo è il mutare dell'uomo e della donna sulla faccia della terra, tant'è vero che sempre di più si parla di transumanesimo. L'uomo che non basta a sé cerca soluzioni alla sua mancanza nell'utilizzo delle macchine e qui si apre uno scenario veramente nuovo che Pasolini non poteva immaginare, come noi non possiamo immaginare quello che succederà fra dieci anni perché i tempi si sono molto accelerati, quelli che erano i tempi biblici, quindi millenari, sono diventati tempi secolari, poi sono subentrati i decenni, poi adesso il tempo ci è scappato di mano perché le cose cambiano da una stagione all'altra». «Israele è un minuscolo Stato di cui un Muro residuo è fondamenta, ne custodisce l'essenza». Tu chiaramente sei un estimatore dei muri: i muri ci salveranno? «No, i muri non possono più salvarci perché non c'è più possibilità di ritrarsi in un luogo nascosto: arrivano i droni, arrivano gli elicotteri, arriva tutto... Ma per me le mura di casa sono la cosa più rassicurante a parte l'utero materno, chiudo la porta di casa, il mio bel portone, e mi sento protetto come si sente protetto un feto all'interno dell'utero materno. Pensare che gli uomini non abbiano bisogno di protezione è una follia». Israele sa come proteggersi. «Israele per me è un luogo essenziale della mente, dello spirito e anche della geopolitica. È sorprendente, è un miracolo, che questo piccolo Paese sia costruito sul residuo di un muro di duemila anni fa e sia difeso da un muro tra la propria esistenza e i territori palestinesi, dimostrando che anche nel regno della tecnologia un muro non è mai da buttar via, ha sempre una sua funzione». Nella tua ultima canzone, L'imbrunire, oltre ai muri sogni ponti levatoi. «Il ponte levatoio è ancora meglio perché lo puoi aprire e lo puoi richiudere: tutte e due le funzioni sono indispensabili. Comunque che si disprezzino i muri segnala l'ingresso in una dimensione folle dell'esistenza umana, vuol dire non avere mai percepito il valore della famiglia, la dimensione famigliare, una dimensione dell'uomo che è animale e spirituale e ti fa sentire protetto. Chi non apprezza i muri secondo me è inumano». «Un ciclo storico è finito, lo sradicamento è il presupposto per accedere alla mutazione in atto. Lo ha imposto l'economia, lo sostiene la politica, la gerarchia cattolica ne fa pastorale». Hai scritto queste parole prima della Fratelli tutti, che io definisco l'enciclica dello sradicamento, ma potrebbero esserne un commento. «Per me la riflessione sullo sradicamento è nata dalla lettura di Simone Weil. In un'epoca di sradicamento il radicamento è una necessità personale: è una dimensione personale, non una dimensione sociale, perché questa è l'epoca dello sradicamento e lo certifica anche il Papa. Fratelli tutti in sostanza significa che non esiste storia, non esiste geografia, non esiste il passato, il presente, il futuro, c'è un indistinto unico. È qualcosa che travolge la dottrina. È ovvio che in una dimensione religiosa c'è uno sguardo di particolare rispetto nei confronti dello straniero, però se siamo tutti uguali non c'è più straniero, quindi non c'è più società che deve particolare rispetto allo straniero...». L'egualitarismo ideologico della Fratelli tutti sembra voler annientare tutte le differenze, se non tutte le culture. «Non è la stessa cosa nascere a Cerreto Alpi o nascere a Ulan Bator, non è neanche la stessa cosa nascere ebreo o nascere palestinese, non è la stessa cosa nascere bianco o nascere nero... Siamo tutti fratelli, sì, siamo tutti fratelli: i primi due si sono massacrati, e sappiamo com'è andata fra Romolo e Remo. Siamo tutti fratelli cioè siamo nella merda, il male fa parte di noi, anche della fratellanza». A proposito di male, in Non invano scrivi di censura, fai notare che anche solo rivelare la contraddizione etimologica dell'espressione «matrimonio omosessuale» rischia di diventare un reato, e comunque è già robustamente sconsigliato, innanzitutto sui social. «Assieme alla stampa è nata l'idea della libertà di stampa, un assoluto umano. Tutto il dibattito che c'è oggi rispetto ai social è sulla necessità della censura, perché la libertà di stampa non è in grado di reggere la dimensione tecnologica della nostra comunicazione. Questo è molto preoccupante perché il posto della libertà di stampa, ripeto, un assoluto umano, è stato preso da parole molto piccole: anti- e -fobia. Due parole deleterie anche se vengono usate con le migliori intenzioni. Da che esiste la stampa esiste la libertà di stampa, se la stampa non esiste più non esiste più la libertà di stampa. La libertà di stampa l'abbiamo persa in un attimo, oggi siamo in un'altra dimensione, nella dimensione dei social che presuppone una realtà in cui l'uomo non è più essenziale. «C'è sempre qualcuno che vorrebbe ridurre il mondo ad un convitto in cui tutto è ben regolamentato», scrivi. Non è solo il problema della libertà di espressione, ulteriormente minacciata dal disegno di legge Zan, io sento molto anche il problema della libertà d'impresa, della libertà economica che è poi la libertà di lavorare. «Non esiste possibilità di lavoro sostenendo tutta la dimensione determinata dalla contrattazione sindacale, che è plausibile solo all'interno di canoni industriali. Un bar non funziona, non può funzionare se è soggetto a tutte le normative. A Cerreto Alpi non prendiamo neanche il pane se dobbiamo stare nelle regole perché il pane arriva alle sei di mattina e la donna grande e meravigliosa che va a prendere il pane lo va a prendere fuori dall'orario di lavoro: se va a prenderlo quando comincia l'orario di lavoro rischia di ritrovarlo bagnato. Alle sei arriva il pane, è così, non c'è niente da fare, non puoi mettere in piedi una trattativa sindacale per decidere come risolvere questo problema. Ci sono delle cose che sono irrisolvibili. Governare l'ingovernabile è una pretesa, la vita non è governabile». Il governo però pretende di farlo, a colpi di dpcm. «Tutto quello che sta succedendo, l'entrata clamorosa dello Stato nella dimensione famigliare, è spaventoso. Lo Stato decide chi possiamo vedere, con chi possiamo abbracciarci, con chi possiamo andare a cena...». Con chi e dove possiamo pregare. «Abbiamo perso la ragione, di colpo, quando si sono chiuse le chiese e i cimiteri. Io ho vissuto quei mesi con una rabbia che avrei picchiato il prete, avrei picchiato il Papa... Nella chiesa di Cerreto Alpi nei mesi di febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, siamo undici o siamo dodici o siamo tredici: potremmo stare in chiesa uno per banco avendo in mezzo un banco vuoto e rimarrebbe dello spazio. Ma la prima cosa che è stata chiusa, per dpcm, è stata la chiesa. Poi è stato chiuso il cimitero, con un lucchetto. Se uno va al cimitero si rende conto che al cimitero non ci va nessuno tranne che nei giorni dei Morti, ma eravamo a marzo. Chiudere il cimitero è stato uno sgarbo, un'offesa clamorosa all'umanità di un piccolo e povero paese perché io vi garantisco che in dieci anni di frequenza quotidiana al cimitero non mi è mai capitato di trovare altre due persone dentro al cimitero di Cerreto Alpi, mai capitato». Come andrà a finire? «Non so dare una risposta però so guardare la realtà, indietro non si torna. Noi abbiamo già ceduto a qualcosa che chiamiamo tecnologia le sorti dell'umanità. Però, continuo a ripeterlo, se si avvicinasse il tempo dell'apocalisse ne sarei felicissimo e penso che ogni persona religiosa dovrebbe esserlo. Si avvicina il ritorno del Salvatore? Bene, non vedo l'ora». Tag:  Giovanni Lindo Ferretti Speciale:  Controcultura focus
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Quella vita al tempo della peste "Siamo tornati a 700 anni fa..." (Sun, 25 Oct 2020)
La Studiosa e docente di storia medievale Zanoboni e i parallelismi tra le misure anti Covid e quelle prese ai tempi della peste "Norme identiche a quelle di 700 anni fa”. Maria Paola Zanoboni, studiosa e docente di storia medievale, fin dal primo decreto legge d'emergenza emanato il 23 febbraio di quest'anno ha osservato con stupore come le misure di difesa collettiva nei tempi delle epidemie siano alla fine sempre le stesse: “Già nel Trecento, prima in Italia e poi in Europa, vennero promulgate norme che oggi ci appaiono di sconcertante attualità: il divieto di assembramento, di ritrovo, di spostamento delle persone, obblighi di isolamento, di quarantena, di comunicazione alle autorità. Esattamente le misure che stiamo sperimentando in questi mesi”. Ne è nato un libro, “La vita al tempo della peste – Misure restrittive, quarantena, crisi economica” (Jouvence, pagine 214, euro 18), nel quale l'autrice ripercorre le epidemie in Italia e in Europa che hanno avuto nel XIV e nel XVI-XVII secolo i loro apici. Molte le analogie con le misure anti Covid: “Oggi si chiudono i locali pubblici, allora si chiudevano le taverne. Niente commerci, facevano eccezione solo le farmacie e i negozi di alimentari. Si chiudevano le scuole, si cancellavano, come oggi, tutti i tipi di manifestazioni pubbliche, comprese fiere e mercati. Niente cerimonie religiose, funerali, processioni. Nel Cinquecento, durante la cosiddetta peste di San Carlo, furono allestiti altari nelle strade affinchè la gente potesse seguire la messa da finestre e balconi”. Racconta sempre Maria Paola Zanoboni: “Si diffonde fin dal XVI secolo la pratica della quarantena generale, il nostro lockdown, prima a Palermo, poi Milano, Firenze, Genova. Quest'ultima città emanò un decalogo di regole, tra cui l'obbligo di stare serrati in casa e il permesso per il solo capofamiglia di uscire al mattino per fare la spesa. A Palermo nel 1575 – poi copiata da Milano – di fronte all'indisciplina della popolazione furono erette delle forche in tutta la città nelle quali venivano sommariamente giustiziati coloro che uscivano di casa infrangendo le regole. A Chiavari fu uccisa all'istante una donna colpevole di non aver denunciato la morte di peste del marito”. Fin dal 1348 le città italiane, al Centro Nord e poi anche al Sud, furono le prime in Europa a darsi delle ferre regole sanitarie, poi copiate ovunque; furono istituite delle autorità apposite e fa dato il massimo rilievo al flusso di informazioni che potesse far prevedere l'arrivo della malattia da altre aree. Tali norme si diffusero in Francia, in Germania, ultima l'Inghilterra: anche qui la storia si ripete. Pessime, allora come oggi, le reazioni della gente, intollerante alle restrizioni della libertà e fortemente provata sotto il profilo economico: oltre che di peste, si moriva di fame. Per questo a Firenze, durante il lockdown del 1630, furono distribuiti sussidi economici e viveri, misure poi adottate ovunque: ma anche allora c'erano i furbi che restavano chiusi in casa se il sussidio era superiore al salario, e che uscivano per lavorare (nel caso potessero farlo) se era inferiore. Ovunque le autorità erano disperate anche perchè le regole fortemente impopolari innescavano le rivolte della gente: per perseguire l'igiene, venivano infatti bruciati materassi e arredi delle case più povere. Le spese che dovettero affrontare le amministrazioni furono enormi, anche perchè ai danni della peste si sommavano quelli provocati dalla crisi economica. Le casse delle città si prosciugavano in fretta. Per finanziare la sopravvivenza i metodi furono sempre gli stessi: aumento delle imposte indirette, emissioni forzose di titoli del debito pubblico, nuove tasse. Sullo sfondo, l'inflazione. A Milano nel secondo Quattrocento furono rilevanti le variazioni di valore del ducato l'oro rispetto alle monete d'argento d'uso comune: così si assistette a rincari enormi e generalizzati, mentre la vita quotidiana si faceva sempre più dura. Tag:  peste Covid-19 Speciale:  Coronavirus focus
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Che fine ha fatto il corpo di Adolf Hitler? (Sun, 25 Oct 2020)
Il 30 aprile del 1945 Hitler si uccise nel suo bunker a Berlino. Ma che fine ha fatto il suo corpo? Lo rivelano alcuni documenti desecretati del Kgb Berlino è un cumulo di macerie. I colpi delle granate sovietiche e il crepitio dei fucili sono sempre più vicini. I carri armati avanzano, abbattendo qualsiasi cosa incontrino. Tutto è coperto da una coltre pesante, fatta di detriti e polvere da sparo. Non si riesce quasi a respirare. In gola si forma un impasto difficile da mandar giù. La gioventù hitleriana, ormai composta solamente da ragazzini, cerca disperatamente di frenare l'avanzata dei sovietici, senza però riuscirci. Sono gli ultimi giorni di un Reich che si credeva millenario e che invece durò poco più di un decennio. Sono gli ultimi giorni di Adolf Hitler. Il 20 aprile, il Führer esce per l'ultima volta dal bunker. Attraversa la città, incrocia alcuni soldati feriti ai quali promette una vittoria che sa già che non ci sarà. Tutto è finito. Nessuno potrà difendere Berlino. A Hitler non resta nient'altro da fare se non togliersi la vita. "Non voglio che il mio corpo sia messo in mostra", dice a Martin Bormann, suo segretario personale, e a Otto Günsche, suo aiutante personale. "Voglio che i sovietici vedano che sono rimasto qui sino alla fine". Così sarà. Dieci giorni dopo, il 30 aprile, il cancelliere tedesco decide di farla finita, ma solo dopo essersi sposato con la donna che lo aveva accompagnato negli ultimi anni di vita: Eva Braun. Una cerimonia semplice, la loro, che sa quasi di commiato. Nel bunker tutti sanno che, quelli, saranno i loro ultimi momenti di vita. Due barellieri sono vicini alla porta d'ingresso, pronti a condurre i neo sposi verso le fiamme. Hitler prende una vecchia foto di sua madre e fissa per l'ultima volta il ritratto di Federico il Grande, l'uomo al quale si era ispirato per costruire il nuovo Reich. Eva appoggia la testa sulle gambe del Führer e schiaccia tra i denti una fiala di veleno. Sono le 15.30. Anche Hitler fa lo stesso ma, per esser sicuro di morire, si spara anche un colpo nella tempia destra. Dura tutto pochi secondi. "Hitler era seduto su una poltrona. La testa pendeva sulla spalla destra, la mano penzolava in basso. Al lato destro c'era il foro del proiettile", racconterà poi Günsche. [[fotonocrop 1898612]] È la fine di Hitler. E del Reich. Il corpo del dittatore, insieme a quello di sua moglie, viene portato all'esterno dell'edificio da un gruppo di Ss e depositato in una buca. I cadaveri vengono cosparsi di carburante e infine dati alle fiamme. I soldati tedeschi però non riescono a terminare la cremazione: i colpi sovietici cadono infatti sempre più vicini e così le Ss sono costrette a scappare. Cosa accade poi? Lo racconta Giovanni Mari in Klausener Strasse. 1970: caccia al cadavere di Hitler. Il diario segreto del Kgb (Minerva). Un romanzo storico che si basa su alcuni documenti, ora desecretati, dei servizi segreti sovietici. Il 2 maggio, i soldati dell'Armata rossa arrivano davanti al bunker e trovano un angolo di terra smossa dal quale proviene un forte odore di carne bruciata. Prelevano i cadaveri e scoprono che sono i resti della famiglia di Joseph Goebbels. Il capo della propaganda tedesca, infatti, aveva deciso di suicidarsi insieme alla moglie Magda e ai loro sei figli (i cui nomi iniziavano tutti con la lettera H in onore di Hitler). Due giorni dopo, invece, i sovietici trovano un'altra fossa. Questa volta è quella che ospita il Führer e sua moglie. L'agitazione è massima. Prima di tutto bisogna verificare che sia realmente lui. I soldati russi convocano "esperti in perizie e autopsie, medici in passato al servizio di Hitler". Tutti confermano: è lui. "Il dossier sullo stato di salute del dittatore risultò completo. I riscontri sul cadavere garantirono piena corrispondenza con i documenti sanitari, anche se l'assenza del testicolo sinistro non era mai stata segnalata". Il 10 maggio Fritz Echtmann, il dentista personale di Hitler, ne riconosce la dentatura. Per l'Unione sovietica, però, non è abbastanza. Alla conferenza di Potsdam, nel luglio del 1945, Joseph Stalin afferma di non sapere dove si trovi il corpo di Hitler. Anzi, il leader sovietico ipotizza che il Führer sia riparato in "Spagna o in Argentina". Ma quei resti trovati nei pressi del bunker continuano a tormentarlo. Decide dunque di far seppelire nuovamente il corpo del dittatore e chiede a tutti gli uomini coinvolti in questa operazione di non parlarne con nessuno. I cadaveri di Hitler ed Eva Braun vengono quindi sepolti in casse d'artiglieria nel cortile di servizio di un distaccamento dell'Armata Rossa in Klausener Strasse a Magdeburgo. [[fotonocrop 1898613]] Nonostante la fine del nazismo, il corpo di Hitler diventa una vera e propria ossessione. Sia per i suoi pochi sostenitori rimasti, sia per i suoi oppositori. Per i primi, trovare quel corpo significa ritrovare quella divinità che aveva permesso alla Germania di tornare un impero; per i secondi, invece, si trattava di mettere la parola fine a un passato che si temeva potesse tornare. Nel 1970 Leonid Bréžnev decide che è arrivato il momento di far sparire quel corpo per sempre. E questo per due motivi: "Uno pratico: evitare problemi per un futuro ritrovametno del cadavero del dittatore. Uno ideologico: rafforzare la 'verità' di un corpo mai rinvenuto e quindi di una morte presunta, di un nemico da continuare a combattere". Per questo Jurij Andropov decide che non è più il momento di aspettare. Come ricorda Repubblica, "il 20 marzo del 1970 il Consiglio dei ministri dell'Urss approva il suo piano, denominato in codice Operazione Archivio". Bastano 15 giorni e un gruppo del Kgb, guidato dal colonnello N.G. Kovalenko, lascia Mosca e si trasferisce in Germania per recuperare i cadaveri. I verbali di quei giorni parlano chiaro: "I resti sono stati messi dentro una cassa di legno (...) la cassa è rimasta sotto sorveglianza di agenti operativi sino alla mattina del 5 aprile, quando è stata effettuata la loro distruzione fisica". I corpi di Hitler e di Eva Braun furono prima bruciati e poi gettati nel fiume Elba. Mettendo così la parola fine a un mistero che durava 25 anni. Tag:  nazionalsocialismo Persone:  Adolf Hitler Luoghi:  Germania
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Il "Paesaggio con rovine" non finisce mai (Sun, 25 Oct 2020)
Una camera d'albergo basta a ospitare la storia (e il destino) dell'Europa L'introduzione di Francesco Bergomi a Paesaggio con rovine, di Piero Buscaroli, ora riproposto da Bietti (pagg. 376, euro 23) a trentun anni esatti dalla sua prima uscita per Camunia, è per la sua bellezza di quelle che costringono l'ipotetico recensore a ritagliarsi qualche sentiero tutto proprio, essendogli preclusa, se non in forma di parafrasi, la strada maestra della rilettura. Non solo Bergomi spiega il perché Buscaroli avesse allora messo insieme questo viaggio-resoconto-testamento sul declino, la caduta e poi la morte dell'Europa, ma si serve di quel 1989 in cui il libro venne pubblicato, poco prima della caduta del muro di Berlino, simbolo della fine di un'epoca, per verificarne le intuizioni in grado di resistere al tempo. Così, «lo sguardo retrospettivo sugli avvenimenti e sul senso della storia», se da un lato racconta «la caduta di un mondo ideale, la sconfitta esistenziale di un certo tipo d'uomo, la nostalgia e il culto di un paesaggio umano e artistico irrimediabilmente trascorso», dall'altro permette di travalicare gli avvenimenti: «La catastrofe si era già consumata prima della caduta del muro, era stata la causa della sua costruzione. Gli dèi se ne sono andati, gli archi e le colonne sono caduti al suolo. Questo senso delle rovine contiene il gusto neoclassico di un genere pittorico, cui rinvia il titolo della raccolta, il gusto del Settecento per un'architettura finita al tappeto, che nega la propria essenza di armonia costruttiva». Anche l'analisi da Bergomi fatta della struttura del libro lascia poco spazio a ulteriori approfondimenti. C'è «la riflessione sul trattato di Versailles», come alfa e omega di un pensiero, «l'odioso-amato mondo inglese» con l'annessa «questione irlandese», l'ampia parentesi dedicata all'Est Europa, dove magiari, slavi e cechi sono stati caricati di un'eredità troppo pesante per le loro fragili spalle. Così, la Praga «magica» tanto ammirata e tanto citata, racconta in realtà la spartizione fra i quartieri storici, concepiti dagli architetti italiani e tedeschi, e gli agglomerati ottocenteschi propri dell'espressione slava, con la città antica usata come vetrina per la commedia turistica, ma odiata e scansata perché non in linea con lo spirito arido, razionale, comunitario degli Slavi, bensì con la Controriforma europea. Se dunque, grazie a questa introduzione, il lettore ha a disposizione tutte le mappe per inoltrarsi nel paesaggio con rovine buscaroliano, a noi non resta che indicargli estemporanee diramazioni, del resto rese possibili dalla straordinaria ricchezza del libro. Per motivi di spazio, ne indicheremo soltanto una, che prende spunto da un capitolo significativamente intitolato «Camera d'albergo». In Germania, ad Hannover, all'inizio degli anni Sessanta, Buscaroli si ritrova «nella più incredibile camera che m'abbia alloggiato» e per due pagine ne fa l'affascinante descrizione: quadri del Settecento, paesaggi dell'Ottocento, tende degli anni Venti, mobili targati anni Trenta, lampadari Secessione... «Il guscio - spiega - non mi è mai indifferente e, come l'antipatica Madame Merle di Portrait of a Lady di Henry James, trovo difficile giudicare una persona senza la collaborazione dei suoi abiti, del mobilio, della sua casa». Le camere dove ha dormito, osserva ancora, «mi stanno davanti come volti di persone, imprimono nella memoria il sigillo di un luogo, di una città». Nel ricordare una descrizione d'interni del dannunziano Trionfo della Morte, ne constata l'inattualità a petto dell'anonimia del romanzo moderno: «Adulteri svelti come incontri di bordello si consumano in rifugi di montagna. La Leda dell'amore coniugale di Moravia si prende nel letto un ufficiale degli Alpini e non gli domanda nemmeno come si chiami. Figuriamoci se bada all'arredo della stanza». Ma torniamo alla camera d'albergo di Hannover. Al mattino, con la prima colazione, dove tutto il servizio da tavola ha le incisioni, gli stemmi e le cifre di un grande albergo di Danzica, Buscaroli ha la rivelazione del perché di quell'accozzaglia fortuita di oggetti che avevano vegliato il suo sonno. Sono «le immagini di una rovina e di un destino. C'erano le fughe su treni che non sarebbero giunti mai, schiantati o mitragliati chissà dove, verso Occidente, dalla Curlandia e dal Baltico, dalla Pomerania... La risacca dello spaventoso naufragio aveva spinto quell'ammasso di cose a comporre il fortunoso inventario di mode e stili tra Biedermeier e Novecento, specchio di una intera borghesia» e ora occasione per una «meditazione iconologica» sul destino della Germania... Serve altro? Tag:  Piero Buscaroli Paesaggio con rovine Speciale:  Controcultura focus
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Guadagnino è un guardone patinato (Sun, 25 Oct 2020)
Luca Guadagnino va per i cinquanta, un'età in cui di norma lo sguardo sulla vita è quello di una persona adulta. Luca Guadagnino va per i cinquanta, un'età in cui di norma lo sguardo sulla vita è quello di una persona adulta. Adulta può voler dire giudicante, soprattutto nei confronti di giovani o adolescenti e ciò pare inevitabile e andrebbe evitato. A meno che l'osservatore, volendo cercare più aderenza con i propri soggetti, riesca a fare un passo indietro fino a immedesimarsi in ciò che vede. La domanda a questo punto sorge ovvia: ma questa aderenza è davvero spontanea o c'è invece qualcosa di artefatto, di profondamente innaturale, nel cinquantenne che si attarda sui ragazzini? La macchina da presa del regista siciliano, sulle cui abilità tecnico-estetiche non mi permetto di discutere, anche se è come affermare che uno scrittore scrive bene (ma cosa vuol dire? È il minimo sindacale che uno sappia utilizzare i propri strumenti di lavoro), osservando i corpi dei teenager interpreti dell'attesa serie We Are Who We Are in onda su Sky, mi provoca il solito sentimento di fastidio che avverto nei confronti del suo cinema. Il voyeurismo dell'uomo adulto quando si sofferma sull'incerta sessualità adolescenziale mette in moto strani meccanismi e non bastano l'eleganza formale né i riferimenti e gli omaggi al maestro Bertolucci, poiché il tocco languido scivola nel perverso e lo sguardo dal buco della serratura si insinua nel porno-gay-soft. Intendiamoci, non si tratta affatto di un lavoro modesto. Guadagnino è molto bravo a indagare sulla psicologia dei personaggi, ha l'originalità di ambientare la storia, scritta insieme a Paolo Giordano che di adolescenza si è occupato eccome, in una base militare americana a Chioggia, dove vivono i soldati e le loro famiglie in una sorta di microcosmo che fatica a uscire dai propri confini. Anche nella scelta degli attori, Guadagnino ci prende: i due giovani protagonisti 17enni (Jack Dylan Grazer e Jordan Kristine Seamón) recitano in maniera intensa e coinvolta, così come convince la scelta di recuperare Cloë Sevigny che all'inizio degli anni 2000 lavorò con Larry Clark e Vincent Gallo, attrice di culto del cinema underground americano. E qui cominciano i guai. Era davvero indispensabile che la donna, militare e madre del ragazzino, fosse lesbica convinta? E che scoprissimo omosessuale anche la mamma della sua amica? Non bastavano a Fraser e Catlin le rispettive identità sessuali imprecise, i loro caratteri fragili e disturbati che ci riportano dritto agli eroi del cinema di Gus Van Sant o al misterioso JT Leroy che ballò una sola estate? Siamo sicuri che gli adolescenti siano così come li restituisce Guadagnino? Confusi, gracili, sessuofili e sballati? È solo questa l'alternativa agli smartphone e ai social? Non vorrei che questo discorso fosse preso per moralista, ma davvero non si capisce perché non esista un altro modo per rappresentare un'età della vita che certamente sarà difficile e acerba, ma non può essere solo e soltanto questo. L'esordio televisivo di Guadagnino è intriso dello stesso conformismo di cui era vittima in Chiamami col tuo nome. Se lo guardi con superficialità funziona, appena scavi un po' escono manierismo e banalità che peraltro hanno i loro fan convinti. Tag:  Luca Guadagnino We Are Who We Are Sky Speciale:  Controcultura focus
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"Grandi illusioni" pronte a sgretolarsi (Sun, 25 Oct 2020)
È nella Brighton dei pier e del divertimento posticcio, in un'estate alla fine degli anni Cinquanta, che quell'intreccio si annoda, si stringe e poi si scioglie, solo apparentemente però, per ingarbugliarsi ancora di più Chi ha passeggiato sul lungomare di una cittadina del Sud dell'Inghilterra, con quei pier che si allungano sul mare e sotto i quali le onde si infrangono rumorose, ha presente la sensazione, quel misto di belle époque e desolazione, luccichii e marciume, lo splendore nei giorni di sole e il senso di abbandono che impregna quelli di pioggia. Oppure, se qualcuno non l'avesse presente, può leggere Grandi illusioni di Graham Swift (Neri Pozza) che, a differenza del capolavoro di Dickens cui accenna il titolo, è molto breve: solo centosessanta pagine, in cui ciascuna riga ha un suo significato preciso, nel delineare la storia di tre vite intrecciate, quelle di Jack, attore di teatro e poi di cinema e tv, oltre che produttore, di Evie, tanto bella quanto dotata di senso pratico e di Ronnie, il «Mago». È nella Brighton dei pier e del divertimento posticcio, in un'estate alla fine degli anni Cinquanta, che quell'intreccio si annoda, si stringe e poi si scioglie, solo apparentemente però, per ingarbugliarsi ancora di più: proprio quando la fine delle vacanze rende tristi i villeggianti, e lo spettacolo sembra ancora più effimero, Evie e Ronnie sono una coppia affiatata, sul palco e giù da esso, sono il «Mago» e la sua «assistente», fascinosi donatori di illusioni e, anche, di un tocco di brivido che piace sempre, quando lui la sega a pezzi nella scatola; Jack Robbins è un «cantastorie ballerino» (cui non piace vantarsi di più, se non nella modestia) ed è il mattatore, colui che tiene le fila della serata, e la conclude. È stato Jack a invitare l'amico di leva Ronnie, suggerendogli di trovarsi «un'assistente». E lui l'ha trovata, non solo, dopo pochi mesi le ha anche chiesto di sposarlo, e lei ha accettato. Ma poi, proprio la sera conclusiva, sul palco succede qualcosa, e Evie non sposerà Ronnie il «Mago» dal passato misterioso, sposerà Jack e diventeranno una coppia ricca e di successo, e anche felice, eppure qualcosa aleggerà sempre, la scia di un trucco, il sospetto di essere ancora intrappolati in una di quelle illusioni che tanto entusiasmano il pubblico. Il dubbio che il «Mago» non soltanto porti in scena le falsità e le faccia sembrare meravigliose, ma riesca anche a smascherarle, tirando fuori dal suo cappello le finzioni che chiamiamo, con orgoglio, «la nostra vita». Tag:  Grandi illusioni Graham Swift Speciale:  Controcultura focus
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Bergoglio ecumenico nell'Empireo (Sun, 25 Oct 2020)
Chi si innalza di colpo al vertice dell'Empireo delle copie vendute? Papa Francesco che con Fratelli tutti. Chi si innalza di colpo al vertice dell'Empireo delle copie vendute? Papa Francesco che con Fratelli tutti. Enciclica sulla fraternità e l'amicizia sociale (San Paolo Edizioni) vende la bellezza di 11mila e quattrocentosessantacinque copie. Abbastanza per scalzare dal trono il re delle classifiche: Ken Follett. Il prequel de I pilastri della terra, ovvero Fu sera e fu mattina nella settimana ferma il suo bottino di copie a 10mila e ottocentoquarantasette. Sempre molte per questa avventura medievale, che inizia con una invasione vichinga, ma non abbastanza per competere con Sua Santità. Anche perché se si guarda in terza posizione chi si trova? Sorpresa, di nuovo Jorge Mario Bergoglio con Fratelli tutti. Lettera enciclica sulla fratellanza e l'amicizia sociale, questa volta in edizione integrale per i tipi della Paoline Editoriale Libri. Sono altre 10mila e centoventinove copie. Quindi in totale il Pontefice sorpassa abbondantemente le 21mila copie confermando la grande capacità mediatica che aveva dimostrato con le encicliche precedenti. Soprattutto la Laudato si' che era stata una grande dominatrice delle classifiche librarie. Cambio improvviso anche al quarto posto, anche se di natura molto più laica. Arriva Scheletri (Bao Publishing) del disegnatore Zerocalcare, al secolo Michele Rech. Si tratta di un romanzo a fumetti che racconta il rapporto complesso che ognuno di noi ha con le verità che vuole nascondere e convince, da subito, 9mila seicentottantasei lettori. In netto calo invece il romanzo mussoliniano di Antonio Scurati che, questa settimana, deve accontentarsi del quinto posto. M. L'uomo della provvidenza (Bompiani) non se la cava male a copie vendute, quasi ottomila, ma la concorrenza è davvero forte in questo momento. E questo rende ancora più notevole il continuo permanere in classifica di Valérie Perrin con il cimiteriale (per ambientazione) Cambiare l'acqua ai fiori (e/o). Sesto posto e la bellezza di quasi 7mila copie, si appresta a diventare un long seller. Tag:  papa francesco enciclica Fratelli tutti Enciclica sulla fraternità e l'amicizia sociale Speciale:  Controcultura focus
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© Dott. Giulio Perrotta (2012)