Dott. Giulio Perrotta
Dott. Giulio Perrotta

    Dal  2 Maggio 2012 ...

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LA "RASSEGNA STAMPA QUOTIDIANA" (IX PARTE)

Tutte le notizie da "Il Giornale" in tema di politica, attualità, cronaca, economia e cultura

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IlGiornale.it - Politica

Zaia: “Centro accoglienza Jesolo gestito male, strutture pericolose per la salute” (Sat, 08 Aug 2020)
“Centro accoglienza Jesolo gestito male, strutture pericolose per la salute” queste le parole di Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, riguardo al centro accoglienza di Jesolo e a quello della caserma Serena di Casier. Facebook Zaia Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev Luca Zaia 
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Salvini: “Vorrei vedere andare a casa De Luca, gli troviamo un posto al drive-in” (Sat, 08 Aug 2020)
“Vorrei vedere andare a casa De Luca, gli troviamo un posto al drive-in” queste le parole di Matteo Salvini, leader della Lega, durante il comizio a Tirrenia, vicino Pisa. Salvini ha parlato delle elezioni regionali Facebook Salvini Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev Lega 
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Salvini: “Ti chiedono di indossare la mascherina anche in acqua e poi fanno sbarcare 15 mila balordi” (Sat, 08 Aug 2020)
“Ti chiedono di indossare la mascherina anche in acqua e poi fanno sbarcare 15 mila balordi” queste le parole di Matteo Salvini, leader della Lega, durante il comizio a Tirrenia, vicino Pisa. Salvini ha parlato anche di immigrazione. Facebook Salvini Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev Matteo Salvini 
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Così la Guardia Costiera di Lampedusa coordina i soccorsi in mezzo al mare (Sat, 08 Aug 2020)
In servizio 70 militari, attivi 24 ore su 24. Il comandante Ferreri: "Sbarchi fantasma? Qui arrivano piccole unità in legno" Lampedusa. La sala operativa della Guardia costiera si affaccia sul porto vecchio di Lampedusa. È da qui che partono le ricerche per il soccorso in mare dei natanti in difficoltà, compresi quelli dei migranti. «È attiva 24 ore su 24 - spiega il comandante Marco Ferreri -. Siamo dotati di apparato Vhf e un telefono punto punto in collegamento con l'aeroporto, ma le chiamate arrivano anche attraverso il 1530, confluito poi nel 112». Presso la Guardia Costiera di Lampedusa due sono i comandi distinti: l'Ufficio Circondariale Marittimo e la 7a Squadriglia navale. Il primo coordina l'attività operativa delle motovedette costiere e svolge le attività proprie del Corpo, quali, ad esempio, la sicurezza della navigazione, il controllo della filiera pesca, la tutela dell'ambiente e la gestione amministrativa del personale marittimo. Il secondo invece, gestisce esclusivamente l'attività operativa delle motovedette Classe 300, deputate al soccorso e impiegate in supporto all'attività di law enforcement svolta dalle Forze di polizia. Nel totale prestano servizio sull'isola circa 70 militari, suddivisi tra il personale che presta la propria attività in mare (50 circa) e quello supporto dell'attività tecnico-amministrativa (20 circa). Nel caso di eventi più complessi, le operazioni passano sotto la direzione dei Comandi superiori (Direzione marittima di Palermo o centrale operativa di Roma). Il comandante spiega che «la norma che regola il soccorso in mare è la Convenzione internazionale sulla ricerca e il salvataggio marittimo siglata ad Amburgo il 27 aprile 1979. Lo Stato responsabile di un'area Sar, in caso di emergenza in mare nella propria area di responsabilità, ha l'obbligo di intervenire assumendo il coordinamento delle operazioni con l'impiego di unità di salvataggio, ma anche con unità militari e/o civili, come i mercantili presenti in zona, in adempimento agli obblighi giuridici assunti con la ratifica della convenzione». Nel caso in cui, un'Autorità marittima riceva informazioni di un'emergenza in corso in un'area Sar di competenza di un altro Stato, informa immediatamente il Rescue Coordination Center (RSC) territorialmente competente ed estende la notizia dell'emergenza a tutte le unità in transito in quell'area Sar. «Una volta che lo Stato competente ne assume il coordinamento - spiega il comandante - le altre Autorità marittime possono intervenire in supporto, ma solo se espressamente richiesto dall'autorità coordinatrice». Tuttavia, qualora lo Stato competente per quella area Sar non assuma il coordinamento, le operazioni vengono coordinate dall'Autorità marittima che ne ha avuto notizia ed è in grado di fornire la migliore assistenza possibile. Per quanto riguarda gli sbarchi fantasma, sempre più numerosi a Lampedusa, Ferreri racconta che si tratta più che altro «di piccole unità in legno, unità da diporto e piccoli pescherecci, a differenza dei gommoni o barconi più largamente impiegati nel Mediterraneo centrale». Il fenomeno è «all'attenzione delle forze di Polizia operanti in mare e a terra. Nel caso in cui le unità in questione, nel tentativo di raggiungere le coste italiane, si ritrovino in situazioni di pericolo per le vite degli occupanti, si concretizza la fattispecie del soccorso in mare, che fa capo alla Guardia Costiera italiana». Tag:  Lampedusa sbarchi immigrati
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Per aiutare De Luca il governo tollera la camorra in ospedale (Sat, 08 Aug 2020)
Il report dell'ex questore in un cassetto fino a dicembre. Commissariamento dopo il voto Napoli. Per gli amici del clan niente lista d'attesa e ticket ridotto. Il parcheggio dell'ospedale gestito dagli amici degli amici, il servizio di vigilanza affidato senza troppe formalità, il medico che chiedeva aiuto ai boss per regolare questioni in sospeso. Le inchieste della Dda di Napoli tra il 2014 e il 2019 hanno svelato come il clan Contini avesse un'influenza decisiva nella gestione dell'ospedale San Giovanni Bosco di Napoli grazie, evidentemente, a collusione o paura di chi preferiva non vedere. Avevano le mani su tutto: gestione dei posti letto, ristorazione all'interno della struttura, lavori di ristrutturazione. Ma non è tutto: anche in altri importanti centri di cura del capoluogo partenopeo, stando alle inchieste, la camorra spadroneggiava. Clamoroso il caso del delicato summit di pace svolto all'interno della camera mortuaria dell'ospedale tra rappresentanti del clan Mazzarella e dell'Alleanza di Secondigliano: in ballo il pizzo da 20mila euro al mese su importanti lavori di ristrutturazione. Un giro d'affare così appetibile da convincere i boss a chiamare in causa il paciere, «la Svizzera della camorra», come lo ha descritto il Mattino: l'anziano boss Carmine Montescuro, considerato affidabile mediatore. La sala mortuaria dell'ospedale, a quanto ha raccontato il pentito Maurizio Farraiuolo, era un posto sicuro per i boss. Altri incontri di camorra si sarebbero svolti presso l'ospedale San Paolo. Del resto, secondo la requisitoria del sostituto procuratore Ida Teresi, a Napoli ogni clan mira a controllare un ospedale. E qualcuno, evidentemente, ci era riuscito benissimo. Sulle collusioni di medici, infermieri e amministrativi della sanità napoletana le indagini sono ancora in corso. Si sono invece conclusi gli accertamenti svolti dalla commissione nominata dalla Prefettura per accertare il livello di infiltrazione. Il risultato è una relazione, che porta la firma autorevole dell'ex questore di Napoli Santi Giuffrè, è diventata uno scottante caso politico. Il documento è in mano al governo che da mesi lo tiene in un cassetto. «Mi risulta - dice il deputato di Forza Italia Paolo Russo - che la relazione abbia mosso importanti rilievi che suggerirebbero la necessità del commissariamento per risolvere le criticità, ma a quanto pare il governo non la ritiene una priorità perché viene prima la campagna elettorale di De Luca». A sollevare il caso sono stati anche esponenti politici meno ostili al governo, come il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, il deputato Sandro Ruotolo con un'interrogazione, la candidata dei 5 Stelle alla presidenza della Regione Campania Valeria Ciarambino. Il Viminale, che dovrebbe sottomettere un parere al Consiglio dei ministri, ha fatto sapere che per esprimersi «c'è tempo fino a dicembre». Una replica che fa sorgere un legittimo sospetto: il governo ha deciso che la lotta alla camorra può attendere a dopo le elezioni regionali. De Luca ha già reagito a brutto muso: «Gli ospedali li abbiamo ripuliti noi, altro che commissione d'accesso». Il commissariamento del resto colpirebbe un suo uomo chiave, il manager della Asl Ciro Verdoliva che ora è pure indagato per gli appalti degli ospedali Covid. E il diktat del governatore a quanto pare è arrivato a destinazione. A Roma Pd e 5 Stelle sono ammutoliti. La vecchia bandiera della lotta alla mafia può attendere fin dopo il voto regionale di settembre. Tag:  regione campania Vincenzo De Luca camorra
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"Alzano e Nembro zona rossa" La carta del Cts inguaia Conte (Sat, 08 Aug 2020)
Ecco il verbale più atteso. Gli esperti raccomandarono il lockdown immediato. Ma il governo agì in ritardo "I l Comitato propone di adottare le opportune misure restrittive già adottate nei Comuni della zona rossa al fine di limitare la diffusione dell'infezione nelle aree contigue". Ecco la raccomandazione degli esperti: chiudere anche Alzano e Nembro, circoscrivere la diffusione del virus creando un'altra zona rossa. Nero su bianco nel verbale della riunione del Comitato tecnico scientifico del 3 marzo, che è finito sul tavolo della Procura di Bergamo e che ieri è stato reso pubblico dal consigliere lombardo, Niccolò Carretta, che aveva fatto una richiesta alla Regione di accesso agli atti. Sicuramente il documento più atteso, quello che mancava nella rosa dei verbali resi pubblici due giorni fa dal governo, che non contenevano rivelazioni clamorose ma dai quali è emerso in modo evidente come i suggerimenti ed i consigli degli scienziati del Cts siano stati in più occasioni disattesi dal governo. Anche nel caso di Alzano e Nembro. Perché quella raccomandazione non fu accolta dal premier Giuseppe Conte? Quei verbali, assicura Agostino Miozzo, coordinatore del Cts, «non sono stati desecretati, perché non sono mai stati segreti. Sono stati considerati riservati perché non volevamo creare panico e agitare l'opinione pubblica». Con un salto indietro di cinque mesi torniamo al 2 marzo quando il vice ministro Pierpaolo Sileri (che di lì a qualche giorno si scoprirà positivo al Covid) va negli uffici della Protezione civile e, racconta lui stesso, viene «informato del fatto che c'era una preoccupazione sul Bergamasco, ma nessuno disse la zona va chiusa: si disse che la chiusura era un'opzione». In quello stesso giorno Sileri visita il Sacco a Milano racconta di pazienti gravi e poi di giornate concitate che portarono a «chiudere tutta l'Italia», la «scelta migliore» per Sileri. Ma siamo già al 9 marzo. Il coronavirus in quei giorni va al galoppo. E se è vero che il 2 marzo non si pensava ad altre zone rosse, il 3 il quadro è già cambiato perché sul tavolo del Cts arrivano dati che agli occhi dei virologi e degli epidemiologi suonano come una sirena di allarme. «Nel tardo pomeriggio sono giunti all'Istituto superiore di sanità i dati relativi ai Comuni di Alzano Lombardo e Nembro... - è scritto nel verbale del 3 marzo - I due Comuni si trovano in stretta prossimità di Bergamo e hanno una popolazione rispettivamente di 13.639 e 11.522 abitanti. Ciascuno dei due paesi ha fatto registrare attualmente oltre 20 casi, con molte probabilità ascrivibili a un'unica catena di trasmissione. Ne risulta pertanto che l'Rzero (indice di contagio) è sicuramente superiore a 1, il che costituisce un indicatore di alto rischio di ulteriore diffusione del contagio». I fattori di rischio ci sono tutti e messi insieme inducono il Cts a consigliare la chiusura. Consigliare certo perché la decisione spetta al governo che però temporeggia. Il 4 marzo il ministro della Salute, Roberto Speranza, va a Milano e dagli uffici della Regione lancia un messaggio di attenzione e di solidarietà per tutti i cittadini delle aree più colpite, invita a rispettare le regole ma non fa cenno alla situazione critica della Val Seriana. Possibile che anche lui non avesse letto il verbale e non ne avesse parlato con il premier? Il giorno dopo, siamo al 5 marzo, in provincia di Bergamo si presentano circa 400 uomini tra poliziotti, carabinieri e finanzieri. Per fare che cosa? Sembra scontato che siano lì per chiudere le aree a rischio, Alzano e Nembro, con presidi e blocchi stradali per i controlli come è già accaduto per Codogno. Ma invece la chiusura non ci sarà. Il gestore dell'Hotel Continental di Osio Sotto racconterà poi di aver ospitato nella struttura un centinaio di carabinieri per tre giorni. Ma l'ordine di chiusura non è mai arrivato. Intanto l'epidemia galoppa: in terapia intensiva in una settimana i ricoverati sono schizzati a oltre 500. La sera del 7 marzo filtra la notizia che dal giorno successivo per la Lombardia e 14 province del Nord sarebbe scattata la chiusura. L'assalto alla stazione di Milano e l'esodo verso Sud porta alla chiusura del 9 marzo decretata con lo slogan «Io resto a casa». Tag:  governo Conte Comitato tecnico scientifico (CTS) zone rosse
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Gli errori di marzo e l'incapacità di oggi (Sat, 08 Aug 2020)
Ora che le carte dimostrano in maniera inequivocabile i ritardi e le omissioni del governo nei giorni decisivi dell'emergenza Covidi gazzettieri del premier Conte e del suo governo sono nel più cupo sconforto. Ora che le carte dimostrano in maniera inequivocabile i ritardi e le omissioni del governo nei giorni decisivi dell'emergenza Covid - compreso il decisivo tentennamento sull'istituzione della zona rossa nel Bergamasco - i gazzettieri del premier Conte e del suo governo sono nel più cupo sconforto. Per tre mesi hanno cercato di spostare l'attenzione e le colpe sui governatori, in particolare quello della Lombardia, e lo hanno fatto con una velocità e una violenza apparsa da subito sospetta. Hanno chiesto dimissioni a raffica ed evocato pure le manette, quasi a voler chiudere lì la faccenda, probabilmente sicuri che il tentativo di secretare i verbali delle discussioni e decisioni di vertice sarebbe andato a buon fine. Non è andata così, oggi sappiamo che le indecisioni più gravi sono state quelle del governo e si deduce, leggendo i verbali, che Conte ha pure mentito - o è stato colto da amnesia - nella sua ricostruzione fatta davanti ai magistrati che stanno indagando sul disastro della Val Seriana. Ma noi non cambiamo opinione e giudizio rispetto a quanto abbiamo espresso nei mesi scorsi a proposito degli amministratori lombardi. Quell'emergenza fu un fulmine a ciel sereno che colse tutti di sorpresa e impreparati, a Milano come a Roma: governatori, ministri, premier e scienziati hanno fatto del loro meglio, anche se con il senno di poi è evidente che quel meglio non è bastato a limitare i danni. Compito dei giornali è fare sapere all'opinione pubblica come andarono le cose, non istruire processi di piazza, non lo abbiamo fatto con i governatori e non lo faremo con Conte. Non possiamo però - alla luce delle novità che stanno emergendo - non constatare quanto è stato subdolo e pure vigliacco il tentativo del governo e dei suoi giornalisti portavoce di dividere le responsabilità: tutti i buoni a Roma, i cattivi e gli inetti concentrati in Lombardia. Lo abbiamo detto da subito: salvo reati per colpa o malafede quelle settimane dovrebbero godere di una sorta di scudo, e questo vale sia per i politici sia per gli amministratori e i medici. Concentriamoci su quello che ci aspetta, sia sul piano del contenimento sanitario che della ripartenza economica. Se l'incapacità dimostrata all'inizio della pandemia è in qualche modo giustificabile, quella che vediamo oggi non è accettabile. E questo è il vero problema. Tag:  governo Conte zone rosse Comitato tecnico scientifico (CTS)
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Sondaggi regionali choc. Rischio tsunami per il Pd (Sat, 08 Aug 2020)
I sondaggi, ci mancherebbe, non sono niente più che un indicatore di tendenza e prenderli come oro colato sarebbe un errore imperdonabile. Eppure, sono proprio le rilevazioni che stanno girando in questi giorni che hanno mandato in tilt i vertici del Pd I sondaggi, ci mancherebbe, non sono niente più che un indicatore di tendenza e prenderli come oro colato sarebbe un errore imperdonabile. Eppure, sono proprio le rilevazioni che stanno girando in questi giorni che hanno mandato in tilt i vertici del Pd, al punto che Nicola Zingaretti è arrivato persino ad ipotizzare un rimpasto in stile Papeete per blindare il governo prima che gli si abbatta contro il possibile tsunami del 20 e 21 settembre. In quel week end, infatti, si voterà non solo il referendum confermativo sul taglio dei parlamentari ma anche i nuovi governatori di Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana e Veneto. E per il Pd il rischio concreto è di finire praticamente sotto assedio: sconfitti in almeno due delle regioni che oggi ancora governa (Puglia e Marche) e con il M5s che cavalca il probabile «sì» alla riforma costituzionale. Di qui la tentazione - pare ragionevolmente accantonata - del rimpasto lampo, visto che se lo scenario dovesse davvero essere questo è evidente che il peso dei dem negli equilibri di governo è destinato a ridursi non di poco. In effetti, dando una scorsa ai sondaggi di questi giorni, i timori del Pd sembrano più che fondati. Se il Veneto non è mai stato in discussione (una rilevazione Tecné del 6 agosto dà il leghista Luca Zaia tra il 68 e il 72%) e la Liguria vede il centrodestra decisamente avanti (l'uscente Giovanni Toti sempre per Tecné è tra il 51 e il 55%), sono le quattro regioni dove oggi governa il Pd quelle sotto i riflettori. I dem dovrebbero reggere in Campania (Vincenzo De Luca 42,5-46,5% contro Stefano Caldoro 37-41%, sempre fonte Tecné) e in Toscana, dove però la forbice si va riducendo (Eugenio Giani 44-48% contro la leghista Susanna Ceccardi 38,5-42,5%, sempre Tecné). Molto diversa, invece, la situazione in Puglia e nelle Marche, dove secondo i sondaggi il centrodestra - e nello specifico i due candidati di Fratelli d'Italia - dovrebbero ribaltare la partita. In Puglia, stando a Noto Sondaggi, Raffaele Fitto (nella foto a destra) è avanti di ben 6 punti sul governatore uscente Michele Emiliano (tra le coalizioni la forbice sale a 7,5 punti). La rilevazione sulla regione è interessante anche nel dettaglio, perché per certi versi riassume le tendenze su scala nazionale degli ultimi mesi. Se la Lega è dato primo partito con il 13%, infatti, subito dietro c'è FdI con il 12 (e questo nonostante sia presente anche la Lista Fitto presidente quotata al 6%). Buona tenuta anche di Forza Italia, che arriva al 10%. Colpisce, invece, il 2,5% di Italia viva, che anche in tutte le altre regioni al voto non supera mai la soglia del 3% (solo in Toscana, terra di Matteo Renzi, scavalla di poco il 4%), numeri che confermano quanto il progetto renziano fatichi a decollare. Anche nelle Marche, regione storicamente rossa, i dem sono costretti a rincorrere. E non di poco. Secondo Tecné, Francesco Acquaroli (43,5-47,5%) è infatti avanti di 7,5 punti su Maurizio Magialardi (36-40%). Dovesse essere questo il quadro della tornata elettorale del 20 e 21 settembre, per il Pd e per la segreteria di Zingaretti sarebbe un vero e proprio terremoto. Con solo quattro regioni che resterebbero a guida centrosinistra - Campania, Emilia Romagna, Lazio e Toscana - contro le 15 che governava nel 2014. Tag:  governo Conte Partito democratico (Pd) rimpasto di governo
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Sconti al Sud e licenziamenti vietati per legge. Roba da anni '70 (Sat, 08 Aug 2020)
Converrebbe rileggere l'intervista rilasciata, poco più di quaranta anni fa, da Luciano Lama ad Eugenio Scalfari sulla cosiddetta svolta dell'Eur. Converrebbe rileggere l'intervista rilasciata, poco più di quaranta anni fa, da Luciano Lama ad Eugenio Scalfari sulla cosiddetta svolta dell'Eur. Anzi converrebbe che la rileggesse il suo successore, Landini, e una pattuglia di suoi epigoni sindacali oggi al governo. Allora, con grande coraggio, il capo del sindacato ammise il grande errore commesso (ormai ovviamente era troppo tardi) nel considerare il salario una variabile indipendente. Insomma l'entità della retribuzione non doveva avere a che fare, secondo questi scriteriati, con l'andamento economico dell'impresa. Il principio che sottointendeva era che l'imprenditore, inteso come monopolista, se ne approfittasse sempre e comunque e che dunque il monte retribuzione potesse e dovesse essere fissato quasi per legge: tanto vi era «ciccia» per tutti. Con quasi due milioni di disoccupati, l'italia di allora stava scoppiando e imprese e imprenditori scappavano. Lama capì il drammatico errore commesso dai suoi predecessori e dalla sinistra. Oggi siamo in un'emergenza occupazionale simile, ma purtroppo non si vedono Lama in giro. La variabile indipendente non è più il salario, ma ciò che neanche si sarebbero sognati negli anni 70, e cioè il lavoro stesso. Il lavoro per governo e una parte del sindacato è una variabile indipendente. Le imprese non posso fallire, non possono licenziare, e sono costrette a subire ulteriori e nuove regole burocratiche rispetto a quelle esistenti. Pensate un po' voi la follia, il governo che si dice ideologicamente contrario al precariato, si è inventato l'assurdo norma (un unicum mondiale) in cui i contratti a tempo determinato (tanto odiati e oggi in Italia sono difficilisimi da allungare) sono prorogati automaticamente per legge. Neanche in Unione Sovietica. Ieri Maurizio Ferrera, in un lucido pezzo sul Corriere della Sera, raccontava come l'italia, sia l'unico Paese in Europa, se si escludono pochi mesi in Slovacchia, ad aver imposto il blocco dei licenziamenti. Siamo alla follia. E soprattutto all'incomprensione di base di come funzioni non tanto il mercato del lavoro, ma una semplice impresa. Pretendono che il cavallo vada ad abbeverarsi al lago, ma il lago è salato e vuoto. Un tempo si imponeva alle imprese il prezzo del lavoro, oggi si impone loro il numero degli occupati, quasi fosse una variabile indipendente rispetto alla domanda di beni e servizi. A pensarci bene, le contraddizioni di oggi sono superiori financo rispetto a quelle di ieri. L'impresa privata è considerata come la pubblica amministrazione. Un'organizzazione burocratica e non di mercato, in cui ci sono pure dei volenterosi, ma in cui il numero degli addetti deve rispondere alle richieste della politica e non già alle ragioni dell'economia. E se ciò può avere qualche ragione nella gestione della cosa pubblica, non ne ha alcuna nel settore privato. In un'economia di mercato non si assumono 40mila dipendenti (come sembra fare il ministro Azzolina) con un decreto. Si dirà che il governo ha dovuto tamponare una ferita improvvisa e grave. Benssimo. Ma c'è un sovrappiù ideologico. Che travolge tutto, persino l'inesperienza e l'imprevidibilità della crisi. Prendete gli sgravi fiscali previsti per chi assuma al Sud. Di per sé una fiscalità di vantaggio per dare uno spunto ad un settore non è sbagliato. Sono decenni che operazioni di questo tipo sono state fatte in Italia: senza alcun risultato. Oggi sarà ancora peggio. La crisi è infatti generalizzata. Ci si perdoni la franchezza: ma in un momento in cui il Pil è a pezzi, la disoccupazione rischia di toccare livelli da anni '70, utilizzare le poche risorse che stiamo racimolando grazie all'espansione del debito, per risolvere la storica arretratezza economica del Sud, è un titolo buono per le gazzette, non per il Mezzogiorno. Ieri sul Mattino uno dei più intraprendenti imprenditori di mercato del Sud, Cimmino, ha detto che la scelta scellerata di chiudere tutta l'Italia anche quella meno infetta, è stata fatta per ragioni assurde di consenso e sarebbe costata, aggiungono i tecnici, 100 miliardi. Ha ragione. Se avessimo voluto veramente aiutarlo, non avremmo fatto gli allarmisti, dove c'era poco da allarmare. E oggi rispolveriamo uno strumento che dovrebbe essere utilizzato per tutti, anzi forse e a maggior ragione per quelle imprese, soprattutto dislocate a nord, che rischiano di essere schiacciate dalla concorrenza mondiale e che fino al lockdown combattevano con vigore. Purtroppo le misure sul lavoro di questo governo, e di quello precedente con il decreto dignità e il reddito di cittadinanza, non sono figlie di una giornata di cattivo commercio da parte di qualche legislatore, ma frutto di un'ideologia che pensavamo, grazie a Lama, non Milton Friedman, di aver abbandonato per sempre. Tag:  governo Conte decreto agosto
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FdI e le "Infradito elettorali dei Patrioti" (Sat, 08 Aug 2020)
Fonte foto:  fratelli d'Italia FdI e le "Infradito elettorali dei Patrioti" 1 Sezione:  Politica Tag:  Fratelli d'Italia (FdI) Fratelli d’Italia vuole lasciare il segno in tutte le spiagge italiane. Ma soprattutto nelle regioni teatro della battaglia elettorale di settembre. È nata così l’idea delle “Infradito elettorali dei Patrioti” che lasciano sulla sabbia una buona impronta, quella appunto del partito guidato da Giorgia Meloni. Si tratta, infatti, di ciabatte che camminando, come si vede da queste foto, lasciano la scritta “Fratelli” con un piede e “d’Italia” con l’altro. Per tutto il mese di agosto, i volontari di Fratelli d’Italia distribuiranno a chiunque porterà un rifiuto di vetro o di plastica negli stand allestiti vicino alle spiagge. Pochi giorni fa il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, aveva inaugurato dalla spiaggia di Ostia la campagna ecologista “Spiagge Pulite”, proprio a testimoniare l’attenzione che il partito ha da sempre nei confronti della difesa dell’ambiente.
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IlGiornale.it - Cronache

Il trucco dei trafficanti per mandarci i migranti: "Bucatevi il gommone" (Sat, 08 Aug 2020)
Una fonte a Tripoli: "Quando avvistano un aereo fingono di affondare per farsi salvare" «I trafficanti di uomini dicono ai migranti di bucare una parte del gommone quando li avvista un aereo così verranno sicuramente soccorsi» rivela una fonte del Giornale a Tripoli, in prima linea nella lotta all'immigrazione clandestina. Una nuova «tattica», decisamente pericolosa, che permette al gommone di rimanere a galla, ma allo stesso tempo costringe i soccorritori a intervenire il prima possibile. Un caso del genere è accaduto il 28 luglio con tanto di vergognoso rifiuto dei francesi di intervenire mollando come sempre la patata bollente alla Guardia costiera italiana. Il Giornale è in possesso di due fermi immagine di un video girato da un aereo di Frontex, l'agenzia per le frontiere esterne Ue, che mostra chiaramente il gommone sovraccarico, ma intatto al primo avvistamento e poi con un tubolare bucato per attirare e accellerare i soccorsi. «Non si tratta di un caso singolo. E' la nuova tattica utilizzata dai trafficanti di uomini con l'ondata estiva di partenze verso l'Italia. Un sistema molto pericoloso, ma efficace» spiega la fonte a Tripoli. Giorgia Linardi, portavoce di Sea watch, i talebani tedeschi dell'accoglienza, sostiene che «le persone vengono lasciate morire in mare o respinte nello stesso luogo da cui stanno cercando di fuggire, mentre gli aerei di pattugliamento europei osservano dall'alto, complici nel definire il loro destino». In realtà, nonostante le accuse delle Ong, spesso infondate, sia Frontex, che il centro di soccorso di Roma della Guardia costiera fanno molta attenzione quando i gommoni sono a rischio affondamento. Gli scafisti reclutati fra i migranti lo sanno e appena avvistano un aereo bucherebbero uno dei tubolari per farsi portare in salvo. Nel pomeriggio del 28 luglio «un velivolo di Frontex ha avvistato un gommone con decine di migranti a bordo, in area SAR (ricerca e soccorso nda) di responsabilità libica, privo di motore e semiaffondato, a causa di un tubolare sgonfio» si legge in un comunicato della Guardia costiera. In realtà, come dimostrano le immagini, al primo passaggio il gommone era integro e solo dopo si è sgonfiato il tubolare. Il concreto sospetto è che sia stato volutamente bucato dagli scafisti-migranti a bordo permettendo comunque al gommone di rimanere a galla. I libici non avevano mezzi navali a disposizione e la Centrale operativa della Guardia costiera italiana «si è attivata chiedendo alle unità mercantili presenti nella zona di dirigere verso il gommone in difficoltà». La nave più vicina, a sole 9 miglia, era la Vos Aphrodite, battente bandiera di Gibilterra, un'unità di appoggio «alla piattaforma petrolifera francese Total» poco distante. Nonostante i ripetuti allarmi la nave si rifiutava di prestare soccorso. A questo punto gli italiani informavano il Centro di soccorso francese, che respingeva la richiesta di intervento. Il motivo è stato spiegato così: «Nessuna nave di bandiera francese era coinvolta e l'area SAR dell'evento era di competenza libica». Il gommone, però, si trovava vicino alla piattaforma Total. Davanti al no francese e al silenzio maltese e di Gibilterra la Guardia costiera è stata costretta a inviare sul posto «l'unità navale Asso 29, battente bandiera italiana in servizio alle piattaforme Eni», una cinquantina di miglia al largo delle Libia. Alle 4 e 10 di notte sono stati imbarcati dal gommone con il tubolare sgonfio 84 persone comprese 6 donne e 2 bambini portati a Lampedusa. Tag:  barconi scafisti migranti
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Multato perché il suo gallo canta solo prima dell'alba (Sat, 08 Aug 2020)
Prima che il gallo canti, mi multerai tre volte. Parola di Matteo. Non l'evangelista. Ma, più prosaicamente, il proprietario del gallo "Rompi", così simpaticamente ribattezzato dai vicini per quel suo vizietto di rompere già alle 4 di notte. Prima che il gallo canti, mi multerai tre volte. Parola di Matteo. Non l'evangelista. Ma, più prosaicamente, il proprietario del gallo «Rompi», così simpaticamente ribattezzato dai vicini per quel suo vizietto di rompere già alle 4 di notte. Fatto sta che Matteo, 83 anni, si è beccato una multa di 166 euro (le altre due seguiranno, se non riuscirà a convincere «Rompi» a darsi una calmata) per «disturbo alla quiete pubblica». Matteo, però, ha subito alzato la cresta: «Ma che c'entro io se il disturbo lo provoca un gallo, la multa perché non la fanno a lui?». Contestazione che - in punta di fatto - ha una sua coerenza, ma che - in punta di diritto - risulta irricevibile. Nel pollaio di leggi e leggine è previsto infatti che «in caso di danni arrecati da animali domestici, la responsabilità è del padrone». Nel fattispecie, la colpa è di nonno Matteo. Ma di cosa è accusato, esattamente, il bipede pennuto «Rompi»? Le parti lese, cioè i vicini di casa di Matteo, nell'esposto-denuncia presentato alla polizia municipale di Castiraga Vidardo, nel Lodigiano, teatro della bestiale contesa, spiegano in dettaglio i motivi del loro disappunto: «Il gallo comincia a cantare già dalle 4 di mattina, impedendoci di dormire». Insomma, «Rompi» inizierebbe la sua attività ben in anticipo rispetto ai galli normali, abituati pure loro a rompere, ma a un orario più decente: diciamo verso le 6, quando cioè albeggia. Ma si può criminalizzare un gallo perché fa «chicchirichì» quando meglio gli aggrada e non secondo le regole imposte dagli uomini? Che poi sarebbe come pretendere di polemizzare con un cane perché abbaia quando fuori è ancora buio o con un gatto perché miagola prima che spunti il sole; per non parlare dei versi - più o meno gradevoli - di tutti gli altri animali (da cortile e non) notoriamente sprovvisti di Swatch al polso, o meglio alla zampa. Nell'attesa che sulla gallesca questione si pronunci Madre Natura, Padre Comune (alias il Municipio di Castiraga Vidardo) ha dato ragione ai vicini insonni, sanzionando Matteo con tanto di diffida: «Deve far tacere il suo gallo!». Facile a dirsi, provino i vigili a spiegare a «Rompi» che non può più cantare quando vuole; arduo quasi quanto convincere Arisa a presentarsi a un Festival di Sanremo sì e a uno no. Ma i vigili che hanno multato Matteo hanno dalla loro parte il fatidico «articolo 24 del regolamento comunale», il quale «vieta il disturbo da animali che stiano, in case, giardini o cortili, dalle 22 alle 8». In paese non si parla d'altro. Non a caso il quotidiano locale, Il Cittadino di Lodi, ha tappezzato le edicole di locandine con il «Caso del gallo canterino». «Il proprietario del gallo - spiega la sindachessa Emma Perfetti - era stato avvertito. Dopo aver accertato che il pennuto effettivamente iniziava a cantare alle 4, avevamo chiesto al pensionato di provvedere a fare in modo che l'animale non svegliasse il vicinato così presto. Nulla è stato fatto, e quindi la multa è stata inevitabile». «Ora - conclude la prima cittadina - questo signore dice che vuole rivolgersi in questura e in prefettura per contestare il verbale. Vada dove desidera. Le normative vanno rispettate». Della serie, amministratori lungimiranti. Di più: perfetti. Tag:  disturbo alla quiete pubblica multa
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"Io non so mica spik inglish". Autisti furbetti (e ignoranti) (Sat, 08 Aug 2020)
Fiftifaiv, scritto così in modo da facilitare la lettura dei candidati al posto di autista della Cotral, acronimo per Compagnia Trasporti Laziali Fiftifaiv, scritto così in modo da facilitare la lettura dei candidati al posto di autista della Cotral, acronimo per Compagnia Trasporti Laziali, in passato detta Acotral, società per azioni unipersonale, presieduta da Amalia Colaceci e con Giuseppe Ferraro direttore generale, così per precisare almeno ciò che è certo, certificato, ufficiale. Il resto è fuffa: fiftifaiv nel senso di cinquantacinque, tanti si sono presentati portandosi appresso un attestato che dimostrava la conoscenza della lingua di sua maestà Elisabetta per essere assunti come autisti in possesso di conoscenza dell'inglese, secondo il bando chiuso il 16 luglio scorso per lavorare sulle direttrici Roma-Frosinone, Roma-Latina, Roma-Rieti e Roma-Viterbo. Ma dinanzi alla classica domanda do you speak english? e in attesa di the cat is on the table rivolta agli aspiranti driver, la commissione esaminatrice si è ritrovata con cinquantacinque bocche chiuse, occhi stupiti, espressioni smarrite, salivazione azzerata, totale: non sapevano un amato sostantivo o aggettivo d'inglese, il pezzo di carta era fasullo, roba timbrata dalle parti di Napoli e Avellino presso scuole e istituti non meglio identificati. In cambio di un pugno di euro un diploma non si nega a nessuno. Parte l'inchiesta, sono avviate le indagini, Cotral si affida al proprio ufficio legale, si va per carte bollate, i fiftifaiv vengono accusati di falso, hanno tentato di farla franca, anzi british ma sono stati beccati con il mouse in bocca. Roba da film di Totò, considerata l'origine delle documentazioni, noiovulevonsavuàr resta una frase leggendaria per spiegare come l'italiano pensa di cavarsela a prescindere e, al tempo stesso, di fregare il prossimo. Una volta, su autobus, tram, torpedoni e affini era affisso un cartello che ammoniva: «È severamente proibito parlare al conducente». Il monito potrebbe essere ripristinato per il gruppetto di furbi ma perché non saprebbero come rispondere al turista straniero interrogante. Roma è città eterna ma l'Italia non concede limiti alla genialità dell'uomo. Non credo che ci saranno sanzioni pesanti e condanne «esemplari» per i fiftifaiv, anzi prevedo una spaghettata tra friends, ricordando l'happy hour trascorsa davanti alla commissione, fatta fessa anche con il silenzio e la risatina finale. L'Inghilterra è uscita dall'Europa, a Roma ci sono cinquantacinque italiani che non sono mai entrati in Inghilterra. Oh yes. Tag:  Cotral
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Trovato cadavere di donna dove è sparita la mamma dj (Sat, 08 Aug 2020)
Sono momenti di forte apprensione: il cadavere, in stato di decomposizione, è irriconoscibile, perciò non è ancora possibile fare dei collegamenti con la 43enne scomparsa insieme al figlio Gioele. Il marito della donna ha riconosciuto gli indumenti Continuano le ricerche della 43enne Viviana Parisi, dj in arte conisciuta come "Express Viviana", scomparsa da ormai sei giorni insieme al figlioletto di soli 4 anni Gioele. La donna era stata vista salire col bambino a bordo della propria auto, una Opel Corsa, prima di sparire nel nulla. La vettura è stata poi rinvenuta in zona Caronia (Messina), ma gli inquirenti incaricati di condurre le indagini non sono riusciti a trovare alcuna traccia della donna e del minore. Tante le piste seguite dagli investigatori, dalla fuga al sequestro di persona. Fra le ipotesi, infatti, c'è anche quella della volontà della Parisi di lasciare la Sicilia e fare ritorno a Torino, sua città natale, dove abita ancora sua madre. [[nodo 1882095]] In queste ultime ore, tuttavia, è arrivata una nuova notizia che ha gettato i familiari dei due scomparsi nella più totale disperazione. Nei boschi di Caronia, infatti, è stato rinvenuto il cadavere sfigurato di una donna. Ad effettuare il ritrovamento i vigili del fuoco che setacciavano l'area insieme ai cani molecolari. Il corpo è irriconoscibile, perciò ancora non è possibile stabilire se si tratti davvero della 43enne. Sono momenti di forte apprensione. Gli inquirenti non hanno ancora rilasciato delle dichiarazioni a riguardo. Nel corso della giornata di ieri, inoltre, è stata denunciata la scomparsa di un'altra donna, coetanea di Viviana: si tratta di F.P., di Castel di Lucio. Il cadavere trovato nei boschi, dunque, potrebbe non essere quello della Parisi. Attualmente sono in corso gli accertamenti per risalire all'identità del corpo. Intanto sono sempre più numerosi gli appelli lanciati dai familiari della 43enne scomparsa, che invitano la donna a fare ritorno a casa insieme al piccolo Gioele. Intervistato da "La Stampa", il pubblico ministero Angelo Cavallo ritiene l'ipotesi della morte la meno probabile. "Non escludiamo alcuna pista nè alcuna ipotesi dal gesto estremo all'allontanamento volontario. Il primo posto dove abbiamo cercato è stato il viadotto autostradale successivo al punto dell'incidente, nell'ipotesi del suicidio. Non c'è niente", ha chiarito il pm. L'ipotesi della morte "è possibile, e non siamo ancora riusciti a ritrovarli. Ma per quanto e come li stiamo cercando, è un'ipotesi che ha l'1 per cento di probabilità. Io mi auguro che chiami, e che dica che stanno bene". [[nodo 1881791]] "È uno dei casi più difficili che mi sia trovato ad affrontare", ha ammesso Cavallo, come riferito da "La Stampa". "Ci sono venti minuti di buco tra il momento in cui è uscita e il momento in cui è rientrata. Dal suo paese, Venetico, ha raggiunto Milazzo. Qui, anziché fermarsi come aveva detto al marito, ha imboccato l'autostrada in direzione Palermo ed è uscita allo svincolo di Sant' Agata, senza pagare il pedaggio. A Sant' Agata non sappiamo cos'abbia fatto per venti minuti, poi si è rimessa in marcia fino al punto in cui è accaduto l'incidente in autostrada". Stando alle ultime informazioni, il sostituto procuratore della procura di Patti ha raggiunto insieme alla scientifica ed al magistrato di turno il luogo dove è stato rinvenuto il corpo. Non sarà possibile risalire all'identità del corpo fino agli esiti del test del Dna, che sarà effettuato al più presto possibile. Le notizie, tuttavia, non sono buone: fra i capi d'abbigliamento trovati indosso al cadavere (un paio di jeans corti, una t-shirt e delle scarpe bianche) uno corrisponderebbe a quanto indossato da Viviana il giorno della scomparsa. Lo stesso marito della 43enne ha riconosciuto gli abiti. Nessuna notizia, invece, del piccolo Gioele. Nel frattempo è stata rintracciata l'altra donna scomparsa, trovata nel corso della giornata odierna a casa di una sua amica, a Sant’Agata di Militello. Proprio per questo gli inquirenti stanno intentensificando le indagini: stasera la polizia ha raggiunto la casa del coniuge di Viviana, provvedendo a sequestrare il computer della donna ed altri effetti personali. Tag:  scomparsi cadavere Luoghi:  Messina
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Cacciati dall'area di sosta perché disabili. Autogrill: "Noi estranei" (Sat, 08 Aug 2020)
Una comitiva di ragazzi autistici, in viaggio lungo l’Adriatica, è stata bloccata all’ingresso dell’area di servizio: "Qui non vi vogliamo". Ma Autogrill non c'entra "Non potete consumare il vostro pranzo al sacco sui nostri tavolini, andate via: qui non vogliamo disabili". È quanto si è sentito dire, nella giornata di ieri, un gruppo di ragazzi autistici, tutti di età comprese tra i dodici e i trent’anni, quando la comitiva si era fermata in un’area di servizio lungo l’autostrada A14. Il caso, denunciato da un educatore-accompagnatore, ha fatto scalpore, trovando ampio spazio sia sui media "tradizionali", sia sui social network, dove la vicenda è stata commentata con sdegno. In moltissimi, però, sui social sono caduti in errore prendendo un grosso abbaglio, visto che inizialmente si è scritto e parlato di un’area di sosta facente parte del gruppo Autogrill. Così, in realtà, non è. I ragazzi disabili vittima della disavventura, infatti, di ritorno da una gita al mare si erano fermati, in Emilia-Romagna, all’area di servizio Rubicone Est lungo la cosiddetta Adriatica, che non è gestita dall’azienda multinazionale che opera nel settore dei servizi di ristorazione per chi viaggia. Prontamente, infatti, è arrivata la nota ufficiale della società: "In merito ai fatti accaduti presso l'area di servizio Rubicone Est lungo l'autostrada A14 e riportati dalla stampa in data odierna, Autogrill S.p.A. precisa che tale area non è gestita dal Gruppo e che l'azienda è del tutto estranea alla vicenda". Il caso Tutto accade nella giornata di ieri, quando i due pulmini sui quali la comitiva viaggiava si sono fermati per fare una sosta, nella speranza di poter consumare i panini del pranzo. Quando i ragazzi hanno occupato i tavoli dell’area di servizio, un dipendente della pompa di benzina dell’area stessa si è avvicinato al gruppo e ha alzato la voce per intimorire i giovani. Questa la testimonianza di Mario Ciummei, padre di uno dei ragazzi della comitiva e vicepresidente dell’associazione Gaudio Onlus: "Di ritorno dall'estate afosa due pulmini dei nostri ragazzi hanno voluto far sosta all' autogrill Rubicone per rifocillarsi e andare in bagno. Il gestore dell'autogrill ha cacciato il gruppo che si era sistemato negli appositi tavolini all'aperto perché 'non voleva disabili nel suo esercizio'. A nulla sono serviti i tentativi dei miei colleghi di convincere il gestore, anche proponendogli di acquistare dei prodotti del suo bar. Non lo insulto perché avrei voluto essere presente per fargli capire di persona che non ci si comporta così''. Il caso, comunque, non si chiuderà così. Da quanto emerge, infatti, le famiglie dei ragazzi hanno annunciato l’intenzione di recapitare una lettera di protesta al gestore di quell’area di servizio molto poco ospitale. E il diretto interessato, come riportato in seguito dallo stesso Ciummei su Facebook, si è scusato: "Abbiamo ricevuto comunicazione di scuse direttamente da parte del gestore dell’area di servizio Rubicone est . Le accettiamo perché riteniamo che si possa sbagliare e non siamo per un accanimento nei confronti di chi capisce di aver sbagliato. Nella speranza che tutti i clienti siano sempre rispettati in tutti gli esercizi , ringrazio tutti quelli che ci hanno manifestato solidarietà e vicinanza". Tag:  autogrill disabili autostrada
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"Mi hanno violentata", 19enne trovata nuda in spiaggia (Sat, 08 Aug 2020)
Una ragazza di 19 anni è stata ritrovata nuda su una spiaggia di Cattolica. La ragazza ha raccontato agli inquirenti di essere stata vittima di stupro: s'indaga per presunto abuso sessuale Era nuda, addormentata su una spiaggia di Cattolica, la 19enne che nelle prime ore di ieri mattina è stata soccorsa da una coppia di sconosciuti. "Mi hanno violentata'', ha raccontato subito dopo ai carabinieri sporgendo denuncia per stupro contro ignoti. Ora, spetterà agli investigatori accertare la dinamica del presunto abuso sessuale. Il ritrovamento Erano pressapoco le ore 4.30 del mattino di venerdì 7 agosto quando una coppia di fidanzati ha ritrovato su una spiaggia di Cattolica, in Riviera Romagnola, una ragazza addormentata sul bagnasciuga: era nuda e semi-incosciente. Soccorsa dai due sconosciuti, la giovane, una 19enne di Perugia in vacanza con la famiglia a Riccione, avrebbe lamentato dei dolori all'addome. "Credo di essere stata violentata", ha raccontato non appena avrebbe riaperto gli occhi. Allertate le Forze dell'Ordine e il 118, è stato subito attivato il protocollo anti stupro. Condotta in ospedale per accertamenti, la ragazza è stata dimessa dai medici nel pomeriggio con un referto che parla di presunto abuso sessuale, nessun segno di violenza e un tasso alcolemico nel sangue di 2.45. La dinamica del presunto abuso Stando a quanto si apprende da Il Resto del Carlino, giovedì sera, la ragazza sarebbe uscita con un amico, anch'egli di Perugia, per andare a ballare alla discoteca Bikini di Cattolica. Ad un certo punto della serata, avrebbe versato per errore il contenuto di un drink che stava bevendo sulla camicia di un avventore, un uomo sui 35 anni. Per rimediare al danno, gli avrebbe poi offerto da bere. Da quel momento in poi - come ha raccontato la 19enne ai Carabinieri, versione confermata anche dall'amico - non ricorderebbe più nulla fino a quando, al mattino successivo, sarebbe stata ritrovata nuda in spiaggia. I suoi vestiti sono stati trovati ripiegati, poco lontano dal bagnasciuga. Le indagini In queste ore, i carabinieri stanno visionando i filmati delle telecamere di sorveglianza interne al locale per capire se la 19enne si sia allontanata verso l'uscita da sola o in compagnia di qualche sconosciuto. Stando alla ricostruzione degli inquirenti, l'accaduto si sarebbe consumato nel giro di un'ora: la ragazza si sarebbe allontana dall'amico che ha proseguito la sua serata da solo, verso le 3.30, salvo poi essere ritrovata nuda dalla coppia di fidanzati verso le 4.30. Domani, la ragazza sarà risentita dai carabinieri per ulteriori chiarimenti sulla vicenda. Atteso nel pomeriggi il risultato di altri testi clinici. Per ora, la denuncia sporta verso ignoti, parla di presunto abuso sessuale. Tag:  abuso sessuale spiaggia Luoghi:  Riccione
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Ecco il nuovo Dpcm di Conte: che cosa ci aspetta in vacanza (Sat, 08 Aug 2020)
Via libera a crociere e terme. Sarà in vigore dal 15 agosto al 7 settembre. Novità anche per gli sport e le fiere Ecco un nuovo Dpcm, anche questo annunciato ieri in tarda serata, come spesso ci aveva abituati in passato il premier Giuseppe Conte. Il decreto entrerà in vigore sabato 10 agosto fino al 7 settembre. Riguarderà le norme di contenimento dell’epidemia coronavirus in corso nel nostro Paese. Le tre regole nel nuovo Dpcm Confermate le tre regole d’oro a cui tutti ci siamo ormai conformati: utilizzo della mascherina, mantenimento della distanza di sicurezza di almeno un metro e lavaggio sovente delle mani. Oltre naturalmente al divieto assoluto di creare assembramenti. Anche perché la stagione estiva è nel suo pieno e il rischio di nuovi contagi, secondo il governo, è alto. Mascherine obbligatorie quindi in tutti i luoghi chiusi e dove non sia possibile mantenere il distanziamento minimo tra una persona e l’altra. Continua la possibilità di frequentare parchi, giardini pubblici e ville, purché non vengano creati assembramenti. Ancora divieto di entrare in Italia per chi arriva da alcuni Paesi, quali Armenia, Bahrein, Bangladesh, Brasile, Bosnia Erzegovina, Cile, Kuwait, Macedonia del Nord, Moldova, Oman, Panama, Perù e Repubblica Dominicana. Questionario e screening Durante la conferenza stampa il presidente del Consiglio ha annunciato “la ripartenza delle navi da crociera dal 15 agosto e la ripresa di alcune attività economiche come quelle fieristiche". Mentre gli allestimenti possono partire immediatamente, per le fiere vere e proprie si dovrà invece aspettare il primo settembre. Per quanto riguarda le crociere prima di imbarcarsi si verrà sottoposti a uno screening. Innanzitutto ci si dovrà sottoporre alla rilevazione della temperatura corporea. Poi si dovrà compilare un questionario contenente i dati del viaggiatore e alcune informazioni che verranno valutate dal personale non medico. Se temperatura o questionario mostreranno problemi si dovrà sostenere un colloquio in screening con il personale medico e una seconda misurazione della temperatura corporea. Tutto avverrà in una specifica zona, coordinata dal personale di bordo già formato e, in caso di necessità, coadiuvato da personale medico presente. Coloro che presenteranno sintomi riconducibili al Covid o che nelle ultime due settimane hanno avuto contatti con un malato di coronavirus non potranno salire a bordo. Per i tifosi di calcio non c’è ancora il via libera per accedere agli stadi. Il Cts crede sia ancora troppo alto il rischio di contagio. Se ne riparlerà probabilmente a campionato iniziato. In regioni dove la curva epidemiologica non crea preoccupazioni è possibile ricominciare anche gli sport da contatto. Pur rispettando le linee guida. Nel Dpcm si parla anche delle competizioni sportive, sia internazionali che nazionali, in cui partecipano atleti stranieri che arrivano da Paesi presenti nella lista nera. Il cui ingresso in Italia è vietato o comunque possibile in seguito a quarantena e tampone faringeo, che deve risultare negativo, da effettuarsi nei due giorni antecedenti l’arrivo. Dal primo settembre vi sarà la possibilità di assistere a competizioni sportive minori, nelle quali gli spettatori saranno al massimo 1000 nelle strutture all’aperto e non più di duecento in quelle al chiuso. “Il presidente della Regione o provincia autonoma può sottoporre specifico protocollo di sicurezza alla validazione preventiva del Comitato tecnico scientifico ai fini dello svolgimento dell’evento”. Centri benessere e terme Pronti a ripartire anche i centri benessere e le terme. Gli ingressi dovranno essere controllati in modo che i clienti abbiano tra loro una distanza di almeno 2 metri in tutti i locali chiusi, tranne che per i familiari, i conviventi e coloro che soggiornano nella stessa camera. Sarà vietato l’ingresso in luoghi altamente caldo-umidi, come per esempio i bagni turchi. “Potrà essere consentito l’accesso a tali strutture solo mediante prenotazione con uso esclusivo, purché sia garantita aerazione, pulizia e disinfezione prima di ogni ulteriore utilizzo. Diversamente, è consentito l’utilizzo della sauna con caldo a secco e temperatura regolata in modo da essere sempre compresa tra 80 e 90 °C; dovrà essere previsto un accesso alla sauna con una numerosità proporzionata alla superficie, assicurando il distanziamento interpersonale di almeno un metro; la sauna dovrà essere sottoposta a ricambio d’aria naturale prima di ogni turno evitando il ricircolo dell’aria; la sauna inoltre dovrà essere soggetta a pulizia e disinfezione prima di ogni turno”. I clienti dovranno obbligatoriamente utilizzare la mascherina nelle sale d’attesa e in ogni caso seguire le indicazioni esposte in reception. Tag:  crociera terme decreto agosto Speciale:  Coronavirus focus Persone:  Giuseppe Conte
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Migrante con il coltello vuol rapinare un negozio. Passanti lo schiaffeggiano (Sat, 08 Aug 2020)
Alcuni passanti sventano una rapina da parte di un migrante armato di coltello in un negozio di Cagliari: carabinieri lo salvano dal linciaggio Il messaggio che arriva da Cagliari sembra essere forte e chiaro: in Italia la misura è colma. Lungo le coste della Sardegna nelle ultime settimane sono aumentati i micro sbarchi di clandestini che fanno rotta sull'isola dall'Algeria. Arrivano sulle splendide spiagge del sud-ovest che cercano di salvare il salvabile di una stagione estiva ormai compromessa e vengono trasportati nell'hotspot di Monastir, alle porte di Cagliari. Solo pochi giorni fa ne sono arrivati circa 10 con barchino proveniente dal Paese nordafricano, dirimpettaio dell'isola italiana. Una situazione che preoccupa i cittadini del capoluogo sardo, sia dal punto di vista sanitario visto l'incremento di casi, sia da quello della sicurezza pubblica. Una delle ultime notizie di cronaca che giungono dal capoluogo sardo dà il polso dello stato d'animo dei cittadini, ormai stremati. [[nodo 1373599]] Come riporta l'Unione Sarda, tutto è accaduto ieri a Is Mirrionis, uno dei quartieri della prima cinta periferica, non distante dal centro di Cagliari. Uno straniero richiedente asilo si è introdotto all'interno di uno dei negozi di abbigliamento della strada principale di Is Mirrionis e ha minacciato con un coltello la commessa per cercare di portar via un paio di scarpe. Immediata la reazione della ragazza, le cui urla hanno attirato l'attenzione di alcuni passanti che si trovavano nelle vicinanze. Intuito il pericolo, gli uomini si sono precipitati all'interno del negozio e hanno difeso la commessa vittima dell'aggressione. I passanti inferociti hanno disarmato il migrante e poi l'hanno schiaffeggiato a lungo fino all'arrivo della Radiomobile dei Carabinieri. Gli uomini dell'Arma sono intervenuti per salvare il malvivente dal linciaggio certo da parte dei cagliaritani, stanchi di subire episodi di delinquenza. I Carabinieri hanno, quindi, fermato il migrante e l'hanno portato nel vicino comando della Compagnia per il riconoscimento. È stato, quindi, denunciato per tentata rapina. Intanto sull'isola è polemica sui migranti di Monastir, che rischiano di portare al tracollo il sistema sanitario regionale, già in difficoltà. A causa della sua posizione isolata rispetto al resto del Paese, la sanità locale dev'essere completamente autosufficiente per far fronte a qualunque problema. Nei giorni scorsi la Prefettura di Cagliari ha inviato formale richiesta alla giunta regionale guidata da Solinas affinché sia il sistema sanitario regionale a occuparsi dei migranti positivi di Monastir. Ciò significa trasferire i contagiati nelle strutture pubbliche, dove i posti negli infettivi sono limitati. A questa richiesta si è opposta la Lega mediante il coordinatore regionale Eugenio Zoffili. "Chiediamo al ministro Lamorgese di intervenire e che lo Stato non riversi questa situazione sulla sanità regionale che già soffre. La situazione è ingestibile, la ministra venga in Sardegna", ha detto il coordinatore. La proposta è di inviare sull'isola i medici militari per curare i migranti positivi all'interno della struttura di Monastir, senza farli uscire. Tag:  rapina migrante irregolare
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Il maxi furto da 50 milioni di euro dei rom a casa di Tamara Ecclestone (Sat, 08 Aug 2020)
Due persone sono state arrestate tra Milano e Varese perché considerati membri della banda che ha portato via gioielli per un valore di 50 milioni di euro dalla villa di Tamara Ecclestone Due italiani sono finiti in manette, ed ora sono in attesa di estradizione nel nostro Paese, perché sospettati del furto milionario di gioielli avvenuto lo scorso 13 dicembre nell’abitazione di Tamara Ecclestone, la figlia dell'ex patron della Formula Uno, a Kensington, nel centro di Londra. In quel freddo venerdì, un banda di criminali riuscì a portare via beni per un valore dichiarato di 50 milioni di euro. Secondo quanto riferito da "Il Giorno", i due soggetti arrestati sono un milanese, risultato avere precedenti per furto, e un suo amico, incensurato. I due, però, non hanno agito da soli. Al colpo avrebbero partecipato anche una donna ed un uomo di origine sinti, quest’ultimo è ritenuto essere il vero capo della banda e viveva nel campo nomadi di via Monte Bisbino La coppia è tutt’ora ricercata così come il bottino, abilmente occultato. Le indagini, partite subito il raid criminale, fino ad ora ha permesso di individuare e fermare cinque persone. Ma tutte negano di aver preso parte al colpo messo in atto quando Tamara era in Lapponia con marito e figlia. A febbraio erano già stati arrestati una romena, Maria Mester di 47 anni, e suo figlio. Secondo gli inquirenti, sarebbe stato lui ad affittare il residence di lusso in cui il gruppo aveva alloggiato prima e dopo i colpi. La donna lavorava nella villa come addetta alle pulizie. L’hanno presa in aeroporto a Londra dopo essere atterrata dall’Italia: portava orecchini da 300 mila euro che risulterebbero tra quelli rubati. Forse era tornata nella capitale inglese per occuparsi del bottino, non ancora ritrovato. Il figlio è stato bloccato sempre in aeroporto quando stava per imbarcarsi su un volo diretto in Giappone. Nei loro confronti è già iniziato il processo. Scotland Yard sta continuando il lavoro investigativo cercando di far uscire quante meno notizie possibile. Per quanto riguarda gli italiani fermati ha parlato di tracce lasciate dai due, come l’affitto di un cottage a Londra. Forse la stessa Maria potrebbe aver svelato i nomi dei componenti della banda. Uno sarebbe Alessandro Donati, 43enne di Calvignasco, in provincia di Milano. Il suo legale, Angelo Pariani, ha già impugnato in Cassazione l’ordinanza di convalida d’arresto avvenuta, lamenta l’avvocato, dopo un’udienza tenuta senza la presenza del difensore. Nel suo passato, come racconta il Corriere della Sera, vi sono il possesso di chiavi alterate e grimaldelli, di associazione a delinquere finalizzata in furti nelle case e di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Spesso si recava in via Monte Bisbino, nel campo abitato da sinti croati, con carta d’identità italiana, e da romeni. Proprio sinti è Jugoslav Jovanovic, il 23enne in fuga. Il clan Jovanovic è quello di Nenad, un abile truffatore che si spacciava per rabbino e riusciva a mettere le mani su pezzi unici, come ad esempio, i quadri di Renoir e Rubens consegnando borse di soldi falsi oppure semplicemente rifiutando di pagare. La Questura gli ha confiscato beni per 2 milioni di euro. Ma i dubbi sul colpo nella villa della Ecclestone sono tanti. Anche il numero di componenti della banda potrebbe essere più alto. Serviva preparazione e un buon piano studiato nei minimi dettagli per agire. A Kensington, quartiere dimora di pezzi della famiglia reale e di altro importanti personaggi, ci sono check-point fissi della polizia, servizi di sicurezza privata e telecamere ovunque. Gli inglesi stanno lavorando intensamente sul caso e sono convinti di risolverlo in tempi rapidi. Tag:  furto gioielli Persone:  Tamara Ecclestone Luoghi:  Londra
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"7 giorni senza la mascherina". La vacanza finisce davvero male (Sat, 08 Aug 2020)
Dopo una settimana in Croazia, 8 giovani padovani sono risultati positivi al Coronavirus: "Per sette giorni non abbiamo indossato la mascherina" Se in Italia l'emergenza sanitaria è agli sgoccioli, il rischio dei cosiddetti ''contagi d'importazione'' sembra essere appena iniziato: ora, il virus arriva dall'estero. Viaggia coi migranti, i turisti ma anche con i giovani al rientro nel Belpaese dopo una breve vacanza oltreconfine. Lo sa bene una 18enne padavona che, di ritorno da un breve soggiorno in Croazia, ha scoperto di aver contratto il Covid: "Nessuno indossava la mascherina, ci siamo fatti condizionare. Adesso mi sento in colpa per i miei genitori", confessa al Corriere della Sera. Era partita alla volta dell'isola di Pag insieme alla sua comitiva di amici e compagni di scuola. L'idea era quella di trascorrere del tempo tutt'insieme per festeggiare la maturità e gettarsi alle spalle un anno difficile. Così, la compagnia ha approfittato di un pacchetto organizzato da un'agenzia di viaggio bresciana che prometteva divertimento e svago per una settimana. Risultato? Su 13 ragazzi, 8 sono tornati a casa positivi al Coronavirus. Complice la leggerezza dell'età, e verosimilmente l'assenza di misure tutelanti, la 18enne ha smesso di indossare la mascherina per 7 giorni. "La situazione sembrava così tranquilla - spiega - nessuno la indossava, né gli animatori sul posto né il conducente del pullman che ci ha portato sull'isola di Pag. Ci siamo fatti trascinare". A quel viaggio hanno preso parte anche giovani provenienti da altre regioni d'Italia: "Saremo stati complessivamente un centinaio suddivisi su due pullman, c'erano ragazzi della nostra età e di altre regioni. Ogni giorno c’erano delle attività organizzate in discoteca o in spiaggia e la sera si andava a ballare: era all’ aperto, quindi abbiamo creduto non servisse la mascherina". Poi il ritorno, sempre in pullman, il rientro a casa e i primi, inequivocabili sintomi del virus che compaiono. "Ho sentito mal di gola e avevo la febbre, ma credevo fosse colpa dell’ aria condizionata, non era la prima volta che mi succedeva. Poi è arrivato il mal di testa e ai muscoli, la difficoltà a respirare. All’inizio non ho pensato subito al Covid, poi ho visto l’esito e mi sono sentita malissimo — continua il racconto della giovane —. Più che altro mi dispiace per la mia famiglia e gli amici che ho visto al rientro. Mi sento in colpa per averli messi in questa situazione. Sono tutti negativi ma devono restare in isolamento 14 giorni e non faranno le vacanze". Ora la 18enne è confinata nella sua stanza in attesa della guarigione: "Con il senno di poi forse avrei rimandato il viaggio all’ anno prossimo - confessa -. È che con tutto quello che abbiamo passato, la maturità stravolta e la quarantena ho pensato meritassimo questa vacanza. Riconosco la troppa leggerezza, da oggi in poi indosserò sempre la mascherina". Tag:  Covid vacanze Luoghi:  Padova
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Nuovi assegni per l'invalidità. Le cifre delle nuove pensioni (Sat, 08 Aug 2020)
Con gli incrementi si raggiungerà la cifra massima di 651,51 euro per 13 mensilità, ma solo una piccola parte degli invalidi potrà beneficiarne Come annunciato dal premier Giuseppe Conte in occasione della conferenza stampa indetta per illustrare le manovre previste dal cosiddetto Dl Agosto, dovrebbero arrivare dopo tanta attesa gli aumenti degli assegni previsti per le pensioni di invalidità civile al 100%. Un incremento netto, rispetto a quanto percepito dagli invalidi fino ad ora, che riguarderà tutti, a partire dai 18enni. Si era parlato di un importo totale che avrebbe potuto raggiungere al massimo i 516,46 euro totali, ma in realtà l'aumento può arrivare complessivamente fino a 651,51 euro al mese. La cifra, che verrà corrisposta per 13 mensilità, è nettemante superiore al totale previsto fino ad ora per una pensione di invalidità al 100% che si aggira intorno ai 285 euro. Un assegno dall'importo ritenuto insufficiente per garantire un dignitoso tenore di vita, in aperto contrasto con quanto stabilito dall'articolo 38, primo comma, della Costituzione, e che era stato definito "insufficiente a garantire il soddisfacimento delle elementari esigenze di vita" dal giudice della sezione lavoro della Corte d'Appello di Torino. "Aumentiamo le pensioni agli invalidi civili al 100% a partire già dai 18 anni, così come agli inabili, ai sordi e ai ciechi civili assoluti titolari di pensione. Si passa dai circa 285 euro attuali fino a 648 euro al mese per tredici mensilità", aveva dichiarato Conte, non tenendo conto di due aspetti. Il primo è quello che la cifra raggiungibile con gli incrementi non è corretta. Grazie all'incremento al milione (riconosciuto oggi solo agli over 60) l'assegno percepito dagli invalidi dopo la manovra potrà raggiungere la cifra di 651,51 euro. Il secondo è che l'incremento in realtà non riguarderà chiunque, essendo presenti e previsti dei limiti di reddito entro i quali sarà necessario rientrare per poterne beneficiare. L'assegno di invalidità civile sarà percepito da chi denuncia un reddito non superiore ai 16982,49 euro e questo risulterà valido per tutte le categorie. Per quanto riguarda invece nello specifico gli aumenti, fatto conto di ciò che ha stabilito la Corte Costituzionale (con incremento al milione da riconoscere a tutti, senza alcun limite derivato dall'età anagrafica), saranno da rispettare ulteriori scaglioni reddituali. Per l'invalido civile che vive da solo il limite per beneficiare dell'incremento è quello di 8469,63 euro, mentre per i coniugati non si dovrà superare la cifra di 14447,42 euro di reddito. Per chi andrà oltre questi limiti la cifra mensile permarrà quella di 285 euro (fermo restando il riconoscimento dell'indennità di accompagnamento da 520 euro in ambo i casi). Tag:  assegno di invalidità dl Agosto
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"Inferno" commercialisti: quando si blocca tutto (Sat, 08 Aug 2020)
Rivolta contro la mancata proroga dei versamenti: "Bastonare i cittadini con tasse e burocrazia non aiuterà l'Italia a rialzarsi ma servirà a tenerla in ginocchio" I commercialisti hanno proclamato 8 giorni di sciopero: la categoria dal 14 settembre (ore 24) al 22 settembre (ore 24) si asterrà dall'invio dell'Iva trimestrale (Lipe) e dal presenziare nelle Commissioni tributarie provinciali e regionali. Adc, Aidc, Anc, Andoc, Fiddoc, Unagraco, Ungdcec, Unico e Sic hanno fatto sapere che la base principale della protesta è rappresentata dalla mancata proroga delle scadenze fiscali. Marco Cuchel e Maria Pia Nucera, presidenti rispettivamente dell'Anc e dell'Adc, hanno spiegato che le motivazioni dell'azione di protesta sono quelle inserite nella proclamazione, "ovvero le reiterate lesioni delle prerogative professionali degli iscritti all'ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, che hanno procurato danno all'attività svolta dagli stessi a favore dei contribuenti e del tessuto imprenditoriale del paese ma anche il clima di profonda frattura che si è instaurato tra il governo e i professionisti". [[nodo 1878734]] Le nove sigle sindacali, nella comunicazione inviata a Ministeri e procure, hanno sintetizzato in 5 punti le loro richieste. La priorità riguarda la sospensione dei versamenti delle imposte fino al 30 settembre: tale richiesta era già stata avanzata a più riprese anche dal Consiglio nazionale della categoria, ma fino a ora "è caduta nel vuoto". Ecco perché i sindacati parlano di un "pervicace e immotivato rifiuto" che non fa altro che danneggiare la categoria, le aziende e i contribuenti. I commercialisti chiedono inoltre una "sistematica e formale consultazione preventiva della categoria" nella stesura delle norme e degli adempimenti sulle materie di loro competenza e una semplificazione fiscale mediante un atto di riformulazione del calendario e di riduzione degli adempimenti. Infine viene fatto riferimento al rispetto dello Statuto del contribuente e all'estensione anche per i professionisti degli aiuti riconosciuti alle imprese. "Così si affossa l'Italia" Le sigle sindacali hanno comunque concluso la lettera di proclamazione ribadendo la propria disponibilità a un serio confronto con l'intento di fornire tutte le risposte alle richieste formulate. Massimo Miani, presidente dei commercialisti italiani, ritiene che la proclamazione ufficiale dello sciopero sia una scelta "giusta e inevitabile" che trova il pieno sostegno del Consiglio nazionale della categoria: a suo giudizio si tratta di un "esito inevitabile di fronte all'incredibile e ostinata volontà" da parte del governo giallorosso "di ignorare tutte le richieste di dialogo avanzate in questi mesi dai commercialisti". [[nodo 1878153]] Al loro fianco si è schierata Giorgia Meloni, che ha espresso solidarietà dopo l'ennesima richiesta rimasta inascoltata dal governo, garantendo che continuerà a condurre questa battaglia "a difesa di milioni di lavoratori e partite Iva". La leader di Fratelli d'Italia ha infine invitato Conte ad ascoltare le istanze, lanciando un durissimo monito nei confronti della sua maggioranza: "Bastonare i cittadini con tasse e burocrazia non aiuterà l’Italia a rialzarsi ma servirà a tenerla in ginocchio. Quando lo capirà la maggioranza M5S-PD?". Solidarietà ai commercialisti che hanno proclamato lo sciopero di categoria dal 14 settembre. FDI è al loro fianco a difesa di lavoratori e partite Iva. Il goveno li ascolti: bastonare i cittadini con tasse e burocrazia non aiuterà l'Italia a rialzarsi, ma la terrà in ginocchio — Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) August 8, 2020 Tag:  Commercialisti scadenze fiscali adempimenti fiscali sciopero
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"Ecco cosa c'è davvero dietro alla guerra contro contanti..." (Sat, 08 Aug 2020)
Letizia Giorgianni, presidente dell’associazione vittime del Salva Banche, commenta le scelte del governo in economia “Anche per il Covid, così come per il problema del sistema bancario e della tutela del risparmio degli italiani, il governo risponde con le ormai consuete misure spot e temporanee, già viste nei decreti 'Cura Italia' o 'Rilancio' ”. A dirlo a ilGiornale.it è Letizia Giorgianni, presidente dell’associazione vittime del Salva Banca e consulente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario dal maggio 2020. E lei giudica negativamente anche gli ultimi provvedimenti in materia fiscale? "Mentre il Conte-bis si appresta ad annunciare la nuova pioggia di bonus procediamo senza nessun tipo di paracadute nell'inevitabile baratro della recessione. Nelle nuove misure da 25 miliardi complessivi, che dovrebbero essere presto approvate dal Consiglio dei ministri, ci sono misure per la ristorazione e il commercio al dettaglio che rischiano di non rispondere alle vere necessità del tessuto economico e commerciale del nostro Paese, rinviando solo di qualche mese la chiusura di molte attività". A tal proposito, il governo discute ancora sul bonus ristorazione. Lei cosa ne pensa? "Neppure questa volta infatti si parla di erogazione diretta delle risorse agli esercenti, ma di un incentivo al consumo fino al 31 dicembre che prevede uno storno su una parte dell’importo speso in bar e ristoranti con carta di credito o bancomat. Nelle intenzioni questo renderebbe più semplice il già complicato meccanismo del rimborso, anche sul fronte della lotta all’evasione fiscale". Si spieghi meglio. Perché è contraria ai pagamenti elettronici? "Il pagamento effettuato con il Pos è solo l'ennesimo favore alle banche, visto che abbiamo le commissioni più alte d'Europa che, secondo uno studio di Altroconsumo, arrivano fino all’11% per gli esercenti. Se si vuole eliminare il contante, si dovrebbero almeno ridurre le commissioni bancarie anche perché non è così che si combatte l’evasione. [[nodo 879192]] È necessario ridurre le aliquote. In qualsiasi paese del mondo funziona così: più tasse, più evasione, meno tasse, meno evasione. Ma come sempre i problemi non si affrontano, si eludono o forse si peggiorano. La politica dei bonus a pioggia per monopattini, vacanze o auto, infatti, non risponde al bisogno di liquidità delle imprese". Liquidità che arriva alle imprese attraverso le banche private. Com’è lo stato di salute degli istituti di credito italiani? "Le banche continuano a saltare trascinando con sé i risparmi degli italiani e obbligando lo Stato a interventi pubblici a spese dei cittadini, eppure non si è mai fatto nulla per rimediare questa falla. Come emerso anche nella scorsa commissione d’inchiesta sul sistema bancario c’è un enorme problema con la vigilanza. Ma nonostante ciò nessuno ancora l’ha mai messa in discussione. Questo significa che i risparmi degli italiani sono all’interno di una roulette russa, può andar bene, ma può andar male e allora un bel giorno scopro che i tuoi soldi sono andato in fumo. Dopo Bari sono stata Chiamata in Sicilia, da un comitato di risparmiatori della banca popolare agricola di Ragusa dove da quattro anni che tentano disperatamente di rientrare in possesso dei loro risparmi, ma la banca ha venduto loro delle azioni illiquide, e adesso non hanno più mercato. Cosa faceva Banca d’Italia quando questa banca vendeva prodotti così rischiosi a pensionati, nonne e casalinghe?". [[video 1674745]] Lo Stato come potrebbe intervenire? "È assolutamente necessario, parallelamente all’attività che la magistratura ordinaria svolge, un sindacato di legittimità e di merito da parte di una commissione permanente sull’operato della Consob della Banca d’Italia e di altri organismi di vigilanza previsti dalla legge affinché non si ripeta ciò che è accaduto col Monte dei Paschi di Siena. In quel caso c’è stato un rimpallo di responsabilità fra Consob, Banca d’Italia, società di revisione che hanno finito per confondere in modo irrimediabile, agli occhi degli inquirenti, i gravissimi e macroscopici errori compiuti nella mancanza di intervento degli organismi di vigilanza". Tag:  governo banche Bancomat Persone:  Letizia Giorgianni
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Berlino è in mano alle banche: ecco il potere "oscuro" tedesco (Sat, 08 Aug 2020)
 Url redirect:  https://it.insideover.com/economia/il-potere-delle-banche-nel-cuore-di-berlino.html?utm_source=ilGiornale&utm_medium=article&utm_campaign=article_redirect Berlino è in mano alle banche: ecco il potere "oscuro" tedesco Luoghi:  Germania
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La pandemia abbatte la Borsa. Bruciati 42 miliardi in 6 mesi (Sat, 08 Aug 2020)
L'Italia perde 100 miliardi di Pil. Bene i settori digitale e Grande distribuzione: "Ora investire sulla robotica" L'esigenza di recuperare fatturato e utili dopo lo choc del lockdown impone di investire sulla digitalizzazione. È quanto suggerisce un'analisi dell'Area studi di Mediobanca che ha preso in esame i bilanci di 150 multinazionali industriali mondiali con ricavi annui superiori a 3 miliardi di euro e 25 società quotate del Ftse Mib rappresentative del 76% della capitalizzazione di Borsa. Lo tsunami che si è abbattuto sul Pil delle principali economie viene sintetizzato con due paragoni: nei primi sei mesi 2020 il prodotto dell'area euro ha perso la Slovacchia e l'Austria, l'Italia invece ha bruciato quasi 100 miliardi di Pil, l'equivalente dell'intera economia di Umbria e Puglia. Non tutti i settori hanno patito la crisi allo stesso modo. Flessibilità e capacità di adattamento hanno favorito l'ascesa delle WebSoft (+17,6% annuo per il fatturato del primo semestre), seguite dalla Gdo (+9,6%) con il consolidamento del canale dell'e-commerce e dall'elettronica (+5,6%) . Bene anche le aziende farmaceutiche (+1,3%), il food (+0,7%) e i pagamenti digitali (+0,4%). Le multinazionali petrolifere (-33,8%) sono invece quelle più in difficoltà insieme ai produttori di aeromobili (-31,8%), alla moda (-28,4%) e all'automotive (-26,9%). Per la grande distribuzione gli utili netti sono balzati del 31,6% nel primo semestre dell'anno, così come per i big dell'high tech: elettronica (+11,9%) e i giganti del web (+9%). Pesanti le ripercussioni per i produttori di aeromobili, per i colossi petroliferi, per l'automotive e la moda che passano da un utile a una perdita netta a causa dello stop dei consumi. Secondo lo studio, per i mezzi di trasporto si è trattato «del peggior crollo della storia». Il Ftse Mib, perciò, non ha fatto altro che rispecchiare il trend globale. Al 30 giugno scorso vede le 25 società analizzate da Mediobanca avevano un valore in Borsa pari a 335 miliardi. Nei primi sei mesi in Borsa sono stati «bruciati» 42 miliardi di capitalizzazione a causa del pesante ribasso del primo trimestre (-22,9%, -86 miliardi). Nel secondo trimestre, invece, è iniziata la ripresa (+15,1%, +44 miliardi). Le blue chip del campione hanno perso ricavi per oltre 50 miliardi (-25,3%): le energetiche e le utility hanno registrato il minore calo (-14,9%), mentre il petrolifero con Eni (-40,4%) e la manifattura (-26%) riportano le maggiori perdite di fatturato. In positivo solo Inwit (+46,4%, grazie anche all'incorporazione di Vodafone Towers), DiaSorin (+8,6%) e Terna (+7,7%); seguite da Snam (+3,3%), Recordati (+2,3%) e Stm (+1,9%). In un contesto nel quale sono stati persi 18 miliardi di profitti fra le poche blue chip che sono riuscite a riportare un incremento del risultato netto su base annua si segnalano Buzzi Unicem (+60,7%, dato influenzato dalle plusvalenze effettuate su cessioni), Telecom (+23%, determinato in massima parte dalla plusvalenza sulla cessione in due tranche del 26,8% di Inwit), Recordati (+13,2%), DiaSorin (+13,1%), Inwit (+4,3%) e Terna (+3,0%). Il resto ha chiuso il semestre in rosso. A livello patrimoniale si è incrementato l'indebitamento (+9,7%) e si sono contratti i mezzi propri (-8,1%). Ecco perché, conclude Mediobanca, per cogliere le opportunità della ripresa «serve un cambio di paradigma» investendo sulle competenze digitali e sulla robotica, «strumenti utili per il superamento della crisi». Tag:  Borsa crisi economica Covid-19 pandemia Speciale:  Coronavirus focus
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Unipol pronta a vendere i Btp, profitti ok (Sat, 08 Aug 2020)
Cimbri: "Con rammarico ridurremo l'esposizione al 40%". Bene il titolo Raddoppia l'utile semestrale di Unipol grazie ai minori incidenti occorsi durante il lockdown e subito dopo la riapertura. Il gruppo bolognese è così già in grado di confermare gli obiettivi mentre si prepara ad acquisire le attività assicurative di Ubi. E Piazza Affari festeggia: il titolo della compagnia assicurativa guidata da Carlo Cimbri (in foto) ha chiuso la seduta a 3,87 euro (in rialzo del 2,5%), mentre la controllata UnipolSai guadagna il 2% a 2,26 euro. Se nell'immediato Unipol non nasconde di voler cogliere le opportunità che si dovessero presentare in UnipolSai (in cui è recentemente salita all'84,45% del capitale). «Il miglior investimento possibile» secondo Cimbri, che non ha escluso nel medio termine una possibile espansione del gruppo. La società rileverà «rami d'azienda riferibili a una o più compagnie assicurative attualmente partecipate da Ubi nell'ambito della riorganizzazione che seguirà l'acquisizione di Ubi da parte di Intesa Sanpaolo. Unipol si aspetta di acquisire una capacità di produzione nel Vita di 1,5-2 miliardi all'anno (nel semestre la compagnia assicurativa ha registrato una raccolta diretta nel Vita di 2,2 miliardi sui 6,1 miliardi di raccolta complessivi) e 8-9 miliardi di riserve. Quanto poi al prossimo aumento di capitale da 800 milioni circa di Bper (di cui Unipol è primo azionista con il 20% del capitale) necessario a sostenere l'acquisito dei 532 sportelli di Ubi, Cimbri ha dichiarato che il gruppo farà la propria parte. Tornando alla semestrale, Unipol ha registrato 616,6 milioni di utile (dai 353 milioni «normalizzati» di un anno fa pari a 353 milioni) e un combined ratio (rapporto tra i costi dei sinistri e i premi) all'82,1% (dal 94,6% del 2019), mentre UnipolSai ha ottenuto un profitto di 560 milioni (+32,7%). Sul fronte della solidità patrimoniale Unipol ha poi registrato un solvency ratio al 188% dal 155% di marzo. In un'ottica di rafforzamento patrimoniale, Cimbri pur dicendosi «rammaricato» ha annunciato che procederà «rapidamente» ad alleggerire l'esposizione del gruppo in Btp dal 47,6% al 40% del portafoglio obbligazionario: quindi da 27,5 a 23,1 miliardi. Sulla base dei dati semestrali Cimbri ha poi evidenziato che Unipol è «perfettamente nelle condizioni di pagare il dividendo 2019». «Provvederemo alla distribuzione (delle cedole ndr) non appena cesseranno i divieti imposti dai regolatori europei». Tag:  Unipol Btp
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La grande "batosta" di tasse: si paga di più nelle città rosse (Fri, 07 Aug 2020)
Lo afferma un'indagine Eurispes sul livello di tassazione in Italia Oltre 7.500 euro di tasse a famiglia. È questo il livello che i contribuenti di Reggio Calabria si trovano a pagare al fisco secondo le statistiche del centro di ricerca Eurispes. Un vero e proprio salasso per i reggini che, tra Irpef, Tasi, bollo auto, Tari e addizionali comunali e regionali Irpef, hanno dovuto pagare, nel 2017 (ultimo dato disponisible) la cifra di 7684 euro. Non vanno bene le cose nemmeno a Napoli e Salerno che seguono Reggio Calabria in questa particolare classifica. Nel capoluogo campano gli importi arrivano a 7658 euro mentre a Salerno l'importo complessivo è stato di 7648 euro. Si tratta di cifre enormi per il portafogli degli italiani e a rendere ancora pù preoccupanti questi dati sono le differenze tra gli importi di Reggio rispetto alla città del Nord-est. È qui che le famiglie pagano meno di tasse: tra comuni virtuosi Udine (6.901 euro), Padova (6.929 euro), Vicenza (6.986 euro) e Verona (7.061 euro). Le differenze negli importi sono dovute, in buona parte, ai maggiori costi dei tributi locali, con le amministrazioni comunali e regionali nel Nord-est che sono riuscite a diminuire i livelli di tassazione locale (ad esempio gli addizionali irpef il bollo auto - i cui importi sono di competenza delle regioni - o la Tari, le cui tariffe vengono stabilite dal comune). Calcolatrice alla mano, tra Reggio Calabria (guidata a partire dal 2014 da una giunta di centrosinistra come per le altre città "rosse" Napoli e Salerno, governate rispettivamente da Luigi De Magistris e Vincenzo Napoli) e Udine, Vicenza e Verona (città guidate dai sindaci di centrodestra Fontanini, Rucco e Sboarina) la differenza di importi si aggira tra i 600 e i 700 euro. Una bella differenza per le tasche dei residenti anche considerando che pur pagando tasse meno elevate i livelli dei servizi sembrano essere nettamente superiori. Oltre ai livelli di fisco e tassazione, cresce anche la forbice tra Calabria e Centro-Nord per la spesa procapite. Negli scorsi al Mezzogiorno è stata imposta una riduzione della spesa pubblica dello 0,8%, fino al 3,2% in Calabria; invece, nel Centro-Nord la spesa per i cittadini è aumentata dell'1,6% . “La stessa Commissione Bicamerale per l'Attuazione del Federalismo Fiscale - spiega ancora l'Eurispes - ha dovuto constatare l'esistenza di una situazione diametralmente opposta rispetto allo stereotipo che vedrebbe "viaggiare" dal Mezzogiorno al Nord un immane flusso di denaro. Tuttavia, nulla è stato fatto per garantire un livello minimo di risorse essenziali (LEP) in tutt'Italia, secondo quanto previsto dallo stesso federalismo". Questa scelta di fisco e di politiche economiche, arrivata durante il periodo dell'ultimo governo di centrosinistra , ha costretto il Sud ad una forte contrazione nella capacità di spesa pubblica riguardante i servizi locali offerti alla cittadinanza; così le amministrazioni locali, per mantenere gli standard dei LEP, hanno dovuto aumentare le tasse sui cittadini. Mettendo a confronto due città - Reggio Emilia e Reggio Calabria, entrambe a guida centrosinistra - alla prima è stato riconosciuto dallo Stato un fabbisogno standard di 139 milioni d'euro, mentre a Reggio Calabria, di 104 milioni. Vale a dire, 35 milioni in meno, nonostante la città calabrese abbia 9mila abitanti in più (circa 180mila residenti). Per quanto riguarda la spesa per la cultura, invece, a Reggio Emilia sono riconosciuti 21 milioni di euro e a Reggio Calabria solo 4. Per l'istruzione, alla prima sono concessi 28 milioni e alla seconda 9. Riguardo l'edilizia abitativa, alla prima delle due città sono elargiti 54 milioni e alla seconda 8 appena (a tale proposito, basterebbe anche solo aver presenti, quelle immagini di paesaggio urbano di tantissime parti del Sud, i cui abitati, gli edifici, i cortili, ecc. figurano in condizioni logore, deteriori o rovinose, come pure prive di coerenza urbana). Infine, per le politiche sociali (disabili inclusi), a Reggio Emilia sono riconosciuti circa 40 milioni e a Reggio Calabria 17. Presso la prima vi sono poi 60 asili pubblici, mentre nella seconda solo 3, peraltro realizzati e mantenuti non da finanziamenti dello Stato ma comunitari. E in particolare, per gli asili nido, Reggio Calabria riceve 59 euro pro capite l'anno, mentre Reggio Emilia 2.400 euro pro capite (contribuendo, peraltro, come evidenziato dalla Svimez, all'aumento della disoccupazione femminile; al Sud del 20%: più che doppia rispetto al Centro-Nord e quasi tripla rispetto alla media europea). Tag:  tasse eurispes
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Il pugno di ferro del Fisco: mette nel mirino le buste paga (Fri, 07 Aug 2020)
Il governo con il decreto Agosto si prepara ad analizzare il fatturato delle aziende che fanno richiesta della cassa integrazione. Il fisco mette sotto la lente la Cig Una misura, quella contenuta nel decreto Agosto, che dovrebbe contribuire a far luce sul fatturato delle imprese che fanno richiesta della cassa integrazione. In altre parole, il fisco sarà impiegato in aiuto dell’Inps sulla verifica dei requisiti d’accesso alla nuova Cig. Lo Stato, in soldoni, si prepara a vederci chiaro mettendo nel mirino le nostre buste paga. L’Agenzia delle entrate verificherà, infatti, la veridicità del fatturato autocertificato dai datori di lavoro ai fini del versamento del contributo. L’Inps e le Entrate provvederanno a effettuare le dovute analisi relative alla sussistenza del requisito dichiarato con applicazione delle relative sanzioni, anche penali, in caso di dichiarazioni false. La bozza del dl Agosto, che dovrebbe essere approvato oggi dal consiglio dei ministri, parla chiaro. La cassa integrazione sarà prorogata fino a fine dicembre: le prime 9 settimane di Cig saranno per tutti (indipendentemente dal calo di fatturato), mentre la seconda tranche, è lo schema di partenza, avrà dei paletti legati ai cali dei ricavi, per evitare che si ripeta quanto già visto nelle prime settimane di emergenza. Sarà poi estesa la possibilità delle aziende di prorogare fino a dicembre i contratti a termine senza causali. [[nodo 1881715]] Ma centriamoci sulla cassa integrazione. La riforma degli ammortizzatori fissa un massimo di 18 settimane di trattamenti a disposizione dei datori di lavoro, in due tranche (9 + 9 settimane), fruibili dal 13 luglio al 31 dicembre. Si prevede che la domanda di Cig vada presentata all’Inps entro la fine del mese successivo a quello d’inizio. La riforma degli ammortizzatori introduce, poi, secondo quanto scrive Italia Oggi, un contributo addizionale a carico dei datori di lavoro che fanno richiesta della cassa per periodi della seconda tranche (vale a dire oltre le prime 9 settimane). La misura del contributo non è unica, ma diversificata in base all’andamento del fatturato corrente del datore di lavoro rispetto allo scorso anno. Ed è in questo caso che interviene l’Agenzia delle entrate. Se dal raffronto del fatturato del primo semestre 2020 con quello del corrispondente semestre 2019, risulta una riduzione di fatturato pari o superiore al 20%, il datore di lavoro non è tenuto a versare alcun contributo addizionale. Se risulta una riduzione inferiore al 20%, il contributo è pari al 9% della retribuzione che sarebbe spettata ai lavoratori per le ore non lavorate. Se non risulta alcuna riduzione di fatturato, il contributo è pari al 18%. Poi il nodo del blocco dei licenziamenti. Il governo starebbe cercando una soluzione che leghi la proroga del blocco dei licenziamenti a quella della cassa integrazione Covid. C'è chi come Leu spinge perché la misura resti fino a quando sarà possibile ricorrere alla cassa integrazione, mentre nella maggioranza c’è anche chi ritiene si debba legare il termine all’effettivo utilizzo della Cig. Questa è la soluzione che compare in una bozza del decreto. A questo punto potrebbe dunque essere "mobile" la data di termine della misura (si sarebbe ipotizzato 15 ottobre, 31 dicembre o come data intermedia il 30 novembre) e cioè avere scadenze per le diverse imprese, se legata alla disponibilità della Cig Covid. Il dl prevede che l’istanza di accesso alla Cig relativamente a periodi della seconda tranche di 9 settimane (quella che viene ottenuta in base ai ricavi dell'azienda) vada comunque presentata all’Inps e che in essa il datore di lavoro autocertifichi la sussistenza dell’eventuale riduzione del fatturato. L’Istituto di previdenza, di conseguenza, autorizzerà la Cig come di consueto e, sulla base della autocertificazione allegata alla domanda, individuerà l’aliquota del contributo addizionale che il datore di lavoro è tenuto a versare a partire dal periodo di paga successivo al provvedimento di concessione della cassa. Tag:  cassa integrazione fisco Agenzia delle Entrate
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Sconto al ristorante? Sparito ​Sul dl Agosto governo in tilt (Fri, 07 Aug 2020)
Prima l'annuncio nella bozza del decreto, poi la retromarcia. Ed è scontro tra Pd e Cinque Stelle sulle misure. Cosa cambia Il bonus ristoranti? Già sparito. Il governo innesta la retromarcia e si rimangia già l'incentivo per i pagamenti con carta al ristorante. La misura era apparsa nelle bozze del dl Agosto nelle scorse settimane. Ma di fatto nell'ultima versione è sparita. Il bonus prevedeva un rimborso al cliente del 20% del conto. Uno "sconto" che avrebbe toccato anche diversi settori come quello dell'abbigliamento e dei mobili. Sul decreto Agosto dunque regna la più grande confusione. Come ha ricordato oggi ilGiornale, quello raggiunto dall'esecutivo è un vero e proprio "accordicchio". Nella nuova versione del dl che verrà poi discusso in Cdm trova spazio lo stop ai licenziamenti legato a cassa integrazione e sgravi. La durata delle misure sul lavoro potrebbe essere estesa fino al 15 novembre oppure fino al 31 dicembre 2020. Inoltre, sempre nell'"accordicchio" dei giallorossi sono entrati i tagli contributivi del 30 per cento per le imprese. Ma la retromarcia sul bonus per i pagamenti con carta al ristorante fa discutere. La misura era stata proposta dal sottosegretario allo Sviluppo economico, Alessia Morani, che prevedeva un meccanismo di sconti immediati alla cassa, tra il 10 e il 20%, per le spese nei bar e nei ristoranti ma anche per l’acquisto di cucine, divani, elettrodomestici, scarpe e vestiti pagati con carte e bancomat. In alternativa, per la ristorazione, gli M5s sono in pressing per un rimborso del 20% della spesa sostenuta da settembre a dicembre, sempre per chi paga con carta, con un tetto massimo e senza limiti di reddito. Insomma nella maggioranza adesso regna lo scontro che ormai va avanti da diverse settimane. Sempre sul fronte della ristorazione restano nella bozza del decreto gli incentivi fiscali per i ristoratori che acquistano i prodotti del made in Italy e il contributo a fondo perduto per tutti gli esercenti dei centri storici delle città turistiche. Resta anche lo spostamento dell'acconto di novembre per le imposte di autonomi e professionisti. Infine, sempre sul fronte dei pagamenti viene anticipato di 30 giorni il debutto del cashback sugli acquisti. Si tratta delle misure annunciate da Conte qualche mese fa riguardanti chi sconti e i premi legati agli acquisti e ai pagamenti con la moneta elettronica. Ma nel dl Agosto potrebbero arrivare nuovi colpi di scena e il Cdm previsto per oggi si annuncia infuocato. Tag:  pagamenti ristorante decreto agosto
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Tim, il piano del governo per la rete con Open Fiber (Fri, 07 Aug 2020)
Il progetto sfrutta il Recovery fund e prevede un nuovo operatore con lo Stato secondo socio Il governo vuole accelerare sulla costituzione della società per la rete unica a banda ultralarga, ma le idee delle diverse componenti sul modo per raggiungere l'obiettivo non sono ancora chiare. Ieri fonti del governo hanno fatto baluginare un'ipotesi. Le interlocuzioni, viene riferito, «puntano ad arrivare entro il 31 agosto (data entro la quale Tim dovrà dare una risposta definitiva al fondo americano Kkr sull'ingresso al 38% in FiberCorp, la società della rete secondaria dalle centraline alle case) alla definizione di un quadro in cui l'infrastruttura della banda ultralarga abbia una governance indipendente e neutra tale da garantire una sana competizione e farne il perno del rilancio del Paese». Il progetto allo studio del governo prevedrebbe la nascita di un nuovo operatore strettamente regolamentato, con un soggetto a controllo pubblico come secondo azionista rilevante dopo Tim, secondo quanto riportato da Reuters. Il piano, sostenuto dal ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, si fonda sull'integrazione tra FiberCorp (e probabilmente anche Flash Fiber, joint venture Tim-Fastweb per la rete Ftth), gli asset in fibra di Open Fiber (controllata pariteticamente da Cdp ed Enel). Il sodalizio potrebbe beneficiare dei contributi del Recovery Fund. È, inoltre, prevista la costituzione di un monitoring trustee, nominato dall'Authority tlc per vigilare su investimenti e concorrenza. L'ad di Tim, Luigi Gubitosi, presentando la semestrale dopo lo stop imposto dal governo alla chiusura del deal con Kkr, aveva dichiarato di essere disponibile «verso tutti i concorrenti» e anche a «un potenziale accordo con Open Fiber» . Non bisogna, però, confondere la non ostilità con la disponibilità a privarsi di un asset strategico senza avere sul tavolo fatti e numeri. L'accordo deve essere soddisfacente per Tim: in cambio degli asset, perciò, deve avere la maggioranza della newco. Salvo interventi ex post della Cdp. Ed è su questo punto che nel governo non c'è intesa perché M5s e parte del Pd sono contrari a un ruolo dominante dell'ex monopolista. E anche Fdi crede nello Stato imprenditore valutando Open Fiber più della rete secondaria Tim Enel, dopo la pubblicazione delle indiscrezioni, ha voluto però chiarire che sul tavolo non c'è nulla di concreto. La società guidata dall'ad Francesco Starace supporta «qualsiasi soluzione in grado di accelerare questo processo». Ma, per ora, Enel non ha avviato un processo di vendita sebbene abbia ricevuto «offerte non richieste da fondi». Intanto Open Fiber ha chiuso proprio ieri l'incremento di 675 milioni del project financing di Bnp Paribas, Société Générale e UniCredit che sale a 4,145 miliardi di euro complessivi. Aggiunto all'aumento di capitale fino a 450 milioni già approvato da Cdp ed Enel, porta a 7 miliardi gli investimenti. È chiaro che ora Open Fiber vale di più. Tag:  Recovery Fund Open Fiber Tim
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Ecco i nomi nel mirino Juve ​per dimenticare subito Sarri (Sat, 08 Aug 2020)
 Sarri esonerato, i like di Can, Mandzukic e D.Costa Sarri paga per il "disastro" CR7 non basta: Juventus fuori dalla Champions Pochettino in pole position per la panchina. Ma attenzione a Simone Inzaghi e Zidane. Ma spunta l'ombra di Allegri... La Juventus è stata eliminata in maniera inaspettata dalla Champions League per mano del Lione di Rudi Garcia e questo è costato caro a Maurizio Sarri che è stato esonerato a distanza di poche ore dalla debacle europea. Andrea Agnelli ha deciso di darci un taglio sconfessando di fatto una scelta compiuta da Fabio Paratici l'anno passato e ora si attende solo di conoscere chi sarà il sostituto del tecnico toscano che torna ora libero sul mercato allenatori ma che potrebbe anche decidere di restare fermo un anno se non arriverà l'offerta giusta per ripartire dopo una batosta del genere. Il grande sogno Secondo quanto riporta il corriere.it la Juventus ha in mente un nome per il dopo Sarri: Zinedine Zidane. Il francese è un vecchio pallino del presidente Agnelli e dopo la sconfitta di ieri sera del Real Madrid per mano del City di Guardiola potrebbe anche liberarsi anche se non è mai facile trattare con i blancos e con il presidente Florentino Perez che difficilmente lascerà partire un tecnico capace di vincere tre Champions League consecutive. Zidane ha il gradimento della piazza e della dirigenza, conosce l'ambiente e sarebbe l'allenatore perfetto per ripartire. Le alternative Zidane è un sogno ed è in pole position ma non sarà facile arrivare a Zizou, come detto. In alternativa ci sono diversi nomi sul taccuino della dirigenza di Corso Galileo Ferraris: i primi della lista sono sicuramente Simone Inzaghi che è ancora legato da un anno di contratto con la Lazio e Mauricio Pochettino, libero sul mercato dopo essere stato esonerato dal Tottenham che ha deciso a stagione in corso di puntare su Mourinho. Il tecnico italiano ha fatto cose egregie alla Lazio e fu in orbita bianconera già l'anno scorso prima che il club decidesse di puntare su Sarri. L'argentino ha fatto molto bene al Tottenham, ha sfiorato la conquista della Premier League ed ha perso la finale di Champions League contro il Liverpool di Jurgen Klopp. Non solo, perché nelle ultime ore sta prendendo corpo l'ipotesi di un clamoroso ritorno: quello di Massimiliano Allegri che ha concluso la sua esperienza alla Juventus l'anno passato. Più staccati le suggestioni che portano ad Antonio Conte, Luciano Spalletti e Paulo Sousa che per diverse ragioni non scaldano troppo né la piazza né la dirigenza. Attenzione poi all'evolversi della situazione attorno al ds Fabio Paratici che rischia di saltare dopo aver deciso di puntare sul cavallo sbagliato: Maurizio Sarri. Segui già la pagina di sport de ilGiornale.it? Tag:  Juventus Persone:  Maurizio Sarri Mauricio Pochettino Zinedine Zidane Simone Inzaghi
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Sarri esonerato, spuntano i like di Emre Can, Mandzukic e D.Costa (Sat, 08 Aug 2020)
Immediate le reazioni social dopo l'esonero di Sarri. Spuntano anche i like di Emre Can, Mandzukic e Douglas Costa Maurizio Sarri è stato esonerato dalla Juventus, dopo l'eliminazione agli ottavi di Champions League, per mano dei francesi del Lione: in molti hanno accolto favorevolmente l'allontanamento del tecnico toscano, compresi Emre Can, Douglas Costa e Mario Mandzukic, i quali hanno espresso con un like il loro gradimento sotto il post Instagram del club bianconero, che annunciava l'avvicendamento in panchina. La Juventus non ha alcuna intenzione di temporeggiare e poche ore dopo la cocente delusione, dopo l'eliminazione di ieri sera, ha comunicato l'esonero di Sarri. Una svolta immediata e tempestiva, quella del club di Andrea Agnelli, deciso ad intraprendere subito un nuovo corso. Troppe deludenti le prestazioni dei bianconeri sia in campionato, nonostante lo scudetto vinto ma soprattutto in Champions League con l'inaspettata eliminazione agli ottavi di finale. Le reazioni social L'esonero di Sarri ha subito scatenato reazioni social di ogni tipo. Nel post su Instagram del club bianconero col quale ha ufficializzato l'addio all'allenatore sono numerosi i like di tifosi e addetti ai lavori ma ce ne sono tre in particolare che sono subito balzati all'occhio, quelli di Emre Can, Douglas Costa e Mandzukic. Il gradimento dei tre giocatori fa capire come il rapporto tra il tecnico toscano e parte dello spogliatoio non fosse particolarmente idilliaco sin dall'inizio della stagione. Emre Can, ceduto a gennaio al Borussia Dortmund a causa dello scarso minutaggio concessogli dal tecnico ha mostrato il suo apprezzamento alla scelta della società bianconera, con un like al post. Il feeling tra i due non c'era praticamente mai stato ed aveva fatto discutere il violento litigio ad inizio anno dopo l'esclusione del centrocampista tedesco dalle liste Champions. Dopo poco anche Mario Mandzukic si è unito nell'approvazione alla scelta fatta dal club con un like. Il rapporto tra il centravanti croato e Sarri non era mai decollato a tal punto che il calciatore, una delle colonne dell'era Allegri, era finito ai margini della rosa, prima di accordarsi lo scorso gennaio con i qatarioti dell'Al-Duhail. C'è però anche qualche giocatore bianconero di oggi che sembra apprezzare la notizia. Douglas Costa, che invece nella Juve ancora ci gioca, ha infatti messo un like al post del club bianconero. Il brasiliano quest'anno era partito con un ruolo centrale in squadra, prima che gli infortuni continui lo portassero a saltare diverse partite. L'esterno brasiliano, infatti, non si è lasciato scappare l'occasione di salutare a modo suo il suo ex allenatore. Prima dell'ennesimo infortunio, infatti, Sarri aveva tenuto praticamente sempre in panchina il calciatore dopo la ripresa del campionato post-lockdown. Tutti indizi provenienti dal mondo dei social che non possono passare inosservati, utili forse a spiegare i motivi del naufragio del progetto già dopo il primo anno. Segui già la nuova pagina Sport de IlGiornale.it? Visualizza questo post su Instagram Official - Maurizio Sarri relieved of his duties. Un post condiviso da Juventus (@juventus) in data: 8 Ago 2020 alle ore 5:51 PDT Tag:  Juventus Persone:  Maurizio Sarri
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Oltre Diego. Napoli a caccia dell'impresa mai riuscita (Sat, 08 Aug 2020)
Insigne c'è. Il capitano recupera per la sfida ai blaugrana. Obiettivo: la prima volta ai quarti Sullo sfondo della sfida inedita in un Camp Nou tristemente vuoto, c'è un duello temporale che andrà avanti per sempre. Diego Maradona da una parte, Leo Messi dall'altra: i due numeri 10 più grandi di sempre. L'ex Pibe de Oro ha fatto innamorare Napoli dopo aver vinto con il Barcellona, la Pulce è blaugrana al 100% salvo future pazzie nerazzurre. Una sfida dai contorni quasi «spirituali», dunque, dopo che Messi ha fatto visita al San Paolo, il tempio del suo idolo Diego, regalando però solo sprazzi della sua classe (in questa Champions solo due gol). Il secondo round della partita che vale i quarti di Champions arriva con cinque mesi di ritardo causa Covid, periodo che ha inasprito i toni già accesi nell'ambiente blaugrana (i mal di pancia di Messi, le tensioni interne, il titolo di Liga perso con il Real e un tecnico, Setien, con la valigia pronta dopo i rapporti difficili con i giocatori e l'assenza di un gioco brillante) e ha invece rasserenato il clima nel Napoli, con Gattuso che ha alzato un trofeo e ha dato un senso a una stagione che rischiava di essere fallimentare. Insigne vuole andare oltre Maradona nella prima casa di Diego: al terzo tentativo dopo quelli con Chelsea e Real, tenta l'impresa di arrivare fra le prime otto di Champions. Il capitano ha fatto di tutto per esserci: l'infortunio (la lesione al tendine dell'adduttore) a pochi minuti dal fischio di chiusura del campionato pare superato, Lorenzo stringerà i denti e sarà titolare («solo se mi dirà che è al 100%, sottolinea Gattuso), ricomponendo il tridente «leggero» destinato a sciogliersi (con l'addio di Callejon) alla fine della stagione. Che si spera non arrivi oggi, con Mertens - suo il gol all'andata - che cercherà di raggiungere a quota 7 reti in un'annata europea i top scorer azzurri Higuain e Cavani. Messi e compagni vantano 19 qualificazioni di fila dopo una gara di andata senza ko, 12 stagioni consecutive ai quarti di Champions, 7 anni di imbattibilità casalinga in Europa. Anche se Setien avrà a disposizione tra infortunati e squalificati solo 13 elementi della prima squadra. «Dembelé ci sarà a Lisbona», così il tecnico in barba alla scaramanzia anche se elogia gli avversari: «Loro difensivi? Per possesso palla, sono fra i top della serie A. E sono migliorati». Gattuso dovrà tirare fuori l'anima dalla sua squadra e dovrà soffrire aspettando. Come accaduto al San Paolo a febbraio, l'attuale allenatore degli azzurri sa come si vince al Camp Nou, avendolo fatto da giocatore col Milan. «A Barcellona possiamo fare la storia del Napoli», ripete da settimane Ringhio. Quasi un mantra per la truppa. Ma ammonisce: «Abbiamo un Everest da scalare, serve una prova top e forse neanche basterà...». Tag:  Napoli Calcio FC Barcellona Champions League
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La maledizione infinita In questa Juve solo CR7 è da Champions (Sat, 08 Aug 2020)
La Signora cade nella bocca... del Lione. Inutile la doppietta di Ronaldo. Francesi alle Final eight La Juventus finisce nella bocca del Lione. Niente rimonta. Niente final eight di Lisbona. Non basta il solito Cristiano Ronaldo, una doppietta per fare 131 in Champions ma che non ribalta i francesi. Questa Juve non è alla sua altezza, se la ricostruzione di France Football è vera, questa notte europea d'agosto ne è la conferma: da dieci anni CR7 non si fermava così presto sul suo palcoscenico. Per il club è un salto indietro di quattro anni, al 2016 quando Allegri al secondo anno fu eliminato negli ottavi dal Bayern Monaco di Guardiola. Ma se quella squadra era figlia di una rivoluzione quindi con un futuro tutto da scrivere, questa sembra al capolinea. Serve un nuovo progetto, una rifondazione con Maurizio Sarri che è destinato all'addio: è l'ambiente ormai a respingerlo. Non dipendeva dal Lione, non è questione di essere o non essere dilettanti ma sicuramente la sfida coi francesi potrebbe aver sciolto i dubbi residui nella dirigenza bianconera. Si parla di un altro progetto: Simone Inzaghi in pole, quindi nomi in ordine sparso fino a Paulo Sousa. Poi toccherà alla squadra: l'opera di ringiovanimento è iniziata con Kulusevski e Arthur, ma non basta. Servono rinforzi in tutti i reparti. E non è nemmeno detto che l'opera la porti avanti Fabio Paratici: «Siamo tutti sotto osservazione». In casa Agnelli sarà una settimana di ferragosto di riflessione e di passione, non perché il Covid ha fatto saltare la passerella di Villar Perosa, ma non si potrà aspettare troppo. La nuova stagione è già alle porte. La vecchia si conclude con l'amaro in bocca, il rammarico di aver giocato con il Lione nei due momenti peggiori della stagione. Dodici minuti e i bianconeri sono già nel baratro: Bentancur interviene sulla palla, ma è Bernardeschi a sbilanciare Aouar (nella stessa aerea dove l'ex viola si procurò il penalty qualificazione con l'Atletico), Depay non sbaglia il rigore col cucchiaio. La squadra di Sarri subisce il colpo, sbatte sul muro francese, come spesso le è capitato quando si è ritrovata davanti una a difesa a tre (Inter a parte). Uno slalom di Bernardeschi chiuso sulla linea di porta e poco altro. Troppi i giocatori fuori fase: Pjanic è proprio un ex giocatore della Juventus, ha staccato la spina dopo la firma con il Barcellona; a centrocampo sfasato anche Bentancur, mentre davanti Higuain non è presentabile. Cristiano Ronaldo ci prova su punizione ma è super Lopes. Serve l'episodio. Si materializza con un braccio di Depay che regala il rigore a CR7 che non sbaglia. La Juve si aggrappa al marziano. Capitolo a parte l'arbitro: una mina vagante come sui due rigori (che dice Rosetti cresciuto alla scuola di Collina?). La ripresa si trascina: i bianconeri sembrano senza forza, ma i francesi non sfruttano i contropiedi. E allora ecco l'uomo che vive per queste partite: Cristiano Ronaldo, che inventa un sinistro strepitoso e porta i bianconeri a un gol dalla qualificazione: sono 67 reti nella gare a eliminazione diretta. Garcia si ricorda di Dembelè, ma toglie Depay. Sarri si gioca la carta Dybala. Ronaldo ha sulla testa la palla delle final eight, ma la alza sopra la traversa. L'arbitro fa infuriare i francesi che reclamano un rigore. Ma per la Juve è notte fonda quando Dybala si ferma un quarto d'ora dopo essere entrato. Con uno scudetto vinto, c'è l'aria del fallimento nel deserto della casa bianconera. Tag:  Juventus Champions League cristiano ronaldo
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Sarri paga per il "disastro" Esonerato dalla Juventus (Sat, 08 Aug 2020)
 Sarri grida "è una vergogna" Il casting per il dopo Sarri Il siluro di Agnelli a Sarri CR7 non basta: Juve fuori dalla Champions Fatale l'eliminazione dagli ottavi di Champions League con il Lione. Si apre la corsa per la panchina. Chi può arrivare Maurizio Sarri ha pagato a caro prezzo l'eliminazione in Champions League per mano del Lione di Rudi Garcia. Il tecnico toscano è stato sollevato dall'incarico di allenatore della Juventus e questa scelta repentina presa dal club, che aveva invece affermato per bocca del presidente Andrea Agnelli, che si sarebbe preso alcuni giorni di riflessione a 360 gradi per prendere una decisione finale ha lasciato tutti di stupiti ma non troppo. In realtà sono bastate poco più di 12 ore per decidere di esonerare Sarri che lascia la Juventus dopo un solo anno e paga a caro prezzo il disastro di Champions League. L'uscita di scena prematura dalla coppa per mano di un avversario molto morbido sulla carta ha di fatto dato un'accelerata con Agnelli che ha deciso che fosse giusto cambiare anche perché la nuova stagione ripartirà tra sole sei settimane e c'è di fatto poco tempo materiale per programmare il futuro. Ufficiale | Maurizio Sarri sollevato dall'incarico. https://t.co/rYAzQtGAg9 pic.twitter.com/oOYWGJGM4Y — JuventusFC (#Stron9er) (@juventusfc) August 8, 2020 Lione fatale Ora si attende di capire chi sarà il sostituto sull'ambita panchina bianconera con diversi nomi sul taccuino di Nedved, Paratici e Agnelli: da Simone Inzaghi fino ad arrivare a Zinedine Zidane, Mauricio Pochettino, Antonio Conte, Luciano Spalletti e la suggestione Andrea Pirlo divenuto però da poco allenatore dell'under 23 della Vecchia Signora. Le prossime ore e i prossimi giorni saranno decisivi in questa direzione ma sicuramente sarà presa la scelta più saggia per il bene di un club glorioso come la Juventus che ha bisogno di una guida tecnica adeguata per affrontare campionato e coppe europee già a partire dalla stagione 2020-2021. I possibili sostituti Fabio Paratici, Pavel Nedved e Andrea Agnelli sono già a lavoro, presumibilmente già da settimane nonostante le smentite di rito, per trovare un degno sostituto a Maurizio Sarri che ha pagato a caro prezzo una stagione in chiaroscuro con uno scudetto vinto a fatica, con l'eliminiazione prematura dalla Champions e con due sconfitte nelle finali di Coppa Italia e Supercoppa Italiana. Il nome più concreto al momento in quanto libero sul mercato e già accostato alla Juventus è quello dell'argentino ex Tottenham Mauricio Pochettino che accetterebbe di corsa un incarico sulla panchina bianconera. I nomi che più stuzzicano la dirigenza bianconera sono quelli di Simone Inzaghi, con Lotito che difficilmente lo lascerà partire visto il contratto in scadenza il 30 giugno del 2021, Antonio Conte legato all'Inter da un contratto fino al 30 giugno del 2022, la suggestione Andrea Pirlo appena divenuto mister dell'under 23 e soprattutto Zinedine Zidane vecchio pallino di Andrea Agnelli. Attenzione anche alle candidature di Paulo Sousa, Luciano Spalletti e al ritorno difficile di Max Allegri che è destinato all'Inter nel caso in cui dovesse lasciare Conte. Attenzione però anche a possibili clamorosi scenari in merito ad un cambio di dirigente con Fabio Paratici, grande sponsor di Sarri, che potrebbe pagare a caro prezzo la scelta fatta lo scorso giugno. Non è dato a sapere se sarà il dirigente a fare un passo indietro o se sarà il club a mandarlo via ma ad oggi si tratta di rumors. Al suo posto nel caso sarebbe promosso il suo vice Federico Cherubini appetito da diversi club ma che potrebbe avere la grande chance in bianconero Segui già la pagina di sport de ilGiornale.it? Tag:  Juventus Persone:  Maurizio Sarri Andrea Agnelli
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"It's a shame!!": la frase di Sarri ​che rivela tutta la rabbia Juventus (Sat, 08 Aug 2020)
Maurizio Sarri si è lamentato palesemente delle perdite di tempo dei giocatori del Lione nei minuti di recupero del match di Champions League e il suo nervosismo non è sfuggito alle telecamere Maurizio Sarri si è seduto, molto probabilmente, per l'ultima volta sulla panchina della Juventus ma durante il match contro il Lione si è notato tutto il nervosismo dell'ex allenatore del Napoli. Il toscano, infatti, con il suo rigoroso mozzicone di sigaretta in bocca ha girato insistentemente per tutti e 90 i minuti nella sua area tecnica, è stato ammonito dal direttore di gara per eccesso di proteste ed ha pronunciato una parola in inglese chiara ed eloquente che non è sfuggita alle telecamere: "It's a shame" (E' una vergogna), la frase del tecnico della Juventus rivolta al quarto uomo per commentare la perdita di tempo dei giocatori del Lione nei minuti di recupero dell'amara sfida di Champions League. Sarri ha sentito traballare la sua panchina al 10' quando il direttore di gara ha deciso di assegnare un rigore al Lione per un fallo di Bernardeschi su Aouar lanciato a rete. Da quel momento in poi l'espressione sul volto dell'allenatore bianconero è cambiata dato che la sua squadra avrebbe dovuto siglare tre gol per passare il turno. Solo Cristiano Ronaldo e pochissimi altri non hanno deluso le aspettative con la Juventus che è uscita anzitempo e amaramente da una competizione che sta incominciando ad essere maledetta per la Vecchia Signora. Sarri nervoso Sarri ha deciso di rischiare Dybala al minuto 70' della sfida ma la Joya è durato solo 12-13' sostituito poi dal giovane Olivieri. Fabio Capello ha pungolato il tecnico della Juventus circa questo azzardo con l'ex Chelsea già abbastanza adirato per la domanda precedente sul suo futuro che ha risposto piccato: "Mister, alla fine l'ho rischiato perché andava fatto e siamo qui a parlarne in un modo...ma se non l'avessi fatto giocare e fossimo usciti mi avreste chiesto come mai non l'avevo rischiato...", il commento sibillino di Sarri. Ora resta da capire quale sarà il futuro del tecnico e della panchina bianconera dato che ad oggi sembra difficile che possa restare saldo al suo timone. Solo un punto potrebbe essere a suo favore: la mancanza di tempo per poter programmare la nuova stagione che partirà tra poco più di due settimane con il classico "ritiro" e poco più di un mese con la prima giornata di Serie A tra il 19 e il 20 settembre. Segui già la pagina di sport de ilGiornale.it? Tag:  Juventus Champions League Lione Persone:  Maurizio Sarri
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Juventus, Sarri è già al capolinea? Spunta già il nome per la panchina (Sat, 08 Aug 2020)
Da Zidane a Simone Inzaghi passando per Pochettino, Pirlo, Conte e Spalletti: la rosa di nomi per prendere il posto di Sarri alla Juventus è ampia. L'ex Napoli ha le ore contate Andrea Agnelli ha parlato forte e chiaro al termine di Juventus-Lione di Champions League: "Ci prenderemo qualche giorno di riflessione per capire come affrontare al meglio la nuova stagione con un rinnovato entusiasmo. Anche senza Sarri? Faremo una serie di valutazioni complessive, il bilancio lo si fa tutti insieme e lo si fa con tutti: mister, staff, società e tutto il resto. Non ci si può solo focalizzare sull'obiettivo mancato ma anche su quelli realizzati". Qualche giocatore e il tecnico sono in bilico anche perché il numero uno del club ha rinnovato la sua fiducia ai dirigenti Paratici e Nedved. A rischio esonero Maurizio Sarri rischia seriamente di saltare e i prossimi giorni saranno decisivi circa il futuro del tecnico toscano che potrebbe dire addio alla Juventus dopo una sola stagione in cui ha sì vinto il nono scudetto consecutivo, il suo primo in assoluto, fallendo però sia in Champions League che nelle finali di Supercoppa Italiana e Coppa Italia perse malamente contro Lazio e Napoli. Sarri ora resto appeso ad un flebile speranza: quella che il club si convinca a dargli una seconda possibilità vista una stagione travagliata e condizionata per tutti. Il grande sogno Il preferito, il prediletto, il prescelto di Andrea Agnelli è Zinedine Zidane già corteggiato nei mesi scorsi. Il francese molto legato al Real Madrid e difficilmente lascerà la Spagna e la Liga. L'eliminazione dagli ottavi di Champions League, però, potrebbe cambiare le strategie di Zizou in primis ma anche del Real Madrid anche se questa al momento sembra più una suggestione di mercato che un'ipotesi concreta. Paratici e Nedved sfogliano la margherita Un altro nome "vecchio" accostato per tutta la scorsa stagione ai bianconeri è stato quello di Simone Inzaghi legato alla Lazio con un contratto fino al 30 giugno del 2021. Difficilmente Lotito e Tare lo lasceranno partire gratis e senza chiedere un indennizzo al club di Corso Galileo Ferraris. Il fratello di Superpippo è un altro pallino di Agnelli e per portarlo alla Juventus servirà uno sforzo economico e diplomatico per convincere il presidente della Lazio a lasciarlo partire. Secondo quanto riporta Sportmediaset il cavallo di ritorno Allegri sarebbe il più facile sulla carta ma anche il meno sensato dopo l'addio della passata stagione dopo cinque anni ricchi di successi e soddisfazioni con due finali di Champions League raggiunte. Antonio Conte sarebbe invece fortemente voluto da Paratici e Nedved ma sul tecnico nerazzurro penderebbe il veto di Agnelli che non gli ha mai perdonato quell'addio repentino nell'estate del 2014 che mise in difficoltà la Juventus. Inoltre Conte è legato ad un contratto oneroso con l'Inter e bisognerà ancora capire se il leccese proseguirà la sua avventura sulla panchina dei nerazzurri. Le tre suggestioni Andrea Pirlo si è da poco seduto sulla panchina dell'under 23 bianconera ed è più un progetto a lungo termine che una scelta per l'immediato futuro dato che l'ex fuoriclasse di Flero deve ancora intraprendere la sua carriera da tecnico. L'ex Tottenham Mauricio Pochettino è libero sul mercato e appetito da diversi club: l'argentino di origini italiane potrebbe fare al caso della Juventus nel caso in cui si decidesse di cambiare guida tecnica. Ultimo ma non ultimo nei gradimenti della Vecchia Signora Luciano Spalletti legato all'Inter con un contratto fino al 30 giugno del 2021: se dovesse arrivare una chiamata però il tecnico di Certaldo farà di tutto per svincolarsi dai nerazzurri. Segui già la pagina di sport de ilGiornale.it? Tag:  Juventus Persone:  Maurizio Sarri Zinedine Zidane Antonio Conte
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"Inferiori a Mercedes anche nel 2021" (Sat, 08 Aug 2020)
Così Binotto. Poi accuse ai tedeschi per il caso Racing Point e ricorso «Quest'anno la ciambella non è riuscita con il buco». Lo avevamo capito da tempo, sentirlo ammettere così da Mattia Binotto, però, fa sempre impressione. Ma ne fa ancora di più quando il team principal ferrarista ammette che anche nel 2021 «sarebbe sbagliato pensare di poter ambire a battere la Mercedes». Nel venerdì del Gp del 70° anniversario, mentre Vettel si deve accucciare sotto la sua Ferrari per valutare i danni del suo motore, tiene banco la sentenza Fia sulla Racing Point, multata di 400mila dollari e penalizzata di 15 punti per aver copiato disegno e materiali delle prese d'aria freni della Mercedes. Una sentenza decisamente assurda perché ammette l'irregolarità ma consente al team di continuare a usare la parte incriminata. Il reclamo della Renault ha prodotto multa e penalità per la prima gara, ma solo una reprimenda per le altre due. Altra follia. Mattia Binotto si limita a dire che la sentenza è stata «sorprendente» e solo in serata arriverà l'annuncio che la Ferrari ha presentato intenzione di fare ricorso. Ma butta lì anche una frase che dice molto: «Siamo stati tutti a scuola e sappiamo che chi lasciava copiare o passava i compiti era punito come chi copiava». Con un chiaro riferimento alla Mercedes e a Toto Wolff («Le sue accuse non mi hanno fatto piacere»). Binotto punzecchia la Mercedes anche sul motore e su prestazioni che sembrano davvero esagerate: «Non mi preoccupa solo il nostro motore, ma ogni area in cui non siamo competitivi. Il nostro adesso è il motore meno potente, ma non molto meno di Honda e Renault. Questi tre motori sono molto vicini, ce n'è solo uno che fa la differenza per un'entità che giudico elevata in un periodo in cui ci si aspetta convergenza. Proprio questa settimana c'è stata una nuova direttiva tecnica sulla power unit a dimostrare quanto sia complesso questo regolamento e ci sia bisogno di chiarimenti. Quest'anno possiamo fare poco se non lavorare sulla severità di utilizzo. Per l'anno prossimo stiamo già lavorando intensamente su un nuovo motore. Nel frattempo credo sia importante la Fia chiarisca il più possibile il regolamento». «Non credo che nel caso della Racing Point si possa parlare di aree grigie. Qui siamo in piena area nera, visto che è stata certificata una chiara infrazione del regolamento. Noi non abbiamo preso nessun rischio in questo senso», aggiunge Mattia probabilmente ancora scottato dalla vicenda motore dello scorso anno. «Per il 2021 potremo rifare il motore e a Maranello ci stiamo già lavorando anche se avremo a disposizione meno ore sul banco. Il telaio sarà praticamente congelato. Potremo lavorare sull'aerodinamica ma con il 20% di ore di galleria del vento in meno. Potremo aspirare a riprenderci il secondo posto, non a battere le Mercedes», ammette quasi sconsolato, ma non pentito di aver accettato il congelamento regolamentare: «Abbiamo pensato al bene dello sport e non solo al nostro». Intanto là fuori Hamilton vola verso i record di Schumacher. Inarrestabile. La Ferrari può consolarsi con il patto della Concordia che verrà firmato (non dalla Mercedes) entro il 12 agosto e porterà ancora più soldi nelle casse di Maranello. Bastassero per vincere Tv: pole 15,10 Sky, diff Tv8 19,45 Tag:  Formula 1 Mattia Binotto Ferrari
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La Sanremo più pazza per Nibali e Viviani pronti a sorprendere (Sat, 08 Aug 2020)
Gara ad agosto per Covid, tracciato diverso per il niet di 13 sindaci, ma i due campioni... Da classica di apertura a corsa della ripartenza, anche se in realtà non è proprio una ripartenza, ma una partenza nuova, unica e assoluta. Una Sanremo mai vista prima in 110 anni di storia. Che per le note questioni di Covid-19 è stata spostata da marzo ad agosto, con tutte le complicazioni del caso dovute al caldo. Poi ci si è messa anche la politica, con i tredici sindaci del savonese che hanno deciso per la non transitabilità della Classicissima sulle loro strade, per ragioni di sicurezza (dicono), per questioni di traffico (hanno detto) e forse anche per una mancanza di dialogo tra la politica e l'ente organizzatore (Rcs Sport, ndr). Così la corsa di marzo che si corre ad agosto, dopo oltre cento anni cambia il proprio spartito. Addio Turchino, addio Capo Berta, Mele e Cervo, addio a gran parte della Liguria. Del percorso tradizionale restano solo gli ultimi 40 km, da Imperia con la Cipressa e il Poggio, prima dell'arrivo su via Roma nella città dei fiori. Sarà una Sanremo da Special Edition, come l'ha definita Mauro Vegni, direttore del Giro e della Classica di apertura. Sarà una Sanremo suggestiva e ancor più imprevedibile, secondo noi anche più difficile, tutt'altro che da sottovalutare. I corridori si troveranno come da tradizione a Milano, in Piazza Castello. Il via ufficiale da Trezzano sul Naviglio, alle 11 dopo 10 km di trasferimento. La corsa misurerà 305 km. «La Sanremo è sempre la Sanremo, ma non posso dire di essere felice di questo cambiamento spiega Elia Viviani, oro di Rio, che da anni insegue questa corsa -. Credo che non sia giusto cambiare il percorso a dieci giorni dalla corsa: nessuno di noi ha potuto provare il nuovo tracciato». Non ci sarà il Turchino, ma il colle di Nava, molto più vicino al traguardo, con conseguente picchiata verso Pieve di Teco. Discesa tecnica e veloce, adatta ai colpi di mano, di chi sa e vuole. Sarà una corsa tutta da vivere, proprio per la sua unicità, anche se Mauro Vegni manda un messaggio chiaro: «Vediamo come va questa edizione, non è scontato che si torni all'antico». Per la serie: qui si guarda al presente, che può essere anche il futuro. A puntare al bersaglio grosso, oltre a Elia Viviani, il belga Wout Van Aert, trionfatore sabato scorso alla Strade Bianche. Con lui il colombiano Fernando Gaviria, l'australiano Caleb Ewan, l'olandese Mathieu Van der Poel e il tri-iridato slovacco Peter Sagan. Meno brillante pare essere il trionfatore di un anno fa Julian Alaphilippe, mentre piuttosto in palla è il connazionale Arnaud Demare, che la Sanremo sa già come si vince (2016). E i nostri? Occhi puntati su Giacomo Nizzolo, Sonny Colbrelli, Niccolò Bonifazio, Matteo Trentin e Alberto Bettiol. Guai a non considerare Vincenzo Nibali: su un tracciato tutto da scoprire, lui rappresenta la sorpresa più bella. Tag:  ciclismo Sanremo
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Scoppia il nervosismo alla Juve. La frase di Agnelli è un "siluro" (Sat, 08 Aug 2020)
Sarri è parso piccato alla domanda circa il suo futuro alla Juventus. Andrea Agnelli ha preso tempo: "Stagione agrodolce con il nono scudetto centrato, male in Champions. Faremo le nostre riflessioni a 360 gradi". Salta il tecnico? Un nervoso Maurizio Sarri si è presentato davanti alle telecamere di Sky Sport per commentare un'amara eliminazione dalla Champions League nonostante la vittoria della Juventus per 2-1 in rimonta contro il Lione dell'ex Roma Rudi Garcia. "Sulla mia ipotetica partita sulla panchina della Juventus ho detto quello che penso, inizia così il commento dell'allenatore toscano che ha poi continuato un po' piccato: "Le mie parole sono poco interpretabili e penso che i dirigenti siano in grado di fare valutazioni molto più ampie rispetto ad una singola partita. Che poi siano a sfavore o a mio favore non so. Domande di questo genere mi sembrano veramente offensive nei confronti della dirigenza. Se la fai a me è offensiva nei miei confronti. Cosa mi aspetto? Ho un contratto e lo rispetterò...", il commento amaro e piccato dell'ex di Chelsea e Napoli. L'analisi della partita "Abbiamo fatto una grande partita, mi aspettavo addiittura meno dai miei ragazzi. Purtroppo siamo andati sotto con un rigore così che poteva farci perdere la testa. Abbiamo dato tutto avendo anche diverse occasioni per il 3-1, siamo usciti per il primo tempo giocato male a Lione, con sei vittorie, un pareggio e una sconfitta in Champions siamo fuori. Stasera abbiamo fatto una buona partita, con Dybala e Douglas Costa avremmo avuti armi in più Il Lione in 120 minuti con il Psg non è mai stato in difficoltà come questa sera. Vuol dire che la Juventus ha espresso più di qualcosa nonostante non si possa essere in condizioni fisiche", la chiusura di Sarri che rischia davvero di essere alla sua ultima sulla panchina bianconera. Agnelli sibillino Al termine del match dello Stadium anche il presidente Andrea Agnelli ha deciso di presentarsi davanti alle telecamere per commentare l'inaspettata uscita di scena della Juventus agli ottavi di finale di Champions League e per mano di una squadra "inferiore" sulla carta e non solo: "Questo è un bilancio agrodolce, la stagione è stata difficile in tutti i sensi. Abbiamo ottenuto il nono scudetto con il club e con Sarri che hanno scritto una pagina straordinaria per il calcio italiano", inizia così il commento del numero uno bianconero con carezza a tecnico e giocatori. "In Champions League evidentemente il risultato è stato deludente per tifosi, per i giocatori e per noi tutti perché se prima avevamo un sogno oggi abbiamo un obiettivo che deve essere la conquista di questa coppa e uscire in questo modo con il Lione ci deve lasciare tutti delusi, l'affondo di Agnelli che ha poi rincarato la dose facendo intendere come tutto sia possibile in casa bianconera: "Ci prenderemo qualche giorno di riflessione per capire come affrontare al meglio la nuova stagione con un rinnovato entusiasmo. Anche senza Sarri? Faremo una serie di valutazioni complessive, il bilancio lo si fa tutti insieme e lo si fa con tutti: mister, staff, società e tutto il resto. Non ci si può solo focalizzare sull'obiettivo mancato ma anche su quelli realizzati. Agrodolce è il mio pensiero di serata perché ripeto abbiamo ottenuto il nono scudetto che è tanta roba e difficilmente sarà ripetuto tra cento anni. Dovremmo fare tutti delle valutazioni per affrontare la nuova stagione, la riflessione sarà fatta a 360 gradi". Agnelli ha dunque concluso confermando in blocco il gruppo dirigente formato da Pavel Nedved e Fabio Paratici ed ha poi chiuso il caso Ronaldo che secondo France Football è stanco della Juventus: "Abbiamo una delle rose più vecchie d'Europa e dunque dovremo fare dei cambiamenti per forza di cose La classe dirigente in bilico? Siamo soddisfatti della dirigenza e resteranno per costruire qualcosa di importante. CR7 resta? Cristiano è il pilastro della Juventus e resterà. Lui è il calciatore più forte della Champions League e anche questa sera l'ha dimostrato". Le parole d Bonucci e Buffon C’è delusione, ovviamente. Ci aspettavano nella loro metà campo, avevamo anche reagito bene, ma nel calcio va così. A volte crei e non raggiungi l’obiettivo. Abbiamo dato tutto, peccato. L’andata ha inciso, questi match si giocano su 180 minuti. Bilancio della stagione? Anomala quest’annata, purtroppo è andata così in Champions League, penso possa insegnarci tanto. Ma l’obiettivo principale, ovvero lo scudetto, l’abbiamo centrato", il commento del capitano di serata Leonardo Bonucci. Più riflessivo e analitico Gianluigi Buffon: "L'abbiamo preparata bene ma dopo 12' sono cambiate le cose. Abbiamo avuto le possibilità di fare i gol, pensavo potessimo fare l'impresa ma alla fine non è andata bene. Al di là del mio ruolo di campo penso di avere un serbatoio adeguato di esperienza per capire che in questi momenti qualche ragazzo è talmente abbattuto e deluso che magari non avrebbe nemmeno le parole giuste e qualche spunto da darvi. Il mio ruolo è anche questo, far vedere in questi momenti che ci sono. Non siamo arrivati dove volevamo, c'è tanta amarezza in tutti di noi, sembra sempre che sia la stagione buona ma alla fine poi non è così in Champions League. All'andata abbiamo condizionato il risultato di questa sera". 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Né vero fascista né antifascista. Le pagine scomode di Pavese (Sat, 08 Aug 2020)
Per la prima volta in volume il "Taccuino segreto". Nessuno volle pubblicarlo perché faceva uscire lo scrittore dal mito E se Cesare Pavese fosse il nostro minuscolo Céline? Ci sono tanti modi per celebrare l'anniversario del grande scrittore. La rievocazione, l'apologia, il ritratto poetico. Oppure una rilettura della sua parabola umana e intellettuale attraverso il ricordo, a lungo rimosso, di una «bizzarria della storia culturale italiana». Il caso Pavese. Ne parlarono, per un'estate, tutti i giornali italiani, e anche francesi. E poi l'oblio. Era l'agosto 1990, trent'anni fa. E si celebrava, allora come oggi, la morte di Cesare Pavese, uccisosi il 27 agosto 1950, a Torino, in una camera dell'albergo «Roma». Dieci bustine di sonnifero. La bio-bibliografia letteraria di Pavese è nota, e non è il caso di citarla. Il suo percorso politico invece si può sintetizzare in poche date: nel '32-33 acquisì la tessera del Fascio; nel '35 fu condannato a tre anni di confino a Brancaleone Calabro per attività sovversiva; nel '36 rientrò a Torino in seguito a una domanda di grazia accolta dal Duce; nel '45 si iscrisse al Pci. Da lì in avanti il nome di Pavese torinese, einaudiano, comunista divenne il simbolo della miglior intellighenzia antifascista. Fino a quando poche pagine di un quadernetto, fino a quel momento ignoto, cambiarono l'immagine e il giudizio sullo scrittore. Di cosa parliamo? Del Taccuino segreto di Cesare Pavese. Un bloc-notes di una trentina di pagine al quale tra l'inizio del 1942 e il dicembre 1943, quando era rifugiato sulle alture della campagna piemontese, prima a Serralunga di Crea poi al Collegio Trevisio di Casale Monferrato, il poeta affidò alcuni appunti sparsi. Il quadernetto fu trovato dal giornalista Lorenzo Mondo fra le carte dello scrittore a casa della sorella Maria, nel 1962. Ne fece delle fotocopie e poi lo consegnò a Italo Calvino negli uffici torinesi dell'Einaudi. Passò del tempo, del taccuino non se ne seppe più niente, Calvino non prese in considerazione la possibilità di pubblicarlo, e poi sparì (ma rimasero, per fortuna, le fotocopie). Finché l'8 agosto 1990 Lorenzo Mondo decise di rendere pubblici gli appunti di Pavese su La Stampa. E qui inizia un vero dramma esistenziale per l'intellighenzia italica. Le annotazioni di Pavese sono una bomba. Lui, antifascista e poi iscritto al Pci, in quei foglietti si lancia in invettive contro gli antifascisti e la loro stupidità, riflette sul fascismo come disciplina di vita utile agli italiani (il fascismo che ha il grande merito di dare al popolo italiano una vera visione dello Stato), parla con tono indulgente di Mussolini e della Repubblica di Salò (e spera che possa emergere vincitrice dalla guerra poiché questo nuovo fascismo rappresenterebbe un ritorno al progetto iniziale del primo manifesto di Mussolini), arriva persino quasi a giustificare gli eccidi nazisti (anche i rivoluzionari francesi facevano cose simili). Capite che non si tratta di vezzi di un intellettuale irregolare, di pose di un irriducibile enfant terrible Qui siamo di fronte a posizioni radicali. All'epoca l'estate 1990 si scatenò una polemica feroce. La pubblicazione del taccuino infiammò la stampa, scatenando una campagna diffamatoria senza precedenti (si accusò persino lo scopritore del quadernetto: meglio avrebbe fatto a starsene zitto). In una sorta di isteria collettiva i vecchi amici di Pavese, ex partigiani e critici letterari fecero di tutto per smentire, smussare, contestualizzare e addirittura confutare l'autenticità del documento (qualcuno arrivò a dire che magari si trattava di prove narrative: gli appunti come pensieri da mettere nella testa del protagonista di un romanzo). Giancarlo Pajetta definì Pavese «vigliacco e disertore». Fernanda Pivano confessò: «Io l'ho sempre idealizzato come un antifascista puro. Leggere questo taccuino mi fa sentire come se mi avessero pugnalato alla schiena». Mentre Luisa Sturani definì Pavese «un eterno adolescente, un uomo tormentato, nevrotico». Soprattutto né la Einaudi né altri editori se la sentirono di pubblicare lo scomodo taccuino. Che rimase confinato in ritagli di giornale e fotocopie pirata. Fino a oggi. Un altro editore torinese, meno ideologizzato e più elegante di Einaudi, ha portato a termine un'operazione filologicamente inappuntabile pubblicando in volume la trascrizione degli appunti con l'anastatica delle 29 pagine del bloc-notes, un intervento di Angelo d'Orsi che fa da introduzione, la testimonianza di Lorenzo Mondo, una lunga nota della curatrice, Francesca Belviso, e un'appendice con gli articoli di stampa che nel 1990 diedero corpo al caso Pavese (fra gli altri, di Mario Baudino, Pierluigi Battista, Franco Ferrarotti, che parla dei letterati italiani come «i campioni del pettegolezzo e delle grandi cene intellettuali in terrazza», Gianni Vattimo, Natalia Ginzburg, forse la più indulgente con il vecchio amico). Ed eccolo qui l'ultimo inedito pavesiano a non aver mai visto la luce in un libro Einaudi: Cesare Pavese, Il taccuino segreto (Aragno, pagg. CXXVI+174, euro 25). Da notare che il testo del Taccuino è stato raramente oggetto di analisi da parte di critici e specialisti, che hanno preferito dimenticare le contraddizioni - altri direbbero le fragilità - di uno dei nomi più alti del nostro 900 letterario. Il quale, grandissimo poeta e romanziere, fu incapace come nota Francesca Belviso nel suo imperdibile ritratto in chiaroscuro dello scrittore di sciogliere il suo vero dilemma: «esser nato nella culla dell'antifascismo italiano, crescendo accanto a uomini della tempra di Leone in uno dei bastioni della lotta partigiana e della cultura engagé e costituendo in tal modo una sorta di eccezione». La realtà, leggendo il taccuino e ripensando alla biografia dello scrittore, è molto più sfumata di quanto gli opposti furori ideologici vogliano insinuare. «È dei nostri, no è dei nostri...». Come l'iscrizione al Partito fascista per Pavese era stata priva di un vero significato ideale o ideologico, così l'iscrizione dopo la guerra al PCI fu un'adesione senza militanza. «Pavese è persuaso che tutto sia concesso, tutto si possa perdonare al poeta: egli compie ognuno di quei gesti con una sorta di purezza; ovvero, inconsapevolmente, cioè senza una coscienza politica» scrive Angelo d'Orsi. Un Pavese impolitico, dunque, del tutto lontano da ogni forma di impegno politico autentico. Che, forse, è la cosa peggiore che si possa dire di un intellettuale di quell'epoca. E cioè che Pavese non fu fascista fino in fondo. Ma neppure un vero antifascista. Tag:  Cesare Pavese
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Turisti e migranti travolti dalla guerra di classe tra le isole della Grecia (Sat, 08 Aug 2020)
Lawrence Osborne ambienta a Idra tutte le contraddizioni del Mediterraneo Beautiful animals, pensa Samantha, detta Sam, di sé e della sua nuova amica Naomi, Nobbins secondo il nomignolo paterno: «Begli animali, belli come pantere». È estate, l'estate greca di Idra, il mare profondo e il sole ingannatore, i muri a secco, gli asini, le rocce, il vino bianco gelato, l'ouzo perlaceo Ena omorfo zoo, ripete Naomi, 24 anni, che sull'isola ha trascorso le estati fin da quando era piccola e quindi il greco l'ha imparato. È inglese, mentre la ventenne Sam è americana, fanno ambedue parte della buona, anzi ottima borghesia occidentale, ma se la seconda vive la sua condizione sociale con il pragmatismo yankee di chi non deve sentirsi in colpa per essere arrivato in cima, la prima la percepisce come un'offesa, «si vergognava di essere ricca», senza per questo ambire a essere poveraUna componente del suo carattere, ma questa è una considerazione fatta dal padre, è «il non voler mai assumersi la responsabilità» delle cose che fa, e questo rimanda a una sorta di incosciente animalità, propria di chi è «inconsapevole delle complessità della coscienza» È anche per questo che quando le due ragazze si imbattono in Faoud, profugo siriano approdato in uno degli anfratti dell'isola, è Naomi a prendere in mano la situazione, con la leggerezza, travestita da zelo umanitario, con cui ci si prende cura di un cane randagio ben sapendo che, alla fine della vacanza, verrà di nuovo abbandonato sul ciglio della strada: ti ho dato una chance, ma ora devi sbrogliartela da solo. Beautiful Animals è il titolo originale di L'estate dei fantasmi, di Lawrence Osborne (Adelphi, traduzione di MariaGrazia Gini, 283 pagine, 19 euro), una storia aspra che si snoda lungo i contorni di un'isola a sua volta arida, posta di fronte alle coste del Peloponneso, a tre ore di mare dal Pireo, e che è per certi versi la vera protagonista della storia. È la stessa Idra che alla fine degli anni Trenta sembrò a un entusiasta Henry Miller «costruita da una stirpe di artisti, una creazione di sogno: un sogno nato dalle pietre». Le dimore a più piani di capitani del mare circondano ancora il porto, la casa che il cantante Leonard Cohen comprò negli anni Sessanta esiste ancora, ma quello che era un rifugio elitario da happy few si è trasformato negli anni in una deriva di lusso di massa pacchiano e disordinato a cui il turismo russo e cinese ha dato ulteriore forza e la crisi economica greca acuito i contrasti: «I proprietari greci erano andati in rovina. Sull'isola, quelli rimasti solvibili erano per lo più gli stranieri, che venivano per l'estate e facevano sempre ridipingere le porte. Carissa era greca e aveva assistita alle loro trasformazioni. Prima i poeti e gli scrittori che affittavano le case dei pescatori per dieci dollari al mese. Poi i cinquantenni abbienti delle grandi città. Infine gli imprenditori delle compagnie aeree con il pallino dell'arte. Li considerava tutti barbari invasori». Carissa è la domestica dei Codrington, i genitori tanto odiati da Naomi, perché suo padre si è risposato dopo la morte della prima moglie e ha così dato alla figlia una matrigna, e i Codrington appartengono a quel sofisticato stuolo di intellettuali, artisti, vacanzieri dediti alla cosiddetta «stagione dell'ozio»: aperitivi in terrazza, party alcolici, sesso allo stato brado, escursioni a bordo degli yacht, guerra fra generazioni. Perché Idra, l'estate a Idra, vuol dire anche questo, una giovinezza «la cui coscienza era stata creata dai media, non dalla vita», che «non aveva mai provato niente del mondo reale» e una vecchiaia che non ci sta a essere messa da parte, ma sa che si trova comunque con le spalle al muro: «Gli anziani sono tutti soli». Anche sul bere si può misurare il gap generazionale, lo sballo da un lato, l'ubriachezza come fine ultimo, contrapposti a chi l'ha sempre vissuto come facente parte della vita, «bere come farsi la doccia o portare fuori il cane, bere in un modo che i giovani non potevano capire». E i migranti? Sono sbucati anche dal mare che circonda Idra, fantasmi che nessuno vuole vedere in questa estate di fantasmi che hanno il divertimento come obbligo mondano. Gira la polizia nell'isola e intorno all'isola e gli abitanti locali parlano con diffidenza dell'arapis, l'arabo che arriva dal mare, l'aravas, per usare una parola greca meno corriva. È che con i turchi i greci hanno un lungo contenzioso, fatto di occupazioni e umiliazioni e dire che anche lì si tratta di esseri umani, non è sufficiente a curare antiche ferite. Ma poi, scappano veramente per sopravvivere, o è qualcosa di più complesso? Il padre di Naomi, per esempio, ha una sua idea, brutale, ma chiara: «Stanno affondando come il Titanic. Affondano e intanto trascinano giù anche noi. Se li teniamo fuori, li annientiamo, se li lasciamo entrare, loro annientano noi. Ce l'abbiamo, il coraggio di decidere?». Quello che non sopporta nell'atteggiamento della figlia è l'astrattezza idealizzante, l'atteggiarsi a «buona samaritana: il lavoro più facile del mondo e ideale per i borghesi europei, gente inutile. Le persone non potevano fuggire da loro stesse. Si portavano tutto dietro, consapevoli di questo». Senza saperlo, il padre di Naomi la pensa come Faoud, il naufrago di Idra che la figlia vorrebbe salvare, ma senza sporcarsi troppo le mani e usandolo per punire in qualche modo quel genitore troppo fatuo, troppo sicuro di sé e troppo ipocrita dietro le sue arie di collezionista d'arte che altro non sono se non un accumulare quattrini. Perché Faoud è un siriano di buona famiglia, studi a Beirut, viaggi in Europa, un francese e un inglese fluente, che, sfollato a Istanbul, non è qui riuscito a trovare il suo spazio vitale: è musulmano, è arabo, ma non è turco, non ne parla la lingua, non riesce a inserirsi. Dovrebbe rimboccarsi le maniche, ma non se la sente, preferisce rischiare, buttarsi in mare L'estate dei fantasmi è anche un thriller, un piano per far uscire Faoud dall'isola che innescherà una sorta di reazione a catena di cui lasciamo al lettore il piacere della scoperta. Allo stesso tempo è una riflessione disincantata sui guasti della ricchezza quando si mischia al bisogno di sempre e comunque produrre, in una spirale senza fine. Come dice, con il suo acume involontario, la madre di Sam, la recalcitrante amica di Naomi nel dare soccorso al loro naufrago, «i posti più belli sono sempre i più inutili». Non servono a niente, e quindi sono uno spreco. Tag:  Lawrence Osborne L'estate dei fantasmi
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Sulle tracce delle belve per ritrovare se stessi (Fri, 07 Aug 2020)
Sylvain Tesson attraverso i suoi viaggi nella natura porta il lettore verso la cruda essenza dell'esistere Benedico mio padre che prima di andarsene mi educò alla montagna e al bosco. Di solito ci dirigevamo verso il Gran San Bernardo, quello valicato da Napoleone rintracciate quell'impresa in Vertigini, eccezionale romanzo di W.G. Sebald e dove, secoli prima, i Romani avevano eretto un tempio a Giove Pennino, o nelle Alpi Marittime, al confine con la Francia, sull'Argentera. Mi insegnò a guardare gli stambecchi e i camosci, a inseguire le marmotte. Più di una volta incontrammo la volpe, specie di fibbia che unisce questo e altri mondi. Un libro di L. David Mech dedicato al Lupo artico, con bellissime fotografie, fu il sigillo del rapporto con mio padre. Morì che avevo dieci anni, ero convinto che si fosse trasformato in un lupo artico. L'epica grigia, metropolitana, ha ridotto la bestia ad animale domestico, schiavo. Nei macelli le vacche vengono messe in scatola, i polli fatti a fette, lucidi, nel velo plastico, di modo che la morte non ci offenda. Dei cagnetti, scaltri quanto i loro padroni, si raccolgono le feci (naturali) dall'asfalto (innaturale). Nonostante San Francesco, una rapida interpretazione del cristianesimo che proviene dai deserti e lì accade esalta l'uomo minimizzando a simbolo cioè a orpello la primordiale potenza degli altri esseri. L'arte occidentale ha fatto del ritratto di un uomo l'apice della sua grandezza, eppure Sylvain Tesson ci ricorda che se l'uomo, creatura recente, è poco meno di un angelo, alcune bestie, i granitici predatori, ad esempio, sono qualcosa di simile a un dio. Eleganza, candore nella ferocia, capacità di adattarsi all'estremo, indole alla libertà, al vero della vita, autosufficienza, sopportazione. «Fu un'apparizione religiosa Era padrona della sua vita. Era la formula del luogo. La sua sola presenza esprimeva il suo potere. Il mondo era il suo trono. Incarnava il misterioso concetto del corpo del re'. Un vero sovrano si limita a essere. Non si prende il disturbo di agire ed è dispensato dal mostrarsi. La sua esistenza è il fondamento della sua autorità. Il presidente di una democrazia, invece, deve farsi vedere continuamente per animare la piazza». Il re bestia non ha bisogno di consenso. Non ha bisogno di nulla. È intoccabile. Qui Tesson siamo a pagina 113 di un libro indocile e miracoloso racconta la prima apparizione della Pantera delle nevi (Sellerio 2020, pagg. 174, euro 15). Si è avventurato in Tibet da guascone, Tesson, accompagnando il fotografo naturalista Vincent Munier, privo della cultura déco di un Bruce Chatwin, senza ambizioni di esotismo letterario o giornalistico, come V.S. Naipaul o Ryszard Kapucinzki (eccezionali scrittori, per altro). Tesson è un tipo strano: più prossimo a un viaggiatore antico, al vento del fato Guglielmo di Rubruck, per dire , a volte mi pare che tenti di replicare il gergo fermo dei predatori, l'urlo delle rocce. Figlio di un giornalista importante, Philippe Tesson, già fondatore e proprietario di Le Quotidien de Paris, a vent'anni attraversa in bici l'Islanda, a venticinque è sull'Himalaya, il nuovo millennio lo vede dal Kazakistan. Dieci anni fa con Nelle foreste siberiane (pubblicato in Italia da Sellerio) comincia a pubblicare per Gallimard, ottiene il Prix Médicins, racconta il viaggio come sola ribellione al mondo cittadino, civilizzato, periferico alla vita, che alla sfida ha preferito il confort, alla regola dell'azione e della contemplazione, della lotta e della preghiera, quelle del Pil, dell'obbedienza bieca allo stipendio mensile. Le Panthère des neiges ha vinto, l'anno scorso, il Prix Renaudot andato, tra gli altri, a Céline, per Viaggio al termine della notte, a Georges Perec per Le cose e a Emmanuel Carrère per Limonov. «Ogni viaggio è una fuga. Scappo dalla noia, dall'obbligo di dovermi sottomettere ai dettami della nuova società. Fuggo dal diktat della macchina, dell'amministrazione burocratica, di tutto ciò che ci imprigiona. Non sono fatto per questo mondo. Sono totalmente inadatto a un mondo governato dall'ordine cibernetico, mercantile, sanitario, tecnico, di sicurezza. Non mi interessa starci per cui per me è necessario fuggire», ha detto in un'intervista Tesson. La pantera delle nevi non è un capolavoro, è un libro che fa venire voglia di mollare tutto (ma cosa abbiamo, poi?), che è pure meglio. Tesson non è paladino di nulla, non si fa portavoce di alcuna istanza ambientalista: non aggioga lo splendore alla legge. Insegna l'arte rivoluzionaria dell'attesa («E anche se non succede niente, la qualità del tempo passato in quel modo è di gran lunga migliore a causa dell'attenzione»). Riporta l'uomo alla sua natura audace. «Io capivo perché i mongoli volevano lasciare i loro morti nella steppa a marcire. Se mia madre l'avesse chiesto, mi sarebbe piaciuto andare con gli altri a deporre il suo corpo in un anfratto dei monti Kunlun. Gli avvoltoi lo avrebbero dilaniato e poi, a loro volta, sarebbero stati preda di altre bocche, si sarebbero diffusi in altri corpi topo, gipeto, serpente permettendo al figlio orfano di immaginare sua madre nel battito di un'ala, nell'ondulazione di una squama, nel fremito di un vello». Porterò mio figlio nelle stesse montagne in cui mi portava mio padre: forse riconosceremo il nonno in una bestia, in un agguato, nell'arguzia di una pianta. Da bambino amavo le illustrazioni al Libro della giungla dei gemelli Detmold, straordinari artisti inglesi vissuti ai primi del Novecento, colti da destino tragico. Il figlio della giungla, Mowgli, arso da una tenebrosa, indocile nostalgia, era pericoloso ed esatto, tanto quanto la pantera che gli dormiva al fianco. Tag:  Sylvain Tesson Pantera delle nevi
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La nostra missione possibile: non arrenderci al nichilismo (Fri, 07 Aug 2020)
Come difendersi dalla sensazione di agire in modo vano e strappare un po' di gioia (e di senso) alla vita Nei Promessi Sposi, ben prima dell'incontro fatale con Lucia, qualcosa ha già fatto breccia nella vita scellerata dell'Innominato. «Già da qualche tempo» scrive Manzoni «cominciava a provare, se non un rimorso, una cert'uggia delle sue scelleratezze. Quelle tante ch'erano ammontate, se non sulla sua coscienza, almeno nella sua memoria, si risvegliavano ogni volta che ne commettesse una di nuovo, e si presentavano all'animo brutte e troppe». È un sentimento di cui la letteratura ci ha parlato spesso, da Orazio e Catullo fino a Montale, e che sta al fondamento della nostra vita: quella difficoltà ad aderire alle azioni di cui si compone la nostra giornata, quel senso di vuoto e di separazione che ci prende dopo una giornata attiva, quel dubbio che ci assale se veramente di tutta la nostra esistenza resti qualcosa che sia degno di essere raccontato ai nostri figli, ai nostri nipoti. Una parola sembra riassumere questo sentimento: nulla. Prima dell'articolo («il» nulla) e della maiuscola (Nulla) che la nobilita indebitamente, questa parola compare quasi di soppiatto nell'esperienza di noi tutti in frasi come «basta un nulla» oppure «far finta di nulla». Arriva da sé, quando meno te l'aspetti. E quando arriva capisci di esserci già dentro. L'arrivo del Covid-19 ha scoperchiato la coltre di ottimismo che celava questi sentimenti, l'ottimismo di chi ha già capito come va il mondo, di chi la sa lunga (Péguy), di chi non si lascia fregare facilmente. Non che l'uomo sia cambiato, siamo sempre gli stessi, con la differenza che la fragilità e la paura - che non ci hanno mai abbandonato - si sono rese più evidenti: i contratti a tempo indeterminato con la vita non esistono, non solo perché si muore, ma anche perché tutto ciò che un uomo costruisce può trasformarsi in breve tempo in cenere. Ma non c'è soltanto questo. Ce lo ricorda, in un libro importante, Julián Carrón, presidente della Fraternità di Cl. Importante per la domanda cui cerca di dare una risposta. Il libro, edito dalla rivista «Tracce» e distribuito (per ora) come allegato, s'intitola Il brillìo degli occhi e il suo sottotitolo suona così: «Che cosa ci strappa dal nulla?» Ho combattuto a lungo con questa domanda, che non ritenevo essenziale. Il nulla, mi dicevo, non è una condizione originaria, dalla quale devo essere strappato. Le mie domande hanno sempre avuto un'altra forma, lo scandalo per me non si chiamava nulla ma piuttosto essere, questa cosa che è, qui e ora, testardamente, tenacemente, e che tante volte vorrei allontanare da me: la morte di una persona cara, un guaio sul lavoro, la situazione politica in Italia e nel mondo, e così via. Ma è proprio qui che il nulla si afferma. Nel fatto che noi spesso lo invochiamo come una specie di salvezza dalla scomoda realtà, come dice il Foscolo in Alla sera («sempre scendi invocata») o come dice Hemingway in uno dei suoi racconti più belli, il cui protagonista si mette a invocare il nulla con le parole cristiane («O nulla nostro, che sei nel nulla, sia nulla il tuo nulla, venga il tuo nulla... Ave o nulla pieno di nulla, il nulla è con te...»). All'inizio del libro, Carrón introduce, a proposito della parola «nichilismo», una distinzione importante: «Da una parte, il nichilismo (...) si presenta come un sospetto sulla consistenza ultima della realtà: tutto finisce in niente, anche noi stessi. Dall'altra - in nesso con la prima - esso si presenta come un sospetto sulla positività del vivere, sulla possibilità di un senso e di una utilità della nostra esistenza (...) anche in vite indaffarate e piene di successo...» Il problema che l'autore ci mette sotto gli occhi sta tutto in due parole: «nesso» e «possibilità». Su queste parole si apre una voragine. Di per sé, infatti, avvertire l'inconsistenza di quello che facciamo e pensiamo, la consapevolezza che nulla, nemmeno l'azione più eroica e altruista, ci può riempire di senso la vita, non è certo nichilismo: è realismo. Come ricorda Clemente Rebora: «Qualunque cosa tu dica o faccia/ c'è un grido dentro:/ non è per questo, non è per questo!/ E tutto rimanda a una segreta domanda:/ l'atto è un pretesto». Ma la malattia storica, il Covid spirituale del nostro tempo, è che quell'amarezza necessaria, quell'uggia, che ci dovrebbero muovere alla ricerca di un bene più grande e duraturo, spingono l'uomo di oggi a disperare che un senso sia possibile, a sospettare della consistenza ultima di tutto. Non sono questioni filosofiche, sono problemi concreti e quotidiani, che ci toccano di continuo. Il sospetto si insinua nelle esperienze più belle, più appaganti: sì, pensiamo, è stato bello, ma la realtà è un'altra cosa. La bellezza è effimera, non morde la vita, rimane un sogno che, una volta finito, lascia uno strascico di rabbia. Perché il grande tema del libro non riguarda la morale, e il problema che pone vale per chi vive in monastero, per chi realizza grandi opere e per chi partecipa ai droga-party o ruba automobili. Il tema è piuttosto estetico, riguarda la bellezza del vivere: noi non crediamo che qualcosa di bello sia anche vero. È l'effetto-Chernobyl di cui don Luigi Giussani parlava trentaquattro anni fa, ossia quello scollamento tra esperienza e giudizio, tra vedere e pensare, che spesso tocca anche chi, nel caos attuale, sia animato delle migliori intenzioni. La risposta alla domanda di Carrón non sta in un discorso - anche se nel libro si deve affidare a un discorso - ma in un fatto concreto, un incontro, che la nostra coscienza può registrare o non registrare. Come duemila anni fa, in Galilea e a Gerusalemme, fu l'incontro con un ebreo, Gesù di Nazareth, a strappare tanti uomini dal nulla (leggete bene i Vangeli e capirete in quali condizioni materiali e morali viveva quel popolo), così avviene oggi. Qui i discorsi si fanno vani, la teoria arranca, le spiegazioni teologiche e dottrinali si accartocciano. Ma quelli a cui è accaduto possono raccontarcelo: ce lo ricorda fra Iacopone da Todi («chi non sentisse nol saprie parlare»), ce lo ricorda Dante («...che dà per li occhi una dolcezza al core/ che 'ntender no la può chi no la prova»). I cristiani sono uomini come tutti, razionali e moderni, studiano matematica e astrofisica, sono medici e letterati eppure credono nella verginità di Maria, nella resurrezione di Gesù e nella sua presenza reale, oggi, qui, esattamente come duemila anni fa. Ci credono perché qualcosa è accaduto nelle loro vite, esattamente come accade di fare uno strano incontro, di fare un viaggio, di innamorarsi di qualcuno. Sono esistiti tempi in cui lo studio della teologia e della filosofia potevano, da soli, indurre un animo attento e umile a riconoscere nel creato i segni di una paternità buona e provvidente. Ma noi oggi viviamo nel caos, dove tutto, 24 ore su 24, ci dice che la sola speranza è di avere successo, fortuna, soldi, così che, come cantavano i Pink Floyd, la nostra disperazione possa essere avvolta da un «confortevole torpore». Oggi più che mai è di un abbraccio, di una carezza che abbiamo bisogno: di un Dio che torni ad asciugarci le lacrime, a dirci «non temere, tu non sei solo», della sua tenerezza, della sua bontà. Solo questo vince il nulla. Qualcuno, qualche pover'uomo come tutti noi, ha già cominciato a sperimentarlo. Tag:  Julián Carrón Il brillìo degli occhi
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"Così ho indagato i segreti di Francesco il santo che predicava anche agli animali" (Fri, 07 Aug 2020)
I percorsi del ragazzo di Assisi che l'agiografia non ci racconta mai Il tradimento. Questo è il fascino della vicenda francescana. Le stimmate alla Verna, nel 1224, giungono nel momento «di solitudine risentita, di insoddisfazione dolorosa rispetto agli esiti dell'esperienza sua» (Giovanni Grado Merlo, in Francesco d'Assisi e il primo secolo di storia francescana, Einaudi, 1997), come sigillo, quando Francesco, non più guida dell'Ordine da lui fondato, è sul ciglio di scioglierlo. La regola di vita che ha scritto, nel 1221, frugale e bellissima, è giudicata troppo violenta dai frati, che la ammorbidiscono in vista dell'approvazione papale, nel 1223. La tenacia di Francesco, la severità nel sostare tra gli ultimi e gli infimi, è letta come follia; l'Ordine dell'uomo che predicava povertà, obbedienza, santa ignoranza, che non fu mai sacerdote, partorisce il primo papa, Niccolò IV, sessant'anni dopo la sua morte. Pietra miliare di questa mutazione genetica e pietra al collo per ogni altra interpretazione fu la Legenda Maior di Bonaventura da Bagnoregio (1263), che raffinò la vicenda del frate di Assisi elevandolo a santo, inimitabile, ripulendo la stanza agiografica da ombre e inquietudini. «Quella di Bonaventura è una Vita Francisci addomesticata' in base alla situazione politica dell'Ordine al tempo in cui fu redatta, un Ordine già molto lontano dall'ortodossia della Regola. Fu una versione ufficiale e univoca cui tutti dovevano attenersi, decretando la distruzione di ogni altro documento biografico, in una Bücherverbrennung francescana!», mi dice Massimiliano Felli, che nel romanzo Vite apocrife di Francesco d'Assisi (Fazi, pagg. 372, euro 17) s'insinua nei luoghi oscuri della vita di Francesco. Traendone un libro colto e dinamico, che si legge con cinematografica gioia, come si assiste al ciclo francescano di Giotto nella Basilica di Assisi (che, per inciso, tradisce l'etica dell'insussistenza di Francesco). Che cosa ha scoperto della vita di Francesco? «Bonaventura ha fallito nel suo intento: nel XX secolo molte delle testimonianze apocrife sono riemerse dagli archivi circostanza che ho incarnato nel mio protagonista, fra' Deodato da Orvieto, il trafugatore dei manoscritti proibiti e ormai la storiografia odierna è pervenuta a una verità univoca sulla figura di san Francesco. Non ci sono misteri da svelare. Io ho voluto tentare un esperimento in un certo senso pirandelliano: dimostrare quanto le pseudo-narrazioni possano essere avulse dai fatti reali immaginando, sotto l'aureola del Francesco-Santo, un Francesco-Uomo diverso, opposto a quello cui siamo abituati, una figura ambigua, tormentata, riletta in una prospettiva laica e scettica. Il tutto è stata questa la scommessa più difficile salvaguardando la verosimiglianza storica e mantenendomi aderente all'oleografia tradizionale». Che valore dà ad «apocrifo»? «Le accezioni che più mi interessano della parola apocrifo sono quella relativa alla sua natura eversiva, di testimonianza non canonica, e quella etimologica: qualcosa di nascosto, che va cercato, disseppellito. Io complico il discorso perché le mie sono Vite apocrife di Francesco, al plurale, in quanto sia le piccole manipolazioni bonaventuriane, sia la mia versione paradossale, sia ogni altra sedimentazione leggendaria, sono t narrazioni in qualche modo parziali». Qual è il libro che avrebbe voluto scrivere e quello che vorrebbe scrivere? «Vorrei condensare in un solo, impossibile Romanzo Definitivo la prosa adamantina di Parise e il barocco di Bufalino, le profondità proustiane e il vitalismo di Hemingway, il perturbante schnitzleriano e le vastità del cielo che si aprono allo sguardo del principe Andrej, e poi ci voglio mettere labirinti borghesiani ove la pendola di Tristram Shandy echeggi con l'ineluttabilità eschilea della Nemesi di Roth, e ambientare il tutto in un sanatorio alpino dentro una colonia penale nel bel mezzo d'un deserto messicano». DBrul Tag:  Massimo Felli Vite apocrife di Francesco d'Assisi
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Ecco perché la Folgore si cinge il capo d'amaranto (Thu, 06 Aug 2020)
Da sempre simbolo della specialità delle forze aviotrasportate, il basco amaranto è entrato a far parte della storia della Folgore nell'estate del 1967. Non tutti sanno, però, che quella scelta fu ispirata dal primo "nemico" dei nostri parà C'è qualcosa che rimane per sempre nel cuore di un paracadutista italiano, ed è l'onore di cingersi il capo con il basco color amaranto fregiato da ali e gladio sormontate dal paracadute spiegato. Luglio 1967. Al termine di una vasta esercitazione militare denominata "Aquila Rossa" - alla quale prende parte la Brigata Paracadutisti Folgore - il Generale Alberto Li Gobbi, eroe di guerra e comandate di quelli che neanche Winston Churchill ebbe remore a definire "leoni", sfila per la prima volta dalla costituzione della "grande unità" con il basco color amaranto. Un privilegio, anzi, un premio, concesso dall'allora presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, in accordo con il Capo di Stato Maggiore Gen. Guido Vedevato, che rivolgendosi al comandante della Folgore gli aveva confessato: "I tuoi paracadutisti meritano un premio". Il premio era quello di non passare mai più inosservati, quali truppa d'élite del nostro Esercito, che ha portato a termine un durissimo addestramento per potersi fregiare della propria "specialità". Prima di allora infatti, i paracadutisti che entravano a fare parte della divisione aviotrasportata creata nel 1941 e già ricopertasi di gloria nella battaglia di El Alamein, combattuta nel '42, indossavano il basco grigio-verde. Colore che oggi è stato riportato di auge dal Nono Reggimento d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” dato il loro forte legame con quelli che furono invece "gli Arditi" Grande guerra, senza tuttavia perdere il loro forte legame con la Folgore. Strano a dirsi, ma il basco amaranto deriva dalla tradizione di quello che fu il primo grande nemico: poiché erano proprio i paracadutisti britannici, i celebri "Diavoli Rossi" della 1ª Divisione Aviotrasportata comandata dal Maggior Generale Frederick Browning, a indossare quel colore di basco per primi. Tra l'altro su espresso consiglio della moglie del loro comandate, la scrittrice di romanzi Daphne du Maurier. È così che quel copricapo di antico uso militare, che venne impiegato per la prima volta nella storia dagli Chasseurs Alpins francesi del XIX secolo, passato poi alla storia come segno distintivo delle milizie Requeté, ossia i sostenitori di Carlo di Borbone durante le Guerre Carliste - i cosiddetti boinas rojas (baschi rossi, ndr) - , divenne simbolo dei soldati che scendevano dal cielo sulle ali dei loro paracadute di seta bianca che diventavano, almeno a quei tempi, abiti da sposa. Quando i ragazzi della Folgore s'immolavano a Bir El Gobi, non portavano l'amaranto sulla nuca provata dal sole che infuoca il deserto libico. E non lo portavano nemmeno i ragazzi della "Nembo", quando l'anno successivo si divisero per combattere chi ancora a fianco dei tedeschi, chi a fianco degli Alleati -" ... e per rincalzo il cuore". Sempre. Lo portavano però i loro avversari - i figli d'Albione -; sia in Tunisia, che in Sicilia, che in Puglia, quando appena un giorno dopo la firma dell'armistizio, presero con un colpo di mano il porto di Taranto. Quando la Folgore venne ricostituita come brigata nel 1963, assieme alla "Nembo" e ai carabinieri paracadutisti della "Tuscania", il basco era ancora grigio-verde. Ma i paracadutisti inglesi, che si fregiavano ancora la spalla con la patch amaranto con Pegaso celeste, erano oramai alleati fidati nella guerra fredda. Fu questione di anni prima che tutti potessero indossare fieramente lo stesso berretto: dello stesso colore del fiore di una pianta che secondo la mitologia greca portava "la protezione e la benevolenza delle dee" e che secondo quella romana aveva il potere di tenere lontana "l'invidia e la sventura". Invidia bonaria forse, ma sempre accesa, per gli uomini che da quasi ottant'anni scendono "Come folgore dal cielo", e ci rendono sempre fieri, quando sfilando il 2 giugno, gridano forte e all'unisono il nome che li ha consegnati cari alla storia e celebri nel mondo. Tag:  paracadutisti Folgore esercito italiano
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Quella notte che gli telefonai fingendomi Sandro Pertini (Thu, 06 Aug 2020)
Lo scherzo era cattivo, ma mi perdonò. Dicono che era grigio? Beh, era il grigiore dell'autorevolezza Apparteneva davvero a un'altra generazione, un altro mondo e un altro modo di essere giornalista. I suoi documentari, approfondimenti, programmi non avevano un difetto: erano istituzionali in modo quasi sovietico, anche perché appartenevano a una televisione in cento tonalità di grigio e non c'era colore neanche nelle parole. Però, proprio per questo, oggi se vuoi sapere che cosa pensava e diceva Pietro Nenni leader dei socialisti, Giorgio Almirante leader dei missini, e tutti i cardinali, generali, giudici e opinionisti, dovevi e devi ancora mettere mano all'enorme biblioteca di Sergio Zavoli che con la scusa di accendere una fioca luce sulla «Notte della Repubblica», incendiò a giorno un'Italia non più povera ma poco fantasiosa, più vicina all'Italietta giolittiana che alle furie antiparlamentari degli ultimi anni, e tutto con un rispetto sacrale, laicamente religioso del Parlamento, della politica istituzionale, dei fatti più gravi e orrendi e irrisolti, tutti trattati con compostezza sapiente. Devo confessare di avere avuto sempre per Zavoli un rimorso. Ai tempi in cui da casa di Giovanni Minoli e con l'aiuto di insigni giornalisti, facevo satira politica dal vivo disfacendo governi e facendo andare in bestia gli uffici stampa, una notte telefonai proprio a lui che era diventato Presidente della Rai, usando la voce di Sandro Pertini, presidente della Repubblica. E lo mitragliai di frasi dissennate, pedanti, irrilevanti e pronunciate con tono presidenziale. Era notte fonda, ma nel giro di due ore l'Ansa, l'agenzia di notizie più importante, mise in onda uno speciale sulla magnifica telefonata che il Presidente della Repubblica aveva fatto al presidente della Rai, il quale concordava in tutto e per tutto sulle svagate sciocchezze che io gli avevo irrispettosamente propinato. Ci ritrovammo in Senato, su fronti opposti, ma mi preoccupai di andare da lui a salutarlo e naturalmente mi ricordò il fattaccio e ne rise, sollevandomi da un grave imbarazzo. Lo dico per dire che malgrado l'apparente grigiore, Zavoli era anche un uomo di mondo ed apparteneva a una stirpe ormai estinta: quella dei socialisti laici e democratici, gente che sapeva culturalmente dare del tu a tutti avendo un passato e un presente specchiato, al massimo sospetto di una certa autorevole ma feconda noia. Il lavoro di storico nella televisione che compì Sergio Zavoli fu una vera fondazione della Storia repubblicana. La Rai era non soltanto una azienda ma una delle istituzioni collaterali dello Stato, un po' come era la Fiat dei Gianni Agnelli. La Rai era frutto del grande compromesso storico tra democristiani, comunisti e socialisti, più il fritto misto dei laici. Più tardi si aprirà a Lega, frange radicali e opportunisti di varia natura. Ma la televisione italiana di cui Sergio Zavoli fu giornalista e poi presidente. Somigliava molto più alla televisione svizzera che alla CNN. Dico della televisione svizzera perché ancora negli anni Novanta mi capitava di essere invitato a Lugano dove avevano mantenuto dei format impeccabilmente lunghi, solidi, grigi e attendibili come quelli della televisione di Zavoli. Ve la ricordate la Laurito, banda Arbore, che in Quelli della Notte si rivolgeva A stu' Zàvole? fingendo una leggera mancanza di rispetto per l'istituzione, cosa da brividi - allora - che già da sola faceva spettacolo? Era ancora l'epoca in cui si poteva far finta di essere rispettosamente irrispettosi. Entrò alla Rai un anno prima che Gino Bartali fosse costretto a vincere il Tour De France per sedare la guerra civile italiana seguita alle revolverate contro il segretario del Pci Palmiro Togliatti. Zavoli fu prima di tutto un giornalista di ciclismo, quando il ciclismo era se possibile più popolare del calcio e il ciclismo era umile, eroico, richiedeva anche dai fan sacrificio e pioggia sulle curve e Zavoli cominciò così, da cronista e non è cosa da poco. Poi ce lo ricordiamo in tutti quelli speciali che formavano la parte forte, intelligente, della Rai ed erano quelle rubriche solide con TV7, AZ, lo stesso Tg1 che era un po' come la Pravda in Unione Sovietica, ma nel senso della sacralità. Era molto legato a Federico Fellini e ha chiesto di essere sepolto accanto al regista romagnolo. Era un uomo onnivoro, disciplinato e politico nel senso che imparava quel che succedeva e lo mostrava. Ma il vero miracolo che ha lasciato è la library, la quantità di interviste e documenti storici in cui tutti coloro che sono morti da decenni erano vivi e attuali e narrano quel che sanno in modo piano, perché Zavoli era un intervistatore fermo, ma non incalzante. Era ancora il giornalismo in cui l'intervistatore non proclamava le risposte in cui le domande erano domande con il punto interrogativo finale, cose oggi pressoché dimenticate. Persino il suo italiano era non fantasioso, ma austero, senza fronzoli, diretto e privo di trucchi di scena. È veramente facile scivolare nella retorica rendendo merito e onore al giornalista Zavoli, ma forse questa triste e necessaria eventualità può spingerci oltre, a chiederci: come è potuto accadere quel che è poi accaduto? Come è possibile che ogni vena di rispettabilità sia oggi esaurita? Sergio aveva scritto fra gli altri un bel libro sulla sua storia: Il ragazzo che io fui che, al di là dei pregi letterari e giornalistici, resta un certificato di esistenza in vita di un'Italia che nel suo snodo fondamentale dell'incontro fra eventi e comunicazione (non soltanto l'«informazione») che permette la condivisione da cui poi emerge la politica, le differenze, l'accapigliamento. È morto a 93 anni ed è stato un testimone vitale fino a poco fa, quando ancora ci incontravamo. Ma mi disse che non sapeva più di che cosa fosse testimone, benché comprendesse bene quel che succedeva, come accade del resto a noi tutti. Giusto per finirla sull'Arcitaliano, ci sembra sensato accostare il solido modo di fare pesante giornalismo di Zavoli (ma sempre attendibile) con la speranza di Eduardo: dovremmo, o almeno lo speriamo, «passà a nuttata», cioè arrivare ancora vivi alla prossima alba. Persone:  Sergio Zavoli
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Sarà sepolto con Fellini, amico di una vita. Il cordoglio bipartisan di politica e televisione (Thu, 06 Aug 2020)
Il presidente Sergio Mattarella: "Bisogna ripensare la sua eredità, trarne spunto" La scomparsa di un grande maestro del giornalismo come Sergio Zavoli ha prodotto un'ondata di cordoglio che rimbalza dai media al mondo della politica passando per i social. Tra i molti ricordi del maestro del giornalismo televisivo uno dei primi ad arrivare è stato quello del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «La scomparsa di Sergio Zavoli mi addolora... Il giornalismo italiano perde uno dei suoi maestri. Il congedo di Zavoli - come lui stesso lo definiva - sarà occasione per ripensare la sua eredità, per ricordare l'originalità e la qualità dei suoi lavori più importanti, per trarre spunti e ispirazione dal suo stile, dalla sua etica professionale, dalla sua grande forza narrativa». Gli ha fatto eco anche l'ex Presidente Giorgio Napolitano: «La sua scomparsa rappresenta una grave perdita per il Paese e per me personalmente, gli ero legato da antica amicizia e forte consonanza di idee. Ne ricordo con commozione la partecipazione alla Resistenza e la passione politica e civile... Ne ricordo l'eccellente lavoro di una vita intera nella Rai». Per il presidente della Camera Roberto Fico: «Ha reso onore al senso più profondo che il servizio pubblico radiotelevisivo deve esprimere. Ha servito le istituzioni e raccontato l'Italia». Per il premier Conte: «Non è stato solo un giornalista. È stato un intellettuale: indagava, analizzava, raccontava». Molti i momenti di ricordo e di cordoglio anche da parte dei giornalisti e degli uomini di spettacolo che lo hanno incrociato durante il suo lungo percorso alla Rai. Ha raccontato Pippo Baudo: «Zavoli non è stato solo un grande giornalista, è stato anche un grande presidente della Rai, molto democratico nell'accezione più bella del termine. Sapeva ascoltare ed era un piacere ascoltarlo». Ha anche ricordato il rapporto di Zavoli con Fellini: «Fellini si divertiva molto con Zavoli, lo sfotteva anche parecchio, perché Zavoli era molto più impostato e rigido di lui. E oggi questa amicizia mi sembra ancora più bella alla luce del desiderio di Zavoli di essere sepolto accanto a Fellini». Desiderio confermato anche dal sindaco di Rimini Andrea Gnassi: « La famiglia mi ha trasmesso il desiderio di Sergio di essere riportato a Rimini e riposare accanto a Federico» . Bruno Vespa ha ricordato: «è stato il più grande giornalista radiotelevisivo di sempre, perché ha fatto cose memorabili sia alla radio, dove fece quello straordinario documentario entrando per la prima volta con un microfono in un convento di clausura, sia soprattutto in tv». Raffaella Carrà ha invece ricordato un episodio particolare ma significativo: «In strada c'era una manifestazione di operai della Rai e io salii al settimo piano per farle una domanda: Lei è sicuro che io debba firmare il contratto con la Rai, in questo momento?. Lui mi rispose: Certo che sì, due cose non darò a Berlusconi: il Meter e la Carrà ». Persone:  Sergio Zavoli
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Il maestro gentile che raccontò colori e anni oscuri dell'Italia più vera (Thu, 06 Aug 2020)
Il giornalista e scrittore simbolo della Rai firmò l'inchiesta tv "La notte della Repubblica" Oggi, nella sua camera ardente del Senato, simbolicamente sfileranno tutti i protagonisti dei nostri ultimi sessant'anni di storia. Sergio Zavoli se ne è andato ieri, spegnendosi a quasi 97 anni, dopo aver camminato passo dopo passo nei grandi eventi e nei piccoli eroi dell'Italia prima neorealista, poi solo reale e infine anche surreale che ha raccontato nei suoi programmi e nelle sue inchieste. Era nato a Ravenna, non tanto distante dalla tomba di Dante Alighieri, e aveva esordito nel 1943 sul periodico dei Gruppi universitari fascisti riminesi Testa di Ponte, foglio volatile visto che durò pochi mesi fino all'8 settembre. Gli servì, quell'esperienza a decollare verso RadioRai dove entrò nel 1947 da professionista, dopo regolare concorso (oggi quasi impossibile) mentre l'amico Federico Fellini, vicino al quale ora sarà sepolto, era ancora in cerca di un centro di gravità. Zavoli era molto più focalizzato e meno sfocato del giovane regista vitellone quindi perfetto per un'azienda come la Rai che stava rinascendo dopo essere stata Eiar e aver accompagnato il fascismo per vent'anni. Piano piano, Zavoli diventa un pilastro della radio e inizia a costruire il proprio stile asciutto e documentato, rispettoso ma implacabile. Basta andare su Rai Teche a riascoltare il documentario radiofonico Clausura del 1957, poi venduto e premiato in mezzo mondo. Per primo, era entrato nel monastero di clausura delle carmelitane scalze di via Siepelunga a Bologna passando il microfono attraverso le grate per far capire al mondo come vivevano e cosa facevano le monache che si erano esiliate dal mondo. È stato il primo tassello di un mosaico di inchieste e di reportage che lo ha consacrato tra i grandi padri del giornalismo moderno. Nel 1962, dopo aver ideato con Moretti e Bortoluzzi Tutto il calcio minuto per minuto, si inventò il Processo alla Tappa, una sorta di «spogliatoio» del Giro d'Italia. A caldissimo, appena finita la tappa sopra un palco improvvisato di fianco al traguardo. Sergio Zavoli avvicinava i protagonisti della corsa che allora innervava non soltanto la provincia italiana ma anche i sogni degli italiani grazie a protagonisti delle due ruote cresciuti con le lezioni di Bartali e Coppi (si può ancora vedere su RaiPlay). Il bello non era soltanto il confronto impietoso tra la cultura dell'intervistatore e l'analfabetismo genuino degli intervistati, ma anche la voglia di incontrare non soltanto i campioni Bitossi o Motta o Gimondi ma anche i gregari, quelli che nessuno conosceva eppure erano il sistema nervoso della gara. «Il mondo non è fatto di primi, vincitori e vincenti, ma di secondi, terzi, ultimi, di gente che arriva fuori tempo massimo pur sputando sangue», diceva allora e questa massima è diventata il filo conduttore di una carriera ineguagliabile. Era un vero «uomo Rai», nel senso più nobile e compiuto e ora dimenticato del termine, e difatti arrivò fino al vertice, alla presidenza dal 1980 al 1986, lui vicino ai socialisti ma a volto scoperto, senza imbarazzi, con dignità altissima. Finita la presidenza, torna nel suo campo preferito, quello dell'inchiesta, del reportage, dell'intervista difficile da fare, da combinare, da pubblicare. Il capolavoro è forse La notte della Repubblica, andata in onda su Raidue dal 12 dicembre 1989 (ventesimo anniversario della strage di Piazza Fontana) fino al maggio del 1990. Diciotto puntate, 45 ore complessive, centinaia di interviste e immagini inedite. Un lavoro gigantesco che è tuttora un caposaldo nella ricostruzione degli anni di piombo, dal Sessantotto al caso Moro alla Strage di Bologna fino al declino e alla sconfitta del terrorismo. Zavoli era riconoscibile già dalla voce, prima ancora che dallo stile: pacata ma ferma, educata ma determinata. Una voce d'altri tempi. Quando completa il reportage Nostra padrona televisione nel 1994 è evidente che sia finita un'altra fase della sua carriera. Si avvicina decisamente alla politica, destinazione Pds, ma senza quella faziosità di tanti altri suoi colleghi, giornalisti o politici che fossero. D'altronde aveva vissuto da protagonista l'«affiancamento» della tv privata a quella pubblica, si era confrontato con l'imprenditore Berlusconi, aveva vissuto quella fase delicatissima e non ancora completata. Era insomma un testimone del tempo, non un ultras. Da allora Sergio Zavoli vive la Rai attraverso la politica, diventando senatore Ds nel 2001 e facendo anche il ruolo che probabilmente non avrebbe mai voluto fare ossia il presidente della Commissione Vigilanza per quattro anni dal 2009. Da sempre contrario all'esagerata ingerenza della politica nella Tv, era nella posizione di mediare o di frenare tutte le pulsioni politiche sui palinsesti delle tre reti Rai. Una sorta di supplizio di Tantalo per un cittadino onorario di Rimini che con merito era arrivato all'ingresso di Viale Mazzini e, sempre con merito, era salito fino al settimo piano. Dopo esser diventato il più anziano senatore eletto della diciassettesima legislatura (a 95 anni!), Sergio Zavoli inevitabilmente esce di scena, probabilmente allibito dalla Rai che stava osservando e che la politica stava ulteriormente imbarbarendo. «Il più grande giornalista radiotelevisivo di sempre» ha detto ieri Bruno Vespa, riassumendo un pensiero comune. La televisione di Zavoli era implacabile ma intratteneva. I contenuti erano forti ma i toni no. Lo stile era garanzia di qualità. Nella tv che ha visto negli ultimi tempi, Zavoli avrà faticato a trovare un erede o, quantomeno, un allievo volenteroso. Persone:  Sergio Zavoli
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"Sono nata e morirò italiana...". Un film celebra Alida Valli (Thu, 06 Aug 2020)
"Alida", film documentario di Mimmo Verdesca sulla vita di Alida Valli, è stato selezionato al festival di Cannes "Troppe volte, come la mia città, avevo cambiato pelle, ma sono nata e morirò italiana", scrive Alida Valli nel suo diario. La città è Pola, dove nasce nel 1921 e non ha mai più voluto tornare dopo la fine della Seconda guerra mondiale e l’occupazione dei partigiani jugoslavi di Tito. Le sue parole rivivono grazie all’appassionata interpretazione di Giovanna Mezzogiorno nel film documentario “Alida” di Mimmo Verdesca selezionato al festival di Cannes. In vista del centenario della nascita della leggendaria attrice italiana, Venicefilm e Kublai Film hanno prodotto, in collaborazione con Istituto Luce-Cinecittà e la partecipazione di Rai Cinema, la pellicola che verrà presentata in anteprima mondiale al Festival Lumière di Lione in ottobre. Alida Valli è stata una delle attrici più celebri e amate del cinema e del teatro del ‘900. “Il cinema mi ha portato più volte sui luoghi della mia infanzia. A Pola ho sempre scelto di non tornare perché mi ricorda mio padre. Solo una volta nel 1941 mi decisi a visitarla, ci andai con mia madre”, racconta Alida con la voce di Mezzogiorno. Le immagini fanno vedere l’Arena, la perla dell’Istria di oggi e le riprese si insinuano nei vicoli e fra le case che ricordano il periodo italiano. “Da allora quante volte sarei potuta tornare e dare un’occhiata alla casa della mia infanzia e mettere ordine in un passato, che mi pesa dentro come un macigno”, racconta il diario di Alida. “L’Istria è una terra bellissima. Non mi sento una privilegiata per essermi risparmiata ciò che agli istriani è capitato alla fine della guerra con le foibe, l’allontanamento forzato, la confisca dei beni e spesso la morte. Seppure lontana io soffrivo con loro” dice la voce narrante. La grande attrice era diventata una star del cinema nel periodo fascista, ma poi Mussolini censurò i suoi film e Alida fu costretta a nascondersi ritrovando una nuova vita ad Hollywood. L’attrice ha lavorato con registi del calibro di Visconti, Hitchcock, Welles, Antonioni, Pasolini, Bertolucci, Argento in una carriera durata 70 anni. Nella clip per i lettori del giornale.it le parole di Alida sono pesanti come pietre: “Pola oramai non è più italiana e oggi i nuovi padroni della mia terra mi hanno fatto un’incredibile proposta. Non avendo più nessuno da esibire come eroe nazionale non gli è parso vero di offrire ad Alida Altenburger la cittadinanza onoraria di artista croata”. L’obiettivo inquadra il cinema Valli nella città dell’Arena. “Ho risposto che troppe volte, come la mia città, avevo cambiato pelle, ma sono nata e morirò italiana”. [[fotonocrop 1881866]] Il film documentario racconta per la prima volta la straordinaria vita di Alida Valli non solo attraverso le parole inedite delle sue lettere e diari. Il racconto della vita della grande attrice è impreziosito dalle testimonianze di Roberto Benigni, Bernardo Bertolucci, Charlotte Rampling, Vanessa Redgrave, Dario Argento, Piero Tosi, Marco Tullio Giordana, Felice Laudadio, Margarethe von Trotta. “In un periodo così difficile e incerto, la notizia della selezione ufficiale a Cannes Classics e l’anteprima a Lione è un forte segnale di speranza e fiducia ed è un grande onore per me” ha dichiarato il regista Verdesca, vincitore di due Nastri d’Argento per i suoi documentari sul cinema. I produttori, Alessandro Centenaro e Lucio Scarpa, porteranno “nelle sale nazionali e internazionali l’ambizioso documentario alle soglie del centenario della nascita di Alida Valli”.
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© Dott. Giulio Perrotta (2012)